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Il presidente del Comitato agricolo di Giardina Gallotti, frazione di Agrigento, Salvatore Sammartino, punta il dito “contro – afferma – l’assoluta mancanza di pulizia a Giardina Gallotti”. Sammartino aggiunge: “Sindaco Miccichè, sono un suo elettore, che ha creduto alla sua persona, e al suo progetto dei primi cento giorni di amministrazione. Adesso siamo a oltre 150 giorni ma nella nostra Giardina Gallotti nulla è cambiato. Siamo come eravamo. Non abbiamo visto niente di cambiato. Molto peggio di prima. Non c’è un operatore ecologico, e le zone interne, come sempre, sono piene di sterpaglie e spazzatura. Noi vogliamo le pari opportunità e gli stessi diritti. Siamo agrigentini di prima classe. Paghiamo le tasse, anche quelle che non dovremmo pagare. Le chiediamo un incontro nella nostra frazione di Giardina Gallotti per parlare dei nostri problemi” – conclude Sammartino.

A Canicattì, nottetempo, è divampato un incendio nella concessionaria Nikauto. Indagano i Carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile della compagnia di Canicattì, coordinati dal capitano Luigi Pacifico. E’ privilegiata l’ipotesi dolosa delle fiamme, che, peraltro, sarebbero state conseguenti ad un danneggiamento. Il rogo, che ha coinvolto un’automobile all’interno e l’auto di un residente parcheggiata all’esterno, è stato domato dai Vigili del fuoco del locale distaccamento.

La pandemia coronavirus e i dati in dettaglio nella provincia agrigentina secondo il bollettino quotidiano dell’Azienda sanitaria provinciale: vi sono, in tutta la provincia, 73 nuovi casi di positività al covid, con 7 nuovi ricoveri. Un morto, a Porto Empedocle, per un totale di 199. I guariti sono 141. Ad Agrigento città sono attualmente 153 i contagiati. L’elenco integrale dei positivi in ciascun Comune della provincia di Agrigento:
Alessandria della Rocca: 5; Aragona: 4; Bivona: 16; Burgio: 4; Calamonaci: 7; Caltabellotta: 6; Camastra: 1; Cammarata: 12; Campobello di Licata: 50; Canicattì: 289; Casteltermini: 17; Castrofilippo: 19; Cattolica Eraclea: 62; Cianciana: 1; Comitini: 11; Favara: 179; Grotte: 10; Joppolo Giancaxio: 0; Licata: 123; Lucca Sicula: 0; Menfi: 11; Montallegro: 30; Montevago: 7; Naro: 3; Palma di Montechiaro: 155; Porto Empedocle: 47; Racalmuto: 6; Raffadali: 77; Ravanusa: 62; Realmonte: 5; Ribera: 156; Sambuca di Sicilia: 25; San Biagio Platani: 12; San Giovanni Gemini: 12; Sant’Angelo Muxaro: 11; Santa Elisabetta: 2; Santa Margherita di Belìce: 29; Santo Stefano Quisquina: 2; Sciacca: 82; Siculiana: 14 e Villafranca Sicula: 2.

La vicenda attiene all’annosa questione della stabilizzazione, con fuoriuscita dal precariato, dei lavoratori LSU che oramai da decenni attanaglia gran parte dei Comuni siciliani.

Nella fattispecie, il Comune di Corleone, nel dicembre 2020, tenendo conto delle sopravvenute modifiche normative e dei limiti assunzionali ivi previsti anche con riguardo alla stabilizzazione di soggetti precari, aveva provveduto ad aggiornare il Programma di fuoriuscita dal bacino del precariato dei LSU e, in linea con lo stesso, era stato adottato il nuovo programma del fabbisogno del personale ( che faceva salvi i concorsi espletati nel 2020), escludendo di conseguenza dalla programmazione ogni riferimento alla stabilizzazione degli ASU.

Avverso tali atti, proponeva ricorso dinanzi al T.A.R.S. Palermo, il sig. G.M.D., lavoratore A.s.u. presso il medesimo Comune, chiedendo l’annullamento, previa sospensione, delle suddette delibere , in quanto illegittime giacché adottate in asserita violazione di una precedente sentenza che avrebbe fornito chiare linee di indirizzo al Comune resistente circa la dovuta stabilizzazione del ricorrente e dall’Ente ignorate con l’adozione degli atti impugnati.

Inoltre il ricorrente chiedeva l’accertamento del proprio diritto alla stabilizzazione.

Si costituiva in giudizio il Comune di Corleone, con il patrocinio dell’Avv. Girolamo Rubino,per resistere al ricorso proposto dal sig. G.M.D., rilevando preliminarmente l’inammissibilità del ricorso per difetto di giurisdizione, essendo stata l’azione proposta al fine di ottenere, tramite l’annullamento degli atti impugnati, il riconoscimento del diritto alla stabilizzazione del ricorrente, e non già per lamentare vizi della procedura o degli atti di macro-organizzazione, con consequenziale appartenenza della controversia alla giurisdizione del Giudice Ordinario.

Nel merito, inoltre la difesa del Comune, ribadiva la piena legittimità dei provvedimenti impugnati, non avendo, la precedente sentenza del TAR Palermo, sancito alcun diritto all’assunzione del ricorrente con obbligo dell’Amministrazione di procedere alla stabilizzazione in favore dello stesso, ma solamente la contraddittorietà dell’impugnato piano del fabbisogno rispetto al precedente programma di fuoriuscita dal precariato; mentre il Comune di Corleone aveva correttamente riesercitato i propri poteri nel pieno rispetto sia della predetta sentenza sia del quadro normativo vigente che impedisce, tutt’ora, di procedere alla stabilizzazione del ricorrente.

Il T.A.R. Palermo, condividendo le tesi difensive dell’Avvocato Girolamo Rubino, ha respinto la richiesta cautelare di sospensione dei provvedimenti impugnati avanzata dal ricorrente, non ritenendo sussistente il prospettato vizio di sviamento di potere e di violazione del precedente giudicato reso dal medesimo Tribunale Amministrativo Regionale ed affermando altresì la natura discrezionale delle deliberazioni impugnate, come tali insindacabili nel merito.

I Giudici Amministrativi, inoltre, con la medesima pronuncia hanno ribadito come, in ogni caso, la domanda sottesa all’accertamento del diritto alla stabilizzazione non rientrerebbe nella giurisdizione del giudice amministrativo.

Per effetto della suddetta sentenza, dunque, il Comune di Corleone potrà regolarmente procedere all’adozione dei documenti contabili di previsione, rispetto ai quali il Piano impugnato risulta obbligatorio e propedeutico e ad immettere in servizio, sempre nel rispetto dei limiti assunzionali imposti dalle disposizioni normative vigenti, i vincitori dei concorso già espletati.

Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il giudice per le udienze preliminari, Francesco Provenzano, ha rinviato a giudizio, all’udienza del prossimo 13 settembre, gli otto imputati nell’ambito dell’inchiesta antidroga cosiddetta “Piazza Pulita”, che ha sgominato un presunto gruppo di africani spacciatori di droga nel centro storico della città, tra piazza Ravanusella e via Gallo. Gli otto non avrebbero inoltre desistito dall’aggredire, anche con bottigliate, i clienti. A processo dunque Lamin Singhateh, 24 anni, del Gambia, Sainey Danso, 22 anni, del Gambia, Mustapha N’Diaye, 26 anni, del Senegal, Mamadi Cissè, 21 anni, del Gambia; Henry Heraze, 22 anni, della Nigeria, Ballamusa Cham, del Gambia, 22 anni, Nathalie Verons, 46 anni, belga, Mohamed Bah, 21 anni, del Gambia.

Ha chiamato le forze dell’ordine la donna agrigentina vittima di violenza domestica consumatasi davanti ai figli nella sua abitazione a Fontanelle. Minacce ed aggressione da parte del marito che è stato condotto in caserma dai poliziotti della sezione volanti della Questura di Agrigento, e poi denunciato alla Procura della Repubblica. Per il 50enne, è poi stato disposto anche l’allontanamento dalla casa coniugale

 

 

 

‘A fuoco il coprifuoco’: è il nome, “volutamente provocatorio”, dell’iniziativa che Confcommercio Sicilia intende attuare di concerto con Fipe Sicilia per “dire basta a una scelta che comprime gli orari, con la previsione di fare chiudere i pubblici esercizi alle 22 in piena estate, favorendo comportamenti disordinati e opposti”.
“La nostra non è disobbedienza civile – sottolinea il presidente regionale Confcommercio Sicilia, Gianluca Manenti – ma il volere alzare la voce rispetto a un provvedimento inaccettabile, ancora di più in una terra come la nostra dove, in estate, con le elevate temperature, il periodo serale è quello scelto per cercare un poco di refrigerio, per ritemprarsi dalle fatiche giornaliere, per godere della brezza marina.

E tutto ciò, naturalmente, va ad incrociarsi con le legittime aspettative degli operatori del settore che sfruttano questo periodo per accrescere i loro affari, un’attesa ancora più pressante dopo mesi e mesi di fermo”. Manenti annuncia che Confcommercio “avvierà, in Sicilia, una raccolta firme su Change.org tra i nostri associati” che metterà “a disposizione della nostra confederazione a livello nazionale per esprimere tutto il dissenso verso questa decisione che continua a penalizzarci in maniera forte”. Per il presidente di Fipe Sicilia, Dario Pistorio, la categoria “continua a pagare per colpe non nostre” ed “è esausta”. “Il settore dei pubblici esercizi – aggiunge – sta perdendo attività, costrette alla chiusura definitiva, e posti di lavoro. I danni economici sono ingentissimi. E tutto ciò determina un effetto a catena che procura un disagio sociale che diventerà sempre più difficile da sanare. Le scelte di quest’ultimo decreto sembrano punitive rispetto a quelle adottate in momenti più critici dal punto di vista sanitario. La Fipe ha sempre proposto gradualità e regole certe. Infatti, pur applicando rigorosi protocolli di sicurezza e garantendo il solo servizio al tavolo, oggi si ritiene che il problema sia l’utilizzo degli spazi interni. Tutto incomprensibile e, soprattutto, insostenibile per le nostre imprese”

Circa duecento ristoratori siciliani hanno partecipato al flash mob a Punta Secca, anche davanti l’abitazione del ‘Commissario Montalbano’, resa famosa dalla serie Tv di Raiuno, per chiedere la riapertura dei locali in Sicilia. L’iniziativa, realizzata nella frazione marinara di Santa Croce Camerina, nel Ragusano, è stata promossa dal CoRiSicilia, movimento nato nell’isola degli operatori del settore.

Tra i partecipanti anche lo chef Ciccio Sultano, due stelle Michelin, che parla di “aria di persecuzione”. “Che pazzia è – osserva – permettere a un cinema di aprire al chiuso e vietarlo a un ristorante?”.
Tante postazioni organizzate lungo il tragitto , simbolo di ciascuna di un’attività colpita. Si è formato anche un corteo dietro una bara, simbolo, per i manifestanti, “della morte delle partita Iva”. A fare da corollario i ristoratori, con a fianco tanti operatori di altri settori colpiti dalla crisi, compresa anche la compagnia teatrale Godot che ha mostrato le sedie girate di spalle. Presenti anche operatori turistici, titolari di campeggi o di B&B, parrucchieri, estetisti, fotografi, fiorai, fieristi, operatori della cultura, di palestre e strutture ludiche, di strutture ricettive e agenzie di viaggi, dello spettacolo e dell’animazione, del wedding e delle cerimonie. “Abbiamo scelto i luoghi di Montalbano perché hanno un forte contenuto simbolico – spiega Giuseppe Fiaccavento, responsabile dei ristoratori di Santa Croce Camerina – e non ci fermiamo: vogliamo incontrare a Palermo il presidente della Regione, Nello Musumeci. Chiediamo che il governo dell’isola si faccia carico delle difficoltà atroci di un settore che è trainante per l’economia dell’isola e che sta pagando un prezzo più alto degli altri”.

Sono 930 i nuovi positivi al Covid19 in Sicilia su 26.886 tamponi processati, con una incidenza del 3,4%. La Regione è nona per numero di contagi giornalieri. Le vittime nelle ultime 24 ore sono state 24 e portano il totale a 5.265. Il numero degli attuali positivi è di 25.284, con decremento di 344 casi rispetto a ieri. I guariti sono 1.250. Negli ospedali i ricoverati sono 1.409, 13 meno rispetto a ieri, quelli nelle terapie intensive sono 177, uno in meno rispetto a ieri

i nuovi contagi per province:

Palermo con 234 positivi, Catania 264, Messina 59, Siracusa 121, Trapani 48, Ragusa 30, Caltanissetta 76, Agrigento 74, Enna 24