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Cassa Depositi e Prestiti ha stipulato con il Comune di Palma di Montechiaro un prestito di 5 milioni e 500mila euro per progetti di riqualificazione energetica e gestionale degli impianti di pubblica illuminazione e dei dispositivi di sensoristica ambientale e di lettura contatori. In particolare, il progetto mira al riammodernamento degli impianti, all’efficientamento energetico, al rispetto degli standard di sicurezza e al contenimento dell’inquinamento luminoso. Il Comune commenta: “Da questi interventi di efficientamento e ammodernamento, il risparmio energetico annuale sarà di oltre 1 milione e 800mila chilowatt, con un risparmio in percentuale del 66%, che si traduce in un risparmio economico annuale atteso di oltre 400mila euro”.

La Procura della Repubblica di Agrigento, tramite la pubblico ministero Gloria Andreoli, ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico di cinque rom, tutti provenienti dall’ex Jugoslavia, presunti responsabili di decine di furti in appartamenti in Sicilia, tra Agrigento, San Leone, Montaperto, Villaggio Mosè, altri Comuni agrigentini e delle province di Caltanissetta ed Enna. I Carabinieri, nel corso delle perquisizioni, hanno recuperato parecchia refurtiva. I cinque rispondono di associazione a delinquere, furto e ricettazione.

Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Stefano Zammuto, ha inflitto 10 mesi di reclusione a carico di Francesco Bonsignore, 55 anni, di Palma di Montechiaro, già arrestato il 3 marzo del 2018 dai Carabinieri perché sorpreso in possesso di 100 grammi di marijuana. Il giudice ha riconosciuto la “lieve entità” del reato, a fronte, invece, della condanna a 2 anni e 2 mesi proposta dalla pubblico ministero Chiara Bisso. La droga fu scoperta nel corso di una perquisizione domiciliare nascosta all’interno di un cesto per la raccolta della spazzatura.

Il “punto” sull’evoluzione della pandemia covid in Sicilia, tra contagi, l’eventualità della zona gialla e la campagna vaccinale in corso.

Continua a diminuire, anche se lentamente, il numero dei contagi Covid in Sicilia. Secondo il bollettino quotidiano diffuso dal Ministero della Salute sono 695 i nuovi positivi (nel precedente erano 744) su 22.360 tamponi processati, con una incidenza di circa il 3,1%, ancora in calo e al di sotto della media nazionale ferma al 4,1%. La regione adesso è la settima in Italia per numero di nuovi casi. In aumento le vittime che sono state 29 e portano il totale a 3.757. Le persone attualmente contagiate sono 37.587, con una diminuzione di 934 casi grazie a 1600 guariti. Buone notizie anche sul fronte dei ricoveri ospedalieri di pazienti Covid che adesso sono 1.278, 59 in meno. Diminuiscono anche quelli in terapia intensiva che sono 170, sei in meno. La distribuzione nelle province vede Palermo con 218 casi, Catania 197, Messina 93, Agrigento 58, Siracusa 38, Trapani 33, Ragusa 23, Caltanissetta 22, Enna 13. Nel frattempo, sulla base di questi dati, c’è già chi sollecita il passaggio della Sicilia a zona gialla fin da domenica prossima, 14 febbraio, come hanno fatto i deputati all’Assemblea Regionale di Fratelli d’Italia e il segretario regionale della Lega, Nino Minardo, con l’obiettivo di dare un po’ di fiato ad alcune attività commerciali per San Valentino e per i successivi giorni quando ci si avvicinerà a Carnevale. Ma il Governatore Nello Musumeci, pur non escludendo questa eventualità, ha tuttavia invitato alla prudenza così: “Aspettiamo i dati di domani, venerdì. Per cambiare colore dovremmo avere la metà dei contagi di oggi”. Nell’attesa prosegue a pieno ritmo la campagna vaccinale che ha ormai superato quota 100mila per quanto riguarda le persone che hanno completato il ciclo col richiamo. A questo proposito c’è da registrare la disponibilità manifestata dall’Aiop, l’Associazione italiana ospedalità privata, attraverso la sua presidente, Barbara Cittadini, a mettere a disposizione le strutture associate per la somministrazione del vaccino sui territori, tramite accordi con le sedi regionali.

“Quanto è emerso nel corso del processo per la cd “Trattativa Stato-mafia”, riguardo le dichiarazioni rese al Csm il 30 luglio del ‘92 da Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone, in merito a quanto le avrebbe detto Paolo Borsellino dopo la morte del fratello, pone interrogativi in merito alla competenza – o quantomeno all’opportunità – che sia la Procura di Palermo a gestire processualmente la vicenda che riguarda i verbali delle audizioni dei magistrati dell’allora Procura”.
Ad affermarlo è Giuseppe Ciminnisi, coordinatore nazionale dei familiari delle vittime di mafia dell’Ass. “I Cittadini contro le mafie e la corruzione”.
“Si tratta di verbali di recente acquisiti dal procuratore generale Roberto Scarpinato, dopo che alcuni di questi verbali erano stati già depositati dagli avvocati Basilio Milio e Francesco Romito, difensori legali degli ex Ros Mario Mori e Giuseppe De Donno.
Anna Falcone, in particolare ha reso dichiarazioni in merito a quanto appreso dal fratello Giovanni prima che questi venisse ucciso, relativamente ai problemi che il giudice aveva con l’allora Procuratore Giammanco, tanto da essere costretto a lasciare la Procura.
In particolare – prosegue Ciminnisi – al Csm narrò un episodio raccontatole dal fratello lo stesso giorno che aveva lasciato la Procura di Palermo, dopo una scenata rivolta a Giammanco dinanzi  a tutti i Sostituti.
Di questo episodio ne aveva narrato a Paolo Borsellino, il quale aveva suggerito a lei e alla sorella di avere calma e aspettare il momento opportuno per parlarne, poiché era molto vicino a scoprire delle cose tremende.
Le “cose tremende” che stava per scoprire Borsellino, erano relative ad aspetti che riguardavano l’allora Procura di Palermo?
Considerata questa ipotesi – che appare tutt’altro che peregrina – e considerata la possibilità che magistrati dell’allora Procura possano essere sentiti come testi, mi trovo a chiedere se non si ritenga opportuno, se non doveroso, trasferire gli atti a Caltanissetta in quanto sede competente per indagini che possono riguardare i magistrati di Palermo.
Peraltro, in considerazione del fatto che la cd “Trattativa Stato-mafia”, a parere dei magistrati di Palermo che se ne occupano, avrebbe accelerato l’uccisione del giudice Borsellino, mi chiedo anche come mai avendola collegata in qualche modo alla strage di Via D’Amelio gli atti non siano stati trasmessi già a suo tempo a Caltanissetta, sede deputata a condurre le indagini.
Una scelta oggi più che mai necessaria – conclude Giuseppe Ciminnisi – a seguito delle motivazioni della sentenza di secondo grado del Borsellino Quater, che induce ad approfondire quali furono le cause che portarono alla strage di Via D’Amelio, individuando nell’indagine mafia-appalti una delle importanti concause che indussero “cosa nostra” ad accelerare i tempi dell’uccisione di Borsellino, forse troppo vicino a scoprire delle “cose tremende”.

Oggi, Palma di Montechiaro ha voluto celerare, con una cerimonia sobria per via della pandemia Covi 19, la Giornata del Ricordo delle Foibe per omaggiare la memoria di migliaia di italiani che persero la vita per mano del maresciallo killer comunista Tito.
Il sindaco, Stefano Castellino e il presidente del Consiglio comunale, Domenico Scicolone, e il corpo dei Vigili urbani si sono recati proprio in via Martiri delle Foibe che alcuni anni fa ha cancellato proprio la via Tito con sottofondo l’Inno di Mameli. Prima della deposizione della corona di alloro, è stato eseguito “Il Silenzio”.
“Anche nella nostra città è stata una giornata di lutto – dice il sindaco Stefano Castellino – tanto che le bandiere di Palazzo degli Scolopi sono state poste a mezzasta. Abbiamo voluto rispettare la memoria di tanti nostri connazionali trucidati dalla furia assassina del maresciallo Tito a cui Palma, purtroppo, aveva anche dedicato una via. Una via che era considerata un obbrobrio tanto che alcuni fa è stata eliminata e ribattezzata Martiri delle Foibe”.

Il Settore Attività Produttive e Politiche Comunitarie del Libero Consorzio Comunale di Agrigento informa che nell’ambito dell’attività del Piano Export Sud 2 (programma a favore delle aziende operanti nel Mezzogiorno d’Italia), ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, organizza una partecipazione collettiva in occasione della Fiera Vinexpo  di Parigi in programma dal 14 al 16 giugno 2021. I finanziamenti per le imprese interessate sono previsti, nell’ambito del PO FESR 2014-2020, dall’azione 3.4.1 “Progetti di promozione dell’export destinati a imprese e loro forme aggregate individuate su base territoriale o settoriale” del PON IC 2014-2020.   L’obiettivo di questa importante linea di finanziamento è quello di selezionare operatori siciliani nel settore “agroalimentare e vini”, al fine di partecipare a manifestazioni fieristiche, per promuovere l’ampliamento e il rafforzamento dei processi di internazionalizzazione delle PMI siciliane.

Il termine per aderire all’iniziativa, riservata alle aziende con sede operativa in Basilicata, Campania, Calabria, Puglia, Sicilia, scadrà il prossimo 15 febbraio 2021. Bando e scheda dell’azione sono pubblicati sull’home page del sito internet istituzionale del Libero Consorzio Comunale di Agrigento (sez. “In evidenza”), al link: http://www.provincia.agrigento.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/13625

Leggero aumento dei nuovi positivi al coronavirus in >Sicilia. Sono infatti 695 rispetto a l’altro ieri i nuovi positivi nell’Isola su più di 23 mila tamponi processati.

Si registrano, purtroppo, 29 nuove vittime che portano il totale a 3757 nella Sicilia. I guariti sono 1600, mentre i ricoveri negli oespedali sono diminuiti.

Questa la situazione nei Comuni capoluogo: Palermo 218 nuovi casi, Catania 197, Messina 93, Agrigento 58, Siracusa 38, Trapani 33, Ragusa 23, Caltanissetta 22, Enna 13.

La comunità ecclesiale di Canicattì, insieme e concordemente alla Chiesa diocesana, loda il Signore per il dono della vita di Rosario Angelo Livatino, il cui martirio in odium fidei è stato riconosciuto dell’amato papa Francesco. Questa lieta notizia conforta e scalda i cuori credenti, incoraggia il proseguimento del cammino di fede lungo le strade della vita e della storia.

Il riconoscimento del martirio del nostro concittadino giunge come benedizione abbondante ed efficace durante il mandato episcopale del Vescovo Francesco Montenegro, nostro pastore. L’”Angelo della Chiesa” che è in Agrigento trovi consolazione nel sacrificio dell’annuncio del Vangelo e nel servizio alla Chiesa universale, sapendo che la fatica non è vana nel Signore (cfr 1 Cor 15,58). E ancora! La Grazia in questa stagione straordinaria è sovrabbondante, perché il cammino della Chiesa diocesana è sostenuto dal Vescovo coadiutore Alessandro. La inedita presenza dei due Vescovi ci rammenta la fraternità, lo sforzo di unità nella diversità, la via della sinodalità e della corresponsabilità, il “noi” plurale ecclesiale e sociale, la autorità episcopale che guida il popolo. Seguendo il Concilio, che ci invita a leggere i segni dei tempi, la Chiesa di Agrigento è chiamata a far risuonare in “coro” e con rinnovata forza il Vangelo, che si propaga per la presenza dello Spirito Santo che suscita i santi.

E la comunità ecclesiale di Canicattì – tralcio della Vigna del Signore -, memore e forte della tradizione umana e cristiana della città, dalla propria identità evangelica e culturale, è chiamata per prima ad essere testimone del futuro beato nella vita della Chiesa e nella società civile. Mentre il giudice Livatino è un beato con la palma del martirio, suppliziato nella persecuzione mafiosa che infuria in Sicilia, tutti noi, rimasti in vita, siamo chiamati a rendere pubblica ed evidente la testimonianza evangelica. La nostra comunità, nel vantarsi di essere la culla delle fede di Rosario Livatino, deve assumere il “dolce peso” di essere martyrium, segno della vita e del sacrificio del beato Magistrato. La regola laicale del Giudice Livatino deve essere la scelta quotidiana di ognuno, di una radicale sequela di Cristo. Saranno testimoni le nostre comunità parrocchiali, chiamate a dare ragione della speranza e della carità; lo saranno i presbiteri, le religiose e i religiosi, i diaconi, i gruppi, i movimenti, gli educatori, i catechisti, che sono la ricchezza dello Spirito Santo; testimoni saranno le famiglie, i singoli che risplendono della luce di Cristo con tutta la loro personalità; testimoni lo saranno le donne e gli uomini di buona volontà che, riconoscendo in Rosario Livatino l’uomo dalle virtù eroiche, ne imitano il modello esistenziale.

Oggi più che mai, come credenti, siamo chiamati a dare sempre di più un carattere pubblico e testimoniale alla nostra esperienza di fede: nel senso che l’esperienza di fede non può essere relegata nel privato, come un accadimento personale ed intimistico. Questo atteggiamento sembra essere una forma di compromesso della modernità, dell’individualismo imperante. Con Giuseppe Lazzati tutti e ciascuno dovremmo chiederci: “Che devono, dunque, fare i cristiani nella polis, oggi?” Una polis preda della mafia, che corrompe, che condiziona e soffoca l’economia, che altera e prevalica le relazioni. È cronaca recentissima come la nostra città è ancora assalita e preda della mafia; una polis in balia del malcostume, della droga, del gioco di azzardo, di cronici deficit. Una polis che è luogo dell’umano e, quindi, luogo teologico. In questa polis siamo chiamati alla diaconia politica. In questa missione invochiamo la intercessione del novello beato Rosario Angelo Livatino, coltivando l’idea e il proposito di poterlo invocare come co-protettore della città.

Con gli omicidi del giudice Antonino Saetta e del figlio Stefano, del giudice Livatino, e con tutte le stragi e con tutto il sangue versato (anche quello degli stessi mafiosi) si è avuta l’impressione che il mondo sia in balia dei forti e dei potenti, ma la “buona notizia” del Vangelo sta nel far vedere come, nonostante la prepotenza e la violenza dei dominatori terreni, Dio trovi sempre il modo per realizzare il suo piano di salvezza. Anche la nostra vita a volte sembra in balia dei poteri forti, ma il Vangelo ci dice che ciò che conta, Dio riesce sempre a salvarlo, a condizione che usiamo lo stesso coraggio creativo del carpentiere di Nazaret, il quale sa trasformare un problema in un’opportunità anteponendo sempre la fiducia nella Provvidenza. Se certe volte Dio sembra non aiutarci, ciò non significa che ci abbia abbandonati, ma che si fida di noi, di quello che possiamo progettare, inventare, trovare. (Patris Corde, n. 5).

Un pensiero di suffragio per i genitori di Rosario Livatino, che hanno patito ai piedi della Croce di Cristo per la morte dell’adorato, unico figlio; per mons. Vincenzo Restivo, don Pietro Li Calzi, per Ida Abate e Giuseppe Carlino. Attendiamo nella preghiera, impegnandoci in un fioretto, il giorno della beatificazione, annunciato dai Vescovi per il 9 maggio prossimo venturo, in occasione della felice memoria della presenza di Giovanni Paolo II tra noi, che sarà celebrata nella venerabile e gloriosa Cattedrale di Agrigento. Vero e proprio talamo per la sposa e lo Sposo, la basilica Cattedrale è il luogo dove il Vescovo solennemente incontra il popolo, dove il Pastore consuma il sacrifico e lo offre al Padre, ubi Episcopus, ibi Ecclesia. San Gerlando, la cui festa sarà il 25 febbraio prossimo, ci ricorda che dobbiamo riconvertirci, dobbiamo ritornare a Cristo, seguendo la via dei santi. Affidiamo questa attesa a Maria Immacolata, mettiamo la nostra vita e quella della comunità Sub Tutela Dei.

Ieri a Lampedusa la Polizia di Stato ha tratto in arresto 10 migranti, tutti di nazionalità tunisina, sbarcati nell’Isola Lampedusa nei giorni scorsi, perché nonostante fossero gravati da decreto di respingimento, facevano reingresso nel territorio nazionale, dalla frontiera di Lampedusa, prima del decorso dei 3 anni dalla data di effettivo allontanamento. Il personale della Squadra Mobile, su disposizione del P.M. di turno presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Agrigento, dopo le formalità di rito sottoponeva i migranti  alla misura degli arresti domiciliari presso l’hotspot di Lampedusa.