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Circolazione ferroviaria sospesa dalle 8.05 sulla linea Palermo-Agrigento per l’erosione della massicciata, fra Aragona e Agrigento Bassa, provocata dalle abbondanti piogge che stanno interessando la zona.

Ne da’ notizia Rfi.

Attivo un servizio sostitutivo con bus fra le stazioni di Aragona e Agrigento Centrale, in modo da garantire la circolazione ferroviaria anche sulla linea Agrigento-Canicatti’.

I tecnici di Rete ferroviaria italiana sono al lavoro per verificare le condizioni dell’infrastruttura e ripristinare le normali condizioni di circolazione

Le dichiarazioni pesanti usate ieri dall’ On. Miccichè, leader regionale di Forza Italia, contro Matteo Salvini e la Lega, hanno generato in tutta l’opinione pubblica moderata e non, parecchia indignazione. A Gianfranco Miccichè, che paradossalmente continuo a volere bene, essendo memore di quello che egli fu, in termini strategici e politici per la politica siciliana nei primi anni del berlusconismo, non posso non ricordare che  lo studio della storia, quando è fatta bene, farebbe bene anche a lui, che a Mazara del Vallo, ha usato toni che sono oscillati tra il roboante, lo strappalacrime e il ridicolo,  pur di raggiungere il suo obiettivo  è arrivato a citare anche Hitler e gli ariani.

Ma il contesto storico del quale vorrebbe occuparsi Miccichè è totalmente altro.  Il “prima gli italiani” (che è lo stesso che nei loro paesi stanno usando anche gli americani, i polacchi, gli ungheresi, i brasiliani, gli inglesi, gli australiani,  e così via), quando è usato da Matteo Salvini,  vuol dire anche che un popolo, in questo caso il nostro, che non ha risolto i propri grandi problemi, non può lontanamente pensare di affrontare quelli degli altri. Come può chi è senza casa ospitarne un altro? Chi è senza lavoro come può offrirne ad altri? Chi vive in povertà, chi ha pensioni minime, chi non può permettersi gli studi universitari dei figli, come può promettere vivibilità ad altri?

Lo spettacolo dell’accoglienza senza criterio è offerto – solo per citare un esempio vicino a casa nostra – dalla strada che porta da Gela a Catania, dove centinaia di donne nigeriane anche bambine, sono costrette da mafia e bisogni, a prostituirsi e ridursi in schiavitù.

No! Le dottrine criminali e anche stupide di Gunther, Hitler e del “Mein Kampf”, sulle razze  sono un’altra cosa che nulla hanno a che vedere con la politica della Lega.  Quando Miccichè le evoca vuol dire che non vuole affrontare il problema con serietà. Questo,  il popolo di Forza Italia lo ha capito bene e sono certo che, il prossimo 26 Maggio, giorno delle elezioni europee, a lui darà risposta”.

Lo dichiara Alessandro Pagano, Vice Capo Gruppo alla Camera della Lega-Salvini Premier.

Le forze dell’ordine, a Porto Empedocle, stanno cercando di individuare l’autore, o gli autori, del danneggiamento nei confronti di alcuni esercizi commerciali del paesino marinaro dove, qualcuno ha posto della colla nella serratura nelle saracinesche di questi ultimi.

La domanda a cui cercano di rispondere sia la polizia, che i carabinieri, è questa: si tratta del gesto di un balordo o di un danneggiamento a scopo estorsivo?

Gli investigatori avrebbero già acquisito le immagini dai vari impianti di videosorveglianza delle zone dove è stata compiuto il fatto, e cioè tra i Grandi Lavori e l’Altipiano Lanterna.

Pare che nei filmati, ma si tratta di un’indiscrezione, abbiano immortalato un uomo, che sarebbe stato ripreso da più telecamere, intento a riempire di colla le serratura di una dozzina di esercizi commerciali. Il raid sarebbe stato compiuto in una sola notte.

E proprio questo individuo sono indirizzate le indagini. Si cerca di dare un nome a questa persona. Le indagini sono svolte nel massimo riserbo e a 360 gradi. Ogni pista viene valutata attentamente dalle forze dell’ordine.

Da ieri mattina la nave ONG Sea Watch si trova ad un miglio dalle coste di Siracusa, costantemente sorvegliata dalle motovedette della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza che hanno interdetto l’area impedendo a chiunque di accostarsi alla nave e di salire a bordo o scendere per motivi sanitari, in quanto non è stato effettuato nessuno screening a bordo.

La Procura di Catania ha chiesto lo sbarco dei minori extracomunitari a bordo della nave Sea Watch, 13 secondo quanto riferito dall’equipaggio. In un documento inviato ai Ministri dell’Interno e dei Trasporti, Matteo Salvini e Danilo Toninelli, al Presidente del Tribunale per i minorenni di Catania e alla Procura generale etnea, la procuratrice Caterina Ajello rivendica la “tutela” dei bambini. “I diritti riconosciuti dalle convenzioni internazionali e dalla normativa italiana, scrive il magistrato, impongono il divieto di respingimento, di espulsione, riconoscendo invece il diretto ad esser accolti in strutture idonee, ad avere nominato un tutore, ad essere accolti e ad avere un permesso di soggiorno”. Diritti che, sottolinea la procuratrice, “vengono elusi a causa della permanenza a bordo della nave dove sono costretti a situazione di disagio fino a quando la situazione politica internazionale non sarà risolta con grave violazione dei loro diritti”.

Sulla questione della nave Sea Watch continua il secco no dei due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio e del Ministro delle Infrastrutture Toninelli.

I tre Ministri sono uniti e concordi nel mantenere i porti italiani chiusi a qualsiasi sbarco chiedendo all’Olanda di farsi carico dei migranti. Bandiera olandese, Ong tedesca. Aprano i porti di Rotterdam o di Amburgo, in Italia posto non ce n’è”, ha ribadito subito il vicepremier Matteo Salvini. “La responsabilità sulla nave è dell’Olanda e che l’equipaggio è soggetto alla sua sovranità. Se può stare in mare e può sfidare l’Italia ogni giorno, è proprio grazie alla bandiera che gli ha fornito il Governo olandese”, ha aggiunto l’altro vicepremier Luigi Di Maio su Fb: “o si prende la responsabilità o ritira la bandiera così la Ong smetterà di disobbedire alla guardia costiera libica. A meno che non stia sventolando illegalmente la bandiera. In tal caso dovremo procedere al sequestro”.

L’Olanda ha fatto sapere che non prenderà in carico i migranti come chiesto dall’Italia: “Finché non ci saranno accordi europei su soluzioni strutturali per i migranti a bordo dei barconi, i Paesi Bassi non prenderanno parte a soluzioni ad hoc“.

Lo stesso Toninelli: “l’Italia non ha mai coordinato i soccorsi, li ha fatti la Sea Watch che come sempre non ha rispettato le leggi del mare perché avrebbe dovuto attendere la Guardia Costiera Libica poiché  il tutto è avvenuto nel mare libico; siccome se ne sono andati, come dice bene il Vicepremier Luigi di Maio, si dirigano verso la Francia, verso Marsiglia. Oppure, continua Toninelli, visto che sulla Sea Watch c’è una bandierina che sventola nazionalità Olandese trovino loro una maniera per prendersi carico dei migranti. Chi da l’autorizzazione ad una nave ONG di andare nel mediterraneo, di intervenire contro la legge del mare quando sei nel mare libico e c’è una convenzione Internazionale sottoscritta da tutta l’Unione Europea, sei obbligato a fare una richiesta alla Guardia Libica affinchè intervenga a salvare quei migranti. Non l’ha fatto e ne devono rispondere.

Conclude il Ministro: “l’accoglienza e l’umanità sono fondamentali ma devono essere prima che ci sia un gommone della morte in mezzo al mare perché questo significa avere una vista miope del problema. I barconi della morte, gestiti dai trafficanti della morte di esseri umani, non devono più partire dalle coste libiche. Per farlo non serve solo intervenire quando c’è un barcone in mare ma serve intervenire sulla terra ferma stabilizzando la Libia, che è stata destabilizzata dalla Francia in accordo con altri Stati Europei. Grazie alla politica di questo Governo e il rispetto della politica dell’Italia, che è il paese che ha salvato ed accolto più vite umane, nel 2018 ci sono stati molti meno sbarchi e morti in mare. Affinchè questo accada, cioè che non ci siano più morti in mare, non dobbiamo più far partire navi dalla Libia, è questa la soluzione al problema”.

Il Governo Italiano dichiara di essere pronto a denunciare l’equipaggio della Sea Watch per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

La mano assassina dell’uomo ha colpito ancora a Sciacca, un Comune dell’Agrigentino, dove sono state ritrovati i corpi senza vita di circa 20 gatti, presumibilmente avvelenati. Le carcasse saranno inviate all’istituto di zooprofilassi di Palermo per stabilire se gli animali siano stati avvelenati o meno. Secondo i residenti del quartiere, la strage è stata compiuta da qualcuno che voleva sbarazzarsi degli animali.
Ricordiamo che, lo scorso anno nel mese di Febbraio, nello stesso Comune, ci fu una vera e propria mattanza di cani randagi, uccisi utilizzando delle esche di pollo intrise di un potente veleno che provocarono la morte lenta e dolorosa ai poveri cani.
Nonostante quel macabro episodio, nonostante la generale indignazione di tutti, comprese le istituzioni regionali, nonostante la rabbia delle associazioni animaliste e semplici cittadini che giornalmente si imbattono in situazioni del genere e le cui grida di aiuto rimangono sorde, in Sicilia non è cambiato nulla. La mano della “bestia” umana rimane impunita e libera di uccidere, torturare e seviziare gli animali.
La Sicilia, questa splendida isola culla di cultura, è rimasta secoli indietro rispetto ad altre regioni italiane, in fatto di gestione, organizzazione, cura e rispetto degli animali. Ogni Comune che si rispetti, ha i propri canili strapieni di cani randagi, ed in ogni via, traversa o contrada di tutti gli angoli di questa isola sfilano degnamente flotte di cani incustoditi , abbandonati, spesso ammalati, ma anche maltrattati, seviziati ed uccisi.
Solo le associazioni animaliste e i privati che amano gli animali si occupano di questi poveri randagi, la cui unica colpa è quella di vivere in una terra in cui l’indifferenza umana è una legge universale e l’assenza delle istituzioni regna sovrana.
Questa è la Sicilia…la terra dei randagi visibili a chi li ama, curati e protetti da pochi ma ignorati da tutti.

“Sul futuro della Agrigento – Palermo e della Agrigento – Caltanissetta il silenzio del Ministero delle Infrastrutture è assordante. Il grido di 42 sindaci rimane sostanzialmente inascoltato, mentre mezza Sicilia – territorio, studenti, lavoratori, imprese – di fatto è schiacciata dal superamento di ogni limite di pazienza. Si apprende da contatti informali con il ministero, che il ministro Danilo Toninelli potrebbe programmare per la fine di febbraio o nei primi di marzo una visita ai cantieri, esperienza che sarebbe stata più sensata nel novembre scorso quando è giunto ad Agrigento. Ora dunque la visita si sostanzierebbe  in una sorta di giro turistico nei cantieri chiusi. Un itinerario della memoria. Oltre al danno, la beffa. Scriveremo al Presidente della Repubblica  Sergio Mattarella, perché in Sicilia sia garantito al lavoro, allo studio, alla sicurezza, allo sviluppo. Andremo a Roma, 42 delegazioni, chiederemo che il ministro Toninelli intervenga subito e la protesta andrà avanti ad oltranza affinché la parte sud occidentale della Sicilia recuperi  il collegamento con le principali direttrici regionali”.

Così il sindaco di Agrigento, Lillo Firetto, sulla situazione dei lavori sulle strade statali Agrigento – Palermo e Agrigento – Caltanissetta. 

Il presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Verna, ha partecipato questa mattina alla cerimonia di commemorazione in ricordo di Mario Francese, il giornalista ucciso dalla mafia la sera del 26 gennaio 1979, che si è svolta a Palermo sul luogo dell’agguato, in viale Campania.

L’iniziativa, come avviene dal 2006, e’ stata organizzata dall’Unci – Unione cronisti italiani, Gruppo di specializzazione della Fnsi.

“Mario Francese – ha detto Verna – è stato un esempio per tutti: serietà, preparazione professionale e coraggio”.

“Fu il primo cronista – ha osservato Leone Zingales, vice-presidente nazionale dell’Unci – a raccontare la ‘scalata’ del clan dei ‘corleonesi’ di Riina al vertice di Cosa nostra. Mario Francese aveva compreso chi erano i nuovi boss e per questo lo hanno ucciso”.

Alla cerimonia erano presenti i figli di Francese, Massimo, Fabio e Giulio, il sindaco Leoluca Orlando, il prefetto Antonella De Miro, il capocentro di Palermo della Dia, colonnello Antonio Amoroso, il questore Renato Cortese, ufficiali dell’Esercito, magistrati, volontarie della Croce rossa ed i comandanti provinciali dell’Arma dei carabinieri, della Guardia di finanza e della polizia municipale. Per l’Assostampa siciliana è intervenuto Massimo Bellomo.

Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricorda Mario Francese, il giornalista assassinato dalla mafia 40 anni fa.

“Quaranta anni fa Mario Francese, giornalista coraggioso e di grande professionalità – si legge in una nota del Quirinale – veniva assassinato a Palermo dalla mafia. Prima di altri, Francese aveva compreso molto dei traffici e della rete criminale dei mafiosi e, senza paura nè infingimenti, fece onore alla sua responsabilità professionale, scrivendo articoli che mettevano in luce il malaffare. Vittima della lotta di civiltà e di libertà contro la mafia, il ricordo della sua figura richiama, a sottolineare, ancora una volta, il valore insostituibile della libera stampa per il nostro come per ogni Paese”.

I carabinieri della stazione di Racalmuto, coadiuvati da unità cinofila, hanno fatto irruzione all’interno di un’abitazione di un 26enne del paese nei cui confronti i militari avevano da qualche tempo notato comportamenti ritenuti sospetti.

Al termine di una perquisizione, avvalendosi del fiuto di un cane del Nucleo Carabinieri Cinofili di Palermo, in un armadio, sotto un cumulo di vestiti vari, hanno scovato alcuni sacchetti risultati contenere oltre un etto di “Marijuana”, alcuni grammi di “Hashish” ed un bilancino elettronico di precisione.

I Carabinieri hanno pertanto sequestrato la droga ed il restante materiale rinvenuto. Per l’insospettabile 26 enne, A.A., il quale non ha saputo fornire alcuna giustificazione sul possesso della droga, sono subito scattate le manette ai polsi con l’accusa di “Detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti”,venendo ristretto agli arresti domiciliari su disposizione dell’Autorità Giudiziaria. La droga in questione, se ceduta al dettaglio, avrebbe potuto fruttare alcune centinaia di euro. L’operazione svolta, rientra in una forte intensificazione delle attività di prevenzione e contrasto allo spaccio e consumo di stupefacenti, disposta dal Comando Provinciale Carabinieri Agrigento. Nel corso degli ultimi mesi infatti, sono stati vari i blitz effettuati in ogni area della provincia dai reparti dell’Arma, con l’arresto in flagranza  di numerosi pusher ed il sequestro di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti di varia natura.