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L’aula ha deciso i tre grandi elettori per le prossime elezioni del Presidente della Repubblica. Tra opposizione e soprattutto i franchi tiratori (che sono stati davvero tanti) il presidente della Regione Musumeci viene relegato al terzo posto con 29 voti, preceduto al secondo posto dal grillino Di Paola, 32 voti e dal primo posto ottenuto da Miccichè che ha raccolto 44 voti.

Tale circostanza certifica anche se in mo diverso che è in atto una crisi di maggioranza che oggi è stata conclamata dai numeri. Altri candidati hanno ottenuto un solo voto: Fava, Mancuso, Lo Curto, Barbagallo, Cracolici, Lupo, Catanzaro, Di Pasquale, Arancio e Gucciardi.

Amare le parole del presidente Nello Musumeci cha ha dichiarato: “Non posso non prendere atto dell’esito del voto espresso dall’Aula e del suo significato politico. Se qualche deputato – vile e pavido – si fosse illuso, con la complicità del voto segreto, di aver fatto un dispetto alla mia persona, si dovrà ricredere. Perché il voto di questo pomeriggio – per la gravità del contesto generale – costituisce solo una offesa alle Istituzioni regionali, a prescindere da chi le rappresenta. Nella consapevolezza di avere ottenuto la fiducia del popolo siciliano, adotterò le decisioni che riterrò più giuste e le renderò note entro le prossime ventiquattr’ore”.

 

“Hanno agito con coscienza, e volontà, con l’obiettivo di denigrare l’immagine di questa terra.  Un gesto premeditato, costruito nel tempo, mirato a denigrare il territorio, e far pensare che sia un posto pericoloso”. Così ha parlato il colonnello Vittorio Stingo, comandante provinciale dei carabinieri di Agrigento, a margine della conferenza stampa, dove sono stati resi noti i particolari che hanno portato alla denuncia dei due autori del danneggiamento alla Scala dei Turchi di Realmonte.

“Più che un gesto vandalico riteniamo che si sia trattato di una sfida alle istituzioni e a tutto il territorio della provincia di Agrigento – continua il maggiore Marco La Rovere, comandante della Compagnia carabinieri di Agrigento -.  Le macchie rosse che abbiamo rinvenuto sui vestiti e all’interno del furgone sono state repertate, e inviate per essere analizzate dal Ris di Messina, per la comparazione con la sostanza utilizzata sulla Scala dei Turchi”.

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“Tornare a scuola già domani è un gravissimo errore. È assurdo sperare di diventare zona arancione o rossa per tenere chiuse le scuole. Ciò vuol dire auspicare un incremento delle degenze in terapia intensiva”. Lo dice il segretario della Flc Cgil Sicilia, Adriano Rizza, a margine della riunione della task force sulla pandemia tenutasi stamani.

“Non lo diciamo solo noi che bisogna ritardare il ritorno a scuola – aggiunge – ma anche la comunità scientifica, nonché autorevoli esperti come lo stesso consulente del Ministero della salute, il professor Ricciardi”.

“È giunto il momento che il governo nazionale – continua Rizza – si assuma le responsabilità che gli competono e faccia un mea culpa rispetto a tutto quello che non è stato fatto. Le promesse sui tamponi gratuiti e sulla fornitura di mascherine ffp2, tra l’altro solo in casi particolari, sappiamo con certezza che saranno difficilmente realizzabili”.

“Il tracciamento e la fornitura dei presidi di protezione sono due condizioni fondamentali – rimarca Gaetano Agliozzo, segretario della Fp Cgil Sicilia – per garantire il ritorno a scuola in sicurezza. Condizioni che sono state disattese”.

“Dal dibattito – prosegue Gabriella Messina della Cgil Sicilia – sono emerse le difficoltà e le criticità legate ad un andamento epidemiologico in itinere impone strategie e misure adeguate, nessuna esclusa, ed investimenti concreti da tempo invocati per garantire la scuola in sicurezza”.

Per Katia Perna della Flc Cgil Sicilia “continuano le difficoltà nel reperimento dei supplenti per la sostituzione del personale assente e nelle comunicazioni relative alla positività degli alunni. Tutto ciò mentre non ci risulta che siano state adottate nuove misure per potenziare e rendere efficace e tempestivo il tracciamento”.

“La riapertura – conclude il dirigente scolastico Franco Pignataro – non risolve il problema della didattica in presenza ed in dad, assai contraddittoria dal punto di vista metodologico. Come al solito i ritardi negli interventi creano queste condizioni indecifrabili”.

13.048 i nuovi casi di Covid19 registrati a fronte di 62.875 tamponi processati in Sicilia. Ieri i nuovi positivi erano 13.231. Il tasso di positivita’ scende al 20,7% , 24 ore fa era 23,4%. La Sicilia è al settimo posto per contagifra le regioni italiane. Gli attuali positivi sono 140.923 con un aumento di 11.610 casi. I guariti sono 1.413 mentre le vittime sono 25 e portano il totale dei decessi a 7.765. Sul fronte ospedaliero sono 1.441 ricoverati, in terapia intensiva sono 165.

Questa la situazione nei Comuni capoluogo: Palermo con 3.404 casi, Catania 3.300, Messina 1.111, Siracusa 1.441, Trapani 664, Ragusa 894, Caltanissetta 952, Agrigento 1.047, Enna, 235.

“Plauso alla magistratura, in particolare al Procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio, e al Sostituto Chiara Bisso, e plauso ai Carabinieri della Compagnia di Agrigento per essere riusciti a dare un nome e un cognome in tempi brevissimi agli autori dello scempio alla Scala dei Turchi. Sono due i denunciati per il reato di danneggiamento di bene avente valore paesaggistico. Il mondo intero ha seguito la vicenda del raid vandalico e la successiva opera di recupero di un luogo tra i più suggestivi e amati del pianeta”.
Lo dichiara l’ex sindaco di Agrigento e consigliere comunale Calogero Firetto.

I Carabinieri del Comando Provinciale di Ragusa continuano a svolgere azione di contrasto al traffico di armi clandestine nel territorio del comune di Vittoria. In particolare, i militari dell’Arma di Vittoria hanno svolto mirati servizi, con il supporto di personale specializzato dello Squadrone Eliportato Carabinieri “Sicilia”, finalizzati al contrasto del traffico di armi clandestine e sostanze stupefacenti, nonché alla prevenzione e repressione dei reati contro il patrimonio con particolare attenzione ai furti nelle abitazioni e nelle zone rurali.
Grazie all’approfondita conoscenza del territorio da parte dei Carabinieri di Vittoria, si è svolta un’ampia attività di rastrellamento nella area rurale della periferia di Vittoria, eseguendo diverse perquisizioni domiciliari all’interno di ovili e aziende agricole della zona. In un casolare ubicato in contrada Bosco Rotondo, a Vittoria, i Carabinieri dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Sicilia” hanno eseguito una perquisizione all’esito della quale hanno tratto in arresto, nella flagranza del reato di detenzione abusiva di armi e munizioni, un operaio V.V. cl.1961, originario di Comiso, addetto alla manutenzione delle serre agricole.
In particolare, il sessantenne, già conosciuto alle forze di polizia, nascondeva nella propria abitazione una pistola rivoltella a tamburo calibro 6.35 artigianale, un fucile doppietta calibro 12 e venti cartucce dello stesso calibro. Le armi erano minuziosamente occultate in alcuni locali del casolare da lui abitato e l’uomo non ha voluto giustificarne il possesso ai militari.
Le armi e il munizionamento, detenuti illecitamente, sono stati sequestrati e custoditi presso gli uffici dei Carabinieri di Vittoria e l’operaio di Comiso è stato sottoposto agli arresti domiciliari presso la sua abitazione su disposizione dell’Autorità Giudiziaria iblea

Svolta lampo nelle indagini dei Carabinieri di Agrigento: denunciati due uomini di Favara. Sarebbero loro i responsabili dello scempio a Scala dei Turchi.

In poco meno di 48 ore i Carabinieri della Compagnia di Agrigento, capitanati da Marco La Rovere, hanno identificato gli autori del raid vandalico a danno della marna bianca a Scala dei Turchi a Realmonte, perpetrato spargendo polvere di ossido di ferro. Sono state denunciate due persone di Favara alla Procura della Repubblica di Agrigento per l’ipotesi di reato di danneggiamento di beni aventi valore paesaggistico, formulata dai magistrati titolari e coordinatori dell’inchiesta, ovvero il procuratore Luigi Patronaggio e il sostituto procuratore Chiara Bisso.

Si tratta del pregiudicato favarese Domenico Qauranta, già noto alle Forze dell’Ordine in quanto l’esecutore materiale degli attentati terroristici alla metropolitana di Milano ed alla Valle dei Templi di Agrigento. Tra l’altro lo stesso quaranta è colui il quale nei mesi scorsi aveva imbrattato anche la marna di Punta Bianca.

Condannato a 16 anni per i due attentati, Quaranta aveva anche cercato di far saltare in aria la casa circondariale di Agrigento “Di Lorenzo” piazzando una bombola di gas nelle vicinanze.

Nello sfregio di Scala dei Turchi, il Quaratnta si è fatto “aiutare” da un complice, Francesco Geraci il quale avrebbe partecipato alle operazioni dello scempio. I due sono stati denunciati a piede libero.

Per quanto riguarda l’individazione i militari si sono avvalsi dei video registrati dalle telecamere di sorveglianza. E poi hanno compiuto una raffica di perquisizioni e riscontri tra Realmonte e Favara, attraverso anche Porto Empedocle e Agrigento. Dai video è emerso che un furgone, un Ford Transit, è giunto di sera alla Scala dei Turchi. Sono saltati fuori due uomini trascinando dei sacchi, verosimilmente contenenti la polvere di ossido di ferro. I Carabinieri sono riusciti a leggere il numero di targa del furgone e, da conoscitori del territorio, si sono subito concentrati su un uomo di Favara, già noto per danneggiamenti simili. Il furgone è stato infatti trovato a Favara, e dentro sono state rinvenute tracce di polvere di ossido di ferro. Nel corso delle successive perquisizioni sono sbucati, nei magazzini ispezionati, guanti ancora imbrattati della stessa polvere, e altre inequivocabili prove. I due favaresi denunciati sono di mezza età, e sono loro i responsabili dello scempio, a cui poi hanno rimediato meritoriamente volontari e tecnici, che ha sollevato scalpore nel pianeta anche perché si tratta di un bene candidato a essere riconosciuto come patrimonio mondiale dell’umanità Unesco. Il comandante provinciale dei Carabinieri di Agrigento, il colonnello Vittorio Stingo, commenta: “L’Arma dei Carabinieri è intervenuta nell’immediatezza per individuare subito gli autori di questo crimine ad opera di scellerati che ha deturpato uno dei beni paesaggistici più importanti della Sicilia. L’Arma non molla il territorio a difesa dei nostri cittadini e delle bellezze naturali”

La Dia, la Direzione investigativa antimafia, ha eseguito in provincia di Messina un decreto emesso dalla Corte d’Appello di confisca di beni per circa 7 milioni di euro a carico di un imprenditore nel settore della commercializzazione di pellame, ritenuto socialmente pericoloso a seguito di pregressi giudiziari per truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, abusivismo finanziario e usura. L’imprenditore è anche sospettato di essere contiguo ad ambienti mafiosi locali. La misura eseguita è un provvedimento di secondo grado che segue quelli di sequestro e di confisca emessi dal Tribunale di Messina già nel corso del 2020. Nel dettaglio sono stati confiscati la quota pari al 50% di una società, la quota pari al 20% del Fondo Consortile di un Consorzio, 17 unità immobiliari tra fabbricati e terreni, 20 mezzi personali e aziendali, e vari rapporti finanziari.

“Il reparto di Neuroriabilitazione dell’ospedale di Ribera non sarà trasferito all’ospedale di Sciacca per recuperare posti letto Covid. Lo ha assicurato oggi, nel corso di un’audizione in commissione Salute, l’assessore Ruggero Razza, che ringrazio per aver assunto ufficialmente questo impegno che garantisce la continuità dei servizi offerti dall’Istituto Maugeri nel presidio ospedaliero di Ribera per la riabilitazione neuromotoria”. Lo scrive in una nota la presidente della sesta commissione dell’Ars, Margherita La Rocca Ruvolo, a margine dell’audizione alla quale ha partecipato anche il sindaco di Ribera, Matteo Ruvolo.

La Procura della Repubblica di Gela, coordinata da Fernando Asaro, ha disposto accertamenti sulle cause e le modalità di un incendio divampato nella Raffineria Eni a Gela. Le indagini sono state delegate alla Capitaneria. Le fiamme hanno coinvolto gli impianti di distillazione dell’Isola 8, forse dopo l’esplosione di un forno. A seguito dell’incendio è scattato il piano di emergenza generale. Il boato è stato avvertito distintamente in tutta l’area industriale. L’esplosione e il successivo incendio hanno provocato un fuggi fuggi da parte degli operai, anche dell’indotto. Dunque sono in corso accertamenti tecnici per risalire alle cause dell’esplosione.