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Per consentire alla cittadinanza di donare con generosità il proprio sangue l’A.D.A.S., effettuerà due raccolte mobili, domenica 26 settembre a Palma di Montechiaro piazza Bonfiglio, e Raffadali presso l’associazione ADR via Fiume.

Tutte le raccolte saranno operative dalle ore 8.00 alle 12.00 A tutti i donatori saranno inviate a cura della stessa associazione le analisi di laboratorio effettuate in occasione della donazione.

17 nuovi positivi in tutta la provincia di Agrigento, due ricoveri, 28 guariti e nessuna vittima. Sono i dati forniti dall’Asp nel consueto bollettino che riguarda la giornata di ieri 24 settembre.

24 le persone ricoverate in degenza ordinaria/subintensiva. Di queste, esattamente come il 23 settembre, 19 si trovano al “San Giovanni di Dio” di Agrigento e 1 al “Fratelli Parlapiano” di Ribera. In 4 sono invece ricoverati in ospedali fuori provincia.

Due gli agrigentini che restano ricoverati in terapia intensiva, entrambi a Ribera. Un paziente si trova in una struttura lowcare fuori provincia.

Questa la situazione nei Comuni agrigentini: Agrigento: 38 (-5) di cui 7 migranti isolati presso una comunità; Bivona: 3(+3); Caltabellotta: 1 (stabile); Cammarata: 2 (stabile); Campobello di Licata: 18 (+1); Canicattì: 85 (-2); Casteltermini: 8 (stabile) e sono tutti migranti in isolamento in una struttura di accoglienza; Castrofilippo: 7 (stabile); Cattolica Eraclea: 3 (+2); Cianciana: 1 (stabile); Favara: 17 (+1); Grotte: 4 (+1); Licata: 58 (-2); Menfi: 4 (-1); Montevago: 2 (stabile); Naro: 1 (stabile); Palma di Montechiaro: 33 (+1); Porto Empedocle: 40 (stabile); Racalmuto: 8 (stabile); Raffadali: 9 (stabile); Ravanusa: 15 (stabile); Realmonte: 5 (stabile); Ribera: 15 (-2); San Biagio Platani: 2 (stabile); San Giovanni Gemini: 4 (stabile); Santo Stefano Quisquina: 1 (stabile); Sciacca: 10 (-5); Siculiana: 4 (-1): sono tutti migranti contagiati ed isolati a “Villa Sikania”.

Sono comuni “Covid free” Aragona, Alessandria della Rocca, Burgio, Camastra, Comitini, Calamonaci, Montallegro, Lucca Sicula, Joppolo Giancaxio, Sambuca di Sicilia, Santa Elisabetta, Santa Margherita di Belìce, Sant’Angelo Muxaro e Villafranca Sicula.

“L’Ordine dei Medici e i suoi iscritti devono perseguire l’unico fine che è quello di tutelare la Salute”.

Ad affermarlo è Anselmo Madeddu, presidente dell’Ordine dei Medici di Siracusa, che rende noto il recente provvedimento di sospensione dall’esercizio della professione medica nei confronti dell’allergologo Lorenzo Barresi, raggiunto dalla misura interdittiva, scaturita da un’ordinanza cautelare emessa a seguito di un’accusa di violenza sessuale sulle proprie pazienti. Il medico pur non operando nel territorio aretuseo risultava iscritto nell’albo dei Medici della provincia.

“Abbiamo piena fiducia nella giustizia, pertanto ci auguriamo che presto si possa giungere alla verità dei fatti. Qualora venisse confermato il quadro accusatorio a carico del collega, la condanna dell’Ordine sarà dura, come sempre lo è stata nei confronti di tutti quei comportamenti che gettano discredito sulla nostra categoria professionale, ledendone la dignità e il decoro, oltre ad intaccare il rapporto di fiducia tra medici e pazienti, che in noi devono sempre trovare dei punti di riferimento e non soltanto sotto l’aspetto scientifico ma innanzitutto umano e morale.”

A Partanna, in provincia di Trapani, un uomo di 54 anni è stato arrestato e condotto in carcere a Sciacca dai Carabinieri, dopo che nel garage della sua abitazione è stato trovato un vero e proprio arsenale e laboratorio di armi clandestine. La perquisizione nell’abitazione del 54enne è scattata a seguito di una lite per futili motivi con il fratello: l’uomo aveva poi sparato due colpi con un fucile a canne mozze contro il cancello dell’abitazione. Lui è stato arrestato per detenzione di armi clandestine ed è accusato anche di minaccia e danneggiamento aggravato. In particolare sono state sequestrate 4 doppiette e una pistola già pronte a sparare, quasi 400 cartucce di vario calibro, un trapano e una pressa per modificare le armi o assemblarne di nuove, e le relative componenti.

“La povertà culturale alimenta la criminalità?” noi rincariamo la dose, “Da sempre ha alimentato ed alimenta certa politica che governa da oltre un trentennio la nostra Provincia.”

“Ho sempre scritto e detto, che “il maggior successo della politica Agrigentina, dell’ultimo trentennio è stato quello di tenere gli Agrigentini nel bisogno per utilizzarli guidando il voto nelle competizioni elettorali”, quale sarebbe oggi la novità su quanto dichiarato dal Prefetto Maria Rita COCCIUFA? L’unica cosa che ci sentiamo di far rilevare, è proprio quella che “finalmente una autorità governativa, ha avuto il coraggio e la forza di dire come stanno le cose.”

“La puntuale relazione della Dia, conferma un quadro molto desolante sullo stato di salute del territorio agrigentino, dove la capacità di penetrazione e l’assetto organizzativo della mafia e della criminalità organizzata da sempre incidono pesantemente sulla vita economica, sociale e politica della provincia alimentando una prassi deviata dove si saldano povertà economica e culturale.

Per la onestà intellettuale che ci ha sempre contraddistinto, Non pensiamo che le parole del Prefetto di Agrigento Maria Rita Cocciufa possano essere una notizia, la notizia semmai, è, che finalmente qualcuno che ha voce ha usato la propria voce per dire come stanno le cose.

Sposiamo totalmente nel merito e nel metodo le sue considerazioni, Auspichiamo che su questo quadro tristemente reale, si possa avere una forte reazione dell’opinione pubblica per non lasciare sole le forze dell’ordine, la magistratura e quei pochi che giornalmente cercano di alzare la testa mentre qualcuno cerca di nascondere quella che è una realtà nostrana.

Per contrastare le strategie della mafia e della criminalità organizzata, serve il contributo di tutti e il Prefetto potrebbe e dovrebbe avere un seguito vero e genuino da parte di chiunque col suo fare contrasta la Mafia e tutte le associazioni massoniche di cui il nostro territorio è stracolmo. In questo senso auspichiamo altresì che la politica buona (se c’è) dia il suo contributo alla causa recuperando anche la dimensione del suo impegno quotidiano”, non facendo come la “mafia dell’antimafia” che è diventata peggio della Mafia stessa.

Lo scorso 23 settembre, i Carabinieri della Stazione di Menfi, a conclusione dell’attività di indagine intrapresa a seguito dei numerosi furti verificatisi negli ultimi mesi ai danni del complesso turistico denominato “Menfi Hotel Resort”, inattivo per via della pandemia da covid 19hanno individuato il covo ove veniva custodita gran parte della refurtiva.

Il proprietario del terreno agricolo, ove è stata rinvenuta la merce trafugata, è stato denunciato per ricettazione. In particolare i militari dell’Arma nel corso di una perquisizione domiciliare eseguita presso il fondo di proprietà di un braccante agricolo 27enne originario di Sciacca e residente a Menfi, hanno rinvenuto diverso materiale asportato dalla struttura ricettiva tra cui arredi, comodini, lettini, sdraio, ombrelloni infissi, un serbatoio per carburante di 3000 lt, un silos in acciaio da 1000 lt., una cassaforte ed un idrante per l’impianto antincendio. Refurtiva quantificata in circa 40 mila euro e sottoposta a sequestro a disposizione della Procura della Repubblica di Sciacca che valuterà l’eventuale restituzione all’avente diritto.

Nel corso dell’indagine i Carabinieri della Stazione di Menfi hanno proceduto anche all’arresto in flagranza di reato di un 36enne e di un 24 enne entrambi residenti a Menfi, che in data 18 settembre u.s sono stati sorpresi proprio mentre si trovavano all’interno del medesimo hotel intenti a trafugare materiale di arredo. I due soggetti dopo la convalida dell’arresto venivano rimessi in libertà

Il libro vuole essere una testimonianza di coraggio, un simbolo e un monito a non dimenticare, a non abbassare la guardia contro le mafie – afferma Aldo Mucci – Il nostro deve essere un impegno quotidiano per una legalità non solo formale, contro tutte le organizzazioni criminali. Ricordare gli uomini, magistrati, poliziotti, carabinieri, vessilli della Giustizia, uccisi dalle mafie deve essere per noi memoria che si fa manifesta nel nostro agire di ogni giorno e nelle scelte concrete in tutti i campi, come cittadini e come istituzioni. C’è una domanda di giustizia ancora non soddisfatta – asserisce  Aldo Mucci –  per questo siamo tenuti a difendere la memoria, a coltivarla, a perpetuarla. Non dimenticheremo mai le vittime innocenti, i servitori dello Stato, le persone libere che non hanno rinunciato ai loro valori pur sapendo di mettere a rischio la propria vita. Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rosario Livatino e le tante altre vittime, non vanno dimenticate nell’oblio della storia. Le loro idee vivono nel cuore e nella mente di chi crede in un’Italia migliore e più forte.

Porteremo la testimonianza ed i valori della Giustizia,in ogni Scuola, a partire da Capaci. Organizzeremo, con il Patrocinio dell’USR, Ufficio Scolastico Regionale e  con la collaborazione degli Ambiti Territoriali, gli incontri con gli studenti.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, tramite il dott. Simone Guerrini, Consigliere e Direttore dell’Ufficio di Segreteria del Presidente ha ringraziato Aldo Mucci.

Nella mattina di ieri 24 settembre, i Carabinieri della Stazione di Villaggio Mosè, dopo aver ricevuto la denuncia di furto da parte della responsabile del punto vendita Toys Center di Viale Cannatello,  hanno denunciato a piede libero, alla Procura della Repubblica di Agrigento,  due donne di 33 anni e 60, rispettivamente nuora e suocera.

La responsabile del centro, nella giornata del 23 settembre, denunciava il furto da parte di due donne che, dopo aver trafugato della merce dagli scaffali espositori ed averla occultata all’interno di due borse nere, si allontanavano frettolosamente dal negozio senza pagarle, nonostante fosse entrato in funzione l’allarme antitaccheggio ed il personale dipendente le avesse invitate a depositare la merce.

Refurtiva costituita da abbigliamento per bambini per il valore di circa 400,00 euro. I Carabinieri hanno visionato le immagini registrate dal sistema di video-sorveglianza esterno/interno ricostruendo con precisione la dinamica dell’evento, individuando  anche le due donne che si allontanavano a bordo della loro autovettura subito dopo il furto. Si tratta di suocera e nuora, la prima originaria di Porto Empedocle 60enne, casalinga; la ragazza invece è un’agrigentina di 32 anni, casalinga, entrambi residenti a Porto Empedocle.  Le donne sono accusate di furto aggravato in concorso.

L’avvocato Salvatore Pennica ha chiesto al giudice del riesame di non confermare, impugnandola, l’ordinanza del gip Franco Provenzano che ha firmato la custodia cautelare in carcere di Giuseppe Barba, 66 anni, ex suocero della vittima, fortemente indiziato del delitto di ferragosto quando all’interno di un bar in pieno centro di Favara fu assassinato a colpi di pistola Salvatore Lupo, 45 anni, ex presidente del Consiglio comunale di favara.

Pennica aveva chiesto al giudice di non convalidare il provvedimento anche perchè “gli accertamenti tecnici eseguiti durante le indagini non erano stati eseguiti nel totale rispetto delle procedure e garanzie di legge che le avrebbero rese utilizzabili”.

Alla base dell’omicidio, secondo i carabinieri della locale tenenza e del capo della Procura di Agrigento Luigi Patronaggio, coadiuvato dai pm Chiara Bisso e Paola Vetro, ci sarebbero stati degli screzi tra suocero e vittima di natura economica nonchè i tanti dissidi sorti tra Lupo e l’ex moglie. Quest’ultima aveva denunciato il Lupo diverse volte per aggressioni e stalking.

Le indagini hanno consentito agli inquirenti di acquisire delle immagini di una telecamera posizionata lungo il percorso che ha effettuato Giuseppe Barba a bordo della sua macchina, finito proprio dinnanzi al bar dove si è consumato l’omicidio.

Altri elementi, come la presenza di polvere da sparo sul volante della autovettura guidata dal Barba, hanno chiuso il tassello delle indagini tanto che lo scorso 9 settembre lo stesso Barba è stato arrestato.

 

Con decisione pubblicata il 23/9/2021, la Suprema Corte di Cassazione, Seconda Sezione Civile, ha conclamato il principio secondo il quale, ai sensi del D.M. 2/4/1968 n. 1444, la distanza tra pareti finestrate di costruzioni frontistanti non deve essere minore di metri 10, regola da osservare inderogabilmente sia dai privati che dalla Pubblica Amministrazione nel rilascio dei relativi titoli abilitativi.

La decisione della Corte ha riguardato una controversia avvenuta nel Comune di Favara tra le parti B.G. e G.C. contro A.G., proprietari di due costruzioni, una già esistente e l’altra in corso, che non rispettava la predetta distanza rispetto alla prima.

Il proprietario del fabbricato in corso di costruzione, difeso dagli Avv.ti Girolamo Rubino ed Armando Buttitta, aveva invece sostenuto che la realizzazione della propria opera posta a 5 metri dal confine, doveva ritenersi legittima anche perché la costruzione del proprietario frontistante si asseriva essere stata eseguita senza la relativa concessione edilizia.

Il proprietario di quest’ultima costruzione, difeso dall’Avv. Gaetano Caponnetto, ha sostenuto, con riferimento alla Giurisprudenza del Giudice ordinario e del Giudice amministrativo, l’obbligatorietà inderogabile della norma citata, anche nell’ipotesi in cui fosse stato asserito che l’immobile costruito prima non fosse stato assistito da licenza edilizia, circostanza, comunque, codesta per la quale il proprietario ha provato l’ottenimento della concessione edilizia in sanatoria.

I Giudici della Suprema Corte, condividendo le opinioni dell’Avv. Gaetano Caponnetto, hanno sul punto affermato un principio di rilevante interesse secondo cui, anche nell’ipotesi che il fabbricato fosse ritenuto abusivo, “è ben ammissibile l’acquisto per usucapione di una servitù avente ad oggetto il mantenimento di una costruzione a distanza inferiore a quella fissata dal codice civile o dai regolamenti e dagli strumenti urbanistici, anche nel caso in cui la costruzione sia abusiva (come il ricorrente assume per il mancato completamento del procedimento di concessione in sanatoria) atteso che il difetto della concessione edilizia esaurisce la sua rilevanza nell’ambito del rapporto pubblicistico, senza incidere sui requisiti del possesso ad usucapionem”, e ciò in conformità agli asserti giurisprudenziali in materia.

Tesi codesta anche sostenuta nel controricorso dal difensore Avv. Gaetano Caponnetto, condivisa, pertanto, dalla Suprema Corte che ha così confermato la sentenza impugnata, condannando il ricorrente A.G., autore delle opere, alla demolizione di quelle in violazione della distanza di metri 10 dal fronte del fabbricato già esistente ed alle spese e compensi del giudizio.