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La deputata del Movimento 5 Stelle, Rosalba Cimino, si è recata in visita nelle case circondariali di Sciacca e Trapani, per esaminare le condizioni delle due carceri, alle prese da tempo con diverse criticità, che inficiano le condizioni di lavoro degli agenti penitenziari ma anche la vita dei carcerati all’interno delle strutture. Su invito dell’associazione Antigone Sicilia, presente con il presidente Pino Apprendi e l’avvocato Francesco Leone, la deputata ha voluto constatare le condizioni delle carceri: «La situazione, soprattutto a Sciacca, non è delle migliori -spiega – mancano i riscaldamenti e l’ambiente è umido, mentre a Trapani alcune criticità sono state risolte con dei lavori di riqualificazione». I carcerati, come ha potuto constatare anche la deputata, sono comunque alle prese con diversi problemi: «Mancano medici, assistenti sociali, agenti di polizia penitenziaria, che possano garantire una giusta assistenza per le persone che occupano le celle delle due case circondariali». Dopo la visita, la deputata e l’associazione Antigone segnaleranno agli organi preposti le problematiche delle due carceri: «Bisogna lavorare per assicurare i servizi essenziali, compresi quelli formativi e creativi, non di minore importanza e per garantire il diritto alla salute». Uno degli esempi delle problematiche è quello dello studio dentistico di Sciacca: «già pronto e mai operativo perché – denuncia la deputata – in attesa di una autorizzazione da parte dell’Asp che tarda ad arrivare».

282 i nuovi casi di Covid19 registrati nelle ultime 24 ore in Sicilia a fronte di 12.713 tamponi processati. Ieri i positivi erano 484. L’incidenza scende al 2,2% ieri era al 2,7% . L’isola è al settimo posto per contagi sul territorio nazionale. Gli attuali positivi sono 6.979 con un decremento di 136 casi. I guariti sono 412 mentre si registrano altre 6 vittime, che portano il totale dei decessi a 7.000. Sul fronte ospedaliero sono adesso 318 ricoverati, mentre in terapia intensiva sono 38.

Questa la situazione nei Comuni capoluogo: Palermo con 67 casi, Catania 72, Messina 23, Siracusa 42, Ragusa 11, Trapani 21, Caltanissetta 25, Agrigento 14, Enna, 7.

I profili del personale ATA sono molteplici e il loro ruolo all’interno della gestione scolastica, differenziato in base a requisiti e competenze, è di vitale importanza ai fini del funzionamento dell’istituto stesso. Prendiamo i collaboratori scolastici ad esempio che oggi svolgono una di queste funzioni fondamentali per assicurare lo svolgimento dell’attività didattica.  A livello contrattuale,

“Profili di area del personale ATA” del quale citiamo un frammento nel quale si attesta che il collaboratore scolastico: Nello specifico è dovere di chi ricopre il ruolo di collaboratore scolastico occuparsi dello svolgimento delle seguenti mansioni: Deve occuparsi di vigilanza, accoglienza e sorveglianza degli alunni (nei periodi antecedenti e successivi all’orario delle lezioni, durante la ricreazione, nella sala mensa o durante l’assenza degli insegnanti); Deve svolgere servizi di custodia e sorveglianza dei locali scolastici;  Deve effettuare le pulizie straordinarie; Deve collaborare con i docenti; Deve impedire che gente estranea, non autorizzata dal preside, entri nelle aule; Deve segnalare al responsabile della sicurezza e al Dirigente scolastico le situazioni di pericolo; Deve occuparsi di carico, scarico, trasporto e sistemazione di materiale vario, didattico e non; Deve controllare e mantenere lo stato di conservazione del materiale didattico e non; Deve essere sempre presente sul lavoro, fatta eccezione per occasioni giustificate da valide motivazioni; Deve effettuare commissioni all’esterno della scuola, solo se ciò è richiesto dalla Direzione o dalla Segreteria; Deve sostituire i colleghi in caso di assenza; Deve pulire i bagnile aule e tutti i locali scolastici; Deve prestare assistenza agli alunni disabili o diversamente abili (occupandosi di tutte le loro necessità, anche di cambiare il pannolino se necessario)  Quali sono i compiti dei Collaboratori Scolastici nei confronti degli alunni con disabilità? Ai collaboratori scolastici è affidata la cosiddetta “assistenza di base” (corso teorico di di formazione di 40 ore) degli alunni con disabilità. Per assistenza di base si intende l’ausilio materiale agli alunni con disabilità all’interno della scuola, nell’accesso dalle aree esterne alle strutture scolastiche e nell’uscita da esse. Sono comprese anche le attività di cura alla persona, uso dei servizi igienici e igiene personale dell’alunno con disabilità. In una scuola inclusiva l’assistenza di base è parte fondamentale del processo di integrazione scolastica e attività interconnessa con quella educativa e didattica. Se coinvolto in questo modo, il collaboratore scolastico partecipa al progetto educativo e collabora con gli insegnanti e la famiglia per favorire l’integrazione scolastica (CM 3390/2001).  A questo proposito, Aldo Mucci, del Sindacato Generale di Base, SGB Scuola, ha ribadito nell’incontro presso la Commissione ARS Sicilia, che gli ATA  possono svolgere compiti di base, ma per l’assistenza continua dei disabili gravi e gravissimi non autosufficienti ci vogliono operatori specializzatiIl personale ATA non può gestire un disabile non deambulante e non autosufficiente, questo nel supremo interesse dell’alunno e nel rispetto delle norme non solo di origine contrattuale. Il servizio, deve essere affidato a personale specializzato e non scaricato sul personale ATA.

Due studi odontoiatrici, con sede a Menfi e Sciacca, già accreditati con il sistema sanitario regionale, al fine di poter erogare prestazioni per conto dello stesso S.S.R., avevano presentato apposita richiesta di contrattualizzazione all’Asp di Agrigento, la quale, tuttavia, differiva la contrattualizzazione di tali strutture alla previa adozione di “specifiche disposizioni da parte dell’Assessorato Regionale della Salute sulle procedure di selezione da utilizzare”.
I titolari delle due strutture, pertanto, ritenendo illegittima la nota dell’Asp, decidevano di agire in giudizio, assistiti dagli Avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, al fine di ottenere l’annullamento, previa sospensione degli effetti, della suddetta nota resa dall’Azienda Sanitaria.
In particolare, gli avv.ti Rubino ed Impiduglia richiamavano l’ormai conclamato orientamento giurisprudenziale secondo il quale le strutture accreditate che ne facciano richiesta devono essere contrattualizzate, non potendo protrarsi “una situazione di oligopolio in favore delle strutture a suo tempo contrattualizzate, destinate, quindi, a gestire l’intero fabbisogno all’infinito”, ovvero fino alla loro chiusura.
In attesa della definizione nel merito del giudizio, i Giudici Amministrativi hanno accolto la domanda cautelare formulata dai legali G. Rubino e G. Impiduglia, ribadendo l’obbligo dell’Asp di determinarsi in via autonoma rispetto alle istanze di contrattualizzazione ricevute
L’Asp di Agrigento, pertanto, in ottemperanza alla superiore pronuncia cautelare, dovrà riscontrare le richieste di contrattualizzazione delle due strutture odontoiatriche di Menfi e Sciacca, riesaminando il proprio operato alla luce delle osservazioni formulate in giudizio dai ricorrenti.

“Gli eventi disastrosi che hanno colpito la fascia ionica siciliana ed in particolare la città di Catania, da un lato sono il frutto della spiccata antropizzazione e cementificazione dell’area pedemontana sud orientale etnea, che ha ridotto l’infiltrazione delle acque meteoriche nel sottosuolo, dall’altro sono la conseguenza della mancata realizzazione di adeguate opere di regimazione e smaltimento delle acque bianche”. È il commento di Fabio Tortorici, Consigliere del Consiglio Nazionale dei Geologi all’indomani del nubifragio che ha flagellato Catania e l’intera provincia provocando la morte di un uomo che denuncia: “il capoluogo etneo ancora si allaga, essendo sprovvisto di un ‘canale di gronda’, pronto solo sulla carta. “La mano dell’uomo – prosegue – ha spesso avuto un ruolo predominante su alcune scelte errate dello sviluppo urbanistico. Una parte meridionale della città si è sviluppata sul corso del fiume Amenano, una naturale linea di impluvio che è stata tombata e su cui sono state realizzate abitazioni. Questo corso d’acqua alimentava il lago di Nicito, in parte ricoperto dalla colata lavica che raggiunse Catania nel 1669 ed in parte obliterato dalla antropizzazione con la costruzione di palazzi. Non è un caso se le aree in cui scorreva l’Amenano (Pescheria, piazza Alcalà, Piazza S. Francesco, villa Pacini, ecc.) oggi sono state invase dal ruscellamento delle acque che si sono riappropriate del loro originario percorso” spiega Tortorici.

L’area del centro storico di Catania è stata invasa da una quantità impressionante d’acqua sotto l’azione di un potente uragano mediterraneo, previsto dai modelli matematici predisposti dai meteorologi, che ha scaricato sulla città di Catania oltre 200 mm di pioggia in 24 ore e nell’hinterland (Stazione SIAS di Linguaglossa) sono stati superati i 600 mm di pioggia in 72 ore toccando punte di intensità pari a 400 mm in 20 ore.  “Gli eventi estremi nell’area mediterranea si stanno facendo sempre più frequenti a causa del cambiamento climatico con la temperatura media dell’area in continua risalita e la circolazione meteorologica in evoluzione” dichiara Filippo Cappotto, Vice Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi. “Gli avvisi della protezione Civile ci sono stati e allerte rosse sono state diramate, ma non è bastato – continua -. Questi eventi possono concentrarsi puntualmente in una determinata area e la loro evoluzione non è facile da prevedere con tempi di risposta adeguati del sistema, ma dobbiamo conoscere i nodi critici del nostro territorio e i Piani di Emergenza. È fondamentale che tutti i comuni si dotino di piani di Protezione Civile adeguati che definiscano con chiarezza gli scenari e i modelli di intervento e che vengano attivati con decisione e giusta consapevolezza già in fase di pre-emergenza.

Molto si sta facendo per la difesa del suolo, con ingenti interventi economici che denotano una maggiore attenzione nei confronti del territorio, ma è necessario pensare a strategie di gestione territoriale non più legata solo ed esclusivamente ad opere strutturali, che in alcuni casi possono rivelarsi peggiorative del problema, ma a misure non strutturali associate al monitoraggio esperto e continuo del territorio. Questa catastrofe infatti – prosegue Cappotto – mette in luce, da un lato, la fragilità di un contesto territoriale vulcanico attivo, complesso, dove il reticolo idrografico superficiale è stato più volte obliterato e modificato dalle colate laviche, e dall’altro come il sistema di difesa del suolo debba seguire nuove politiche ambientali volte alla rinaturalizzazione del territorio,  sfruttando sempre più competenze di professionisti geologi, formati per la realizzazione di quella ‘progettazione geologica’ che deve essere avulsa dalla cementificazione ricorrente, molto spesso rivelatasi non risolutiva, ma addirittura causa dello stesso fenomeno” conclude il vice presidente Cappotto.

34 i nuovi casi Covid in provincia di Agrigento con il nuovo bollettino dell’Asp: ci sono 34 positivi e 40 guariti con un nuovo ingresso in terapia intensiva. Nessun decesso e 296 tamponi processati.

4 le persone in degenza ordinaria con tre ricoverati al “Fratelli Parlapiano” e 1 ricoverato in ospedali fuori provincia. Sale invece a 3  il numero dei soggetti che si trovano ricoverati in terapia intensiva.

Questi i dati Comune per Comune: Agrigento: 18 (+6); Aragona: 1 (stabile); Burgio: 2 (stabile); Campobello di Licata: 1 (stabile); Canicattì: 35 (stabile); Casteltermini: 1 (stabile) che è un migrante ospitato in un centro di accoglienza; Cattolica Eraclea: 24 (stabile); Favara: 4 (stabile); Grotte: 3 (stabile); Licata: 17 (stabile); Lucca Sicula: 2 (+1); Naro: 23 (+6); Palma di Montechiaro: 24 (-14); Porto Empedocle: 5 (-5); Raffadali: 15 (stabile); Ravanusa: 3 (+2); Ribera: 6 (-3); Sambuca di Sicilia: 1 (stabile); Santa Margherita di Belice: 1 (stabile); Santo Stefano Quisquina: 1 (stabile); Sciacca: 32 (+3); Siculiana: 1 (stabile); Villafranca Sicula: 6 (-3).

Sono “Covid free” Alessandria della Rocca, Bivona, Calamonaci, Caltabellotta, Camastra, Cammarata, Castrofilippo, Cianciana, Comitini, Joppolo Giancaxio, Menfi, Montallegro, Montevago, Racalmuto, Realmonte, San Biagio Platani, San Giovanni Gemini, Sant’Angelo Muxaro e Santa Elisabetta. 

Negli ospedali di Agrigento, Sciacca e Canicattì, nell’ambito della campagna “Ottobre rosa”, ha riscosso successo di adesione la giornata dello screening gratuito contro il tumore al seno per le donne dai 50 ai 69 anni. Complessivamente sono state eseguite 85 mammografie: 30 nella Radiologia di Agrigento, 30 a Sciacca, e 25 a Canicattì. Il direttore dell’Azienda sanitaria, Mario Zappia, commenta: “La prevenzione e la tempestiva diagnosi nella lotta al cancro alla mammella rappresentano lo strumento fondamentale per ottenere il successo delle cure. Questa iniziativa si somme alle altre svolte nel quotidiano dall’Azienda sanitaria”. E il primario di Radiologia ad Agrigento, Angelo Trigona, aggiunge: “E’ stata una bellissima giornata di prevenzione che aggiunge un tassello fondamentale alle attività di contrasto alla patologia svolte con continuità ed impegno dai nostri medici e tecnici. Soltanto nell’ultimo anno, grazie allo screening mammografico, siamo riusciti ad individuare oltre 150 tumori mammari, spesso in fase precoce. Adesso, tra le donne sottoposte a mammografia, ne sono state individuate alcune che, avendo reperti sospetti, saranno sottoposte ad esami di secondo livello”.

In Sicilia, nel corso del 2021, i Carabinieri, per truffe all’Inps, hanno denunciato alle Procura 880 persone, di cui 52 in stato d’arresto, bloccando la prosecuzione delle truffe, tra non dovute indennità e redditi di cittadinanza, e recuperando le somme già erogate illecitamente. Ad esempio, i Carabinieri di Trapani hanno scoperto una maxi truffa a danno dell’Inps: gli indagati, utilizzando imprese e società del comparto edile esistenti solo sulla “carta” ed aventi sedi “fantasma”, avrebbero fittiziamente assunto 241 persone, al fine di percepire indebitamente le indennità previdenziali e assistenziali. I falsi lavoratori si sarebbero impegnati poi a versare ai titolari delle imprese fittizie la metà del valore di tali indebite indennità, come quella della disoccupazione, pur non avendo mai lavorato neanche un giorno. Ed è stato effettuato un sequestro di beni per un valore di circa 670mila euro a carico dei titolari delle imprese. E poi a Lercara Friddi sono state denunciate 30 persone, di età compresa tra i 20 e gli 80 anni, che, tramite dichiarazioni false sui requisiti, hanno percepito indebitamente il reddito di cittadinanza, o in misura superiore al dovuto, per un danno all’Erario di circa 235mila euro. E poi a Catania sono state arrestate 40 persone, indagate, a vario titolo, di associazione mafiosa, falsi e truffe a danno dell’Inps. Il comandante regionale dei Carabinieri, Rosario Castello, commenta: “Il quadro delineato evidenzia una preoccupante diffusione di tali fenomeni, ed è per questo motivo che le Stazioni dell’Arma, in sinergia con i Nuclei Carabinieri Ispettorato del Lavoro e con la collaborazione dell’Inps e delle organizzazioni delle imprese agricole, hanno intensificato la risposta verso queste inaccettabili sottrazioni di risorse dalle casse dello Stato, contrastando anche ogni sorta di indebito arricchimento connesso a tali reati”.

“Auspichiamo che le nuove amministrazioni comunali, o quelle riconfermate, possano investire con decisione su una nuova e più moderna visione del verde pubblico, affinché questo non diventi più un semplice elemento di decoro urbano, ma una parte viva delle nostre città”.

A dirlo, in una nota di buon lavoro destinata ai sindaci eletti nelle tornate del 10 e 11 ottobre e del 24 e 25 ottobre è il presidente provinciale dell’Ordine degli Agronomi e dei Dottori Forestali di Agrigento, Maria Giovanna Mangione.

“Quanto sta avvenendo a livello globale, con l’aumento di fenomeni meteorologici violenti e improvvisi, sta manifestando la fragilità del nostro territorio, che spesso dipende anche da una gestione priva di visione a lungo termine del verde pubblico. Per questo è necessario che le amministrazioni comunali riprendano, o proseguano, il confronto con il nostro Ordine anche in termini di una riprogrammazione più puntuale ed efficace del verde, limitando pratiche ormai riconosciute come dannose, quali le capitozzature. E’ inoltre sempre più urgente che anche a livello locale cresca la consapevolezza sul rispetto degli obiettivi tracciati dall’Agenda 2030 per la riduzione dell’emissione di gas climalteranti e che i Comuni si trovino pronti ad affrontare le sfide del futuro sull’efficienza energetica”.

Per tutto questo, conclude Mangione, “L’Ordine degli Agronomi e dei Dottori Forestali sarà al fianco delle amministrazioni comunali, nel rispetto dei reciproci ruoli”.