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Oggi un altro sospiro di sollievo. Sono partiti i lavori di ricostruzione del viadotto Petrusa. Sono stati mesi, poi anni, di grande apprensione assieme a studenti, lavoratori, imprese, forze dell’ordine e operatori del 118. Troppi i disagi per raggiungere l’ospedale, le scuole, il posto di lavoro da quando questo viadotto è stato chiuso al traffico, poi in parte smontato e infine demolito del tutto.  Tanti gli ostacoli frapposti alla realizzazione dell’opera e perfino l’incertezza che si volesse porre fine alle attese e dare risposte a un’intera comunità. Non abbiamo mollato Anas un solo giorno: pre-conferenze e conferenze di servizi, espropri, predisposizione di atti da porre all’approvazione del Consiglio comunale per le varianti necessarie alla realizzazione del progetto e soprattutto un’azione di pressing incessante. Ora i lavori sono partiti. È quel che conta. Seguiremo passo passo ogni momento perché siano rispettate le scadenze. Possiamo mettere da parte l’ansia e dire che anche in questo caso sono stati premiati gli sforzi, è stata premiata la costanza. Niente foto-ricordo o proclami vuoti di sostanza. Solo la certezza di non aver ceduto dinanzi alle difficoltà e al dilagante velenoso scetticismo e di essere riusciti laddove in pochi nutrivano speranze”. Cosi il Sindaco di Agrigento Calogero Firetto.

Ancora scritte razziste sui muri a Favara.

Stessa vernice nera, stesso disegno, stesso stile. Ecco che dopo le scritte di qualche giorno fa in via Fratelli Cervi spunta sul muro di un’abitazione sito in via Padre Francesco Schifano,  un’ altra svastica con la scritta “via i negri di merda”.

Questa volta pare che una telecamera in azione abbia ripreso il “vandalo” in azione proprio in Via Francesco Schifano. I Carabinieri della Tenenza di Favara oltre a recarsi sul posto per i rilievi e per acquisire qualche elemento per cercare di identificare gli autori di tale gesto, stanno esaminando il video in questione.

 

L’assessore comunale di Palma di Montechiaro, Giuseppe D’Orsi, lancia l’allarme avvelenamento di cani randagi a Palma di Montechiaro. Giuseppe D’Orsi afferma: “Dalle notizie che pervengono dalla nostra comunità ci sarebbero prove concrete che documenterebbero la volontà, da parte di qualcuno, di avvelenare i cani. Pochi giorni fa sono apparse delle foto di polpette riempite di veleno per uccidere animali per strada. È una azione tra le più vigliacche che una persona possa compiere, che mette in pericolo anche i bambini che, giocando, raccolgono tali bocconi avvelenati da terra e si portano le mani alla bocca. Le segnalazioni riguardano soprattutto la zona di via Bonaiuti e stazione. Non vogliamo pensare si tratti di atti criminali, anche perché le carcasse dei quadrupedi non sono state sottoposte ad autopsie, ma se si dovesse accertare che la volontà di alcuni è quella di sostituirsi alle autorità, non escludiamo di adire le vie legali per ripristinare ordine e sicurezza in Paese. Si chiede la collaborazione dei palmesi invitandoli a segnalare i casi sospetti nel caso di rinvenimento di esche avvelenate o altro materiale sospetto, animali deceduti o con sintomatologia sospetta”.

L’assessore comunale all’Ecologia di Agrigento, Nello Hamel, annuncia che domani, venerdì 8 febbraio, accompagnato dai Vigili Urbani, si recherà al mercato settimanale di piazzale La Malfa per notificare agli ambulanti la seconda diffida per ottemperare all’obbligo della differenziazione dei rifiuti e del loro corretto conferimento nei cassonetti messi a disposizione nell’area dell’isola ecologica. L’assessore Hamel ricorda che la violazione all’obbligo del conferimento dei rifiuti differenziati sarà sanzionata e, inoltre, potrà comportare la sospensione o revoca dell’autorizzazione alla vendita dei prodotti nel mercato del venerdì. Nello Hamel confida nella collaborazione degli ambulanti per rendere più dignitoso il sito utilizzato e poter continuare con tranquillità la vendita di prodotti graditi alla cittadinanza.

A Campobello di Licata, il 28 dicembre del 2016, una bambina di 3 anni, Grace Gattabuia, è morta perché travolta da un televisore di 40 pollici, molto pesante, un modello risalente nel tempo, con il tubo catodico. La bambina, nel soggiorno di casa, è stata intenta a giocare con i cassetti del mobile su cui è stato poggiato il televisore. Li ha chiusi e riaperti, fin quando il movimento non ha provocato il crollo del televisore che l’ha colpita alla testa, uccidendola. Ebbene, adesso, ad Agrigento, innanzi al Tribunale, la pubblico ministero ha chiesto la condanna a 5 mesi di reclusione, per il reato di omicidio colposo, a carico della madre di Grace, Vanessa Li Calzi, 23 anni.

Ad Agrigento in Prefettura si è svolto un tavolo di confronto sindacale nel merito delle prospettive di lavoro e di riconversione industriale dello stabilimento Italcementi a Porto Empedocle. In proposito, la Cgil Fillea, tramite il dirigente Vito Baglio, afferma che si è trattato di un incontro proficuo, e riferisce: “La discussione sulle possibili soluzioni di riconversione industriale del sito di Porto Empedocle ha messo in evidenza che le aziende interessate ad investire in parte nel sedime dello stabilimento e nel territorio di proprietà di Italcementi sono due. Dunque, abbiamo sollecitato l’azienda Italcementi ad accelerare i tempi di interlocuzione con le parti interessate non solo per dare una risposta ai 18 lavoratori, ormai privi di ammortizzatori sociali, ma all’intero territorio Empedoclino ed Agrigentino. Inoltre, constatiamo, nuovamente e positivamente, la disponibilità dell’azienda Italcementi ad alienare anche porzioni di stabilimento e territorio di loro proprietà”.

Sono in corso, su disposizione del gip di Roma Daniela Caramico D’Auria, misure di arresti domiciliari e perquisizioni per il reati di corruzione in atti giudiziari commessi in seno al Consiglio di Stato e al Consiglio di Giustizia amministrativa della Regione Sicilia.

L’indagine è quella relativa a presunte sentenze pilotate presso palazzo Spada. Sono in corso, su disposizione del gip di Roma Daniela Caramico D’Auria, misure di arresti domiciliari e perquisizioni per il reati di corruzione in atti giudiziari commessi in seno al Consiglio di Stato e al Consiglio di Giustizia amministrativa della Regione Sicilia. L’inchiesta sulle sentenze ‘aggiustate’ al Consiglio di Stato è coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e seguita dal pm Stefano Rocco Fava. Gli accertamenti sono della Guardia di finanza della Capitale. Secondo quanto si è appreso i magistrati direttamente chiamati in causa nella complessa vicenda sono due ex giudici in servizio a Palazzo Spada o al Consiglio di Giustizia Amministrativa della Regione Sicilia. L’accusa di corruzione in atti giudiziari viene dalle dichiarazioni rese dall’avvocato siciliano Piero Amara, finito in manette un anno fa con le accuse di associazione a delinquere per la commissione di reati quali il falso e la corruzione in atti giudiziari. Nei mesi scorsi diversi ex magistrati della giustizia amministrativa sono finiti travolti dall’inchiesta.

Uno degli ordini di custodia cautelare (domiciliari) riguarda l’ex presidente del Consiglio di Giustizia Amministrativa siciliano Raffaele Maria De Lipsis, accusato di corruzione. Avrebbe intascato una tangente per pilotare una delle tante sentenze che avevano come controparte clienti dell’avvocato Piero Amara, il grande regista del giro di verdetti aggiustati nell’ambito della giustizia amministrativa.Sempre ai domiciliari sono finiti il giudice del Consiglio di Stato Nicola Russo, già arrestato a marzo dello scorso anno con l’immobiliarista Stefano Ricucci, il deputato siciliano di Popolari e Autonomisti Giuseppe Gennuso di Siracusa.

ll nome di De Lipsis era stato uno dei primi a finire nel mirino dei pm di Roma e Messina che da oltre un anno indagano sul giro di sentenze aggiustate nei processi che riguardano la giustizia amministrativa. 

Secondo gli inquirenti, insieme ad un altro ex presidente del Cga Riccardo Virgilio, già finito agli arresti a febbraio dell’anno scorso, De Lipsis sarebbe stato tra i giudici sui quali Amara e il suo socio di studio Calafiore ricorrevano in favore dei loro clienti.

Rasffaele De Lipsis è attualmente indagato, insieme ad altre ottanta persone, nell’ambito della maxi-inchiesta della Procura di Agrigento su Girgenti acque.

La Procura di Agrigento (procuratore aggiunto Salvatore Vella e dalle pm Alessandra Russo e Paola Vetro) nel dicembre scorso, ha disposto il sequestro di atti e documenti riguardanti i ricorsi amministrativi presentati nel corso del tempo dalla Girgenti Acque – la società che gestisce il servizio idrico e fognario in molti Comuni dell’Agrigentino, colpita da un’interdittiva antimafia – al Tar di Catania, al Tar di Palermo e al consiglio di giustizia amministrativa di Palermo. Il provvedimento, eseguito dal nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Agrigento, tende ad accertare le presunte responsabilità dell’ex presidente del Cga Raffaele De Lipsis.

L’ex presidente del Cga Sicilia è stato anche nominato nel febbraio del 2017 nell’organismo di vigilanza di Girgenti Acque, un istituto di autocontrollo creato dalla società per garantire trasparenza e regolarità. In particolare, i magistrati ipotizzano che il giudice De Lipsis possa avere condizionato e orientato le decisioni della giustizia amministrativa sulle cause riguardanti Girgenti Acque.

De Lipsis è coinvolto anche nell’inchiesta della A. g. di Trapani sul gruppo Morace.

– Fonte Grandangolo

Tutto pronto ad Agrigento per la celebrazione della Settima Giornata di Gastroenterologia che si svolgerà all’Hotel della Valle sabato 9 febbraio. Il convegno medico, che vede come direttore scientifico il dott. Maurizio Vinti, sarà suddiviso in tre distinte sessioni. La prima, coordinata dai medici Socrate Palillo e Giuseppe Giardina affronterà tematiche legate al trattamento long -term della Gerd, ai protettori muconasali nel trattamento della Gerd, e alle manifestazioni extraesofacee della Gerd con gli interventi finali dei medici Giuseppe Scarpulla, Salvatore Cammilleri, Peralta, Gatto e Privitera.

La seconda sessione, coordinata dai medici Mario Traina e Clara Virgilio servirà per discutere di allergie ed intolleranze alimentari, della dieta nella Ibs e nella malattia diverticolare e del management dell’infezione da Hoelicobacter Pylori. Gli interventi saranno curati dai medici Vincenzo Puglisi e Alberto Maringhini, Leonardi, Vassallo e Montalbano.

La terza sessione, coordinata da Mario Cottone e Giuseppe Salerno, discuterà di linee guida e corretta applicazione in gastroentorologia, dell’importanza dello screening per il Ccr e dello screening del Ccr in Sicilia. Previsti gli interventi di Renato Cannizzaro e degli specialisti Cappello, Milazzo, Vento e Catalano.

La “vicenda” dei 10  licenziamenti della TUA aveva interessato anche il nostro Segretario Generale della FILT CGIL, la categoria della CGIL che si occupa dei Trasporti. Abbiamo, in questi mesi scelto un “profilo basso” per non urtare il percorso processuale.

Gli venivano contestati fatti assolutamente risibili (secondo l’Azienda  il dipendente si sarebbe reso responsabile di alcune presunte mancanze, incentrate soprattutto su una fermata-capolinea in Contrada Calcarelle). per i quali il licenziamento era davvero un provvedimento abnorme

Giuseppe Donisi, con il patrocinio dell’avv. Alessandro Rampello, si è rivolto al Giudice del lavoro di Agrigento che, ritenendo il licenziamento illegittimo, lo ha annullato condannando la società a reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro, a risarcirgli il danno subito, a versare i relativi contributi previdenziali e a pagare le spese legali.

Come CGIL non possiamo che essere felici di questo risultato e continuiamo a denunciare la situazione, questa sì davvero abnorme, di un Azienda che non ottempera e non da esecuzione alle decisioni del Giudice del Lavoro!

Sempre ieri, abbiamo richiamato l’attenzione di tutti (Assessorato regionale, Sindaco, Autorità Ispettive e Polizia Stradale) sulla situazione della Ditta TUA in fatto di sicurezza stradale.

 Intendiamo, specificatamente, riferirci a due questioni:

 1.Biglietti a bordo – i conducenti sono costretti a vendere i biglietti in qualunque situazione trasformando il posto di guida in un “registratore di cassa” e il conducente in un “cassiere di supermercato”, in questo modo mettono a rischio la sicurezza stradale, ciò in contrasto con quanto previsto dal codice della strada.

 Riteniamo che sarebbe necessaria una rivisitazione delle classiche fermate a bordo strada, dove sarebbero permesse le sole operazioni di salita e discesa dei passeggeri.

 Per quello che ricaviamo dalla lettura del codice della strada, solo per una manciata di secondi l’autobus può occupare la carreggiata stradale.

Le soste prolungate, richieste durante la vendita dei biglietti, sarebbero invece concesse solo in presenza del cosiddetto “golfo di fermata”, parte della strada esterna alla carreggiata destinata alla fermata dei bus.

 A nostro avviso una sosta prolungata in una fermata tradizionale potrebbe far scattare una sanzione per intralcio alla circolazione ma anche e soprattutto mette a rischio la sicurezza stradale.

2.Orario del personale – Da quello che ci risulta il Personale è costretto ad espletare il servizio in modo continuativo per più di 15 ore facendo doppi turni.

 A questo si aggiunge che il personale che opera nell’Azienda TUA, viene chiamato ad operare anche nella ditta Sais Trasporti, che pur essendo riconducibile alle stessa proprietà, è un’altra Società e ci appaiono assai dubbie le modalità di utilizzazione del personale.

 Riteniamo che la TUA abbia il dovere di  garantire la sicurezza di chi si affida al servizio di pubblico trasporto, con le denunciate irregolarità e omissioni di tali norme si mette a rischio l’incolumità tanto degli autisti quanto dei passeggeri e di chiunque altro si trovi per strada.

Nuovo rinvio del processo a carico di una 48enne empedoclina accusata di sfruttamento aggravato della prostituzione. Cambia il collegio di giudici e l’udienza viene rinviata al 12 marzo.  

Secondo l’accusa la donna avrebbe fatto prostituire la figlia, all’epoca dei fatti minorenne, prendendo accordi con i vari clienti, contattandoli per fissare appuntamenti stabilendo anche una specie di listino dei prezzi che – secondo gli inquirenti – andavano dai 30 ai 50 euro per prestazione.

La 48enne è difesa dall’avvocato Daniele Re.