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Sarà un gruppo di professionisti coordinati dal RUP Francesco Vitellaro ad occuparsi dell’esecuzione delle indagini, la redazione della relazione geologica e la progettazione definitiva ed esecutiva della Messa in sicurezza del versante a nord-ovest delle palazzine del Viale Vittoria denominate CREA e del versante sottostante la via Picone sottoposto a rischio idrogeologico R4/R3 e pericolosità P4/P3”.

Gli Uffici diretti da Alberto Avenia hanno ultimato le procedure di aggiudicazione definitiva dei servizi specialistici, finanziati dal Ministero dell’Interno per una somma complessiva di 103.879,23 euro.

«L’avvio della progettazione consentirà di eseguire i lavori previsti nel PO-FESR 2014-2020 di Agenda Urbana di Agrigento – spiegano il Sindaco Francesco Miccichè e l’Assessore Gerlando Principato –. Gli interventi di consolidamento, dallo spigolo Est dell’edificio “Crea” sino all’angolo estremo Nord – Ovest in corrispondenza della via Picone, rappresentano una continuità a quelli eseguiti dalla Protezione Civile regionale sul pendio posto a Nord del Viale della Vittoria, dopo l’evento franoso del marzo 2014».

L’opera coniugherà la messa in sicurezza con paratie, con un intervento di ingegneria naturalistica (previsione di piantumazione di essenze arboree adeguate), nonché con la messa in opera di graticciate e fascinate per aumentare la stabilità anche superficiale del versante.

Riprendono gli sbarchi a Lampedusa. Sono complessivamente 222 i migranti approdati nella notte sulla più grande delle Pelagie dopo giorni di tregua sul fronte degli arrivi. I due barconi su cui viaggiavano sono stati intercettati dai militari della Capitaneria di porto a una ventina di miglia dalle coste dell’isola.

Sulla prima imbarcazione di circa 8 metri, che è stata sequestrata, c’erano 112 migranti, tra cui 2 donne, sulla seconda lasciata alla deriva erano in 110, comprese 11 donne. Dopo lo sbarco al molo Favaloro e un primo triage sanitario, è stato disposto il trasferimento nell’hotspot di contrada Imbriacola.

Chiesto l’ergastolo per Antonio De Pace, l’infermiere 27enne assassino che secondo l’accusa ha ucciso la fidanzata e studentessa in Medicina e Chirurgia Lorena Quaranta, di Favara, il 31 marzo 2020. La massima pena è stata chiesta questa mattina dal Pubblico Ministero Roberto Conte al termine della requisitoria in cui ha sottolineato i futili motivi alla base dell’omicidio avvenuto a Furci Siculo. Si attende adesso la sentenza in primo grado prevista il prossimo 29 giugno.

A febbraio scorso De Pace, originario della Calabria, era stato dichiarato capace di intendere e di volere e quindi imputabile, al termine della perizia effettuata per conto della Procura dal professore Stefano Ferracuti che aveva evidenziato l’assenza di “disturbi psichiatrici” nel ragazzo, all’epoca dei fatti vittima di una “importante condizione ansiosa”.

Dopo l’assassinio, avvenuto il 31 marzo del 2020, il De Pace si è procurato dei tagli prima di chiamare i carabinieri. Alla base sembra esserci una sola “giustificazione”, inusuale quanto agghiacciante: uno stato d’ansia che lo tormentava da giorni da giorni avrebbe tormentato il 27enne, provocato dalla paura di essere stato contagiato dal coronavirus insieme alla stessa Lorena. Ipotesi successivamente smentita dai tamponi effettuati su entrambi dal personale sanitario

 

Micidiali erano stati i video effettuati da parte dei Carabinieri che immortalavano due impiegati dell’Ufficio Tecnico del Comune di Palma di Montechiaro, Maria Rosa Geluardi e Fabio Nicoletti, mentre si allontanavano arbitrariamente dall’ufficio per andare al bar e prendere il caffè.

In tutto una quindicina di registrazioni in quasi due anni che ha visto coinvolti i due impiegati nel contesto di una maxi operazione anti assenteismo avvenuta negli uffici comunali della città del Gattopardo.

Sono passati ben 8 anni e stamattina la vicenda si è conclusa con una sentenza di assoluzione perchè il fatto non sussiste. Il verdetto è stato emesso dal giudice monocratico del tribunale di Agrigento, Giuseppa Zampino.

La Procura, per Geluardi e Nicoletti, aveva chiesto la condanna di entrambi a 1 anno e 2 mesi di reclusione per l’accusa di truffa e violazione della legge speciale sul pubblico impiego; gli impiegati si sarebbero allontanati arbitrariamente, per pochi minuti, per andare al bar a prendere il caffè.

Lo scorso 26 aprile il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, ha rinviato a giudizio tre imputati nell’ambito dell’inchiesta intitolata “Stipendi spezzati”, ruotante intorno alla restituzione al datore di lavoro, sotto minaccia del licenziamento, di metà della busta paga da parte dei dipendenti di una cooperativa di Licata che gestisce delle comunità per disabili psichici. I rinviati a giudizio sono Maria Barba, 39 anni, di Favara, dirigente ex facto ed ex moglie di Salvatore Lupo, già amministratore della cooperativa e poi vittima di omicidio il giorno di Ferragosto del 2021. E poi Rosa Sferrazza, 70 anni, di Favara, e Caterina Federico, 38 anni, di Licata, dirigente. Prima udienza il 30 giugno. Il giudice ha altresì accolto l’istanza avanzata dall’avvocato Angelo Farruggia disponendo il sequestro conservativo dei beni immobili di Maria Barba, pari a 405 mila euro, a favore della parti civili costituitesi in giudizio. Ebbene adesso anche il Tribunale del Riesame, presieduto da Wilma Mazzara, ha confermato il sequestro conservativo dei beni nei confronti di Maria Barba. Sono stati 8 degli ex dipendenti della cooperativa costituiti parte civile, a garanzia dell’obbligazioni civili di risarcimento del danno, quantificato in oltre 430mila euro, a chiedere tramite il proprio difensore, l’avvocato Angelo Farruggia, il sequestro di numerosi immobili di proprietà di Barba.

Ad Agrigento, a San Leone, ignoti malviventi hanno forzato una finestra, sono entrati dentro un’abitazione in una traversa lungo Viale delle Dune, e hanno rubato un televisore, alcuni oggetti in argento, e materiale vario di poco valore. La proprietaria, un medico di 57 anni, assente durante il periodo in cui è stato commesso il furto, ovvero tra il 4 e l’8 maggio, ha sporto denuncia ai Carabinieri della Stazione del Villaggio Mosè. Indagini sono in corso.

I Carabinieri della Compagnia di Canicattì hanno notificato un avviso di garanzia ad un commerciante di 35 anni di Racalmuto, indagato per il danneggiamento, seguito da incendio, di ben 6 automobili tra Racalmuto e Grotte, la notte del 13 aprile scorso. Già durante il sopralluogo, i militari delle Stazioni di Racalmuto e Grotte, supportati dai colleghi di Canicattì, hanno raccolto diverse tracce legate al presunto responsabile. Poi gli investigatori dell’Arma, coordinati dalla Procura di Agrigento, hanno acquisito ulteriori elementi di prova, anche nel corso della perquisizione domiciliare a carico dell’indagato, durante la quale sono stati sequestrati computer e telefonini. Ignoto è al momento il movente del gesto.

L’Azienda Sanitaria Provinciale di Agrigento recluta sei nuovi dirigenti medici neonatologi. Andranno a potenziare le Unità operative complesse di neonatologia degli ospedali di Agrigento, Licata, Sciacca e Canicattì. Nel dettaglio, due professionisti saranno destinati al “Barone Lombardo”, due al “San Giacomo D’Altopasso”, uno al “Giovanni Paolo II” ed uno al “San Giovanni di Dio”. Le procedure concorsuali sono già state ultimate e dopo la sottoscrizione dei contratti i nuovi dirigenti medici saranno immediatamente operativi.

I Carabinieri del NOR della Compagnia di Canicattì hanno notificato l’avviso di garanzia ad un pregiudicato di Racalmuto, indagato per il danneggiamento seguito da incendio di 6 automobili.

Fu una notte di fuoco quella del 13 aprile scorso, quando tra Racalmuto e Grotte, all’improvviso ed in rapida sequenza, le fiamme avvolsero alcune automobili parcheggiate in strada.

Già durante il sopralluogo, i Carabinieri delle Stazioni di Racalmuto e Grotte, supportati da quelli dell’Aliquota Operativa del NOR della Compagnia di Canicattì, raccolsero alcune tracce lasciate dall’autore, identificato nel corso di una rapida indagine che stamane ha acquisito ulteriori elementi grazie alla perquisizione dell’abitazione del presunto responsabile, disposta dalla Procura della Repubblica di Agrigento.

È  stato un momento di confronto tra le altre eccellenze italiane del turismo sostenibile, enogastronomico ed esperienziale con la prestigiosa Università Federico II per “rilanciare – come ha dichiarato l’ex ministro e docente universitario, Alfonso Pecoraro Scanio –  una grande trasformazione eco-digital e un turismo che sia sostenibile ma con una grande capacità di innovazione”.
I presenti si sono dati appuntamento per una serie di iniziative nel Mezzogiorno, alcune delle quali si svolgeranno in Sicilia e molto probabilmente ad Agrigento.
“Arte, natura e cibo – Turismo culturale ed enogastronomico sostenibile” è stato il tema approfondito durante il  meeting che si è svolto stamattina all’NH Panorama della città partenopea con il contributo, tra gli altri, dei sindaci di Procida, Capitale italiana della Cultura 2022, di Matera, già Capitale europea della Cultura 2019, di Agrigento, Francesco Miccichè, che è anche presidente della DMO Distretto Turistico Valle dei Templi, e dell’amministratore della DMO, Fabrizio La Gaipa.
Durante l’incontro, promosso dal Corso di Laurea sperimentale ad orientamento professionale in “Hospitality Management” del  Dipartimento di Economia dell’Università Federico II di Napoli, sono state proiettate alcune delle immagini più suggestive del territorio della Costa del Mito: mare, archeologia, arte, paesaggio, ma anche alcune delle eccellenze della nostra produzione agricola e agroalimentare. Nel corso del suo intervento, il sindaco e presidente del Distretto, ha anche annunciato la candidatura di Agrigento a Capitale Italiana della Cultura per il 2025