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La Procura di Agrigento, tramite il pubblico ministero, Cecilia Baravelli, ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, anticamera della richiesta di rinvio a giudizio, a carico di Nicolò Licata, 20 anni, di Agrigento, indagato di lesioni personali colpose aggravate allorchè, l’11 dicembre del 2019, alla guida di un’automobile Mini One, senza patente e sotto presunto effetto di sostanze stupefacenti, lungo Viale Caduti di Marzabotto, avrebbe investito uno scooter con due ragazzi in sella, feriti gravemente e per parecchi giorni in prognosi riservata. I difensori, gli avvocati Salvatore Cusumano e Teresa Alba Raguccia, hanno facoltà di presentare contro-deduzioni a difesa entro 20 giorni, dopodiché la Procura formulerà la richiesta di rinvio a giudizio.

A San Giovanni Gemini, in contrada Puzzillo, le fiamme hanno bruciato 770 balle di fieno e paglia, e hanno danneggiato un muletto, una fresa per movimento terra e un rimorchio agricolo. Il danno ammonta a circa 6mila euro. Sul posto, per domare il rogo, è intervenuta la Guardia Forestale. Il proprietario, un impiegato di 45 anni di San Giovanni Gemini, ha sporto denuncia contro ignoti alla locale stazione dei Carabinieri. Indagini sono in corso alla ricerca della causa dell’incendio.

A Ribera, in via Parlapiano, all’interno di un’abitazione sono stati rinvenuti dai Carabinieri i cadaveri di una coppia di coniugi senza figli. I morti sono Girolamo Vaccaro, 74 anni, e la moglie Angelica Cocchiara, 75 anni. L’uomo avrebbe sparato alla testa della moglie e poi si è suicidato allo stesso modo. La pistola, legalmente detenuta, è stata trovata in cucina, accanto ai due corpi. I Carabinieri, insieme ai Vigili del fuoco, sono entrati nella casa perché da alcuni giorni di Girolamo Vaccaro e di Angelica Cocchiara non vi è stata più traccia. La Procura di Sciacca ha avviato un’inchiesta. Indagano i Carabinieri della Compagnia di Sciacca coordinati dal tenente colonnello Roberto Vergato, e dal capitano Fabio Proietti.

Gli obiettivi della campagna referendaria per l’eutanasia legale saranno presentati domani 15 luglio, alle 9, al Collegio dei Filippini in via Atenea ad Agrigento, nel corso di una conferenza stampa alla quale parteciperanno i componenti del Comitato organizzatore Bruna Hamel, Claudia Avenia e Roberta Contrino, il movimento politico Volt ed il consigliere comunale Roberta Zicari.

Nel corso dell’incontro, saranno spiegate le modalità organizzative della campagna ed il quesito referendario, che, nello specifico, si pone l’obiettivo di introdurre l’eutanasia tramite l’abrogazione parziale dell’art. 579 del Codice penale che punisce l’omicidio del consenziente.

Tecnicamente, il quesito lascia intatte le tutele per le persone vulnerabili, i minori di 18 anni, le persone che non sono in grado di intendere e volere e quelle il cui consenso è stato estorto.

Nel corso della conferenza stampa sarà anche illustrato il calendario delle iniziative per la raccolta di firme che verranno organizzate nei prossimi giorni ad Agrigento, compresa un’iniziativa nel corso della quale Marco Cappato illustrerà le ragioni della campagna referendaria.

Ad Agrigento, al pronto soccorso dell’ospedale “San Giovanni di Dio”, si è presentato un uomo di 57 anni di Favara, ferito da tre coltellate. Lui ha raccontato di avere avuto un litigio, per futili motivi, con un suo conoscente, in contrada Picchiari, a Favara. Il ferito, con 15 giorni di prognosi salvo complicazioni, è stato ascoltato dai poliziotti della Squadra Volanti di Agrigento. Colui che ha sferrato le tre coltellate è stato già identificato e la sua posizione è al vaglio dell’Autorità giudiziaria.

Rinnovati i quadri dirigenziali della CNA di Canicattì in vista dell’assemblea elettiva quadriennale provinciale che sarà celebrata il 3 settembre ad Agrigento. Dopo avere svolto per due mandati pieni e consecutivi il ruolo di presidente, Giuseppe Scibetta, nel rispetto dello statuto,  passa il testimone. Il successore,  eletto all’unanimità, è Gero Nobile, 53 anni, titolare  di un’azienda che si occupa di arredo tessuti per tendaggi. Fanno parte del nuovo organigramma Giuseppe Scibetta, Salvatore Taibi  Gioacchino Ferlisi, Vincenzo Giglia, Antonio Carlino, Angelo Migliorini, Lorenzo Li Calzi, Salvatore Palilla, Salvatore Gambino, Diego Petralito, Ugo Sabatini e Salvatore Di Mauro. Nel corso dei lavori  sono intervenuti il presidente provinciale, Francesco Di Natale e il segretario Claudio Spoto, i quali hanno avuto parole di ringraziamento per il presidente uscente, augurando poi buon lavoro a Gero Nobile  e alla nuova governance locale per l’impegno assunto nell’interesse degli artigiani e imprenditori canicattinesi. Di Natale, Spoto e Scibetta hanno infine espresso apprezzamento per l’attività di collaborazione assicurata da Lillo Lanza, al servizio delle imprese.

Turni di irrigazione che slittano di settimane o che addirittura saltano del tutto. Una rete colabrodo dove – se e quando – viene messa una toppa, immediatamente si apre un’altra falla. Uno sfascio totale, insomma, la distribuzione dell’acqua per irrigare i campi per gran parte della provincia di Trapani.

A denunciarlo è la Cia Agricoltori della Sicilia Occidentale, nel pieno della stagione delle coltivazioni orticole, dei vigneti e degli uliveti. Sotto accusa le reti sottese a due dighe in particolare, Paceco e Rubino, dove si registrano quotidianamente perdite e guasti.

L’erogazione dell’acqua dalla diga Rubino, tra l’altro, è stata bloccata da marzo scorso per la presenza dell’alga rossa, potenzialmente tossica, e solo da qualche giorno i rubinetti sono stati riaperti per le coltivazioni, ma sono ancora chiusi per la zootecnia. Meno problemi si registrano invece sulla rete che dipende dalla diga Garcia, di più recente costruzione rispetto alle altre due: insieme, le tre dighe, servono circa 22 mila ettari di terreni coltivati.

“Tutta colpa di una rete di distribuzione vecchia e fatiscente – dichiara Antonino Cossentino, presidente della Cia Sicilia Occidentale – che andrebbe sostituita del tutto. Invece viene tenuta in piedi da una manutenzione ordinaria a singhiozzo e che non basta di certo a garantire agli agricoltori le quantità minime di acqua per i loro campi. A monte manca sicuramente una scelta politica da parte della Regione, che dovrebbe assumersi le sue responsabilità e agire. Da anni, i Consorzi di Bonifica vengono gestiti in maniera commissariale e dispongono di risorse finanziarie risicatissime, che non permettono loro di svolgere e garantire le funzioni minime. A disposizione hanno poco personale e pochi fondi per l’acquisto di materiali. È una situazione di sfascio che riguarda la provincia di Trapani ma in generale tutta la Sicilia. Alla fine pagano sempre e solo gli agricoltori”.

Alle porte della nuova stagione estiva targata 2021 si fa la conta dei danni della prima estate colpita dal Covid: la Sicilia nel 2020 ha dimezzato (-56,2%) le presenze turistiche sull’isola rispetto all’anno pre-pandemia, determinato per lo più dal crollo dei turisti stranieri (-80,9% vs -31,0% delle presenze di turisti italiani). Flessione, quest’ultima, superiore rispetto a quella rilevata a livello medio nazionale del -70,3%.
È quanto evidenzia uno studio dell’osservatorio economico regionale di Confartigianato Sicilia, nello studio “Artigianato, Turismo e Beni Culturali – Opportunità per la ripartenza post Covid-19 della Sicilia”. Uno studio che evidenzia anche come azioni di tutela e valorizzazione del patrimonio artistico e culturale potranno essere realizzate dalle 22.651 imprese dell’Isola, di cui 12.564 pari al 55,5% artigiane.
Lo studio è stato presentato questa mattina nella sede di Confartigianato Sicilia, in via Emerico Amari a Palermo all’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità Siciliana, Alberto Samonà e all’assessore regionale Manlio Messina (collegato in webinar).

Nell’estate 2020 forte contrazione del turismo, la Sicilia penalizzata
In Sicilia negli ultimi 3 anni sono state mediamente oltre 5 milioni le presenze straniere, si tratta del 3% dei turisti non italiani che mediamente visitano la nostra penisola. Nell’estate 2020, però, le restrizioni alle attività praticabili durante le vacanze hanno causato, secondo quanto indicato da Istat, una forte contrazione dei flussi vacanzieri, soprattutto di quelli finalizzati a visite al patrimonio culturale, alla partecipazione a eventi e spettacoli, al turismo enogastronomico, penalizzando in maggior misura regioni come la nostra.
Presenze più che dimezzate nella nostra Isola, i dati
I dati riferiti al 2020 indicano che in Sicilia le presenze turistiche nell’anno della pandemia si sono più che dimezzate (-56,2%), contando oltre 8 milioni di presenze in meno rispetto al 2019. Le province che hanno registrato la flessione più ampia in termini percentuali sono Catania (-63,2%) e Siracusa (-58,9%). A contribuire al 72,7% del calo è l’accentuata riduzione delle presenze straniere. Presenze queste ultime che nel 2020 hanno rappresentato il 22,0% dei turisti presenti sull’Isola, diversamente dall’anno precovid-19 quando la quota di turisti stranieri era pari al doppio (50,5%). Il calo percentuale delle presenze straniere nel 2020 si attesta al -80,9% mentre quello degli italiani al -31,0%. Tra i principali paesi esteri di provenienza dei turisti (primi 10) si rilevano cali sopra la media (-80,9%) per Stati Uniti, Spagna e Francia.

Rispetto all’offerta degli esercizi ricettivi presenti sul territorio per accogliere i turisti si rileva, diversamente dai trend riferiti ai flussi turistici, una dinamica positiva: dai 7.473 esercizi del 2019 si raggiungono i 7.729 del 2020. Tale incremento trova principale spiegazione nell’aumento sull’Isola di strutture extra alberghiere: agriturismi (+61,8%), case per ferie (+14,7%) e case in affitto gestite in forma imprenditoriale (+11,9%).
La crescita di questa tipologia di alloggi trova ampio consenso nei “vacanzieri post Covid-19”, poiché secondo quanto indicato da Istat a seguito della pandemia si è riscontrato un maggior ricorso da parte dei turisti ad alloggi privati.

Maggior numero di turisti a Palermo, Taormina e Catania
Le località siciliane (comuni) dove si conta un maggior numero di presenze turistiche si confermano Palermo, Taormina e Catania. Il tasso di turisticità –presente turistiche per numero di abitanti – più alto lo si rileva invece per i comuni di San Vito Lo Capo (113,1 pres./ab.), Letojanni (108,8 pres./ab.) e Taormina (103,4 pres./ab.).

Imprese artigiane interessate dalla domanda turistica
Nel 2020 attive nella filiera di offerta del turismo, oltre a ristoranti e alberghi, figurano anche le 16.094 imprese artigiane interessate dalla domanda turistica che operano principalmente nel settore dell’Agroalimentare (33,1%), delle altre attività manifatturiere e dei servizi (21,7%) e di Ristoranti e pizzerie (18,6%).
La nostra Isola si posiziona prima nella classifica nazionale per più alta incidenza di queste imprese sul totale artigiano (22,4%), valore superiore di 6,5 punti rispetto alla quota nazionale del 15,9%. Tra le prime 5 province italiane dove l’artigianato della filiera d’offerta del turismo rappresenta una fetta rilevante del tessuto produttivo artigiano ne troviamo due siciliane: Palermo con 3.542 imprese pari al 25,2% del totale artigianato e Agrigento con 1.365 imprese pari al 23,9% del totale artigianato.
Il fatturato legato ad alberghi e ristoranti, due settori cardine del turismo, ammonta in Sicilia a 4,1 miliardi di euro, si tratta del 4,2% del fatturato complessivamente realizzato dalle attività del territorio.

Il patrimonio culturale e l’offerta enogastronomica
Senza dubbio due fattori chiave per l’attrattività del territorio sono il suo patrimonio culturale – che si compone di 8.133 beni culturali architettonici, monumentali e archeologici, di 241 musei e istituti similari e di 7 siti Patrimonio UNESCO (il Palazzo dei Normanni e la Cappella Palatina, la Zisa, La Cattedrale di Palermo, La Cattedrale di Monreale e la Cattedrale di Cefalù, la Chiesa di San Giovanni degli Eremiti, la Chiesa di Santa aria dell’Ammiraglio, la Chiesa di San Cataldo e il Ponte dell’Ammiraglio) – e l’ampia offerta enogastronomica, che comprende 35 prodotti D.O.P. e I.G.P. e 264 prodotti agroalimentari tradizionali.
Proprio sul patrimonio culturale, artistico e storico interviene il PNRR ponendo l’accento, anche in termini di sostenibilità, sull’importanza della sua valorizzazione e tutela. Due azioni che vanno sostenute ancor più a fronte dei mancati investimenti degli ultimi anni, in modo particolare nella nostra regione: nel 2018 – ultimo dato disponibile – la spesa sostenuta per cultura e servizi ricreativi dalla P.A. allargata scende del 37,7%, riduzione più ampia rilevata tra le regioni italiane.

In Sicilia oltre 22mila imprese, il 55,5% artigiane
Azioni di tutela e valorizzazione del patrimonio artistico e culturale potranno essere realizzate dalle 22.651 imprese dell’Isola, di cui 12.564 pari al 55,5% artigiane, che nel dettaglio si occupano di: 9.957 di installazione di impianti elettrici, idraulici e altri lavori di costruzione e installazione (57,4% artigiane), 8.502 di attività di completamento e finitura di edifici (63,2% artigiane), 4.053 di attività di servizi per edifici e paesaggio (34,4% artigiane) e 139 di attività di conservazione e restauro di opere pubbliche, di cui oltre la metà artigiane (62,1%).
Il loro diretto coinvolgimento potrà attivare un circolo virtuoso con ricadute positive sul tessuto produttivo e sul mercato del lavoro siciliano.
Queste oltre 22 mila imprese, insieme alle 40.529 dell’Edilizia, di cui 15.127 artigiane (37,3%), potranno ricoprire un ruolo da protagoniste anche per la realizzazione di interventi preventivi antisismici per ridurre i rischi che riguardano il patrimonio culturale, al fine di evitare più ingenti investimenti per il loro ripristino o la perdita definitiva del bene. Ciò diventa rilevante soprattutto in una realtà come la nostra, dove il 91,3% dei comuni rientra nella classe sismica elevata e molto elevata.

Migliorare la capacità attrattiva del territorio
Anche a fronte di quanto accaduto a causa della pandemia diviene fondamentale non solo valorizzare i gioielli a cielo aperto dislocati in ogni angolo della Sicilia, ma anche migliorare la capacità attrattiva del territorio, l’accessibilità e la sua sicurezza. Nel fare ciò, sempre con riferimento ai punti trattati nel PNRR, sono previste azioni volte alla ‘rigenerazione sociale’ che passa anche dal rilancio di piccoli centri spesso dislocati nelle aree interne del territorio – in Sicilia sono 291 i comuni in queste aree (74,6% dei 390 comuni totali) – spesso coincidenti con le aree rurali e periferiche, per favorire la nascita di nuove esperienze turistiche/culturali dando vita ad un turismo sostenibile alternativo che riserva un contatto maggiore con la natura e volto a rilanciare la cultura, insieme alle arti, alle tradizioni che li caratterizzano e alle attività del luogo che sono in misura maggiore piccole realtà e imprese artigiane: il 25,8% delle imprese che operano nei luoghi delle aree interne sono artigiane, quota più alta del peso dell’artigianato totale sull’intero sistema impresa (20,9%) ; il 91,2% degli occupati nelle aree interne lavorano in micro piccole imprese, quota più elevata rispetto all’82,7% registrato a livello complessivo.

Un tavolo tecnico dell’artigianato
L’assessore regionale ai Beni Culturali, nel suo intervento, ha sottolineato la necessità di avviare un tavolo tecnico dell’artigianato che coinvolga non solo i restauratori ma tutti gli artigiani coinvolti nei processi di restauro, recupero e valorizzazione dei beni, “affinché – ha detto – le problematiche vengano discusse, se emergono delle criticità, vengano affrontate e le eventuali soluzioni, pensate insieme”. Samonà ha posto l’attenzione sull’importanza del contributo degli artigiani, delle piccole e medie imprese, “di coloro che vivono quotidianamente il mondo del fare come mestiere, come vocazione. Ho preso quindi l’impegno – ha assicurato – di istituire un tavolo permanente tra assessorato e mondo dei restauratori, un comparto in sofferenza, in grande crisi. Persone qualificate, formate, professionisti con cui lavoriamo per far tornare più bello il nostro patrimonio culturale e artistico. Sono solo i nostri interlocutori principali”. L’assessore ha anche annunciato che la Regione si affiancherà alle amministrazioni comunali in difficoltà con gli uffici tecnici in termini di progettazione di lavori di restauro. “È importante – ha concluso – sburocratizzare i processi amministrativi. Se non ci si rende conto che i tempi della burocrazia non sono quelli del cittadino, allora non andiamo da nessuna parte”.

Generare lavoro e occupazione partendo da beni culturali e turismo
A fare gli onori di casa, questa mattina, il presidente e il segretario di Confartigianato Sicilia, Giuseppe Pezzati ed Andrea Di Vincenzo. Non poteva mancare il vice presidente nazionale di Confartigianato, Filippo Ribisi. Presenti, anche in webinar, imprese siciliane e i vertici delle associazioni territoriali.
“È il momento di raccogliere le nuove indicazioni che vengono dal mercato – ha detto Pezzati – e pensare ad azioni da costruire insieme, organizzazioni e istituzioni, per accompagnare le imprese al cambiamento inevitabile imposto da uno scenario ormai profondamente mutato. A partire dal piccolo come indica già da tempo lo Small businnes act. Beni culturali e turismo, muovendo numeri importanti della nostra economia regionale, rappresentano assets strategici sui quali intervenire per generare lavoro e occupazione”.

Operare per il bene delle imprese
“Il tema dei Beni Culturali – ha sottolineato il vice presidente nazionale Ribisi –, è sempre stato per Confartigianto centrale, perché sia direttamente che indirettamente, è collegato con il mondo e con i mestieri che rappresentiamo. Spero, che il Governo regionale accolga la disponibilità data dalla Confartigianato, per lavorare insieme ed in sinergia, ognuno nel proprio ruolo e con le proprie prerogative, ma con un unico obiettivo comune, fare il bene per lo sviluppo della Sicilia e delle imprese siciliane, perché quello che va bene per le nostre imprese, va bene per la nostra Regione”.

Sono 174 i nuovi casi di Covid19 registrati nelle ultime 24 ore in Sicilia a fronte di 15.499 tamponi processati nell’isola. L’incidenza scende consistentemente rispetto al fine settimana e si attesta poco sopra l’ 1,1%, praticamente la metà di ieri, dopo essere arrivata fino al 2,5%.

L’isola è di nuovo al terzo posto per i nuovi contagi giornalieri in Italia, dietro, Lombardia e Veneto.

Gli attuali positivi sono 3.795 con un aumento di 60 casi. I guariti sono 110 mentre nelle ultime 24 ore mentre le nuove vittime sono 4 e il totale dei decessi sale a 5.996.
Sul fronte ospedaliero continua la risalita dei ricoverati che sono adesso 159 i ricoverati, uno in più rispetto a ieri, e 20 in terapia intensiva, due in più rispetto a ieri Sul fronte del contagio nelle singole province in testa balza Agrigento con 44 casi seguita da Caltanissetta con 36 casi, Palermo 27, Trapani 24, Catania 20, Ragusa 11, Siracusa 8, Messina 4 e nessun caso oggi a Enna.

Trentaquattro condanne, alcune riduzioni di pena, un solo “ribaltone” e diverse assoluzioni “pesanti” confermate anche in secondo grado. Si chiude così il processo d’Appello – celebrato davanti la seconda sezione penale di Palermo – scaturito dalla maxi operazione “Montagna” – eseguita nel gennaio 2018 dai carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento – contro le famiglie mafiose dell’agrigentino e del neonato mandamento.

Il personaggio “chiave” dell’intera inchiesta è Francesco Fragapane, figlio del boss ergastolano ed ex capo provinciale di Cosa Nostra Salvatore Fragapane, considerato dagli inquirenti il vero promotore del nuovo mandamento della Montagna: i giudici di secondo grado lo hanno condannato a 14 anni, riducendo la pena a venti anni di reclusione inflittagli in primo grado. Leggeri sconti di pena anche nei confronti di Giuseppe Luciano Spoto, considerato boss di Bivona, e Giuseppe Nugara, ritenuto al vertice della famiglia mafiosa di San Biagio Platani (entrambi condannati a 16 anni dopo che in primo grado gli erano stati inflitti quasi venti anni). Scende a 13 anni e 4 mesi (dopo una condanna a 17 anni in primo grado) la pena inflitta allo “storico” boss di Sciacca, Totò Di Ganci.

Confermate le assoluzioni di Pasquale Fanara, ritenuto il boss di Favara (per lui erano stati chiesti 20 anni in primo grado), Angelo Giambrone, figlio del defunto boss di Cammarata Calogerino Giambrone, e Domenico Maniscalco, ritenuto invece il braccio destro del boss di Sciacca. L’unico vero “ribaltone” in Appello è quello a carico di Raffaele Fragapane, difeso dall’avvocato Giuseppe Barba, cugino del boss Francesco: condannato in primo grado a 10 anni e 8 mesi (e arrestato in seguito per una maxi rapina) è stato assolto in secondo grado. Lieve riduzione anche per il collaboratore di giustizia Giuseppe Quaranta, pentitosi subito dopo l’arresto nell’operazione Montagna: 7 anni e 6 mesi la condanna (8 in primo grado) con le attenuanti della collaborazione. Confermata, per il resto, la sentenza di primo grado.

Condanne

Francesco Fragapane (14 anni); Giuseppe Quaranta (7 anni, 6 mesi e venti giorni); Luciano Giuseppe Spoto (16 anni); Giuseppe Nugara (16 anni); Salvatore Di Gangi (13 anni e 4 mesi); Vincenzo Mangiapane cl.55 (11 anni); Calogero Limblici (10 anni e 4 mesi); Antonino Vizzì (10 anni e 8 mesi); Vincenzo Cipolla (10 anni e 8 mesi); Massimo Spoto (11 anni); Raffaele La Rosa (10 anni e 8 mesi); Giuseppe Vella (10 anni); Calogero Sedita (8 anni e 8 mesi); Angelo Di Giovanni (8 anni); Luigi Pullara (8 anni); Daniele Fragapane (6 anni); Stefano Valenti (6 anni); Gerlando Valenti (6 anni); Antonio Licata (3 anni e 8 mesi); Calogero Quaranta (4 anni e 13 giorni); Calogero Maglio ( 4 anni e 8 mesi); Antonio Domenico Cordaro (10 anni e 50 mila euro multa); Franco D’Ugo (4 anni e 4 mesi e 5 mila euro multa); Santo Di Dio (4 anni);Vincenzo Dolce (3 anni); Francesco Maria Drago (1 anno e 8 mesi e mille euro multa); Alessandro Geraci (3 anni); Francesco Giordano (6 anni e 80 mila euro multa); Antonio Maranto (12 anni e 12 mila euro multa); Pietro Paolo Masaracchia  (4 anni e 4 mesi e 5 mila euro di multa); Vincenzo Pilliterri (6 anni e 4 mesi e 14 mila euro multa); Salvatore Puma (6 anni e 20 mila euro multa); Concetto Errigo (4 anni e 4 mila euro di multa); Carmelo Battaglia (4 anni e 4 mila euro).

Assoluzioni

Adolfo Albanese; Giuseppe Blando; Vincenzo Mangiapane (cl54); Giacomo Di Dio; Stefano Di Maria; Salvatore Pellitteri; Pasquale Fanara; Salvatore La Greca; Roberto Lampasona; Domenico Maniscalco; Vincenzo Spoto; Salvatore Vitello; Raffaele Fragapane; Giovanni Guttuso.

Già assolti in maniera definitiva

Giacomo Di Dio, Stefano Di Maria, Salvatore La Greca, Viviana La Mendola, Vincenzo Mangiapane cl.71; Salvatore Pellitteri cl.92; Nazarena Traina e Vincenzo Valenti.

Nel collegio difensivo, tra gli altri, gli avvocati Antonino Gaziano, Salvatore Manganello, Giovanni Castronovo, Salvatore Virgone, Maria Alba Nicotra, Giuseppe Oddo, Angelo Nicotra, Rosalia Palumbo Piccionello, Giuseppe Sodano, Graziana Vella, Tanja Castronovo.

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