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“E’ un lavoro silenzioso, svolto molto spesso quando il resto della città dorme o non è ancora uscita da casa, ma è sicuramente uno dei lavori che permette a noi tutti di vivere, anche questi momenti di difficoltà, nel rispetto delle norme igieniche delle nostre singole famiglie e della collettività la raccolta dei rifiuti porta a porta e la pulizia delle città”.

A parlare è il presidente della ditta Iseda Giancarlo Alongi, in qualità di legale rappresentante dell’associazione di imprese che si occupa del servizio di raccolta differenziata in molti comuni della provincia di Agrigento.

“A nome di tutte le aziende della Rti – aggiunge Alongi – vogliamo ringraziare tutti gli operatori ecologici delle nostre imprese che nonostante il difficile momento che stiamo vivendo tutti quanti, ogni mattina all’alba si alzano, lasciano le proprie famiglie per effettuare un servizio di pubblica utilità che ci permette di mantenere le città pulite e di avere un servizio di raccolta porta a porta puntuale ed efficiente. Alcuni di loro – aggiunge il presidente dell’Iseda – stanno continuando a lavorare anche in quei comuni dove i loro stipendi vengono pagati non puntualmente a causa dei ritardi di alcune amministrazioni comunali e che talvolta arrivano a riguardare diverse mensilità. A loro va tutto la nostra solidarietà e il nostro ringraziamento. Capiamo infine l’apprensione dei nostri operai che escono ogni mattina per effettuare un lavoro ora più che mai fondamentale per noi tutti, e per questo gli siamo grati. A loro, ripetiamo,  va tutto il nostro sincero plauso e siamo certi, anche quello dei nostri concittadini”.

La Rti chiarisce infine che il servizio di raccolta porta a porta non sta subendo alcun cambiamento o modifica se non nei casi legati ai limiti imposti dei singoli impianti soprattutto per quanto concerne il conferimento dell’umido. In questi casi saranno i sindaci dei comuni interessati a comunicare con proprie ordinanze le eventuali variazioni nei turni di conferimento.

Ad Agrigento, poiché domani martedì 17 e poi mercoledì 18 gli uffici comunali sono tutti chiusi per effettuare la disinfezione degli ambienti, la sala operativa del Coc, il Centro operativo comunale della Protezione Civile, ha attivato un numero telefonico mobile per essere raggiunto. Si tratta del 366 67 81 125. E’ invece sempre attivo il centralino del Comando della Polizia Municipale al numero 0922 59 85 85.

Covid 19, il Cartello Sociale ha scritto una durissima nota ai vertici regionale della Sanità, con a capo l’assessore Razza, al presidente regionale della Commissione Sanità La Rocca Ruvolo e al direttore generale dell’Asp di Agrigento Mazzara. Ecco il testo integrale:

“La difficile realtà determinata da questa nuova infezione causata dal cosiddetto coronavirus, rischia di mettere in ginocchio il sistema della sanità provinciale. La Sicilia negli ultimi vent’anni, ha subito una lunga serie di tagli indiscriminati che hanno ridotto la capacità di risposta alle domande, di salute  a volte anche complesse, i cui effetti, oggi più che mai diventano evidenti anche a chi forse aveva ampiamente sottovalutato l’importanza di avere un solido servizio sanitario. Adesso, non è più il tempo di tagli, adesso è arrivato il momento di intervenire massicciamente per rifunzionalizzare il nostro sistema sanitario, per poterlo rendere efficiente ed efficace in questa lotta contro un nemico potente, la cui capacità di trasmissione ha già causato centinaia di vittime. Nella nostra provincia il sistema sanitario sta cercando di fronteggiare questa pandemia con le risorse umane e strumentali disponibili, ma il rischio è che ciò potrebbe risultare insufficiente qualora i numeri dovessero essere come quelli di regioni del nord. L’infezione da covid-19, ormai lo si sa, richiede la disponibilità di posti letto di pneumologia, malattie infettive, ma soprattutto, posti letto, molti posti letto di rianimazione. Proprio su questi posti letto, Agrigento con i suoi cinque presidi ospedalieri, è in grado di garantire soltanto 16 posti letto suddivisi con Sciacca ed Agrigento.  Alla luce di ciò una valida risposta potrebbe arrivare da una funzionalizzazione del Presidio Ospedaliero “Fratelli Parlapiano di Ribera, il cui depotenziamento di questi ultimi anni ha liberato interi reparti di degenza che oggi, potrebbero essere utilizzati per tale scopo. Questa scelta permetterebbe in tempi rapidi di fronteggiare una potenziale richiesta  di posti letto  alleggerendo gli importanti carichi di lavoro degli altri presidi ospedalieri provinciali. Invece, apprendiamo da una nota stampa, che l’ASP di Agrigento, avrebbe siglato un’  accordo per la gestione di pazienti affetti da covid-19, e non solo, con l’ASP di Caltanissetta. Questo  accordo però, non prevede nessun incremento di posti letto ad alta e media intensità di cure, tanto meno la realizzazione cosi come previsto dalla rete ospedaliera di reparti di pneumologia e malattie infettive. Riteniamo tutto che questo servirà soltanto a spalmare a tasso invariato di incremento di posti letto, i pazienti in giro per le due province.

Ci si chiede se i posti letto previsti da questo accordo tra ASP, siano in grado veramente di fronteggiare i grandi numeri che è facile aspettarsi quanto prima scoppieranno nelle due provincie. L’esperienza di regioni come la Lombardia, ci dicono che bisogna prepararsi a grandi numeri e che non è permesso sbagliare. In medicina si dice che bisogna prevenire.

Non si comprende perché ci si ostini a non valutare la realizzazione di tanti posti letto nel Presidio di Ribera.

Per quanto sopra si chiede di valutare la superiore richiesta ed attivarsi ognuno per le proprie competenze. All’assessorato alla Salute, si chiede di impartire le opportune indicazioni, affinché la provincia di Agrigento, non si trovi impreparata a gestire questa grande calamità”.

Don Mario Sorce – Salvatore-Pezzino-Alfonso Buscemi- Emauele Gallo -Gero Acquisto

A Licata i sanitari del 118 e i vigili del fuoco del locale distaccamento hanno soccorso un uomo di 52 anni, soprappeso, con febbre alta e difficoltà respiratorie. Il licatese è stato trasportato all’ospedale “Sant’Elia” di Caltanissetta. Gli è stato praticato il tampone ed è positivo al coronavirus. E’ ricoverato in terapia intensiva. Il 52enne non avrebbe avuto alcun contatto con la donna di 55 anni di Licata anch’ella positiva al coronavirus.

La ministra ai Trasporti, Paola De Micheli, su richiesta del presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, adotta provvedimenti più stringenti in ambito collegamenti relativi alla Sicilia. Si tratta della sospensione dei collegamenti aerei, nazionali e internazionali, a eccezione di due voli al giorno tra Roma e Palermo/Catania. Poi il blocco di tutti i servizi automobilistici interregionali e dei servizi marittimi per il trasporto dei passeggeri, garantendo solo quello merci. Saranno possibili gli spostamenti per i passeggeri da Villa San Giovanni e Reggio Calabria a Messina e viceversa, ma solo per comprovate esigenze di lavoro o di salute. Con Roma sarà mantenuto un solo treno intercity al giorno. Il presidente Musumeci ha chiesto inoltre al ministro della Salute, Roberto Speranza, i necessari controlli sanitari alla partenza sia per i passeggeri che per i conducenti di mezzi di trasporto merci.

Il Sindaco di Naro Maria Grazia Brandara ha scritto al Presidente della Regione Nello Musumeci per sostenerlo nella battaglia per scoraggiare gli arrivi in Sicilia dal Centro-Nord e da altri Paesi, in questo momento in cui tutti dobbiamo concorrere a mantenere alta la guardia contro la diffusione del Covid-9.

Maria Grazia Brandara sottolinea che l’art. 31 dello Statuto della Regione Sicilia prevede espressamente che “il Presidente della Regione può chiedere l’impiego delle forze armate dello Stato”.

Il Sindaco di Naro -nella lettera scritta a Musumeci- si dice rammaricata del fatto che “non sia stato mai concluso il lavoro avviato per la costituzione di un Corpo speciale di Polizia Amministrativa a tutela dei più significativi servizi ed interessi regionali”. Infatti, proprio questo Corpo oggi potrebbe essere impiegato per i controlli nei punti d’arrivo.

“Finita l’emergenza, si dovrà senz’altro ripensare all’opportunità -che oggi appare come necessità- di organizzare un Corpo di Polizia Regionale, ma oggi si pone urgente e indispensabile ottenere negli accessi dell’isola l’impiego delle Forze Armate dello Stato”- scrive ancora il Sindaco Brandara.

Riferendosi poi all’intervista rilasciata dal Presidente Musumeci a Lucia Annunziata, nel corso del programma Rai-3 “Mezz’ora in più”, Maria Grazia Brandara scrive a Musumeci: “Ho condiviso, come esponente delle Locali Istituzioni, ogni singolo passo delle Sue risposte, convincenti e rassicuranti, ma -com’è ovvio- tendenti a denunziare ogni sorta di rischio e/o pericolo che si annida nei variegati e molteplici contesti collegati al Covid-19”.

Indi, aggiunge:”In particolare ho condiviso le preoccupazioni relative al rientro in massa e all’arrivo in Sicilia di più di trentamila persone (auto-registratesi negli ultimi dieci giorni nel website dedicato della Regione Sicilia e postesi in isolamento fiduciario), alle quali bisognerà senza dubbio sommare chissà quante altre migliaia di persone entrate nell’Isola e non auto-registratesi o, addirittura, non isolatesi come avrebbero dovuto”.

DICHIARAZIONE DEL SINDACO:

“Ho voluto manifestare al Presidente Musumeci tutto il mio appoggio per le sue iniziative volte a frenare il rientro o l’arrivo incondizionato nella nostra isola di decine di migliaia di persone. Dobbiamo far sentire al Governo nazionale, in modo vieppiù forte e compatto, la voce del Presidente della Regione e quella dei Sindaci di Sicilia, di tutti i Sindaci.

Non ho quindi voluto perdere nemmeno un minuto di tempo ad associarmi alla richiesta di Nello Musumeci di impiegare in Sicilia i soldati dell’Esercito non soltanto per l’operazione “Strade sicure”, ma anche per destinare una parte di questi uomini ai controlli nei punti di arrivo. Ciò costituisce infatti un buon deterrente per scoraggiare gli arrivi e per consentire la limitazione dei passeggeri extra-regionali.”

Sospensione dei collegamenti aerei, nazionali e internazionali, a eccezione di due voli al giorno tra Roma e Palermo/Catania; blocco di tutti i servizi automobilistici interregionali e dei servizi marittimi per il trasporto dei passeggeri, garantendo solo quello merci. Sono alcune delle prossime iniziative che il ministro dei Trasporti Paola De Micheli si appresta ad adottare, su richiesta del presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, per contenere il contagio del Coronavirus nell’Isola.
Saranno possibili gli spostamenti per i passeggeri da Villa San Giovanni e Reggio Calabria a Messina e viceversa, ma solo per comprovate esigenze di lavoro o di salute. Con Roma sarà mantenuto un solo treno intercity al giorno. Il governatore ha chiesto anche al ministro della Salute, Roberto Speranza, i necessari controlli sanitari alla partenza sia per i passeggeri che per i conducenti di mezzi di trasporto merci.

Continuano a tappeto, come noto, i controlli su strada dei Carabinieri contro la diffusione del coronavirus. Durante uno degli innumerevoli servizi svolti in tutta la provincia di Agrigento, i militari della Tenenza di Favara hanno arrestato, ieri pomeriggio, un tunisino trentaduenne sul quale pendeva, da ben quattro anni, un ordine di carcerazione per rissa.

I controlli per l’applicazione delle disposizioni governative emesse in relazione alla nota emergenza del coronavirus proseguono infatti serrati ad Agrigento e in tutti i Comuni della Provincia. Per tutta la settimana, sono andate avanti le verifiche sulla circolazione di automobilisti e pedoni, ricorrendo anche, quando necessario, a numerose autodichiarazioni da parte dei cittadini.

Nel corso di uno di questi numerosissimi servizi, per i Carabinieri della Tenenza di Favara, si è anche concretizzato un brillante risultato operativo.

Nel corso di uno dei molteplici posti di controllo, svolto in via Dei Canali, aveva infatti destato sospetto l’atteggiamento di un soggetto che si aggirava in una delle strade limitrofe. Alla richiesta dei documenti, lo stesso si è dimostrato restìo a sottoporsi alle verifiche di prassi dei militari in tema di rispetto del decreto governativo in atto. È sin da subito sembrato che avesse avuto qualcosa da nascondere. Una volta identificato, i Carabinieri hanno infatti scoperto che su quel trentaduenne tunisino pendeva un ordine di carcerazione per una rissa avvenuta ben quattro anni fa ad Avola (SR). Dopo anni di ricerche, quindi, il pericoloso fuggitivo, su cui pende una condanna alla reclusione, è incappato nell’efficace rete dei controlli predisposta dal Comando Provinciale Carabinieri di Agrigento, i cui servizi a tappeto andranno avanti, senza sosta, in città e in tutti i paesi della provincia, non solo per l’emergenza in atto, ma anche per l’ottenimento di ulteriori, importanti risultati operativi.

In questo momento la domanda più frequente e più richiesta è la seguente: quando sapremo se la quarantena funziona? Il Corriere della Sera riporta i dati di uno studio che ha totalizzato oltre 24 milioni di visualizzazioni. Una ricerca dettagliata, che può aiutarci a capire quale sia l’andamento del coronavirus in Italia.

L’analisi è stata condotta dal 33enne Tomas Pueyo, vicepresidente di Course Hero, piattaforma di insegnamento online oggi valutata 1,1 miliardi di dollari.

Il titolo della ricerca è ‘Perché agire ora’ e analizza vari dati e andamenti del Covid-19 in tutto il mondo, soffermandosi su errori e strategie da adottare.

Il punto di partenza è ovviamente la Cina, più avanti cronologicamente di tutti gli altri e in qualche modo già fuori dall’emergenza.

Coronavirus, cosa dicono i dati sulla Cina
Pueyo, attraverso il suo grafico pubblicato su Medium, mostra come tra il 23 e il 24 gennaio (chiusura di Wuhan e chiusura di 15 città dell’Hubei) i casi reali avessero un picco, per poi iniziare scendere due giorni dopo.

I casi ufficiali, invece, crescevano ancora esponenzialmente per altri 12 giorni. Ma nella realtà non era così perché “l’aumento era dato dalle persone che, avendo sintomi più forti, andavano dal medico e dal miglioramento dei sistemi di rilevamento del virus”.

Inoltre la discrepanza è data dal ritardo temporale tra l’insorgenza dei sintomi (in media 5 giorni dopo il contagio) e l’arrivo dei risultati dei tamponi.

Senza dimenticare come, all’inizio di un’epidemia, i casi reali siano molti di più di quelli stimati. Quando a Wuhan pensavano di avere 444 casi, ne avevano invece 27 volte di più.

Il contrario succede quando la curva dei contagi diminuisce: sono ancora tantissimi quelli ufficiali, ma in realtà stanno calando.

Coronavirus, il caso italiano
L’Italia come deve interpretare questi dati? L’Iss dirama un bollettino che contiene un grafico che indica la data di inizio dei sintomi e i casi diagnosticati aggiornati al 14 marzo.

Il problema con la nostra situazione è che è ancora troppo presto per costruire curve precise. Come sottolinea l’Iss, “i dati più recenti devono essere considerati provvisori. C’è la possibilità di un ritardo di alcuni giorni tra il momento della esecuzione del tampone per la diagnosi e la segnalazione sulla piattaforma dedicata. Il calo che si osserva nelle curve epidemiche negli ultimi due giorni, pertanto, deve essere interpretato come un ritardo di notifica e non come descrittivo dell’andamento dell’epidemia”.

In sostanza, è ancora presto per fare delle stime. Dopo il lock-down i casi si arrestano e diminuiscono subito, lo si vede solamente 12 giorni dopo.

In Lombardia, dove sono scattate le zone rosse e dove in sostanza le misure restrittive sono scattate prima che in altre Regioni non si nota una flessione, ma comunque un lieve rallentamento di alcune curve provinciali.

La speranza è che quanto vediamo sia peggiore dei dati effettivamente reali.

Ad oggi, infatti, vediamo gli effetti dei comportamenti di una settimana fa. Tra una settimana vedremo l’effetto della chiusura totale.

Quando arriverà il picco? Lo ha spiegato Silvio Brusaferro, ripreso dall’Ansa: “Tutti i modelli che circolano presuppongono eventi predeterminati, ma noi ci troviamo in una situazione nuova e guardando i nostri dati al momento non mi sento di fare previsioni».

(Virgilio)

Adesso in Sicilia i casi di coronavirus sono 188, 32 in più di sabato 14 marzo. Dall’inizio dei controlli, i tamponi validati dai laboratori regionali di riferimento, ovvero i Policlinici di Palermo e Catania, sono 2.452. Sono stati trasmessi all’Istituto superiore di sanità 188 campioni. Risultano ricoverati 71 pazienti (16 a Palermo, 33 a Catania, 7 a Messina, 1 a Caltanissetta, 2 ad Agrigento, 2 a Enna, 6 a Siracusa e 4 a Trapani) di cui 15 in terapia intensiva, mentre 108 sono in isolamento domiciliare, 7 sono guariti (due a Palermo, due ad Agrigento, uno a Enna, Messina e Ragusa) e due deceduti. Ecco la divisione dei casi nelle varie province: Agrigento 20, Caltanissetta 2, Catania 91, Enna 2, Messina 10, Palermo 33, Ragusa 4, Siracusa 15, Trapani 11. La Regione raccomanda di attenersi scrupolosamente alle indicazioni fornite dal ministero della Salute per contenere la diffusione del virus. Per ulteriori approfondimenti visitate il sito www.siciliacoronavirus.it o telefonate al numero verde 800 45 87 87.