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Tragiche conseguenze del maltempo che nelle ultime ore sta flagellando la Sicilia e, in particolare modo, la zona della provincia di Catania.

Una violenta mareggiata ha investito la frazione di Santa Maria La Scala, sotto la Timpa di Acireale. Le onde avrebbero travolto un’automobile con a bordo tre giovani: si tratta di Enrico Cordella, 22 anni, Margherita Quattrocchi, 21 anni e Lorenzo D’Agata, 27 anni. 

Secondo una prima ricostruzione i tre avevano preso un caffè insieme in un bar della zona e poi avevano deciso di andare a fare quattro chiacchiere davanti al mare, all’interno dell’automobile. Un’onda improvvisamente ha travolto il mezzo, una Fiat Panda verde.

Carabinieri, vigili del fuoco e ambulanze hanno raggiunto la zona del porto per i primi soccorsi. Le cattive condizioni meteo-marine hanno impedito le ricerche in mare. Verranno avviate domattina.

Provenivano con un bus di linea da Palermo con quasi 1kg e mezzo di hashish occultato nello zaino. Una volta scesi a piazzale Rosselli, terminal degli autobus ad Agrigento, ad attenderli c’erano gli agenti della sezione Volanti della Questura di Agrigento, guidata dal dirigente Francesco Sammartino.

Dopo la perquisizione, in cui sono stati rinvenuti alcuni grammi di marijuana, sono scattate le manette, per l’ipotesi di reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, nei confronti di due giovani originari del Gambia.

Ennesimo “colpo” della Polizia di Agrigento nell’ambito dell’operazione “Periferie Sicure”: nelle ultime settimane sono stati diversi i blitz, condotti da agenti in uniforme e dunque resi ancora più complicati, in molte zone di Agrigento. Ieri, prima dell’arresto dei “corrieri”, era stato arrestato un altro pusher sorpreso con dell’hashish già “steccato” in via Vallicaldi.

Nelle scorse settimane, invece, sono state passate a setaccio diverse scuole di Agrigento con il supporto delle unità cinofile. Un chiaro messaggio e segnale di controllo del territorio al fine di prevenire e reprimere il fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti.

Rapina in Corso Odierna a Palma di Montechiaro. Un giovane, con volto travisato e armato di coltello, ha fatto irruzione in una farmacia del paese del Gattopardo approfittando dell’orario di chiusura. 

Minacciando il titolare, l’unica persona presente al momento della rapina, il malvivente si è fatto consegnare 500 euro in contanti prima di uscire a gambe levate dall’esercizio commerciale. Probabilmente ad attenderlo in qualche stradina secondaria un complice.
Indagano i poliziotti del Commissariato che hanno già visionato i filmati delle telecamere di sicurezze e raccolto la testimonianza del titolare della farmacia. 

E’ il terzo “colpo” in ordine di tempo effettuato con le stesse modalità: prima in un market di Palma di Montechiaro poi una farmacia a Naro. Adesso la rapina ad un’altra farmacia.

Il sindaco di Agrigento, Calogero Firetto, ha scritto una lettera al cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, poco dopo la messa celebrativa della restituzione della Cattedrale di San Gerlando ad Agrigento dopo 8 anni di chiusura.
Ecco il testo integrale:

“Eminenza Reverendissima, Le scrivo col cuore, quale figlio di questa Chiesa e di questa terra, prima ancora che da sindaco.

Sento oggi di condividere i sentimenti e il tumulto pensieri che ha suscitato in me la riapertura della Cattedrale. Da venerdì ho in mente ancora le Sue parole: riavere la nostra Cattedrale non significa solo riaprire un tempio di preghiera, non solo uno scrigno architettonico di tesori. Riaprirne le porte ha un valore ben più profondo: ripropone una riflessione sulla storia religiosa, ma anche quella civile del nostro territorio e della nostra gente. Ripropone con forza i nostri valori ed è un appello all’unità e alla concordia, alla solidarietà e alla comunione d’intenti per guardare al futuro con più fiducia. La Cattedrale ha aperto le sue porte come una madre apre le braccia ai suoi figli. Una gioia grande”.

“Un obiettivo caratterizzante della storia della nostra città per il quale ho dato me stesso e per il quale ho passato tante notti insonni. Senz’alcun dubbio l’impegno che in questi anni più mi ha procurato tensione e preoccupazione.
Come Lei, Eminenza, ho sentito il timore di non veder più riaprire quelle porte. Ho avuto paura di dover perdere per sempre un simbolo e un valore. Non soltanto il timore di dover vedere la nostra Cattedrale abbandonata progressivamente ad un destino di rovina. Ma la paura di veder gravare sulla città un segno di resa totale: la perdita definitiva della speranza, di ogni possibilità di futuro. Come ha giustamente ricordato, abbiamo sentito a volte spegnersi ogni speranza, e anch’io, tra vacui annunci, inutili passerelle, tavoli regionali vuoti di contenuti, drammatici responsi e rimpalli di responsabilità ho sentito il soffiare di venti contrari. E in quelle circostanze devo dar atto che la determinazione, la forza incrollabile dell’intrepido Don Giuseppe Pontillo, direttore dell’ Ufficio BB.CC.EE. ed Edilizia di Culto, le sue impetuose parole mi hanno incoraggiato e spronato ad andare avanti.
È così che credo debba essere intesa una comunità: quella che lavora con buon senso, con sincero trasporto, che si sostiene e s’incoraggia a vicenda in un cammino comune di crescita; una comunità che crede nei valori che uniscono, che guarda con fiducia al bene di tutti.
C’è ancora tanta strada da fare per la nostra Cattedrale, per mettere in sicurezza il costone su cui si erge maestosa. Ma adesso possiamo essere ancor più fiduciosi, perché questo segno, la sua riapertura, ci guida verso una strada più sicura e più luminosa.
Con la mano sul cuore, Don Franco, mi sento di dirle che ancor oggi quei venti contrari soffiano su Agrigento. E non soltanto sulla Cattedrale. Non mi riferisco di certo alle critiche, sempre incombenti, o alle polemiche, alle dicerie, alle ricerche spasmodiche di capri espiatori, su tutto e per qualunque cosa. Esse sono sintomo di un malessere comprensibilissimo in una realtà così depressa come la nostra e, purtroppo, sono raccolte, neanche fossero fiori, rilanciate e sparse come semi per fomentare odio, disprezzo, livore, contro tutto e tutti. No, non è questo a tenermi sveglio certe notti.
Sono invece quegli atteggiamenti, non sempre interpretabili, di cui Lei ha riferito ai fedeli, quelle molte e deludenti parole prive di conseguenze: promesse che si traducono in intralci, ritardi colpevoli che si ripercuotono su un’intera comunità per fini, a dir poco, tornacontisti, se non spudoratamente insani per la città. Ho rinunciato a una carriera da deputato per servire Agrigento, la città in cui sono nato, la città in cui ho studiato, in cui mi sono formato, in cui ho lavorato, in cui sto crescendo ed educando i miei figli, perché credo nella bontà di un impegno fuori da schemi ingombranti e da imbarazzanti ricatti. Un percorso giusto, sano, corretto, che non è visto bene da chi non ama Agrigento e vorrebbe che questa città non guardasse mai in alto, ma fosse sempre con gli occhi fissi per terra.
Da venerdì 22 febbraio Agrigento può guardare in alto alla sua Cattedrale, può guardare alla speranza. I venti contrari spireranno invano. Indietro non si torna. Questo dice la Cattedrale. Il futuro è migliore.
È un sollievo doppio. Una speranza e una certezza: la speranza di non dover guardare più a chi riemerge dal passato per tentare di adombrare e ingombrare il nostro presente a scapito di un’intera città; la certezza, con la Vostra guida e il Vostro esempio, di poter aiutare la comunità civile a sentire il bisogno dell’unità e della concordia.
C’è ancora molto da fare. Non siamo soli. Ecco che cosa ho pensato. Possiamo credere che si può discernere le cose buone e giuste, vincere le resistenze di poteri oppressivi che non hanno a cuore Agrigento, dentro e fuori le mura.
Per tutto questo mi sento di dirle grazie, a nome mio e degli agrigentini. Grazie, Don Franco, per quell’esempio di bontà e di fede che è per la nostra comunità.
Mi unisco alla sua preghiera: che il Signore “ci doni di vivere una comunione più convinta e più operosa nella collaborazione e nella corresponsabilità”.
Non è facile, Lei afferma, Eminenza. Ed è vero. L’importante è provarci, non lasciare nulla indietro di intentato e non lasciarsi scoraggiare, non farsi abbattere. E, proprio come ha fatto don Giuseppe, imporre una strenua resistenza quando l’obiettivo è buono e giusto per tutti e non per un singolo.
“Il tempo è superiore allo spazio” ci rammenta don Carmelo Petrone, direttore dell’Amico del Popolo, citando Papa Francesco.
È così: non è stato riaperto soltanto uno spazio, un luogo di culto. Ci si è riappropriati di un principio, che è quello del Tempo. “Questo principio permette di lavorare a lunga scadenza, senza l’ossessione dei risultati immediati. Aiuta a sopportare con pazienza situazioni difficili e avverse, o i cambiamenti dei piani che il dinamismo della realtà impone” scrive don Carmelo.
Priorità al Tempo.
Iniziare processi. È stato questo il cambiamento. È questo l’insegnamento che proviene dalla Cattedrale. È quel che abbiamo voluto iniziare ad Agrigento e che con fatica enorme portiamo avanti. Non si torna indietro. Non possiamo permetterlo.
Come un processo è fatto di una serie di azioni, così sono le persone che generano il cambiamento: tutte insieme, gruppi di persone, con chiaro all’orizzonte un obiettivo comune che è Agrigento in un contesto sempre più ampio e più sano. Gruppi di persone che agiscono e che non si lamentano, che non si ostacolano, ma si spronano tra loro, che condividono una visione e che non guardano più in basso per uscire dal pantano. Guardano in alto, programmano, progettano, investono, credono e lottano perché questa terra non sia irredimibile. Guardano ai migliori esempi. Senza ansia, senza fretta, ma decisi, determinati, indomiti. Non si può tornare indietro.
Eminenza, questi pensieri hanno affollato la mia mente e hanno accresciuto la mia gioia nel veder riaperta la Cattedrale. Ancor più oggi, nella festa di San Gerlando, nostro patrono. Persone e Tempo, sono le parole che sintetizzano questo mio messaggio. Il Signore ci dia la forza e illumini sempre il nostro cammino. Evviva San Gerlando. Evviva Agrigento”.

“La cosa che più mi preoccupa, nella vita come nella politica, è il silenzio assordante dinnanzi ad un grido d’aiuto. Ancor di più se a gridare è la gente della tua città”. 

A rompere gli indugi è, ancora una volta , il Capogruppo della Lega al Comune di Agrigento Nuccia Palermo che si schiera apertamente accanto ai 144 commercianti in rivolta contro la chiusura della via Atenea prevista per la domenica conclusiva della 74° Sagra del Mandorlo in fiore. 

“Siamo indignati dinnanzi alla sorda indifferenza dell’amministrazione Firetto – insiste Nuccia Palermo – sempre più lontana dai bisogni degli agrigentini , sempre più blindata nel proprio palazzo mentre la mia gente qua fuori chiude le saracinesche”. 

“Già annuncio che parteciperò all’incontro dei 144  padri e madri di famiglia, che si svolgerà martedì presso lo Spazio TEMENOS, al fine di dare ancor più vigore ad una richiesta sacrosanta: il diritto di poter lavorare senza che ciò venga impedito da scelte assurde e incomprensibili”.

“Questa  – conclude il Capogruppo Palermo – non rappresenta soltanto l’ennesima scelta che va a discapito della già fragile economia agrigentina ma è anche la dimostrazione palese che il tanto decantato rilancio  esiste solo nell’immaginazione di Firetto”. 

 

Si svolgerà GIOVEDI’ 28 FEBBRAIO alle ore 10 nella Sala “PIO LA TORRE” della CGIL PROVINCIALE di Via Matteo Cimarra, 23 a d AGRIGENTO, la presentazione del libro di Emanuele Cavallaro sulla storia di Ignazio Cutrò “In culo alla Mafia”.

Alla iniziativa parteciperanno oltre al Segretario Generale della CGIL Agrigento Massimo RASO, anche il Procuratore Aggiunto della Procura della Repubblica di Agrigento Salvatore VELLA ed il “testimone di giustizia” e Presidente dell’Associazione testimoni di giustizia Ignazio CUTRO’. L’incontro sarà moderato dl Giornalista Gero TEDESCO.

“Siamo particolarmente orgogliosi e lusingati – dichiara Massimo RASO – che Ignazio CUTRO’ abbia voluto scegliere la CGIL quale luogo per presentare il libro che racconta la sua storia. Una storia che dev’essere conosciuta e raccontata, la storia di un Uomo che ha scelto di non piegare la testa a “cosa nostra” e di testimoniare contribuendo in questo modo all’arresto di chi ha minacciato la sua libertà di imprenditore.

La CGIL ha sempre seguito con attenzione la vicenda di Cutrò ed è intervenuta varie volte per chiedere che non gli venisse revocata la protezione.

“Appare davvero scandaloso – conclude Raso – che lo Stato possa decidere misure di questo tipo proprio è in coro il Processo alla “mafia della Montagna” che vede Cutrò tra le parti civili (anche la CGIL lo è) e dopo che è stata resa nota una intercettazione nella quale si parla esplicitamente delle intenzioni mafiose su Cutrò”.

L’iniziativa di Giovedì, cui tutti siamo invitati a partecipare, sarà l’occasione per rinnovare la nostra vicinanza a Cutrò e ritornare a chiedere per Lui ed i suoi familiari un livello accettabile di protezione.

 

“Il Comune di Agrigento non ha alcun ritardo nel pagamento  delle ditte appaltatrici del servizio di raccolta e smaltimento  dei rifiuti in quanto ancora oggi  non è scaduto il temine di pagamento delle fatture emesse dalle stesse”, Così precisa l’assessore comunale all’ecologia, Nello Hamel che continua: ” In questo senso,  è assolutamente inammissibile che la protesta degli operatori ecologici  possa essere finalizzata a spingere  il Comune  ad effettuare pagamenti  per i quali nella realtà non c’è ancora alcuna ritardo rispetto ai termini di liquidazione. Ed inoltre  si ricorda che il Comune di Agrigento è tra i pochi comuni virtuosi  che effettuano i pagamenti puntualmente”. 

L’assessore all’ecologia informa la cittadinanza che domani lunedì 25 febbraio, la raccolta dell’umido verrà regolarmente effettuata mentre il cartone, a causa dell’assemblea dei lavoratori, potrà subire qualche limitata carenza che sarà recuperata nella giornata di mercoledì 27.  

La signora Laura Pace, di 45 anni, residente a San leone, Via Eolo, aveva depositato presso il Comune di Agrigento una richiesta di autorizzazione per la realizzazione di una recinzione in ferro battuto, con annesso cancello, in un edificio sito in località San Leone, Via Eolo, allegando un progetto redatto dall’ingegnere Laura Pecoraro. Con provvedimento a firma dell’allora dirigente del Settore Pianificazione urbanistica e Gestione del Territorio ingegnere Sebastiano Di Francesco veniva comunicato il diniego dell’autorizzazione edilizia poichè il marciapiede su cui è prevista la realizzazione della recinzione è di proprietà comunale; in ordine a tale provvedimento era stato acquisito un parere legale a firma dell’Avvocato Rita Salvago,funzionario avvocato del Comune di Agrigento,  secondo cui il privato, sebbene ancora intestatario catastale del bene, non può recintare il marciapiede o qualsiasi altro bene la cui proprietà sia stata acquistata dall’Ente. Ma la Signora Laura Pace proponeva un ricorso davanti al TAR Sicilia per l’annullamento del provvedimento avente ad oggetto il diniego di autorizzazione edilizia di cui sopra, lamentando anche  un asserito eccesso di potere per difetto di istruttoria e insufficiente e contraddittoria motivazione . Si è costituita in giudizio, con un atto di intervento “ad opponendum”, la Signora Triglia Clara Vittoria, rappresentata e difesa dall’Avvocato Girolamo Rubino, proprietaria di un immobile sito in San Leone, Via Eolo, assumendo una lesione del pacifico godimento del proprio immobile, al fine di chiedere il rigetto del ricorso. In particolare l’Avvocato Rubino ha sostenuto , aderendo al parere reso dall’Ufficio Legale del Comune di Agrigento, che il marciapiede in questione sia stato acquisito dal Comune di Agrigento per usucapione ed in ogni caso che il marciapiede medesimo sia gravato da una servitù di uso pubblico; citando all’uopo giurisprudenza secondo cui ” l’utilizzo da parte della collettività dei cittadini del camminamento… rende palese la sussistenza di una situazione di fatto corrispondente all’esercizio di una servitù di uso pubblico …”; ed altresì che la realizzazione della recinzione avrebbe determinato alla collettività  l’impossibilità di potere transitare a piedi lungo il marciapiede. Il TAR Sicilia, Palermo, Sezione Terza, Presidente e Relatore la Dr.ssa Maria Cristina Quiligotti, con recente sentenza ha respinto il ricorso proposto dalla Signora Laura Pace,  condividendo le tesi dell’Avvocato Rubino secondo cui avuto riguardo all’utilizzazione dell’area in questione quale marciapiedi deve ritenersi acquisita la servitù pubblica di passaggio, consistente nel mero fatto giuridico che il bene sia a disposizione del pubblico assoggettandolo all’uso correlativo al fine di soddisfare un’esigenza comune ai membri della collettività . Pertanto, per effetto della sentenza resa dal TAR Sicilia tra le parti, dovrà essere rimossa la recinzione in ferro battuto nelle more realizzata in Via Eolo a San Leone. 

Dopo otto anni la chiesa agrigentina si riappropria della sua Cattedrale.

L’arcivescovo ha iniziato la sua omelia ringraziando “i confratelli Vescovi che ci fanno sentire la vicinanza, anzi la comunione, delle altre chiese, e alle autorità tutte, civili e militari, regionali, provinciali e cittadine che, con la loro presenza, arricchiscono questa assemblea”. Tra le autorità, l’assessore regionale Gaetano Armao e il sindaco di Agrigento, Lillo Firetto.

Ringrazia, ma ricorda “anche atteggiamenti non sempre interpretabili, delle molte deludenti e insincere parole e delle tante vuote e finte promesse”.

“La nostra Cattedrale, purtroppo, resta ancora una mamma malata, ci auguriamo che, riaverla significa che almeno sia uscita in maniera definitiva dal coma. I lavori non sono completati, c’è ancora tanto da fare. Si deve completare la messa in sicurezza dell’edificio, poi dovrebbe iniziare il rinsaldamento della collina e infine ci vorrà il restauro finale dell’ edificio. Quel che conta, però, è che, dopo tanti lunghi anni, siamo oggi qui, per pregare e ritrovarci come chiesa santa di Dio”.

“È stato un momento fortemente desiderato, non tanto perché c’era l’urgenza di riaprire una chiesa, ma perché volevamo questa chiesa, la nostra cattedrale”.

La fede si sostiene ed è ricca di segni. Uno di questi è la Cattedrale che simboleggia l’unità, nel nostro caso, della Chiesa Agrigentina. Rientrarvi, pregare e celebrare l’Eucaristia, significa risentirci concretamente dentro la storia cristiana della nostra terra, storia santificata dalla fede dei credenti, dei santi e dal sangue dei martiri che ci hanno preceduto. È importante  questo tempio per riandare alle radici della nostra fede e della nostra storia. Qui siamo identificati per la nostra fede, qui si comprendono meglio e diventano nostre le parole di Pietro: ”Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”.

“Questo tempio ricorda e ripropone la storia religiosa, ma anche quella civile del nostro territorio e del nostro popolo. Potreste dirmi: ma questo non vale per tutte le chiese? Sì, però le altre chiese della diocesi sono la continuità di questa chiesa; esse non ci sarebbero se non fossero in comunione con questa. E questa Chiesa Madre, a sua volta, è strettamente legata alla Cattedra di Pietro, di cui oggi la Chiesa fa memoria. Questa coincidenza è stato il motivo per cui abbiamo scelto questa giornata per riaprila”.

“Sentiamo perciò l’orgoglio e la gioia di ritrovarci nella nostra Cattedrale: sentiamoci fieri, riconoscenti e gioiosi di essere tutti noi protagonisti di una lunga storia di fede; orgogliosi e consapevoli della nostra identità, delle nostre radici e del fatto che dalla Provvidenza ci viene affidata la storia odierna perché continui nel tempo. Ci tocca consegnarla ai nostri ragazzi e ai nostri giovani – è una bella storia, ecclesiale e civile – perché camminino fiduciosi verso il futuro”.

Sono alcune parti dell’omelia dell’Arcivescovo che offrono pienamente il senso di tutto il messaggio di un Don Franco soddisfatto del risultato traguardato per la riapertura della Cattedrale e nello stesso tempo preoccupato sul futuro completamento dei lavori di consolidamento del costone, in considerazione dell’esperienza consumata in otto anni di promesse e di attesa.