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adesioni alla manifestazione del 25 gennaio prossimo ad Agrigento contro l’isolamento viario e infrastrutturale della provincia agrigentina.

Aderisce l’associazione “Tante case tante idee”, presieduta da Domenico Vecchio, che afferma: “Bisogna risolvere lo stato di isolamento in cui si trova la provincia di Agrigento se si vogliono cogliere le potenzialità turistiche da tutti riconosciute e non confinare la provincia in una condizione di sotto sviluppo”.

Aderisce FederConsumatori, coordinata da Angelo Pisano, che afferma: “Si tratta di un’occasione che le comunità non possono sprecare al fine di pretendere infrastrutture efficienti ed una viabilità sicura e snella, in grado di far uscire la nostra provincia dall’emarginazione che ne pregiudica le possibilità di crescita”.

Aderisce la Camera di Commercio di Agrigento, tramite il commissario Giuseppe Termine che afferma: “L’isolamento della provincia, a causa della precarietà delle infrastrutture viarie, rappresenta un grave problema non solo per la mobilità della popolazione ma anche una grande penalizzazione per il tessuto produttivo del nostro territorio”.

Ad Agrigento al palazzo di giustizia il pubblico ministero Roberto Gambina ha chiesto 4 anni e 2 mesi di reclusione a carico di Enzo Cangemi, 50 anni, di Camastra, imputato di estorsione di soldi e minacce alla madre per acquistare droga. Il giudice monocratico Antonio Genna gli ha inflitto 11 mesi perché ha riqualificato il reato in maltrattamenti in famiglia e ha riconosciuto a Cangemi l’infermità parziale di mente perché assuntore di stupefacenti.

A Porto Empedocle i poliziotti del locale Commissariato “Frontiera” e i Vigili urbani hanno arrestato ai domiciliari una donna di 23 anni sorpresa a forzare la porta di un alloggio popolare dello Iacp da lei occupato abusivamente. La donna avrebbe impedito l’ingresso ai legittimi assegnatari dell’appartamento resistendo alle forze dell’ordine. Risponderà di violazione di domicilio aggravata e resistenza a pubblico ufficiale. Dopo la convalida dell’arresto, le è stato imposto l’obbligo di firma restituendole la libertà.

Accogliendo quanto richiesto dalla Procura di Agrigento, il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Giuseppe Sciarrotta, ha assolto l’avvocato agrigentino, Giuseppe Arnone, difeso dall’avvocato Daniela Principato, imputato di interruzione di pubblico servizio e manifestazione non autorizzata. Le ipotesi di reato contestate si riferiscono a quando Arnone, il 9 settembre del 2015, irruppe durante una seduta del Consiglio comunale di Agrigento mostrando uno striscione con su scritto “Ministro Alfano, noi chiediamo legalità anche nelle procedure di demolizione”, e poi organizzò una manifestazione di protesta in occasione di alcune demolizioni di immobili abusivi in contrada Maddalusa. Il giudice ha ritenuto che l’interruzione di pubblico servizio non ricorre perché Arnone si soffermò in aula non più di 3 minuti e poi fu allontanato dai Vigili urbani. E che in contrada Maddalusa ha contestato in modo democratico i criteri di scelta degli edifici da demolire.

Il 6 giugno del 2018 il Tribunale di Sciacca ha condannato a 12 anni di reclusione Antonino Cardillo, 27 anni, e ad 11 anni Natale Catalano, 48 anni, entrambi di Ribera. I due sono imputati, a vario titolo, di una rapina a danno della farmacia “Ragusa” a Calamonaci e per la tentata rapina con tentato omicidio alla tabaccheria “Valenti” di Ribera. Poi il 25 marzo del 2019 la Corte d’Appello di Palermo ha ridotto a 9 anni di reclusione la condanna a carico di Cardillo, ed a 10 per Catalano. Ebbene adesso la sentenza di condanna in Appello è stata confermata dalla Cassazione ed è pertanto definitiva.

Il 5 aprile del 2011 è morto all’ Ospedale Sant’Elia di Caltanissetta, al Reparto Rianimazione, il geometra Giuseppe Bordonaro, 52 anni, di Canicattì, vittima il 21 marzo precedente di un incidente sul lavoro allorchè a Canicattì, in via Oberdan, impegnato in una misurazione per la costruzione di una nuova Chiesa, è precipitato da un’altezza di sei metri. Ebbene, adesso la Corte d’Appello di Palermo ha assolto i tre imputati condannati in primo grado dal Tribunale di Agrigento il 31 ottobre del 2017. Si tratta di Giuseppe Garlisi, 57 anni, titolare dell’impresa Techno titolare dell’appalto per la costruzione della nuova Chiesa, poi Carmelo Vaccaro, 60 anni, assistente di cantiere, e Vittorio Mulone, 61 anni, responsabile della sicurezza del cantiere. La difesa ha eccepito che l’incidente è accaduto per un’imprudenza della vittima non riconducibile agli imputati.

I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, diretta da Giovanni Minardi, e del Commissariato di Canicattì, capitanato da Cesare Castelli, hanno arrestato ai domiciliari Morena Milazzo, 32 anni, di Canicattì, sorpresa, nel corso di una perquisizione domiciliare, in possesso di 11 grammi di cocaina, di un panetto di hashish dal peso di quasi 99 grammi, e di un bilancino di precisione. Altre due donne che, come la Milazzo di cui sono parenti, hanno opposto resistenza alla perquisizione, sono state denunciate, insieme alla Milazzo, per resistenza a pubblico ufficiale.

A Porto Empedocle, l’avvocato Giuseppe Aiello, e Maurio Saia, del gruppo social “Io resto a Porto Empedocle”, si sono rivolti alla sindaca, Ida Carmina, e alla direzione di ItalCementi, e hanno chiesto la predisposizione di un piano di bonifica ambientale all’interno dell’impianto ItalCementi. Aiello e Saia hanno inoltre chiesto alla presidenza del Consiglio comunale di convocare una seduta straordinaria del Consiglio, aperta alla cittadinanza, sullo stesso piano di bonifica e sull’utilizzo delle maestranze empedocline. “Il piano di bonifica, con la rimozione di tutti gli attrezzi dismessi – sottolineano Aiello e Saia – è previsto dalla legge di settore ed è indispensabile soprattutto, e tra l’altro, a tutela della salute pubblica”.

Una casa di Cura – accreditata per un totale di 60 posti letto e convenzionata con il Servizio Sanitario- è stata autorizzata dall’Assessorato della Salute, nel mese di ottobre 2018, ad effettuare una rimodulazione organizzativa.
Per effetto di tale rimodulazione, la Casa di Cura risulta oggi accreditata per 48 posti letto di “Ortopedia” e 12 posti letto per “Riabilitazione” (in luogo dei precedenti 12 posti letto per lungodegenza).
La Casa di Cura, tuttavia, non è stata tempestivamente messa a conoscenza in ordine all’esatto ammontare dei budget per il 2019 né con riferimento alla “riabilitazione” né con riferimento ala branca di ortopedia.
Solo nel mese di ottobre 2019, l’Assessorato resistente ha determinato, con apposito Decreto gli aggregati di spesa, riducendo di circa 350.000 il budget spettante alla citata casa di cura con riferimento alla branca di “ortopedia”.
La suddetta casa di Cura ha, pertanto, presentato, con il patrocinio degli avv.ti Girolamo Rubino, Giovanni Bellia e Giuseppe Impiduglia, un ricorso innanzi al TAR Sicilia Palermo, contestando gli atti con i quali era stata disposta una riduzione del proprio budget per la branca di ortopedia.
In particolare, con il ricorso, gli avv.ti Rubino, Bellia e Impiduglia hanno sostenuto come la suddetta decurtazione retroattiva del budget fosse palesemente illegittima non tenendo in alcun conto l’affidamento della casa di cura in ordine all’assegnazione per l’anno 2019 di un budget corrispondente a quello assegnato nell’anno 2018 e hanno citato a sostegno dei propri assunti dei precedenti del TAR Palermo e della Corte Costituzionale.
Il TAR Sicilia Palermo – Presidente dott. Calogero Ferlisi, Relatore dott.ssa Aurora Lento – aderendo alla tesi degli avv.ti Rubino e Impiduglia e Bellia, con apposita ordinanza, ha sospeso gli atti impugnati nella parte in cui hanno assegnato alla ricorrente un budget per i ricoveri ordinari inferiore a quello del 2018.
Con tale ordinanza, il TAR ha rilevato illegittimità della riduzione retroattiva del budget in quanto lesiva dell’affidamento ingenerato sulla casa di cura anche in considerazione delle liquidazioni in dodicesimi fatta dall’ASP di Palermo.