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Da oggi con Poste Delivery Express è possibile andare in vacanza liberi dal peso dei bagagli spedendoli comodamente dal proprio PC o dal proprio smartphone, in Italia e nel mondo in oltre 220 destinazioni. A tutti può essere capitato di aver paura di eccedere il peso previsto per l’imbarco di un bagaglio o aver fatto acquisti che non entrano in valigia e non si vuole portare con sé una seconda valigia.

Oggi per risolvere tutto questo bastano pochi click. È sufficiente collegarsi al sito https://www.poste.it/prodotti/poste-delivery-web.html oppure dalla sezione “Pacco” dell’APP Ufficio Postale e acquistare on line una o più spedizioni: Poste Italiane eseguirà il ritiro gratuito direttamente all’indirizzo indicato ed effettuerà la consegna all’indirizzo specificato dal cliente. È naturalmente possibile scegliere il ritiro a domicilio senza costi aggiuntivi oppure effettuare la spedizione anche da uno degli uffici postali abilitati presenti in provincia di Agrigento.

Inoltre, è possibile monitorare lo stato della spedizione, dalla partenza fino all’arrivo a destinazione, chiedendo gratuitamente di essere aggiornato o di aggiornare il destinatario sullo stato dell’invio con e-mail o sms.

Poste Delivery Express permette di spedire pacchi e bagagli fino a 30 kg di peso e 220 cm come somma delle tre dimensioni, con consegna in 1/3 giorni lavorativi o entro 4 giorni lavorativi successivi a quello di spedizione a seconda del servizio scelto (spedizione veloce o standard), in tutta Italia, mentre in Europa in 3/5 giorni.

Poste Delivery Express mette a disposizione anche un Archivio dove consultare lo stato delle spedizioni, una rubrica dove salvare e gestire i tuoi contatti preferiti e una sezione Bozze dove salvare le spedizioni non concluse.

Gli indagati. Marco Campione, 60 anni, ex presidente di Girgenti Acque; Pietro Arnone, 58 anni, amministratore unico di Hydortecne; Salvatore Aiola (ex brigadiere Nucleo Radiomobile Compagnia di Agrigento); Silvio Apostoli (intermediario per l’acquisto dei contatori idrici in Cina); Bernardo Barone (Direttore tecnico programmazione Ato); Francesco Barrovecchio, 61 anni, responsabile tecnico Hydortecne; Alfonso Bugea (giornalista); Michele Calvello (manager Deloitte&Touche spa); Piero Cutaia, 51anni, direttore amministrativo di Girgenti Acque; Michele Campione (in qualità di amministratore delegato Giuseppe Campione spa); Igino Della Volpe, 63 anni, membro del consiglio di amministrazione di Girgenti Acque; Leonardo Di Mauro (ex comandante stazione Carabinieri di Aragona); Nicola Diomede (ex Prefetto di Agrigento); Eugenio D’Orsi (ex presidente Provincia di Agrigento); Salvatore Gabriele (uomo politico e membro cda); Gerlando Gibilaro (ex consigliere comunale di Agrigento); Diego Galluzzo (membro cda Girgenti Acque e Hydortecne); Luigi Giambra; Giuseppe Giuffrida (ex consigliere comunale di Cattolica Eraclea); Giuseppe Giuffrida (ex dirigente Girgenti Acque); Salvatore Fanara (membro cda Girgenti Acque e Hydortecne); Ignazio La Porta (membro collegio sindacale); Francesco Paolo Lupo (dirigente della Soprintendenza Beni Culturali Agrigento); Claudio Lusa (responsabile team Deloitte&Touche spa); Maria Rosa Macaluso (responsabile area personale Girgenti Acque); Francesco Macina (senior team Deloitte&Touche spa); Giuseppe Maragliano; Gianfranco Miccichè (presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana); Giuseppe Milano; Salvatore Montana Lampo; Giovanni Nicolosi; Alberto Paderni (senior team Deloitte&Touche spa); Calogero Patti; Gerlando Piparo; Giovanni Pitruzzella (presidente Autorità garante della concorrenza e del mercato); Gian Domenico Ponzo; Fulvio Riccio (consulente a contratto dell’Autorità d’Ambito Ottimale della Provincia di Agrigento); Giancarlo Rosato; Calogero Sala; Maria Patrizia Scimecca; Francesco Scoma (deputato nazionale Italia Viva); Pietro Sorci (membro collegio sindacale); Carlo Sorci (presidente collegio sindacale Girgenti Acque); Maria Terrana (formalmente disoccupata ma effettivamente dipendente Girgenti Acque); Michele Termini (membro consiglio amministrazione); Rino Vella (ex vice-comandante stazione carabinieri Aragona); Giorgio Vetro; Roberto Violante (ex comandante  della stazione Carabinieri di Realmonte); Salvatore Vita (dipendente Girgenti Acque).

Con una lettera inviata ai Ministri dell’Istruzione Bianchi e della Salute Speranza, la Confasi Scuola, tenuto conto delle indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico riguardo il rientro a scuola in sicurezza sanitaria e della velocità della propagazione del contagio della varietà “delta”, chiede cosa sia ptrevisto nelle linee guide della ripartenza in sicurezza della Scuola. Nella stessa nota la Confasi rileva inoltre”la disomogenea copertura vaccinale delle regioni per cittadini e per personale scolastico,  l’assenza dell’indicazione di investimenti sui sanificatori dell’aria nelle aule, la persistenza delle classi pollaio,  la difficoltà irrisolte dei trasporti pubblici, la parziale sicurezza sanitaria garantita da distanziamento e mascherine chirurgiche e  la bassa o inesistente vaccinazione per gli studenti over 12 e under 12″. Per tali considerazioni, Confasi, al fine di tutelare la salute di insegnanti, personale scolastico studenti e familiari, invita, infine, i due Ministeri di competenza tramite i propri uffici “ad effettuare  un monitoraggio periodico e randomizzato della comunità scolastica,  a realizzare un database nazionale sui contagi scolastici,  a provvedere ai rilevatori di CO2 nelle aule per la saturazione dell’aria e alla  la pubblicazione periodica della statistica disaggregata dell’eventuale contagio nelle scuole”.

“Apprendo dal sito del MIT che Agrigento è stata selezionata come destinataria di un finanziamento da 15 milioni di euro  per il progetto Pinqua (programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare) per il quartiere Rabateddu/ Santa Croce.
Nel mese di Febbraio, mediante avviso pubblico, l’Amministrazione Comunale aveva chiesto a cittadini ed associazioni suggerimenti, e mostrato la volontà di partecipare al bando.
E non solo, facciamo in bis con il finanziamento di ulteriori quasi 15 milioni di euro per il “Rione Antico del Villaggio Mosè”.
Oggi con orgoglio possiamo dire che la sinergia tra Amministrazione e Città ha funzionato, ringraziare tutti coloro che si sono spesi per raggiungere questo importante risultato e continuare a lavorare per poter terminare la progettazione esecutiva entro 240 giorni, come richiesto dal Ministero.

Forza Agrigento!”

Roberta Zicari

Tre ultra ottantenni sono bloccate nei loro appartamenti di Via Italia dai rifiuti che ormai invadono tutto lo spazio davanti l’ingresso del palazzo.

Un fatto gravissimo che la dice lunga sul disagio degli anziani e dei bambini costretti a vivere in una realtà da terzo mondo, quando dovrebbero essere celeri gli interventi di bonifica dopo l’ordinanza urgente dell’amministrazione comunale.

I responsabili pagheranno per i danni arrecati alla collettività, manco a dirlo, tra qualche anno, quando tutti avranno dimenticato l’attuale vergognosa situazione.

siciliaonpress

Tale commissione, dopo l’audizione dell’assessore e della direzione dell’Asp, si è determinata di acquisire le controdeduzioni della direzione aziendale, nonché le valutazioni dell’assessorato, in merito alle numerose criticità che espliciteró in apposita relazione da depositare agli atti.

Nell’attesa che il processo avviato arrivi a conclusione – continua Pullara – l’immondizia all’ospedale di Agrigento continua ad esistere nell’assoluta indifferenza degli organi preposti, a cominciare dall’assessorato chiamato a vigilare.

Il commissario dell’Ars in commissione Sanità, piuttosto che rispondere con atti e fatti alle criticità sollevate, ha ritenuto invece di dovere parlare di attività al limite dello stalkeraggio, per le quali si è riservato eventualmente di agire legalmente in propria difesa.

L’assessore, dopo un’iniziale difesa, più per preconcetto che a valutazione dei fatti, si è trovato costretto a redire la linea ispettiva e di approfondimento richiesta dalla commissione all’unanimità.

Se denunciare, approfondire, evidenziare e criticare tutto ciò che non va in sanità, in particolar modo nella mia provincia, è considerata un’attività di stalkeraggio – spiega Pullara – mi considero colpevole. Non intendo per nessun motivo girarmi dall’altra parte, come invece fatto dall’organo preposto alla vigilanza.

Chiedo e pretendo, che la scelta dei soggetti a cui affidare rami nevralgici dell’azienda sanitaria, venga svolta nella legittimità, per rendere i soggetti liberi nell’espletamento delle loro funzioni.

Se la sanità ad Agrigento, nel suo complesso, va bene – conclude Pullara – vuol dire che sono io a vivere in un altro mondo e chiedo scusa.

Se invece la situazione è quella percepita dai cittadini, piuttosto che dalla politica per convenienza, allora penso che le cose vadano cambiate in maniera repentina.

I cittadini non sono stupidi – conclude il deputato-  e quando saranno chiamati a rinnovare la fiducia o meno, sapranno farlo”.

A lanciare l’allarme l’11 marzo del 2019 con la lettera Protocollo n. 44567, era stato il Dipartimento di Prevenzione Servizio Igiene Ambienti di Vita  dell’ASP di Agrigento.
Oggi, è CODACONS che, con una lettera agli uffici preposti al controllo sanitario della città, lancia un forte allarme SANITARIO.
Com’è, oramai, noto agli uffici dell’Asp, – (tant’è che l’Asp ha più volte sollecitato pulizie e disinfestazioni straordinarie al Comune di Agrigento) – la situazione igienico sanitaria del territorio del Comune di Agrigento da oramai troppo tempo, è ai limiti della vivibilità.
La salute e il benessere delle persone sono strettamente legati allo stato dell’ambiente. Un ambiente naturale di buona qualità risponde alle esigenze di base, allo stesso tempo, l’ambiente rappresenta un percorso importante per l’esposizione umana all’aria inquinata, al rumore e alle sostanze chimiche pericolose. Nella sua relazione sulla prevenzione delle malattie mediante ambienti sani, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) stima che i fattori di stress ambientali siano responsabili per il 12-18 % di tutti i decessi nei 53 paesi della regione Europa dell’OMS. Il miglioramento della qualità dell’ambiente in settori chiave come l’aria, l’acqua e il rumore può contribuire a prevenire le malattie e a migliorare la qualità della salute umana.
Agrigento, oramai da troppo tempo è UNA DISCARICA A CIELO APERTO, non viene più effettuata la scerbatura e il sistema della raccolta differenziata crea giornalmente delle discariche in ogni zona della città, discariche che grazie anche al grande numero di animali abbandonati, diventano punto di ristoro per gli stessi.
Pertanto, anche in considerazione del prolungarsi della situazione creata dalla diffusione del Covid-19, con la presente si chiede a Codesti Uffici, ognuno per la propria competenza, di volere provvedere con assoluta immediatezza onde prevenire eventuali infezioni e proliferarsi di malattie trasmesse da animali all’uomo, e di volere sollecitare all’amministrazione in carica, l’interesse per la salute pubblica visto che il primo cittadino è anche “responsabile della salute pubblica” del comune che amministra.
“Confidando in un Vs pronto e fattivo intervento, mancando il quale della questione sarà interessata la competente autorità giudiziaria per i provvedimenti sanzionatori di competenza, è gradita l’occasione per porgere distinti saluti”
Lo scrive in una nota il vice presidente Codacons Giuseppe Di Rosa.

I dottori M.S., B.G.; L.G.S – titolari di studi odontoiatrici siti a Palma di Montechiaro e Villafranca Sicula –  hanno chiesto all’ASP di Agrigento  la contrattualizzazione e l’assegnazione di un budget, al fine erogare prestazione per conto del S.S.R.
Dopo un lungo iter amministrativo, l’ASP di Agrigento ha rigettato l’istanza proposta dei suddetti odontoiatri, sostenendo che per la branca di odontoiatria sarebbero già state contrattualizzate in Provincia di Agrigento ben 42 strutture odontoiatriche e che,dunque, non sussisterebbe l’esigenza di nuove strutture.
Gli odontoiatri, pertanto, con il patrocinio degli avv.ti Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, hanno impugnato il provvedimenti di rigetto della proprie istanze, rilevando come lo stesso si ponesse in palese contrasto con i principi comunitari in materia di concorrenza e fosse stato adottato in assenza di un’adeguata istruttoria.
In particolare, gli avv.ti Rubino e Impiduglia hanno citato a sostegno dei propri assunti dei recenti precedenti giurisprudenziali secondo i quali gli operatori economici operanti nella sanità devono essere messi in condizione di stipulare contratti con l’amministrazione non potendo quest’ultima rivolgersi a tempo indefinito solo ai soggetti che per anni hanno avuto accesso al mercato e fare riferimento solo al criterio della spesa storica che avvantaggia solo coloro che operano in un mercato chiuso all’accesso di nuovi operatori, poiché, fermo restando il tetto massimo di spesa, la ripartizione dei budget tra i soggetti accreditati dovrebbe essere operata in base a criteri idonei a garantire condizioni di parità tra i soggetti.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa (Presidente dott. Fabio Taormina, Estensore dott.ssa Maria Stella Boscarino), condividendo le tesi degli avv.ti Rubino e Impuduglia, ha accolto l’appello e  ha ordinato all’Asp di Agrigento di rivalutare la situazione dei suddetti studi odontoiatrici, tenendo conto dei principi in materia di tutela della concorrenza.
In particolare, il CGA ha chiarito come non possa ulteriormente protrarsi “una situazione di oligopolio in favore delle strutture a suo tempo contrattualizzate, destinate, quindi, a gestire l’intero fabbisogno all’infinito (cioè fino a quando dovessero decidere di chiudere)”; ciò, infatti, “stride con il necessario rispetto dei principi in materia di concorrenza”.
Per effetto della suddetta sentenza, il summenzionati studi odontoiatrici potranno – a seguito della rivalutazione della situazione da parte dell’ASP – conseguire la contrattualizzazione e l’assegnazione di un budget, e ciò a prescindere dal numero di strutture già contrattualizzate.
L’Amministrazione è stata anche condannata al pagamento delle spese processuali liquidate in euro 2.000 in favore di ciascuno dei tre odontoiatri.

Il 5 marzo del 2014 nell’Agrigentino, e non solo, è stato il giorno dell’operazione, condotta dai Carabinieri, cosiddetta “Colpo di fulmine, il mago della truffa”, ovvero un film del 2009 di Glenn Ficarra. Ed infatti, tra le pagine dell’ inchiesta coordinata dalla Procura emerse un elenco interminabile di truffati in tutta Italia, soprattutto imprese fornitrici, che avrebbero spedito beni di ogni genere solo su una promessa di pagamento, che poi non sarebbe avvenuto, ad un presunto fittizio sindacato, la “Confederazione commercio artigianato europeo”. Ebbene, adesso gli 11 imputati, come proposto dalla Procura, sono stati assolti dal Tribunale di Agrigento, anche a seguito della prescrizione di diversi capi di imputazione. Si tratta di Benedetto Maria La China, 36 anni, di Delia, Elvys Claudio Mario La China, 40 anni, di Delia, Ignazio La China, 59 anni, di Delia, Angelo La Vaccara, 55 anni, di Mazzarino, Santo Cagnina, 51 anni, di Canicattì, Rosanna Orlando, 40 anni, di Mazzarino, Patrizia Ferri, 51 anni, di Guidonia Montecelio, Luisa Drogo, 51 anni, di Delia, Giuseppe Montaperto, 53 anni, di Favara, Giuseppe Piscopo, 52 anni, di Favara, e Vincenzo Martines, 36 anni, di Canicattì.

Il personale della Guardia costiera di Sciacca, hanno individuato, nella località “Maragani” del Comune saccense, un pescatore sportivo che aveva catturato 25 chilogrammi di “oluturie” cosiddetti cetrioli di mare. La pesca, nonché la mera detenzione di tale esemplare, è sanzionata penalmente, ed è totalmente vietata.

Al trasgressore, denunciato alla Procura della Repubblica di Sciacca, è stata anche comminata una sanzione amministrativa di 4.000 euro, per aver superato il limite massimo giornaliero, per singolo pescatore sportivo, pari a 5 chilogrammi di prodotto ittico.

Gli esemplari di oloturie, ancora vivi, a seguito delle indicazioni del personale del distretto veterinario dell’Asp di Sciacca, prontamente intervenuto, sono stati rigettati in mare e restituiti al loro habitat naturale. Il prodotto, se immesso sul mercato nero, avrebbe generato un illecito guadagno di circa 5.000 euro.