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Si è tenuta oggi ad Aragona, in via F 23, la cerimonia d’intitolazione della strada all’Aviere Giuseppe Travali, vittima delle Foibe.  All’evento presenti il sindaco Giuseppe Pendolino, l’amministrazione comunale, il Prefetto di Agrigento Maria Rita Cocciufa, il Questore Maria Rosa IRACI, Colonnello dei Carabinieri Stingo, l’Ing dei Vigili fuoco Merendino, la rappresentanza del 37° stormo dell’Aeronautica Militare Italiana distanza Trapani – Birgi, il Capitano dell’esercito italiano Aglione, il vice comandante della Capitaneria di Porto, il Magg. Pacifico comandante compagnia cc di Canicattì, il luogotenente c.s. scibetta c.te  stazione cc Aragona, l’Ing. Dei Vigili del Fuoco Merendino, il giudice di sorveglianza Carlisi, il cappellano militare Maggiore Don Salvatore Falzone, le presidi, Butera della scuola media Luigi Capuana e Casalicchio dell’Istituto professionale Fermi e il Giudice Pinto. Presenti infine, in rappresentanza della famiglia Travali, il fratello Alfonso e i nipoti.

 “Un atto dovuto –  dichiara il sindaco. In una giornata così importante a livello nazionale, abbiamo sentito il bisogno, come amministrazione, di compiere un gesto in memoria di un concittadino, Giuseppe Travali aviere dell’Aviazione Nazionale Repubblicana, che in servizio sul fronte goriziano, s’immolò per la difesa dell’ultimo lembo di terra italiana. Aveva 22 quando morì, l’età di un ragazzino”.

 Alla cerimonia d’intitolazione della strada, il Sindaco Pendolino ha voluto fortemente la presenza degli studenti delle scuole di I e Ii grado, che per l’occasione hanno letto delle testimonianze storiche delle vittime delle Foibe. Fra tutte, la più commovente, quella di un dialogo contemporaneo fra genitore e figli e sul perchè dell’esodo, riprodotta da due studenti della scuola media.  

 «L’importanza di ricordare ai giorni nostri – ha commentato  il sindaco Pendolino. Di conoscere la storia attraverso le fonti e la testimonianza e di identificarsi in essa. La necessità – ha aggiunto – di poter trarre lezione dagli errori del passato”. Durante il discorso di commemorazione il sindaco ha fatto accenno alla frase pronunciata dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che a proposito delle Foibe ha detto: “La storia e la memoria comune possono fornire un grande aiuto per guardare il futuro e per scacciare dal destino dei nostri figli ogni pulizia etnica e ogni odio razziale».

Alla fine della Cerimonia, il primo cittadino di Aragona, ha consegnato delle pergamene ai ragazzi delle scuole, simbolo della memoria e del ricordo delle vicende storiche nazionali. Infine ha ringraziato sua Eccellenza il Prefetto di Agrigento, per il suo operato e per le sue parole di vicinanza espresse in favore dei più deboli e di ogni profugo senza distinzione di etnia.

 

Sensibilizzare la popolazione al rispetto dei diritti dei braccianti agricoli, per un’efficace strategia di prevenzione e contrasto del caporalato. 
È l’obiettivo di “Diritti negli occhi”, la campagna di informazione e sensibilizzazione contro lo sfruttamento dei lavoratori stranieri in agricoltura, promossa dalla Regione Siciliana, nell’ambito del progetto Su.Pr.Eme. Italia, e presentata questa mattina a Palazzo Orléans dal presidente della Regione, Nello Musumeci, e dall’assessore regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro, Antonio Scavone, presente la dirigente dell’Ufficio speciale Immigrazione, Michela Bongiorno.
«Siamo orgogliosi di presentare questa campagna di comunicazione – dichiara il presidente della Regione, Musumeci – un’iniziativa di grande significato sociale. La nostra Isola, per le sue specificità, non è solo una terra in cui la devianza giovanile e la marginalità raggiungono livelli molto alti, ma è anche terra di approdo di tanti nostri fratelli disperati convinti di trovare qui l’Eldorado. Attraverso immagini semplici, sobrie, essenziali, i cui protagonisti non sono figuranti ma donne e uomini che sulla loro pelle vivono ogni giorno la dura realtà del lavoro nei campi, vogliamo lanciare un messaggio – che è soprattutto un forte appello – per il rispetto dei diritti dei braccianti e perché il fenomeno dello sfruttamento lavorativo venga definitamente debellato».

«La campagna di comunicazione racconta quello che abbiamo fatto in questi anni – afferma l’assessore Scavone – nei confronti di una parte di popolazione, che è quella che si muove dalle zone meno fortunate del mondo per venire sulle nostre coste e che spesso subisce fenomeni di illegalità come quello del caporalato nelle campagne. Il nostro intervento racconta tutto ciò che abbiamo fatto negli ambiti dell’accoglienza, della prevenzione, della tutela della legalità, sul piano della promozione sociale e della formazione, perché queste persone, che alla fine sono nostri cittadini e che contribuiscono a lavorare il prodotto più bello della nostra regione, quello dell’agricoltura, ne hanno diritto. Noi vogliamo raccontare questo, perché in tutti i cittadini cresca la consapevolezza che solo insieme è possibile lo sviluppo della Sicilia».

“Diritti negli occhi” è il leitmotiv che accompagna la campagna di comunicazione, il cui intento è il coinvolgimento della società civile nel processo di emersione e contrasto al caporalato nel territorio siciliano. Interamente realizzati nelle aree agricole siciliane, gli scatti fotografici degli autentici lavoratori stranieri protagonisti dello shooting e dello spot televisivo, invitano lo spettatore a immedesimarsi nel ruolo del lavorante e a cogliere l’espressione di orgoglio e la richiesta di rispetto dei diritti fondamentali del proprio ruolo. 
Intenso il programma di incontri, che prevede tavoli tecnici fra istituzioni pubbliche, stakeholder, imprese agricole, amministratori e operatori del settore, finalizzato a stimolare il dialogo e il confronto fra gli attori principali delle politiche migratorie, in vista del nuovo ciclo di programmazione comunitaria. Questa mattina sono stati mostrati in anteprima le immagini e lo spot televisivo ed è stato illustrato il calendario degli eventi di informazione e socializzazione rivolti alla cittadinanza, ai giovani e ai migranti, che comprenderanno musica, spettacolo e momenti di narrazione, creati attraverso interviste e video che raccontano le attività del progetto Su.Pr.Eme., svolte sui territori. Un tour nei teatri dei capoluoghi siciliani in nove tappe, nel segno dell’intrattenimento e dell’informazione, con i protagonisti della cultura, del giornalismo e del terzo settore. 
L’assessorato regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro e l’Ufficio Speciale Immigrazione hanno avviato azioni di prevenzione e contrasto al caporalato in agricoltura, assistenza alloggiativa e integrazione, salute e mobilità, volte ai lavoratori stranieri, attuative del progetto Su.Pr.Eme. Italia (Sud Protagonista nel superamento delle Emergenze in ambito di grave sfruttamento e di gravi marginalità degli stranieri regolarmente presenti nelle cinque regioni meno sviluppate), inserito nell’ambito del piano triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura e al caporalato, approvato in seno allo specifico “tavolo caporalato”, promosso dalla Direzione generale Immigrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. 
Su.Pr.Eme. è finanziato dai fondi AMIF- Emergency Funds della Commissione Europea – DG Migration and Home Affairs. Il partenariato è guidato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali – Direzione generale Immigrazione (Lead partner) coadiuvato dalla Regione Puglia (Coordinating Partner) insieme alle Regioni Basilicata, Calabria, Campania e Sicilia e l’Ispettorato nazionale del lavoro, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni e Nova consorzio nazionale.

Prosegue la campagna vaccinale anti-Covid19 e cresce il tasso di immunizzazione del personale scolastico. Secondo gli ultimi dati, aggiornati al 6 febbraio scorso, il 99% di docenti e personale Ata, su una platea di oltre 135 mila unità, ha ricevuto almeno una dose di vaccino, il 96,8% si è sottoposto al ciclo vaccinale completo e, all’interno di quest’ultima fascia, ben il 99% ha ricevuto la terza dose (booster).  In costante salita anche il numero di bambini fra i 5 e gli 11 anni sottoposti ad almeno una dose di vaccino: 84.031 unità, pari al 26,69% degli alunni che frequentano le scuole dell’infanzia ed elementari. Inoltre, per la fascia anagrafica compresa tra i 12 ed i 19 anni, la percentuale di vaccinati con almeno una dose si attesta al 70,48%. 
«Sono dati confortanti che restituiscono alle comunità educative e alle famiglie maggiore serenità, anche alla luce delle nuove regole nazionali per la gestione dei casi Covid nelle scuole – spiega l’assessore regionale all’Istruzione e alla Formazione, Roberto Lagalla – Agli studenti potrà essere garantita maggiore continuità scolastica in presenza, indispensabile per riprendere le fila di un processo educativo reso difficile dal lungo ricorso alla Dad e per contrastare i molti disagi psicologici causati dal lockdown, oltre che da ripetute quarantene. Servirà rafforzare la collaborazione tra docenti e famiglie, per aiutare bambini e ragazzi a superare questo momento, e, al contempo, intensificare la campagna vaccinale, soprattutto all’interno delle scuole. Sebbene l’andamento dei contagi sia in netto miglioramento, la situazione sanitaria impone comunque una scrupolosa vigilanza tanto da parte delle autorità sanitarie, quanto dei dirigenti scolastici, il cui carico di responsabilità e di lavoro resta molto elevato». 
I dati relativi agli immunizzati nelle scuole, grazie anche alle vaccinazioni di prossimità a cura delle Asp provinciali in corso presso molti istituti dell’Isola, potranno ulteriormente migliorare nelle prossime settimane. Infatti, la semplificazione delle procedure di gestione dei contagi in ambito scolastico, indotta dalle nuove norme nazionali, e, in particolare, la rimodulazione delle modalità di svolgimento della quarantena nei soggetti asintomatici, nonché l’incremento dei soggetti vaccinati, comportano un minore ricorso alla somministrazione di tamponi, permettendo così alle Usca di intensificare le campagne di vaccinazione. A supporto del processo di immunizzazione della popolazione scolastica, sono attualmente in corso diverse iniziative come, ad esempio, quella condotta dall’Ufficio del Commissario per l’emergenza Covid-19 dell’Area metropolitana di Messina, che ha promosso la campagna vaccinale e di informazione “Mi Curo di te” nelle scuole del territorio provinciale.
Continua, intanto, la collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale della Sicilia e l’assessorato regionale della Salute e, al fine di assicurare continuità all’azione di monitoraggio e controllo presso gli istituti scolastici, l’assessore Lagalla ha deciso di nominare Salvo Scondotto, già responsabile di servizio all’assessorato regionale della Salute e attuale coordinatore del Comitato tecnico-scientifico regionale, quale consulente per l’emergenza Covid nelle scuole. «Sarà un supporto prezioso che, unitamente al lavoro della task force regionale, contribuirà a monitorare adeguatamente le dinamiche sanitarie in corso nel mondo dell’istruzione» aggiunge Lagalla.

7.194 i nuovi casi di coronavirus registrati in Sicilia nelle ultime 24 ore a fronte di 47.519 tamponi processati. L’indice di positività è al 15.1%. Le vittime sono state 25 mentre i guariti sono 8.389. Attualmente in Sicilia ci sono 274.873 persone positive al covid, – 845 rispetto a ieri. Il numero dei ricoveri nei reparti ordinari è di 1.471, sono 115 i ricoveri in terapia intensiva.

Questa la situazione nei Comuni capoluogo: Palermo 1.319 casi, Catania 1.422, Messina 1828, Siracusa 785, Trapani 582, Ragusa 575, Caltanissetta 473, Agrigento 458, Enna 127.

L’Agenzia italiana del farmaco interviene sulla sicurezza dei vaccini anti-Covid, rassicurando tutti, alla presentazione del ‘Rapporto annuale sulla sicurezza vaccini.

Gli eventi avversi gravi ad esito fatale dopo la vaccinazione anti-Covid sono rarissimi: si tratta di 456 eventi dopo la prima dose, 267 dopo la seconda e 35 dopo la terza, con un’età media di 79 anni, ma al momento solo 22 eventi sono risultati correlabili alla vaccinazione (0,2 casi per milione di dosi).

Si tratta di 2 eventi sistemici, 10 trombosi e 10 fallimenti vaccinali in pazienti fragili, per cui i pazienti si sono infettati e deceduti per Covid. Inoltre sono state registrate 1.342 reazioni allergiche per i vaccini Covid, soprattutto nel sesso femminile, ma anche in questo caso dicono all’Aifa, si tratta di eventi rari e non gravi.

Innanzi al Tribunale di Agrigento gli eredi di un uomo agrigentino morto vittima del covid hanno citato in giudizio un medico e l’azienda sanitaria provinciale di Caltanissetta, e chiedono il risarcimento del danno perché ritengono errata la condotta del medico curante, improntata a grave imprudenza, negligenza e imperizia nella gestione sanitaria della contrazione del virus di cui il loro familiare è risultato affetto. A diagnosticare l’infezione da covid sono stati i medici del reparto di Malattie infettive dell’ospedale “Sant’Elia” di Caltanissetta. Lui è stato male dal 26 settembre del 2020. E’ morto poi il 15 ottobre. Gli eredi hanno chiesto la nomina di un consulente tecnico d’ufficio e il tentativo di componimento della lite, per accertare le cause del decesso e dichiarare le eventuali responsabilità professionali. E solo dopo procedere alla quantificazione dei danni subiti. Prima udienza il 28 febbraio.

I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, capitanati da Giovanni Minardi e dal vice Geneviève Di Natale, a conclusione di mirate indagini, hanno arrestato, al Centro d’accoglienza di Lampedusa, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e omicidio, 6 egiziani, tra i 32 e i 40 anni, ritenuti i componenti dell’equipaggio di un barcone di 10 metri sovraffollato con 70 migranti esposti a pericolo di vita. L’inchiesta, coordinata dal procuratore Luigi Patronaggio e dal sostituto Elenia Manno, ruota intorno allo sbarco, il 20 gennaio scorso, e all’omicidio di un migrante che, insieme ad altre persone a bordo della barca, sarebbe stato minacciato e picchiato per costringerlo, nonostante lui avesse manifestato malessere, a restare sottocoperta, vicino al posto dei motori, fino a morire.

I Carabinieri del Nil, il Nucleo ispettorato del Lavoro, del Comando provinciale di Agrigento, hanno denunciato alla Procura di Agrigento tre lavoratori in nero nonostante percepissero il reddito di cittadinanza. Due restituiranno 7.500 euro ciascuno, e il terzo 1.300 euro. A Canicattì, due, marito e moglie, 56 e 52 anni, sono stati sorpresi a lavorare in nero in un panificio. Solo lui è risultato percettore del reddito di cittadinanza. Ancora a Canicattì un altro lavoratore in nero, di 57 anni, col reddito di cittadinanza, è stato scoperto in un altro panificio. A Santo Stefano di Quisquina il denunciato è un uomo di 25 anni, lavorante in nero e col reddito di cittadinanza in un cantiere edile.

A Palma di Montechiaro, la sera di martedì 12 giugno 2018, poco dopo le ore 21, tra le vie Quasimodo e Pizarro, si è scatenato un inseguimento tra due automobili, e il conducente dell’automobile inseguitrice ha sparato 8 colpi d’arma da fuoco contro l’automobile inseguita, una Fiat Panda. Poi, dopo circa mezz’ora, ancora a Palma, in via Sottotenente Palma, un colpo di pistola ha ferito all’addome Leandro Onolfo, 29 anni, ricoverato a Licata e operato con urgenza. Ebbene, Giuseppe Incardona, 65 anni, sarebbe il responsabile del primo episodio delittuoso, perché, a seguito di una lite, avrebbe inseguito con la sua automobile Francesco Gueli, 46 anni, sparando verso di lui e colpendo la sua Fiat Panda. Francesco Gueli, dopo avere nascosto la Fiat Panda danneggiata nel garage di un parente, si sarebbe armato, e, giunto in via Sottotenente Palma, avrebbe esploso un colpo di pistola che ha ferito Leandro Onolfo. Ebbene, adesso il pubblico ministero, Chiara Bisso, ha chiesto il rinvio a giudizio di 8 imputati, tutti di Palma di Monmtechiaro. Oltre a Gueli, Incardona e Leandro Onolfo, gli altri 5 sono: Gianmarco Onolfo, 30 anni, Calogero Onolfo, 60 anni, Elisa Immacolata Conti, 25 anni, Gioacchino Ingiaimo, 50 anni, e Alessandro Gueli, 36 anni. Tali altri 5 imputati rispondono di favoreggiamento perchè avrebbero mentito ai poliziotti per evitare l’arresto di Francesco Gueli. Prima udienza preliminare il 20 aprile.

Ad Agrigento, lo scorso sabato 22 gennaio, due donne immigrate dalla Tunisia, di 22 e 18 anni, sono state arrestate dalla Polizia per furto di capi d’abbigliamento in un negozio del centro commerciale “Città dei Templi”. Loro sono state sorprese intente a dileguarsi con la refurtiva. Ebbene adesso sono state denunciate dal titolare di un altro negozio dello stesso centro commerciale che nello stesso giorno ha subito un furto. Le due africane risponderanno di furto aggravato in concorso.