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Andava troppo veloce con la propria auto e gli agenti del Commissariato di Polizia di Canicattì, l’hanno fermata dopo un breve inseguimento.

Una ragazza di 20 anni, originaria di Caltanissetta, è finita nei guai a seguito dei controlli effettuati dagli agenti che l’hanno bloccata, insospettiti dal fatto che la stessa viaggiasse troppo forte.

La giovane è stata trovata completamente ubriaca ed è stata, per questo, ricoverata presso l’ospedale Barone Lombardo dove la ventenne ha smaltito la sbornia.

Per leì è scattata una denuncia a piede libero, alla Procura, con l’accusa di guida in stato di ebbrezza, oltre una pensate sanzione amministrativa.

 

E’ stato un sabato pomeriggio di alta tensione a Villaseta, popoloso quartiere di Agrigento. Soltanto la prontezza di un poliziotti penitenziario fuori dal servizio prima, e degli agenti della sezione Volanti poi, a scongiurare il peggio. 

La vicenda nasce dalla morte di un’anziana residente in una delle case popolari, in via Concordia, proprio vicino al Comando della Polizia Locale. Al decesso della signora un’altra famiglia, evidentemente in situazione di degenza, ha deciso di occupare l’abitazione autodenunciandosi con una chiamata alla polizia dicendo di aver trovato la porta aperta. 

Questo escamotage, infatti, permette di rallentare l’iter dell’abbandono coatto dell’appartamento. 

Poco dopo, però, davanti la porta dell’abitazione si è presentato il figlio della donna deceduta, un 63enne di Agrigento, con una pistola legalmente detenuta, intimando alla famiglia che aveva occupato abusivamente l’alloggio di andarsene. Solamente l’intervento di un agente di polizia penitenziaria fuori dal servizio ha scongiurato il peggio con il concomitante intervento delle Volanti.

I cinque componenti della famiglia sono stati denunciati per violazione di domicilio; il 63enne, invece, per minacce aggravata

 

I carabinieri di Mazara del Vallo hanno arrestato con l’accusa di violenza aggravata a pubblico ufficiale, Francesco Clemense, 50 anni, che ha ferito un militare intervenuto per sedare una rissa.

La vicenda scaturisce da reiterate liti con il vicinato per futili motivi. Dopo l’ ennesimo diverbio tra i due nuclei familiari coinvolti una donna, rimasta ferita a seguito delle percosse subite, avvisava il 112. Durante l’intervento dei carabinieri, Francesco Clemense, in evidente stato di agitazione, colpiva con una spranga in ferro uno dei militari, che fortunatamente riusciva a sviare il colpo con l’avambraccio rimanendo ferito e dovendo ricorrere alle cure dei sanitari.

L’aggressore, bloccato e disarmato, al termine degli accertamenti è stato tradotto agli arresti domiciliari; l’operato dei carabinieri è stato convalidato dal Giudice del Tribunale di Marsala.

 

Nella notte si è verificata una rissa in un noto locale di San Leone. Il tutto è avvenuto intorno le 2,30 e a scatenare la lite sarà stato, molto probabilmente, un eccesso di alcol. 

Sul posto sono intervenuti i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile che stanno effettuando le indagini e un’ambulanza del 118 che ha immediatamente trasportato al San Giovanni di Dio di Agrigento, uno dei buttafuori che è stato ferito con una coltellata. 

L’uomo ha subìto un intervento chirurgico al fegato urgente nella notte. La prognosi rimane riservata.  

 

Una pagina triste e tragica della storia italiana che oggi molti Comuni d’Italia, tra cui Catania, commemorano con particolari iniziative, manifestazioni ed eventi per onorare la crudele morte, di più di trecentomila italiani che, durante la seconda guerra mondiale e a fine guerra, furono torturati ed uccisi dai partigiani di Tito e poi buttati nelle foibe, caverne verticali o pozzi tipici delle regione carsica usate come discariche.

A Catania , l’Assessorato alla cultura, ha dato vita ad un’iniziativa particolare il c.d. “Autobooks Librincircolo“ un autobus, al cui interno ospiterà il “Comitato Dieci Febbraio” e carico di libri sulle foibe che verranno donati alla libreria.

Questa mattina, Domenica 10 Febbraio, l’Autobooks Librincircolo sosterà dalle 10.00 alle 12.30 in piazza Università, proporrà “Storie e testimonianze dei sopravvissuti” con letture a cura della Fita (Federazione italiana teatro amatori). Il Coro e l’Orchestra Musicainsieme a Librino, diretti da Alessandra Toscano, offriranno momenti musicali con la partecipazione del violinista Simone Molino.”

Alle ore 18.00, il Sindaco Salvo Pogliese parteciperà a una breve commemorazione in ricordo delle vittime delle foibe. Così il Sindaco: “Celebrare la giornata del Ricordo  significa rivivere una grande tragedia italiana, di cui rimasero vittima migliaia di nostri connazionali solo perchè italiani. Una nefasta pagina, nazionale ed europea del secondo dopoguerra, fatta di persecuzioni e violenza per tanti, troppi anni, relegata nell’oblio della storia che va restituita alla memoria collettiva del nostro Paese.”

Ieri, il duro e lungo discorso del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla tragedia delle Foibe davanti agli esuli istriani, fiumani e dalmati, alla presenza dei presidenti della Camera, del Senato, del Consiglio e della Corte Costituzionale, di ministri e parlamentari che riportiamo integralmente.

” Celebrare la giornata del ricordo significa rivivere una grande tragedia italiana vissuta allo snodo del passaggio tra la II guerra mondiale e l’inizio della guerra fredda. Un capitolo buio della storia nazionale e internazionale, che causò lutti, sofferenza e spargimento di sangue innocente. Mentre, infatti, sul territorio italiano la conclusione del conflitto contro i nazifascisti sanciva la fine dell’oppressione e il graduale ritorno alla libertà e alla democrazia, un destino di ulteriore sofferenza attendeva gli Italiani nelle zone occupate dalle truppe jugoslave”.

“Non si trattò, come qualche storico negazionista o riduzionista ha provato a insinuare , di una ritorsione contro i torti del fascismo, o da parte di chi non conosce la storia, di aver occupato l’Istria: gli italiani erano da sempre residenti li. Perché tra le vittime italiane di un odio, comunque intollerabile, che era insieme ideologico, etnico e sociale, vi furono molte persone che nulla avevano a che fare con i fascisti e le loro persecuzioni. Impiegati, sacerdoti, insegnanti, militari, partigiani, “persino militanti comunisti”, furono gettati vivi o morti nelle Foibe ed eliminati nei campi di detenzione in quanto “ostacolo” al disegno di conquista territoriale e di egemonia del comunismo titoista, verso il quale gli Alleati mostravano “condiscendenza”, al punto che l’Occidente finì per guardare con un certo favore al regime del maresciallo Tito, calando, sugli orrori commessi contro gli italiani,  una “ingiustificabile cortina di silenzio”, e agli esuli fu precluso anche il conforto della memoria.”

“Solo dopo la caduta del muro di Berlino, il più vistoso, ma purtroppo non l’unico simbolo della divisione europea,  una paziente e coraggiosa opera di ricerca storiografica, non senza vani e inaccettabili tentativi di delegittimazione, ha fatto piena luce sulla tragedia delle foibe e del successivo esodo, restituendo questa pagina strappata alla storia e all’identità della nazione.”

I componenti della Commissione Sanità al Comune di Agrigento, i consiglieri Giorgia Iacolino, presidente, e poi Mariassunta Di Matteo, Nuccia Palermo, Calogero Alonge e Pierangela Graceffa, intervengono a seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della nuova Rete ospedaliera in Sicilia e affermano: “La Regione Siciliana, per il tramite dei Direttori generali, dovrà farsi carico di attivare le procedure concorsuali e di reclutamento del personale medico, infermieristico, tecnico e degli operatori socio-sanitari che servono a potenziare l’offerta sanitaria degli ospedali della provincia, a cominciare da quello di Agrigento. Con la previsione e conferma di Chirurgia plastica, Dermatologia, Reumatologia e Malattie infettive, dovrà essere reclutato il personale richiesto per l’attivazione delle nuove discipline, ampliando il numero delle prestazioni a beneficio della comunità. Fa piacere registrare che alcune nostre significative sollecitazioni siano state ascoltate a livello regionale con la previsione dei citati reparti assistenziali, mentre purtroppo non si può non rilevare il venir meno della qualificazione di struttura complessa per la Riabilitazione e l’Oculistica dell’ospedale di Agrigento. Siamo certi che l’area di emergenza con il Pronto Soccorso e la Rianimazione, ed il necessario potenziamento dei reparti assistenziali già operativi, ed infine l’attivazione dei nuovi reparti, guiderà la Direzione dell’Azienda sanitaria di Agrigento nell’intrapreso percorso di valorizzazione dell’ospedale provinciale di Agrigento”.

L’ex sindaco di Aragona, Salvatore Parello, ha aderito al neo movimento politico, “Pensiero Libero”. Lo stesso Parello afferma: “La difficile stagione politica, che attraversa oggi la nostra nazione, si sta riflettendo, ancora di più, sul territorio siciliano ed in particolare nella provincia agrigentina, che oggi subisce uno spopolamento sempre più crescente con un preoccupante continuo trasferimento altrove dei giovani e di interi nuclei familiari. I fallimenti di tanti Comuni, ed il progressivo fallimento a cui si sta avvicinando la Regione Siciliana, dimostrano come sia necessario un ritorno alla vera “Politica”, quella che mette al centro l’uomo ed i problemi di tutti i giorni. Aderisco al movimento “Pensiero Libero”, posto in essere dall’ex parlamentare europeo onorevole Salvatore Iacolino, con l’obiettivo di formare un gruppo solido, composto da amministratori, imprenditori, professionisti e tanti cittadini, che si assumano la responsabilità, sin dalle prossime elezioni Europee, di fornire un efficace apporto ai processi decisionali che impegnano la Terra di Sicilia”.

Le oltre 100 imprese siciliane creditrici del gruppo Cmc di Ravenna in crisi hanno inviato diffide e istanze di pagamento per oltre 50 milioni di euro all’Anas e ai General contractor del gruppo Cmc aggiudicatari degli appalti della Agrigento-Caltanissetta, della Palermo-Agrigento e della metropolitana di Catania; in vista dell’incontro di mercoledì prossimo con i debitori a Roma ribadiscono che i lavori non potranno riprendere se prima non saranno pagati i crediti pregressi e preannunciano eclatanti azioni di protesta se non avranno risposte e se il governo nazionale continuerà a tenere un atteggiamento distaccato.

“E’ evidente – spiega il Comitato delle imprese creditrici – che il problema è stato provocato dal disinteresse del precedente governo nazionale, e dall’Anas che non ha vigilato fino in fondo sulla corretta gestione della Cmc. Ma adesso al governo, a Palermo e a Roma, ci sono altri, che hanno il dovere di agire per evitare il tracollo di mezza Sicilia. Mentre l’Esecutivo regionale, avendo a cuore gli interessi delle comunità e delle imprese colpite da questa crisi, responsabilmente ha incalzato Anas e Cmc ed è disposto a fare un sacrificio in compartecipazione se avrà l’avallo del governo nazionale, quest’ultimo si avviluppa in tentennamenti e neanche risponde alle nostre richieste di essere ricevuti. E’ come se temesse di essere ‘contaminato’ da comportamenti del passato”.

Così il Comitato lancia un ultimatum al governo nazionale: “Basta perdere tempo, pagateci il pregresso, non cederemo ai ricatti”.

Il riferimento è alla paradossale situazione che si è venuta a creare: “Il ministro Toninelli sostiene di avere sbloccato la situazione grazie all’accordo tra Anas e Cmc che prevede la ripresa dei lavori entro fine mese, ma in realtà non si preoccupa dei soldi per pagare i lavori già fatti: sostiene che la competenza sui debiti della procedura concordataria è del ministero dello Sviluppo economico. Così finisce che nessuno decide niente”.

“Temiamo che alla fine ci sia un colpo di spugna sul passato. Anas non può pagare perché servirebbe una deroga dal governo, diversamente si esporrebbe a gravi rischi e, quindi, minaccia di rescindere i contratti se i lavori non riprenderanno subito. Se ciò avvenisse e la Cmc fallisse, nessuno dei creditori prenderebbe un euro. Cmc dice che per lei i lavori possono riprendere subito, ma per il passato mette sul piatto una cifra irrisoria, sufficiente a saldare solo alcuni fornitori prioritari. Quindi il cerino resta a noi: riaprire i cantieri senza soldi o perdere tutto. Noi non cediamo. L’unica soluzione è che il governo nazionale si occupi anche della Sicilia, dove manca tutto, e non solo del Piemonte, dove si litiga per non fare. E ci aspettiamo che chi sta al governo ci dia un chiaro segnale di ciò che vuole fare, altrimenti l’ira dei 2.500 lavoratori esploderà e noi stessi non avremo più nulla da perdere”.

Un gruppo di odontoiatri ,  titolari di studi e ambulatori odontoiatrici ubicati nella provincia di Agrigento, accreditati con il servizio sanitario regionale, aveva chiesto l’assegnazione di un bugdet, ma l’Asp di Agrigento non ha mai provveduto alla contrattualizzazione. Pertanto, con apposito atto di invito, i detti odontoiatri hanno chiesto all’ASP di Agrigento di essere convocati per la contrattualizzazione; ma tale atto di invito restava privo di riscontro. Successivamente gli stessi odontoiatri, con apposita istanza di accesso, trasmessa all’ASP di Agrigento, chiedevano di estrarre copia della documentazione afferente l’ammontare delle risorse assegnate con decreto assessoriale  all’ASP di Agrigento e dei provvedimenti afferenti l’utilizzazione delle risorse assegnate con il citato decreto assessoriale ; ma anche sulla detta istanza l’ASP rimaneva silente. Pertanto,con apposito ricorso giurisdizionale, patrocinato dagli avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, gli odontoiatri agrigentini adivano il TAR Sicilia per l’annullamento del silenzio serbato dall’ASP sulla richiesto di accesso agli atti ritualmente inoltrata; poichè nella more del giudizio l’ASP rilasciava ai ricorrenti la documentazione richiesta, il TAR Sicilia dichiarava la cessazione della materia del contendere e condannava l’ASP al pagamento delle spese giudiziali. A questo punto gli odontoiatri agrigentini proponevano un secondo ricorso giurisdizionale davanti al TAR Sicilia, sempre con il patrocinio degli avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, per la declaratoria di illegittimità del silenzio inadempimento formatosi sulla richiesta di contrattualizzazione in precedenza avanzata e non riscontrata. Si è costituita in giudizio l’ASP di Agrigento, rappresentata e difesa dall’Avvocato Massimiliano Mangano, eccependo l’inammissibilità del ricorso, non sussistendo asseritamente un obbligo dell’ASP di riscontrare le istanze di contrattualizzazione, essendo stata sempre asseritamente richiesta un’attività materiale e non provvedimentale, nonchè eccependo  la disintegrità del contraddittorio, per omessa notifica del ricorso all’Assessorato Regionale della Salute, nonchè infine l’infondatezza comunque nel merito del ricorso medesimo. Il TAR Sicilia,Palermo,Sezione Prima, Presidente il DR. Calogero Ferlisi, Relatore la Dr.ssa Aurora Lento, condividendo le tesi sostenute dagli Avvocati Rubino e Impiduglia secondo cui l’Assessorato Regionale della Salute è estraneo al giudizio, in quanto la contrattualizzazione della strutture accreditate è di competenza dell’ASP, e sussiste un obbligo di provvedere sull’istanza di contrattualizzazione avanzata dai ricorrenti, ha ritenuto fondato il ricorso, dichiarando l’illegittimità del silenzio serbato dall’ASP di Agrigento sull’istanza avanzata dai ricorrenti, con conseguente obbligo di pronuncia entro trenta giorni, con previsione di nomina di un commissario ad acta per l’ipotesi di ulteriore inadempimento entro il termine assegnato, e con nuova condanna dell’ASP al pagamento delle spese giudiziali. Pertanto, laddove non venga adottato un provvedimento espresso entro trenta giorni, interverrà in via sostitutiva quale commissario ad acta il Dirigente Generale del Dipartimento per la pianificazione strategica dell’Assessorato regionale della Salute, o un suo delegato, mentre l’ASP di Agrigento dovrà pagare le spese giudiziali afferenti due gradi di giudizio. 

Il 10 febbraio di ogni anno ricorre il Giorno del Ricordo in memoria delle vittime delle foibe. Questa giornata è stata istituita a seguito di legge del 30 marzo del 2004 e ha lo scopo di commemorare le vittime italiane che tra l’ottobre del 1943 e il maggio del 1947 vennero imprigionate, fucilate e gettate nelle cavità carsiche dell’Istria e della Dalmazia, chiamate appunto foibe, dai partigiani comunisti di Tito. Per anni gli orrori delle foibe e i fatti che hanno portato al loro verificarsi sono stati taciuti. Anche ad Aragona domani, domenica 10 febbraio, in piazza Umberto I°, si terrà alle ore 10 una cerimonia con la deposizione di una corona di alloro sul monumento dedicato al milite ignoto. La manifestazione è organizzata dall’amministrazione comunale, con in testa il sindaco Giuseppe Pendolino e dal Consiglio comunale, presieduto dal Presidente, Gioacchino Volpe, che invitano tutti i cittadini a partecipare alla cerimonia in memoria delle vittime delle foibe.