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Nel 2005 una donna di Sciacca, all’epoca di 47 anni, è stata sottoposta in una clinica palermitana ad un intervento chirurgico per la rimozione di un polipo. E ha subito la perforazione dell’utero, e poi una lunga e sofferente degenza, oltre che un secondo intervento a riparazione del primo. Ebbene, adesso la clinica e la ginecologa interessata sono state condannate dal Tribunale civile a risarcire la donna saccense con 273.940 euro. E’ stata invece rigettata la richiesta di risarcimento dei danni patiti dal marito, perché ritenuti non sufficientemente provati.

La Curia di Agrigento ha chiesto e ottenuto temporaneamente dalla Corte d’Assise di Caltanissetta l’affidamento della camicia indossata dal giudice Rosario Livatino al momento del mortale agguato del 21 settembre 1990. Si tratta di un reperto utilizzato nei vari processi. Oggi la camicia è considerata una reliquia del magistrato. La richiesta dei vertici della Curia agrigentina adesso si è concretizzata con la firma del relativo decreto in corso di notifica con la consegna della camicia azzurra diventata rossa per il sangue della vittima.

“Questa piazza così piena, nel rispetto delle norme anti Covid-19, stasera vuole dire che è ora di finirla. Chi ha rubato Denise si ricordi che sono uomini e donne. Se hanno un cuore diano finalmente pace ai genitori e a tutta l’Italia intera. Rompano il silenzio”.

Lo ha detto monsignor Domenico Mogavero, Vescovo di Mazara del Vallo, intervenendo all’iniziativa “Insieme per Denise”, stasera in piazza della Repubblica a Mazara. Più di 500 sono i mazaresi che hanno partecipato alla fiaccolata in piazza, stringendosi attorno ai genitori della piccola Denise.
“Questi 17 anni sono diventati insopportabili – ha detto il sindaco Salvatore Quinci – c’è una Mazara che non sopporta più e che insieme ai genitori vuole la verità”. Poi l’appello di Piera Maggio a chi ha rapito la sua piccola: “Fatevi coraggio, non potete tenervi sulla coscienza cosa è successo. Denise è figlia di questa città e dobbiamo proteggerla”.
L’avvocato Giacomo Frazzitta ha ribadito che chi ha preso Denise non è un extraterrestre, “è un umano”. Poi l’invito ai mazaresi: “Da domani diventati investigatori anche voi. La verità su Denise è dentro questa città, non da altre parti”.

I sindacati Cobas, Confintesa, Fials e Fsi-Usae assieme all’associazione di categoria MUD 118  hanno confermato lo sciopero del prossimo 25 maggio. Un azione per difendere e portare avanti le richieste dei lavoraotori del 118 sul bonus covid.

Le parti sociali contestano che nonostante una legge approvata all’Ars prevedeva il bonus per tutta la durata della pandemia, il governo punti a ridurre l’indennizzo a soli tre mesi. Per questo ci sarà uno sciopero per il 25 maggio. Una data che deve essere ancora ufficializzata: oggi, si aspetta il parere della competente commissione per la conferma della data, esperita la prassi della convocazione delle parti dal Prefetto, per rivendicare tutta una serie di diritti negati.

“Non era mai successo –dicono i sindacati – che una legge venisse prima approvata in favore di una categoria e poi modificata a suo sfavore. Pretendiamo rispetto dalla politica”.

In una nota le sigle hanno ricordato “la necessità di procedere ad esempio con l’inquadramento di tutto il personale di Seus con forma contrattuale di tipo pubblico e inquadramento all’interno dell’Agenzia regionale per l’Emergenza Urgenza, proposta dal governo e di cui si è persa ogni traccia”.

E ancora, “è richiesto il riconoscimento di alcuni addendum al contratto di servizio posto in essere tra Regione e Seus, per istituire indispensabili indennità, come rischio biologico derivante dalla mansione, per il riconoscimento dei nuovi istituti contrattuali del recente rinnovo contrattuale, le progressioni di livello, scatti di anzianità e buoni pasto. I sindacati chiedono quindi la garanzia dei livelli occupazionali a seguito di inabilità, ma non come promessa politica, bensì come istituto vincolante formazione specifica continua, screening periodici per la prevenzione del covid19, così come i test sierologici e infine il rispetto della legge sul bonus Covid che prevedeva una indennità mensile per tutta la durata della pandemia e non solo per tre mesi”.

La nota si conclude: “Inizialmente il governo aveva comunicato che la norma era stata impugnata, da qui la riduzione del sussidio. In realtà adesso una norma proposta dal governo punta a sancire la riduzione del bonus attraverso una delibera di giunta”.

Sbarco clandestino notturno a Lido Fiori, lungo la costa di Menfi. Una trentina gli immigrati intercettati da carabinieri e polizia che dopo le segnalazioni hanno fatto scattare le ricerche. Molti di loro sono stati individuati nelle campagne, altri sulla statale 115 addirittura nei pressi di Sciacca che stavano raggiungendo a piedi.

Sono state attivate le procedure di trasferimento in un centro di accoglienza ad Agrigento, è stato necessario l’arrivo di uno specifico veicolo per il trasferimento.

Impegnati nelle ricerche di una eventuale imbarcazione anche gli uomini della Guardia Costiera di Sciacca.

Non hanno piu’ i soldi neanche per comprare il latte ai figli neonati o la carne, una volta a settimana, ai loro bambini. I 63 netturbini in servizio a Favara che attendono il pagamento di 4 mensilita’, questo pomeriggio, sono andati a bussare alla porta del comando provinciale dei carabinieri per chiedere aiuto. “Aiutateci, ormai siamo ridotti alla fame”. Nei mesi passati, per 15 giorni si erano astenuti arbitrariamente dal lavoro. “Ci avevano garantito che entro fine aprile dovevano saldarci tutte le mensilita’, ma siamo al 5 maggio e non abbiamo visto neanche un centesimo.

L’impresa ha ricevuto poche somme dal Comune di Favara e ha girato un acconto di 500 euro, del mese di gennaio, agli operai – spiega l’operatore ecologico Salvatore Arnone, 44 anni, di Favara, padre di 3 bambini di 9, 7 e 4 anni – . Siamo disperati anche perche’ siamo famiglie monoreddito e non siamo piu’ in condizione di andare a fare la spesa”. “Abbiamo chiesto aiuto ai carabinieri che si sono messi a disposizione per darci una mano d’aiuto – prosegue Arnone, impiegato nella nettezza urbana da 13 anni – . Cosa vogliono che mi licenzio e inizio a percepire pure io il reddito di cittadinanza? Chiediamo aiuto a tutte le forze politiche e a tutte le istituzioni competenti perche’ siamo veramente disperati”. “Dicono che da Palermo, dalla Regione, arrivano soldi, ma noi non vediamo niente – aggiunge un altro operatore ecologico, Angelo Lantona, 58 anni, di Favara – e siamo alla fame. Non stiamo parlando di pagare debiti, ma di mangiare perche’ non abbiamo piu’ neanche il necessario. Fino ad ora abbiamo ricevuto solo promesse, nessun aiuto. Solo i nostri familiari o i cittadini dove raccogliamo la spazzatura, consapevoli dei gravi problemi che viviamo, ci danno 10 euro ogni tanto. L’ultima porta alla quale abbiamo potuto bussare oggi e’ stata quella dei carabinieri che si sono messi a disposizione”.

(ANSA)

“La disorganizzazione della sanità pubblica in Sicilia in epoca Covid mette un freno anche alle nascite. Oggi in commissione Salute abbiamo ascoltato le coppie che stavano effettuando un percorso di procreazione assistita e che sono state letteralmente abbandonate in seguito alla chiusura del Villa Sofia Cervello. Uno scandalo in piena regola perché non sono stati previsti percorsi e strutture alternative prima della riconversione dell’ospedale in centro COVID. Anche su questo, il presidente Musumeci, tace colpevolmente”. A dichiararlo sono i deputati regionali del Movimento 5 Stelle componenti della Commissione Salute all’Ars Salvatore Siragusa, Francesco Cappello, Giorgio Pasqua e Antonio De Luca a margine dell’audizione di alcuni pazienti che stanno effettuando percorsi di procreazione assistita in provincia di Palermo. “Il racconto di queste coppie – spiega Siragusa – rappresenta l’ennesima sconfitta del sistema sanitario pubblico in provincia di Palermo. Le coppie che decidono di effettuare un percorso di fecondazione assistita hanno ovviamente situazioni sanitarie e personali per le quali il tempo è preziosissimo. Invece succede che chi aveva degli embrioni conservati nelle celle frigorifero del Villa Sofia- Cervello, se li è visti letteralmente bloccati in ospedale, a causa della conversione in centro covid.

Bloccati gli embrioni, stoppati anche i processi di fecondazione. Così alcune coppie hanno preferito recarsi in altre strutture a Catania e ricominciare il percorso, con ulteriore grave aumento dei costi (già non indifferenti nel caso del ticket per la sanità pubblica), mentre altre stanno continuando l’accidentato percorso al Villa Sofia. Una situazione che va avanti da un anno e che costituisce un gravissimo problema per quelle coppie la cui età biologica può essere un ostacolo per la fecondazione. Auspichiamo che il presidente Musumeci, attuale assessore ad interim della Sanità, si faccia carico di risolvere immediatamente questa situazione” – conclude Siragusa.

Ad Adrano, in provincia di Catania, gli agenti del Commissariato di Polizia si sono insospettiti del comportamento di un uomo alla guida di un’automobile, anche in ragione della zona rossa vigente in città. Lui, quando si è accorto della Polizia, è fuggito a folle velocità, ha imboccato una stradina sterrata, ha bucato una ruota, ha perso il controllo del mezzo, si è schiantato contro un furgone posteggiato, poi è andato in testacoda e ha sbattuto anche contro l’auto della Polizia. E’ stato soccorso da un’ambulanza del 118, che lo ha condotto, non in gravi condizioni, all’ospedale di Paternò. Ebbene, nell’automobile di lui, è stato rinvenuto un sacco in cellophane trasparente contenente un chilogrammo di marijuana, dalla cui vendita si sarebbero ricavati migliaia di euro. E’ stato dichiarato in stato di arresto per detenzione illecita e trasporto di sostanze stupefacenti, resistenza a Pubblico Ufficiale e danneggiamento di beni mobili di proprietà dello Stato

Onda verde per il Verdura Resort, la tenuta siciliana del gruppo Rocco Forte Hotels, che il prossimo 13 maggio inaugura la stagione 2021 con 680 nuovi alberi per arricchire la “Foresta Verdura Resort”. Alle piante di ulivo, arancio, mandorlo, fico d’india, melograno e limone, nell’autunno 2020 si sono aggiunti 480 nuovi alberi di ulivo e arancio, portando a quota 7.700 le piante da frutto oggi esistenti nella ‘Foresta Verdura Resort’. Questo intervento, effettuato in vista dell’apertura della stagione 2021, vuole portare il Verdura Resort di Sciacca a diventare una destinazione in grado di fare la propria parte per assorbire CO2 e preservare la biodiversita’.

Partendo dal proprio frutteto sviluppato in poco piu’ di dieci anni, il Verdura Resort ha quindi celebrato la Giornata internazionale della Terra superando i propri confini: per farlo ha scelto l’arancio come albero simbolo del proprio territorio e, in partnership con Treedom, il 22 aprile 2021 ha avviato la piantumazione di ulteriori 200 alberi di arancio in tutto il mondo. Una porzione degli aranci della ‘Foresta Verdura Resort’ affidati a Treedom crescera’ ora nelle fertili valli catanesi presso la Cooperativa Beppe Montana della rete Libera Terra, che si occupa del recupero sociale e produttivo dei beni liberati dalle Mafie. Partendo dalla Sicilia, il ‘fil vert’ che lega il progetto in un bouquet di Paesi disseminati nei diversi continenti, raggiungera’ anche Kenya e Tanzania, per poi approdare ad Haiti e Guatemala.

Il ciclo di vita di tutti i nuovi alberi sara’ sempre consultabile su Treedom.net, la prima piattaforma web al mondo che permette di piantare un albero a distanza e seguirne la storia online. Grazie a questa nuova collaborazione, a partire dalla stagione 2021, il Verdura Resort diventa il primo operatore del segmento luxury che si fa portavoce del turismo sostenibile con un impegno che potra’ essere supportato anche dagli ospiti, dai clienti istituzionali e dalle aziende partner.

Una donna di 42 anni, incensurata, è stata denunciata dai carabinieri della Stazione di Siracusa, per avere violato la quarantena domiciliare obbligatoria, dopo essere risultata positiva al Coronavirus. Secondo quanto ricostruito dai militari dell’Arma, la donna ha violato più volte il provvedimento sanitario per svolgere come se nulla fosse le proprie ordinarie occupazioni. Si è recata a trovare la madre, a fare una visita medica e ha addirittura preso alloggio in una struttura ricettiva (una casa-vacanze).

Nessuna remora nella condotta della donna, che ha fornito false dichiarazioni ogni volta che doveva compilare le autocertificazioni previste, come le schede dei pazienti, quando si è sottoposta a visita medica, e quella per alloggiare come ospite di strutture alberghiere, nelle quali ha dichiarato generalità false sperando di eludere i controlli sapendo di essere presente nell’elenco dei soggetti positivi al Covid 19.

I carabinieri, verificando le varie autocertificazioni prodotte, hanno rilevato alcune incongruenze tra le date di nascita che aveva inserito in diverse dichiarazioni, scoprendo infine che la stessa era paziente affetta da Covid. Per le persone entrate in contatto con la donna è stato disposto l’isolamento.