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Imputazione coatta nei confronti di due medici – PierEnrico Marchesa e Tiziana Facella – per l’ipotesi di reato di omicidio colposo. Accolta, invece, la richiesta di archiviazione nei confronti di altri quattro indagati: Guido Martorana, Valentina Alaimo, Giuseppe Barranco e Antonella Pellino. La vicenda è legata alla morte dell’onorevole agrigentino Gaetano Trincanato, storico esponente della Democrazia Cristiana, deputato all’Ars per ben sei legislature ed ex assessore regionale. La decisione è del gip del Tribunale di Termini Imerese Claudio Bencivinni.
Il procedimento deriva dalla denuncia presentata dalla figlia di Trincanato. Due le richieste di archiviazione inoltrate dalla Procura di Termini Imerese: la prima è stata respinta dal Gip che ha disposto nuove indagini; l’ultima è stata parzialmente accolta con l’archiviazione di quattro posizioni e l’imputazione coatta, invece, per i due medici che adesso dovranno affrontare il processo per omicidio colposo. Trincanato morì all’ospedale di Cefalù il 17 gennaio 2016 in seguito ad un aggravarsi delle sue condizioni. Evidentemente la vicenda sarà approfondita in Tribunale.

Ieri sera, storica seduta della Giunta comunale di Santa Elisabetta, guidata dal sindaco Gueli, con all’ordine del giorno l’approvazione del progetto relativo al completamento del campo sportivo.

Si tratta di un progetto esecutivo, inerente i lavori di completamento, riqualificazione e adeguamento alle normative di sicurezza della struttura, rientrante tra le priorità e tra gli impegni assunti in sede di Programma di mandato dell’attuale Amministrazione, che lo ha fortemente voluto portare avanti.

Il progetto viene presentato a valere sul Fondo “Sport e Periferie”, finalizzato anche al completamento e adeguamento di impianti sportivi esistenti destinati all’attività agonistica, localizzati nelle aree svantaggiate del Paese e nelle periferie urbane, dell’importo complessivo di € 1.100.000, che pone fine a quaranta anni di incompiuta, che solo nelle scorse settimane ha visto completarsi e definirsi la procedura espropriativa e il collaudo e verifica dei muri di sostegno.

“Ancora, un ulteriore risultato da tanto tempo atteso – dice il sindaco – che completa e riqualifica una vasta area sportiva polifunzionale e che presto restituirà alla comunità una infrastruttura voluta da tante generazioni di giovani, e riconosciuto quale luogo di socialità e di aggregazione ancora più oggi con la presenza della squadra di calcio locale A.S.D. SANTA ELISABETTA. Un altro progetto ambizioso, di tipo aggregativo e sociale, finalizzato che dimostra ancora la capacità propositiva dell’Amministrazione, una squadra motivata che con un’azione straordinariamente innovativa e progettuale è riuscita in questi anni a mettere in atto una nuova e seria idea di città e di buon governo.

Ringrazio tutti i tecnici degli uffici comunali che hanno dato ancora una volta prova di impegno e professionalità, gli amministratori tutti e quanti si sono resi utili al raggiungimento di questo importante obiettivo, a beneficio dell’intera città”.

Com’era stato anticipato nei giorni scorsi, le imprese Iseda e Icos stamattina hanno provveduto a ripulire la pista ciclabile del viale delle Dune a San Leone. Dopo aver rimosso tutta la sabbia che vi si era depositata in questi mesi e che rendevano impraticabile la strada, una apposita macchina ha completato il lavoro spazzando tutto quello che vi era rimasto. Da oggi, quindi, la pista ciclabile torna perfettamente fruibile. Bisognerà ora chiedere al demanio marittimo di rimuovere le piante che in qualche modo intralciano il transito delle due ruote.

Nel giugno 2001 il Dott. G.G., in qualità di dirigente presso l’Ispettorato Ripartimentale delle Foreste di Palermo, riceveva l’incarico di eseguire da progettista esterno la progettazione di “Interventi di ricostituzione dei boschi nella parte collinare e montana del bacino del Fiume Oreto e allacciati finalizzati al recupero dei sistemi naturali dei territori di Palermo, Monreale, Altofonte, Belmonte Mezzagno e San Giuseppe Jato”.
Pertanto, in forza di tale incarico, il Dott. G.G. redigeva un primo progetto con l’intervento di altri tecnici dipendenti dello stesso Ufficio.
Successivamente, il Dott. G.G. veniva nominato Dirigente dell’Ufficio Tecnico di Progettazione – Unità Operativa di Base UOB n. 1 “Programmazione e progettazione interventi”, trasferendosi dalla precedente sede dell’Ispettorato.
All’interno di tale struttura il Dott. G.G. continuava ad occuparsi di tutta la progettazione inerente all’intervento di ricostruzione boschiva, eseguito secondo moderni criteri fitosociologici (plant sociology) e naturalistici, volto alla realizzazione di una rete viaria carrabile, di una estesa rete sentieristica e di un innovativo impianto irriguo ed antincendio oltre alle opere accessorie e i lavori di manutenzione.
Peraltro, il presente progetto subiva una totale rivisitazione nel 2003 a causa dell’entrata in vigore della nuova normativa di cui alla L.R. 7/2002, e veniva definitivamente approvato soltanto nel 2005.
Tuttavia, l’Amministrazione Regionale approvava il progetto ma provvedeva solo in parte alla liquidazione ed al pagamento delle competenze spettanti al Dott. G.G. per lo svolgimento delle proprie prestazioni professionali della durata complessiva di quattro anni.
Pertanto, il Dott. G.G., assistito dagli Avvocati Girolamo Rubino, Massimiliano Valenza e Armando Buttitta, con ricorso depositato in data 22.05.2015, adiva il Tribunale di Palermo – Sezione Lavoro, chiedendo il riconoscimento della somma di euro 93.603,00 , ex art. 18 della L n. 109/1994 coordinata con la L.R. n. 7/2002 e ss.mm.ii., per l’espletamento dell’incarico di progettazione.
In particolare, gli Avvocati Rubino, Valenza e Buttitta mettevano in rilevo: l’illegittimità delle note interlocutorie di liquidazione degli incentivi per l’attività di progettazione per violazione dell’art. 8 e 10 bis l.241/1990 (come recepite dalla l.r. 10/1991); la nullità delle note con le quali l’amministrazione effettua la quantificazione delle somme dovute al ricorrente per difetto dei requisiti essenziali del provvedimento amministrativo; la sussistenza di un diritto di credito nei confronti dell’amministrazione ed in capo all’odierno ricorrente di una somma di euro 93.603,00 a titolo di compenso per la progettazione eseguita; la violazione dell’art. 18, comma 5 l. 109/1999; la violazione delle disposizioni del regolamento per la ripartizione degli oneri di progettazione di cui al ddg n. 321/2005.
Il Giudice del Lavoro, valutate le difese, con Sentenza ha condannato l’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente della Regione Siciliana – Ufficio Speciale per la Conservazione del Suolo e dell’Ambiente Naturale di Palermo – Dipartimento Foreste al pagamento della complessiva somma di € 93.602,95, oltre interessi nella misura legale dal 31.08.2009, in favore del Dirigente Dott. G.G.
In particolare, il Giudice, ricalcando un costante orientamento espresso dalla Corte di Cassazione in tema di trattamento economico del personale degli uffici tecnici incaricati della progettazione di opere pubbliche, ha rilevato che “il compenso incentivante di cui all’art. 18 della l. n. 109 del 1994 può essere attribuito se previsto dalla contrattazione collettiva decentrata e sia stato adottato l’atto regolamentare dell’amministrazione aggiudicatrice, e ove l’attività di progettazione sia arrivata in una fase avanzata, per essere intervenuta l’approvazione di un progetto esecutivo dell’opera da realizzare”.
Pertanto, per effetto della pronuncia resa dal Tribunale di Palermo – Sezione Lavoro, il Dott. G.G. ha ottenuto il riconoscimento delle differenze retributive, maggiorate degli interessi, per la progettazione riguardante gli interventi di ricostituzione dei boschi nella parte collinare e montana del bacino del Fiume Oreto e finalizzati al recupero dei sistemi naturali dei territori di Palermo, Monreale, Altofonte, Belmonte Mezzagno e San Giuseppe Jato. L’Assessorato Regionale dovrà invece pagare le spese di lite, quantificate in euro 5000,00.

Sono iniziati ieri i lavori di demolizione ad opera dell’impresa Ig Costruzioni di Cinisi di alcuni edifici pericolanti e di ripristino praticabile massiccio di sovraccarico del molo di Ponente, all’interno dell’area demaniale marittima, di Porto Empedocle. Gli interventi verranno effettuati per conto del Provveditorato interregionale Opere pubbliche Sicilia-Calabria.
Porto Empedocle, con questi lavori, comincia di fatto a guardare oltre perché fanno parte di quel complesso progetto che permetterà di far diventare veramente la città polo crocieristico. E’ prevista, infatti, la demolizione dei ruderi industriali, la creazione di una stazione marittima, la progettazione e realizzazione della banchina crocieristica a lato ponente del molo Crispi

Voleva cucinare, ha rischiato di innescare un disastro. E’accaduto a Favara dove un uomo stava utilizzando un forno a legna, che si trova nel giardino della villa. Probabilmente qualche pezzo di legno, ancora ardente, è “volato” fuori dalla struttura, provocando un incendio. In poco tempo le fiamme si sono propagate, raggiungendo l’interno dell’abitazione.
Il proprietario, e gli altri presenti, si sono precipitati fuori, fortunatamente nessuno è rimasto ferito, anche se la paura è stata tanta. Ingenti i danni. Da una prima stima ammontano a circa 20mila euro. E’ successo, a pochi chilometri della Ss 640, in territorio di Favara. Sul posto per oltre cinque ore hanno operato i Vigili del fuoco del Comando provinciale di Agrigento. S’è sfiorata l’esplosione per la presenza di alcune bombole del gas, trascinate a distanza di sicurezza dagli stessi pompieri. Carbonizzata una veranda, a cucina, arredi e altri materiali.

Colpo di scena nel processo d’appello sul cosiddetto “Sistema Montante”. Il collegio di difesa dei 5 imputati condannati in primo grado chiede ai giudici della Corte d’appello di Caltanissetta di sentire un lungo elenco di testimoni eccellenti, tra magistrati, appartenenti alle forze dell’ordine, dirigenti di Confindustria e perfino l’ex ministro degli Interni Angelino Alfano. I 5 imputati condannati in primo grado sono stati: l’imprenditore Antonello Montante (14 anni), l’ex comandante provinciale della Guardia di finanza ed ex capocentro della Dia Gianfranco Ardizzone (3 anni), il sostituto commissario di polizia Marco De Angelis (4 anni), il responsabile della sicurezza di Confindustria Marco Di Simone (6 anni), il questore Andrea Grassi (1 anno e 4 mesi). Il processo viene celebrato con il rito abbreviato nell’aula bunker di Caltanissetta. I difensori di Marco De Angelis, Monica Genovese, e di Diego De Simone, Marcello Montalbano, hanno chiesto ieri di sentire come teste l’ex ministro sui trasferimenti, in polizia, dei loro assistiti. Trasferimenti che, secondo l’accusa, sarebbero stati sollecitati da Montante. Il sostituto procuratore generale Giuseppe Lombardo si è opposto a quasi tutte le istanze. La Corte d’appello deciderà fra due settimane.

Assolto dalle accuse di sequestro di persona, tentata violenza privata e lesioni aggravate. Il giudice monocratico Giuseppe Zampino ha scagionato nel merito, nonostante due dei tre reati fossero ampiamente prescritti, risalendo al lontano 2008, il marocchino Mohammed Rhadir, 53 anni, accusato di avere sequestrato e picchiato un connazionale per obbligarlo a non riferire alla polizia dell’esistenza di una banda di ladri, di cui entrambi facevano parte. L’episodio sarebbe avvenuto a Canicattì il 31 gennaio del 2008. L’uomo era assistito dall’avvocato Giuseppina De Luca. Rhadir, insieme al fratello che è stato giudicato a parte, avrebbe sequestrato un complice che voleva riferire alla polizia. L’uomo sarebbe stato sequestrato e picchiato brutalmente tanto da riportare delle fratture al volto e al setto nasale. La difesa, però, ha sostenuto che non vi fosse alcuna prova del suo coinvolgimento. Il pm aveva chiesto la condanna a un anno per l’accusa di sequestro di persona: le altre due imputazioni erano prescritte.

Giovane dà in escandescenze al Sert, la polizia riporta la calma. E’ accaduto ieri nei pressi del Viale dell Vittoria d Agrigento. I medici si stavano prendendo cura di un giovane agrigentino che, a quanto pare, proprio a causa dell’uso di sostanze stupefacenti, aveva perso i sensi. I sanitari hanno fatto di tutto per rianimarlo e non fargli rischiare la vita. Quando, poco dopo, il giovane s’è ripreso, ha iniziato a dare in escandescenze e non è stato possibile, per gli stessi sanitari, riuscire a calmarlo subito. In via precauzionale, temendo forse anche che potessero innescarsi danneggiamenti o peggio ancora aggressioni, è scattato l’allarme alla numero unico d’emergenza: il 112. I poliziotti, giunti al Sert, hanno accertato cosa effettivamente fosse appena accaduto. Non si sono però registrati danneggiamenti all’interno della struttura, né, per fortuna, aggressioni al personale medico che era presente e che, appunto, si stava prendendo cura del ragazzo di Agrigento. La presenza dei poliziotti della sezione Volanti ha comunque contribuito a far calmare il giovane che era, però, ancora sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Soltanto quando è tornata la calma e, di fatto, non c’erano più pericoli o rischi per il personale sanitario, i poliziotti delle Volanti hanno lasciato il Sert prima e il viale Della Vittoria dopo.

James Burgio, 28 anni, di Porto Empedocle, che attualmente è detenuto nel carcere di Augusta, davanti alle domande del giudice, ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere.
Fu arrestato nell’ambito di un’inchiesta che ha visto scattare le manette per cinque persone, tra cui un un agente penitenziario, accusate di corruzione e commercio illecito di sostanze stupefacenti.
Burgio sta scontando una condanna per un tentato omicidio avvenuto nell’estate 2018 al porto di Porto Empedocle.

A seguito dell’inchiesta su un presunto giro di droga e cellulari nel carcere dell’Ucciardone, il gip di Palermo ha firmato i provvedimenti di custodia cautelare in carcere anche  nei confronti dell’agente di polizia penitenziaria Giuseppe Scafidi, del detenuto Fabrizio Tre Re, della moglie Teresa Altieri e di Rosario Di Fiore. Giuseppe Scafidi, Fabrizio Tre Re, Teresa Altieri e Rosario Di Fiore devono rispondere di corruzione; Tre Re e Burgio sono indagati anche per commercio illecito di sostanze stupefacenti. Secondo le indagini Giuseppe Scafidi, agente di polizia Penitenziaria sospeso dal servizio, in forza all’Ucciardone di Palermo, avrebbe accettato somme di denaro per introdurre uno smartphone e due miniphone all’interno del carcere.

I dispositivi erano destinati al detenuto Fabrizio Tre Re, condannato con sentenza della Corte di Appello di Palermo per l’omicidio di Andrea Cusimano, in concorso con Calogero Pietro Lo Presti. Il delitto avvenne al mercato del Capo di Palermo nell’agosto del 2017. Scafidi avrebbe ricevuto la somma di 500 euro da Teresa Altieri, moglie di Tre Re, avvalendosi della mediazione di Rosario Di Fiore.

La consegna dei telefonini al detenuto fu sventata grazie all’intervento del servizio investigativo della polizia penitenziaria che sequestrò gli apparecchi. Attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali sono stati anche acquisiti ulteriori elementi di prova relativi ad un commercio illecito di sostanze stupefacenti. E’ stato, infatti, possibile documentare alcuni episodi in cui telefonini illecitamente introdotti in carcere sono stati utilizzati dai detenuti per la vendita di droga. Di uno di questi episodi si è reso responsabile lo stesso Tre Re che avrebbe trattato telefonicamente con James Burgio, detenuto nel carcere di Augusta, la vendita a dei complici in libertà di una partita di circa 5 chili di droga