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Apprende che la mamma è positiva al Covid-19 e, per la disperazione minaccia di lanciarsi dal tetto della sua abitazione. Protagonista un venticinquenne di San Biagio Platani.
Ad evitare il peggio l’intervento dei carabinieri della Stazione di San Biagio Platani, coordinati dal Comando compagnia di Cammarata.

Una volta scattato l’allarme e giunti sul posto, i militari dell’Arma, con delicatezza e con grande professionalità, hanno iniziato a parlare con il giovane, e alla fine l’opera di convincimento ha dato l’esito sperato.
Il giovane, molto provato dalla notizia della positività della madre, avrebbe voluto lanciarsi dal tetto di casa. Per fortuna, però, i carabinieri sono arrivati in tempo.

Le vacanze natalizie dal 24 dicembre al 6 gennaio. Le misure restrittive tra zona rossa e arancione. Tutte le istruzioni per l’uso.

Dieci giorni in zona rossa e 4 in zona arancione, coprifuoco che resta alle 22 e massimo due persone non conviventi che si possono aggiungere al cenone. Dunque, sono complessivamente 10 i giorni in cui sarà estesa a tutta Italia la zona rossa: 24-25-26-27 e 31 dicembre, 1-2-3-5 e 6 gennaio. In tutto il paese valgono dunque le regole finora adottate nelle regioni rosse: sarà vietato ogni spostamento in entrata e in uscita sia tra le regioni sia tra comuni e all’interno degli stessi salvo per comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. E’ sempre possibile rientrare alla propria abitazione o domicilio. Sono inoltre chiuse le attività commerciali al dettaglio – ad eccezione di alimentari, farmacie, parafarmacie, edicole e tabacchi – e chiusi anche i bar, i ristoranti, le gelaterie, le pasticcerie e i pub, che possono effettuare solo la consegna a domicilio e, fino alle 22, l’asporto. E’ invece consentito svolgere sia attività motoria individualmente e in prossimità della propria abitazione purché nel rispetto della distanza di almeno un metro e con l’obbligo di utilizzo di dispositivi di protezione, sia attività sportiva, ma anche questa solo in forma individuale ed esclusivamente all’aperto. L’Italia sarà invece tutta arancione nei giorni lavorativi all’interno delle due settimane delle vacanze natalizie: il 28, 29 e 30 dicembre e il 4 gennaio. Rispetto alla zona rossa, due sono le differenze principali: sono aperti i negozi ed è sempre consentito lo spostamento all’interno del proprio comune di residenza. Il decreto introduce però una norma a favore dei piccoli comuni: sono infatti consentiti gli spostamenti dai paesi con una popolazione non superiore a 5mila abitanti per una distanza di massimo 30 chilometri con esclusione in ogni caso degli spostamenti verso i capoluoghi di provincia. Infine, per tutto il periodo delle festività natalizie il governo ha introdotto una deroga ai divieti, che sarà quindi valida sia nelle giornate in cui l’Italia sarà ‘rossa’ sia in quelle in cui sarà ‘arancione’ ed è quella per consentire comunque ai parenti più stretti di vedersi per il cenone. Lo spostamento verso le abitazioni private è consentito una sola volta al giorno, in un arco temporale compreso fra le 5 e le 22, verso una sola abitazione ubicata nella medesima regione e nei limiti di due persone ulteriori rispetto a quelle ivi già conviventi, oltre ai minori di 14 anni sui quali tali persone esercitino la potestà genitoriale e alle persone disabili o non autosufficienti conviventi.

Altro prestigioso riconoscimento internazionale per il pittore agrigentino Gerlando Meli, appena inserito nell’Enciclopedia Mondiale dell’arte Elitè, edita dal 1974 dalla casa editrice Elitè di Varese. Nell’Enciclopedia sono inseriti tra gli altri: Picasso, Vangogh, Dalì, De Chirico e altri artisti storici. L’inserimento di Meli è scaturito al termine di una lunga e attenta valutazione da parte della commissione selettiva attraverso l’analisi di mostre e concorsi nazionali e internazionali e la valutazione di premi e prestigiosi riconoscimenti in Italia e all’estero e recensioni su cataloghi e riviste d’arte specializzate. Nella pagina dedicata a Gerlando Meli vi è la foto dell’artista con la moglie mentre dona una sua opera a Gianni Morandi.

731 i nuovi casi di Covid registrati in Sicilia nelle ultime 24 ore su 8.109 tamponi eseguiti.

I decessi sono 22, che portano il totale a 2.109.

Con i nuovi casi sono 33.865 gli attuali positivi, con un decremento di 823 casi rispetto a ieri. Di questi sono ricoverati 1.273 pazienti, 37 in meno rispetto al dato complessivo di ieri; 1.091 dei quali in regime ordinario 40 in meno rispetto a ieri; 182 in terapia intensiva 3 in più rispetto a ieri. In isolamento domiciliare 32.592. I guariti sono 1.532.

I nuovi casi divisi per provincie:

Catania 356 positivi,

Palermo 116,

Messina 89,

Ragusa 41,

Trapani 29,

Siracusa 41,

Agrigento 27,

Caltanissetta 15,

Enna 17.

Il Gup del tribunale di Palermo, Paolo Magro, ha condannato a 5 anni di reclusione, per l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, Giuseppe Scozzari, 48 anni, consigliere comunale di Licata fino al 13 luglio del 2019, quando, all’indomani dell’arresto nell’operazione antimafia “Assedio”, si dimise. Scozzari, secondo quanto ha accertato il processo, concluso con una pena superiore a quella chiesta dal pm Claudio Camilleri (4 anni e 8 mesi), aveva stretto un patto con il boss del paese Angelo Occhipinti.

L’imputato, in particolare, avrebbe, “nell’esercizio delle sue funzioni di responsabile del servizio tecnico del presidio ospedaliero di Licata, ed essendo influente funzionario dell’Asp di Agrigento, garantito corsie preferenziali per l’accesso ai servizi dell’Asp a soggetti indicati dal capomafia Angelo Occhipinti”. Nell’esercizio delle funzioni di consigliere comunale di Licata, invece, avrebbe “messo a disposizione il proprio peso politico all’interno del Comune al fine di fare ottenere al capomafia Occhipinti ed a Raimondo Semprevivo (suo cognato) la regolarizzazione amministrativa di un’area sottoposta a sequestro penale”.

“Uno scambio di favori – aveva sottolineato il pm – che gli ha consentito, nel giugno del 2018, di essere eletto, nelle file di una lista civica, grazie al sostegno elettorale del boss che gli fece da sponsor”.

Rapina ad un distributore di carburante lungo la statale 122, l’inseguimento da parte della pattuglia della polizia che è stata anche speronata e uno degli agenti è rimasto ferito, il rintraccio di uno dei due malviventi e l’arresto. E poi ancora le ricerche del complice che è stato ritrovato in una casa del centro storico e che ha tentato la fuga sui tetti. Scene degne di un film d’azione quelle che hanno portato – ad opera dei poliziotti del commissariato di Canicattì, che è coordinato dal vice questore Cesare Castelli, – all’arresto di Alessio Taibbi di 27 anni e al fermo di polizia giudiziaria (poiché la flagranza era già trascorsa) di Gian Piero Lo Giudice. Entrambi sono stati ritenuti responsabili in concorso di duplice rapina aggravata, danneggiamento aggravato, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. Ma non è finita, perché adesso – i poliziotti – stanno cercando di comprendere se si tratta degli autori di altre rapine messe a segno ai danni dei distributori di carburante della stessa Canicattì, ma anche di Licata, Ravanusa e Campobello di Licata.

I poliziotti del commissariato di Canicattì, dopo aver ricevuto la segnalazione di una rapina commessa da due giovani con il volto coperto e uno armato di pistola, si sono immediatamente precipitati al distributore di carburante della statale 122. Per raggiungere rapidamente l’obiettivo, gli agenti hanno fatto un percorso alternativo alla statale 122, un percorso noto perché appunto utilizzato, quale via di fuga, dagli autori di altre rapine. Una intuizione geniale perché in una strada sterrata della contrada Vecchia Dama, i poliziotti sono riusciti ad intercettare un furgone di colore bianco, con cui i rapinatori si erano allontanati subito dopo la rapina. La volante ha provato a sbarrare la strada ai due, ma la macchina della polizia è stata speronata ad alta velocità. Uno degli agenti è anche rimasto ferito. “I poliziotti, in questa situazione, hanno riconosciuto perfettamente il conducente del veicolo in Gian Piero Lo Giudice e sono riusciti ad annotare la targa che acclarava la proprietà del veicolo” – ha ufficializzato stamani la Questura di Agrigento .

Nonostante la macchina malconcia, i poliziotti hanno continuato l’inseguimento del furgone per le vie rurali della contrada, raggiungendo il furgone che era stato, nel frattempo, abbandonato dai presunti malviventi. “I rapinatori non potendo proseguire con il furgone – ricostruisce ancora la Questura – hanno rapinato dell’auto un anziano che si trovava in zona, anziano che ha riportato lesioni traumatiche”. Anche questa macchina è stata però abbandonata, pochi metri dopo. Gli agenti, quelli del commissariato di Canicattì e quelli della Squadra Mobile della Questura, giunti sul posto, hanno inseguito uno dei due uomini visti scappare lungo le campagne circostanti. Nonostante si fosse nascosto nei pressi di un casolare di campagna, Taibbi è stato ritrovato e arrestato.

Sono proseguite dunque le ricerche del secondo uomo e nel tardo pomeriggio, in una casa abbandonata del centro storico, Lo Giudice è stato rintracciato e bloccato mentre tentava la fuga tra i tetti delle case circostanti. L’uomo è stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria.

I poliziotti del commissariato e quelli della Squadra Mobile hanno ritrovato la pistola, risultata a salve del tipo semi automatica, priva del tappo rosso, utilizzata per commettere la rapina, “mentre addosso ad Alessio Taibbi – ha ufficializzato la Questura di Agrigento – abilmente occultata, veniva recuperata la somma di 195 euro in denaro contante, ritenuto una parte del provento della rapina al distributore di carburanti”. I due, su disposizione del sostituto procuratore di turno che ha coordinato l’attività investigativa, sono stati portati alla casa circondariale “Pasquale Di Lorenzo” di Agrigento.

Con apposito bando ritualmente pubblicato, l’Assessorato Regionale Infrastrutture e Mobilità aveva predisposto un programma regionale di finanziamento al fine di favorire interventi diretti a tutelare l’ambiente e i beni culturali, per la realizzazione di infrastrutture per l’accrescimento dei livelli di sicurezza, per il risanamento dei centri storici e la prevenzione del rischio idrogeologico nei comuni della Regione Siciliana, a valere sulle risorse FSC.

Il Comune di Ventimiglia di Sicilia vi partecipava inviando la propria domanda per il finanziamento del “Progetto di restauro e risanamento conservativo della chiesa Sant’ Eligio (ex Chiesa Maiorca)” per un importo complessivo di euro 875.000,00.

Nonostante tutta la documentazione prodotta in ossequio alle disposizioni contenute nel bando e i chiarimenti forniti dall’Amministrazione comunale, il progetto veniva collocato in posizione non utile nella graduatoria definitiva per ottenere il finanziamento richiesto; circostanza, questa, scaturita dal mancato riconoscimento del punteggio (n. 20 pt) previsto nel caso di interventi di ristrutturazione riguardanti “edifici che rappresentano elevato rischio per la pubblica e privata incolumità”.

A questo punto, il Comune di Ventimiglia di Sicilia, in persona del Sindaco dott. Antonio Rini, proponeva un ricorso davanti al TAR Palermo, con il patrocinio dell’avvocato Girolamo Rubino, per l’annullamento, previa sospensione, degli atti di gara, nella parte in cui era stato erroneamente attribuito al progetto il punteggio assegnato, con il conseguente collocamento tra gli interventi non ammessi al finanziamento.

In particolare, l’Avvocato Rubino ha dedotto l’illegittimità dell’operato dell’Amministrazione regionale sotto il profilo dell’eccesso di potere per l’evidente difetto di istruttoria e per la manifesta disparità di trattamento subita, avendo l’Amministrazione Regionale denegato il punteggio previsto per il requisito di “elevato rischio per la pubblica e privata incolumità” alla ex Chiesa Maiorca del Comune di Ventimiglia di Sicilia nonostante l’esauriente documentazione in realtà prodotta a supporto, ed avendo, di contro, riconosciuto il relativo punteggio a progetti rispetto ai quali lo stesso requisito non era stato del tutto valutato o provato, ovvero era stato documentato per mezzo di documentazione analoga a quella allegata dal Comune ricorrente.

Il TAR Sicilia- Palermo, condividendo le tesi difensive dell’Avv. Rubino, accoglieva l’istanza cautelare del Comune ricorrente ritenendo il ricorso dotato di rilevanti profili di fondatezza.

Da ultimo l’Assessorato alla infrastrutture ha disposto il finanziamento del progetto e conseguentemente il Comune di Ventimiglia di Sicilia ha dato concreto avvio alla procedura per l’affidamento dei lavori “di restauro e risanamento conservativo della chiesa Sant’ Eligio (ex Chiesa Maiorca) il cui inizio è ormai imminente.

Due persone, Gian Piero Lo Giudice, 28 anni, e Alessio Taibi, 27 anni, di Canicattì, sono state arrestate dagli agenti della Squadra mobile di Agrigento e del commissariato di Canicattì perché indagati di avere compiuto una rapina a Canicattì al distributore di carburante Q8 in contrada Madonna dell’Aiuto. Indagini sono in corso per accertare se i due siano componenti della banda che ha compiuto altre rapine nel comprensorio di Canicattì, ai danni di distributori di carburante tra Ravanusa, Campobello di Licata e Canicattì.

In Sicilia aumenta del 9% la raccolta differenziata tra 2018 e 2019. Di conseguenza è ridotto il conferimento in discarica. I dettagli.

In Sicilia cresce la raccolta differenziata e diminuiscono i rifiuti conferiti in discarica, segno che la strada tracciata dal Governo regionale è quella giusta, anche se ancora resta molto da fare per liberare l’Isola dall’eterna emergenza spazzatura che da decenni ci vede recitare l’infelice parte di “pattumiera d’Italia”. Nelle settimane scorse è toccato a Palermo, mentre negli ultimi giorni è stata Catania a vedere le proprie strade stracolme di sacchetti di immondizia, a causa di un guasto nella vicina discarica di Lentini. Servono gli impianti e in questa direzione va il nuovo Piano della Regione da poco approvato dalla Giunta e che attualmente si trova al vaglio dell’ufficio legale; poi passerà al Consiglio di giustizia amministrativa e dunque sarà pubblicato nella versione definitiva. Intanto il duo Musumeci-Pierobon può consolarsi con gli ultimi dati dell’Ispra (l’istituto di ricerca del Ministero dell’Ambiente) che, nel 2019, fotografano una crescita della differenziata del 9% (solo il Molise è riuscito a fare meglio con un +12%), attestando l’Isola appena sotto la soglia del 40% (per l’esattezza 38,5 contro il 29,5 che si registrava ancora nel 2018). E’ un dato che comunque ci conferma ancora una volta “cenerentola” della spazzatura, relegandoci in fondo alla classifica regionale: pur restando sotto il 50%, riescono a fare meglio di noi sia la Basilicata (al 49,4%) che la Calabria (al 47,9%). Lontanissime le regioni prime “della classe”, quasi tutte al Nord: Veneto (74,7%), Sardegna (73,3%), Trentino Alto Adige (73,1%), Lombardia (72%), Emilia Romagna (70,6%), Marche (70,3%), Friuli Venezia Giulia (67,2%) e Umbria (66,1%). Nel frattempo, all’aumento della raccolta corrisponde una diminuzione del conferimento in discarica, con l’Isola che ha ridotto l’abbancamento del 17,4%, facendo scendere la quota complessiva dei rifiuti trasportati in luoghi come Bellolampo o Motta Sant’Anastasia – sedi di due tra i più grandi impianti inquinanti dell’Isola – al 58% (era il 69% nel 2018). Un risultato niente male, seppure nettamente inferiore a quanto fatto dalla Campania (meno 53,9% di ricorso alla discarica, con una raccolta differenziata al 54%) e più basso della Calabria (meno 25%). Complessivamente la Sicilia l’anno scorso ha prodotto 2 milioni e 233 mila tonnellate di rifiuti urbani, poco meno dei 2 milioni e 292 mila del 2018. Gran parte ha continuato a finire nelle discariche (1 milione e 306 mila tonnellate), ma queste hanno “perso” 200 mila tonnellate che sono andate a incrementare la differenziata (passata dalle 677 mila tonnellate del 2018 alle 860 mila del 2019).

“Le documentate esigenze lavorative meritano di essere valutate con prevalenza sulle attuali ragioni della cautela”. Il gup di Palermo, Fabio Pilato, davanti al quale si sta celebrando il processo scaturito dall’inchiesta antimafia “Kerkent”, autorizza il quarantatreenne agrigentino Andrea Puntorno, ai domiciliari con l’accusa di aver fatto parte del gruppo legato al boss Antonio Massimino che gestiva il narcotraffico, ad esercitare la propria attività lavorativa.

Il giudice, in sostanza, accogliendo la richiesta del suo difensore, l’avvocato Salvatore Pennica, con il parere favorevole del pubblico ministero, lo ha autorizzato a lavorare nel suo bar del Quadrivio dalle 6 alle 19.

Puntorno, che ha alle spalle diverse vicissitudini giudiziarie, di recente era stato coinvolto nell’inchiesta sui traffici illeciti attorno agli ambienti del tifo organizzato della Juve. Una ricostruzione che aveva fatto lui stesso decidendo di partecipare, come ospite, alla trasmissione Rai, Report, dove aveva descritto il giro di bagarinaggio del quale avrebbe fatto parte. “Il business c’è. Io guadagnavo anche 30, 40 mila euro. Mi sono comprato due case, ho comprato anche un panificio. Perché ci chiamavamo ‘Bravi ragazzi’? Ci siamo ispirati ad un film. I biglietti? Arrivavano dalla Juve”. L’ultima condanna rimediata, a 6 anni e 6 mesi di carcere, non è stata ancora del tutto scontata.