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Compie 40 anni la legge 121 che ha istituito la Polizia, smilitarizzando il Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza trasformandole nella prima forza di Polizia civile a competenza generale e ridisegnando l’intero sistema della pubblica sicurezza. La ricorrenza viene celebrata dal Dipartimento con un libro dal titolo ‘La riforma dell’amministrazione della pubblica sicurezza’ scritto dal prefetto Carlo Mosca, scomparso pochi giorni fa e che fu di quella riforma uno degli ispiratori.
Dopo il messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, quello del Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e del Sottosegretario alla presidenza del Consiglio Franco Gabrielli, nei 12 capitoli del libro si snodano, dice il Dipartimento “i temi piu’ significativi di quella riforma lontana nel tempo eppure ancora cosi attuale”. Ogni capitolo si arricchisce del contributo di riflessione da parte di una personalità del mondo religioso, scientifico, politico o istituzionale: il Cardinale Gianfranco Ravasi approfondisce gli aspetti del “servizio”, il Ministro Marta Cartabia quelli del ruolo delle “donne”, il Procuratore generale Giovanni Salvi l’introduzione del ruolo degli “Ispettori”, il prof. Michele Ainis i “sindacati”, il dottor Gianni Letta l “ordine e la sicurezza pubblica” e poi ancora il professore Giuliano Amato, Marino Bartoletti, Eugenio Gaudio, Annamaria Giannini, Gaetano Manfredi, Antonio Romano, Maurizio Viroli. 181 pagine “ricche di immagini, anche storiche, che ricordano il passaggio da amministrazione militare di Polizia ad amministrazione civile di garanzia, al servizio dei cittadini e delle Istituzioni democratiche del Paese”.

“Sono particolarmente grato a coloro che 40 anni fa ebbero il coraggio e la felice intuizione di attuare la riforma dell’amministrazione della pubblica sicurezza – dice il capo della Polizia Lamberto Giannini  Anche io, entrato in servizio alla fine degli anni ottanta, sono figlio di questa riforma e oggi da capo sento forte l’impegno di aggiungere nuovi tasselli al percorso riformatore tracciato dalla legge, lavorando per una Polizia che possa sempre meglio coniugare l’antica sapienza con le moderne conoscenze e competenze per saper rispondere alle necessità e ai bisogni dei cittadini.”

“Credo che non si abbia una visione esatta della complessità della legge se non si tiene conto di un fatto: la riforma non si esaurisce nella smilitarizzazione, nella sindacalizzazione, nel riconoscimento dei diritti civili e politici, ma investe il sistema complessivo dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, dal vertice alla periferia, dalle strutture organizzative al piano funzionale e istituzionale”.

Con queste parole, l’allora ministro dell’Interno, Virginio Rognoni, nella seduta della Camera del 25 marzo 1981, accompagnò, verso la conclusione, un dibattito parlamentare iniziato l’8 novembre 1979, che condurrà alla promulgazione della legge 1 aprile 1981, n. 121, recante il “Nuovo ordinamento dell’Amministrazione della pubblica sicurezza”. Smilitarizzazione, sindacalizzazione, parificazione del ruolo delle donne, creazione del ruolo degli ispettori. Tutte istanze di democratizzazione e modernizzazione che, emerse sin dall’inizio degli Anni ’70, trovarono finalmente una risposta sistemica in quell’aprile del 1981.

Tant’è che oggi la Polizia di Stato ha scelto di festeggiare la ricorrenza della propria fondazione, risalente al 1852, proprio il 10 aprile, data di pubblicazione della legge, per sottolineare il vincolo indissolubile che lega l’Istituzione a quel provvedimento normativo.

Ma la 121, come tradizionalmente viene chiamata, non fu solo questo. Fu, innanzitutto, come lucidamente sottolineato dal ministro Rognoni, la legge che ha definito e disciplinato l’architettura dell’Amministrazione della pubblica sicurezza nel nostro Paese, un concetto molto più ampio e complesso delle stesse forze di polizia che la compongono. Con quel provvedimento furono fissati, infatti, alcuni principi cardine nel nostro sistema. Primo fra tutti, l’unicità dell’Autorità nazionale di pubblica sicurezza, identificata nel ministro dell’Interno. Perché in uno stato democratico la direzione degli apparati deputati alla sicurezza deve necessariamente far capo a un vertice politico, espressione di un Parlamento, sintesi della volontà popolare. Questa è la democrazia. Nel contempo fu fissato un corollario fondamentale: l’Autorità nazionale si avvale per la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, di un’amministrazione “civile” della pubblica sicurezza, composta dalle Forze di polizia, dai prefetti, dai questori, dai sindaci e anche dai cittadini che rivestono la qualifica di agenti di pubblica sicurezza. Questa amministrazione civile della pubblica sicurezza, così strutturata, è presidio di legalità e di sicurezza nel nostro Paese.

La complessità di tale materia aiuta a comprendere le ragioni di un iter parlamentare lungo e travagliato, come devono necessariamente esserlo le grandi riforme istituzionali che toccano i gangli vitali di una democrazia. Nella difficile ricerca di una conversione necessaria, il dibattito coinvolse non solo il Parlamento e le forze politiche e sociali del Paese, ma impegnò la stessa platea dei poliziotti, l’opinione pubblica, la stampa. Questo faticoso procedere, come sottolineò il relatore della legge alla Camera, l’onorevole Oscar Mammì, contribuì a “evitare quanto il terrorismo e la criminalità si proponevano, evitare cioè che si realizzasse il fine di dissaldare, in un Paese a democrazia piuttosto giovane, le istituzioni dai cittadini, i poliziotti dai lavoratori”.

A quarant’anni dal suo varo, abbiamo voluto celebrare questo architrave del nostro sistema di sicurezza, invitando personalità delle Istituzioni, del mondo della cultura, del giornalismo, della società civile a sviluppare i principali temi sui quali questa straordinaria legge ebbe riflessi riformatori.

Pur nella loro varietà ed eterogeneità, tutti questi preziosi contributi, ognuno dei quali meriterebbe uno specifico approfondimento, sembrano riconnettersi a un tema centrale, che tocca un topos di ogni democrazia: il rapporto tra libertà eautorità, tra libertà e coloro che sono chiamati a tutelarla.

Spero che la lettura di queste pagine possa aiutare a comprendere la lungimiranza del legislatore del 1981 che ha contribuito a fare del ministero dell’Interno la “casa dei diritti e delle libertà”.

Una data storica quella che vide 62 anni fa la comparsa delle quote rosa in polizia: era il 1° marzo 1961 quando entrarono in servizio le prime ispettrici appartenenti alla carriera direttiva del nuovo Corpo di polizia femminile, istituito con legge n. 1083 del 7 dicembre del 1959, creato su indicazione dell’allora capo della Polizia Giovanni Carcaterra. Quattro mesi dopo furono affiancate dalle assistenti di polizia, appartenenti alla carriera di concetto dello stesso Corpo. Le poliziotte, assegnate a uffici come quello di Polizia femminile, la Sezione minori o le Squadre buoncostume delle questure, avevano incarichi specifici che riguardavano il contrasto dei reati nei confronti di donne e bambini, reati contro la moralità pubblica e a sfondo sessuale. Spesso le prime poliziotte venivano impiegate anche per la tutela del lavoro minorile e femminile, le indagini e gli atti di polizia giudiziaria che riguardavano le stesse categorie di persone, nei confronti delle quali svolgevano compiti di vigilanza e di assistenza per i provvedimenti di polizia (se i minori erano in stato di abbandono morale e sociale, come il contrasto all’evasione scolastica.) Non si può dimenticare l’impiego massiccio della polizia femminile in occasione di calamità naturali: ispettrici e assistenti per la prima volta intervennero per il terremoto nella valle del Belice (1968), di Tuscania (1971), di Ancona (1972) e in quelli, disastrosi per numero di vittime, del Friuli (1976) e dell’Irpinia (1980).

«La presenza delle donne nella Polizia di Stato appartiene alla storia recente. Come è accaduto per altre funzioni pubbliche la partecipazione delle donne all’esercizio di funzioni della sicurezza pubblica è stata ostacolata dal pregiudizio che determinate attività non fossero adeguate alla natura della donna. La legge 121 rimosse gli ostacoli giuridici alla effettiva parità delle donne nel servizio di polizia e simbolicamente marcò la fine dell’eguaglianza condizionata alle attitudini di genere. A distanza di quarant’anni è significativo notare che la presenza femminile nelle Forze di polizia è particolarmente qualificata. Caduti gli ostacoli di ordine giuridico, le donne con il loro lavoro, la loro dedizione e la loro professionalità hanno mostrato il contributo che sono in grado di offrire alla vita sociale, anche in questo ambito, che era loro tradizionalmente precluso», ha dichiarato Marta Cartabia, Ministro della Giustizia

“Ringrazio il presidente del Comitato regionale del CONI Sicilia, Sergio D’Antoni, per avermi rinnovato la fiducia confermandomi delegato provinciale del CONI Agrigento”.

Così Antonella Attanasio che continua: “Ho dato la mia disponibilità dopo aver ricevuto la richiesta e il sostegno soprattutto da quelle discipline meno blasonate che hanno apprezzato la mia capillare presenza e competenza. Orgogliosa di poter traghettare lo sport in questo quadriennio atipico che inizia con l’attesa dell’ avvio delle Olimpiadi di Tokio e l’attuazione della tormentata riforma del sistema sportivo italiano e dove la nostra provincia potrà essere protagonista grazie alla presenza di eccellenti squadre e atleti/e nelle varie discipline. Stiamo e abbiamo attraversato un periodo veramente difficile in cui lo sport sta tuttora pagando un prezzo altissimo alla pandemia, e nel quale ci ritroviamo ad affrontare un problema di sopravvivenza delle associazioni sportive. Queste realtà hanno il merito di aver tenuto in piedi la rete sportiva del Paese, grazie  soprattutto alla fantastica rete di volontari. Risulta quindi indispensabile per la loro sopravvivenza un importante intervento pubblico sul quale il Sottosegretario allo Sport Vezzali sta lavorando”.

“Nella fase delicata della ripartenza sarà ancora più importante mettere la pratica sportiva al centro delle politiche nazionali e locali, diffondendo  quella ‘cultura dello sport’, che è in grado di aiutare da un punto di vista psicofisico i giovani e le loro famiglie dopo mesi particolarmente difficili. A tal proposito, voglio rivolgere tutta la mia ammirazione per il grande lavoro svolto da dirigenti sportivi, volontari, allenatori e operatori degli impianti che nonostante la crisi e la nostra difficile realtà carente soprattutto di “luoghi di sport”, continuano a  coinvolgere i loro giovani atleti con sedute sportive alternative, dimostrando tutta la loro passione. Ora, dobbiamo lavorare tutti insieme affinché nel più breve tempo possibile, in piena e totale sicurezza, lo sport in tutte le sue discipline possa tornare a vivere, riempiendo palazzetti e campi da gioco”.

Infine, per noi sportivi il 23 luglio sarà un giorno speciale, se riusciremo a vedere la fiamma riaccendere il braciere olimpico vorrà dire che veramente saremo ripartiti in tutto il mondo; ed i Giochi avranno un valore simbolico maggiore di quello agonistico. Il futuro del nostro Paese dipende – anche – dallo sport e Agrigento era e può continuare ad essere un esempio virtuoso”.

“L’approvazione dell’assegno unico può essere la svolta per le famiglie italiane e in particolare quelle siciliane, dove si registra il più alto calo della natalità in Italia”.

Le parole sono del deputato del Movimento 5 Stelle dopo il voto che ha portato all’approvazione dell’assegno unico per tutti coloro che hanno un figlio a carico. “Nell’ultimo anno in Sicilia si è registrata una perdita dei neonati quasi doppia rispetto all’anno precedente – spiega Cimino – il dato è peggiore se si considera tutto il Sud dove si concentra il 36% del totale di tutte le perdite dei neonati italiani. Con l’approvazione dell’assegno si garantisce un beneficio economico per ogni figlio a carico, fino a 250 euro e fino al compimento del 21 anno di età, senza doversi muovere tra vari bonus. Sono inclusi tutti i genitori, anche gli autonomi e le partite iva, che fino a poco fa erano costantemente esclusi da supporti del genere. La scelta di includere tutti rappresenta il cambio di mentalità rispetto ad un’Italia che è ormai cambiata nell’assetto sociale e economico: le misure devono essere pensate con l’obiettivo di consentire a tutti l’accesso al lavoro, in particolare alle donne e alle madri che come abbiamo avuto modo di appurare sono le prime vittime della disoccupazione, anche questa, problematica enorme per la Sicilia, isola che con il 29,8 per cento di donne occupate è penultima in Italia in questa classifica”.

Da ieri sera è in corso sull’Etna il 17esimo spettacolare di parossismo,  iniziato intorno alle 17.30 del 31 marzo, con esplosioni ed emissioni di sabbia dal cratere di Sud Est ed intensificatosi nelle ore successive, con straordinarie fontane di lava e fortissimi boati.

La spettacolare attività stromboliana è gradualmente passata a fontane di lava al Cratere di Sud-Est a partire dalle 23. Stavolta l’eruzione ha assunto fisionomicamente maggiore spettacolarità, in quanto contestualmente, da poco dopo la mezzanotte, si osserva un trabocco lavico dall’orlo orientale del cratere di SE che si espande nella parte alta della Valle del Bove, mentre prosegue l’attività effusiva dalla bocca attiva alla base meridionale del cratere di Sud-Est.

Questa bocca produce una debole attività esplosiva e continua ad alimentare il flusso lavico, che si riversa nel settore occidentale della Valle del Bove. Questa ennesima eruzione dell’Etna è costantemente monitorata dall’Osservatorio etneo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che sta effettuando un superlavoro, acquisendo notevole materiale scientifico molto utile per lo studio della fenomenologia vulcanica dell’Etna, che si pone sempre più come laboratorio scientifico mondiale.

Per quanto riguarda la temutissima caduta della sabbia, prodotta dal vulcano, che ha messo in ginocchio oltre quaranta Comuni pedemontani, stavolta, non vengono segnalati particolari disagi. Infatti, in base al modello previsionale, la nube di polvere, che ha raggiunto un’altezza di circa 7000 metri, si disperde in direzione Sud-Sud Ovest.

“L’andamento temporale dell’ampiezza del tremore vulcanico evidenzia un continuo aumento dei valori che hanno raggiunto livelli molto alti. Il centroide delle sorgenti del tremore vulcanico è localizzato in corrispondenza del Cratere di SE ad una elevazione compresa tra 2500 e 2800 m sul livello del mare”.

Misura cautelare emessa dal Gip su richiesta del procuratore Massimo Palmeri e del sostituto Stefania Leonte, nei confronti di un portantino di Enna, arrestato dalla polizia per violenza sessuale e tentata violenza privata nei confronti di una giovanissima paziente fragile ricoverata in ospedale.

Le accuse rivolte verso l’uomo sono di aver abusato della ragazza e poi di averma minacciata.
La segnalazione era stata fatta dai medici del reparto che hanno subito avvertito la polizia. Investigatori ed inquirenti hanno sentito la ragazza e trovato riscontri oggettivi in pochi giorni.

Secondo l’accusa l’uomo tratto in arresto approfittava delle condizioni di fragilità della ragazza, abusando di lei e poi minacciandola, costringendola a ritrattare.

 

 

Proseguono i flussi di migranti verso Lampedusa, dove sono approdate complessivamente 197 persone, tra cui anche donne e minori. La Guardia Costiera e la Guardia di Finanza hanno intercettato un barcone con 124 immigrati tutti del Bangladesh. Poi è stato bloccato un “barchino” con a bordo 11 tunisini, e poi un’altra imbarcazione con 62 subsahariani. Tutti, dopo un primo accertamento, sanitario sono stati trasferiti nell’hotspot di contrada Imbriacola

Ad Agrigento i Carabinieri della stazione del Villaggio Mosè hanno denunciato per tentato furto un uomo di 30 anni, già noto alle forze dell’ordine, rintracciato poco dopo l’essersi intrufolato furtivamente in un’abitazione estiva nel quartiere di Cannatello, in via John Palak. Il trentenne ha poi desistito dal rubare, e si è dileguato. Il proprietario della residenza ha confermato che nulla è stato rubato. L’attività investigativa dei Carabinieri e le immagini della video-sorveglianza lo hanno incastrato.

Secondo il bollettino dell’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento, dei 718 tamponi effettuati martedì scorso sono 90 i nuovi positivi nella provincia agrigentina. I guariti sono 55. Gli agrigentini ospedalizzati sono in totale 76, di cui 58 in degenza ordinaria/subintensiva e 13 in terapia intensiva, tra gli ospedali di Agrigento e Sciacca. Gli altri restanti sono in strutture alternative. Ad Agrigento gli attuali positivi sono 200, tra cui 5 migranti isolati in un centro d’accoglienza.

Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, a conclusione del giudizio abbreviato, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Alessandra Vella, ha inflitto 4 anni e 4 mesi di reclusione ciascuno a Raffaele Salvatore Fragapane, 43 anni, di Santa Elisabetta, al palermitano Umberto D’Arpa, 53 anni, ed a Martino Merino, 26 anni, anche lui di Palermo. I tre sono i presunti autori di una maxi rapina, con bottino dai 50 ai 60mila euro, alla Banca popolare Sant’Angelo di Raffadali, commessa il 10 febbraio del 2020. I due palermitani sono reo confessi della rapina di cui sarebbero gli esecutori materiali. Fragapane invece sarebbe stato il basista.

Nella più grande delle Pelagie sono attualmente 40 i positivi, un dato che sfora i parametri previsti dalla normativa nazionale in base al rapporto con la popolazione. Solo nell’ultima settimana si sono registrati 32 nuovi casi.

L’ordinanza del governatore siciliano, Nello Musumeci, dovrebbe arrivare nelle prossime ore sulla scorta della relazione dell’Azienda sanitaria provinciale di Palermo, da cui le Pelagie dipendono.