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Ad Agrigento, in occasione delle processioni di San Calogero domenica 3 e poi domenica 10 luglio, sarà vietato saltare sulla statua aggrappandosi al simulacro per baciare il Santo Nero. Così è stato deciso in occasione di una riunione tra Prefettura, a Questura, Azienda sanitaria, Curia vescovile e Associazione dei portatori di San Calogero. Affinchè il divieto sia rispettato, la statua di San Calogero sarà in processione dal santuario fino all’Addolorata, andata e ritorno, presidiata dalle forze dell’ordine e dagli stessi portatori di San Calogero, come barriera di protezione.

“Questo pomeriggio a Palazzo d’Orleans abbiamo incontrato il Comitato “Dieci come noi” e i tecnici in rappresentanza delle vittime della tragedia di Ravanusa.
Con il Presidente Nello Musumeci abbiamo ritenuto giusto e doveroso dare seguito alla loro richiesta di interlocuzione. Nel corso dell’incontro il Comitato ha tenuto a ringraziare la Regione Siciliana per la sensibilità e la concretezza dimostrata a sostegno della comunità ravanusana e ha potuto riferire le proprie legittime istanze.
Proseguiremo con una nuova riunione sulla ricostruzione nelle prossime settimane a cui interverranno il Comune di Ravanusa, i tecnici di infrastrutture e l’ingegnere Cocina così da mettere assieme i pezzi e tassello dopo tassello ricostruire, insieme, Ravanusa”.

Lo dichiara l’on. Giusi Savarino di Diventerà Bellissima.

Maxi operazione antimafia, e non solo, dei Carabinieri tra le province di Catania e Siracusa. 56 misure cautelari.

Maxi operazione antimafia dei Carabinieri tra Catania e Siracusa. Nel mirino 56 indagati, 41 dei quali già in carcere, ritenuti affiliati o contigui alle famiglie mafiose Santapaola-Ercolano, di Caltagirone e Ramacca, e al clan Nardo di Lentini. Il provvedimento è stato eseguito da oltre 400 militari a Catania, Ramacca, Vizzini, Caltagirone e San Michele di Ganzaria, e in tre città del Siracusano: Lentini, Carlentini e Francofonte. L’inchiesta è stata intitolata “Agorà”. Sono contestati, a vario titolo, i reati di associazione mafiosa, traffico e smercio di sostanze stupefacenti, numerose estorsioni pluriaggravate, illecita concorrenza, turbata libertà degli incanti e trasferimento fraudolento di beni. Il tutto è aggravato dal metodo e dalle finalità mafiose. E’ stato disposto il sequestro preventivo di beni, per un valore di 10 milioni di euro, a nove società attive nei settori dell’edilizia, della logistica e dei servizi cimiteriali, nonché dei beni e conti correnti ad esse riconducibili. Sequestrati anche 108 chili di marijuana, 2 chili e 600 grammi di cocaina, e 57 chili di hashish. Hanno contribuito le dichiarazioni di 16 collaboratori di giustizia. Le indagini del Carabinieri, avviate nel 2016, hanno documentato la riorganizzazione interprovinciale del sodalizio mafioso tra le province di Catania e Siracusa. E’ stata anche accertata la capacità dei clan di infiltrarsi nell’economia lecita (nel settore dei trasporti su gomma e in quello dell’edilizia) e di influenzare i processi decisionali degli enti locali, come nell’ipotesi dell’alterazione delle procedure per l’affidamento dei servizi cimiteriali nel Comune di Vizzini, e nelle ipotesi degli affidamenti per la manutenzione stradale curati dal Comune di Caltagirone.

2.734 i nuovi casi di Covid19 registrati a fronte di 17.951 tamponi processati in Sicilia.  Il giorno precedente i nuovi positivi erano 3.675. Il tasso di positività scende al 15,2%, il giorno precedente era al 20,2%.

La Sicilia è al quinto posto per contagi fra le regioni italiane. Gli attuali positivi sono 47.245 con un aumento di 1.290 casi. I guariti sono 2.352 mentre le vittime sono 19 e portano il totale dei decessi a 11.091. Sul fronte ospedaliero i ricoverati sono 586, in terapia intensiva sono 26.

Questa la situazione nei comuni capoluogo: Palermo 957 casi, Catania 892, Messina 579, Siracusa 335, Trapani 229, Ragusa 273, Caltanissetta 127, Agrigento 205, Enna 64.

Inflitti 22 anni di reclusione al pensionato Carmelo Rubino, 71 anni, di Canicattì, accusato dell’omicidio dell’agricoltore, e vicino di terreno Vincenzo Sciascia Cannizzaro, di 68 anni, freddato con due colpi di pistola, la mattina del 27 settembre del 2019. La sentenza è stata emessa dal collegio di giudici del Tribunale di Agrigento, presieduto da Alfonso Malato. Il pubblico ministero Paola Vetro aveva chiesto l’ergastolo.

La Corte ha escluso l’aggravante della premeditazione e concesso all’imputato le attenuanti generiche.

L’omicidio sarebbe avvenuto per una strada confinante contesa, che porta ai vigneti di entrambi. Nell’ultima discussione la situazione è precipitata. Cannizzaro, trovando l’accesso della stradina sbarrato, ha chiamato il suo avvocato con l’intenzione di sporgere denuncia nei confronti di Rubino. Non ha avuto tempo perchè Rubino si è presentato armato, sparandogli in testa proprio davanti il fondo agricolo della vittima.

Oggi audizione in commissione speciale di indagine e monitoraggio delle leggi per verificare, alla luce anche della risoluzione del 27 ottobre del 2021, approvata in commissione sanità, lo stato di attuazione in relazione alle criticità che ancora attanagliano gli ospedali di Licata e Canicattì, per come rilevato anche dagli organi di stampa. Garantito l’impegno da parte della direzione aziendale dell’Asp per risolvere i problemi. Continueremo a monitorare.

Lo ha annunciato l’onorevole di “Prima L’Italia” e presidente commissione speciale di indagine e monitoraggio delle leggi Carmelo Pullara.

Presenti all’audizione,  i due sindaci rispettivamente di Canicattì e Licata , Corbo e Galanti, i presidenti consiliari della sanità del comune di Canicattì Muratore e di Licata Sambito e la direzione aziendale dell’Asp di Agrigento al completo con il commissario Zappia, il direttore sanitario Mancuso e il direttore amministrativo Mazzara, in uno ai direttori sanitari del PO di Canicattì Marano e del PO di Licata Collura.

Ho ribadito -sottolinea Pullara-che tenuto conto della  carenza di medici in entrambi i presidi, problema di carattere nazionale, così come è previsto nella risoluzione occorre andare anche oltre la dotazione organica integrando il personale infermieristico e Oss per meglio assistere i pazienti.

Inoltre per Canicattì è stata evidenziata la possibile chiusura del centro trasfusionale, primo in provincia per raccolta, e per Licata la criticità sempre a rischio chiusura del reparto di ortopedia per carenza di medici.

Il commissario Zappia, nel suo intervento, rassicurando me ed i due sindaci, cui ho chiesto di rimanere vigili sugli ospedali delle rispettive città, ha assicurato che è in fase di attuazione una riorganizzazione del personale infermieristico ed OSS che dovrebbe colmare le criticità. Mentre invece per quanto attiene il centro trasfusionale di Canicattì e il reparto di ortopedia di Licata ha escluso il pericolo di chiusura sottolineando che è già in corso un’attività ed una progettualità per superare le problematiche relative all’assenza di personale medico, anche utilizzando professionisti di altri ospedali della provincia ovvero convenzioni con altre strutture sanitarie.

La seduta-conclude Pullara- è stata aggiornata a quindici giorni, trovando la condivisione di tutti i presenti,  per verificare se in effetti le criticità sono state superate.

Anche la Costa del Mito è stata rappresentata ieri a Roma alla conferenza stampa della Festa della Musica, che si è svolta al Ministero della Cultura, con Malika Ayane, che sarà madrina della manifestazione. Selinunte, la Scala dei Turchi e il Teatro Pirandello, dal 19 al 21 giugno prossimi saranno luoghi simbolo di una rinascita della musica e dello spettacolo, assieme ad altri siti che in più di 720 città italiane si animeranno con oltre diecimila eventi previsti.

Il 19 giugno, nel magnifico scenario del Parco Archeologico di Selinunte, si rievocherà  il primo Festival Pop rock svoltosi nella capitale negli anni Settanta.

“L’evento – afferma Fabrizio La Gaipa, amministratore del Distretto Turistico Valle dei Templi – è sostenuto dal Distretto turistico e si inserisce tra gli eventi che sostanziano l’offerta della Costa del Mito di quest’estate La direzione artistica è affidata alla professoressa Mariangela Longo dell’Istituto musicale Toscanini di Ribera, che sin dal primo momento come la direzione del Parco di Selinunte ha creduto nel nostro progetto di sviluppo, che è non solo turistico, ma anche culturale, perché intende promuovere il grande patrimonio artistico e culturale che coincide con  la valorizzazione dei talenti che la nostra Isola esprime”.

L’Istituto Toscanini di Ribera ha aderito alla Costa del Mito, che si estende da Selinunte a Gela e comprende tre parchi archeologici, riserve naturali e 150 km di spiagge dorate.

A presentare lo spettacolo ai piedi dei templi selinuntini sarà Carlo Massarini coadiuvato da Valeria Milazzo.

Protagoniste saranno le Band dei Conservatori di Musica partecipanti con più di 60 musicisti impegnati in un excursus della storia del pop rock dagli anni ’70 fino ai nostri giorni. Ospite d’eccezione Maurizio Filardo, pluripremiato compositore di musiche per il Cinema.  La Festa della Musica dei Conservatori siciliani proseguirà il 20 Giugno all’insegna del Recovery Sound con una performance al tramonto del Toscanini Brass Ensemble diretto dal M° Nicola Di Grigoli nello scenario della Scala dei Turchi; infine,  il 21 Giugno  “Le Nozze di Figaro” di  Mozart sul palco del prestigioso Teatro Pirandello di Agrigento con i Solisti e l’Orchestra Sinfonica dei Conservatori Toscanini di Ribera e Scontrino di Trapani diretti dal M° Alberto Maniaci. Il direttore del Conservatorio Toscanini professor Riccardo Ferrara ha dichiarato: “In un viaggio nella Costa del mito”, partendo da Selinunte e arrivando ad Agrigento, attraverso la Scala dei Turchi di Realmonte, il Toscanini presenta le diverse “anime musicali” dell’Istituto coinvolgendo i Dipartimenti Pop-Rock e Classico”.

di Filippo Cardinale

In fase conclusiva la vicenda della verifica della Commissione elettorale centrale presieduta dal magistrato del Tribunale di Sciacca. Il comitato di Ignazio Messina ha sollevato, stamane, la questione delle 28 schede contestate e provvisoriamente non assegnate. Il Comitato di Messina sostiene che il procedimento dello scrutinio non si è concluso e che la volontà di espressione dell’elettore va salvaguardata.

Su questo rilievo, c’è una riserva da parte dell’organo incaricato delle verifica. Si ha la sensazione che il ballottaggio diventi più reale e che, dunque, la campagna elettorale non si è chiusa domenica scorsa.

Ma sono già pronti i ricorsi al Tar, organo di giustizia amministrativa competente sulla questione e che entra nel merito della vicenda con la verifica delle schede contestate e “provvisoriamente” non assegnate.

Uno scrutinio che rimarrà nella storia elettorale di Sciacca e frutto di una vicenda che riguarda un pugno di voti, molto probabilmente due decine. Rimane il fatto che le liste che hanno sostenuto il candidato Messina hanno ottenuto il 46% evidenziando una percentuale sostanziosa di voto disgiunto.

 

Rinvio a giudizio, per sei persone, accusate di avere attribuito falsamente voti alle elezioni amministrative del 31 maggio, e del primo giugno, del 2015 a Raffadali, al candidato sindaco Piero Giglione, e perché avrebbero annullato il voto al candidato a sindaco Silvio Cuffaro, che aveva vinto con uno scarto di appena 5 preferenze. Lo ha deciso il  giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Agrigento, Giuseppe Miceli.

Si tratta di cinque rappresentanti di lista, Pasquale Tuttolomondo, 66 anni; Veronica Ragusa, 31 anni; Francesco Curaba, 78 anni; Eleonora Bruno, 31 anni, Salvatore Pace, 48 anni; e del presidente di seggio della sezione numero 11, Salvatore Frenda, 58 anni. Devono rispondere di falso. Accolte le richieste del pubblico ministero Maria Barbara Cifalinò,

All’epoca dei fatti Cuffaro fu eletto sindaco superando di appena cinque preferenze Pietro Giglione. Quest’ultimo si rivolse al Tar, sostenendo che il voto avrebbe dovuto essere ribaltato per una serie di irregolarità. I giudici del Tar hanno disposto una verifica delle schede, e sarebbero emerse delle irregolarità da parte dei rappresentanti di lista. L’inizio del processo è fissato per il 5 ottobre.

Un incendio doloso appiccato, in più punti, in un terreno ricoperto di erba secca nel quartiere di Monserrato, ha creato paura, e qualche danno. Le fiamme in poco tempo si sono propagate fino a lambire alcune palazzine, mentre hanno aggredito le facciate esterne dei box, dieci dei quali, sono rimasti danneggiati. E’ successo ieri notte.

Il fuoco ha divorato diversi alberi, una distesa di erba secca, e danneggiato due casolari abbandonati. Alla vista delle fiamme altissime, la gran parte degli abitanti ha chiuso balconi, e finestre, barricandosi dentro. Alcune decine di persone invece prese dal panico, hanno abbandonato le proprie case, e si sono allontanate.