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Intelligenza Artificiale

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La digitalizzazione, un processo che dura da diversi decenni e, negli ultimi 20 anni ha subito una rapida accelerazione. Con la digitalizzazione abbiamo trasformato un testo scritto, un’immagine, un suono, un documento in un formato numerico,  cioè in una sequenza di numeri interpretabile da un computer.

Tutti i dati a digitali a disposizione ci consentono quindi di fare in tempi brevi ciò che con le risorse tradizionali richiederebbe anni.

Se, per esempio, tutte le cartelle cliniche degli Italiani fossero in formato digitale, potremmo analizzare con un solo click la risposta dei pazienti ad un nuovo farmaco  o a un trattamento specifico. Questi e altri dati in quantità impressionanti “big data” sono utili in qualsiasi campo e in particolare campo medico.

Ma per analizzare milioni di dati, l’uomo impiegherebbe tempi proibitivi, anche se la singola operazione fosse, in sé, piuttosto semplice. In questo senso, ci viene incontro l’Intelligenza Artificiale che potrebbe essere la più grande rivoluzione tecnologica della storia.

Le immagini mediche da noi conosciute, ottenute dagli esami TAC, RM o PET, sono dati numerici. Essi vengono studiati da strumenti di calcolo dedicati e analizzati con l’utilizzo di tecniche avanzate, quali le metodiche di intelligenza artificiale: Radiomica. La radiomica unisce il potere di big data ed intelligenza artificiale, allo studio delle caratteristiche genetiche di ogni persona. Permette di migliorare le diagnosi e la capacità di predire lo sviluppo delle malattie, con l’obiettivo di arrivare a definire cure su misura, ovvero una “Medicina Personalizzata”. Questa nuova frontiera della medicina è definita Medicina 4.0 ed è il corrispettivo, nella pratica medica, della Quarta Rivoluzione Industriale che è caratterizzata dalla fusione di tecnologie fisiche, digitali e biologiche.

Obiettivo primario della medicina di oggi è sicuramente il settore oncologico.

Per questo, il nostro workshop, “La fisica nella clinica e nella ricerca di Oncologia medica”,  affronterà il ruolo della Fisica nella clinica e nella ricerca in tale settore.

 Il nostro impegno maggiore nell’ottimizzazione della radioterapia tradizionale, nelle tecniche avanzate e nella Adroterapia muovendoci in un sistema in cui saremo aiutati proprio dall’intelligenza artificiale. Altro tema che verrà affrontato nel workshop è: La Nanomedicina, una tecnologia che utilizza nanomateriali (materiali dell’ordine di grandezza dei nanometri meno di 0,0001 mm). Tali materiali hanno proprietà non usuali che possono essere sfruttate per modificare la cinetica di un farmaco.  L’ obiettivo è quello di agire solo sulle Cellule malate “targhet” aumentando l’efficacia, salvando le cellule sane.

Orbene, il quadro sopra accennato, ci promette davvero un cambiamento epocale.

Il dirigente dell’Ispettorato Forestale di Agrigento, Calogero Crapanzano, annuncia di avere sottoscritto un protocollo d’intesa con il Procuratore della Repubblica di Agrigento, Luigi Patronaggio, in materia di indagini sugli incendi boschivi, sul commercio di animali protetti, sul maltrattamento degli animali, sulla caccia, sui reati di danno all’ambiente con particolare riferimento alle violazioni delle normative vigenti in materia di inquinamento. Lo stesso Crapanzano spiega: “Tale accordo ha lo scopo di convergere su una metodologia idonea al fine di contrastare incisivamente i reati in materia di ambiente nella provincia di Agrigento”.

Il segretario nazionale di Confasi Scuola, Antonio Labate, rende noto che il sindacato ha presentato il ricorso per ottenere i buoni pasto per il personale della scuola. Lo stesso Labate spiega: “Tale richiesta è supportata da una recente sentenza della Corte di Cassazione che prevede tale beneficio per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Basti pensare, ad esempio, al personale Ata che svolge un servizio orario dalle ore 8 alle 14, e che si allunga quando vi sono riunioni di istituto. E così pure i docenti, ai quali spesso si richiede di rimanere in servizio il pomeriggio, per tenere riunioni, incontri con le famiglie, consigli di classe, scrutini e tutte le attività di rito degli organi collegiali. Il ricorso presentato da Confasi ha una retroattività di richiesta di 5 anni ed è esteso anche ai lavoratori precari”.

A Lampedusa i Carabinieri della locale Stazione si sono accorti di movimenti insoliti e anomali nei pressi di un bungalow. Hanno organizzato dei servizi di appostamento e di osservazione. E poi sono irrotti all’interno. B F, 38 anni, è stato sorpreso in possesso di un involucro contenente oltre mezzo etto di cocaina, nascosto tra i suoi indumenti. E poi, dentro una scarpiera, sono stati scovati altri 50 grammi circa di cocaina. Inoltre, in una valigia sono stati contati 8500 euro in banconote. E poi sono stati sequestrati un bilancino di precisione e una pistola giocattolo priva del tappo rosso. B F, e C G, 22 anni, anche lui colto nello stesso bungalow, sono stati arrestati per detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti. Sono ristretti ai domiciliari. La cocaina sul mercato avrebbe fruttato diverse migliaia di euro.

La responsabile dei Giovani di Forza Italia, Lilly Di Nolfo, esprime apprezzamento e condivisione a seguito della nomina di Giovanni Toti e di Mara Carfagna a coordinatori nazionali di Forza Italia, Toti al nord e Carfagna al sud. “Si tratta – afferma Lilly Di Nolfo – di due personalità ricche di capacità, esperienza, carisma e doti umane, e che, nel migliore dei modi, riusciranno ad adempiere al prestigioso, quanto oneroso, incarico affidato loro dal presidente Silvio Berlusconi.

In particolare, Mara Carfagna, donna del Sud e profonda conoscitrice delle dinamiche politiche, economiche e sociali del Mezzogiorno d’Italia, saprà rappresentare un proficuo ed efficace anello di collegamento tra le istanze dei nostri territori ed il partito, e quindi con i nostri amministratori e parlamentari, regionali e nazionali, ottimizzando e concretizzando proposte e progetti di sviluppo e di crescita”.

Ad Agrigento l’associazione ambientalista MareAmico, coordinata da Claudio Lombardo, si è resa rappresentante delle preoccupazioni di tanti utenti della spiaggia a San Leone innanzi alla villa Pertini, quindi zona Ragno d’Oro, allorchè vi è giacente da tempo una barriera in ferro, arrugginita e tagliente. MareAmico, con un’apposita lettera firmata, ha segnalato e spiegato il pericolo a diversi Enti. Ha risposto il Comune di Agrigento sottolineando che si tratta del Demanio marittimo, non rientrante nella propria competenza, e che, al massimo, si sarebbe potuta montare una transenna per delimitare il pericolo. Nei fumetti si scriverebbe “Sigh”. Infatti, Claudio Lombardo commenta: “E dire che sarebbe bastata solo qualche ora di lavoro di un operaio armato di flex per risolvere definitivamente il problema, che mette a rischio i frequentatori della zona”. Aggiungiamo noi: “Agrigento da sempre”, come canta Giovanni Moscato.

 

 


E’ figura centrale dell’inchiesta “Assedio” che ha disarticolato le famiglie mafiose di Licata e Campobello di Licata nell’Agrigentino con il fermo di sette persone accusate di di associazione di tipo mafioso armata, finalizzata alle estorsioni, nonché di concorso esterno in associazione mafiosa.

Lui è Angelo Occhipinti, “pisci muoddru”, mezza vita trascorsa in galera e l’etichetta di mafioso che non disdegnava. Anzi: «Io sono nato mafioso, a me non mi ha fatto nessuno. Io ci sono nato mafioso, mi dovrei vergognare? E invece non mi vergogno».

Dietro la sua porta ricavata in un magazzino sorvegliato e protetto dai suoi uomini, c’erano tutti e lo spiega bene il provvedimento di fermo: “Emblematici della sensibilità del territorio alla capacità di intimidazione dell’organizzazione mafiosa sono stati tre distinti episodi. In un caso è emerso che un noto gioielliere di Licata, dopo avere ricevuto una busta contenente cartucce, ha subito chiesto protezione al reggente della famiglia mafiosa e, solo successivamente, ha denunciato l’episodio alle forze dell’ordine”. Non un caso isolato. In un’altra circostanza, infatti, un ex consigliere comunale di Licata, al quale era stato rubato un ciclomotore, si è rivolto al capo clan per potere rapidamente ottenere la restituzione del mezzo. “Infine, in un terzo caso un soggetto dedito ai reati predatori ha chiesto e ottenuto dal capomafia l’autorizzazione a effettuare un furto nell’abitazione di una donna, ritenuta in possesso di un considerevole quantitativo di oro”.

Le estorsioni – una delle quali ai danni di una impresa che lavorava in Germania -, gli investimenti nelle slot-machines e le sue relazioni, specie con i politici, erano il suo pallino fisso.

 

Tensioni e disordini nottetempo nel carcere “Pasquale Di Lorenzo”, ad Agrigento, in contrada Petrusa. Alcuni detenuti hanno appiccato il fuoco in alcune celle dove sono ristretti, incendiando i materassi. Il tempestivo intervento dei poliziotti ha scongiurato gravi conseguenze. Secondo quanto trapelato non ufficialmente, la protesta sarebbe stata provocata dalla mancanza d’acqua. Alcuni poliziotti penitenziari sono stati ricoverati in ospedale per intossicazione da fumo. Il sindacato di categoria, Sappe, tramite il segretario Calogero Navarra commenta: “I numeri riferiti all’intero anno 2018, con una popolazione detenuta inferiore a quella attuale di oltre 60.400 presenze, parlano da soli: 7.784 colluttazioni, 1.159 ferimenti, 91 evasioni (8 quelle femminili), 10.423 atti di autolesionismo, 61 suicidi, 1.198 quelli sventati dalle donne e dagli uomini del Corpo della Penitenziaria. In questi ultimi anni abbiamo assistito ed assistiamo ad una serie continua di provvedimenti sbagliati e gravi, come ad esempio l’imposizione dei numeri degli organici del Corpo negli Istituti e servizi penitenziari senza alcuna logica”.


Oltre dieci anni dopo la retata, l’inchiesta denominata “Dolce vita” che nel 2007 tanto clamore suscitò ad Agrigento, è arrivata al vaglio processuale.

Il pubblico ministero Elenia Manno ha chiesto il rinvio a giudizio di undici persone, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ed esercizio della prostituzione. L’udienza preliminare si terrà il prossimo 4 luglio avanti il Gup Francesco Provenzano.

I carabinieri, in quel tempo, coordinati dall’allora Pm ad Agrigento (oggi a Ragusa) Santo Fornasier scoprirono una attrezzata casa a luci rosse camuffata da night club dove numerose donne rumene venivano fatte prostituire. Undici gli odierni imputati (un dodicesimo, Giancarlo Carusotto è stato giudicato a parte) che sono: Elena (detta Lilly) ed Elis Ana Acujboaei, 41 anni e 39 anni, Maria Balan, 64 anni, Robert Florin Tesoi, 35 anni; Neculai Zavache, 35 anni; Chiriac Vasile Sorm, 47 anni, tutti rumeni e i cittadini italiani Mario Ciulla, 35 anni e Giovanni Corvaia, 40 anni, di Agrigento; Vito Destro, 52 anni e Antonio Caramazza, 43 anni, di Favara; Andrea Amato, 48 anni, di Porto Empedocle.

Gli indagati avrebbero procacciato le prostitute rumene pagando loro il viaggio e promettendo facili guadagni. Per l’ingresso in Italia, avrebbero attestato falsamente l’ospitalità per altri motivi. Una volta arrivate in Italia le. rumene, sostiene l’accusa, venivano fatte prostituire nel night “La dolce vita”. All’interno del locale notturno vi sarebbero stati dei camerini che le ragazze  utilizzavano per  esercitare il mestiere più vecchio del mondo.