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Tra la notte di Sabato e domenica, Mario Fontana è stato pestato da un gruppo giovani balordi. Poi, è stato lasciato per terra sanguinante, chiaramente nessuno ha visto niente, come sempre. È capitato a lui, ma potrebbe capitare a ciascuno di noi, di trovarci lì, per terra, sanguinanti, per una parola o addirittura un semplice sguardo frainteso. O anche per il nulla, per il capriccio di un folle esaltato. Quel che è successo al giovane consigliere Fontana, non è un caso isolato. È quello che succede ogni weekend, con più o meno gravi conseguenze, e avviene puntualmente dinnanzi l’indifferenza di tutti.
Adesso è successo a Mario, un giovane per bene, conosciuto da tanti, ed è solo per questo che è diventato un episodio eclatante e che lascia, com’è giusto che sia, l’intera città senza parole. Ma possiamo continuare a far finta di non vedere? Quando spezzeremo una volta e per sempre questa catena di silenzio e omertà? Oggi ci viene sbattuta in faccia una realtà che troppe volte vogliamo non vedere. Il caso di Mario deve diventare un simbolo, il simbolo di un auspicabile cambiamento, dobbiamo crederci. Chiunque ha visto qualcosa parli, perché noi siamo diversi, noi siamo migliori.

Di Danila Bonsangue.

Ancora caos al Pronto Soccorso dell’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta. I cittadini continuano a segnalare e a raccontare le loro storie. Ecco cosa ci racconta una Nissena: “ Mi prendo cura, in amicizia, di un’ anziana signora 80enne che non ha nessun familiare. Sabato scorso si sente male e in ambulanza viene portata al Pronto Soccorso. Provo a chiamare di sera intorno alle 20 per avere sue notizie. Il telefono della signora è irraggiungibile allora chiamo l’ospedale ma nessuno risponde. Preoccupata, nonostante la pioggia, prendo l’auto e vado direttamente al Sant’Elia. Arrivo intorno alle 20 e 20 e in portineria nessuno mi chiede green Pass o misura temperatura. Vado dalla Guardia giurata che mi dice che dopo le 20 i medici non rispondono più a telefono. Preoccupata aspetto di vedere qualcuno. Esce un’infermiera e le spiego la situazione chiedendole di dire( per rassicurarla) alla signora che sono fuori e chiedendo come sta. L’infermiera entra e non esce più. Aspetto ancora,  poi noto la porta aperta ed entro e vedo la signora anziana,  in corridoio, seduta su una rigida sedia di ferro da oltre tre ore che mi dice che non ha fatto nessuna analisi e che non ha bevuto. Voglio prenderle l’acqua ma mi vedono e mi invitano ad uscire. Così vado via. Il giorno dopo, domenica, provo nuovamente a telefonare alla mia amica ma il telefono è sempre irraggiungibile, quindi penso che forse l’hanno ricoverata. Chiamo nuovamente l’ospedale e nessuno risponde. Vado quindi di nuovo al Sant’Elia, questa volta in portineria mi misurano la temperatura. Dopo un’ora di attesa esce un’infermiera che mi dice che il medico vuole parlarmi. Mi viene detto che posso riportare l’anziana a casa e quali analisi farle fare. Entro e la trovo sempre lì, sulla sedia rigida e mi dice che ha passato così la notte, che non le hanno dato nemmeno una coperta e si è riscaldata con la vestaglia. La porto via e mi chiedo se non mi fossi interessata io, sarebbe rimasta sola ancora? “

A Gravina di Catania i Carabinieri hanno arrestato quattro giovani indagati, a vario titolo, di violenza sessuale e violenza sessuale di gruppo, diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti ed estorsione. La vittima sarebbe stata una ragazza di 20 anni. I quattro ragazzi, insieme ad un minore di 16 anni, tra novembre del 2019 e maggio scorso, si sarebbero resi responsabili di diversi episodi di violenze sessuali a danno di lei. La ragazza ha sporto denuncia ai Carabinieri. In più occasioni sarebbe stata obbligata ad atti sessuali all’interno di un garage nella disponibilità di uno degli indagati. Inoltre è stata filmata, a fini ricattatori e di estorsione di denaro, in un video sul suo stesso cellulare da uno dei partecipanti che, successivamente, lo avrebbe cancellato ma non prima d’averlo trasferito tramite un’applicazione di messaggistica su quello di un altro indagato. La ragazza è fidanzata con uno degli indagati, e ha scoperto la relazione di lui con un’altra ragazza. E lei avrebbe manifestato a lui l’intenzione di rivelare alla seconda ragazza la sua relazione con lui. Da ciò è derivata la reazione di lui, tra violenze sessuali e ricatti.

Nel carcere di Caltagirone, in provincia di Catania, un detenuto di 60 anni è stato arrestato dalla Polizia penitenziaria perché ha strangolato il compagno di cella, 40 anni. L’uomo ha confessato il delitto. L’episodio risale a due giorni addietro, ma è stato reso noto adesso dalla Procura di Catania che ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Secondo un primo esame sul cadavere, l’omicidio, causato da asfissia meccanica violenta da strangolamento, sarebbe avvenuto almeno 48 ore prima del rinvenimento del corpo senza vita.

La pandemia coronavirus nella provincia agrigentina, e i dati in dettaglio diffusi dall’Azienda sanitaria provinciale. Sono 56 i nuovi casi di coronavirus in provincia, a fronte di 627 tamponi processati. Nessuna vittima. I guariti sono 52. Due nuovi ricoveri. Gli attuali ricoverati sono 13: 12 a Ribera di cui 2 in terapia intensiva, e 1 fuori provincia.

Questa la situazione Comune per Comune: Agrigento 120; Alessandria della Rocca 2; Aragona 6; Bivona 0; Burgio 2; Calamonaci 6; Caltabellotta 0; Camastra 8; Cammarata 42; Campobello di Licata 16; Canicattì 97; Casteltermini 25; Castrofilippo 4; Cattolica Eraclea 2; Cianciana 0; Comitini 7; Favara 30; Grotte 14; Joppolo Giancaxio 2; Licata 35; Lucca Sicula 0; Menfi 3; Montallegro 0; Montevago 6; Naro 34; Palma di Montechiaro 4; Porto Empedocle 19; Racalmuto 9; Raffadali 50; Ravanusa 7; Realmonte 13; Ribera 78; Sambuca di Sicilia 11; San Biagio Platani 0; San Giovanni Gemini 59; Sant’Angelo Muxaro 0; Santa Elisabetta 0; Santa Margherita di Belìce 1; Santo Stefano Quisquina 0; Sciacca 11; Siculiana 11; Villafranca Sicula 0; Navi accoglienza 2.

Anche per il biennio 2022-2023 all’ospedale “San Giovanni di Dio” ad Agrigento sono stati assegnati due bollini rosa, sulla base di una scala da uno a tre, da parte di Onda, l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna. I bollini rosa sono il riconoscimento che Onda, da sempre impegnato sul fronte della promozione della medicina di genere, attribuisce dal 2007 agli ospedali attenti alla salute femminile e che si distinguono per l’offerta di servizi dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura delle principali malattie delle donne. Nell’edizione appena conclusa, sono state 354 le strutture ospedaliere premiate. Il commissario provinciale dell’Azienda sanitaria provinciale, Mario Zappia, commenta: “Il prestigioso conseguimento dei bollini rosa rappresenta un risultato che concretizza le azioni che l’azienda compie quotidianamente per superare le criticità, incrementare gli standard qualitativi dei servizi e, al contempo, differenziare le caratteristiche dell’offerta sanitaria. Non si tratta comunque di un punto d’arrivo ma di un ulteriore sprone per intensificare le iniziative a sostegno della salute della donna e, più in generale, di tutti i cittadini”.

Nell’ambito dell’inchiesta intitolata “Duty Free”, ruotante intorno a presunti favori di vario genere per annullare o attenuare sanzioni tributarie all’Agenzia delle Entrate di Agrigento, la Corte d’Appello di Palermo, ribaltando la sentenza di condanna emessa in primo grado, ha assolto, con la formula “perché il fatto non sussiste”, l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate di Agrigento, Pietro Pasquale Leto, 70 anni, l’imprenditrice Maria Lombardo, 56 anni, e il funzionario dell’Agenzia Antonino Migliaccio, 71 anni, condannati dal Tribunale di Agrigento, a conclusione del giudizio abbreviato, solo per un’ipotesi di abuso d’ufficio.

A Cattolica Eraclea, in via Dante, un incendio è divampato in un’abitazione a causa di un corto circuito in un televisore risalente del tempo. La proprietaria, una pensionata di 79 anni, vedova, è stata assalita dalla paura e dal panico. I Vigili del fuoco, giunti subito sul posto, hanno domato le fiamme. E’ salva. Non ha subito ferite. In via Dante si sono recati anche i Carabinieri della locale Stazione e i sanitari del 118 con un’ambulanza.

Domenica 12 dicembre, alle ore 18:00, presso il Teatro della Posta Vecchia, a cura di Beniamino Biondi, per la presentazione del film “La macchinazione” (Regia di David Grieco, 2016). L’evento costituisce un omaggio a Pier Paolo Pasolini, anticipando le celebrazioni che si terranno dal 5 marzo 2022 per i 100 anni dalla nascita del più grande intellettuale italiano del Novecento.

 Estate 1975. Pier Paolo Pasolini sta montando quello che sarà il suo ultimo film “Salò o le 120 giornate di Sodoma”. Sta anche lavorando alla stesura del romanzo “Petrolio” con cui porta alla luce gli oscuri intrecci tra potere politico e potere economico in Italia. Da alcuni mesi ha avviato una relazione con Pino Pelosi, un giovane borgataro romano che ha rapporti con la criminalità cittadina. Una notte degli amici di Pelosi rubano il negativo del film e chiedono inizialmente una cifra molto consistente per restituirlo. Si tratta però di un tentativo per attirare lo scrittore in una trappola mortale.

David Grieco riapre la discussioni e, soprattutto, le riflessioni sulla morte di Pier Paolo Pasolini. Era necessaria una buona dose di coraggio e di determinazione per affrontare nuovamente un tema che le inchieste a carattere documentaristico e il cinema di finzione hanno già ampiamente trattato. Grieco ha una tesi e la espone in modo consequenziale: Pasolini dava fastidio a quelli che all’epoca ancora non venivano definiti come ‘poteri forti’ ma che di fatto lo erano. Pelosi, che non era il soggetto di un rapporto occasionale ma che invece frequentava da tempo lo scrittore, è stato solo uno dei responsabili della sua uccisione e non ‘il’ responsabile. Questa rimessa in discussione del ‘caso’ non avrebbe però avuto la forza che invece gli va riconosciuta se davanti alla macchina da presa non ci fosse stato un Massimo Ranieri al massimo grado dell’immedesimazione, sia fisica che caratteriale, con il personaggio. Ranieri è capace di far scomparire l’attore nello scrittore e nell’uomo Pasolini tanto da far ricordare, sul piano della prestazione, il Gian Maria Volonté de “Il caso Moro”. Oltre a porre l’interrogativo scomodo (per questo scandaloso) «Chi ha ucciso Pasolini?», Grieco fornisce una chiave di lettura interessante per cominciare a rispondere ad un’altra e ben più scandalosa domanda: «Chi è sopravvissuto a Pasolini?».

Al film sarà dedicata un’introduzione critica con dibattito finale.