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E’ stata una “falsa partenza” l’apertura del secondo grado di giudizio, avanti la terza sezione penale della Corte d’Appello di Palermo, nei confronti dell’ex sindaco di Agrigento Calogero Sodano, già pregiudicato.

Uno dei suoi difensori, infatti, ha chiesto il rinvio in quanto impegnato in un altro procedimento professionale.

Sodano, che già era stato assolto dall’accusa dal reato di concorso esterno in associazione mafiosa oggi si ritrova in Corte d’Appello in quanto la Procura si appellò all’assoluzione ribadendo le accuse nei confronti dell’ex primo cittadino: secondo l’impianto accusatorio, sostenuto nel corso del dibattimento  dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia Sodano avrebbe chiesto e ottenuto voti per una tornata elettorale e in cambio avrebbe “dato spazio” alle imprese vicino alla mafia per gli appalti.

La sentenza, però, per questo reato è stata favorevole a Sodano.

Il pluripregiudicato, ex senatore, Calogero Sodano dovrà presentarsi in Corte d’Appello il 30 Maggio prossimo.

 

L’Amministrazione comunale informa che, a seguito di bollettino meteo del dipartimento regionale della protezione civile, fino alle ore 24 di domani giovedì 4 aprile e per le successive 24/36 ore, è stata diramata un allerta classifica con codice “giallo” per precipitazioni sparse, anche a carattere di rovescio o temporali. i Fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, frequente attività elettrica, locali grandinate e forti raffiche di vento. L’ufficio comunale della protezione civile invita alla prudenza e monitora le situazioni a rischio.

La ricorrenza della Giornata mondiale della consapevolezza dell’Autismo: ad Agrigento, l’equipe della Neuro Psichiatria Infantile dell’Azienda sanitaria di Agrigento, coordinata da Antonio Vetro, l’Istituto Comprensivo “Agrigento Centro” diretto da Anna Gangarossa, e l’associazione “Amici” hanno organizzato al plesso “Garibaldi” un convegno sul tema: “Autismo: la famiglia, la scuola, gli operatori”.

Ancora ad Agrigento, in occasione della Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo, su iniziativa del Liceo Politi, dalla cittadella sanitaria, ovvero l’ex ospedale psichiatrico, al Viale della Vittoria, si è svolta una passeggiata lungo le principali vie cittadine.

Le interviste

Ancora disagi e difficoltà per il Comune di Lampedusa e Linosa. A Linosa si è da poche settimane risolto il blocco della distribuzione di carburanti che si è protratto per quasi due mesi. E adesso a Lampedusa il sindaco Salvatore Martello denuncia che i collegamenti navali sono interrotti per tre settimane. Lo stesso Martello spiega: “I collegamenti navali fra Lampedusa e Porto Empedocle continuano ad andare avanti fra ritardi e cancellazioni, causando disagi ai cittadini e danni all’economia dell’isola. La società ‘Siremar-Caronte & Tourist Isole Minori’, che gestisce le tratte, ha appena comunicato che l’interruzione del collegamento navale serale – inizialmente stimata in quattro giorni – rischia di arrivare a quasi tre settimane. Ci rendiamo conto che ci sono esigenze tecniche che riguardano la manutenzione ordinaria e straordinaria delle navi, ma qui si rischia di sfociare nell’inadempienza contrattuale dal momento che un collegamento in regime di continuità territoriale non viene garantito così come previsto dall’accordo fra la società e la Regione Siciliana. Chiedo dunque all’assessorato alle Infrastrutture e Mobilità di avviare una verifica su tale inaccettabile catena di ritardi e cancellazioni, e di valutare eventuali provvedimenti a carico della società”.

Il movimento Mani Libere di Agrigento, coordinato da Giuseppe Di Rosa, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica, alla Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali, ed alla Polizia Locale di Agrigento in riferimento al taglio di parecchi alberi in corso in città. Di Rosa sostiene che il Comune è intento a procedere al taglio degli alberi senza alcuna autorizzazione da parte degli organi competenti preposti a tal fine dalle normative vigenti in materia di tutela del paesaggio e dell’ambiente. E Di Rosa aggiunge: “Qualsiasi tipo di intervento nelle aree oggetto dei tagli va preventivamente autorizzato per non incorrere in sanzioni di natura penale previste dalla normativa vigente. Pertanto denunciamo il Comune di Agrigento, l’impresa che avrebbe effettuato i lavori senza le dovute autorizzazioni e quanti altri si ritengano responsabili”.

L’amministrazione comunale di Agrigento, presieduta dal sindaco, Calogero Firetto, ha approvato il Piano di utilizzo dell’imposta di soggiorno ricavata tra il 2017 e il 2019. In particolare, il 64% sarà speso per promozione, marketing ed eventi, ed il 35% per infrastrutture, manutenzione e servizi, quali arredo urbano, manutenzioni e decoro urbano, servizi pubblici essenziali come i bagni di via Amendola, San Pietro, Stazione, Teatro, sottopassaggi, salita Coniglio, San Leone, e punti di accoglienza turistica. E, infine, l’1% per la formazione e l’aggiornamento delle figure professionali operanti nel settore turistico con particolare riguardo ai giovani ai fini dell’inserimento nel mondo del lavoro. Il Piano recepisce il parere espresso dalla Consulta per l’imposta di soggiorno sulla finalizzazione di tali risorse.

Ad Agrigento l’associazione ambientalista “MareAmico” interviene nel merito delle condizioni in cui versa il mare di San Leone. Il coordinatore, Claudio Lombardo, afferma: “Arriva la bella stagione ed iniziano i problemi nel mare di San Leone! Da qualche giorno in una spiaggia del Viale delle Dune si è notata la presenza di acqua maleodorante che ha invaso la spiaggia ed è arrivata fino a mare. MareAmico ha allertato l’Arpa protezione ambiente, l’Azienda sanitaria, il Comune di Agrigento e la Capitaneria di Porto Empedocle, per scoprire la natura, la provenienza e le caratteristiche batteriologiche di quest’acqua. E questa mattina sono arrivate le brutte conferme: l’Arpa ha appurato che quell’acqua è stata inquinata dalle fogne (sono stati trovati ammoniaca e tensioattivi), mentre Girgenti acque ha individuato il luogo della rottura di una condotta, tra villaggio Mosè e San Leone, in aperta campagna”.

SIAMO ALLE SOLITE…

Arriva la bella stagione ed iniziano i problemi al nostro mare!Da qualche giorno, in una spiaggia del viale delle dune a San Leone, si nota la presenza di acqua di natura da determinare, che sta allagato la spiaggia ed arriva fin in mare.Abbiamo allertato l'ARPA, l'ASP, il Comune di Agrigento e la Capitaneria di porto per scoprire la natura, la provenienza e le caratteristiche batteriologiche di quest'acqua.

Pubblicato da Mareamico Delegazione Di Agrigento su Martedì 2 aprile 2019

Cammarata e San Giovanni Gemini (con una popolazione rispettivamente di 6129 e 7895 abitanti) sono due Comuni della provincia di Agrigento (al confine con quelle di Palermo e Caltanissetta) da sempre considerati di grande vivacità culturale e imprenditoriale, e che si trovano nella particolare condizione di stare uno aggrappato all’altro e con i territori uno dentro l’altro. Cammarata ha antica origine (bizantina o araba) mentre San Giovanni Gemini è città di fondazione, istituito giuridicamente (con la divisione del territorio da quello di Cammarata) nel 1587. La formazione di due comuni così ravvicinati è dovuta all’interesse personale dei signori di Cammarata che, ritagliando artificiosamente un piccola parte dentro un unico territorio, riescono ad acquisire il titolo di duchi.

Le due strutture urbane, dapprima autonome, separate e distinguibili, fisicamente delimitate dal torrente Turibolo dove una volta i ragazzi giocavano alla guerra), col trascorrere degli anni si sono avvicinate per una reciproca forma di attrazione. Ad oggi sono diventate un’unica città che è l’immagine della realtà culturale, familiare e parentale. Questa situazione ha determinato anche situazioni paradossali: ad esempio il fatto che la vetta di monte Cammarata si trovi nel territorio di San Giovanni Gemini mentre quella di monte Gemini nel territorio di Cammarata; che il Convento dei Cappuccini nasca come convento di Cammarata e, dopo la divisione del territorio, rimanga nel territorio di San Giovanni Gemini; che l’area del Convento di Santa Maria di Gesù (dove si venera la Madonna Cacciapensieri, eletta nel 1627 Patrona primaria di Cammarata e San Giovanni Gemini) abbia goduto storicamente di una extra-territorialità e sia considerato «territorio comune alle due popolazioni»; che il Cimitero sia stato sempre uno spazio comune nonostante ricada nel territorio di San Giovanni Gemini, che sempre ha mantenuto il carattere di luogo comune; che alcune vie siano siano l’attuale confine ed abbiano una doppia denominazione o che, addirittura, che in alcune case cambiando di stanza si passi da un comune all’altro.

Sta di fatto, inoltre, che le relazioni parentali e i continui spostamenti di popolazione hanno sempre creato situazioni e occasioni di comunione, che ha determinato un’unica identità culturale, identiche tradizioni religiose e civili. Nel tempo, quindi, si è determinata un’unica condizione fisica, economica, sociale e culturale per cui oggi non resta che portare a compimento un fenomeno compiuto, da razionalizzare dal punto di vista giuridico e amministrativo con la creazione di un solo Ente ed una sola amministrazione.

Dal 2011 è avviato processo di fusione (del quale del resto si comincia a parlare già sul finire dell’Ottocento e che nel tempo ha avuto alcuni tentativi) che ha avuto all’inizio una fase di studio, sensibilizzazione e azione di condivisione (condotto da un Coordinamento intercomunale), con il coinvolgimento della società civile e della politica. Nel novembre del 2108, in applicazione della Legge Regionale n. 30 del 23 dicembre 2000 (Norme sull’ordinamento degli enti locali) i due Consigli Comunali (all’unanimità a San Giovanni Gemini, con un solo voto contrario a Cammarata) hanno approvato il progetto di fusione ed avviato l’iniziativa per l’indizione del referendum, che è stato autorizzato con decreto del 20 dicembre 2018 dell’Assessore Regionale delle Autonomie Locali e della Funzione Pubblica.

 

Il 28 aprile, i cittadini di Cammarata e San Giovanni Gemini sono chiamati alle urne per il referendum sulla fusione dei due comuni e l’istituzione del nuovo comune di CAMMARATA  GEMINI. Si tratta di un evento storico non solo per le due comunità ma per la Sicilia che vede la prima applicazione della Legge Regionale n. 30/2000 in termini di fusione. È quindi il primo referendum che si tiene in Sicilia per l’istituzione di un nuovo comune pensando ad una nuova e innovativa governace del territorio. Dall’esito di questo referendum dipendono altre iniziative che, seguendo l’esperienza di Cammarata e San Giovanni Gemini, altri comuni stanno avviando per ipotesi di fusione.

Ma per Cammarata e San Giovanni Gemini, per la loro particolare (e paradossale) condizione questa è veramente la grande opportunità:

  • per fronteggiare il presente (la crisi economica, la riduzione del costo e la qualificazione dei servizi, l’ottimizzazione della spesa, riorganizzare in termini di efficienza ed efficacia l’azione amministrativa);
  • per avere una prospettiva di sviluppo per il territorio e, soprattutto, per dare speranza ai giovani;
  • per diventare la più grande città di un vastissimo comprensorio con grandi potenzialità e capacità attrattività;
  • per responsabilizzare i cittadini e renderli protagonisti della propria storia, favorendo la rigenerazione degli ideali e la nascita di un entusiasmo “civile”.

 

In questi giorni a Cammarata e San Giovanni Gemini c’è un grande fermento, essendosi costituiti i comitati favorevole e contrario alla fusione. Il COMITATO SI FUSIONE ha da tempo iniziato la sua attività di sensibilizzazione e responsabilizzazione e domenica scorsa, con il primo comizio, ha aperto la campagna referendaria. Il COMITATO NO FUSIONE ha, al momento, ha avviato la propria campagna proponendo il non voto, puntando sul fallimento dell’iniziativa referendaria attraverso il non raggiungimento del quorum.

Venerdì 5 aprile, all’hotel Dioscuri bay Palace a San Leone, si terrà il convegno

 “I lavori pubblici: la qualità del progetto per il rilancio socio economico del nostro territorio”che include, nelle ore pomeridiane di venerdì e nella giornata di sabato, il corso di formazione per la figura del coordinatore dei concorsi di progettazione.

Parteciperanno al convegno, tra gli altri, anche il prefetto Dario Caputo; il dirigente generale del Dipartimento regionale tecnico, Salvatore Lizzio; il sindaco Firetto; don Giuseppe Pontillo, direttore dell’ufficio dei Beni culturali dell’Arcidiocesi di Agrigento; il vicepresidente della Consulta regionale degli architetti Paolo Lo Iacono; i presidenti degli Ordini e dei Collegi professionali della provincia di Agrigento.

Previsti gli interventi di Rino La Mendola   vicepresidente del Consiglio nazionale degli architetti; Pier Giorgio Giannelli, presidente dell’Ordine degli architetti di Bologna e componente del Gruppo operativo concorsi, dell’architetto Domenico Faraco dello studio Gianluca Peluffo & Partners, moderati dall’architetto Paolo Oreto dell’Università degli Studi di Palermo.

L’organizzazione del Convegno è a cura dell’Ordine degli architetti di Agrigento, presieduto da Alfonso Cimino, e dalla Fondazione Architetti nel Mediterraneo, presieduta da Pietro Fiaccabrino.

01/04/2019
Destinatari:
A tutte le strutture

La conversione in legge del Decreto-Legge 28gennaio 2019, n.4, recante Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni, proposto dal Governo conferma le criticità di fondo già rilevate all’approvazione del decreto. In questa nota riprendiamo sinteticamente le principali, a cui seguirà nei prossimi giorni una lettura più dettagliata della legge.

Per quanto concerne il Reddito di Cittadinanza la misura conferma il rovesciamento dell’impostazione del Reddito di Inclusione – che viene superato – e si caratterizza come provvedimento prevalentemente lavoristico, che non considera adeguatamente la povertà come una condizione complessa e multidimensionale cui rispondere con una pluralità di interventi integrati e multidisciplinari da parte dei servizi pubblici territoriali – in particolare dei Servizi Sociali Professionali – volti a favorire l’inclusione sociale dei nuclei beneficiari.

Ai Comuni non viene riconosciuto il ruolo prioritario nella presa in carico – spostato sui Centri per l’Impiego – né il ruolo di attivatore, nell’ambito di una programmazione regionale che viene ridimensionata, del sistema integrato di servizi territoriali al fine operare una valutazione preliminare dei bisogni e di elaborare, in caso di bisogni complessi, un progetto di inclusione sociale personalizzato e multidimensionale.

La scarsa attenzione alla multidimensionalità della povertà è comprovata da diversi elementi. Su tutti: le misure sono rivolte ai componenti maggiorenni, trascurando, dunque, i bisogni dei minori -a cominciare da quelli educativi-, non si tiene adeguatamente in considerazione la presenza di soggetti disabili all’interno del nucleo, e risultano penalizzate le famiglie più numerose.

A queste criticità strutturali si aggiungono gli inaccettabili e discriminatori requisiti richiesti ai cittadini stranieri e un’articolazione dei criteri di accesso e del beneficio erogato iniqua nei confronti delle famiglie numerose e prive di patrimoni mobiliari o immobiliari.

Quanto al tema dell’offerta congrua la norma determina ingiustificate diversità di trattamento tra i beneficiari di RdC e la generalità dei disoccupati. La revisione dei parametri della distanza dalla residenza rispetto al luogo di lavoro proposto, per i primi risulta essere infatti molto più penalizzante.

Anche in materia di condizionalità, ovvero per le condizioni per le quali scatta la decadenza di parte o dell’intero sussidio, vengono introdotte diversità di trattamento. Infatti, mentre per i beneficiari della NASPI è prevista la possibilità di poter ricorrere, avverso le sanzioni irrogate dell’Inps, al “Comitato ricorsi di condizionalità” istituito in seno all’ANPAL, per i beneficiari di RdC non resta altro che la possibilità onerosa del ricorso amministrativo.

Allo stesso modo non convince affatto la previsione che l’assegno di ricollocazione, venga sospeso per tre anni per i disoccupati ordinari a favore dei soli beneficiari del RdC, in quanto entrambe le platee hanno necessità simili per collocarsi o ricollocarsi.

La condizione prevista dalla “condizionalità” in virtù della quale al beneficiario del RdC è fatto obbligo di dare la propria disponibilità a partecipare ad attività di pubblica utilità predisposti dai Comuni per non meno di 8 ore settimanali, elevabili fino a 16 previo consenso, preoccupa sia perché nei fatti l’imposizione di un lavoro gratuito si traduce nel “far pagare“ agli stessi percettori il loro sussidio economico del RdC, sia perché di fatto rischia di sostituire lavoro vero e proprio. In ultimo il rischio di replicare esperienze degenerate nel corso degli anni come per le LSU e LPU appare in tutta la sua evidenza.

Nel RdC assumono un peso rilevante le misure di politiche attive implementate però al solo fine della sua piena realizzazione e trascurando la loro vocazione più generale.

La misura, inoltre, sembra attribuire, nel contrasto alla povertà, un ruolo prioritario all’avvio al lavoro come risolutivo di tale condizione, senza tenere in considerazione che già oggi molti lavoratori sono poveri e che il nostro mercato del lavoro ha quote significative di sommerso o di nero. Per questo riteniamo che una misura di sostegno al reddito non possa essere scollegata dal tema della offerta di lavoro e dalla sua qualità.

Mentre risulta positiva la ritrovata centralità riservata ai CPI e l’aumento delle loro dotazioni organiche, rimane del tutto irrisolto il tema della loro scarsa dotazione strumentale, dell’assenza di un sistema informativo unitario, della necessità di avvio di un piano generalizzato di formazione, rimandando la soluzione di tali temi ad un Piano straordinario di potenziamento dei Centri per l’Impiego e delle Politiche Attive da attuare in collaborazione con le Regioni. Appare quindi irrealistico che in pochi mesi si possa determinare le condizioni per una capacità di risposta e di presa in carico che il decreto suppone.

Riteniamo del tutto ingiustificabile come ANPAL Servizi possa assumere 3.000 precari nelle forme di Co.Co.Co. e contemporaneamente non dia soluzione alla precarietà dei suoi 654 lavoratrici e lavoratori assunti con contratto a tempo determinato o di collaborazione da dieci anni.

Infine sulla prevista possibilità di poter stipulare il Patto di formazione per i beneficiari di RdC anche da parte dei Fondi paritetici interprofessionali per la formazione continua, che per norma non erogano formazione ma bensì la finanziano, a differenza di quanto fanno gli Enti di formazione accreditati, va detto che questa risulta essere anche totalmente in contrasto con la loro natura di associazione tra parti sociali ai sensi dell’ Art. 118 della legge 388/2000.

Sul Reddito di Cittadinanza, dunque, non possiamo che confermare le criticità manifestate in prima lettura. L’interlocuzione con la maggioranza di Governo, nel corso dei lavori parlamentari, nonostante le proposte avanzate, non si è, purtroppo, tradotta nei correttivi che reputavamo necessari a correggere l’impostazione iniziale. Rimane quindi la necessità di mantenere alta l’attenzione nei territori sia sull’andamento delle domande e del riconoscimento dei beneficiari che sull’andamento della presa in carico, con l’obiettivo di monitorare l’andamento della misura anche al fine di proporre interventi correttivi.

Per quanto riguarda invece “quota 100”, pur consentendo a molti lavoratori un accesso anticipato alla pensione nel prossimo triennio, per il sindacato rappresenta solo l’inizio di un percorso più ampio descritto nella Piattaforma unitaria di CGIL, CISL e UIL che si è provato a tratteggiare in una serie di emendamenti che, purtroppo, non hanno trovato alcun riscontro nelle decisioni del Governo e nell’iter parlamentare di conversione del decreto, nonostante gli impegni assunti dal Sottosegretario del Ministero del Lavoro Claudio Durigon, durante l’incontro sulla previdenza con i Segretari Generali, dello scorso 25 febbraio.

I dati diramati dall’INPS confermano che quota 100 rappresenta un’opportunità per lavoratori con carriere continue e strutturate ma è decisamente meno accessibile ai lavoratori del settore privato del Sud e del tutto insufficiente per le donne, per i lavoratori con carriere discontinue o occupati in particolari settori produttivi caratterizzati da stagionalità o appalti, come quello agricolo o dell’edilizia, nei quali è difficile trovare un lavoratore con 38 anni di contributi.

Aver reintrodotto il meccanismo delle finestre è penalizzante, in particolar modo per i lavoratori del settore pubblico poiché per loro la finestra di accesso alla pensione è di 6 mesi. Sono penalizzati anche coloro che svolgono una delle 15 categorie di lavori gravosi oppure usuranti poiché il blocco dell’incremento per aspettativa di vita sulla pensione anticipata per questi lavoratori era già previsto e, invece, ora, per effetto delle “finestre”, devono attendere 3 mesi per ottenere il primo assegno pensionistico.

Il blocco sino al 2026 degli incrementi automatici dell’età pensionabile per le pensioni anticipate è un primo passo nella giusta direzione ma la finestra mobile di 3 mesi pospone la decorrenza della pensione e ne depotenzia l’effetto positivo.

Il tema dell’aspettativa di vita andrebbe visto nel suo complesso, non in modo parcellizzato, bisognerebbe superare la doppia penalizzazione che i lavoratori subiscono per effetto del contemporaneo aumento dell’età e la reversione dei coefficienti di trasformazione del calcolo contributivo della pensione.

La proroga solo fino al 2019 dell’Ape sociale, non è sufficiente, questa misura sarebbe dovuta essere prorogata fino al 2021, allineandola alla sperimentazione di “quota 100”, nell’attesa di una riforma più strutturale e organica che superi definitivamente la Riforma Fornero e renda strutturali le tutele previste a favore di quelle categorie.

L’anticipo del trattamento di fine servizio dei lavoratori pubblici tramite il prestito agevolato non è la risposta che da anni chiediamo rispetto alla liquidazione in tempi congrui delle liquidazioni nella Pubblica Amministrazione. Per questo riteniamo necessario un intervento che elimini il differimento oggi presente per il pagamento del Tfr e Tfs nel settore pubblico. L’innalzamento del limite da 30.000 a 45.000 euro allarga sicuramente i margini per la scelta del lavoratore ma si tratta comunque di una misura parziale, su cui rimangono molto incerti i tempi di erogazione di questo anticipo. Inoltre, con questo meccanismo vengono discriminati i dipendenti pubblici assunti dopo il 2000 ai quali si applica il regime del trattamento di fine rapporto (Tfr) perché l’agevolazione fiscale prevista ad essi non è applicabile.

L’introduzione del riscatto laurea o della pace contributiva per i periodi che si collocano dopo il 1995, non è sicuramente la soluzione delle problematiche presenti nel contributivo, in quanto sarebbe necessario introdurre una pensione contributiva di garanzia per le carriere lavorative deboli e discontinue. Sarebbe quindi necessario un meccanismo, collegato e proporzionato al numero di anni di lavoro e di contributi versati, che consideri e valorizzi previdenzialmente anche i periodi di discontinuità lavorativa, di formazione, di part-time o di basse retribuzioni nell’ottica di assicurare nel futuro un assegno pensionistico dignitoso.

Positivo l’obiettivo di rispondere alle esigenze di contrasto della povertà in età avanzata, che sta alla base della cosiddetta “pensione di cittadinanza”, ma lo strumento così definito avrà una platea molto ristretta, deve essere quindi strutturato e adeguato in linea con le prestazioni assistenziali-previdenziali esistenti per perseguire efficacemente gli scopi prefissati.

Restano quindi tanti profili del sistema previdenziale ancora da affrontare per una vera riforma organica dell’attuale impianto.