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False aziende con finti posti di lavoro che servivano per ottenere indennizzi reali per infortuni simulati: secondo il pubblico ministero Gloria Andreoli i 53 imputati devono essere tutti condannati: le pene richieste sono comprese fra i 4 e i 12 anni di reclusione.

Il processo scaturito dall’inchiesta “Demetra”, che ipotizza una colossale truffa ai danni di Inps e Inail, è arrivato agli sgoccioli a distanza di 8 anni dall’operazione dei carabinieri, scattata il 28 giugno del 2013.

In carcere erano finiti l’imprenditore Giorgio Lo Presti, 67 anni, di Porto Empedocle, e l’assicuratore Giuseppe Vincenzo Terrazzino, 57 anni, di Raffadali, ex consigliere provinciale. Arresti domiciliari per gli empedoclini Salvatore Borsellino, 40 anni; e Giuseppe Gangarossa, 45 anni, ritenuti componenti della banda, per il medico dell’Inail Salvatore Conti, 64 anni, di Agrigento; e Salvatore Russo, 44 anni, radiologo di Aragona.

Divieto di dimora in provincia per Luca Di Stefano, 38 anni; obbligo di presentazione alla pg per Daniele Moscato, 39 anni, entrambi empedoclini, presunti collaboratori del sodalizio.

Tutto sarebbe ruotato attorno ad alcune aziende fantasma (la più grossa sarebbe stata la “Demetra”, riconducibile a Lo Presti) attraverso le quali si mettevano in piedi rapporti di lavoro fittizi che servivano poi per ottenere consistenti indennità di disoccupazione oppure indennizzi da infortuni che venivano simulati con la compiacenza di medici. Nella lista degli indagati inizialmente c’erano 86 persone.

La pena più alta – 12 anni di reclusione – è stata proposta per Terrazzino. Queste le altre richieste: Fabrizio Santamaria (9 anni); Giorgio Lo Presti (12 anni); Salvatore Tortorici (8 anni e 8 mesi); Giacomo Giuca (8 anni e 10 mesi); Ernesto Lo Presti (4 anni); Francesco Ceraulo (4 anni); Carmelo Colombo (4 anni); Giuseppe Gangarossa (8 anni e 8 mesi); Giovanni Salemi (5 anni e 4 mesi); Jessica Giglio (4 anni) ; Cristian Giardino (4 anni) ; Francesco Di Grado (4 anni); Salvatore Russo (11 anni e 6 mesi) ; Salvatore Conti (12 anni) ; Aymen Merdassi (4 anni);  Ruben Angelo Arrigo (4 anni); Michele Baldarelli (4 anni).

Chiesto, inoltre, il non doversi procedere, per intervenuta prescrizione, nei confronti di 34 persone: Francesco Di Stefano, Leonardo Diana, Giuseppe Valenti, Antonio Volpe, Gerlando Salemi, Fabio Sorrentino, Maurizio Sorrentino, Francesco Sacco, Salvatore Lo Vetro, Francesco Agnello, Giovanni Trupia, Michele Trupia, Calogero Sammartino, Calogero Seddio, Elia Adriani, Calogero Adriani, Domenico Cimino, Calogero Donato, Salvatore Donato, Angelo Gangarossa, Giuseppe Lombardo, Mario Lombardo, Calogero Lombardo, Emanuele Lombardo, Giacomo Lombardo, Gioacchino Barrale, Alfonso Cumella, Salvatore Mazza, Alessandro Termini, Gerardo De Rosa, Giovanna Frenna, Khemaies Balghaj, Laida Mohamed Ben Ali e Gerlando Sanfilippo.

“Noi in queste ore abbiamo sotto gli occhi questa tragedia immensa di Ravanusa, uno scenario di un paesino che sembra bombardato. L’intero paese è un paese a franosità diffusa con frane attive censite. I sottoservizi, la rete, ci penseranno i magistrati a capire cosa realmente è accaduto però davvero questa tragedia mostra ancora una volta la fragilità dell’Italia, un Paese costruito anche su aree franose, alluvionali, nell’assenza di manutenzione e opere di sicurezza. Noi abbiamo il 90% dei comuni è con aree ad elevato rischio idrogeologico – ha dichiarato Erasmo D’Angelis, Segretario Autorità Distrettuale Appennino Centrale – e quasi 12 milioni di persone vivono su frane o in aree a rischio alluvioni. In Sicilia ben 311 Comuni su 390 sono senza un Piano Regolatore. Ora c’è una reazione straordinaria dell’Italia in questo periodo. Le alluvioni sono fenomeni da pandemia catastrofica, pensiamo al clima ad esempio. Quest’anno abbiamo avuto furiosi incendi, alluvioni, cicloni tropicali. La pandemia è spaventosa ma lo sono anche le alluvioni ed allora mi chiedo : perché non ci sono reazioni corali come è avvenuto per la pandemia? Le risorse ci sono ma perché non si spendono? Vorrei che la grande Scienza della Terra, la Geologia che la politica ha ridotto a scienza commemorativa e non preventiva, Il geologo deve essere in ogni angolo dell’Italia, il geologo è il presidio per la tutela della nostra sicurezza in un Paese che è un incrocio straordinario di concause di rischi naturali”.

ISPRA ha censito in Italia ben 620.000 frane,

La pandemia coronavirus e i dati in dettaglio diffusi dall’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento. Sono 118 i nuovi casi di coronavirus, a fronte di 375 tamponi processati. Nessuna vittima. I guariti sono 49. I nuovi ricoverati in ospedale sono 4. Ecco i contagi nei singoli Comuni:
Agrigento 122; Alessandria della Rocca 3; Aragona 7; Bivona 0; Burgio 2; Calamonaci 8; Caltabellotta 0; Camastra 4; Cammarata 55; Campobello di Licata 43; Canicattì 119; Casteltermini 21; Castrofilippo 83; Cattolica Eraclea 39; Cianciana 2; Comitini 4; Favara 54; Grotte 11; Joppolo Giancaxio 3; Licata 37; Lucca Sicula 0; Menfi 6; Montallegro 0; Montevago 2; Naro 20; Palma di Montechiaro 10; Porto Empedocle 20; Racalmuto 8; Raffadali 34; Ravanusa 15; Realmonte 19; Ribera 87; Sambuca di Sicilia 14; San Biagio Platani 0; San Giovanni Gemini 74; Sant’Angelo Muxaro 0; Santa Elisabetta 2; Santa Margherita di Belìce 1; Santo Stefano Quisquina 1; Sciacca 35; Siculiana 18; Villafranca Sicula 1; Navi accoglienza 2.

Si potenzia la dotazione organica dei Pronto Soccorso negli ospedali della provincia di Agrigento. L’Azienda sanitaria provinciale ha reclutato cinque nuovi dirigenti medici da impiegare nei Pronto Soccorso ospedalieri. Si tratta di tre medici che hanno assunto servizio due a Canicattì e uno ad Agrigento. Altri due medici saranno in servizio nel Pronto Soccorso di Sciacca dal prossimo primo marzo. Prossime alla conclusione sono anche le procedure concorsuali per la selezione dei direttori di struttura complessa di medicina e chirurgia, di accettazione ed urgenza per gli ospedali di Agrigento, Licata, Sciacca e Canicattì. Il commissario Mario Zappia afferma: “I Pronto Soccorso ospedalieri rappresentano il più importante front-line nell’accoglienza dei pazienti in regime d’urgenza, a cui destinare risorse umane e professionali numericamente adeguate. Le nuove immissioni in servizio rappresentano un importante passo lungo questa direzione ma non costituiscono un punto d’arrivo, perchè l’Azienda sarà costantemente impegnata nel difficile compito di reclutare ulteriori unità lavorative”.

I sindacati nazionali CSLE e Conalpe hanno proclamato per la giornata del 22 dicembre prossimo una giornata di sciopero nella scuola. La manifestazione è stata promossa affinchè il governo nazionale condivida che il lavoro del personale scolastico è usurante e pertanto occorre che sia riconosciuto come tale. Il segretario nazionale CSLE, Antonio Labate, afferma: “E’ giusto che l’attività professionale dei docenti e del personale tutto della scuola sia riconosciuta e normata come usurante. A tal riguardo, ad esempio, anche una sentenza del Consiglio di Stato, la numero 4448 del 2010, confermata dal Tar Lazio, ha riconosciuto come il servizio docente prestato all’estero, in considerazione del carattere più usurante, implica un mutamento dell’anzianità giuridica ed economica, utile ai fini della progressione di carriera e non suscettibile di abbattimento nel sistema di progressione retributiva orizzontale per scatti di stipendio, né in sede di passaggio alla classe stipendiale superiore”.

Beni mobili e immobili per un valore di 100 milioni di euro sono stati sequestrati e congelati all’imprenditore messinese Giuseppe Busacca, che ha costruito un impero economico che ruota attorno alle cooperative di assistenza ad anziani e disabili nel Messinese. Secondo la Procura lui avrebbe reinvestito soldi illeciti provenienti dal clan mafioso di Barcellona Pozzo di Gotto. Il provvedimento, emesso dalla sezione misure di prevenzione di Tribunale di Messina, su richiesta del Procuratore Maurizio De Lucia e del Questore, riguarda diverse società cooperative sociali ed aziende agricolo-faunistiche, locali di pubblico intrattenimento, hotel, e immobili. L’operazione è stata condotta dalla Polizia di Stato e dalla Direzione distrettuale antimafia con la Divisione Anticrimine della Questura di Messina e il Servizio Centrale Anticrimine.

L’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento ha avviato le vaccinazione anti-covid per i bambini di età compresa tra i 5 e gli 11 anni. I pediatri sono a disposizione per le somministrazioni negli ospedali di Agrigento, Licata, Ribera, Sciacca e Canicattì, in appositi ambulatori arredati in modo da accogliere allegramente i più piccoli. E’ possibile vaccinarsi oggi giovedì e domani venerdì dalle ore 9 alle 13. E poi da lunedì prossimo, tutti i giorni, compresi i festivi, dalle 9 alle 14, e martedì e giovedì anche nel pomeriggio. Il giorno della somministrazione del vaccino i bambini dovranno avere cinque anni compiuti e sarà necessaria la presenza di un genitore, o tutore legale, il quale dovrà dichiarare di avere informato l’altro genitore.

Come ampiamente prevedibile a seguito di un apposito disegno di legge depositato all’Assemblea Regionale, sono state rinviate le elezioni di secondo livello per le ex Province. Sala d’Ercole ha votato a favore del rinvio dell’elezione dei presidenti e dei consiglieri provinciali, per i quali avrebbero votato solo i sindaci e i consiglieri comunali in carica. Nel frattempo, il Movimento 5 Stelle ha avanzato una proposta di soluzione tampone per superare i commissariamenti. E la deputata Gianina Ciancio spiega: “La soluzione, individuata e condivisa dalle altre forze politiche prevede che il controllo e l’indirizzo politico delle Province passino ai sindaci, che dovranno costituire le Assemblee dei sindaci, dotandosi di un regolamento provvisorio per il loro funzionamento, ad esempio le maggioranze per le deliberazioni. Le Assemblee dovranno insediarsi entro trenta giorni dall’approvazione della legge”.

Nel 2017, la Ditta Catanzaro Costruzioni S.r.l. ha chiesto l’avvio del procedimento di V.I.A. ex art. 23 del D.Lgs. n. 152/2006 e ss.mm.ii. ai fini del rilascio del P.A.U.R. ex art. 27-bis del medesimo decreto, per la realizzazione di un “Progetto di un impianto integrato per il trattamento e recupero di Frazione Organica da Raccolta Differenziata (FORD) sito nel Comune di Montallegro”.

Con decreto n. 51/gab del 1 aprile 2021, l’ARTA ha rilasciato il provvedimento di V.I.A. favorevole al progetto di che trattasi, sul presupposto che l’impianto in questione risultasse a distanza di oltre 3 km dal centro abitato.

Avverso il provvedimento di V.I.A. l’Associazione Pro Loco del Comune di Montallegro ha promosso ricorso innanzi al TAR Palermo deducendone diversi profili di illegittimità, tra i quali mancato il mancato rispetto della distanza minima di 3 km dal centro abitato ex art. 17 della L.R. 9/201.

Parallelamente, nell’ambito della successiva conferenza di servizi, finalizzata al rilascio del PAUR, il Comune di Montallegro ha espresso il proprio motivato diniego al rilascio del provvedimento finale autorizzatorio fondato sul mancato il mancato rispetto della distanza minima di 3 km dal centro abitato ex art. 17 della L.R. 9/2010.

Malgrado il parere negativo del Comune di Montallegro, la conferenza di servizi, si è conclusa con la determinazione motivata del 08.09.2021 in senso favorevole alla Ditta proponente sulla base delle posizioni prevalenti delle Amministrazioni coinvolte.

Avverso la predetta determinazione di conclusione della conferenza di servizi, il Comune di Montallegro in persona del Commissario Straordinario Avv. Raffele Zarbo, con il patrocinio dell’Avv. Girolamo Rubino, ha proposto opposizione ai sensi 21 della L.R n. 7/2019 e ss.mm.ii.

A seguito della predetta opposizione, la Giunta regionale ha dato mandato alla Segreteria Generale della Presidenza della Regione, ai sensi dell’art. 21 della legge regionale 21.5.2019, n. 7, di indire una riunione con la partecipazione delle Amministrazioni che hanno espresso il dissenso e delle altre Amministrazioni che hanno partecipato alla conferenza la determinazione conclusiva assunta dalla conferenza di servizi.

In esito alla predetta riunione l’ARTA, per il proprio rappresentante, ha chiesto di riconvocare una riunione per riesaminare il progetto di che trattasi alla luce delle difese del Comune e della documentazione prodotta dalla stessa Ditta Catanzaro.

Secondo quanto sostenuto dal Comune di Montallegro, difeso dall’Avv. Girolamo Rubino, la conferenza di servizi non ha verificato l’effettiva distanza dell’impianto dal centro abitato determinata con la delibera commissariale n. 30 del 21.06.2021 e che in ogni caso, anche dagli stessi elaborati della Ditta Catanzaro si evince che l’impianto è destinato a sorgere ad una distanza inferiore a quella legalmente prevista.

Tuttavia, con nota del 7.12.2021 l’Amministrazione regionale si è limitata a riconfermare le proprie precedente determinazioni senza raggiungere alcuna intesa con il Comune di Montallegro in ordine alle censure sollevate contro l’impianto in questione.

Per effetto mancato accordo tra le diverse PA che hanno partecipato alla conferenza di servizi, ai sensi dell’art. 21 della L.R. 7/2021 l’opposizione presentata dal Comune di Montallegro sarà rimessa alla Giunta Regionale.

Nel frattempo, in vista dell’udienza di trattazione del ricorso promosso dalla Pro Loco di Montallegro, il nuovo sindaco Giovanni Cirillo ha conferito mandato all’Avv. Girolamo Rubino per intervenire nel giudizio pendente innanzi al TAR Palermo per sostenere l’illegittimità dell’impianto in questione.

Su richiesta congiunta del difensore del Comune di Montallegro e degli avvocati della Pro Loco, il TAR Palermo, ha ritenuto opportuno rinviare la propria decisione in ragione della contestuale pendenza del procedimento di opposizione pendente innanzi alla Giunta Regionale che potrebbe risultare dirimente ai fini dell’esito del giudizio.

Pertanto, al momento, sarà la Giunta Regionale a dover valutare se l’impianto proposto dalla Ditta Catanzaro potrà essere realizzato nel rispetto del limite di distanza di 3 km dal centro abitato.

Il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Agata Anna Genna, ha inflitto 3 anni di reclusione a Maria Concetta Lo Iacono, 48 anni, e 2 anni e 2 mesi al figlio Antonino Mulè, 21 anni, entrambi di Licata, imputati di maltrattamenti, lesioni personali, lesioni colpose e maltrattamenti di animali. Le vittime sarebbero state la madre e la sorella dell’imputata, quindi nonna e zia del ragazzo. I due imputati avrebbero ripetutamente picchiato e seviziato l’anziana e la figlia disabile, oltre al loro cane. E ciò sarebbe avvenuto tra il gennaio del 2018 e l’ottobre del 2019.