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Girgenti Acque S.p.A. comunica che nella giornata di ieri si è verificato un guasto elettrico all’impianto dei pozzi ‘Carboj’, e pertanto in data odierna, si avrà una significativa riduzione della fornitura idrica ai serbatoi del Comune di Sciacca.
Tale inconveniente limiterà le turnazioni idriche previste nel Comune di Sciacca, con il conseguente slittamento delle stesse.

Gli operatori della Società sono intervenuti tempestivamente e stanno procedendo all’esecuzione degli interventi manutentivi, insieme agli operatori di Enel, per il ripristino della funzionalità dell’impianto dei pozzi ‘Carboj’ a conclusione dei quali, una volta riavviata la funzionalità, sarà ripristinata l’ordinaria distribuzione idrica prevista nel Comune interessato, la cui normalizzazione avverrà nel rispetto dei necessari tempi tecnici.

“Siamo delusi, ma non ci arrendiamo”. Cna, Confartigianato, Casartigiani, Claai e Confesercenti manifestano forte disappunto per l’incomprensibile posizione assunta dall’Assessore Regionale alle Attività Produttive, On. Mimmo Turano, rispetto alla delicata e complessa materia che riguarda la panificazione in Sicilia. “Dopo l’ultimo incontro – affermano i rappresentanti delle Sigle di categoria – registriamo un atteggiamento di chiusura dell’esponente del governo Musumeci rispetto a quelle che sono le legittime proposte da noi rivendicate nel rispetto della volontà espressa dai panificatori dell’Isola. L’avvio dell’interlocuzione con l’Assessore Turano, per la verità, sembrava indirizzato verso un epilogo positivo, destinato a produrre l’immediata modifica migliorativa del nefasto Decreto Legge a firma del suo predecessore Mariella Lo Bello – sottolineano Cna, Confartigianato, Casartigiani, Claai e Confesercenti – poi però lo stop improvviso che ci porta ad intraprendere un convinto e determinato percorso di lotta a difesa dei panificatori siciliani. I dettagli dell’intera vicenda verranno illustrati nel corso di un’apposita conferenza stampa che le suddette Organizzazioni datoriali terranno, congiuntamente, nella mattinata di lunedì, 19 febbraio. 

L’agrigentina Vanessa Sgarito, candidata nel plurinominale alla Camera con Forza Italia ad Agrigento e in Campania, interviene a seguito del vile avvelenamento di numerosi cani a Sciacca. La Sgarito afferma: “L’avvelenamento dei cani a Sciacca in Sicilia è uno scempio, un atto di inciviltà che merita condanna. È una vergogna vedere continuamente cani che vengono maltrattati, abbandonati o uccisi. Amare un cane non è un dovere ma rispettarlo lo è. La società deve cambiare e mi auguro che dopo questo atto vile vengano presi i giusti provvedimenti, perché anche gli animali meritano di essere tutelati. Come ha affermato il presidente Berlusconi, e la nostra Michela Vittoria Brambilla, ex ministro e da sempre impegnata nel settore, ci impegneremo per difendere e tutelare i nostri amici a quattro zampe e tutti gli animali. Anche l’animale è un essere umano e come tale ha delle emozioni e sente il dolore. Istituiremo un codice per la difesa dei diritti degli animali, che modificherà il codice penale per inasprire le sanzioni a carico di chi li maltratta e uccide, sanzioni per i trafficanti di cuccioli con maggiore controllo doganale e anche una serie di agevolazioni per chi adotta cani o gatti”.

Ad Agrigento giovedì prossimo 22 febbraio, al Liceo “Politi”, in via Acrone, alle ore 10:30, l’Ancri, l’Associazione nazionale Cavalieri al merito della Repubblica, sarà impegnata in un incontro-dibattito sul tema “No al cyberbullismo”. Relazionerà il docente universitario e sociologo Francesco Pira.

I lavori saranno conclusi dal presidente dell’Ancri di Agrigento, Pietro Sicurelli, che afferma: “E’ nostro intendimento rivolgere principalmente l’attenzione ai giovani verso i quali nutriamo grande fiducia, convinti come siamo che solo se sapremo investire bene sulla loro formazione, avremo la possibilità di proiettarci verso una società migliore”.

A danno dell’immagine della città di Agrigento, dopo la purtroppo celebre foto scattata da sud della collina dei Templi soffocata dal cemento, ancora un fotomontaggio “criminale”, tra virgolette (ma non più di tanto tra virgolette), imperversa sulla stampa nazionale. E ciò è ancora più grave perché l’ennesimo fotomontaggio, che ritrae le colonne del tempio d’Ercole a ridosso dei palazzoni ( ! punto esclamativo) è pubblicato tra le pagine di un inserto culturale ( ! altro punto esclamativo), “La lettura”, di un quotidiano nazionale di elevatissimo profilo storico e di contenuti, il “Corriere della Sera”. Il sindaco di Agrigento, Calogero Firetto, e l’ufficio legale del Comune, hanno ottime e fondate ragioni per promuovere un’azione legale a difesa della città dei Templi, patrimonio dell’Umanità tra i meglio conservati al mondo, ancor più perché il fotomontaggio “criminale” è stato accompagnato da una descrizione sommaria altrettanto “criminale”, falsa, tendenziosa, lesiva e diffamatoria. E’ stato scritto: “Il patrimonio saccheggiato… Agrigento: nella città siciliana l’edilizia residenziale cresce in modo selvaggio a ridosso di una meraviglia famosa in tutto il mondo come la Valle dei Templi”.

E in riferimento alle possibili “discettazioni filosofiche” su che trattasi di fotomontaggio o non di fotomontaggio, la foto è da ritenersi oggettivamente tale perché, utilizzando un filtro, un obiettivo particolare o comunque altro sistema, sono stati posti sullo stesso fuoco due elementi diversi distanti, ponendoli ingannevolmente sullo stesso piano equidistante. Il risultato raggiunto è quindi una “montatura”, una sovrapposizione di falsa equidistanza focale a fronte invece di una profonda diversa distanza sostanziale.

A.R. (teleacras)


Due genitori di Agrigento si sono rivolti alla Corte di Appello di Palermo, dopo che il Tribunale della Città dei Templi ha rigettato la loro richiesta, per ottenere un risarcimento danni dal Comune.

La vicenda è legata ad un infortunio subito dal figlio, all’epoca del fatto minorenne, avvenuto in un campetto di una parrocchia della città. I due genitori chiedono un ristoro di oltre 100 mila euro per una frattura riportata dal loro congiunto.

– Il caposcuola fu Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. Ma tra il Seicento e il Settecento c’erano tanti altri, nell’Italia centro meridionale, a seguirne le tecniche e le tracce artistiche. E perciò sono conosciuti come “caravaggeschi”. Un saggio del loro ruolo nella storia dell’arte viene ora offerto dalla mostra “Da Ribera a Luca Giordano” curata da Maria Cristina Bandera, che resterà aperta fino al 10 giugno 2018, promossa dalla Fondazione Sicilia a villa Zito. In tutto 33 capolavori: la maggior parte proviene dalla Fondazione Roberto Longhi che custodisce il lascito del critico d’arte e grande collezionista. Fu proprio Longhi a dedicare i suoi studi a Caravaggio che considerava il “primo pittore dell’età moderna”.
    Nella sua dimora fiorentina – villa Il Tasso – si conservano varie opere tra cui il famoso “Ragazzo morso da un ramarro”, che non è in mostra. L’esposizione accoglie invece il disegno dello stesso Longhi ispirato all’opera di Caravaggio. 
Al nucleo dei dipinti si aggiungono nel percorso espositivo quattro opere della Fondazione Sicilia: due grandi dipinti di Luca Giordano (“Giuditta” e “Nettuno e Anfitrite”), un’opera di Mattia Preti (“Cristo e la samaritana”) e una di Francesco Solimena (“Salomone e la regina di Saba”).
Tra i capolavori inseriti nel percorso espositivo ci sono “La negazione di Pietro” di Valentin de Boulogne, recentemente esposta al Metropolitan Museun di New York; gli “Apostoli” di Jusepe de Ribera; “La deposizione di Cristo” di Battistello Caracciolo; opere du Matthias Stom, a lungo attivo in Sicilia; il “David” di Andrea Vaccaro. 
“E’ un viaggio nella bellezza – ha detto Raffaele Bonsignore, presidente della Fondazione Sicilia – di figure che si muovono su sfondi scuri e illuminate da luci violente e teatrali”. 

A danno dell’immagine della città di Agrigento, dopo la purtroppo celebre foto scattata da sud della collina dei Templi soffocata dal cemento, ancora un fotomontaggio “criminale”, tra virgolette (ma non più di tanto tra virgolette), imperversa sulla stampa nazionale. E ciò è ancora più grave perché l’ennesimo fotomontaggio, che ritrae le colonne del tempio d’Ercole a ridosso dei palazzoni ( ! punto esclamativo) è pubblicato tra le pagine di un inserto culturale ( ! altro punto esclamativo), “La lettura”, di un quotidiano nazionale di elevatissimo profilo storico e di contenuti, il “Corriere della Sera”. Il sindaco di Agrigento, Calogero Firetto, e l’ufficio legale del Comune, hanno ottime e fondate ragioni per promuovere un’azione legale a difesa della città dei Templi, patrimonio dell’Umanità tra i meglio conservati al mondo, ancor più perché il fotomontaggio “criminale” è stato accompagnato da una descrizione sommaria altrettanto “criminale”, falsa, tendenziosa, lesiva e diffamatoria. E’ stato scritto: “Il patrimonio saccheggiato… Agrigento: nella città siciliana l’edilizia residenziale cresce in modo selvaggio a ridosso di una meraviglia famosa in tutto il mondo come la Valle dei Templi”.

E in riferimento alle possibili “discettazioni filosofiche” su che trattasi di fotomontaggio o non di fotomontaggio, la foto è da ritenersi oggettivamente tale perché, utilizzando un filtro, un obiettivo particolare o comunque altro sistema, sono stati posti sullo stesso fuoco due elementi diversi distanti, ponendoli ingannevolmente sullo stesso piano equidistante. Il risultato raggiunto è quindi una “montatura”, una sovrapposizione di falsa equidistanza focale a fronte invece di una profonda diversa distanza sostanziale.

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“Uno stop, una pausa di riflessione e di approfondimento”: è la richiesta che il responsabile Sicurezza per Civica Popolare e segretario generale del S.PP. (Sindacato Polizia Penitenziaria) Aldo Di Giacomo ha rivolto al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni dopo l’annuncio ieri che i decreti attuativi della riforma carceraria saranno all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri del 22 febbraio prossimo.
Di Giacomo in una telefonata stamattina da Palermo dove è impegnato per la campagna elettorale lo ha invitato a fermarsi. “A volte è più saggio ammettere lo sbaglio – sostiene – che continuare a sbagliare. Parliamo di un provvedimento di forte impatto per la sicurezza non solo nelle carceri quanto dei cittadini deciso in maniera troppo frettolosa, senza il giusto approfondimento e l’adeguata consultazione. E’ questo un tema che non appartiene né alla destra e né alla sinistra perché alla sempre più diffusa paura tra i cittadini, alimentata dai continui fatti di cronaca di questi giorni, si aggiunge per tanti capi mafia e appartenenti ad organizzazioni criminali sottoposti al 41 bis la possibilità di uscire dal regime duro per godere di misure di detenzione “più comoda”. Ci sono in proposito magistrati che se ne occupano da molti anni e che ci mettono in guardia sui rischi reali del provvedimento. Ascoltiamoli.
Il nuovo ordinamento giudiziario, così come è formulato – continua il responsabile Sicurezza di Civica Popolare – contiene troppi elementi pericolosi tra i quali il cosiddetto “scioglimento del cumulo di pena”, la riduzione dell’uso della detenzione, l’aumento di benefici ai detenuti, l’anticipo dei termini di scarcerazione anche con l’incremento del numero di braccialetti elettronici. L’errore più grave è l ‘aumento della liberazione anticipata a 75 giorni a semestre, oltre ad un insieme di altre previsioni che di fatto cancellano la certezza della pena. La cosiddetta rieducazione dei detenuti, come i cosiddetti problemi di affettività (le “stanze dell’amore”) – afferma Di Giacomo – non si possono confondere con un sistema carcerario che già oggi con le “celle aperte” produce gravissimi problemi al personale al lavoro negli istituti penitenziari, dove atti di violenza tra detenuti hanno avuto un incremento del 700% e ogni giorno 12 poliziotti in media sono costretti a ricorrere alle cure di sanitari.
Il carcere – dice Di Giacomo – è lo specchio di quello che succede anche all’esterno con intere zone, quartieri di città in mano a delinquenti ed extracomunitari clandestini, che come hanno dimostrato i numerosi ed efferati fatti di cronaca sono gli autori di rapine, aggressioni specie nei confronti degli anziani, insieme alle donne tra le categorie sociali più vulnerabili. Altro che creare più sicurezza svuotando le carceri e introducendo misure cosiddette alternative e di ravvedimento; con più malviventi in giro accade esattamente il contrario.
Di qui l’appello al Premier Gentiloni: “fermatevi prima che sia troppo tardi, perché pur riconoscendomi nella coalizione che sostiene il Governo – conclude – dissento dal provvedimento del Ministro Orlando come ho già avuto modo di spiegare nel mio tour denominato “vittime e carnefici” tra le città italiane, nei mesi scorsi, e continuerò a fare nei miei incontri elettorali in Sicilia”.

 

CUTRONE E CAGGIA: “SE IL SUD E’ AL CENTRO DELL’AGENDA POLITICA, PERCHE’ ROMA SI RIPRENDE I FONDI STANZIATI PER LA SICILIA?
IL GOVERNO REGIONALE PROTESTI CON NOI NEI CONFRONTI DI PALAZZO CHIGI
ALTRIMENTI ANDREMO NOI DA SOLI A ROMA E CI INCATENEREMO
NESSUNO PENSI DI POTERE IMBROGLIARE I SICILIANI A PIACIMENTO
SE NE ACCORGERANNO LA SERA DEL 4 MARZO”

Palermo, 17 febbraio 2018 – “Se il Sud è al centro dell’agenda politica come dichiarano tutti gli schieramenti che corrono per le elezioni del 4 marzo, perché allora lo Stato si riprende o blocca i soldi stanziati per costruire infrastrutture che la Sicilia attende da 40 anni?”. Se lo chiede Santo Cutrone, presidente di Ance Sicilia, che mercoledì prossimo, nel corso della riunione del Comitato di presidenza, chiederà all’assessore regionale alle Infrastrutture, Marco Falcone, di unirsi con forza, assieme a tutto il governo, alla protesta del mondo delle costruzioni nei confronti di Palazzo Chigi.
“Altrimenti – minaccia Cutrone – se l’assessora al Lavoro ha sentito il bisogno di incatenarsi a Roma per ottenere dallo Stato risorse per prorogare i sussidi al precariato improduttivo, ma l’esecutivo regionale non esprimerà altrettanta indignazione per difendere ciò che spetta per legge a infrastrutture che devono garantire lo sviluppo dell’Isola e la sopravvivenza delle imprese e dei lavoratori che producono, allora andremo noi da soli a Roma e ci incateneremo, se è questo l’unico modo rimasto ai cittadini italiani per ottenere i propri diritti”.
L’indignazione dell’Ance Sicilia nasce dal constatare che, rispetto alle tante visite e ai tanti annunci del governo nazionale sulla volontà di ripristinare rapidamente in Sicilia condizioni minime di mobilità, c’è ora un sostanziale dietrofront.
Rileva Sebastiano Caggia, presidente di Ance Ragusa: “Il Cipe, nei fatti, ha bloccato i 450 milioni di euro già stanziati dallo Stato per il raddoppio della Catania-Ragusa, i cui lavori in project financing erano stati dati per imminenti e la cui origine affonda nel lontano 1999; è fermo il miliardo di euro destinato al primo completamento della Siracusa-Gela (tratto Rosolini-Modica-Ragusa) i cui lavori, anche questi, erano stati dati in prossima ripartenza e che in origine si dovevano concludere nel 1973; la ferrovia Ragusa-Siracusa e la Ragusa-Xirbi in direzione Palermo sono a binario unico non elettrificato dal 1886; i 47 milioni di euro spesi per l’aeroporto di Comiso si perdono con la messa in liquidazione della società di controllo Intersac perché non vengono assegnati i 7,5 milioni necessari a garantirne il funzionamento fino al 2020; e sono bloccati i fondi per completare il porto di Pozzallo, il cui primo finanziamento è del 1955, che potrebbe servire il turismo anche crocieristico diretto verso i paesi del Barocco e i luoghi di Montalbano.”.
Incalza Santo Cutrone: “A parte la paradossale vicenda del Ponte sullo Stretto e per non parlare della mancata realizzazione delle opere di depurazione e fognarie per 750 milioni e dei 750 milioni del Patto per la Sicilia e del Po Fesr 2014-2020 per il rischio idrogeologico, c’è un fiume di denaro bloccato senza un perché: la Agrigento-Palermo col nuovo viadotto Scorciavacche ancora crollato; la promessa da marinai dell’Alta velocità al Sud; la ferrovia Trapani-Palermo chiusa da due anni; il piano Anas di manutenzione straordinaria per 875 milioni rimasto sulla carta; la frana di Letojanni che chiude una corsia della Catania-Messina; la mai completata Agrigento-Caltanissetta col collegamento alla Palermo-Catania; i fondi della Nord-Sud che sembrano come i carri armati di Mussolini mentre metà della Sicilia resta isolata dal resto del mondo; anche i fondi per la Trapani-Mazara del Vallo vanno e vengono come in una commedia di Goldoni”.
“Insomma – conclude Santo Cutrone – forse il governo e la classe politica pensano di potere ancora imbrogliare e tradire i siciliani a piacimento. Abbiano ben chiaro che non è così e che, se non pongono immediatamente rimedio, se ne accorgeranno la sera del 4 marzo”.