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Tre associazioni a difesa dei consumatori agrigentine, Adiconsum con Ilenia Capodici, Unione nazionale consumatori con Manlio Cardella, e CittadinanzAttiva, con Pippo Spataro, intervengono nel merito della qualità della vita ad Agrigento. E affermano: “Una città davvero europea, come taluni la presentano, deve avere strade senza buche enormi, sgombre da rifiuti, pulite, spazzate quotidianamente e senza cumuli di erba sparsi a destra e a manca, e con un dignitoso quotidiano servizio idrico. E poi con marciapiedi praticabili, con alberi frequentemente potati così da fruire del belvedere unico al mondo dal Viale della Vittoria verso la Valle dei templi. Per non parlare di un imprescindibile efficace servizio di trasporto urbano, ad oggi praticamente inadeguato anche sotto il profilo dei servizi ai passeggeri. E poi aggiungiamo: senza un improvvisato e perdurante parcheggio di autobus a due piani collocato in piazza Vittorio Emanuele, senza alcun riparo dalle intemperie e in mezzo al traffico. E poi deve essere una città che non si desertifica per tanti giovani costretti ancora ad andare via per studiare e lavorare. Il riscatto economico e sociale deve riguardare l’onesta di ciascuno degli attori della politica e della società agrigentina nell’interesse esclusivo dei cittadini”.

Al Comune di Agrigento si è svolto un incontro nel merito della perdurante, da oltre 15 anni, questione dei cittadini proprietari di terreni edificabili che sono costretti a pagare l’Imu con l’aliquota come terreni edificabili (per migliaia di euro all’anno) nonostante in tali terreni, a causa della mancata conclusione dell’iter urbanistico, non sia edificabile nulla. All’incontro hanno partecipato il sindaco Franco Miccichè, alcuni dirigenti comunali e numerosi cittadini che subiscono tale ingiustizia e che, a termine della riunione, affermano: “I rappresentanti politici agrigentini, sia locali che deputati e referenti nazionali, della questione non hanno minimamente mai voluto interessarsi. Anche le precedenti amministrazioni e i consiglieri comunali nel frattempo eletti non hanno mai affrontato il problema. Adesso si registra il promettente atteggiamento del sindaco di Agrigento, Miccichè. Speriamo sia la volta buona”.

131 i nuovi casi di coronavirus registrati in provincia di Agrigento nella giornata di ieri a fronte di 493 tamponi processati. Il dato emerge dal bollettino diffuso dall’Asp di Agrigento.  I guariti sono 48. In aumento gli gli ospedalizzati: + 3

29 le persone ricoverate, tutte all’ospedale di Ribera, due all’Ospedale di Agrigento,  5, invece, le persone ricoverate in terapia intensiva a Ribera; una persona ricoverata presso la struttura lowcare fuori provincia.

Questa la situazione nei Comuni agrigentini: Agrigento 138; Alessandria della Rocca 2; Aragona 11; Bivona 4; Burgio 2; Calamonaci 11; Caltabellotta 0; Camastra 4; Cammarata 60; Campobello di Licata 57; Canicattì 126; Casteltermini 22; Castrofilippo 145; Cattolica Eraclea 56; Cianciana 1; Comitini 5; Favara 67; Grotte 6; Joppolo Giancaxio 4; Licata 48; Lucca Sicula 9; Menfi 9; Montallegro 0; Montevago 4; Naro 19; Palma di Montechiaro 13; Porto Empedocle 25; Racalmuto 6; Raffadali 16; Ravanusa 34; Realmonte 24; Ribera 77; Sambuca di Sicilia 10; San Biagio Platani 0; San Giovanni Gemini 56; Sant’Angelo Muxaro 1; Santa Elisabetta 23; Santa Margherita di Belìce 7; Santo Stefano Quisquina 0; Sciacca 39; Siculiana 13; Villafranca Sicula 1; Navi accoglienza 1.

Ad Agrigento i poliziotti della Divisione Pasi, ovvero Polizia amministrativa, sociale e dell’immigrazione, nel corso di servizi mirati alla repressione del gioco illegale, insieme a personale dell’Agenzia Dogane e Monopoli, hanno denunciato a piede libero alla Procura di Agrigento un uomo di 33 anni allorchè, privo di concessione o autorizzazione nonostante il Questore lo avesse già diffidato a munirsi di licenza, avrebbe svolto sul territorio nazionale attività organizzata al fine di accettare o raccogliere, anche tramite telefono o internet, scommesse di qualsiasi genere. Sono stati sequestrati 4 computer, 3 stampanti e diversi coupon di scommessa. E’ stato inoltre contravvenzionato per gioco d’azzardo aggravato poiché all’interno del suo esercizio sono state trovate apparecchiature per la raccolta di scommesse e lotterie virtuali.

Giunge al termine il progetto di riqualificazione paesaggistica del Belvedere FAI della Scala dei Turchi di Realmonte.

Giovedì 23 dicembre, alle 10, al Belvedere, il Comune di Realmonte, in collaborazione con la Delegazione FAI di Agrigento ed il Comitato FAI Realmonte Città della Scala dei Turchi, metterà a dimora i primi due pini marittimi dei cinque previsti nell’ipotesi di progetto Luoghi del Cuore del FAI – Fondo Ambiente Italiano in collaborazione con il Gruppo Intesa Sanpaolo.

Si completa, così, un percorso iniziato nel 2013 con l’abbattimento dell’ecomostro sulla spiaggia, proseguito, poi, con l’abbattimento del secondo immobile che sorgeva a picco sulla scogliera.

Una battaglia giudiziaria, con il FAI costituito nei processi e pronto a finanziare l’operazione di ripristino dei luoghi, che porterà nel 2016 all’inaugurazione del belvedere e successivamente al suo ampliamento.

Un doppio risultato che ha visto Associazioni ed Istituzioni insieme a difesa del territorio.

Grazie, infatti, all’interessamento del Comune di Realmonte, della Procura di Agrigento, del FAI, di Legambiente, della Prefettura di Agrigento, delle forze dell’ordine, della Regione Sicilia, della Soprintendenza, dell’Università e, soprattutto, di un consistente numero di cittadini singoli e associati, il progetto ha vinto l’importante menzione “Paesaggio, legalità e lotta all’abusivismo” in occasione del Premio Nazionale del Paesaggio del 2017, come ricorda il Capo delegazione FAI Agrigento, Giuseppe Taibi: “Con la piantumazione del verde si conclude il progetto del FAI denominato emblematicamente “Liberare la bellezza”, che ha visto protagonista la Scala dei Turchi, monumento segnalato in negativo nel 2008 tra i Luoghi del Cuore. In particolare giovedì prossimo, il regalo di Natale per tutto il territorio, con la messa a dimora di 2 pini per rinvigorire il verde del belvedere in parte danneggiato dal maltempo degli ultimi mesi. Un traguardo che si realizza grazie alla collaborazione tra Istituzioni ed Associazioni. Desidero, per questo motivo, ringraziare la Sindaca di Realmonte, Sabrina Lattuca, le Istituzioni e le Associazione che nel tempo hanno contribuito a questo importante risultato”.

Il progetto, dicevamo, prevede l’immediata piantumazione di 5 pini marittimi e, simbolicamente, servirà a porre l’accento sull’emergenza climatica degli ultimi mesi, come spiega meglio il presidente del Comitato Realmonte Città della Scala dei Turchi, Nuccio Zicari: “A Causa dei recenti temporali dovuti al cambiamento climatico, due Pini marittimi del belvedere sono stati divelti. Il messaggio simbolico immediato che il Sindaco di Realmonte ed il Comitato vogliono dare è quello di rimediare alla perdita dei due arbusti. Seguirà la realizzazione del progetto di piantumazione di tutti gli esemplari di macchia mediterranea come previsto dal progetto dal FAI”.

Si aggiunge, dunque, un altro fondamentale tassello per la promozione, fruizione e conservazione dell’importante sito ambientale agrigentino.

Ricordiamo, infatti, che lo scorso luglio, dopo il successo ottenuto dalla Scala dei Turchi al x censimento nazionale I Luoghi del Cuore del FAI, posizionandosi al 25° posto con 11.218 voti, risultato ottenuto grazie, anche, all’impegno del FAI giovani Agrigento e dell’associazione Mariterra di Porto Empedocle, il Comune di Realmonte, la Delegazione Fai e il Comitato Realmonte Città della Scala dei Turchi hanno apposto la targa Scala dei Turchi Luogo del Cuore” alla presenza delle autorità locali.

Incidente stradale mortale a Messina, a seguito di un tamponamento in tangenziale prima dello svincolo per Messina centro, in direzione Catania, nei pressi della galleria Spadalara. Una donna, di 68 anni, Elvira Rifici, è morta. Tre sono i feriti, non gravi. Si sono scontrate due automobili, una Fiat Punto e una Bmw. La donna è stata seduta sul posto passeggero della Fiat Punto e, a seguito dell’impatto, è stata sbalzata fuori dall’abitacolo, contro il guardrail. E’ deceduta sul colpo. I rilievi sono stati effettuati dalla Polizia Stradale.

In seguito alla crisi pandemica, la maggior parte delle persone ha iniziato ad uscire di nuovo per riprendere la propria routine ma non senza qualche accorgimento. Per quanto riguarda lo spostamento in città, sono in moltissimi i cittadini che preferiscono utilizzare un mezzo privato a discapito di quello pubblico, soprattutto per diminuire il rischio di un contagio.

Così come per la crisi petrolifera degli anni ‘70 che ha completamente stravolto la mobilità di alcune città, si veda ad esempio Amsterdam che era una città completamente strangolata dal traffico ed ora è esempio virtuoso della mobilità dolce, la crisi pandemica ha già iniziato a cambiare le abitudini degli italiani, spostandole verso una mobilità più green.

Questo processo è stato incentivato anche dall’aumento dei prezzi energetici e dall’incremento del traffico nelle città che portano sempre più utenti a scegliere nuove modalità di trasporto privato.

A tal proposito, per approfondire questo argomento, gli esperti di Prontobolletta hanno voluto dare uno sguardo alla situazione della mobilità nelle varie regioni italiane. Ciò è stato possibile grazie al dettagliato database fornito dall’ISTAT. Questo riporta le opinioni di un campione di popolazione regione per regione su differenti ambiti legati alla mobilità privata.

Per stilare la classifica regionale abbiamo preso in considerazione, per l’appunto, una serie di fattori quali:

Difficoltà di parcheggio

Traffico

Illuminazione stradale

Condizione stradale

Andiamo a vedere più nello specifico le metriche utilizzate per questo studio sulle regioni.

Sulla base dei dati raccolti dall’ISTAT, lo studio di Prontobolletta ha voluto esplorare le nuove realtà del traffico in città e analizzare i diversi fattori che impattano il trasporto privato.

Al fine di poter redigere una classifica tra le regioni per individuare quella con le condizioni di trasporto migliori, Prontobolletta ha creato un indice generale che tiene conto dei 4 fattori precedentemente menzionati.

Data la natura degli elementi presi in considerazione, la metrica creata rappresenta l’indice di insoddisfazione e quindi, minore sarà il valore registrato dalla regione, migliore sarà la sua complessiva condizione nel trasporto privato.

L’indice creato vuole essere una metrica imparziale ai fini dell’indagine. Attraverso quest’ultimo, infatti, è stato possibile confrontare le regioni italiane tra loro e individuare quelle migliori in termini di trasporto privato. Nello specifico, la classifica presenta sul podio le tre regioni settentrionali della Valle d’Aosta, del Trentino Alto Adige e del Friuli-Venezia Giulia, rispettivamente 1ª, 2ª e 3ª con un indice del 28,2%, 32,1% e 32,5%. Dall’altra parte, troviamo in fondo alla classifica la Puglia, la Campania e il Lazio con un indice rispettivo del 56,9%, 63,7% e 65,8%.

Analizzando più nello specifico la situazione di ciascuna regione durante il triennio 2018-2019-2020, si possono notare alcune cose interessanti. Per quanto riguarda le prime 3 regioni della classifica 2020 (Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia), queste hanno registrato un peggioramento dell’indice tra il 2018 e il 2019, rispettivamente del 17,5%, 6,7% e 8%, e poi un netto miglioramento tra 2019 e 2020 del 22,3%,6,4% e 17,3%.

Dando uno sguardo alle regioni che hanno avuto un comportamento più anomalo tra il 2018 e il 2019, è da segnalare la Calabria con un peggioramento record del 26,5% mentre la Sardegna ha registrato la variazione positiva più alta, con un 12,6%. Tra il 2019 e il 2020 invece, è da notare come ogni regione sia migliorata in termini di indice di insoddisfazione e la variazione maggiore l’hanno avuta le Marche con un 23,8%.

La regione Sicilia è 16º nelle condizioni del trasporto privato

La regione Sicilia si è posizionata 16º tra le regioni con la migliore condizione del trasporto privato. In particolare, è interessante analizzare l’evoluzione delle condizioni stradali della regione durante il triennio 2018-2021. Nel 2018, l’indice di insoddisfazione era del 61,98%. Nell’anno successivo quest’ultimo ha visto un andamento negativo rispettivo al valore precedente, dovuto alle peggiori condizioni stradali. La regione, infatti, ha raggiunto nel 2019 un indice di insoddisfazione del 62,25%. La situazione ha poi continuato a migliorare nella regione Sicilia fino al 2020, ultimo anno di rilevazione, con un rispettiva variazione del -12,69%, che ha portato alla diminuzione dell’indice di insoddisfazione dei cittadini e ad un valore finale del 54,35%.

Il trend generalmente positivo della situazione stradale italiana, come si evince dalla classifica, è sinonimo di un complessivo miglioramento dovuto alla messa in pratica di azioni sempre più green e collettive. Si parla molto di mobilità sostenibile e di come diverse città europea stiano pianificando nuovi piani di mobilità, questo anche per risparmiare energia.

Seguendo l’esempio di Parigi, anche in Italia sta prendendo piede il modello della “Città dei 15 minuti”, concetto secondo cui si vuole fornire al cittadino tutte le attività quotidiane in un raggio di 15 minuti. Quest’idea innovativa permetterebbe soprattutto un minore inquinamento, dato che si privilegerebbe lo spostamento a piedi da parte dei cittadini, e grazie ad una sempre più solida connessione Internet, l’interconnessione dei servizi pubblici e privati faciliterebbe la riuscita di questo innovativo progetto.

Il 2020 e il Covid-19 ci hanno portato ad una nuova visione del mondo, in una chiave più green e sostenibile. Questa mentalità green ci ha permesso e ci permetterà di risolvere le situazioni in una maniera più innovativa ed efficace. Ovvero, affrontando i problemi di oggi sarà possibile proporre soluzioni durevoli e vantaggiose per tutti, creando un domani migliore.

Il bambino, che si era sentito male ieri mattina, era stato portato dai giovani genitori, in ospedale: sembrava un banale caso di otite, ma la situazione è evoluta verso il peggio nel giro di pochissimo tempo. I rianimatori, presenti all’ospedale “Basilotta”, hanno fatto di tutto per salvare il bambino, ma non c’è stato nulla da fare.

Sulla vicenda indagano i carabinieri della Compagnia di Nicosia mentre l’ incarico al medico legale Giuseppe Ragazzi che dovrà effettuare l’autopsia, sarà conferito giovedì prossimo.

Anche il sindaco della cittadine dell’Ennese, Luigi Bonelli, ha manifestato tutto il suo dispiacere: “Apprendiamo con dolore la tristissima notizia della morte del bimbo di 19 mesi – scrive su Facebook il primo cittadini -. Alla famiglia vanno le sentite condoglianze di tutta la città. Pensando di interpretare il sentire comune dei cittadini viene annullato l’incontro di auguri fra l’amministrazione comunale e i bambini con le loro famiglie di giorno 23 Dicembre presso l’androne del palazzo municipale. Alla famiglia un affettuoso abbraccio”

Sono circa 70mila i siciliani, tra studenti e lavoratori, che vivono fuori dall’isola, soprattutto nel nord Italia, che torneranno questa settimana per trascorrere le festività natalizie, e di fine anno, con i loro familiari. Con il numero dei contagi da Covid-19 in aumento cresce la preoccupazione. A quanti tornano in Sicilia, si aggiungono i turisti attesi in questi giorni, anche se negli ultimi giorni in tutta Italia si sono verificate diverse disdette. L’arrivo della variante Omicron, e la prospettiva di un aumento esponenziale dei contagi, hanno infatti consigliato a molti di rinunciare a viaggi e vacanze per i giorni di Natale e Capodanno.

Quest’anno c’è lo spettro della variante Omicron e di un contagio che può raggiungere numeri incontrollabili a gennaio. A ciò si aggiungono anche possibili nuove restrizioni che dovrebbe adottare il Governo nazionale il prossimo 23 dicembre, quando è atteso il Consiglio dei Ministri. I controlli previsti sono affidati al buon senso, in questi giorni molti giovani tornati dal Nord, e sbarcati negli aeroporti siciliani si sono sottoposti a tampone prima di riabbracciare i familiari, ma non esiste un percorso obbligatorio. Per viaggiare occorre essere muniti di Green pass, quindi vaccinati o in possesso dell’esito di un tampone negativo.

Negli aeroporti i tamponi sono obbligatori, come deciso dal governo Draghi, anche per i vaccinati che arrivano dall’Estero, ma per chi giunge da tutte le destinazioni italiane non vi è alcun controllo. Al porto di Palermo invece i controlli del Green Pass si limitano alla nave da Tunisi. Per quanto riguarda i treni a lunga percorrenza ci si limita a controllare il Green Pass base. E chi ha deciso di arrivare in Sicilia in auto, attraversando lo stretto di Messina, dovrà esibire, così come introdotto dal governo Draghi, il Green Pass base per salire sul traghetto.

Le festa natalizie iniziavano con la preparazione del “RASOLIO” fatto in casa con alcool puro acqua calda e aromi diversi comprati dal droghiere per eccellenza “CARATOZZOLO” in via Atenea. C’erano diverse varietà del rosolio di diversi gusti e colori da offrire durante le feste ad eventuali ospiti che venivano a casa per gli auguri.
Il sedici di dicembre, dopo la festa dell’Immacolata, nelle famiglie si preparavano i dolci tipici natalizi della nostra tradizione GIURGINTANA. In cucina le nostre mamme e le nostre nonne insieme alle ragazze di casa preparavano i dolci natalizi: I PURCIDDRATI con i fichi secchi, i MASTAZZOLI con farina e vino cotto, e i dolci semplici di pasta frolla. Nelle case c’erano odori e fragranze straordinari e intensi odori di ammoniaca usata per la loro preparazione. Era davvero una bella festa vedere la preparazione di quei dolci tradizionale ma il dolce che più attirava la mia attenzione era “U PANI DI SPAGNA” difficilissimo da preparare con uova farina zucchero ed aromi particolari. Lo vedevo preparare da mia madre aiutata dalle mie sorelle. prima si sbattevano le uova separando il rosso dal bianco, poi si aggiungeva lo zucchero e la farina e si infornava nel forno caldo.
Tutti aspettavamo il risultato migliore ovviamente poiché qualche volta succedeva che il pan di spagna forse per la temperatura sbagliata del forno non lievitava bene e di conseguenza veniva fuori un dolce non effettivamente come doveva venire. In ogni caso noi lo mangiavamo lo stesso ma mia madre ovviamente manifestava molto disappunto per il mancato successo.
Se riusciva bene era davvero una bella festa, mai più ho mangiato una prelibatezza simile in vita mia dopo quelli fatti da mia madre e mia nonna.
I dolci venivano consumati tutte le sere con i vicini di casa o i parenti che venivano a giocare a carte o a tombola dopo cena.
La tanto attesa sera della vigilia di Natale, attesa da tutti quanti, grandi e piccoli era vissuta in maniera molto intensa. Il giorno prima mio padre aveva portato i ceci da “CALLIARE” da Pedalino in via Garibaldi, l’unico in città a fare bene questo lavoro. Mio zio Alfonso che aveva l’orto, portava a casa mia i migliori Cavolfiori rigorosamente rossi, Ravanelli lunghi rossi, ” LA MURTIDDRA” da mangiare alla fine dei pasti, Finocchi, Spinaci e Cardi che dovevano essere utilizzati per la cena della vigilia da passare tutti quanti insieme.
Mia madre già di prima mattina del giorno prima fino a pochi minuti dall’inizio della cena, preparava diversi piatti della tradizione natalizia: Baccalà in umido, lessato e fritto; Cavolfiori lessi, in umido e fritti con la pastella, cardi lessi conditi e fritti con la pastella, spinaci lessi con aglio. Tutte queste pietanze rappresentavano “l’antipasto” seguito dai calamari fritti come piatto principale. Il pasto era accompagnato dal vino rigorosamente “di casa” e da una bevanda simil aranciata o coca cola preparata con le bustine e una fiala di essenza anch’esse comprate in drogheria. la preparazione di queste bevande era davvero un rito a tavola. Mio padre eseguiva l’intera operazione con la massima diligenza. Al termine della cena si gustavano i finocchi e i ravanelli e gli aranci o mandarini; e la classica murtiddra gialla. dopo aver sparecchiato la tavola iniziavamo a giocare a tombola o con le carte a “MINICHEDDRU” il famoso due di spade che faceva vincere tutta la somma puntata nel piatto. Si giocava assaggiando i “CECI CALLIATI”, le noci e le mandorle e le noccioline americane abbrustolite, seguiti per i più gradi, da qualche bicchierino di rosolio. La cena terminava alle undici e poi di corsa si andava per le strade per assistere alla novena fatta davanti “LA FIGUREDDRA” con i ragazzi che accendevano i fuochi per saltarli da una parte all’altra, oppure si andava in chiesa ad assistere alla messa e vedere i presepi realizzati dai preti.
Il giorno di natale era un trionfo della carne preparata in mille modi già molto presto dalle donne di casa mentre gli uomini andavano in piazza a fare gli auguri agli amici. In tutte le case e condomini si sentivano i forti profumi e le fragranze dei piatti che le donne preparavano. Il pranzo iniziava con la degustazione della pasta a forno preparata con abbondante CAPULIATO MISTO,piselli, mortadella a pezzi e formaggi vari.
Le porzioni erano davvero abbondanti Dopo a tavola veniva servito il piatto principe che non mancava in nessuna famiglia:”U CAPUNI IMBOTTITO” rigorosamente “di casa” lessato con cipolle,patate, sedano e pomodoro. Il brodo veniva utilizzato la sera, per mantenersi leggeri con un po’ di pastina. Dopo veniva servito il classico capretto cucinato a forno con le patate e “u BRUSCIULUNI di CUTINI”. Dopo i secondi piatti arrivavano i contorni a base di verdure lesse o insalate di ravanelli e finocchi per “digerire”. I dolci venivano serviti, dopo aver fatto sparecchiare la tavole. Di solito erano a base di ricotta. Naturalmente non mancavano mai la CASSATA con la frutta candita e i CCIARDUNA” . Fichi secchi, datteri, noccioline, noci e ceci calliati chiudevano il pranzo, con il solito bicchierino di rosolio. Ovviamente non esisteva ancora il panettone e il pandoro conosciuto all’epoca solo da poche famiglie, dato il costo elevato per quei tempi e ancora poco conosciuti dal popolo in generale.
Un panettone da un kg. negli anni 60′ costava come quindici litri di benzina di oggi cioè al cambio attuale quasi 20 euro. Oggi un panettone costa meno di 3 euro.
La sera, dopo aver giocato a tombola o a carte tutto il pomeriggio, le donne di casa già alle 20 preparavano la tavola per tutti come se quell’abbondante e devastante pranzo fosse stato già abbondantemente digerito. A tavola si portava il brodo del cappone con la pastina e tutte le pietanze rimaste sia la sera prima che il giorno stesso.
Per Santo Stefano a parte una minestra di cavoli particolari chiamati “TRUNZI DI FERA” si mangiavano gli avanzi dei due giorni precedenti che erano davvero abbondanti. Normalmente per 10 persone in genere si cucinava con gli stessi ingredienti per 40 persone. Per tutti i giorni tra natale e capodanno a casa si mangiava in maniera leggera: minestre, zuppe e verdure per smaltire le abbondanti porzioni delle cene e del pranzo natalizio in attesa della cena di fine anno.
La cena di fine anno era a base di “SPINCIONI” e di MMISCATE fatti rigorosamente a casa . Gli “spincioni” erano imbottiti di carne e broccoli e di “ZARCHI” selvatici con salsiccia e patate. Una classica variante allo “spincione” era la pizza di casa molto più semplice con sarda salata aglio e pomidoro ed origano. Le “mmiscate”, erano a base di pasta di farina con cavolfiori e tritato oppure con olive nere e mortadella.. Dopo gli “spigioni e le mmiscate” mangiati ancora caldi appena sfornati, venivano serviti il baccalà i cardi e i cavolfiori nelle stesse varianti serviti a Natale. Il cenone terminava con una insalata a base di arance, “cipollette” e aringa affumicata e la frutta secca tipica. Non veniva servito nessun tipo di dolce da consumare per il pranzo del giorno dopo. Ovviamente si sconosceva lo zampone con le lenticchie ancora sconosciuto al popolo in generale. A mezzanotte si brindava con una bottiglia di spumante e una fetta di “PANI DI SPAGNA” preparato a casa.
Quasi tutti restavano a casa pochissimi andavano a qualche festa da ballo anche perché la mattina dopo si dovevano alzare presto per la messa e per preparare il pranzo. Il pranzo del primo dell’anno era quasi simile a quello di Natale c’erano poche varianti. Assolutamente non doveva mancare la pasta a forno, il capretto e il cappone. Qualche famiglia preparava le polpette di carne o i piccoli “brusciuluna” di carne con dentro il tritato di cui io andavo pazzo. La sera del primo dell’anno la solita minestrina e i soliti avanzi chiudevano la giornata. Il giorno dopo si andava al lavoro ed i commensali si portavano a casa quello che era rimasto per non dover cucinare. Ecco questi erano i cibi con gli antichi sapori quasi dimenticati che ad Agrigento si mangiavano per le feste.
Oggi ahimè è tutto diverso. I dolci si comprano nelle pasticcerie e nei panifici. Gli spincioni non si preparano più a casa e si prenotano nei panifici e portati a casa qualche ora. Molti hanno cambiato pure il tipo di pietanze a tavola. Si degustano pietanze di altre regioni, nella maggior parte dei casi comprati già pronte. Molti vanno ai ristoranti per i pranzi o le cene a degustare piatti che non fanno parte della nostra tradizione ma di altre tradizioni di altre regioni. Si mangiano i panettoni e i pandoro i mille varianti diverse acquistati nei supermercati a pochi euro oppure panettoni al pistacchio con il marchio DOLCE E GABBANA acquistati anche a 50 euro. Probabilmente tra qualche decennio tutto quanto ho descritto verrà dimenticato a favore di piatti già pronti da degustare in quantità minime soprattutto a ristorante. Peccato!!!!