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Polizia e tecnici dei Vigili del fuoco sono a lavoro per accertare le cause di un violento incendio che ha letteralmente raso al suolo, in contrada Grottarossa tra Canicattì e Caltanissetta, un capannone adibito a deposito ed assemblaggio di materiale per il confezionamento e l’imballaggio di merce di ogni genere. L’incendio ha impegnato per ore diverse squadre dei Vigili del fuoco di Canicattì, Licata, Agrigento e Caltanissetta ed ancora le macerie sono fumanti. I danni al capannone, utilizzato dalla “Euro Impex srl” di Rosario Vitanza di Canicattì, sono ingenti, ben oltre il milione di euro. Delle indagini si occupano gli agenti del commissariato di Canicattì in collaborazione con i colleghi delle questure di Agrigento e Caltanissetta. Al momento non si esclude alcuna ipotesi, dal corto circuito al rogo di sterpaglie fino al gesto volontario e doloso.

E’ dunque in corso l’ormai costante, ed estenuante, braccio di ferro da governo italiano e organizzazioni non governative: nel frattempo proseguono gli sbarchi isolati di migranti a Lampedusa. Tra ieri sera e la notte appena trascorsa, nell’arco di poche ore, si sono registrati due mini sbarchi: prima una piccola imbarcazione è stata intercettata intorno all’una da una motovedetta dei Carabinieri a circa un miglio dalla costa con 19 tunisini a bordo, e poi, poche ore prima, in serata, altri 10 migranti sono stati bloccati a terra dopo essere approdati con un barchino a Cala Galera. I 29 sono stati trasferiti nel centro d’accoglienza dell’isola, con capienza 97 persone, e che adesso invece ne ospita oltre 200. E il sindaco di Lampedusa, Totò Martello, denuncia: “Il Comune non ha alcuna competenza in merito. Sono altre le istituzioni che devono far sì che i migranti, una volta giunti sull’isola, restino nell’hotspot non oltre il tempo previsto, che è di 24-48 ore, e quindi siano trasferiti in strutture adeguate. Invece cosa succede? Si continua a ripetere che ‘il porto di Lampedusa è chiuso’ quando invece gli sbarchi non si sono mai fermati: la maggior parte dei migranti raggiunge l’isola a bordo di piccole imbarcazioni che approdano lontano dalle telecamere, mentre si gioca una battaglia politica senza scrupoli sulla pelle delle persone che sono a bordo di navi delle Ong”.

Il veliero Alex della organizzazione non governativa italiana “Mediterranea Saving Humans” è approdato a Lampedusa dopo avere forzato il blocco che gli è stato imposto, e ciò per un asserito stato di necessità a bordo insorto a seguito della mancanza d’acqua. Il veliero è stato sequestrato a fini probatori dalla Guardia di Finanza e di conseguenza sono stati sbarcati i 45 migranti soccorsi in acque libiche. Sono indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina il capitano del veliero, Tommaso Stella, e il capo della missione, il parlamentare di Liberi e uguali, Erasmo Palazzotto, che ha presentato un esposto alla Procura di Agrigento perché l’intimazione ricevuta dal blocco italiano di recarsi a Malta come “porto sicuro” avrebbe posto in pericolo la vita dei migranti soccorsi dalla Ong.

Semaforo verde, dunque, dal governo di Malta allo sbarco dei 65 migranti che la nave “Alan Kurdi”, della organizzazione non governativa tedesca “Sea Eye” ha recuperato in mare nelle acque libiche. Il premier maltese, Jospeh Muscat, ha annunciato che i 65 saranno tutti ricollocati in altri Paesi europei, e ha spiegato: “A seguito di trattative con la Commissione europea e con il Governo tedesco, le autorità di Malta trasferiranno i 65 migranti su una nave militare che entrerà poi in un porto dell’isola. Tutti saranno poi immediatamente trasferiti verso altri Stati europei. Nessuno rimarrà a Malta, dato che questo caso non si è verificato sotto la responsabilità delle autorità maltesi”.

 

I Carabinieri della Tenenza di Ribera, dopo una breve attività investigativa svolta con pedinamenti ed appostamenti, sono irrotti all’interno di un’abitazione dove è domiciliato un uomo di 40 anni, A B sono le iniziali del nome, originario della Tunisia. Nel corso della perquisizione, nella camera da letto, da sotto un materasso sono saltati fuori 13 involucri contenenti cocaina per circa 10 grammi, banconote per un ammontare di circa 1.500 euro in contanti ed un bilancino digitale di precisione, il tutto posto subito sotto sequestro. Il tunisino risponderà di detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti, ed è ristretto ai domiciliari.

 

Il presunto vortice affaristico intorno alle energie alternative in Sicilia: Paolo Arata e il figlio Francesco sono stati scarcerati e adesso sono ristretti ai domiciliari. Così ha deciso il Tribunale del Riesame di Palermo, verosimilmente perché si sarebbero affievolite le esigenze cautelari. Padre e figlio sono stati in carcere dal 13 giugno scorso per corruzione, riciclaggio e intestazione fittizia di beni.

 

Cinque delle sei persone fermate nell’ambito dell’operazione “Fortino” compiuta dai carabinieri l’altro giorno a Favara, rimangono in carcere.

Lo ha deciso il Gip del Tribunale di Agrigento al termine dell’udienza di convalida del fermo.

Ha ottenuto la liberta Alessandra Falsone, 39 anni, anche se è stata sottoposta all’obbligo di firma.

In carcere, invece, sono rimasti Emanuele Di Dio, 41 anni; Salvatore Stagno, 46 anni; Rosario  Crapa, 30 anni; Massimo Crapa, 45 anni, Abass Bukary, 25 anni, originario del Ghana. Il provvedimento di fermo di indiziato di delitto è stato emesso dalla Procura della Repubblica di Agrigento a firma del pubblico ministero Paola Vetro. L’esigenza di intervenire subito con i fermi si era resa necessaria, sia a causa della sfrontatezza con cui operava il gruppo criminale, sia per il pericolo che lo stesso facesse perdere le proprie tracce. L’accusa, per tutti i componenti del gruppo criminale, è di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.

L’operazione “Fortino”, denominata così proprio per la sistematica e capillare azione di controllo di una porzione del centro cittadino, ha permesso di frenare un fenomeno che negli ultimi tempi aveva fatto registrare nel centro storico non poche tensioni tra alcuni residenti e gli spacciatori, ritenuti responsabili di un insostenibile stato di degrado tra i vicoli della cittadina.

Salgono a 4 le auto rubate presso l’ospedale “San Giovanni di Dio “ di Agrigento. Una vera e propria emergenza.
L’ultimo caso si è verificato due giorni fa. A denunciare il fatto un infermiere che, a fine servizio lavorativo, si era diretto verso l’auto, e poi la triste scoperta: l’auto era stata rubata.
“Adesso basta, dicono i sanitari e tutto il personale dell’ospedale, chiediamo dei controlli dinamici da parte delle Forze di polizia ed un servizio di videosorveglianza più efficace specialmente nei parcheggi a sud dell’ospedale”.