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Le cause dell’incendio non sono chiare. Le fiamme – divampate nella notte fra sabato e domenica – hanno però distrutto, e completamente, l’autocarro, con piattaforma aerea, che era stato lasciato parcheggiato in contrada Melaco a San Giovanni Gemini. Un mezzo pesante non nuovissimo che era intestato ad un imprenditore quarantacinquenne. Il rogo è stato domato, dopo aver raccolto l’Sos alla centrale operativa del comando provinciale, dai vigili del fuoco di Agrigento. Sul posto anche i carabinieri che si stanno, adesso, occupando delle indagini. Nessuna causa, ieri, veniva ancora ufficialmente esclusa. Agli atti, l’incendio risultava avere una matrice “ancora in corso d’accertamento”. Servirà del tempo, naturalmente, per mettere dei punti fermi nell’attività investigativa e provare a fare chiarezza su cosa abbia innescato la scintilla iniziale. Non viene però escluso il cortocircuito. L’autocarro, con piattaforma aerea, pare che avesse già fatto registrare qualche malfunzionamento. I carabinieri della compagnia di Cammarata, come sempre avviene in casi di questo genere, hanno già sentito, per provare appunto a fare chiarezza sulla natura del rogo, il proprietario: l’imprenditore quarantacinquenne. E’ stata anche, inevitabilmente, informata la Procura della Repubblica di Agrigento.

Era l’1,15 quando i vigili del fuoco, al comando provinciale di Agrigento, raccoglievano la richiesta di intervento per un incendio camion. Il “viaggio” verso San Giovanni Gemini non ha, naturalmente, permesso un intervento fulmineo. Quando i pompieri sono giunti in contrada  Melaco, idranti alla mano, hanno provato a salvare il salvabile. C’è stato però ben poco da fare perché il rogo aveva nel frattempo avvolto l’interno autocarro. Solo quando i pompieri hanno ultimato le operazioni di spegnimento, i carabinieri hanno potuto occuparsi del sopralluogo di rito. Nei pressi dell’autocarro non sono state trovate taniche o bottiglie sospette, né inneschi vari. Elementi che, inevitabilmente, avrebbero acclarato, e fin da subito, la natura dolosa dell’incendio. Ecco perché, dunque, senza nulla escludere, i militari dell’Arma ieri parlavano ancora di “cause in corso d’accertamento”. Il fatto che il mezzo avesse avuto già dei malfunzionamenti lasciava però propendere – anche se servirà portare a termine l’attività investigativa – per cause accidentali.

 

L’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento e l’attesa attivazione di un reparto di Malattie infettive. Un altro passo avanti. Infatti, l’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento ha pubblicato un avviso pubblico tramite cui ingaggiare un dirigente medico al quale conferire, per due anni, l’incarico a Malattie infettive. La domanda di ammissione per la selezione dovrà essere inoltrata tramite pec o raccomandata con ricevuta di ritorno agli indirizzi: protocollo@pec.aspag.it o Asp di Agrigento, Viale della Vittoria 321. La domanda dovrà essere firmata in calce, senza bisogno di autentica. La candidatura e la documentazione saranno valutate da una apposita commissione che sarà nominata con separato provvedimento.

Natale, vietato giocare a carte. Avevano organizzato una giocata a carte in casa, tra musica, alcolici e senza mascherine né tanto meno osservando il benché minimo distanziamento sociale. Ad Alcamo quindici giovani, tutti fra i 19 e i 22 anni, sono stati sorpresi e multati dai Carabinieri durante una festa organizzata nell’abitazione privata di uno dei presenti. Dopo essere stati identificati, i ragazzi sono stati multati per la violazione delle norme anti Covid in vigore, per un totale di 6000 euro. Quello di Alcamo è il secondo intervento in pochissimo tempo. Due giorni addietro, infatti, altre 13 persone sono state multate perché sorprese ad una festa di compleanno. Nell’ambito degli stessi controlli, durante il fine settimana, i Carabinieri del comando provinciale di Trapani hanno sanzionato altre quattro persone perché sorprese in strada oltre le 22, senza giustificato motivo, violando il coprifuoco imposto dalle norme anti-Covid in vigore.

Il Lions Club Agrigento Host ed il Leo Club Agrigento Host hanno avviato una raccolta di giocattoli e pandori da donare ai bambini che più di altri ne hanno necessità. L’iniziativa è stata resa possibile grazie ad un consolidato rapporto di collaborazione con il Cav, il Centro Aiuto alla Vita, presieduto da Benedetta Dominici. L’iniziativa proposta dalla presidente del club Agrigento Host, Barbara Capucci, ha riscontrato molta partecipazione dei soci che hanno voluto, con un gesto semplice, portare un momento di svago nei cuori dei più piccoli e di quanti, in questo momento di particolare prova, si affidano alla gioia del Natale per vivere attimi di spensieratezza. I lavori di raccolta e distribuzione continueranno nei prossimi giorni e termineranno il 17 dicembre.

Non sarà un Natale normale a causa del Covid 19, ma qualcosa, seppur nel pieno rispetto delle ristrettezze varate dal Governo per contenere i contagi, si muove.

A Villa Bonfiglio ad Agrigento è quasi tutto pronto per l’inaugurazione di una pista di pattinaggio sul ghiaccio, in pieno stile natalizio.

L’iniziativa nasce da un imprenditore privato ed in collaborazione con il Municipio.

Da diverso tempo giace, sulla battigia del viale delle dune a San Leone un chiosco, denominato Baraonda. Dal giorno del sequestro risulta abbandonato a sé stesso ed il mare, il vento ed i saccheggiatori lo hanno praticamente distrutto.
E questo nonostante da mesi, la Procura di Agrigento, abbia assegnato al Demanio il compito di abbatterlo.
Dopo l’ultima mareggiata parte di esso è andata a finire in mare, con evidenti pericoli per la navigazione e per l’ambiente.
E’ incredibile che Agrigento, per colpa della burocrazia, debba sopportare sempre queste gravi situazioni, che danneggiano la sua immagine turistica, paesaggistica ed ambientale!

Come disposto dal Prefetto di Agrigento Maria Rita Cocciufa e attuato dal Questore Rosa Maria Iraci, continuano sul territorio i controlli delle forze dell’ordine per verificare il rispetto delle norme anti-covid.

Oltre mille persone controllate nelle ultime ore. Ma malgrado la maggior parte si stia attenendo alle norme anticontagio, ma ancora c’è chi non rispetta il distanziamento sociale e non utilizza la mascherina.

Sono, infatti 9 le sanzioni elevate dalle forze dell’ordine ad altrettante persone  trovate senza mascherina o nel bel mezzo di un assembramento. Per loro è scattata la multa di 400 euro. Sanzionato anche un locale ad Agrigento.

I controlli  proseguiranno anche nei prossimi giorni soprattutto durante le festività natalizie

Si difende e nega di essere uno dei componenti della banda che, il 25 ottobre, ha messo a segno, insieme a due quindicenni, la rapina ai danni del bar “Opera” di Caltanissetta e la tentata rapina commessa al bar “Bingo”, di via Pugliese Giannone, sempre a Caltanissetta. Leonardo Capizzi, 43 anni, arrestato pochi giorni prima, sempre per l’accusa di rapina oltre che per furto, ha risposto al giudice negando i fatti.

L’indagato, che ha alle spalle una lunghissima serie di precedenti penali, difeso dagli avvocati Calogero Meli e Angela Porcello, è comparso, nella sala interrogatori del carcere di Caltanissetta ed è stato interrogato in remoto dal gip David Salvucci, che ha firmato l’ordinanza cautelare. Capizzi si è difeso dicendo di essere del tutto estraneo ai fatti che gli vengono contestati. Le indagini scattarono all’alba del 25 ottobre quando i poliziotti delle Volanti si ritrovarono davanti la saracinesca spaccata del bar “Opera” di via Filippo Paladini.

I poliziotti dell’Antirapina della squadra mobile nissena si sono subito concentrati su un dettaglio che non è risultato essere di poco conto: sembrava trattarsi di rapinatori in trasferta. Sulla base delle prime dichiarazioni raccolte, gli agenti apprendevano che l’accento poteva essere delle zone dell’Agrigentino. “Individuata la targa dell’autovettura utilizzata dai rapinatori, si comprendeva che i soggetti erano di Canicattì e, pertanto, scattava il coordinamento con il personale del commissariato di Canicattì – hanno reso noto dalla Questura di Caltanissetta – . L’analisi dei filmati, sia delle telecamere interne del bar sia delle telecamere cittadine, consentiva di identificare i tre rapinatori canicattinesi che avevano agito – prosegue la ricostruzione ufficiale – anche con la complicità di una donna rimasta non identificata”.

Capizzi, secondo l’accusa, avrebbe minacciato il titolare brandendo una spranga di ferro e mandando in frantumi il vetro in plexiglass posto davanti alla cassa come misura anti Covid. Uno dei due minori, quindi, si sarebbe impossessato della somma di 1.000 euro custodita all’interno del registratore di cassa e l’altro minore avrebbe fatto da palo appena fuori il bar, in fondo alla via Paladini, insieme alla donna. La pronta reazione del titolare e di alcuni avventori avrebbe poi messo in fuga i rapinatori ma uno dei minori rimaneva bloccato all’interno, scatenando l’ira di Capizzi che, una volta recuperata l’autovettura con cui erano andati a Caltanissetta, avrebbe sfondato la saracinesca con l’auto, creando un varco per facilitarne la fuga.

Capizzi e uno dei minori (il loro interrogatorio è fissato per mercoledì) avrebbero tentato pure di rapinare il bar “Bingo” di via Pugliese Giannone, sempre a Caltanissetta. Per travisare il volto, in questo caso, sarebbe bastata la mascherina che, in questo periodo, va indossata da tutti. Il titolare, nonostante la minaccia di una spranga, avrebbe reagito mettendoli in fuga.

 

In piazza per una pubblica amministrazione più moderna, che si traduce in più servizi per i cittadini.
Il prossimo 9 dicembre Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e UilPa daranno vita a sit in con i lavoratori del pubblico impiego davanti alle Prefetture. Gli appuntamenti saranno ad Agrigento in piazza Aldo Moro, a Caltanissetta in viale Regina Margherita e ad Enna in piazza Garibaldi.
“Lo slogan della manifestazione ‘rinnoviamo la Pa’ parla chiaro – dice una nota congiunta – : chiediamo nuove assunzioni e maggiori risorse per rinnovare i contratti che servono ad ammodernare il sistema di classificazione professionale che serve a migliorare l’organizzazione del lavoro e dei servizi e ad offrire a tutti i lavoratori e lavoratrici opportunità di sviluppo professionale e di carriera, di fatto bloccata in molte amministrazioni da oltre 12 anni. Infine – conclude il documento – poniamo il problema della sicurezza per i lavoratori e gli utenti, visto che mancano ancora adeguati dispositivi di protezione in tutti i luoghi di lavoro. Noi lottiamo per un Paese più giusto e più moderno e per le tutele dei lavoratori pubblici, altri evidentemente fanno leva sull’invidia sociale per sviare l’attenzione dell’opinione pubblica dalle insufficienti risposte che il Paese attende”.

I giudici della prima sezione misure di prevenzione del Tribunale di Agrigento, presieduta da Alfonso Malato, hanno rigettato la richiesta di confisca da parte della Direzione distrettuale antimafia di Palermo a carico dell’imprenditore di Favara, Stefano Valenti, 54 anni, del complesso aziendale della Co.Ge.Val e di alcuni conti correnti. Secondo i giudici non vi sono elementi attuali per desumere che tali beni siano stati acquisiti illecitamente grazie alla vicinanza di Valenti a Cosa Nostra.