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Sono 146 i nuovi casi di coronavirus registrati in provincia di Agrigento nella giornata del 20 agosto. Il dato emerge dal bollettino diffuso dall’Asp. Si registrano due vittime, a Canicattì(33) e Sambuca di Sicilia (22).

Cinque i ricoveri in ospedale, i guariti sono 70 mentre i soggetti assistiti a domicilio 146. I tamponi eseguiti sono 561 che portano il totale dei test processati da inizio pandemia a 120.219.

Sono 58 le persone ricoverate nelle strutture ospedaliere: 28 si trovano all’ospedale di Agrigento mentre 24 in quello di Ribera. Altri 6 si trovano ricoverati fuori provincia. Tre pazienti sono ricoverati in terapia intensiva all’ospedale Fratelli Parlapiano. Due pazienti si trovano ricoverati presso le strutture lowcare, una a Sciacca e un’altra a Ribera.

Agrigento 186, Alessandria della Rocca 13; Aragona 14; Bivona 2 ; Burgio 7; Calamonaci 0; Caltabellotta 14; Camastra 6; Cammarata 24; Campobello di Licata 72; Canicattì 279; Casteltermini 29; Castrofilippo 18; Cattolica Eraclea 1; Cianciana 2; Comitini 0; Favara 325; Grotte 5; Joppolo Giancaxio 9; Licata 130; Lucca Sicula 8; Menfi 37; Montallegro 2; Montevago5; Naro 27; Palma di Montechiaro 59; Porto Empedocle92; Racalmuto 33; Raffadali 56; Ravanusa 54; Realmonte 27; Ribera 55; Sambuca di Sicilia 6; San Biagio Platani 7; San Giovanni Gemini 39; Sant’Angelo Muxaro 4; Santa Elisabetta 5; Santa Margherita di Belìce 13; Santo Stefano Quisquina 0; Sciacca 42; Siculiana 62 (36 migranti a Villa Sikania); Villafranca Sicula 2; Navi accoglienza 165.

La Procura di Agrigento, con il sostituto procuratore Chiara Bisso, ha disposto il sequestro di un corpo di natura organica, probabilmente un osso umano, rivenuto lungo una spiaggia di Viale delle Dune.

Sono state due turiste, a mare a San Leone, a scoprire l’insolito pezzo che sembrerebbe essere un osso umano. Le donne hanno subito chiamato i carabinieri i quali sono immediatamente giunti sul posto per avviare le indagini. Un primo accertamento effettuato dal medico necroscopo sembrerebbe confermare la natura umana dell’osso. Chiaro che nelle prossime ore verranno effettuati ulteriori accertamenti.

 

Con ricorso proposto innanzi al Tar Palermo, il sig. S.G., titolare di una ditta individuale, con il patrocinio degli Avv.ti Girolamo Rubino e Calogero Marino, impugnava il provvedimento dell’Assessorato Regionale delle Risorse Agricole recante l’esclusione dell’istanza di contributo inoltrata a valere sulla misura 121 del PSR 2007/2013, provvedimento questo adottato in ragione dell’informativa antimafia atipica resa dalla Prefettura U.T.G. di Palermo, parimenti impugnata a mezzo del ridetto gravame.

Ebbene, al termine dell’iter processuale, il Consiglio di Giustizia Amministrativa accoglieva il ricorso in appello proposto dal sig. S.G. ritenendo fondate le doglianze mosse dagli Avv.ti Rubino e Marino avverso il provvedimento interdittivo e disponendo l’annullamento dei provvedimenti con cui la ditta ricorrente, in ragione della ridetta informativa, era stata esclusa dalla graduatoria delle richieste di contributo dichiarate ammissibili.

In particolare, il CGA aveva annullato l’informativa in questione rilevando come il mero rapporto parentale con un soggetto controindicato, in assenza – come nella fattispecie – di altri elementi in grado di comprovare un condizionamento mafioso nei confronti della ditta, fosse insufficiente a giustificare l’adozione di un provvedimento così pregiudizievole quale è l’informativa antimafia.

Come è evidente, l’ottemperanza all’ordine di esecuzione della sentenza in questione avrebbe dovuto determinare la riammissione dell’istanza di contributo presentata dal sig. S.G nell’elenco delle istanze ammissibili e la conseguente concessione del beneficio richiesto.

Nondimeno, l’Assessorato regionale delle Risorse agricole e alimentari non provvedeva a dare esecuzione al giudicato nascente dalla sentenza in commento.

Pertanto, il titolare dell’omonima ditta individuale, sempre con il patrocinio dell’Avv. Girolamo Rubino, adiva nuovamente il CGA per l’esecuzione della predetta sentenza, rilevando come la P.A., al fine di riparare, nei confronti di parte ricorrente, gli effetti dei propri atti illegittimi, avrebbe dovuto, in esecuzione della sentenza di che trattasi, adottare tutti gli atti strumentali all’erogazione del contributo richiesto dalla ditta ricorrente; contributo che la stessa avrebbe conseguito nel caso in cui non fosse stato adottato il provvedimento prefettizio di interdittiva atipica successivamente annullato.

Ebbene, il CGA, condividendo le argomentazioni difensive svolte dall’Avv. Rubino, ha accolto il ricorso per ottemperanza e, per l’effetto, ha dichiarato l’obbligo dell’Assessorato regionale delle risorse agricole e alimentari – Dipartimento regionale interventi strutturali per l’agricoltura, di conformarsi integralmente al giudicato, provvedendo ad inserire l’istanza inoltrata dalla ditta ricorrente nell’elenco di quelle ammissibili a valere sulla misura 121 del PSR 2007/2013 e a concedere alla medesima il contributo richiesto nel termine di sessanta giorni.

Con la suddetta sentenza, inoltre, le amministrazioni sono state condannate in solido al pagamento delle spese legali ed al rimborso del contributo unificato di entrambi i gradi di giudizio, in favore della ditta ricorrente.

A seguito della superiore pronuncia, infine, il commissario ad acta nominato dal CGA ha provveduto, in via sostitutiva, all’adozione del decreto di finanziamento ed alla conseguente erogazione del contributo richiesto.

Pertanto, la ditta potrà finalmente realizzare le opere afferenti il contributo da ultimo erogato in proprio favore.

A Carini, in provincia di Palermo, la Guardia di Finanza ha scoperto una piantagione di marijuana, con oltre 260 piante, alte oltre 2 metri e mezzo, nascoste in un fondo agricolo. Al termine del ciclo produttivo e del processo di essiccazione, le piante avrebbero consentito di immettere nelle piazze di spaccio oltre 120 chili di marijuana, con introiti per l’economia criminale superiori ai 350.000 euro. A conclusione dell’operazione, condotta da militari dei reparti del comando provinciale di Palermo, con il supporto del reparto operativo aeronavale delle Fiamme Gialle e della Tenenza di Carini, è stato denunciato il “coltivatore”, un uomo di 42 anni, che all’autorità giudiziaria risponderà di coltivazione e spaccio di sostanze stupefacenti.

Per consentire alla cittadinanza di donare con generosità il proprio sangue l’A.D.A.S., effettuerà due raccolte mobili, domenica 22 agosto, a Grotte c/o il bar belvedere, Giardina Gallotti Presso la sede dell’associazione FRATRES sita in via Belvedere, tutte le raccolte saranno operative dalle ore 8.00 alle 12.00.

A tutti i donatori saranno inviate a cura della stessa associazione le analisi di laboratorio effettuate in occasione della donazione.

Soste selvagge, intasamenti e incidenti lungo la via Passeggiata archeologica, nei pressi del Tempio di Giunone ad Agrigento: adesso, soprattutto a fronte dell’investimento del bambino tedesco di 10 anni, è tolleranza zero. I Vigili urbani, capitanati da Gaetano Di Giovanni, nell’arco di un’ora circa di pattugliamento, hanno elevato una cinquantina di multe a turisti in sosta vietata.

A Raffadali, in contrada Sant’Anna, i Carabinieri della Compagnia di Agrigento hanno arrestato un pensionato di 76 anni, C C sono le iniziali del nome, emigrato appena rientrato dal Belgio, perché ha appiccato il fuoco a delle sterpaglie in un proprio appezzamento di terreno, e le fiamme si sono rapidamente propagate. All’autorità giudiziaria, che lo ha posto ai domiciliari, risponderà di incendio doloso. Il tempestivo intervento dei Vigili del fuoco del Comando provinciale di Agrigento ha scongiurato danni maggiori.

Era ricoverato al Covid hospital di Ribera da alcuni giorni, attaccato dal coronavirus. Non era vaccinato. Purtroppo non ce l’ha fatta.

Luigi Bartolomeo, 60 anni di Raffadali, stimato dipendente del Comune di Agrigento, settore Ecologia, fa salire a 291 il numero delle vittime da quando è iniziata la pandemia.

La notizia si è immediatamente diffusa nel centro agrigentino ed ha suscitato molto scalpore perchè Bartolomeo era noto a tutti come una persona mite e assolutamente perbene.