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A causa di un cedimento improvviso della carreggiata durante i lavori di manutenzione straordinaria in corso sul tracciato è stato necessario istituire nel tardo pomeriggio di oggi il senso unico alternato all’altezza del km 6+800 della SP n. 32 Ribera-Cianciana in direzione Ribera. Il cedimento è stato causato dalla presenza di acqua nel sottosuolo di origine non ancora definita. Sul posto si è recata subito la squadra di pronto intervento del Settore Infrastrutture Stradali del Libero Consorzio (capocantoniere Cacciatore, cantonieri Muscarnera, Marchica e Cardella coordinati dal capocantoniere Catalano).

Dopo una breve chiusura al traffico per consentire l’intervento dei mezzi di lavoro il tratto interessato dal cedimento è stato transennato e messo in sicurezza, con l’istituzione del divieto di transito per i mezzi pesanti, mentre, come già evidenziato, in considerazione della piena visibilità del tratto in rettilineo è tuttora possibile il transito in senso unico alternato delle autovetture sulla porzione di carreggiata non interessata dal cedimento.

E’ previsto già domattina il sopralluogo dell’ing. Filippo Napoli, funzionario tecnico responsabile del comparto ovest della viabilità provinciale, e del geologo del Libero Consorzio dr. Roberto Bonfiglio, per valutare, unitamente ai tecnici dell’impresa che sta effettuando i lavori di manutenzione straordinaria sulla stessa SP n. 32, gli interventi immediati da effettuare per il ripristino in tempi brevi della normale transitabilità.

 

Per consentire alla cittadinanza di donare con generosità il proprio sangue  l’A.D.A.S., effettuerà una raccolta , Sabato 16 maggio a Porto Empedocle, domenica 17 Maggio ad Aragona davanti la Chiesa Madre dalle 8.00 alle 12.00 e a Grotte c/o Belvedere dalle ore 8.00 alle 12.00.

A tutti i donatori saranno inviate a cura della stessa associazione le analisi cliniche  effettuate in occasione della donazione.

Il Servizio Prevenzione e Sicurezza del Libero Consorzio Comunale di Agrigento ha provveduto ad ordinare una consistente fornitura di dispositivi di protezione individuale da destinare ai dipendenti particolarmente esposti al rischio epidemiologico che svolgono la propria attività lavorativa in ufficio o in contatto con la popolazione come la Polizia Provinciale, la Protezione Civile e il personale del settore Infrastrutture Stradali. Il provvedimento è stato adottato dal dirigente del Settore Teresa De Leo seguendo le indicazioni del Segretario Generale Caterina Moricca.

La fornitura prevede l’acquisto di vari dispositivi di protezione individuale: 5000 maschere FFP2 validate Inail, 3000 maschere chirurgiche, confezioni di gel da 5 litri, flaconi di gel da 100 ml e confezioni di guanti da assegnare al personale in servizio.

In via di definizione anche l’acquisto di termo-scanner e schermi protettivi da destinare agli uffici front-office della sede centrale e degli Urp dell’Ente.

Questa fornitura potrà servirà anche nella primissima fase dell’eventuale ripresa dell’attività lavorativa in sede, legata all’andamento dei contagi. Al momento l’evolversi della situazione epidemiologica da Covid-19 ed il carattere particolarmente diffusivo che questa pandemia ha assunto, non consente di programmare un’ampia riapertura degli uffici. In attesa di una nuova fase legata alla ripresa delle attività, risulta fondamentale mantenere il distanziamento sociale per evitare nuovi contagi con il lavoro agile.

Una totale riapertura degli uffici, infine  è strettamente legata alle decisioni del Governo e del Parlamento, nonché alle eventuali ordinanze emanate dal Presidente della Regione Siciliana.

 

“Se l‘imputato dovesse presentare sintomi da possibile Covid-19, sarà valutato dal personale sanitario. In ogni caso non spetta all’autorità giudiziaria valutare questi aspetti”: nuovo no del gip di Palermo alla richiesta di scarcerazione di Antonello Nicosia, finito in carcere con l’accusa di associazione mafiosa perché avrebbe, fra le altre cose, strumentalizzato il suo incarico istituzionale per entrare nelle carceri e veicolare all’interno e all’esterno i messaggi dei boss.

Il suo legale aveva proposto al giudice di concedergli gli arresti domiciliari ipotizzando un’incompatibilità delle sue condizioni di salute con il regime carcerario a causa dell’asma e dell’emergenza sanitaria in corso.

Il decreto rilancio prevede un corposo rifinanziamento della cassa integrazione, estende il periodo dalle 9 settimane del decreto Cura-Italia a 14, da usufruire tra il 23 febbraio e il 31 agosto di quest’anno. Viene poi istituito un Fondo di Garanzia per spingere l’anticipazione degli ammortizzatori sociali da parte delle banche.

Confermato anche il bonus partite Iva per altri due mesi. Si allungano fino a 30 giorni i congedi parentali retribuiti e raddoppia a 1200 il bonus babyistter per chi ancora non ne ha usufruito, dando la possibilità di utilizzare la somma anche per pagare i centri estivi.

Drammatico episodio questa mattina a Vittoria, dinanzi la sede del locale commissariato della Polizia di Stato.

Un disabile pensionato ultrasettantenne si è dato fuoco, sulla propria carrozzina ed è morto carbonizzato dopo essersi cosparso con del liquido infiammabile. Inutili i soccorsi con cui in qualche modo si cercava di evitare la tragedia spegnendo le fiamme. Ancora non si conosce il suo nome, né il movente.

Gli artigiani siciliani incassano la cassa integrazione grazie a Fsba, il fondo di solidarietà bilaterale dell’artigianato. Sono già stati bonificati nei conti correnti dei dipendenti di imprese artigiane ben 19.916 assegni per un totale di 9 milioni e 600 mila euro.

Un successo, un motivo di orgoglio per il fondo istituito da Cgil, Cisl e Uil e Cna Confartigianato, Casartigiani e Claai.

“Siamo riusciti a portare a termine una operazione enorme avendo a disposizione una struttura potenziata con il contributo di risorse umane messe a disposizione dalle organizzazione sindacali e datoriali. Con una buona organizzazione abbiamo evaso tutte le pratiche, riuscendo così a dare una boccata di ossigeno agli artigiani siciliani che ne hanno fatto richiesta. Viene premiata la tradizionale solidarietà artigiana e la capacità e l’efficienza che abbiamo saputo mettere in campo, recuperando i ritardi determinati da  una presunta  incertezza applicativa delle norme di legge dovuta a pratiche di disinformazione”. È quanto affermano i vertici siciliani delle organizzazioni sindacali e datoriali del settore.

Le somme sono state accreditate nei conti correnti indicati in fase di richiesta. In questi mesi di emergenza coronavirus, il numero delle aziende artigiane che hanno fatto domanda è triplicato. “Prima della pandemia erano meno di tremila le aziende che versavano i contributi al fondo, eppure adesso stiamo erogando l’assegno ai lavoratori di più di novemila imprese, che hanno fatto domanda di cassa integrazione. Siamo riusciti – dicono i vertici delle sigle di Fsba – a coprire la cassa integrazione di marzo quasi esclusivamente con le risorse che nel tempo erano state messe da parte con i contributi di legge versati dalle aziende artigiane iscritte alla bilateralità. Adesso con i contributi (anche se rateizzati) delle nuove aziende iscritte e con le risorse stanziate nel nuovo decreto, saremo nelle condizioni di assicurare anche l’assegno dei mesi di aprile e di maggio”.

 

Il “Bonus Covid-19” per il personale dell’Asp di Agrigento al momento è solo un miraggio, la Cisl Fp chiede chiarezza e provvedimenti celeri all’Azienda.

La segretaria generale Floriana Russo Introito, il segretario aziendale Angelo Farruggia e il responsabile del Dipartimento Sanità pubblica e privata, Giovanni Farruggia, hanno infatti sollecitato (da ultimo con una nota inviata al direttore amministrativo Mazzara, dopo non aver ricevuto risposte dal direttore sanitario Mancuso) informazioni “in merito alle spettanze economiche previste dai decreti nazionali e regionali per gli operatori sanitari impiegati nell’emergenza Covid e non. Come già segnalato nelle precedenti note – continuano – molte aziende sanitarie siciliane hanno già erogato indennità relative a prestazioni aggiuntive, bonus e altre formule economiche accessorie previste”.

La Cisl, in particolar modo, evidenzia come i protocolli nazionali e regionali prevedano esplicitamente l’individuazione e la destinazione di specifiche risorse finalizzate a remunerare le particolari condizioni dei lavoratori impegnati nell’emergenza Covid-19 negli Enti e Aziende del servizio sanitario nazionale.

“A tal proposito – continua la nota – chiediamo di sapere quali siano i criteri per l’individuazione delle figure preposte al fine di autorizzare l’erogazione delle somme, oltre a conoscere le eventuali tempistiche di erogazione delle somme poiché, ad oggi, non sono ancora stati erogati i 100 euro relativi alle presenze del mese di marzo e preannunciati dal presidente del Consiglio Conte ad inizio della pandemia. Si ricorda che nel momento di piena emergenza – continuano – tutti gli operatori sanitari, tecnici e amministrativi hanno garantito con spirito di dedizione e tenacia tutte le attività necessarie richieste, mettendo a repentaglio la propria sicurezza ed incolumità”. Il sindacato inoltre chiede di conoscere “se l’azienda abbia recepito tutte le indicazioni dettate dai protocolli suddetti; quali siano le unità operative identificate come Covid ( quindi gli operatori coinvolti); le tempistiche di erogazione e se esista un fondo che possa permettere l’eventuale erogazione anticipata delle risorse previste”.

La Cisl Fp, infine, in considerazione della chiusura del servizio mensa presso l’ospedale di Agrigento a causa dell’emergenza Covid-19, chiede si dia attuazione a quanto previsto dal contratto e dal regolamento interno della struttura, affinché si riconoscano ai lavoratori, in sostituzione del servizio mensa e sulla base delle presenze mensili, dei buoni pasto da spendere nelle strutture convenzionate con la ditta fornitrice.

 

 

Solo grazie al messaggino sul cellulare quattro persone agrigentine si sono accorte di essere state vittime di frodi informatiche.

Tutti si sono visti addebitare nelle loro carte di credito importi per spese che in realtà non erano state effettuate.

Da li la denuncia alla sezione Volanti della Questura di Agrigento la quale unitamente ai colleghi della Polizia Postale sta indagando sui gravi casi.

“Sento il dovere dopo aver avuto un franco e civile colloquio con i dirigenti dell’Asp, con i quali abbiamo approfondito il caso, riportato poi sui media, relativo alla positività, in sole 48 ore, di quattro nuovi casi all’ospedale San Giovanni Di Dio, di affermare che all’ospedale non esiste nessun focolaio. Infatti, questi quattro casi positivi sono il risultato di ben 929 tamponi effettuati il 7 maggio scorso a tutto il personale del nosocomio agrigentino. Ma di questo nessuno ne era a conoscenza e quindi la comunicazione dei quattro tamponi in soli due giorni aveva creato un po’ di allarmismo, cosa che non sarebbe avvenuta se avessimo avuto contezza del numero dei tamponi effettuati”. Così il sindaco di Raffadali Silvio Cuffaro dopo un colloquio con i vertici dell’Azienda sanitaria provincia di Agrigento, in seguito agli ultimi 4 casi di Coronavirus, riscontrati tra operatori sanitari e personale amministrativo, del nosocomio di contrada “Consolida”.

“La percentuale che viene fuori è quindi dello 0,4%, ed è perfettamente in linea e quindi coerente con quella calcolata su base regionale – continua Cuffaro-. Voglio fare un esempio per spiegarmi meglio: se dovessero fare il tampone a mille cittadini di Raffadali, sicuramente almeno quattro o cinque risulterebbero positivi asintomatici, così come è successo per i lavoratori dell’ospedale di Agrigento. Colgo l’occasione per spiegare meglio ciò che volevo affermare ieri sera, perché probabilmente sono stato frainteso: quando dicevo che volevo tenere i miei concittadini lontano dall’ospedale, mi riferivo all’iniziativa, intrapresa all’inizio della pandemia, che permetteva a soggetti particolarmente a rischio di non recarsi in ospedale a ritirare le medicine di cui avevano e hanno bisogno, in quanto eravamo noi a farlo, su loro delega, per loro, evitando così il rischio contagio”.

“Mi corre l’obbligo anche di ribadire che in ogni occasione non ho fatto altro che ringraziare con quanta attenzione e senso di responsabilità abbiano agito i nostri concittadini che lavorano in strutture ospedaliere. Infatti se i nostri numeri riguardo ai casi positivi sono così bassi lo dobbiamo anche alla loro cura, alla loro applicazione nello svolgere il delicato compito al quale sono chiamati, e non per nulla sono indicati da tutti come gli eroi di questo 2020. Sono rammaricato di aver urtato la sensibilità di alcuni infermieri proprio nel giorno dedicato alla Giornata Internazionale dell’Infermiere. Di questo me ne rammarico e chiedo scusa se nell’esprimermi non sono stato abbastanza chiaro.
In ogni caso non era questa la mia volontà, del resto devo dire che il lavoro che hanno fatto ad Agrigento, considerando che non abbiamo avuto particolari situazioni emergenziali all’interno dell’ospedale, è lo specchio della loro professionalità, della loro competenza e della loro preparazione”.

“Ciò premesso, e ora mi rivolgo ai miei concittadini, voglio ribadire che il pericolo è sempre in agguato; la percentuale che è venuta fuori al San Giovanni Di Dio è la stessa che verrebbe fuori a Raffadali, se facessimo i tamponi a tutta la popolazione. C’è sempre quindi uno 0,4% di asintomatici e cioè circa 50 soggetti che circolano indisturbati e inconsapevoli accanto a noi e che mai scopriremo perché non è possibile fare i tamponi a tutta la popolazione. Quindi, considerate il mio sfogo di ieri come un’esortazione alla massima attenzione, visto che ci sono questi asintomatici in mezzo a noi, che nessuno conosce. E quindi – conclude il primo cittadino di Raffadali – ribadisco il mio invito a vigilare sui nostri giovani e i nostri ragazzi che inconsapevolmente, con i loro atteggiamenti spontanei ma rischiosi, potrebbero essere il veicolo della trasmissione del virus. E questo è quello che tutti noi vogliamo scongiurare”.