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Tra i più anziani d’Italia c’è anche Nonna Concetta Vasquez. Ha compiuto 105 anni ed è stata festeggiata a Valdichiesa nella Casa di Riposo della Madonna del Terzito di Leni, nell’isola di Salina, con una torta. Presente anche la sorella che tra qualche settimana compirà 100 anni. Uno dei pochi casi in Italia di due centenarie parenti. Alla festa hanno anche partecipato il parroco Giuseppe Brancato che gestisce il centro che ospita una ventina di anziani e tutto il personale.

Iscritto nel registro degli indagati un pensionato 65enne di Canicattì, per ipotesi di minaccia aggravata, porto abusivo di armi, detenzione illegale di munizioni e lesioni personali.L’inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore Gloria Andreoli.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo avrebbe puntato la pistola alla testa della cognata, 50enne di Canicattì, durante una lite avvenuta nelle festività appena trascorse.

Durante la lite sarebbe anche partito un colpo di pistola, mentre la donna cercava di abbassare l’arma che il cognato le puntava addosso. Per fortuna nessuno è rimasto colpito con l’arma, anche se la vittima è stata soccorsa all’Ospedale di Canicattì per lesioni alla nuca dovuto al movimento repentino dell’arma da fuoco.

Sul posto sono intervenuti gli agenti del commissariato di Canicattì che hanno rinvenuto il bossolo ma non la pistola.

I Carabinieri della Tenenza di Favara, coordinati dal Comando Compagnia di Agrigento, hanno arrestato e trasferito nel carcere di Trapani Vincenzo Fallea, 43 anni, di Favara. L’uomo sconterà 6 anni e 2 mesi di reclusione, in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla Corte d’Appello di Palermo. Fallea è stato condannato per detenzione di sostanze stupefacenti a fine di spaccio.

A Favara il 10 febbraio del 2020 quattro presunti ladri, due di Favara e due di Grotte, tra cui due donne, hanno bussato alla porta di una donna a Favara. Le due donne l’hanno intrattenuta a conversare. Uno è rimasto fuori da vedetta. L’altro è entrato nella camera da letto ed ha rubato 20mila euro in contanti. Adesso la Procura di Agrigento, che si è avvalsa delle investigazioni dei Carabinieri della Tenenza di Favara, ha notificato ai quattro indagati l’avviso di conclusione delle indagini, per furto in concorso, firmato dalla sostituto procuratore Chiara Bisso.

A Porto Empedocle sono trascorsi oltre tre mesi da quando, lo scorso 2 gennaio, i Carabinieri hanno sequestrato una maxi discarica abusiva insorta in via Quattro Canti, a poca distanza dalla sede del Comune. Nonostante i numerosi solleciti, anche a mezzo stampa da parte della redazione di Teleacras interessata dai residenti, la discarica non è stata rimossa, e gli incivili hanno proseguito ad incrementarla. Tutto ciò finché adesso una mano ignota ha appiccato il fuoco ed ha incendiato la discarica. Da una parte è condannabile il gesto dell’incendiario, dall’altra è altrettanto condannabile l’inerzia degli organi preposti alla bonifica dell’area ad oltre tre mesi dal sequestro.

Si è presentata regolarmente al centro vaccini del Palacongressi di Agrigento per il ed ha atteso il suo turno con estrema pazienza.

Si tratta di una 76 enne affetta da disabilità grave e regolarmente prenotata come categoria “estremamente vulnerabile”. La signora, ribadiamo, dopo avere atteso il suo turno si è sentita dire che non poteva fare più il vaccino per non meglio specificati motivi. Prima le è stato detto che il sistema non l’ha riconosciuta come soggetto vulnerabile; successivamente, a dire della signora, non è stata presa in considerazione la certificazione attestante la grave disabilità. Tra l’altro le è stata anche richiesta una ulteriore certificazione (esenzione) per patologia codificata. Ed infine, le è stato detto che mancava il vaccino per la sua categoria.

Insomma un tran tran che ha prostrato non poco l’anziana signora che alla fine di tutta questa vicenda si è sentita mortificata e amareggiata. L’unica cosa che ha chiesto è quella di essere vaccinata al più presto possibile senza attraversare problemi come quelli vissuti oggi.

A tal proposito abbiamo sentito la dottoressa Angela Camilleri, medico di base del distretto Ioppolo Giancaxio – Raffadali la quale pone in essere tutte le problematiche che in questo particolare momento vive sua categoria . Dice: “L’attività giornaliera del medico di base è faticosa ed estenuante; attualmente il lavoro è più che raddoppiato in quanto oltre alla gestione dei malati Covid 19 cerchiamo con enormi difficoltà di curare i pazienti affetti da patologie acute e croniche”.

La dottoressa Camilleri continua: “La situazione è ancora più grave che si rileva dalla paura dei pazienti di sottoporsi ad accertamenti per timore di essere contagiati, oltre alle lunghe liste di attesa per indagini strumentali e visite specialistiche”.

Alla dottoressa Camilleri abbiamo chiesto anche cosa ritiene penalizzante per la propria attività. “La burocrazia è micidiale – risponde -; tra l’altro il tempo da dedicare ai pazienti ci viene sottratto dagli adempimenti burocratici che sono aumentati in maniera esponenziale. Fra tutti spiccano il rinnovo delle esenzioni per reddito, le nuove esenzioni per patologia per poter accedere alla vaccinazione anticovid ed il sistema informatico non sempre adeguato alle esigenze”.

Continuiamo ancora. Come vede la campagna vaccinale e il coinvolgimento del medico di Medicina Generale? “Nonostante l’adesione data da tempo per partecipare attivamente alla campagna vaccinale – dice – non siamo stati ad oggi convocati per mancanza dei vaccini; riceviamo centinaia di telefonate giornaliere  per informazioni sulla vaccinazione anticovid e tipo di vaccino da fare e accogliamo i disagi dei soggetti vulnerabili e degli anziani non deambulanti che aspettano di ricevere ancora la prima dose di vaccino”.

Cosa propone per migliorare l’attuale situazione? “Risoluzione immediata dei problemi che rallentano la vaccinazione dei soggetti fragili ed anziani – conclude la dottoressa Camilleri -; snellimento della burocrazia, maggiore sinergia fra sistema informatico e le varie figure professionali coinvolte. Non dimentichiamo, infine, che il malato è al centro degli interessi del medico e della scienza”.

La squadra mobile di Catania ha fermato una persona nell’ambito delle indagini sull’omicidio del pensionato Nunzio Nicotra, 80 anni, vedovo, il cui corpo con diverse coltellate era stato trovato il 7 aprile scorso nel monolocale dove abitava, non lontano dall’ospedale Garibaldi centro. La polizia aveva fatto la scoperta dopo le segnalazioni di alcuni vicini di casa che non lo vedevano uscire da giorni.

Il primo esame medico legale aveva portato a ipotizzare che si trattasse di un suicidio, ma un successivo approfondimento, con lesioni di arma da taglio, oltre che alla giugulare, all’addome e alla testa, anche alle spalle. Le indagini della squadra mobile hanno portato alla ricostruzione del delitto, che sarebbe maturato all’interno della cerchia delle conoscenze della vittima, e hanno portato all’identificazione del presunto omicida che è stato fermato. La Procura di Catania ha presentato richiesta di convalida del provvedimento restrittivo, che è al vaglio del Gip

Sono 1.120 i nuovi positivi al Covid19 su 16.541 tamponi processati, con una incidenza del 6,8%.

La Sicilia è ottava per numero di contagi giornalieri.

Le vittime nelle ultime 24 ore sono 9 e portano il totale a 5.038.

Il numero degli attuali positivi è di 22.971 con un incremento di 780 rispetto a ieri;

I guariti sono 331.

Negli ospedali i ricoverati sono 1.319, tre in più rispetto a ieri, quelli nelle terapie intensive sono 171, 7 in più rispetto a ieri.

I nuovi contagi per province:

Palermo  431

Catania, 112,

Messina 162,

Siracusa 142,

Trapani 65,

Ragusa 64,

Caltanissetta 49,

Agrigento 66,

Enna 29.

Secondo i dati della Questura di Agrigento, riportati da alcune testate giornalistiche locali, sono ben 25.067 i migranti sbarcati, nell’arco di anno (esattamente dal 1 aprile del 2020 al 10 marzo del 2021), nella nostra Provincia.

Numeri impressionanti che sono il risultato della furia immigrazionista del precedente Governo Conte, a trazione PD-Movimento 5 Stelle (e sempre bene ricordarlo) e dell’attuale Governo Draghi, che fanno del territorio agrigentino il più grande campo profughi d’Europa.

Non si può non sottolineare che tutto questo è avvenuto, e continua ad avvenire peraltro, nel bel mezzo di un pandemia mondiale, con centinaia di migranti approdati sulle nostre coste già positivi al coronavirus e che costituiscono un ulteriore elemento di rischio di contagio per la popolazione residente ed un aggravio di lavoro per forze dell’ordine, operatori sanitari e strutture ospedaliere.

Mi chiedo se è normale un Paese in cui chi governa, per fare fronte alla pandemia, tiene attività commerciali chiuse e cittadini segregati in casa, ma lascia i porti spalancati a clandestini che arrivano in maniera sostanzialmente incontrollata.

Fratelli d’Italia, unico partito che non ha mai cambiato posizione sull’immigrazione ed unico partito all’opposizione, chiede l’immediata chiusura dei porti ed il blocco navale per fermare scafisti e ed immigrazione clandestina”.

“Enzo, spara! – E ho sparato”.

“A dichiararlo è l’ex pentito Vincenzo Calcara il quale risponde in modo affermativo alla domanda posta dall’avvocato Santino Russo del foro di Agrigento, se avesse commesso ulteriori omicidi oltre quello di Francesco Tilotta, al quale aveva truffato un milione di vecchie lire, e per la cui uccisione ha già scontato una pena  a 15 anni di carcere.

È stato mai indagato per questo omicidio? – ha chiesto l’avvocato Russo riferendosi a quest’ulteriore omicidio, che, rimanendo basito per la risposta negativa data dall’ex collaboratore di giustizia, ha rilevato come ci si trovasse  in presenza di una notitia criminis.”

Ad affermarlo è Giuseppe Ciminnisi, coordinatore nazionale dei familiari delle vittime di mafia dell’Ass. “I Cittadini contro le mafie e la corruzione”.

“Le sconcertanti dichiarazioni da parte dell’ex collaboratore di giustizia Vincenzo Calcara, assistito dall’avvocato Antonio Consentino, sono state rese durante l’udienza dell’11 marzo, nel corso del processo presso il Tribunale di Agrigento, scaturito a seguito della querela per diffamazione a mezzo stampa presentata da Calcara a carico di Gian J. Morici, editore del sito lavalledeitempli.net, difeso dall’avvocato Russo, che in un suo articolo aveva descritto l’ex pentito come omertoso e reticente.

Calcara, sentito come teste della Procura – ma citato quale teste anche dallo stesso Morici – ha reso inoltre dichiarazioni mai rese prima dinanzi l’Autorità Giudiziaria, in merito alla presenza di Matteo Messina Denaro il giorno in cui ricevette da Francesco Messina Denaro l’incarico di tenersi pronto a uccidere il Giudice Paolo Borsellino.

Quella di aver sempre taciuto sullo spessore criminale dell’attuale boss latitante, è stata una delle accuse mosse a Calcara da alcuni magistrati (Alessandra Camassa e Massimo Russo) e più di recente anche dal Procuratore Aggiunto di Caltanissetta, Gabriele Paci, che nel corso della sua requisitoria al processo che ha portato alla condanna all’ergastolo di Matteo Messina Denaro (accusato di essere tra i mandanti delle stragi in cui furono uccisi i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino) ha definito l’ex pentito un ‘inquinatore dei pozzi’ e collaboratore di giustizia eterodiretto.

Calcara – prosegue Ciminnisi – in aula ha fatto riferimento al trasporto di una cassa dalla Calabria alla Sicilia, che secondo le sue supposizioni probabilmente avrebbe contenuto l’esplosivo destinato all’attentato al Giudice Borsellino.

Un fatto inedito, del quale non risulta ne avesse riferito in precedenza ai magistrati affinchè potessero sviluppare indagini per risalire a chi fornì l’esplosivo per l’attentato di Via D’Amelio.

A distanza di quasi trent’anni, sulla strage di Via D’Amelio e sui depistaggi delle indagini, si allungano ancora troppe ombre oscure.

Se dei collaboratori di giustizia – oltre al falso pentito Scarantino – hanno taciuto o mentito sulle responsabilità di chi volle le stragi; se hanno taciuto per decenni delitti commessi o la partecipazione ad altri reati dichiarandoli soltanto adesso in un’aula giudiziaria, sarebbe incomprensibile se non si volesse procedere alle opportune verifiche e alle determinazioni consequenziali.

Nella qualità di coordinatore nazionale dei familiari di vittime di mafia dell’associazione che mi onoro di rappresentare – conclude Ciminnisi – ritengo sia dunque indispensabile chiedere che venga al più presto fatta chiarezza in merito alle dichiarazioni dell’ex pentito Calcara rese dinanzi i giudici di Agrigento, su fatti di reato tanto gravi, ed è per tale ragione che ho affidato ai legali di mia fiducia il voler valutare come procedere nelle sedi opportune.