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Gli attuali soggetti positivi a Ribera sono 25. La cifra è stata comunicata dall’Asp di Agrigento al sindaco Matteo Ruvolo. “I soggetti interessati si trovano in isolamento fiduciario presso il proprio domicilio, eccetto due che si trovano ricoverati presso l’ospedale di Sciacca”, aggiunge il sindaco.

Le autorità competenti stanno applicando i dovuti protocolli sugli eventuali contatti con altri individui avuti dai soggetti contagiati al fine di limitare il contagio tra la popolazione.
Matteo Ruvolo inviata i cittadini “ad un maggiore senso di responsabilità e si ribadisce quindi di evitare gli assembramenti nei pressi di scuole, uffici postali, banche e altri uffici”.

Invita i titolari di attività commerciali a vigilare su eventuali assembramenti all’interno e all’esterno dei propri locali. Ovviamente, il sindaco invita a indossare la mascherina a rispettare il distanziamento fisico e l’igiene costante delle mani.

Il Consiglio Comunale nella seduta del 14 dicembre 2020 ha approvato, con voto unanime dei Consiglieri presenti,  i nuovi emblemi araldici della Città di Bivona: lo stemma, il gonfalone e la bandiera civica.
Finalmente Bivona si riappropria del suo antico e originario stemma di Città Ducale: la prima Città siciliana ad essere stata elevata a Ducato nel 1554 per opera di Carlo V. Un atto non solo formale ma di grande valore sostanziale, che sarà ricordato nella storia della nostra Comunità.
Lo stemma attualmente utilizzato non è conforme alle caratteristiche tecniche degli emblemi araldici, così come prevede la normativa vigente.
L’attuale raffigurazione è frutto di interpretazioni errate avutesi nel corso degli anni.  L’iter per l’ottenimento del provvedimento di concessione dello stemma comunale della Città di Bivona è iniziato lo scorso anno nel mese di novembre. Si sono avute nel corso di questi mesi diverse interlocuzioni con l’Ufficio del Cerimoniale di Stato e le Onorificenze e Araldica presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, competente per la concessione di emblemi araldici al fine di definire l’iter procedurale per il riconoscimento degli emblemi della nostra Città.
Nei prossimi giorni invierò la domanda di concessione per il riconoscimento dello stemma comunale, così come prevede la normativa; sarà trasmessa in duplice copia, una diretta al Presidente della Repubblica, l’altra al Presidente del Consiglio dei Ministri, allegando copia della deliberazione consiliare, i bozzetti degli emblemi araldici e relative blasonature.
Abbiamo scritto una bella pagina di storia per la nostra comunità, rimediando  ad un errore durato tantissimi anni e a cui nessuno aveva posto soluzione. Ci riappropriamo del nostro passato, delle nostre glorie, della nostra identità.
Il nuovo stemma di Bivona avrà una corona aurea ad otto torri, di cui cinque visibili, caratteristica specifica dei comuni insigniti del titolo di città.
Con la procedura di riconoscimento, anche il gonfalone comunale si vestirà a nuovo, in quanto, oltre a contenere lo stemma originario e antico di Bivona, riporterà la scritta “CITTÀ DI BIVONA” e sarà ornato con i ricami in oro. Abbiamo, inoltre, voluto per la nostra Città di Bivona la sua bandiera ufficiale che sventolerà assieme alla bandiera italiana, a quella della Regione Siciliana e alla bandiera europea. Orgogliosi di essere Bivonesi!!
Ringrazio la dott.ssa La Mela per aver seguito l’iter.

La scelta di dar luogo ad un convegno che potesse ricordare Gabriella Curella Taibi si carica di un significato ambivalente: il primo si sostanzia nel desiderio di ricordare, onorandola, una delle figure più importanti del panorama socio – culturale della nostra città nell’ultimo ventennio di storia; l’altro è consustanziato e succedaneo al primo: il fatto che un club service giovanile, quale il Rotaract che mi onoro di rappresentante in questo anno sociale, scelga di commemorare e ricordare una donna di tale elevatezza, operante nel sociale in decenni precedenti, credo che si carichi di una valenza simbolica e valoriale alquanto significativa. Per i meno giovani sarà una opportuna occasione di ricordo commemorativo che, mi auguro, possa essere incentivo ad operare e agire nel sociale con sempre maggiore generosità e coscienza; per i più giovani, variamente coinvolti all’iniziativa, e che non ebbero la fortuna di conoscere Gabriella, sarà un momento di particolare crescita, sulla stimolante imitazione di una donna che fu precorritrice di un impegno intelligente, caparbio, profondamente umano e di spiccata sensibilità a favore di una società, all’epoca restia al protagonismo civico al femminile. La società giovanile di oggi necessità di modelli positivi, belli, nel senso più completo e filosofico del termine, inteso nella sua accezione di bene. Spesso, ahimè, i modelli “regalati” dal web sono scarsamente educativi e conducono i fruitori di tali esempi verso il baratro della non-essenza, di una non vita. Non possiamo rischiare di costruire un cimitero di menti; per evitarlo abbiamo bisogno dell’esempio e dei valori filantropici di uomini e donne come Gabriella, protagonista attiva di un Umanesimo moderno. Il Rotaract Agrigento, composto da giovani tra i 18 e i 33 anni, ha voluto onorare la sua memoria con un convegno sulla prevenzione del carcinoma mammario, tenuto dalla dott.ssa Valentina Territo, ma anche un po’ egoisticamente, vuole carpire dalla testimonianza di chi l’ha conosciuta e vissuta, segnali di stimolo e incoraggiamento per operare sempre meglio. Credo che, più di ogni panegirico, il modo più degno di onorarla sia proprio seguire il di lei esempio. Exempla Trahunt.
Giuseppe Seminerio

Il Sindaco Francesco Miccichè e l’assessore Roberta Lala sono andati questa mattina nella casa circondariale “Pasquale Di Lorenzo” di contrada Petrusa per consegnare 550 panettoni donati dall’assessore Lala e da distribuire ai detenuti e al personale civile e militare della casa della Casa Circondariale. Ad accoglierli sono stati il direttore Renato Persico, il comandante della Polizia Penitenziaria, Giuseppe Lo Faro, il comandante del Nucleo Traduzioni, Gesuela Pullara, il dirigente dell’Ente di Assistenza per il personale Giuseppe Di Rosa, la responsabile del servizio Uepe, dott. Rosa Maria Miraglia e Fabio La Marca in rappresentanza della popolazione popolazione detenuta. E’ stata un’occasione per fare gli auguri di Natale al personale e simbolicamente a tutti i detenuti.

Si terrà oggi pomeriggio alle ore 18,00 sulla piattaforma Zoom, un convegno che avrà per tema: “Prevenire è meglio che curare; conoscere e prevenire il tumore al seno”.

L’iniziativa, organizzata dal Rotaract di Agrigento, è dedicata alla memoria di Gabriella Curella Taibi, animatrice culturale e filantropa dalle straordinarie virtù, venuta a mancare l’anno scorso.

Sarà il presidente del Rotaract di Agrigento Giuseppe Seminerio ad introdurre i temi del convegno e ricordare la figura di Gabriella Curella Taibi; verranno rese anche diverse testimonianze da parte di Maria Giovanna Gualniera, vicepresidente Fidapa Agrigento, Carola De Paoli, presidente Ande Agrigento, Olga Milano, presidente Soroptimist Agrigento, Giuseppe Taibi, presidente regionale Fai e figlio di Gabriella Curella Taibi, Lelio Castaldo, giornalista direttore responsabile di sicilia24h.it e Daniela Spalanca, giornalista e scrittrice.

La relazione verrà affidata a  Valentina Territo, medico senologo e vincitrice del premio Veronesi “Laudato Medico” edizione del 2020 mentre le conclusioni sono state affidate a Alfio Di Costa, governatore Rotary distretto 2110 – Sicilia e Malta.

Erano giorni che si avevano notizie di Gianluca Sciacca, che disfattosi del braccialetto elettronico impostoglida un provvedimento dei giudici che lo avevano mandato agli arresti domiciliari per scontare una condanna ad oltre dieci anni di carcere per tentato omicidio, si era diretto, insieme alla sua compagna al confine con la Svizzera.
Ma è stato catturato al valico di Ponte Chiasso mentre cercava di passare il confine.

Oltre che di evasione è accusato, insieme alla ragazza, anche di rapina aggravata e lesioni per avere costretto una donna di Milano, fermata con violenza, a cedere la propria automobile. E con l’auto rapinata Scaccia ha compiuto l’ultimo percorso da uomo libero sino a Chiasso dove è stato catturato dagli agenti che lo aspettavano al valico.

La sua auto, dopo la rapina, è stata monitorata chilometro dopo chilometro perché munita di Gps satellitare.

Adesso sia Scaccia che la compagna, Valentina Mantione sono reclusi nel carcere di Como.

 

C’era pure l’imprenditore favarese Bruno Milazzo, 57 anni, nella lista dei 118 imputati del maxi processo “Aemilia” che ha svelato gli affari della ‘ndrangheta al Nord. L’agrigentino, in primo grado, era stato condannato a 5 anni di reclusione con l’accusa di intestazione fittizia di beni aggravata.

I giudici della Corte di appello di Bologna, accogliendo il ricorso dell’avvocato Angelo Nicotra, lo hanno assolto ritenendo che le operazioni contestate fossero del tutto lecite e, in ogni caso, in buona fede.

Milazzo, che per alcuni anni si era trasferito a Brescello e aveva intrapreso alcune attività imprenditoriali, era imputato per due fatti risalenti ad oltre dieci anni fa. In particolare gli contestava di avere occultato, attraverso alcune operazioni fittizie di intestazione di società e quote di esse, la partecipazione alle speculazioni di Alfonso Diletto, imprenditore edile di Brescello, considerato il numero due della cosca Grande Aracri a Reggio, e condannato in via definitiva a 14 anni e due mesi per associazione mafiosa e altri reati nello stralcio abbreviato del processo Aemilia.

L’inchiesta ha avuto particolare risalto anche per il coinvolgimento dell’ex calciatore della Juve e della nazionale, con cui ha vinto il mondiale nel 2006, Vincenzo Iaquinta (condannato a un anno per possesso di armi) e del padre Giuseppe al quale sono stati inflitti 13 anni di reclusione per associazione mafiosa.

La difesa di Milazzo, in particolare, ha sostenuto che l’imprenditore aveva, in effetti, partecipato al Consorzio ma non “vi era prova che intendeva favorire Diletto e l’associazione mafiosa”. Tesi simile per l’acquisto di una società – la Ds Costruzioni -, oggetto del secondo capo di imputazione. L’avvocato Nicotra ha obiettato che si era trattato di una semplice operazione imprenditoriale fatta senza alcun intento di favorire nessuno.

La sentenza della Corte di appello, che ha inflitto quasi 700 anni di carcere ai 91 condannati (gli altri 27 fra cui Milazzo sono stati assolti o hanno beneficiato della prescrizione), conferma l’esistenza di una potente cosca della ‘ndrangheta in Emilia Romagna.

Il processo sul presunto giro di diplomi “farsa”, rilasciati dagli istituti privati a chi pagava la consistente quota di iscrizione salvo poi non frequentare alcuna lezione, resta al tribunale di Agrigento.

Lo ha stabilito il gup Francesco Provenzano rigettando la richiesta della difesa secondo cui la presunta organizzazione, in base a quanto si ipotizza negli atti dell’inchiesta, “pare sia radicata a Ragusa, dove muove i primi passi l’indagine”. Di conseguenza è là che – è stato sostenuto – avrebbe dovuto essere trasferito il processo.

Il giudice, sciogliendo la riserva, ha invece respinto la richiesta ritenendo che il processo si debba celebrare ad Agrigento.

Sul banco degli imputati, davanti al gup Francesco Provenzano, siedono in 102 fra dirigenti scolastici, insegnanti e personale amministrativo di alcuni istituti paritari di Canicattì, Licata e delle province di Catania e Ragusa oltre ad alcuni studenti che avrebbero beneficiato dei diplomi irregolari usando poi il titolo per iscriversi all’università e tre istituti scolastici in qualità di persone giuridiche.

Gli stessi difensori chiedevano di dichiarare nulli i capi di imputazione “perchè estremamente generici e indeterminati”. Anche su questo la riserva è stata sciolta rigettando la richiesta. Cittadinanzattiva, associazione che si occupa di tutela dei diritti dei cittadini, intanto, si è costituita parte civile. Uno dei presunti promotori dell’associazione sarebbe stato l’ex deputato regionale Gaetano Cani, di Canicattì, responsabile del centro studi “D’Annunzio” di Ispica.

L’indagine è stata avviata nel 2014 e si è allargata anche alle province dove il “diplomificio” avrebbe avuto delle ramificazioni. Le accuse contestate dal pm Paola Vetro e dal procuratore Luigi Patronaggio, che hanno firmato la richiesta di rinvio a giudizio, sono di associazione a delinquere, falso, rivelazione di segreto di ufficio e abuso di ufficio. I pm ipotizzano che la presunta organizzazione avrebbe pure reclutato sul territorio parenti, amici e conoscenti ai quali serviva il diploma, ottenuto dopo avere pagato la consistente quota di iscrizione, che sarebbe stato loro “regalato” per potersi iscrivere all’università

Il 12 gennaio si torna in aula e l’udienza preliminare entrerà nel vivo con la scelta dei riti da parte dei difensori. “

 

 

Auto non si ferma all’Alt – imposto dai carabinieri in via Palma – e scatta l’inseguimento, durante il quale chi era all’interno dell’abitacolo della vettura ha scaraventato fuori dal finestrino qualcosa. Un “malloppo” che è stato recuperato dai militari dell’Arma della compagnia di Licata e che conteneva una rivoltella di fabbricazione belga e un involucro con sei cartucce già esplose.

L’inseguimento, praticamente a perdifiato, s’è concluso con la pattuglia che è riuscita a bloccare la macchina e i due giovani che vi erano all’interno. Inevitabile, nonostante fossero stati già recuperati pistola e cartucce già esplose, la perquisizione, durante la quale è saltato fuori un coltello a serramanico. Un giovane, un maggiorenne, è stato arrestato in flagranza di reato, mentre il minorenne che era in sua compagnia è stato denunciato, in stato di libertà, alla Procura della Repubblica presso il tribunale per i minori di Palermo. I titoli di reato contestati sono: ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale, detenzione abusiva di armi e porto ingiustificato di coltello.

I carabinieri della compagnia di Licata hanno accertato che la pistola era stata rubata a Delia, ecco perché s’è configurata la ricettazione. L’arma, nonostante sia provento di furto, verrà adesso sottoposta ad esami e accertamenti da parte degli specialisti dell’Arma. Resta da capire – e le indagini sono ancora apertissime – cosa ci facessero, da dove provenivano e dove si stessero recando, i due giovani con quell’arma e con le cartucce già esplose.

 

La Corte d’Assise di Agrigento, presieduta da Wilma Angela Mazzara, ha assolto dall’imputazione di omicidio, perché riconosciuto da diverse perizie incapace di intendere e di volere, Salvatore Italiano, 63 anni, di Ribera, imputato di avere, il 16 settembre del 2019, strangolato il concittadino Gaetano La Corte, 75 anni, all’interno di una struttura di accoglienza per soggetti affetti da disturbi mentali. L’assoluzione di Italiano è stata proposta anche dal pubblico ministero, Roberta Griffo. A carico dell’imputato è stata disposta la misura di sicurezza, ovvero il ricovero forzoso all’interno di una struttura specialistica per 4 anni.