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Siciliana ritiene che l’attuazione del regionalismo differenziato o asimmetrico, così come è voluto da alcune Regioni del Nord, costituirebbe un ulteriore disastro per il Mezzogiorno e la Sicilia perché aggraverebbe ancora di più lo storico divario fra nord e sud. Così è stato ribadito in occasione di un convegno di studi che si è svolto a Modica. La stessa associazione degli ex deputati all’Ars aggiunge: “Pur prendendo atto che l’attuale governo ha frenato quanto appariva in fase di approvazione, e che si è riservato di ridiscutere l’intera materia, rileviamo che si rischia di realizzare un sistema di piccole patrie, tale da minare di fatto l’unità del Paese perché si determinerebbe la sottrazione di risorse necessarie a garantire il principio di eguaglianza ed il mantenimento in capo allo Stato della funzione redistributiva. Sottoporremo ai rappresentanti dei siciliani al parlamento regionale l’opportunità di promuovere adeguate iniziative nei confronti delle forze politiche e delle istituzioni nazionali, al fine di scongiurare un’ulteriore marginalizzazione della Sicilia”.

Gli agenti della Polizia Ferroviaria di Agrigento, hanno elevato una sanzione di 7milaeuro a un anziano 85enne del luogo.
L’anziano, secondo la ricostruzione dei fatti, era alla guida del suo motociclo (senza patente) e avrebbe imboccato la via Pirandello in contro senso. Gli agenti che si trovavano nella stessa via hanno assistito all’intera dinamica, per poi intervenire. Il centauro in un primo momento ha cercato di far perdere le proprie tratte, ma il tentativo è risultato invano.
L’anziano centauro è stato denunciato a piede libero alle autorità giudiziarie

dirigente provinciale della Cisl Funzione pubblica, Floriana Russo Introito, e il coordinatore regionale del Seus 118, Ciro Marrone, intervengono a seguito dell’ennesima aggressione a danno di un operatore del Seus 118 ad Agrigento, accaduta giovedì scorso in via Genova, e affermano: “Esprimiamo la nostra solidarietà all’autista. Purtroppo non è un caso isolato. Chiediamo nuovamente che la figura dell’autista soccorritore sia finalmente riconosciuta dal contratto collettivo nazionale di lavoro. Si tratta di una figura che è esposta a rischi molto più di quanto non si immagini. Una riforma è quindi essenziale per garantire tutela e i dovuti livelli di assistenza”.

giornata internazionale contro la violenza sulle donne 2019, il Centro antiviolenza e antistalking “Telefono aiuto” di Agrigento ha attivato 6 nuovi sportelli di ascolto contro la violenza sulle donne, a Sciacca, Ribera, Bivona, Casteltermini, Canicattì e Licata. In tale iniziativa sono coinvolte due associazioni, l’Associazione “Focus Group”Onlus di volontariato, e l’Associazione Luce Centro Antiviolenza “Telefono Aiuto”. che collaborano già dal 2003 e hanno lavorato costantemente per prevenire e contrastare sul tutto il territorio della provincia di Agrigento la violenza contro le donne, promuovendo numerose iniziative per la prevenzione.

A Mezzojuso, in provincia di Palermo, per la terza volta in tre mesi, una mandria di vacche ha invaso i terreni delle sorelle Napoli, che da anni lottano contro la mafia dei pascoli. Lo stesso episodio è già accaduto il 3 e il 4 settembre scorsi, alla vigilia del processo innanzi al Tribunale di Termini Imerese a carico di tre imputati per altri raid contro le sorelle Napoli risalenti agli anni scorsi. Irene Napoli commenta: “Qualcuno pensa forse di prenderci per stanchezza, ma noi non ci arrendiamo, non avranno mai le nostre terre. A Mezzojuso continuano a guardarci con indifferenza, quasi con fastidio, possiamo contare solo sull’amicizia e sul sostegno dei Carabinieri. Quante denunce ancora dovremo fare. Qualcuno forse pensa di farci paura. Ma si sbaglia di grosso”.

A Canicattì i poliziotti del locale Commissariato diretto dal vice Questore, Cesare Castelli, hanno arrestato Simone Gennaro, 19 anni, già sottoposto a misure preventiva, per furto aggravato, allorchè sorpreso in possesso di un computer portatile e altri accessori appena rubati dall’interno dall’automobile di una ragazza di 19 anni posteggiata nel centro cittadino. E’ ricercato un complice di Gennaro fuggito prima del controllo.

E’ stato revocato il servizio di protezione nella città di Roma a Valeria Grasso, palermitana, testimone di giustizia contro il clan Madonia. La stessa Grasso ha dichiarato: “Nell’epoca in cui il Ministro dell’Interno è una donna, e in occasione della Giornata contro la Violenza sulle donne, vengo lasciata sola, anche nel mio impegno contro la criminalità e la mafia che mi vede tutt’oggi in prima linea nella sensibilizzazione pubblica a sostegno della legalità e della giustizia perchè, l’ho dichiarato più volte, mi sento una donna dello Stato piuttosto che vittima della mafia. E proprio quello Stato che ha ispirato il mio senso civico, con una condotta torbida, immotivata ed incomprensibile, sta lasciando a rischio me e i miei figli, di cui una è ancora minorenne. Mi appello al Capo dello Stato e a tutte le autorità. Il comandante del nucleo Scorte, colonnello Luca Nuzzo, il 20 novembre scorso mi ha informata verbalmente della sospensione della misura di protezione personale a Roma, salvo confermarmi il dispositivo su Palermo considerata ‘a rischio’, dopo che, solo il 12 marzo scorso, mi era stata confermata dal Prefetto di Roma Paola Basilone”.

In occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, la Questura di Agrigento aderisce alla campagna di protezione “Questo non è amore”, e ha organizzato, in collaborazione con il Tribunale e la Procura della Repubblica di Agrigento, un evento di informazione e sensibilizzazione al piano terra del palazzo di giustizia di Agrigento. Allestito un punto informativo e distribuiti gli opuscoli “Questo non è amore”, redatti dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza. Partecipa personale della Questura di Agrigento, specializzato nel settore, nonché componenti della locale Rete Antiviolenza “Telefono Aiuto” e rappresentanti dell’Autorità Giudiziaria.

Sabato 23 novembre il Circolo culturale Empedocleo ha ospitato l’appuntamento conclusivo di “Prendiamoci Cura”, un ciclo di incontri itineranti che hanno acceso il riflettore sul tema delle cure palliative nei distretti sanitari di Agrigento.

Fortemente voluto dal Direttore dell’Unità Operativa Hospice e dell’Unità Operativa di Cure Palliative, dottor Geraldo Alongi e dalla sua équipe, in sinergia con la Direzione aziendale dell’ASP 1 di Agrigento, questo palinsesto di eventi formativi nasce con l’obiettivo di favorire il dialogo tra i professionisti della sanità per integrare e condividere conoscenze e protocolli, oltre che per potenziare l’organizzazione territoriale e i percorsi assistenziali della rete di cure palliative.

“Prendiamoci Cura” si inserisce nel percorso di educazione e sensibilizzazione sulle cure palliative avviato dall’Hospice di Agrigento sin dai primi momenti della sua costituzione e ribadisce la necessità per il Sistema del Welfare di fornire risposte nuove e adeguate ai bisogni di una popolazione crescente di malati affetti da patologie cronico-degenerative in fase avanzata o terminale, in condizioni cliniche di estrema fragilità e di grave sofferenza.

L’incontro di sabato ha evidenziato come ancora oggi questi malati, se non inseriti in un opportuno percorso di cure palliative vengano troppo spesso sottoposti a cure erogate in modo frammentario e non coordinato, con ripetute ospedalizzazioni, che si traducono talvolta in trattamenti inappropriati e costosi che minano la soddisfazione dei malati stessi e dei loro familiari rispetto all’assistenza sanitaria ricevuta. Parimenti, si è evidenziato il crescente bisogno formativo tra i professionisti che compongono le équipe.

«La costruzione di una solida rete di cure palliative – dichiara Alongi – puntuale nel rispondere a richieste di cura complesse, non può prescindere da un’adeguata organizzazione delle interdipendenze tra i nodi della stessa».

Lungo la giornata di lavori si sono avvicendati gli interventi di esperti e professionisti delle cure palliative coordinati dalla dottoressa Carmelinda Scalia, psicologa e psicoterapeuta dell’U.O. Hospice di Agrigento.

Molto interessante la tavola rotonda che ha approfondito il tema della presa in carico del malato in cure palliative,  moderata dalle dottoresse dell’U.O. Hospice Carmelinda Librici e Adriana Malfitano, a cui hanno partecipato medici di medicina generale e palliativisti, assistenti sociali e rappresentanti delle Onlus che erogano cure palliative domiciliari quali, tra gli altri, Vincenzo Carità, , Emanuele Bullara, Salvatore Farruggia, Pasquale Lattuca, Rosangela Parisi, Tania Piccione, Giuseppe Provenzano, Tania Rinaldi, Caterina Testaì, Antonino Sandullo e il Direttore di Distretto Giuseppe Amico.

Particolarmente atteso l’intervento dell’Onorevole Giorgio Trizzino, Deputato della Repubblica Italiana e medico da sempre attento al tema delle cure palliative, che in apertura ha voluto ringraziare il dott. Alongi e la sua équipe per quanto fatto in questi anni, nel primo Hospice nato in Sicilia, in termini di assistenza ai malati e di comunicazione alla cittadinanza.

L’On.le Trizzino ha poi trattato diverse tematiche estremamente attuali: il ruolo cruciale dell’assistenza domiciliare integrata, lo stato dell’arte delle cure palliative lungo lo Stivale, le normative e le politiche sanitarie, lo sviluppo ancora disomogeneo delle reti locali di cure palliative e l’adozione di modelli organizzativi e percorsi assistenziali di presa in carico del paziente difformi tra le diverse Regioni, i costi e gli investimenti del SSN e il problema delle disuguaglianze in ambito sanitario, oggi particolarmente sentito in Italia.

La qualità delle cure offerte nel fine vita rappresenta un argomento cruciale per la politica sanitaria nazionale, in considerazione del continuo incremento di malati che necessitano di cure appropriate a patologie croniche, neoplastiche e non, lungo il territorio nazionale.

I dati statistici restituiscono un Paese a due velocità, con un netto divario tra Nord e Sud e ricadute anche gravi sulla salute degli italiani con riferimento sia agli indici di buona salute sia a quelli di cronicità e sopravvivenza.

L’Italia risulta spaccata geograficamente in due quando si parla di aspettative di vita. Al sud si muore prima, la prognosi su malattie croniche è più sfavorevole che al nord. Nel meridione il tasso di mortalità precoce è più elevato, anche in età pediatrica ed è gravato dalla scarsa disponibilità di servizi sanitari e di efficaci politiche di prevenzione. Tutto questo si traduce in un incremento di quella che potremmo definire “immigrazione sanitaria” e il motivo di tale divario nell’aspettativa di vita tra nord e sud, ha evidenziato Trizzino, va ricercato nella mancanza di benessere: senza benessere non può esistere buona salute.

L’Onorevole ha inoltre ricordato che anche se molti traguardi in questi anni sono stati raggiunti in termini di appropriatezza delle cure, rimangono alcune criticità: va presa coscienza in maniera vigorosa del valore delle cure di fine vita sia in termini di risparmio per il SSN sia in termini di appropriatezza delle cure per il malato con bisogni complessi e aspettativa di vita limitata.

Non può esserci crescita senza salute e non può esserci salute senza la consapevolezza che la salute è fatta di tanti piccoli passaggi che si compiono dalla nascita fino alla morte. Ogni passaggio va gestito e valutato tempestivamente con accuratezza. La disponibilità di nuovi farmaci e di tecniche terapeutiche innovative consente di inserire i malati in percorsi di cure palliative precoci e personalizzate. Proprio la precoce identificazione dei destinatari delle cure è importante poiché permette di valutarne meglio i bisogni e pianificare in modo proattivo l’avvio di percorsi assistenziali graduali, flessibili e sinergici.

Sulla base delle evidenze considerate, i servizi di cure palliative sono in grado di ridurre i costi per l’assistenza sanitaria delle persone che si avviano alla fine della vita, attraverso una riduzione del numero e della durata dei ricoveri ripetuti e del ricorso alla Terapia Intensiva, delle procedure diagnostiche e degli interventi inappropriati. Questi importanti risultati coincidono con un profondo cambiamento che si sta sviluppando nell’organizzazione ed erogazione delle cure al malato fragile.

Trizzino ha poi espresso l’esigenza di un cambio netto di mentalità, una profonda modifica al sistema di gestione dei malati inguaribili. Una rimodulazione dell’assistenza ospedaliera e un focus su quella domiciliare all’interno di un modello efficiente di reti locali in cui lavorano sia medici di famiglia sia servizi specialistici, fondati sulla medicina palliativa.

«Ci sono due percorsi praticabili quando si parla di cure di fine vita: uno virtuoso fondato sulla medicina palliativa, fatto di continuità assistenziale, appropriatezza e conseguente riduzione dei costi per il sistema salute; uno tortuoso, privo di medicina palliativa, in cui gli operatori sanitari si barcamenano tra diagnostica e percorsi assistenziali inappropriati, financo ad accanimenti terapeutici poco centrati con quello che dovrebbe essere un percorso di tutela del benessere del malato inguaribile».

Queste le parole dell’On.le Trizzino che ha poi concluso il suo intervento focalizzando l’attenzione sull’importanza di sviluppare una mappatura chiara del sistema sanitario italiano: «oggi in Italia non si conosce il numero esatto degli specialisti e degli infermieri in attività, né dovrebbero essere, non conosciamo le effettive esigenze, non abbiamo dati numerici precisi».

Il quadro che emerge, in base alle informazioni ricavate dai sistemi informativi sanitari, richiede un’attenta valutazione e si configura come un utile stimolo per la discussione di quanto fatto fino ad ora e su quanto rimane ancora da fare per creare un contesto coerente con le esigenze dei malati e dei loro familiari che garantisca al contempo l’appropriatezza delle cure e la sostenibilità dei servizi.

Tra pochi mesi si celebrerà il decennale dalla promulgazione della Legge n. 38 del 15 marzo 2010. Una legge con pochi paragoni in Europa che ha rivoluzionato il processo culturale dell’assistenza dei malati inguaribili, sancendo il diritto all’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore. Tuttavia, ancora oggi emerge un quadro dello stato di attuazione della normativa con forti disomogeneità a livello regionale e locale, seppur con un lento e progressivo miglioramento della qualità delle cure e una crescita dell’offerta assistenziale nei regimi domiciliare e residenziale.

L’appuntamento conclusivo di “Prendiamoci Cura” ha dunque ribadito il bisogno di creare le condizioni affinché nei casi di lunga convivenza con una malattia inguaribile, nelle molteplici situazioni e gradi di dipendenza in cui si manifesta, si affianchi all’accessibilità, l’integrazione, la continuità, il rispetto dell’autodeterminazione della persona, l’attenzione alla multidimensionalità dei bisogni, la sostenibilità.

Nella direzione di un nuovo diritto alla salute che occorre continuare a elaborare ed edificare.

In 149 sono stati tratti in salvo, tra cui 13 donne e tre bambini; gli stessi, purtroppo, hanno anche confermato che sul barcone della speranza vi erano altre 20 persone che attualmente risultano disperse.

Nonostante le condizioni avverse del mare le motovedette della Guardia Costiera non hanno smesso un solo istante le ricerche durate tutta la notte e che hanno cominciato a dare i primi frutti. Sette  i corpi fin ora recuperati, tutte donne.

Per le ricerche la Guardia Costiera ha messo a disposizione anche un proprio aereo e si avvale della collaborazione di un’altra nave e di un elicottero della Marina Militare e di un pattugliatore della Guardia di Finanza.

La Procura di Agrigento ha aperto una indagine.