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Ci sono gli esponenti del clan Fragapane (Raffaele e non solo) di Santa Elisabetta, famiglia storica della mafia agrigentina, un nugolo di favaresi (nomi e vecchi e nuovi), lo storico capomafia Salvatore Di Gangi ma anche boss di altre province siciliane tra gli arrestati di stamani in occasione del blitz “montagna” che ha portato all’arresto di 56 mafiosi agrigentini ha svelato legami tra le cosche locali e la mafia di tutte le province di tutta la Sicilia e le ‘ndrine calabresi.

Accertate 27 estorsioni a imprese, negozi e anche a cooperative che si occupano dei richiedenti asilo. Sette società riconducibili ai clan sono state sequestrate.

Queste le persone arrestate o sottoposte a obbligo di presentazione.

In carcere:
Carmelo Battaglia, 42 anni, Comiso,
Giuseppe Blando, 54 anni, Favara
Giorgio Cavallaro, 50 anni, Grotte
Vincenzo Cipolla, 56 anni, San Biagio Platani
Franco D’Ugo, 53 anni, Palazzo Adriano
Giacomo Di Dio, 50 anni, Capizzi
Santo Di Dio, 50 anni, Capizzi
Salvatore Filippo 

Giacomo Di Gangi, 74 anni, Sciacca
Angelo Di Giovanni, 46 anni, Favara
Vincenzo Dolce, 52 anni, Cerda
Francesco Maria Antonio Drago, 51 anni, Siculiana
Concetto Errigo, 59 anni, Comiso
Pasquale Fanara, 59 anni, Favara
Daniele Fragapane, 33 anni, Santa Elisabetta
Francesco Fragapane, 38 anni, Santa Elisabetta
Raffaele Fragapane, 41 anni, Santa Elisabetta
Giovanni Gattuso, 62 anni, Castronovo di Sicilia
Alessandro Geraci, 32 anni, Petralia Sottana
Angelo Giambrone, 36 anni, Santo Stefano Quisquilia
Calogerino Giambrone, 52 anni, Cammarata
Raffaele La Rosa, 59 anni, San Biagio Platani
Roberto Lampasona, 40 anni, Santa Elisabetta
Calogero Limblici, 60 anni, Favara
Calogero Maglio, 51 anni, Favara
Vincenzo Mangiapane, 54 anni, Cammarata
Vincenzo Mangiapane, 55 anni, Cammarata
Domenico Maniscalco, 53 anni, Sciacca
Giovanni Antonio Maranto, 54 anni, Polizzi Generosa
Pietro Paolo Masaracchia, 68 anni, Palazzo Adriano
Giuseppe Nugara, 53 anni, San Biagio Platani
Salvatore Pellitteri, 42 anni,  Chiusa Sclafani
Vincenzo Pellitteri, 66 anni, Chiusa Sclafani
Luigi Pullara, 54 anni, Favara
Salvatore Puma, 41 anni, Racalmuto
Giuseppe Quaranta, 50 anni, Favara
Pietro Stefano Reina, 67 anni, San Giovanni Gemini
Santo Sabella, 53 anni, San Biagio Platani
Calogero Sedita, 35 anni, Santo Stefano Quisquina
Giuseppe Scavetto, 49 anni, Casteltermini
Giuseppe Luciano Spoto, 79 anni, Bivona
Massimo Spoto, 40 anni, Bivona
Vincenzo Spoto, 42 anni, Bivona
Gerlando Valenti, 46 anni, Favara
Stefano Valenti, 52 anni, Favara
Giuseppe Vella, 38 anni, Favara
Salvatore Vitello, 43 anni, Favara
Antonino Vizzì, 54 anni, Raffadali

 
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Domiciliari per:
Adolfo Albanese, 71 anni, Petralia Sottana (PA)
Salvatore La Greca, 75 anni, Cammarata
Antonio Licata, (detto Sandro), 27 anni, Favara
Calogero Quaranta, 26 anni, Favara
Stefano Di Maria, 25 anni, Favara
Salvatore Montalbano, 25 anni, Favara
Salvatore Montalbano, 24 anni, Favara
Calogero Principato, 26 anni, Agrigento
Marco Veldhuis, 20 anni, Agrigento
Domenico Antonio Cordaro, 53 anni, San Cataldo
Francesco Giordano, 50 anni, Niscemi
Domenico Lombardo, 25 anni, Favara

 

Obbligo di presentazione alla p.g. per :
Valenti Vincenzo
Traina Nazarena,
La Mendola Viviana,
Scorsone Antonio,

 

I carabinieri del comando provinciale di Agrigento hanno eseguito cinquantasei ordinanze di custodia cautelare emesse nei confronti dei vertici dei mandamenti e delle famiglie mafiose di “Cosa Nostra” agrigentina. L’imponente blitz, ordinato nella notte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo con il nome in codice “Operazione Montagna”, è stato eseguito da 400 militari, supportati da un elicottero, dallo Squadrone Eliportato Cacciatori Sicilia e da unità cinofile.

L’operazione ha di fatto disarticolato i mandamenti di Santa Elisabetta (Ag) e Sciacca (Ag) e sedici famiglie mafiose della provincia. Arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa il Sindaco di San Biagio Platani (AG). Documentati stretti collegamenti con i vertici delle cosche di quasi tutta la Sicilia e con le ‘ndrine calabresi. Accertate anche estorsioni ai danni di 27 aziende ed un fiorente traffico di droga. Il pizzo veniva preteso anche dalle cooperative per la gestione degli immigrati richiedenti asilo. Ci sono anche due associazioni che gestiscono l’accoglienza di migranti nel lungo elenco delle vittime del racket delle cosche agrigentine scoperto dalla Dda di Palermo. Si tratta della Omnia Academy di Favara e della societa’ cooperativa San Francesco di Agrigento. Le indagini dei carabinieri, che oggi hanno arrestato 56 presunti mafiosi della provincia, hanno accertato che nel mirino delle estorsioni era finita anche una piccola organizzazione, costretta a pagare il pizzo alla famiglia mafiosa di Cammarata. La Omnia Academy raccoglie 15 extracomunitari richiedenti asilo distribuiti presso diversi enti locali della provincia di Agrigento. Secondo le indagini, della estorsione alla Omnia Academy si erano occupati personalmente i presunti capomafia Calogerino Gambrone e Giuseppe Quaranta, che contattarono il rappresentante della associazione per chiedere un aiuto economico per la famiglia mafiosa.

 Dalle indagini e’ emerso che nella struttura era stata assunta anche la figlia del sindaco di Cammarata, Vito Mangiapane che, secondo i due mafiosi, avrebbe approfittato del suo ruolo per far assumere dall’ente la familiare. Mangiapane non e’ coinvolto nell’inchiesta. Nel caso della coop San Francesco, invece, secondo le indagini era stato lo stesso responsabile a cercare l’appoggio del boss “per individuare – spiega il gip – un immobile da adibire a centro di accoglienza nell’area compresa tra i comuni di San Giovanni Gemini e Cammarata e successivamente ottenere le relative autorizzazioni comunali dalle amministrazioni locali”. Calogerino Gamberone, secondo l’accusa, avrebbe curato la gestione di tutta la parte amministrativa relativa alle autorizzazioni comunali per regolarizzare l’immobile da destinare a centro di accoglienza, “con l’intento di ottenere, quale corrispettivo dell’interessamento, l’assunzione da parte della cooperativa di persone vicine al clan e il pagamento di una somma in denaro da stabilire in percentuale sul numero degli immigrati ospitati nel centro”.
I particolari dell’operazione saranno resi noti durante una conferenza stampa che si terrà, alle ore 11.30 odierne, presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, alla presenza del Procuratore della Repubblica, Dr. Francesco Lo Voi e del Procuratore Aggiunto, Dr. Paolo Guido.

 

 

La comicità strampalata e surreale di Ettore Petrolini arriva al Circolo Empedocleo di Agrigento.

Petrolini con la sua letteratura cervellotica e non-sense è l’autore/attore rappresentato del nuovo spettacolo della stagione teatrale da Camera dell’Empedocleo, proposto dai direttori Peppe Adamo,presidente del Circolo Culturale Empedocleo e Mario Gaziano direttore del Pirandello stable festival di ritorno da una lunga tournèe di successo in tutta Europa e in Cina con “Pirandello 150”.

Tanto pe cantà-Serata Petrolini” è l’accattivante titolo del quarto appuntamento della stagione teatrale indipendente all’ “Empedocleo”.

Si tratta -comunicano Adamo e Gaziano- di un vero e proprio divertentissimo excursus nel mondo fantasioso, irriverente e comico di Petrolini, ripreso poi dai grandi interpreti dello spirito romanesco:Gigi Proietti, Fiorenzo Fiorentini ed Enrico Montesano.

Il grande attore comico  romanesco Petrolini furoreggiò in tutti i teatri d’Europa col suo GASTONE e con le sue “Cretinate”nella prima metà del Novecento..

Uno spettacolo che si preannuncia coinvolgente e straripante di parole e di musica:con le famose cantate romanesche da Tanto pè canta a Roma nun fa la stupida stasera ,a La società dei magnaccioni e La gita a li castelli.

Uno spettacolo ideato e diretto da Mario Gaziano con Lillo D’Aleo (Petrolini), Alfio Russo (Gigi er bullo) Angelo Provenzano (Difetto di pronuncia) Giuseppe Gramaglia (Ma..l’amore mio non muore) e la partecipazione di Alfonso Marchica (nel famoso Nerone),per la musica partecipa il maestro Gioacchino Marrella.Collaborazione artistica di Maria Grazia Castellana e Andrea Cassaro.

Progetto artistico di Peppe Adamo e Mario Gaziano.

Il nuovo appuntamento del teatro INDIPENDENTE da Camera è fissato per venerdì 26 gennaio 2018 alle ore 18 e 15 presso il Salone delle feste del Circolo culturale “EMPEDOCLEO” di Agrigento.

Ingresso gratuito riservato ai soci e agli amici appassionati di teatro da Camera.

 

Sarà presente al MAAM di Roma l’artista Agrigentino Alfonso Siracusa, con un’opera dal titolo “L.o.v.e. Catalogna”, (2017) composta da un cubo in cartone, dalle condizioni volutamente precarie, narra la contemporaneità attraverso più citazioni. Da una parte, infatti, il titolo rimanda alla celebre opera di Maurizio Cattelan e ai recenti sconvolgimenti catalani. La struttura, invece, è un rimando al filone artistico presente in Spagna: il cubismo. La mano all’interno, rivolta alla bandiera spagnola franchista, riprodotta ironicamente in carta, riflette un fatto di cronaca, ovvero le violenze effettuate da alcuni agenti della polizia spagnola nei confronti di una indipendentista catalana di nome Marta, fratturandole sistematicamente la dita.

 

L’installazione “Arte da macello” rappresenta la trasposizione artistico-concettuale del funzionalismo del luogo che la accoglie. Dall’oggettività della “carne da macello” al raffinato abbaglio dell’astrazione proposta proprio con “arte da macello”, un effetto artistico che fa da specchio rispetto alla cornice contestuale da cui viene ospitato. Si tratta, quindi, di un processo di metamorfosi fisica ed immutabilità speculativa che afferisce non solo alla location specifica che abbraccia l’opera all’interno dello spazio del museo MAAM, ma anche all’intera concezione del museo in sé nella sua totalità, un luogo concepito come contenitore di significati sociali, artistici ed antropologici, una vera e propria opera museale collettiva realizzata da una pluralità di energie, idee ed esperienze espanse. L’installazione è, quindi, una trasfigurazione seriale e tridimensionale di anime, carni ed identità artistiche; un macinato di tessuti differenti. L’input nasce da una scelta curatoriale volta all’eterogeneità ed alla sperimentazione, mettendo in gioco anche artisti storicamente impegnati in discipline diverse. Trasfigurazione, serialità, identità ben definite, un atto di provocazione nei confronti dei sistemi nonché dello stesso sistema dell’arte contemporanea. Mangiamo le nostre sofferenze e ricerchiamo i luoghi del dolore come simboli di protezione e consolazione, e poi ci cibiamo dell’arte e delle sue irriverenze. L’operazione è dissacrante e prosegue oltre la macellazione della carne come fattore di sfida spirituale contro la liberazione e l’illuminazione; la nostra luce emerge ove esiste consapevolezza e chiarezza dei messaggi … che siano audaci, rivolti a tutti, trasparenti anche se potenzialmente tormentati. Siamo in un territorio di provincia per l’uomo, ma l’arte contemporanea non è solo disagio e disperazione, è anche visione ed interpretazione del reale e delle sue vie di fuga. Gli artisti partecipanti, valorosi ed intrepidi, hanno singolarmente interpretato il senso dell’operazione artistica fedeli ai propri linguaggi, alle proprie tecniche ed ai propri percorsi concettuali, così da convergere verso un concreto e materico itinerario comune.

Artisti partecipanti:
Caterina Arena; Monica Argentino; Daniela Chionna; Daniela Cannarozzo; Giulia Del Papa; Adelaide Fontana; Caterina Genta; Vera Gjermundsen; Joollook; Pietro Mancini; Roberta Maola; Mattia Morelli; Nove; Selene Porcaro; Nunzio Pino; Loredana Raciti; Fabrizia Ranelletti; Alfonso Siracusa;  Daisy Triolo; Monica Verdiani; Donatella Vici.

 

INFO
A cura di ignorarte.com.
Per informazioni:  redazione@ignorarte.com

In collaborazione con: 
MAAM museo dell’altro e dell’altrove di Metropoliz 

Media partner: 

Urban Mirrors

Ho segnalato gli scorsi giorni la difficile situazione in cui versa l’ospedale Barone di Canicattì per mancanza di medici nel reparto di chirurgia, come anche per altre discipline e ciò in realtà pure negli altri ospedali della nostra provincia. In particolare, La carenza di chirurghi nell’ospedale di Canicattì aveva causato la sospensione dei ricoveri in elezione. Di qualche giorno la notizia della soluzione tampone che avevo proposto da subito per superare l’emergenza: medici a scavalco dal San Giovanni Di Dio opereranno a Canicattì garantendo, con cospicua remunerazione, la turnazione necessaria. L’azione tampone è onerosa, ma pur sempre momentaneamente risolutiva, pertanto occorre dar merito, tra gli altri, al commissario ing. Venuti ed al Direttore Sanitario dell’Asp di Agrigento dott. Silvio Lo Bosco per l’immediatezza con la quale è stata accolta e attuata la mia proposta. Ora occorre mirare alla risoluzione definitiva del problema. Si consideri infatti che sulla carta, cioè in pianta organica, i posti risultano coperti, ma di fatto i medici non ci sono: chi in ferie prepensionamento, chi in pronto soccorso ove si registra la stessa grave carenza. Propongo (nelle more della copertura dei posti con personale effettivamente in forza e presente in servizio nel reparto) che venga nominato – anche temporaneamente – il Primario di Chirurgia. Solleciterò chi di dovere affinché si lavori al contempo all’incremento delle unità di personale. Perché questa soluzione temporanea ovviamente non può essere sufficiente e non basta. Fra qualche settimana si riproporrà il disagio e il disservizio.
Ribadisco che a Canicattì la chirurgia non è l’unico reparto in sofferenza, in quanto anche il pronto soccorso necessita di un intervento finalizzato all’incremento di personale appartenente a vari profili. Non mi fermo: andrò avanti finché il risultato non sarà a lungo termine e si offra al cittadino e al comprensorio un servizio sanitario dignitoso. Lo farò anche da vice presidente commissione sanità allorquando verrà riproposta la rimodulazione della rete ospedaliera e la provincia non dovrà subire alcuna mannaia, anzi occorre prevedere la stabilizzazione della brest unit in modo tale da garantire una assistenza certa nella cura del tumore alla mammella.

Martedì 23 gennaio alle ore 17.00 nel salone del Santuario dell’Addolorata, in via Garibaldi, ad Agrigento, si terrà l’incontro di storia locale “Fatti e Misfatti a Girgenti prima delle camicie nere”. Lo storico Elio Di Bella descriverà la vita quotidiana ad Agrigento e le maggiori vicende che hanno caratterizzato la seconda metà del Novecento. Si tratta del secondo incontro sulla storia di Agrigento nel Novecento. L’iniziativa è promossa dall’associazione Epea. Interverranno don lillo Argento, parroco della Chiesa dell’Addolorata, Girolamo Carubia presidente dell’associazione Epea, Dino Montana superiore dell’arciconfraternita dell’Addolorata, Franco Zanini responsabile organizzativo dell’evento.

Brutta disavventura per una ragazza di Agrigento. La giovane era nella sua casa di San Leone, un appartamento piano terra, in viale dei Giardini, a San Leone, intenta a dormire, quando svegliata dai rumori ha sorpreso due persone dentro la propria dimora che stavano razziando tutti gli oggetti di valore presenti. Spaventata la ragazza, sembra di appena 20 anni, ha iniziato a urlare facendo fuggire i malviventi che comunque sono riusciti a portare via tutto l’oro e i gioielli di famiglia.

Tanto spavento, dunque, per la ragazza, figlia di un agrigentino cinquantenne, titolare di un bar del centro, che ha chiamato subito le forze dell’ordine che hanno avviato, dopo i rilievi di rito, le indagini.

 

Santo Sabella, detto Santino, il sindaco di San Biagio Platani (Agrigento) arrestato all’alba di oggi per concorso esterno in associazione mafiosa e per voto di scambio, è accusato di avere concordato nel 2014 con alcuni esponenti di Cosa nostra del suo paese, “le candidature da presentare sia nella lista a sostegno di Sabella in occasione delle elezioni comunali di San Biagio Platani del maggio 2014, che in quelle allo stesso contrapposte”, dicono gli inquirenti.

“In occasione delle consultazioni amministrative comunali di San Biagio Platani del mese di maggio 2014, sia quale candidato che una volta eletto Sindaco” Sabella avrebbe raggiunto accordi con i capi mafia del territorio “garantendo loro agevolazioni nella gestione degli appalti pubblici banditi dal Comune, come nel caso dei lavori aggiudicati alla Comil di Favara”. Lo stesso sindaco è anche accusato di avere “messo in guardia Giuseppe Nugara, reggente di San Biagio Platani, dai controlli presenti in paese anche tramite un sistema di telecamere ed averlo invitato a non intrattenere rapporti con un carabiniere in servizio presso la Stazione di San Biagio Platani (dicendogli espressamente ”no devi stare attento . . tutti i bastardi che stanno d’avanti alle telecamere inc… minchia puntano telecamere”; è pericoloso . . che devi stare attento a parlarci)”. Infine, il sindaco avrebbe anche “esercitato indebite pressioni nei confronti delle imprese esecutrici dei lavori appaltati dal Comune e, in occasione della ”Festa degli Archi di pane”, autorizzato la ditta di Filippo Cipolla ad iniziare i lavori ancor prima dell’avvenuta aggiudicazione della gara in favore della ditta ”LVF srl”, che, peraltro, successivamente stipulava con il medesimo Cipolla un contratto di nolo a freddo di attrezzature”.

“Il pizzo veniva preteso anche dalle cooperative per la gestione degli immigrati richiedenti asilo”.

 

 

Martedì prossimo, 23 gennaio, all’ordine del giorno dei lavori assembleari dell’Ars è inserita la discussione sull’emergenza rifiuti in Sicilia.
Per ripresentare e riaffermare le proprie posizioni e, di conseguenza, dare un contributo al dibattito parlamentare, Legambiente Sicilia organizza una conferenza stampa la mattina del 23 gennaio, alle ore 10.30, presso la Sala Stampa di Palazzo dei Normanni.
Sarà presente Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia.

“Auspichiamo che l’ARS – dichiara Zanna – possa intervenire presto legislativamente per rimediare ai danni degli ultimi anni, che hanno visto la totale deresponsabilità nella gestione dei rifiuti in Sicilia. In questo caos di incertezze, dei numerosi appalti e incarichi fatti e affidati da tanti Comuni, come dimostrano diverse inchieste della Magistratura, si sono inseriti ditte opache, interessi malavitosi e delinquenziali che bisogna recidere subito. Argomenti di cui si dovrà occupare la prossima Commissione Antimafia”.