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“Il clima di caos a Porto Empedocle va normalizzato. Bene l’intervento del Prefetto.” 

Ad intervenire, dopo la calda giornata empedoclina che ha visto momenti di tensione tra gli operatori ecologici e gli Amministratori locali sfociati in aggressione nei confronti dell’Assessore Sicilia , è il Capogruppo della Lega al Comune di Agrigento Nuccia Palermo. 

“Fermo restando – scrive Nuccia Palermo – la vicinanza e la solidarietà all’amministrazione empedoclina per il grave atto, oggi preme trovare una soluzione per i lavoratori che da 3 mesi non percepiscono gli stipendi e di conseguenza per il comune che vive in situazioni  igienico sanitarie precarie.”

” Si apra un tavolo di crisi – conclude l’esponente salviniana, Palermo – per normalizzare il servizio e dare garanzia e continuità economica ai lavoratori e alle loro famiglie, oggi, esasperate.”

Colpo grosso dei soliti ignoti a Canicattì. Ignoti, infatti, hanno fatto razzìa all’interno di un locale di proprietà di un uomo di 30 anni, portando via denaro contanti per quasi 900 euro, due casse acustiche, un mixer, un tablet e confezioni di alimenti e alcolici.

Ingente il valore del bottino trafugato, circa 12.000 mila euro.

Ad occuparsi delle indagini, dopo la denuncia del gestore, i Carabinieri della locale Compagnia.

Si rinnova una parte del parco auto dell’Azienda Sanitaria provinciale di Agrigento con l’acquisto di otto nuove Citroen C3 e di un furgone Fiat Ducato con allestimento speciale destinato al trasporto dei farmaci. A breve i servizi ASP ed il Dipartimento del farmaco potranno contare sui nuovi ed efficienti mezzi che andranno ad integrare la dotazione aziendale o a sostituire i mezzi non più efficienti. La Direzione strategica ASP, con un provvedimento dello scorso 15 febbraio, ha infatti disposto l’adesione alla convenzione “autoveicoli in acquisto 9” della Centrale nazionale di committenza CONSIP dando mandato al Servizio tecnico aziendale di emettere gli ordinativi di fornitura per un investimento paria a circa centodiciottomila euro. A questi mezzi si aggiungerà, in seguito, anche la fornitura di undici furgoncini Fiat Doblò Cargo utili al trasporto di campioni ematici per la quale l’Ufficio gestione parco auto del Servizio tecnico ASP ha già avviato l’iter di procedura negoziata. L’ammodernamento della flotta aziendale, al pari del costante rinnovo delle risorse strumentali dell’Azienda, rappresenta il risultato dell’intento di accrescere progressivamente il livello di efficienza e funzionalità dei servizi aziendali.

Roberto Di Mauro,Vice Presidente vicario all’Ars,interviene dopo il vertice convocato di ieri a Palazzo d’Orleans da Musumeci con i parlamentari nazionali sul nodo province siciliane,a oggi ancora in un limbo a dir poco imbarazzante e a serio rischio default.

“Finalmente dopo anni e anni di empasse e rimpalli si possono far ripartire le province o liberi consorzi,enti intermedi che hanno un ruolo determinante come si è visto per una serie di servizi sul territorio: dalle strade provinciali alla manutenzione delle scuole e ai servizi per i diversamente abili.Il problema del prelievo forzoso e del contributo di solidarietà per il risanamento alla finanza pubblica che ha creato una sperequazione economica e normativa e ha di fatto bloccato il funzionamento e gli investimenti delle province,può essere risolto e superato seguendo la strada del decreto legge che sani finalmente un vulnus pericoloso e che inevitabilmente avrebbe portato al dissesto di questi enti decentrati che hanno delle competenze e delle funzioni che vanno esercitate per la sicurezza e lo sviluppo dei nostri campanili.

Adesso i parlamentari siciliani consequenzialmente devono spingere il governo nazionale a un decreto legge che sia risolutivo della problematica,perché qualsiasi ente in Italia non può essere amministrato se viene meno un principio di decentramento amministrativo e finanziario che garantisca i servizi,attraverso risorse finanziarie.Alle Province Siciliane va ridata dignità e un pieno sostegno ad operare per gli interessi collettivi in un momento che il cittadino reclama diritti primari per il territorio:dalla mobilità,all’ambiente passando per i servizi del ciclo integrato dei rifiuti e idrico,alla luce anche di una rivisitazione che comincia a seguire un percorso nazionale per un ritorno all’elezione diretta che è la base e l’essenza di ogni democrazia partecipativa.”  

La  Cisl Fp ha indetto per domani, 20 febbraio, dalle 11, un’assemblea aperta a tutto il personale del comparto dipendenti Regionali e degli enti di cui all’art.1 non economici, sul tema “Evoluzione delle nuove dinamiche del contratto di cui all’ipotesi appena firmata anno 2016 – 2018”.

“Giova ricordare – come chiarisce il segretario provinciale Sas dipendenti regionali Carlos Bonfanti -, che questo rinnovo di contratto arriva, per quanto attiene la parte normativa dopo 13 anni mentre la  parte economica dopo circa 16 anni, non ci sono né parole ne giustificazione di merito a supporto di tale inerzia operativa. Con questo contratto – continua Bonfanti – si apre una nuova e storica stagione contrattuale, anche se va precisato, che si tratta di un contratto di fatto appena scaduto, ma in realtà in avvio di applicazione. Esso prevede anche, attraverso i lavori di un comitato paritetico, e alla luce del nuovo sistema di riclassificazione, l’avvio di una  riqualificazione attesa da lunghi anni che darà sostanza a quelle giuste e dovute aspettative di carriera da parte di tutti i dipendenti, che si è visto precludere questo diritto, subendo anche delle ingiustizie rispetto all’attuale ruolo rivestito ed il reale carico di lavoro svolto”.

Introdurranno i lavori  il segretario provinciale Sas Cisl Fp  Carlos Bonfanti e il segretario generale della Cisl Fp Floriana Russo Introito e saranno condotti  dal segretario regionale Sas Fabrizio Lercara.

La Segreteria Provinciale della Uil di Agrigento interviene sulla situazione insostenibile che vivono i cittadini linosani dal 23 dicembre con la chiusura dell’unico distributore presente sul posto, che è di vitale importanza per i 400 residenti in uno stato di totale emergenza.

“Una situazione che va sanata subito e che non può più continuare per i cittadini isolani e la garanzia dei diritti minimi di sopravvivenza.

Invitiamo tutte le Istituzioni a collaborare. Le soluzioni tampone non possono che essere provvisorie, visto la disponibilità del Sindaco Martello a far imbarcare gratuitamente i linosani per Lampedusa per i rifornimenti.

Per risolvere i problemi burocratici alla normativa e di adeguamento dell’impianto, secondo quanto apprendiamo già a fine settimana, si dovrebbe avere un’accelerazione con la speranza che i lavori si concludano a fine febbraio, perché a oggi le date di riapertura non sono state rispettate.

Sollecitiamo le Istituzioni ad intervenire per mettere fine a questo calvario che a oggi rende i linosani cittadini abbandonati e privi degli standard minimi per potersi spostare e vivere dignitosamente, come il resto degli italiani; per questo la Uil seguirà la vicenda fino alla conclusione per un ritorno alla tanto agognata normalità”.

“Siamo ben lieti di aver incontrato il nuovo capo del genio civile di Agrigento, l’architetto Rino La Mendola, con il quale sono note la collaborazione e la grande sinergia con il nostro Ordine professionale – commenta Alfonso Cimino, presidente dell’Ordine degli architetti di Agrigento – Ordine del quale Rino La Mendola è stato presidente per 18 anni e oggi ricopre la carica di vicepresidente del Consiglio nazionale degli architetti. Insieme a Rino La Mendola, ne siamo certi, costruiremo tanti percorsi per il rilancio socioeconomico del nostro territorio e, soprattutto, per valorizzare la figura dei liberi professionisti”.

Questi mesi sono stati importanti per il lavoro svolto dall’Ordine degli architetti, dalla Consulta regionale degli architetti e da Rino La Mendola, nella funzione di dirigente dell’ufficio del genio civile di Caltanissetta.  

“Abbiamo raggiunto un risultato storico – prosegue Alfonso Cimino – con l’approvazione dei bandi tipo da parte della Regione siciliana, siamo la prima regione d’Italia ad avere dei bandi-tipo per i servizi di architettura e ingegneria approvati da un decreto assessoriale.  Un altro storico risultato è l’approvazione dell’emendamento sulla certezza dei pagamenti ai professionisti che avevamo già sollecitato nel 2017. Oggi siamo qui, insieme al nuovo capo del genio civile di Agrigento, a parlare, tra le altre cose, degli Sportelli Unici per l’Edilizia. A tal proposito, desidero ricordare che fin dal giorno del suo insediamento, questo Consiglio ha subito sollecitato le amministrazioni comunali ad istituire i Sue, come prevede la Lr 16 del 2016, e i Suap.  In alcuni comuni le procedure sono in itinere mentre in altri, come Agrigento, il Sue è una realtà. Non a caso abbiamo partecipato a seminario formativo, nella sede del nostro Ordine, insieme con la Rete delle professioni tecniche, sulla piattaforma Urbix utilizzata dal Comune sulla quale abbiamo rilevato alcune criticità che, sono certo, supereremo grazie a un tavolo tecnico con l’ufficio tecnico comunale. Un’altra criticità che, purtroppo, siamo costretti a sottolineare, è la mancanza di una piattaforma Sue capace di interagire con quelle in dotazione degli uffici pubblici e, in tal senso, chiediamo alla Regione Sicilia di dotare gli uffici di strumenti validi e di una piattaforma provinciale per adempiere alle norme vigenti. Oggi, grazie alla sensibilità mostrata da Rino La Mendola, siamo qui a discutere come superare queste criticità, nella consapevolezza che il Sue, a pieno regime, potrebbe facilitare e velocizzare il lavoro dei liberi professionisti – conclude Alfonso Cimino – E mi piace sottolineare ancora una volta la sensibilità’ che il Capo del Genio civile ha mostrato fin dai suoi primi atti, ampliando le giornate di ricevimento per i liberi professionisti”. 

Durante la riunione, il vicepresidente vicario dell’Ordine degli architetti, Giuseppe La Greca, ha chiesto di rilanciare la circolare sulle opere minori.

La polizia stradale di Agrigento, nell’ambito di un controllo di routine effettuato lungo la strada statale che collega Agrigento a Raffadali, ha segnalato alla Prefettura un ragazzo di 15 anni, di Raffadali, perché “pizzicato” alla guida dello scooter sotto effetto di sostanze stupefacenti. 

In particolare gli agenti della stradale, dopo aver intimato l’alt al giovane centauro, hanno proceduto alle consuete verifiche: documenti del giovane e del mezzo salvo poi procedere all’esame dell’alcool test che è risultato negativo. 

L’atteggiamento insofferente del ragazzo ha destato più di un sospetto e così gli agenti hanno effettuato una perquisizione da cui sono emerse diverse stecche di hashish. Dall’esame tossicologico effettuato all’ospedale è risultato che il ragazzino guidasse lo scooter sotto effetto di cannabis. Per tale motivo è stato segnalato alla Prefettura di Agrigento.

 

Stop ai giovani richiedenti asilo volontari che da domani avrebbero dovuto iniziare a prestare servizio negli uffici della Procura di Agrigento. I sei ragazzi, tutti diciannovenni, e sbarcati in Italia non ancora diciottenni, grazie a una intesa tra Procura e Caritas, si sarebbero dovuti occupare dell’archivio, dello spostamento dei faldoni, e avrebbero dovuto collaborare con le cancellerie. Ma un cavillo del Decreto Salvini rischia adesso di fare saltare tutto.

Così, domani, il Procuratore capo Luigi Patronaggio, il magistrato che ad agosto, ha indagato il ministro dell’interno, Matteo Salvini, per sequestro aggravato nell’ambito dell’inchiesta sulla nave Diciotti, a meno di sorprese dell’ultimo momento, non firmerà l’accordo.

Domani si sarebbero dovuti incontrare nei locali della Procura, da un lato, il Procuratore Luigi Patronaggio, dall’altro Valerio Landri, direttore della Caritas diocesana di Agrigento, e Lorenzo Airò, presidente dell’associazione “La mano di Francesco”, che gestisce il centro nel quale sono ospitati i migranti coinvolti nell’iniziativa. Ma è altamente probabile che salti tutto, perché la Procura di Agrigento, come si apprende, sta “ancora verificando i requisiti di legge, sia della onlus che dei richiedenti asilo”.

Con l’introduzione del decretro Salvini si ipotizza che le condizioni preesistenti per l’intesa non sussistano più, perché i giovani migranti, che avrebbero dovuto prestare la propria opera a titolo gratuito, adesso rischiano o l’espulsione oppure il trasferimento nei ‘Siproimi’, cioè gli ex Sprar, acronimo di Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati. La principale differenza tra i due sistemi risiede proprio nel fatto che, a partire dall’entrata in vigore del decreto sicurezza, i beneficiari delle attività di integrazione e di inclusione sociale precedentemente offerte a richiedenti asilo/rifugiati nell’ambito del sistema Sprar saranno solo i titolari di protezione internazionale, ovvero coloro i quali hanno titolo definitivo a permanere sul territorio nazionale. Ricadono in questo gruppo coloro ai quali è stato riconosciuto lo status di rifugiato, i beneficiari della protezione sussidiaria, i beneficiari dei ”permessi speciali” nonché i minori non accompagnati per i quali la massima assistenza è sempre garantita indipendentemente dal loro status. Tutti i soggetti che hanno presentato domanda di protezione internazionale e che sono ancora in attesa della definizione della loro posizione giuridica, quindi, non avranno più diritto ad alcuna assistenza integrativa. In altre parole, la protezione umanitaria che prima ”veniva riconosciuta sulla base della generica previsione” di ”seri motivi di carattere umanitario” dai contorni indefiniti”, come ha spiegato in un recente dossier il Viminale, oggi viene concessa in presenza di ”ben definite circostanze”. ”Il richiedente asilo, fino alla definizione del suo status – si legge nel dossier – è ospitato nelle diverse strutture di accoglienza con l’assistenza essenziale; il beneficiario di protezione internazionale potrà godere della qualificata ospitalità offerta dal Siproimi”.

Valerio Landri, direttore della Caritas diocesana di Agrigento, preferisce non commentare ma domani andrà in Procura “per la firma dell’intesa”. Che, con ogni probabilità, salterà.

I sei ragazzi hanno saputo dei problemi burocratici e non nascondono la loro tristezza, ma soprattutto delusione. Saeny, Musa, Demba, Salifu, Balamin e Mustafà, questi i loro nomi, sono in gran parte gambiani. Nei giorni scorsi i giovani avevano persino conosciuto i funzionari del Palazzo di giustizia con i quali avrebbero dovuto. Un incontro informale nel corso del quale sono state illustrate le attività che dovranno svolgere.

Un esperimento interculturale che adesso salterà a causa del decreto Salvini. I sei ragazzi hanno tutti i documenti in regola ma con l’entrata in vigore del Decreto Sicurezza, anche i richiedenti asilo possono essere considerati irregolari. L’intesa sarebbe rientrata nella “normale ricerca di buona prassi di gestione per una migliore offerta di servizi al pubblico”. Ma un cavillo rischia adesso di fare saltare tutto. Con buona pace dei sei ragazzi che vedono sfumare un sogno in cui credevano.

 

l pubblico ministero della procura di Agrigento, Alessandra Russo, ha chiesto la condanna di otto dei nove imputati del processo per il crollo di due secentesche strutture nobiliari del centro storico, cadute al suolo fra il 14 marzo e il 25 aprile del 2011.

 
Sono i palazzi Schifano e Lo Jacono Maraventano. Quest’ultimo, il secondo a crollare in ordine di tempo, ha ceduto appena 48 ore dopo la processione del venerdi’ santo, quando c’erano migliaia di persone assiepate ad attendere il passaggio del simulacro. Il crollo, invece, e’ avvenuto all’alba del lunedi’ di Pasqua quando la strada era deserta e non c’erano passanti.

La pena piu’ alta, 5 anni e 8 mesi di carcere, e’ stata proposta per l’architetto Gaspare Triassi, funzionario del Comune di Agrigento e direttore dei lavori di messa in sicurezza del Palazzo Lo Jacono. Quattro anni e dieci mesi e’ la richiesta per il dirigente dell’Ufficio tecnico, Giuseppe Principato. Quattro anni per il responsabile della protezione civile Attilio Sciara. I reati contestati sono il crollo e il disastro colposo. Due anni e due mesi di reclusione e’ la proposta di pena per l’architetto Calogero Tulumello.

Due mesi in meno per i geometri Marcello Cappellino e Andrea Patti, componenti del collegio di progettazione e direzione dei lavori urgenti per la messa in sicurezza. Imputati anche Giuseppe, Calogero e Carmelo Analfino di Agrigento, responsabili della ditta “Edil.Co.A”, l’impresa che esegui’ i lavori, secondo il consulente della Procura, “non inutili ma dannosi”. Tre anni e sei mesi sono stati chiesti per Giuseppe e Carmelo Analfino. Il terzo fratello, Calogero, direttore tecnico, e’ l’unico per cui e’ stata proposta l’assoluzione.

Secondo il pm “il rischio di crollo venne sottovalutato per oltre sei mesi nonostante le segnalazioni di rischi arrivate dai vigili del fuoco”.