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E’ il tema della Giornata di Studi nella ricorrenza della Licentiapopulandi di Canicattì, 3 febbraio 1468,

in programma sabato, 3 febbraio prossimo, alle 9, al Teatro Sociale a Canicattì.

L’organizzazione dell’Evento, patrocinato dal Comune di Canicattì, è a cura della sezione Sicilia dell’Istituto Italiano dei Castelli con la collaborazione dell’Ordine degli Architetti della provincia di Agrigento e della Fondazione Architetti del Mediterraneo.

Saranno presenti: Eugenio Magnano di San Lio, presidente della sezione Sicilia dell’Istituto Italiano dei Castelli; Rino La Mendola, vicepresidente del Consiglio nazionale degli Architetti; Michaela Stagno d’Alcontres, vicepresidente nazionale dell’Istituto Italiano dei Castelli oltre a docenti universitari, studiosi e professionisti del settore.

La Giornata di Studi, rivolta a progettisti, insegnanti e studiosi del settore, intende porre l’attenzione alla problematica delle vestigia in ordine alla conservazione, al restauro e alla valorizzazione del patrimonio sopravvissuto.

Il caso del castello di Canicattì è un eloquente e significativo esempio di complesso di ruderi stratificati nei secoli. L’impianto originario del maniero trecentesco ha subito un radicale processo di trasformazione nei secoli successivi, soprattutto XVI e XVII, quando diviene residenza dei Bonanno, signori della città.

Dopo i saluti del sindaco Ettore Di Ventura; di Alfonso Cimino, presidente dell’Ordine degli Architetti della provincia di Agrigento; di Eugenio Magnano di San Lio, presidente della sezione Sicilia dell’Istituto Italiano dei Castelli, seguiranno le argomentazioni di Pietro Fiaccabrino, presidente della Fondazione Architetti del Mediterraneo.

Interverranno anche: Maria Rosaria Vitale, Rosario Scaduto, Lina Bellanca, Giuseppe Lalicata, Salvatore Costa, Giuseppe Ingaglio, Rino la Mendola e Gabriella Costantino.

 

E’ stata inviata questa mattina a mezzo PEC la richiesta di convocazione di un consiglio straordinario aperto avente ad oggetto le modalità definitive del servizio di raccolta differenziata e le relative responsabilità su eventuali maggiori costi dovuti a tale ritardo. La richiesta porta la firma del consigliere comunale indipendente Nuccia Palermo.
“E’ inammissibile accettare in silenzio il continuo rinvio dell’inizio definitivo della raccolta differenziata in città – scrive Nuccia Palermo – Un rinvio che attesta una continua poco precisa organizzazione da parte dell’organo politico con in testa il Sindaco Lillo Firetto”.
“Voglio ricordare a me stessa e alla città tutta che lo scorso 19 dicembre il consiglio comunale fu chiamato a votare un aggiornamento del piano finanziario del servizio rifiuti per l’anno 2017 il cui maggior costo fu illustrato e motivato dall’allora Assessore Domenico Fontana. Tra le varie motivazioni – insiste il consigliere Palermo –  vi era il tardivo inizio della raccolta differenziata che oltre al normale importante e costoso conferimento in discarica, favoriva anche il conferimento arbitrario dei rifiuti sul nostro territorio da parte dei comuni viciniori già interessati dal servizio di raccolta differenziata”.
“Ho sentito parlare ed auspicare ad un cambio di mentalità da parte della città durante le dichiarazioni rilasciate dal nuovo assessore. Dunque,  questa potrebbe essere la prima dimostrazione del cambio di mentalità da parte dell’amministrazione della quale lo stesso Hamel fa ora parte e che anche se a fasi alterne ha sostenuto. E’ giusto – sostiene Palermo – che qualora ci fossero responsabilità  politiche, amministrative e gestionali relative ai famosi ritardi, i responsabili paghino di tasca propria eventuali costi aggiuntivi”.   
“Ho chiesto al Presidente Daniela Catalano la convocazione urgente di un consiglio comunale straordinario e aperto alla città, alle forse sindacali e alle associazioni dei consumatori – conclude il Consigliere Palermo – al fine di riuscire finalmente a chiarire sia le modalità definitive del servizio di raccolta differenziata posticipato al prossimo 19 febbraio sia le responsabilità degli scandalosi continui ritardi e rinvii noti ormai a tutti. Basta pagare sempre e solo i cittadini, paghino gli eventuali responsabili“.

 

Ad Agrigento, i poliziotti della Squadra Volanti, capitanati dal vice Questore, Cesare Castelli, hanno arrestato Salvatore Camilleri, 21 anni. Il giovane è stato sorpreso in violazione delle prescrizioni che gli sono state imposte nell’ambito della misura di prevenzione della sorveglianza speciale a cui è sottoposto, e poi in flagranza di resistenza a pubblico ufficiale e guida senza patente.

Camilleri, alle prime ore della notte, alla guida di un’automobile nonostante non abbia mai conseguito la patente, è stato intercettato da una pattuglia e all’alt è fuggito in modo rocambolesco, a rischio della pubblica incolumità, fin quando è stato bloccato e posto a disposizione dell’autorità giudiziaria.

 

A Firenze nel centro storico è stato disegnato con della vernice rossa un graffito inneggiante al boss defunto Totò Riina, raffigurato con la scritta sottostante “Santo subito”. Unanime è la reazione di sdegno da parte di amministratori comunali, associazioni e movimenti, che coralmente affermano: “Un gesto scandaloso e inaccettabile, faremo pulire le scritte e cercheremo di individuare i responsabili tramite le telecamere. E’ un fatto grave e da non sottovalutare. La mafia vive di simboli.

Firenze è città martire della mafia e non dobbiamo dimenticare la strage di via dei Georgofili e quella tentata di via Toscanini. Non ci si può permettere di tollerare un murales segno di consenso sociale per Cosa nostra. Temiamo ci sia nervosismo nell’aria, chiediamo grande attenzione a chi deve. Se poi sarà una burla meglio così”.

I Carabinieri  del Comando provinciale di Agrigento, dei Comandi Compagnia di Sciacca, Agrigento, Canicattì e Licata, e delle 43 Stazioni dell’Arma, sono stati impegnati in un maxi controllo del territorio provinciale. Circa 100 militari hanno identificato oltre 200 soggetti e, nei 20 posti di blocco effettuati, sono stati controllati 180 veicoli.

Gli esiti: 32 multe per diverse violazioni del codice della strada, una denuncia per guida in stato di ebbrezza, ritirate 7 carte di circolazione e 7 mezzi sequestrati. A Sciacca segnalato come assuntore di stupefacenti un 22enne in possesso di 2 grammi di hashish. Controllate 40 persone sottoposte a misure giudiziarie. Uno straniero 20enne arrestato ad Aragona perché a spasso anziché agli arresti domiciliari. A Sambuca di Sicilia arrestato un uomo di 36 anni, M N, per lesioni personali commesse durante una violenta lite in famiglia. A Bivona denunciato un giovane di Santo Stefano di Quisquina in possesso di un coltello a serramanico di genere vietato.

Sono venuti da quasi tutti i Comuni della provincia di Agrigento i cattolici sensibili ai temi politici e desiderosi di testimoniare il proprio impegno nella politica; erano presenti financo alcuni amministratori locali, appartenenti ai diversi schieramenti, come il sindaco di Campobello di Licata, Giovanni Picone, il deputato regionale Carmelo Pullara, i quali prendendo parte al dibattito attuale La testimonianza dei cattolici oggi nella disperata provincia di Agrigento, hanno, finalmente, voluto portare al centro della politica l’insegnamento sociale del pensiero cristiano. Così una nuova pagina è stata inaugurata dal Movimento cattolico, dopo quasi venticinque anni di silenzio sui temi politici, come ha rilevato Enzo Di Natali, direttore della Rivista Oltre il Muro, organizzatore dell’assise. Dopo l’intervento di don Giuseppe Agrò e di Giovanni Tesè, i cattolici presenti non hanno lesinato alcun argomento per mettere in evidenza il disagio sociale diffuso, tanto che ha provocato il forte astensionismo che ha raggiunto il 60%.

Il dito è stato puntato contro il male diffuso nell’agrigentino, che non gode di un’adeguata presenza del comparto medici avendone 400 in meno a confronto della media nazionale, mentre il messinese gode di 800 in più, per non parlare dei posti letto, come faceva rilevare Salvatore Licari. Giovanni Picone ha puntato il dito contro gli investimenti diretti sul precariato ai fini elettorali e della raccolta del consenso. Piero Marchetta ha rilevato l’esigenza di ritornare ai principi sturziani. Enrico Quattrocchi, di formazione socialista, presente al dibattito, ha sollecitato i cattolici ad essere credibili e coerenti, perché chiunque potrebbe ottenere giovamento.

Insomma, chi più e chi meno i cattolici agrigentini hanno fatto una dura disamina sul disastro sociale, approfondendo quanto aveva scritto il cardinale Montenegro nella Lettera Pastorale.

Dal serrato dibattito è emersa la volontà decisa di ripartire, raccogliendo i cattolici su temi vitali attorno alla Dottrina Sociale cristiana, che è stata l’anima delle lotte politiche in questo Novecento contro vecchi e nuovi latifondi che si sono costituiti.

Non sono mancate, inoltre, aspre critiche nei confronti della classe politica che ha governato in questo ventennio, spesso definita inadeguata ed impreparata ad assolvere i compiti delicati, tanto che il sindaco Picone ha insistito sulla formazione e competenza; infatti, questa grave lacuna ha riempito Consigli Comunali di gente raccogliticcia.

Dinanzi alle gravi sfide, i cattolici agrigentini, pertanto, non si tirano indietro, dopo la dolorosa analisi è iniziata la fase della presenza organizzata, metodica, tematica per incidere sul tessuto sociale, per dare speranza ed evitare che quasi due miliardi del denaro depositato nelle banche calate dal Nord siano trasferite altrove, impoverendo la debole economia.

Per la cronaca si fa presente che i cattolici agrigentini si sono ritrovati a dibattere su argomenti politici dopo ben 25 anni, come faceva presente Enzo Di Natali, durante l’introduzione al dibattito. E l’ultimo incontro si svolse presso il salone della Parrocchia della Provvidenza di Agrigento. In questo nuovo incontro, purtroppo, erano assenti i giovani perché costretti ad emigrare in cerca di un futuro nelle altre regioni d’Italia più prosperose o all’estero.

L’incontro agrigentino, svoltosi nella sala chiaramontana del Seminario, è stato seguito con interesse anche da cattolici di altre provincie siciliana, in special modo quella di Caltanissetta. In Sicilia, probabilmente, partendo da Agrigento si sta iniziando a scrivere una nuova pagina del Movimento cattolico siciliano, com’era avvenuto cento anni fa ai tempi di don Luigi Sturzo e don Michele Sclafani, solo che questa volta sono stati i laici cattolici e non più i preti, secondo quanto detto dal Concilio.

 

Il processo sulla presunta “trattativa” tra Stato e mafia all’epoca delle stragi tra il 1992 e il 94 si svolge a Palermo, nell’aula bunker dell’Ucciardone, innanzi alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Alfredo Montalto. Si sono svolte 201 udienze. Poi lo scorso dicembre 2017 la Procura, tramite Nino Di Matteo, Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia e Vittorio Teresi, ha iniziato la requisitoria, proseguita fino alla fine di gennaio. Adesso gli esiti.

I magistrati inquirenti invocano 16 anni di carcere a carico del boss Leoluca Bagarella, cognato di Toto’  Riina, e unico corleonese storico in vita dopo la morfte di Provenzano e Riina. Poi 15 anni per l’ex comandante del Ros dei Carabinieri, il generale Mario Mori, già a capo del servizio segreto civile.

Poi 12 anni di carcere ciascuno per un altro mafioso, Nino Cinà, e per altri due ex Carabinieri in servizio al Ros a cavallo del periodo di tempo incriminato, il generale Antonio Subranni e il colonnello Giuseppe De Donno. E 12 anni anche per l’ex senatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri, che attualmente sconta in carcere la condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. E poi 6 anni per l’ex ministro dell’Interno, Nicola Mancino, imputato di falsa testimonianza. E poi nulla per Giovanni Brusca, perché, con gli sconti di pena a favore dei collaboratori, il reato contestato, ossia minaccia e violenza a Corpo politico dello Stato, sarebbe prescritto.

E prescrizione sarebbe intervenuta anche per il reato contestato a Massimo Ciancimino, il concorso esterno alla mafia, perché risalente a non oltre il gennaio 1993. Però, contro Ciancimino la Procura pretende 5 anni di reclusione per calunnia a danno dell’ex capo della Polizia, Gianni De Gennaro. Secondo la tesi accusatoria, tra il 1992 e il 1994, alle stragi di Capaci, via D’Amelio, e agli attentati di Roma, Firenze e Milano, sarebbe seguito il tentativo di interrompere tale escalation tramite il dialogo con la mafia. E così la strategia stragista di Cosa nostra avrebbe ricattato lo Stato con la complicità di uomini dello Stato. La prossima settimana interverranno gli avvocati di parte civile, e poi, la settimana successiva, i difensori degli imputati. La sentenza è attesa ad aprile.

La conclusione della requisitoria sancisce anche la conclusione del servizio alla Procura di Palermo di Nino Di Matteo e di Francesco Del Bene, entrambi in carica alla Direzione nazionale antimafia. E Di Matteo, nel corso del proprio intervento, lo ha sottolineato così: “Con questa udienza termina l’applicazione per me e per il collega Del Bene. Già all’inizio di quest’ultima inchiesta, sapevo che avrei pagato un costo, e credo di non essermi sbagliato. Hanno più volte affermato che siamo stati mossi da finalità eversive, nessuno ci ha difeso, siamo rimasti isolati. Lo avevamo messo nel conto. Abbiamo agito solo per cercare la verità, nel rispetto delle leggi, rifuggendo ogni calcolo di opportunità”.

Teleacras

 

 

Altra udienza preliminare, ieri, presso il tribunale di Agrigento, relativa all’inchiesta denominata “La Carica delle 104” su falsi certificati di invalidità, favoritismi e mazzette e sull’esistenza di due “bande parallele” con all’interno addirittura medici e faccendieri, oltre che i pazienti beneficiati dalla legge.

Ieri,  ha concluso la propria requisitoria il pm Maggioni per poi essere la volta degli avvocati difensori. Il pm Maggioni, ha chiesto dieci condannne che vanno da un minimo di due anni fino a quattro anni e mezzo.

Alla fine delle vicende processuali gli imputati, in totale sono 69, una trentina in meno rispetto a quando partì il blitz.

La prossima seduta è prevista per il 2 marzo dove in 46 rischiano il rinvio a giudizio. Nel frattempo 10 imputati hanno chiesto di essere giudicati col rito abbreviato.

 

Una 80enne, Nunziata Sciavarrello, è stata trovata con il cranio fracassato nella sua abitazione di Maletto, nel Catanese.

I carabinieri stanno sentendo il figlio della vittima, come persona informata sui fatti, che sembra fosse in casa con la donna. I militari dell’Arma erano intervenuti dopo la segnalazione della figlia della vittima che questa sera aveva telefonato alla madre senza avere risposta.

 

Il suo allarme ha fatto scoprire il cadavere.

Indagano i carabinieri della compagnia di Randazzo, coordinati dalla Procura di Catania.

 

Parapiglia al mercato del venerdì di Piazza Ugo La Malfa. All’arrivo degli uomini della Guardia di Finanza, infatti, sul posto per controlli contro l’abusivismo commerciale, diversi venditori irregolari sono fuggiti scatenando il caos e provocando la caduta di una donna anziana che era sul luogo per delle compere e che ha riportato delle lievi ferite.

 

 

Nell’operazione i finanzieri hanno posto sotto sequestro diversa merce, tra cui scarpe, borse e cinture.