Home / Articoli pubblicati daRedazione Ag (Pagina 173)

Oggi, al Comune di Raffadali è stato donato un grosso quantitativo di gel igienizzante prodotto nei laboratori del Dipartimento di Scienze Chimiche dell’Università di Catania. “Mi preme ringraziare – ha dichiarato il Sindaco di Raffadali Silvio Cuffaro – il Prof. Roberto Purrello, direttore del Dipartimento di Scienze Chimiche e tutti i tecnici dei laboratori. Determinante è stato l’invito manifestato dal prof. Benedetto Torrisi, con l’attività di networking svolta con l’amico Ivan Paci per servire le comunità dell’agrigentino. Ringrazio il Dipartimento di Scienze Chimiche – ha concluso Cuffaro – anche per la solerzia (immaginando le centinaia di richieste ricevute) con la quale è stato raccolta la mia richiesta di fornitura, trasmessa pochi giorni addietro”.

“Il Decreto Rilancio non sembra voler tener conto delle urgenze dei Comuni. In questi mesi dall’inizio dell’epidemia siamo stati baluardo della tenuta sociale rispondendo come potevamo al disagio crescente di famiglie e imprese. Siamo rimasti in trincea fiduciosi. Se le istanze dei sindaci dovessero rimanere inascoltate non saremo più in grado di garantire servizi essenziali. Il Governo rammenti che i sindaci sono dalla parte dei cittadini e non sono disponibili ad accettare di dover ascoltare senza poter dare risposte adeguate all’attuale emergenza”.
Lo dichiara il sindaco di Agrigento Lillo Firetto che rispecchia la difficoltà di tutti i sindaci che vivono in trincea una situazione drammatica. I Comuni tra poco non sono più in grado di garantire l’erogazione dei servizi essenziali e il rischio del malcontento dei cittadini sale sempre più.

Questa la divisione degli attuali positivi nelle varie province:

Agrigento, 67

Caltanissetta, 98

Catania, 679

Enna, 225

Messina, 354

Palermo, 376

Ragusa, 37

Siracusa, 53

Trapani, 22

In Sicilia si registrano sempre meno ricoveri e più guariti. Oggi si sono accertati 4 nuovi casi, ma gli attuali contagiati scendono sotto la quota 2.000. Sono infatti 1.911, meno 154 rispetto a ieri.
Questo il quadro riepilogativo della situazione nell’Isola, aggiornato ad oggi, 12 maggio, in merito all’emergenza Coronavirus, così come comunicato dalla Regione Siciliana all’Unità di crisi nazionale.

Attualmente sono ancora contagiate 1.911 (-151), mentre i guariti sono complessivamente 1.171 (+151 rispetto a ieri). I deceduti sono 261. Degli attuali 1.911 positivi, 249 pazienti (-38) sono ricoverati – di cui 15 in terapia intensiva (-1) – mentre 1.662 (-113) sono in isolamento domiciliare.

Dall’inizio dei controlli, i tamponi effettuati sono stati 105.017 (+1.883 rispetto a ieri), su 94.034 persone: di queste sono risultate positive 3.343 (+4)

“L’articolo 42 del decreto Cura Italia, al comma 2, prevede infatti che il lavoratore contagiato dal Covid-19 verrà iscritto nel registro dell’Inail come caso di infezione da coronavirus in occasione di lavoro ovvero infortunio sul lavoro.

Poi, ovviamente, bisognerà capire se il lavoratore può provare di aver contratto il Covid mentre svolgeva attività lavorativa.

Ricostruire il momento e il luogo esatto dove il lavoratore ha contratto l’infezione è molto complicato se non impraticabile.

Come può quindi un imprenditore assumersi questa responsabilità? Come si fa a stabilire se il lavoratore sia stato contagiato sul luogo di lavoro e non altrove?

Nel momento in cui un lavoratore, nonostante le mascherine, i guanti, il distanziamento e tutte le giuste e precise misure di precauzione e di rispetto di sicurezza sui luoghi di lavoro, contrae il virus, la “falla” si sposta nel campo del datore di lavoro.

Per l’imprenditore non sembra quindi esserci scampo!

Bisognerebbe rivedere la normativa e tutelare in maniera pratica ed essenziale sia il lavoratore che il datore di lavoro, in un ragionamento in cui lo Stato sia di vero aiuto per tutti (e non uno Stato che sta al di fuori della realtà del tessuto sociale ed economico) e che prenda in considerazione: incentivi attuabili da subito, sgravi sul personale dipendente, rivalutare i costi per le imprese per l’incremento dei costi nei lavori pubblici, snellimento nelle procedure di emissione dei certificati di pagamento, snellire la burocrazia nei lavori pubblici e privati, immissione di liquidità vera immediata  a fondo perduto e non come prestito.

Un Italia che deve ripartire guarda agli italiani prima di tutto e non al colore politico e soprattutto “DEVE”, e scusate l’imperativo, cercare di immedesimarsi con la realtà che noi tutti affrontiamo e dovremmo affrontare ogni giorno per rialzare la testa non da sottomessi ma da protagonisti di una grande rinascita tricolore MADE IN ITALY”.

Lo dichiara Gerlando Piparo, Fratelli d’Italia

Oltre a proteggere le zone intime, gli slip per una donna tunisina di 40 anni, ma residente a Ribera, sono serviti per nascondere e  contenere 100 grammi di sostanza stupefacente di ottima qualità e  mezzo panetto di hashish del peso di quasi 50 grammi.

Una pattuglia impegnata in un posto di controllo lungo la SS 115 in località Verdura, ha fermato un’auto guidata dalla donna e in gravidanza  e con precedenti di polizia. La donna è mostrata nervosa al controllo dei carabinieri, non riuscendo a fornire una credibile giustificazione sulla sua presenza lì in quel momento.

I militari dell’Arma hanno quindi proceduto con una perquisizione dapprima sul veicolo, che è poi risultato “pulito” e poi sulla persona, con l’ausilio di personale femminile intervenuto appositamente. Dopo pochi secondi, dagli slip della signora, “salta fuori” una grossa busta trasparente contenente polvere bianca. Dal controllo effettuato la polvere è risultata essere cocaina per un totale di più di 100 g di sostanza stupefacente di ottima qualità. Sotto gli slip della donna anche mezzo panetto di hashish del peso di quasi 50 g.

La perquisizione della donna si è estesa anche nella sua abitazione. Celati tra gli armadi, i militari hanno rinvenuto quasi 4 g di marijuana ed una dose di cocaina. In totale la sostanza stupefacente sequestrata avrebbe fruttato sul mercato al dettaglio più di 100.000 euro.

La donna è stata posta agli arresti domiciliari, così come disposto dalla locale Procura della Repubblica di Sciacca.

Il TAR di Palermo Sezione I, con sentenza dell’11 maggio 2020, a definizione del relativo giudizio di ottemperanza, ha ordinato al Ministero della Salute di pagare la somma di € 732.780,00 in favore del marito di una donna deceduta a causa di un tumore al fegato provocato da trasfusioni di sangue infetto, effettuate nel lontano 1973 presso l’Ospedale Umberto I di Enna.

Il coniuge della donna deceduta, con l’assistenza degli Avv.ti Angelo Farruggia e Annalisa Russello, aveva promosso causa di risarcimento del danno innanzi al Tribunale di Caltanissetta, ottenendo, al termine del lungo contenzioso, la condanna del Ministero della Salute al risarcimento della somma complessiva in favore del marito, unico erede, di 732.780,00.

Nonostante la definitività della sentenza, tuttavia, il Ministero della Salute, quindi, lo Stato Italiano, di pagare non ne voleva sentire.

Da qui l’instaurazione di un ulteriore giudizio innanzi al TAR di Palermo, per ottenere l’ordine di pagamento e la nomina di un apposito Commissario ad Acta che si occupasse di fare eseguire la sentenza, dunque, il pagamento al Ministero della Salute.

Il TAR di Palermo, nonostante le restrizioni nella trattazione delle udienze per l’emergenza in atto, accogliendo la richiesta dei legali Avv.ti Angelo Farruggia e Annalisa Russello di trattazione del procedimento con la forma scritta in ragione dell’emergenza COVID-19, all’esito della Camera di Consiglio svoltasi in assenza delle parti, ha ordinato con sentenza al Ministero della Salute di pagare la somma entro sessanta giorni dalla notificazione della sentenza, in mancanza, oltre ad una penale stabilita per ogni ulteriore ritardo, ha previsto che in caso di mancato pagamento ad occuparsi dell’esecuzione sarà il già nominato Commissario ad Acta, individuato nella persone del Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Lo stesso, Tribunale, ha poi disposto la trasmissione della sentenza alla Corte dei Conti, al fine di valutare eventuali profili di responsabilità erariali a carico dei Dirigenti del Ministero della Salute.

La recente pronuncia del TAR, commenta l’Avv. Angelo Farruggia, pone fine all’intollerabile ritardo con cui vengono pagate  le sentenze con le quali i vari Tribunali d’Italia hanno condannato il Ministero della Salute a risarcire le vittime di sangue infetto per avere lo stesso favorito, con l’omissione dei controlli già all’epoca previsti dalla legge in materia di raccolta, distribuzione e somministrazione di sangue, una vera e propria epidemia colposa per la diffusione del virus dell’Epatite B, C e il Virus HIV.

Non esistono stime ufficiali, ma gli italiani vittime di trasfusione da sangue infetto nel periodo che va tra la fine degli Anni 60 e i primi anni 90 potrebbero essere, secondo il Comitato Vittime Sangue Infetto,  tra gli 80 mila e i 200 mila, ed almeno 2.500 sono le morti accertate tra il 1980 e il 2008, in quella che da più parti viene definita una strage di Stato.

Solo dall’inizio dell’anno in corso, sottolineano i legali, in favore di cittadini sparsi per la Sicilia, da Agrigento a Trapani, da Catania a Lampedusa e Favara, abbiamo ottenuto ordini di pagamento a carico del Ministero della Salute, per non avere pagato spontaneamente le sentenze emesse al termine di giudizi durati anche dieci anni, per circa quattro milioni di euro.

Risulta paradossale conclude il legale, che quello stesso Stato che per una multa o una cartella esattoriale non pagata non esita a disporre il fermo amministrativo dell’autovettura o ad iscrivere un’ipoteca d’ufficio sull’unica casa di proprietà, si rifiuta poi di pagare il risarcimento stabilito, possibilmente dopo dieci anni di causa e tre gradi di giudizio, in sentenze passate in giudicato ed emesse “In Nome del Popolo Italiano”, nonostante La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con sede a Strasburgo, proprio per i ritardi con cui vengono pagate le sentenze, ha già condannato lo Stato Italiano a risarcire circa 350 cittadini infettati da vari virus.

Gli studenti universitari dopo un’intervista a Repubblica del ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, auspicano un welfare straordinario per l’università italiana.

L’Unione degli universitari, attraverso il suo coordinatore Enrico Gulluni, sostengono di essere soddisfatte rispetto all’idea di adottare misure di sostegno per il sistema universitario nel post crisi. Le sue parole ci fanno ben sperare. “I tre ambiti di intervento delineati dal ministro per evitare il crollo delle iscrizioni sono corretti: è necessario un innalzamento della No Tax per esonerare dal pagamento delle tasse universitarie le famiglie che hanno subito maggiormente la crisi, serve un aumento del Fondo integrativo statale per finanziare un numero sempre maggiore di borse di studio insieme alle Regioni e un sostegno economico agli studenti, che in questo periodo di lockdown non hanno potuto accedere alla didattica online per la mancanza di connessione o degli strumenti tecnologici adeguati”.

A fronte di un intervento di 300-400 milioni di euro da realizzare entro maggio, gli studenti chiedono però più coraggio: “Per quanto riguarda la NoTax Area il ministro parla genericamente di aumentare gli sgravi economici per i redditi inferiori a 30.000 euro, cacolati attraverso l’Isee. Noi, invece, pensiamo che bisogna alzare la soglia della NoTax Area fino a 30.000 euro esonerando del tutto questa fascia dal pagamento delle tasse e, contemporaneamente, innalzare la fascia calmierata, che oggi, appunto, è nella soglia 13.000-30.000 euro, per consentire gli sgravi fino ai redditi da 50.000 euro”.

Sulle borse di studio, questione centrale per il mantenimento di chi ha un reddito basso e studia da fuorisede, “è necessario affermare che dall’anno prossimo non esisteranno mai più nel nostro Paese gli idonei non beneficiari”. Per tutto questo 300-400 milioni sono pochi, “il sistema è sottofinanziato da dieci anni, bisogna aumentare il Fondo di finanziamento ordinario per realizzare investimenti speciali che permettano a tutti di accedere all’università”.

Nel  giro di pochi minuti tempo, gli agenti del Comando di Polizia Municipale hanno rintracciato  e denunciato all’autorità giudiziaria, una donna di 60 anni, tale C.V., ritenuta responsabile di avere investito un centauro e subito scappare, omettendo il soccorso.

Il fatto sarebbe accaduto in via Salvo d’Acquisto verso le ore 11,00 di stamani.

A darne notizia il Comandante della P.,M. di Licata, Giovanna Incorvaia, precisando “che la donna rischia una pena da 6 mesi a tre anni di reclusione, oltre alla sospensione della patente (che nel fattempo è stata immediatamente ritirata) da 1 a 3 anni”.

I poliziotti del Commissariato di Canicattì hanno tratto in arresto un rumeno di 20 anni, S.I.R., a carico del quale figurano diversi pregiudizi di polizia per rapina, furto e ricettazione.

Il giovane, sin dallo scorso mese di Dicembre, era sottoposto alla misura alternativa della detenzione domiciliare presso una Comunità Alloggio per Disabili Psichici; tale misura alternativa alla detenzione era stata originata da un provvedimento di cumulo delle pene derivanti da quattro distinte  condanne del Tribunale per i Minorenni di Palermo per ricettazione, furti aggravati in abitazione, tentata rapina aggravata –  che aveva determinato la pena da espiare a anni 5 mesi 3 giorni 25 di reclusione, oltre ad euro 1.730,00 di multa.

L’attuale provvedimento di revoca veniva decretato dalla grave condotta tenuta dal giovane che, arbitrariamente, si era allontanato dalla struttura, rendendosi irreperibile, fino al 9 maggio data in cui era stato rintracciato.

Dopo le formalità di rito, S.I.R. veniva tradotto presso la Casa Circondariale “Pasquale Di Lorenzo”  di Agrigento.