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Dopo il sostegno pubblico del Segretario nazionale del Pdl, Angelino Alfano, il candidato sindaco di Agrigento, Totò Pennica incassa l’appoggio e la stima del critico d’arte, Vittorio Sgarbi. Un amore a prima vista tra i due ricambiato da Pennica con la proposta della designazione nella sua squadra amministrativa. Sgarbi si occuperà del rilancio artistico e culturale di Agrigento. L’intesa è stata suggellata ieri nel corso del comizio pubblico tenuto a Porta di Ponte dal candidato sindaco alla presenza dello stesso Sgarbi fondatore del Partito della Rivoluzione “Laboratorio Sgarbi” e dei candidati al Consiglio comunale delle liste Epolis, Pdl, Grande Sud e Cantiere Popolare. Nonostante la fitta pioggerella caduta nel pomeriggio su Agrigento, in tanti, tra sostenitori, simpatizzanti, ed elettori non hanno voluto perdere l’intervento di Sgarbi.  Con il suo solito ed inconfutabile stile, Sgarbi ha passato in rassegna l’attuale situazione politica nazionale e regionale non risparmiando critiche a nessuno.
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Anche il blog del collega Elio Di Bella www.bellaciaoag.it, pubblica un articolo sulla presenza dell’ex ministro Alfano ad Agrigento per promuovere la candidatura di Totò Pennica.
Al collega Elio Di Bella tutto possiamo dire tranne che essere “zambutiano” visto e considerato che ormai da anni attacca il primo cittadino di Agrigento senza pietà.
Eppure nel suo articolo, c’è una sottile ed impercettibile similitudine con i contenuti scritti nel Filo di Nota.
Angelino maltratta Marco. Oggi lo ha ridicolizzato dandogli del piagnone. “Zambuto è stato cinque anni a piangere e a scrivere letterine”, dice al comizio all´Astor il segretario nazionale del Pdl. Il povero Sindaco infatti era andato a Roma con Angelino sei mesi dopo essere stato eletto per incontrare il cavaliere e credeva davvero di essere a cavallo. Silvio e Angelino avrebbero dato adesso a Marco tutto quello di cui il sindaco più giovane d´Italia avrebbe avuto bisogno per governare la città, gli avrebbero fatto fare bella figura e poi magari l´avrebbero lanciato verso una prestigiosa carriera politica, verso Palermo prima e Roma dopo. Stare al di sopra dei partiti era uno slogans elettorale, ma adesso che bisognava scendere in campo occorrevano gli sponsor giusti, mica Capdicasa e Adragna. La gita a Roma di Marco con Angelino per stringere la mano al Cavaliere invece è finita cinque anni dopo proprio male e non solo per il nostro Marco, ma naturalmente per l´intera città, governata da un Sindaco impotente a cui non era rimasto altro che versare lacrime chiedendo aiuto al potente ministro e scrivere lettere a tutti i parlamentari di Palermo e Roma per una legge speciale per Agrigento, per raccogliere le macerie di palazzo Lojacono, per pagare le pulizie al palazzo di giustizia, per avere un po´ di bitume da versare sulle buche e un po´ di colore per le strisce pedonali. Marco piangeva e adesso sappiamo che a Roma se la ridevano. Angelino crede di avere fatto bingo ridicolizzando il nostro Sindaco, in realtà ha solo dimostrato quanto è stato sordo alle insistenti richieste di Zambuto,che erano le richieste della città. Cosa avrebbe dovuto fare il Sindaco di una città che ha eletto il ministro della giustizia e ha dato al centro-destra un potere praticamente assoluto in consiglio comunale ? una città che ha eletto tanti deputati regionali e nazionali del pdl ? Dinanzi ai tanti problemi che doveva affrontare, chi non gli avrebbe chiesto a Marco di rivolgersi al potente ministro della giustizia, tanto amato dal capo del governo ? Chiunque gli avrebbe detto: perché non vai da Alfano ? Ma Angelino oggi è venuto a dirci che tempo per Agrigento non ne aveva. “Vivevo sotto scorta, facevo il ministro io, che credete ?”. Già che credete voi comuni mortali alle prese con le buche e il sussidio ? pensate che uno che aveva già tanti pensieri a scrivere leggi e leggine per salvare il premier dai tanti processi, che doveva mandare ispezioni ai giudici che indagavano sui quotidiani scandali italiani, che doveva annunciare ogni giorno una nuova riforma della giustizia; pensate davvero che poteva avere tempo per leggere le lettere del piagnone Marco ? Un po´ di comprensione per Angelino, e un po´ di pietà per il povero Totò Pennica che s´illude davvero tanto credendo di potere ottenere da Alfano quello che il povero Marco ha tanto sognato e per cui ha tanto pianto: il bene di Agrigento.


Confronto 2: ecco il resoconto pubblicato sul sito on line del settimanale L’Amico del Popolo” del confronto con i 5 candidati a sindaco che si è tenuto venerdi 13 aprile presso la parrocchia San Gregorio.
Rispetto al Filo di Nota l’articolo a firma di Marilisa Della Monica non parla della convection di sabato scorso tenuta dal segretario nazionale del Pdl Angelino Alfano al cine Astor di Agrigento.
Quelli de “L’Amico del Popolo” saranno di sinistra, di destra, di centro, zambutiani o lobelliani? Nulla di tutto ciò; sono semplicemente quelli dell’Amico del Popolo che hanno registrato quanto detto dai protagonisti candidati..

Il primo e forse unico confronto in cui saranno presenti tutti e cinque i candidati alla carica di sindaco della città di Agrigento si è svolto lo scorso venerdì 13 aprile nel salone della nuova chiesa della parrocchia San Gregorio, nel quartiere di Cannatello.
Con un ritardo di quasi 60 minuti dall’orario stabilito per l’incontro, mettendo a dura prova la pazienza di quanti hanno deciso di assistere a questo confronto i candidati hanno dato prova di avere idee chiare in quelle che sono le priorità da mettere immediatamente in atto se dovessero essere eletti. Il sindaco uscente Marco Zambuto a tratti è risultato in difficoltà essendo stato attaccato dagli altri candidati, ma questo era prevedibile essendo lui a dover rispondere di questi ultimi cinque anni di amministrazione della città. Se volessimo riassumere parafrasando il linguaggio pugilistico è stato un Zambuto-Pennica, Carta-Arnone in cui solo l’unica candidata a sindaco Mariella Lo Bello non ha attaccato né è stata attaccata particolarmente rispetto ai suoi concorrenti. Un afono Giuseppe Arnone, più pacato nei toni rispetto al solito ha molto spesso riconosciuto al sindaco uscente di essere riuscito rispetto a chi lo aveva preceduto nell’amministrazione della città a fare qualcosa per Agrigento. Arnone è stato molto chiaro in merito alle sue priorità se dovesse venire eletto: far partire i cantieri per un totale di 60 milioni di euro per il rifacimento della rete idrica, del sistema fognario e depurativo della città. Zambuto è stato più sulla difensiva che sull’attacco cercando di spiegare il governo della città in questi cinque anni in cui tanto è stato fatto ma tanto ancora deve essere fatto. Mariella Lo Bello a tratti con frasi da “conquista folle” ha tenuto presenti i capisaldi del suo programma che è anche un’eredità del suo essere sindacalista: lavoro, solidarietà sociale, pari opportunità. Salvatore Pennica a tratti “simpatico”, più di una volta si è recato a portare acqua e caramelle ad un Arnone in difficoltà a causa della raucedine, ha spiegato la motivazione che lo ha spinto a scendere in campo e con la dialettica che lo contraddistingue ha espresso nei tempi quello che farà se dovesse venire eletto primo atto fra tutti l’abbattimento delle barriere architettoniche della città per permettere a tutti gli agrigentini anche quelli con difficoltà motorie a porter vivere attivamente in città. Giampiero Carta con alcuni accenti polemici (io sono l’unico  candidato scelto democraticamente) ha sottolineato come suo principale obiettivo se dovesse essere eletto sarà quello di eliminare tutte le emergenze attualmente presenti in città per poter poi amministrare in un clima di normalità.
Chi pensava di farsi un’idea su quale candidato votare forse sarà rimasto deluso, molto spesso è stato più un ripetersi di frasi ad effetto che risposte dirette concrete alle domande poste dai componenti dell’Osservatorio permanente per il cittadino e del consiglio pastorale cittadino oltre che dei cittadini presenti che hanno retto le quasi due ore di confronto. Note stonate: le clack onnipresenti che molto spesso sono entrate in contrasto disturbando il confronto tra i candidati, i soliti “calorosi”che vorrebbero riconosciuti “diritti” quando le priorità in città sono ben altre e urgenti e l’uso un po’ troppo strumentale delle parole dell’arcivescovo pronunciate al termine della processione del venerdì santo. In questo momento “sono solo parole” solo nel momento in cui verranno eletti potremmo capire chi di loro sarà in grado di rendere Agrigento un città “normale”.

“Un numero telefonico sempre attivo, facile da ricordare, rivolto unicamente agli anziani, al quale gli stessi possano rivolgere in caso di necessità, e a colmare, al contempo, i loro momenti di solitudine compensando, quindi, le carenze di una società troppo veloce e troppo spesso disattenta ai loro bisogni”.
E’ questa una delle idee messe in campo dalla candidata sindaco di Agrigento Mariella Lo Bello per quanto riguarda le iniziative in favore della terza età.
“Come amministratori – ha aggiunto Mariella Lo Bello – rivolgeremo la nostra attenzione agli anziani, con iniziative che li sostengano nella loro quotidianità e che gli restituiscano la propria dignità di cittadini. In tempi di crisi economica, con l’innalzamento della pressione fiscale e la progressiva riduzione degli sgravi anche per le fasce più deboli, la presenza delle amministrazioni locali deve farsi sentire con iniziative incisive e razionali che consentano ai nostri anziani di tornare a vivere la città ed essere, quindi, parte attiva di Agrigento”.
Tra le iniziative promosse da Mariella Lo Bello l’istituzione del “Taxi sociale”, per consentire agli anziani di essere indipendenti e la creazione di un servizio di di consegna a domicilio dei medicinali, della spesa e altro per le persone non deambulanti.,analogamente a quanto avviene n altri comuni in Italia.  
“La messa in opera di queste iniziative sarà realizzata con fondi europei e regionali, impegnando le cooperative di giovani e prevedendo collaborazioni con enti nazionali oltre che con le realtà del volontariato e dell’associazionismo”, ha concluso Mariella Lo Bello.

Presentata questa mattina all’Hotel dei Pini di Porto Empedocle, la lista Movimento per le Autonomie al Consiglio Comunale di Agrigento, in occasione delle elezioni amministrative del 6 e 7 Maggio. Alla conferenza stampa hanno partecipato tutti i candidati e il deputato regionale e leader del partito, Roberto Di Mauro. Presente anche la candidata a sindaco della coalizione, Mariella Lo Bello. “Presentiamo alla Città – sottolinea Roberto Di Mauro – i nomi e i volti della nostra Lista. Uomini e donne affermati nelle loro professioni, impegnati nel sociale e nel volontariato, che hanno deciso di spendersi con entusiasmo attorno ad un progetto politico – programmatico a favore di Agrigento e degli agrigentini. Un progetto che già in occasione delle amministrative del 2007, è stato ampiamente premiato dagli elettori,

Non è mancata una stoccata ai concorrenti del Popolo delle Libertà i quali negli ultimi tempi avevano accusato il Movimento per l?Autonomia di fare incetta nelle Asp siciliane. Di Mauro è stato esplicito:” Tutte le riforme che sono state adottate dal Governo regionale in materia sanitaria sono state accettate ad alto gradimento da tutti i funzionari presenti nelle varie Asp della Sicilia. Presentino loro, quelli del Popolo della Libertà, u nuovo decreto che possa essere migliore e più incisivo rispetto alle nostre riforme. E poi – continua Di Mauro – mi sorprende il pulpito dal quale viene la predica…”
Siamo certi – conclude il deputato regionale – che anche in questa competizione gli agrigentini ribadiranno il loro consenso alla nostra Lista”.
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In occasione delle recenti festività pasquali, una nutrita comitiva di turisti provenienti da Roma in transito ad Agrigento, accompagnata da una guida turistica,  ha visitato, oltre la valle dei templi, anche il seicentesco Santuario dell’Addolorata, posto ai margini dello storico quartiere del Rabato, apprezzandone i tesori artistici (tele, affreschi, stucchi) e le suggestive cripte sottostanti, ricavate da antiche cisterne greche.
Si è trattato del primo di una serie di gruppi di turisti che hanno scelto di arricchire la conoscenza della nostra città, programmando nel loro transito ad agrigento,non solo la tradizionale visita al parco archeologico, ma anche a quest’angolo del centro storico e a questo complesso monumentale conosciuto e amato dagli agrigentini, ma del tutto escluso dagli itinerari turistici.
Un decisivo contributo alla sua valorizzazione in tal senso è stato senz’altro, nel febbraio dell’anno scorso, lo svolgimento nel suo ambito, della giornata internazionale della guida turistica, organizzata ad Agrigento dalle guide aderenti alla FEDERAGIT con la collaborazione dell’Arciconfraternita Maria SS. Dei Sette Dolori, fondata il 26 marzo 1686; una manifestazione sempre seguita con interesse da parte di quell’utenza turistica attenta alle peculiarità locali.
L’inserimento del Santuario dell’Addolorata e del Rabato negli itinerari di visita ad Agrigento costituisce pertanto un riconoscimento del ruolo costruttivo svolto dalle guide turistiche e dalla FEDERAGIT , e una conferma della validità del centro storico agrigentino quale attrattore turistico.

Depositate questa mattina le liste dei candidati al Consiglio comunale, in vista delle amministrative di Agrigento fissate per il  6 e 7 maggio prossimi. In lizza quasi 400 candidati. Cinque invece i candidati per la poltrona più alta di Palazzo dei Giganti. L’uscente Marco Zambuto sostenuto da Udc e Patto per il Territorio, l’avvocato Totò Pennica (Epolis, Pdl, Grande Sud e Cantiere Popolare), Giuseppe Arnone in campo con una lista tecnica, Mariella Lo Bello (Fli, Mpa, Api, Pd e Agrigento Protagonista) e Giampiero Carta (Agrigento Bene Comune). Questi i primi assessori designati da ciascun ‘concorrente’: Paolo Minacori, Carmelo Terrasi, Rizzo, Daniela Catalano nella squadra del candidato sindaco Totò Pennica; Piero Luparello, Vittorio Messina e Patrizia Pilato per l’uscente sindaco Marco Zambuto,;Maurizio Costa, Ina Mancuso e Rino Vullo per  l’unico candidato sindaco donna Mariella Lo Bello. La scelta di Giuseppe Arnone, per quanto attiene la squadra assessoriale, è ricaduta com è noto sul terzetto “rosa” composto da Cinzia Schinelli, Rosa Galluzzo e Daniela Posante. Infine Giampiero Carta ha indicato assessori, ma anche questo era già noto, Nello Hamel, Calogerò Miccichè,Simona Carisi e Nestore Saieva.
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Una decina di extracomunitari ospiti del Cie, il Centro identificazione ed espulsione di Pian del Lago (Cl), ha tentato di forzare un cancello della recinzione per scappare. Alcuni ospiti hanno utilizzato una delle porte delle loro camerate per scavalcare nel cancello. Gli extracomunitari sono stati bloccati dal personale di vigilanza. Non vi sono stati feriti. 12 persone, di varie nazionalita’, sono stati identificati e saranno denunciati alla Procura per i danni causati alla struttura e per resistenza a pubblico ufficiale.

Il coordinamento intercomunale per la fusione di Cammarata e San Giovanni Gemini ha incontrato gli studenti universitari dei due paesi per discutere e approfondire le tematiche legate al progetto di fusione dei due comuni.
Il Coordinamento è stato rappresentato dal suo coordinatore Nino Margagliotta e dai giovani Nicola Albanese, Roberto Di Grigoli, Salvatore Andrea Maggio, Livia Scibetta e Francesco Scrudato; oltre sessanta giovani universitari di Cammarata e San Giovanni hanno gremito la sala del Bar Sicilia, luogo “di confine” che insiste su entrambi i territori dal valore fortemente simbolico, che si è dimostrato particolarmente adatto ad un incontro tra giovani. 
Nino Margagliotta ha aperto i lavori, illustrando il significato culturale sociale e politico della fusione, soffermandosi sui valori ideali che in essa sono contenuti. Sono seguiti gli interventi dei giovani del Coordinamento che hanno fatto il punto sul lavoro svolto, sulla situazione attuale ed hanno presentato le motivazioni che stanno dietro all’iniziativa della fusione.
Ne è seguito una discussione aperta con un vivace confronto animato dai numerosi interventi che hanno messo in luce lo straordinario interesse da parte delle nuove generazioni. La discussione ha toccato le principali questioni riguardanti l’iter del progetto, i vantaggi che ne scaturirebbero, le difficoltà e le immancabili criticità; è emersa anche la disponibilità dei presenti non solo per un’attiva partecipazione al processo di fusione ma anche per un diretto coinvolgimento nella ricerca del bene comune; i giovani presenti all’incontro hanno in tal modo dimostrato una grande sensibilità nei confronti delle tematiche strettamente connesse al loro futuro.

Ecco il testo integrale dell’omelia di Monsignor Francesco Montenegro, arcivescovo metropolita di Agrigento, proferito ieri sera a margine della processione del venerdì santo:
Signore, non ti nascondo che ho qualche difficoltà a ri­volgerti la parola. Siamo in un periodo particolare della vita della città, tra qualche settimana, infatti, si andrà a votare. Stasera, se dovessi parlare con te delle cose della mia città, rischio di essere frain­teso ed accusato di schieramento e di essere uomo di parte. So che c’è chi è attento e cu­rioso di ascoltare quanto dirò per poter tirare le sue conclusioni a riguardo. Ma – e tu lo sai – il mio inte­resse di Ve­scovo non è di collocarmi da una parte o dall’altra, semmai, se da una parte devo stare, – e di questo sono convinto – so di do­ver stare dalla parte della gente. Laddove si cerca il vero bene di tutti io sto sempre da quella parte, qualunque sia lo schieramento che decide. Tradirei Il mio ministero di Vescovo se non aiutassi tutti a volere il bene di questa città. Per evitare equi­voci, perciò, e perché possa restare Tu il protagoni­sta e non io, per la buona pace di chi ha interessi par­ticolari, ti chiedo di illuminare tutti noi cittadini per­ché com­piamo il nostro dovere di elettori con obiettività e re­sponsabi­lità. E di illuminare quanti saranno chiamati ad ammini­strare questa città perché, al di là degli schieramenti, cerchino sempre, davvero e ad ogni costo, il bene comune e, poiché di frantumazione e di fram­mentazione ce n’è tanta, trovino unità di azione in modo che la sto­ria di Agrigento continui ad essere esemplare per il mondo, come lo è stata nell’ antichità, e tutti possiamo guardare al futuro di questa città e del territorio tutto con fidu­ciosa spe­ranza.
Ti abbiamo contemplato, tremante e spaventato, in questo Ve­nerdì Santo nell’orto degli Ulivi, luogo in cui hai vissuto un mo­mento altamente drammatico della tua vita. Il Getsemani segna per Te l’ora decisiva (cf Mc 14,41) in cui il tuo mandato terreno si com­pie e la lotta si fa intensa. Nella tua croce, Gesù, esplode l’ora della violenza del potere delle tene­bre, senza nessuna esclusione di colpi (cf Rm 3,21-26), tuttavia, è nell’orto che si decide la par­tita.
Anche per noi questo è tempo di crisi, soprattutto di fede e di valori e non solo economica, finanziaria e ad Agrigento, orfana della sua Cattedrale ancora sigillata come una tomba, perfino strutturale. Sono d’accordo con chi afferma che la crisi in fondo è dovuta al fatto che va au­mentando la distanza tra noi uomini e Te. Oggi Tu stai diventando un ri­cordo sempre più sbiadito, così che si pensa che possiamo fare a meno di Te, tanto è vero che non si tiene più in debito conto la Tua Pa­rola, con il risultato che vanno aumentando la disonestà, la violenza, il sopruso, l’inganno, i compromessi, le minacce. Sono tali atteggiamenti a minare le relazioni umane, a farle scadere, a far venir meno la necessaria solida­rietà, a privilegiare l’individualismo e l’interesse personale, a tra­sformare i rapporti umani, come in una corrida, dove a soccom­bere sono gli onesti e i deboli. È proprio vero che, quando Ti met­tiamo da parte, Signore, noi uomini non riusciamo ad intenderci più tra noi. Tu sai le statistiche scandalose che denunciano che i 10 italiani più ricchi posseggono insieme quanto i 3 milioni di italiani più po­veri. Sì, è vero, hai detto che i poveri li avremo sem­pre con noi (cf Mt 26,11), ma questo non significa che pos­siamo giocare a rim­piattino scaricandoli ora agli enti comunali di assistenza, ora alle mense della solidarietà, ora alla Caritas. C’è tante povertà, anche tra noi, ma noi a furia di chiuderci nei nostri egoismi e di guar­darci con diffidenza, abbiamo fatto saltare la solidarietà, condi­zione necessaria per una vita buona. Facci convincere che non possiamo costruire ci­viltà cacciando o voltando le spalle ai poveri. Costoro sono tra noi e sono nostri, e non sono delegabili ad al­cuno, né sono anelli terminali di ipocrite politiche assistenziali. No! Tu, Signore, ci ricordi che insieme, come accade in una fami­glia in cui è presente un membro in difficoltà, dobbiamo trovare possibili risposte e tener conto di loro nelle scelte che si fanno. Lo deve fare chi occupa posti istituzionali, lo devono fare le comu­nità parrocchiali se vogliono testimoniare il Vangelo, lo devono fare i singoli, cristiani o uomini non credenti che siano. Non ci può essere salvezza senza i po­veri, come non ci può essere civiltà, come non ci può essere supera­mento della crisi senza tener conto di loro. Per i credenti, loro sono come un sacramento della presenza di Dio tra gli uomini. Ci aiutano a scoprire che la tua croce, Signore, è sem­pre piantata là dove ci sono le croci degli uomini. Lasciati confidare, Signore, che spesso ci sentiamo un po’ come Te nell’orto degli ulivi: soli, abbandonati e tante volte traditi nelle nostre giustificate attese. Dimmi: non condividi anche Tu il legit­timo desiderio di molti di desiderare un lavoro che dia dignità, che sia giustamente retribuito, senza frodi e ri­catti, e soprattutto che sia qui, senza dover emigrare a Bergamo o a New York? Desi­derare di beneficiare di un’assistenza sanitaria che sia capace di prendersi davvero cura del malato? Di avere un credito legale dalle banche senza ve­nire legalmente strozzati? Di essere serviti da una burocrazia agile ed amica, che non intrappoli nelle pastoie e nei cavilli che spesso la rivelano nemica della partecipazione e affossatrice di democrazia … Eppure, Signore, è anche vero che mentre esigiamo dagli altri ciò che è legittimo, spesso anche noi veniamo meno ai doveri di giustizia, di attenzione alle cose di tutti, di puntualità al lavoro, allo studio, parliamo più di diritti che di doveri … Sai, Signore, dicono per esempio che nel territorio agrigentino, si assiste ad un triste fenomeno: che “a fronte di un no­tevole aumento di reati contro il patrimonio, nello 2011 nes­suna persona ha fatto ricorso alla denuncia per collaborare con le forze dell’ordine e la procura della Repub­blica”. Probabilmente dobbiamo convincerci che il mondo cambierà, se sarà prima il no­stro cuore a cambiare.
La storia che hai vissuto nell’orto degli ulivi dove fosti fatto pri­gioniero perché uno dei tuoi intimi ti aveva venduto per trenta monete d’argento (Mt 26, 15;27,3), oggi continua qui da noi, e non solo da noi, nella pratica dell’usura che oltre che mettere il cappio alla libertà di molti riducendoli in schiavitù, è una sorta di  compra-vendita di fratelli. E che dire dei danneggiamenti deri­vanti dal racket delle estorsioni … Forse che non sono anche que­ste cause di paralisi del territorio e della sua decre­scita infelice? Però Tu ti meravigli che preferiamo chiudere gli occhi, e tacere e subire, mentre Tu non hai accondisceso agli Erode e ai Pilato di turno e ci hai dimostrato qual è la via della verità. Aiutaci a percorrerla. C’è crisi, è vero, ma, Signore, come si spiega l’aumento dello spaccio di so­stanze stupefacenti, del consumo di alcool, del dif­fondersi delle diverse forme di gioco, comprese quelle d’azzardo. Non lascia perplessi tanta disponibilità di denaro nelle mani di adolescenti e giovani? Non è che gli adulti sconsideratamente prima li foraggiano e poi li criticano? Se rimproveriamo ai ragazzi di essere privi di valori, non ti pare che è responsabilità di noi adulti?
Nel nostro territorio anche per futili motivi la mano di Caino con­tinua ad armarsi ed alzarsi contro Abele. È da restare sgomenti e in­creduli davanti al fatto che Calogero Giardina, un giovane di appena 24 anni di Canicattì, è stato ammazzato da un mino­renne con un cacciavite per una ragazza contesa. Che Calogero Mustac­chia, trentenne saccense è stato ridotto al coma perché basto­nato con una mazza da baseball, solo per essersi lamentato del volume troppo alto proveniente da un locale. E che a Menfi, un  ventitreenne, solo perché ha osato sorpassare con la sua auto, quasi fosse un affronto, uno scooter con tre giovani a bordo, senza casco e che procedevano zigzagando, è stato preso duramente a pugni riportando varie fratture.. Questa inaudita violenza che scuote le coscienze e mortifica l’umanità, mi pare l’indice eloquente di una società che rinuncia alla vita e sceglie la morte. Di una so­cietà che ha scelto di impo­verirsi, perché ha ormai in scarsa considera­zione il valore più consistente: l’uomo e la donna. “Questo popolo – disse proprio ad Agrigento, Giovanni Paolo II – è un popolo che ama la vita, che dà la vita. Non può vivere sem­pre sotto la pres­sione di una civiltà con­traria, di una civiltà della morte.  […] Vi sia concordia in questa vostra terra. Una concor­dia senza morti, senza assassinati, senza paure, senza minacce, senza vittime” (Omelia del 9 maggio 1993).
Eppure, Signore, proprio dal Getsemani e dalla tua scelta di ren­dere visibile l’amore laddove c’è ingiuria e dolore, ci in­segni che la crisi è anche altro, deve essere altro. La crisi è come la notte, ma “nessuna notte è così lunga da impedire al sole di risorgere”, è come il venerdì santo che vede subito dopo spuntare la Pasqua. Tu ci chiedi che facciamo diventare la crisi tempo di opportu­nità, occa­sione favorevole. Per noi che leggiamo la storia, – la nostra storia – come storia di Dio e degli uomini, essa può generare “nuovi stili di vita”, può farci diventare più umani e fraterni, può essere un segno per la conversione al Regno di Dio e alla sua giustizia (cf Mt 6,33), per decidere finalmente insieme per il bene comune. Aprici gli occhi e il cuore, dacci il coraggio di scegliere il bene, facci scrollare di dosso quel terribile e vile senso di indifferenza, che ci fa dire: se vuoi cambiare le cose, lasciale come sono.
Signore, mi fermo, ti chiedo di leggere nel mio cuore e nel cuore di tutti. Ti chiedo, come gli apostoli, di insegnarci a pregare. Sento già la tua risposta, che ci invita a restare connessi con Te e con il tuo Spirito, e ad abbandonarci fiduciosi nelle mani amore­voli del Padre, come hai fatto Tu nell’orto degli ulivi. Per questo, assieme a questa mia gente, la tua e la mia bella famiglia, pen­sando a questa città e al territorio della Provincia, prego dicendo: Padre no­stro …
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