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Il personale dell’Ufficio di Protezione Civile della Provincia di Agrigento ha allestito al mattino di oggi in piazza Ugo La Malfa un punto informazioni sull’emergenza coronavirus insieme all’Ufficio di Protezione Civile e ai Vigili Urbani del Comune di Agrigento. Oltre alle misure strettamente igieniche e ai comportamenti corretti da seguire in questa fase, la Protezione Civile sottolinea anche la necessità di evitare soluzioni “fai-da-te” in caso di sintomi sospetti, evitando di assumere qualsiasi farmaco senza l’indispensabile consulto medico. La Protezione Civile ricorda anche i contatti telefonici a cui rivolgersi per qualsiasi segnalazione o emergenza:
800 45 87 871500112

A Cattolica Eraclea un ladro sfonda il finestrino di un’automobile e ruba una borsa con dentro documenti e assegni di una pensionata di 63 anni. Lei, accompagnata dal figlio, denuncia l’accaduto ai Carabinieri della locale Stazione. Poi un uomo contatta la pensionata: “Se vuoi restituita la borsa, paga 500 euro”. I Carabinieri intraprendono subito la caccia al “cavallo di ritorno”. E’ stata organizzata la consegna dei 500 euro, e i Carabinieri hanno arrestato un uomo di Cattolica, di 54 anni, già con precedenti, in flagranza di reato di estorsione. La refurtiva è stata subito restituita alla signora derubata, che ha ringraziato i Carabinieri per il loro operato.

Un vasto incendio è divampato nella notte all’interno di un deposito di auto sito in contrada Mose, tra Agrigento e Favara. Una ventina le auto distrutte ovviamente non marcianti.

Sul posto sono dovuti intervenire i Vigili del Fuoco del comando di Agrigento i quali, non senza fatica, sono riusciti a domare l’incendio.

Indagano i Carabinieri e non viene esclusa nessuna pista.

A seguito del nuovo decreto dello scorso 4 marzo emanato dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte sulle nuove misure da adottare per prevenire la diffusione del coronavirus, il prefetto di Agrigento, Dario Caputo, ha presieduto un vertice con le Forze dell’ordine e le Autorità sanitarie agrigentine.

A conclusione, lo stesso prefetto Caputo afferma: “Attualmente la provincia di Agrigento è considerata priva di fattori di preoccupazione sul piano epidemiologico, e gli agrigentini devono attenersi alle disposizioni attuate dal nuovo decreto. Le persone appartenenti alle categorie maggiormente esposte come gli anziani o quanti sono affetti da patologie croniche o in stato di immunodepressione congenita o acquisita devono evitare di uscire, al di fuori dei casi di stretta necessità, evitando comunque i luoghi affollati nei quali si è impossibilitati a mantenere la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro. Per quanto riguarda la gestione degli ospedali è stata richiamata l’attenzione su due novità introdotte dal decreto per rafforzare la prevenzione del contagio nei confronti delle persone che accompagnano i pazienti o che si recano in visita agli ammalati. Per quanto riguarda gli accompagnatori dei pazienti, il decreto del 4 marzo ha introdotto su tutto il territorio nazionale il divieto di permanere nelle sale d’attesa dei dipartimenti emergenze e accettazione e nei pronto soccorso. In merito all’accesso di parenti e visitatori nelle strutture ospedaliere e di lungodegenza, nelle residenze sanitarie assistite e nelle strutture residenziali per anziani, autosufficienti e non, è già in vigore la disposizione per cui l’accesso deve essere limitato ai soli casi indicati dalla direzione sanitaria della struttura, tenuta ad adottare le misure necessarie a prevenire possibili trasmissioni di infezioni. Dunque invitiamo tutti gli agrigentini a volersi attenere alle disposizioni il cui scopo è unicamente quello di contribuire a proteggere la salute di tutti”.

A Licata la Guardia di Finanza ha arrestato Ebrima Ceesay, 29 anni, immigrato dal Gambia e residente in città, sorpreso in possesso, a bordo di un’automobile, di alcuni ovuli di eroina per complessivi 22 grammi di droga. Il Tribunale di Agrigento ha convalidato l’arresto ed ha applicato all’africano l’obbligo di dimora a Licata, con divieto di uscire da casa prima delle 7 e con l’obbligo di rientrare entro le 21.

Aggredita e rapinata una donna di Ravanusa di 79 anni da un balordo che non ha esitato un solo istante a colpirla selvaggiamente dopo che la donna ha tentato di reagire.

Il fatto è avvenuto ieri mattina in pieno centro di Ravanusa; il malvivente dopo avere bussato alla porta dell’anziana signora, ha subito mostrato le proprie intenzioni. Alla reazione della donna ha il malvivente le ha sferrato un pugno in faccia facendola crollare a terra e portando a termine la sua intenzione: rubare una collana d’oro.

Sulla vicenda stanno indagando i carabinieri di Ravanusa e Campobello di Licata coordinati dalla Procura della Repubblica di Agrigento.

“Non è una vacanza” ricorda il dirigente Luigi Costanza, che invita tutti ad un senso di responsabilità. Già da questa mattina i docenti di tutte le scuole agrigentine sono riuniti per elaborare un piano di lavoro con la metodologia della didattica a distanza.

Grazie alla tecnologia, alla buona volontà dei docenti saranno assegnati compiti ed esercitazioni da seguire a casa. Il nuovo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri con cui si stabilisce la sospensione delle attività didattiche fino al 15 marzo rende praticamente «obbligatorio» il ricorso alla didattica a distanza attraverso gli strumenti e le piattaforme che docenti e alunni hanno a disposizione.

“Questi giorni – riferisce Costanza – potranno servire a interiorizzare meglio concetti contenuti già svolti ed allo stesso tempo dedicare più tempo per ulteriori approfondimenti”.

“La chiusura delle scuole in tutta Italia a causa del Coronavirus sta causando enormi disagi ai genitori che lavorano e non sanno a chi affidare i propri figli. Il Governo Conte sta valutando alcune misure per andare incontro alle esigenze delle famiglie, ma chiediamo al Governo Musumeci di attivarsi immediatamente per i lavoratori regionali, ancor prima che lo faccia Roma, ricorrendo  ai congedi parentali e allo smart working”.
Lo dicono Giuseppe Badagliacca e Angelo Lo Curto del Siad-Cisal, che continuano: “Chiediamo al presidente Musumeci di concedere ai lavoratori regionali il congedo parentale per uno dei due genitori, in caso di figli con meno di 14 anni – continua il Siad-Cisal – ma anche di ricorrere al lavoro agile, allo smart working e al telelavoro per tutti i dipendenti, senza distinzione alcuna, avvalendosi anche delle
convenzioni Consip per le apparecchiature informatiche”.

“Nelle zone rosse i cantieri sono fermi, in quelle gialle sono rallentati dal tardato arrivo delle forniture. In Italia il settore delle costruzioni, che attiva l’80% del sistema industriale nazionale e si concentra per il 70% sul mercato interno, si sta bloccando, con gravi conseguenze negative per il Pil del Paese”.

E’ l’allarme lanciato da Gabriele Buia, presidente nazionale dell’Ance, nell’incontro a Palermo con le imprese dell’Ance Sicilia e col governo regionale. Buia, riferendosi al confronto in corso col governo nazionale sull’impatto economico dell’emergenza coronavirus, ha illustrato la piattaforma Ance: “Chiediamo subito ammortizzatori sociali in deroga per le imprese, la sospensione dei pagamenti fiscali e contributivi e la riapertura dei cantieri per spendere 70 mld già disponibili, di cui 16 per il Sud”.

Il problema, gli è stato chiesto dai giornalisti, è come farlo, dato che la burocrazia poi blocca tutto: “Nel governo si parla di commissari straordinari e di modello Genova – ha risposto Buia – . Abbiamo detto al premier Conte che se oggi ci vogliono 10-15 anni per fare una grande opera, i due terzi del tempo passano per le autorizzazioni fra il progetto e il bando di gara. Quindi bisogna snellire questo percorso, piuttosto che derogare alle norme sulle gare. Per noi – ha continuato Buia – ricorrere a misure straordinarie non significa derogare al Codice degli appalti come hanno fatto per il commissario di Genova, perché simili procedure vanno bene in caso di disastri che richiedono risposte immediate. Non va bene neppure il modello utilizzato per il cratere del terremoto, il cui commissario di fatto non ha poteri e non ha potuto spendere nulla. Secondo noi – ha sottolineato Buia – per l’emergenza in corso occorre semmai che la velocità diventi la normalità. Cioè, ridurre i tempi delle procedure a monte della gara, con un modello commissariale tipo quello adottato per la Napoli-Bari, col quale, all’interno del Codice degli appalti e con regole chiare e procedure trasparenti, si è riusciti a ridurre di 2 anni l’iter burocratico per le autorizzazioni fra i progetti e i bandi, ambito circoscritto alla sola pubblica amministrazione nel quale non intervengono né le imprese né si corre il rischio di corruzione. Poi si facciano le gare regolarmente, a norme vigenti e con tutti i dovuti controlli, perché non vogliamo scorciatoie alle procedure di aggiudicazione. Anzi, reiteriamo la richiesta di qualificare le stazioni appaltanti e di avere nelle commissioni di gara due funzionari pubblici e uno dell’Anac”.

“Oggi si blocca tutto – secondo Buia – perchè i funzionari, col ginepraio di leggi e interpretazioni, temono di incappare nel reato di abuso d’ufficio e nel danno erariale e prima di firmare aspettano una sentenza del giudice. E, soprattutto, si preoccupano di eventuali interventi dell’Anac. Non si può bloccare l’intera filiera in attesa delle autorizzazioni. Per prevenire tutto ciò, chiediamo al legislatore di ridefinire i parametri dell’abuso d’ufficio e del danno erariale, e che l’Anac non intervenga prima del bando, ma venga nei cantieri, accanto alle imprese durante l’esecuzione dei lavori”.

Infine, Gabriele Buia sollecita l’avvio di un piano straordinario per le piccole e medie opere, per le manutenzioni degli edifici pubblici, per il rischio sismico e idrogeologico e, in particolare in Sicilia, anche per il completamento del piano delle fognature e dei depuratori.

Da parte sua, il governatore Nello Musumeci ha dichiarato che “in Sicilia i nemici sono la legge nazionale vigente e la burocrazia. Alla Regione l’ultimo concorso risale al 1991: su 13mila dipendenti regionali il più giovane ha 51 anni. Per lo più sono poco motivati, si preoccupano dell’Anac e sono lenti. Per ovviare, almeno sul fronte della viabilità disastrata, provai un anno e mezzo fa a chiedere al governo nazionale o di restituire poteri e fondi alle province o di nominare un commissario: l’allora ministro mi chiese di indicare un nome, feci quello del provveditore regionale Gianluca Ievolella, un dirigente statale, ma da allora non si è fatto nulla”.

“Ecco che oggi – ha incalzato Musumeci – di fronte a questa nuova emergenza torno a chiedere a Palazzo Chigi un piano straordinario di investimenti pubblici al Sud e in Sicilia con la concessione di poteri commissariali tipo Genova per la riapertura dei cantieri, non solo di quelli delle incompiute, ma anche di tutte le nuove opere finanziate con i fondi Ue, Fsc e dell’edilizia scolastica”.

Musumeci è convinto che “l’Anas non sia più in grado di risolvere situazioni di emergenza in tempi brevi: il ponte Himera interrotto da 5 anni è l’emblema della sua inefficienza”.

Infine, l’assessore regionale alle Infrastrutture, Marco Falcone, nell’elencare alcune importanti interventi che la Regione conta di porre in gara entro giugno, ha osservato: “Ci sono in campo grandi opere per 1,2 mld, ma in questi cantieri la produzione non raggiunge il 24% perché il sistema delle imprese è fragile, vanno aiutate”.

Carmelo Castronovo e Rosario Manganella comunicano: “La senatrice a vita, Liliana Segre, è da ieri sera cittadina onoraria della Città di Favara.

Lo ha deciso ieri sera, il Consiglio Comunale all’unanimità dei presenti (17 su 24) con delibera n 20 del 04/03/2020.

La proposta – inviata al Sindaco, alla Giunta municipale ed a tutti i consiglieri comunali – era stata avanzata, in data 28 novembre 2019, con protocollo n.52230 di pari data dall’Istituto Studi e Ricerca Calogero Marrone e dalla sezione A. N. P. I. di Favara.

Ieri sera, ripetiamo, la felice conclusione che premia la storia di Liliana Segre ed il suo trentennale impegno civico rivolto, soprattutto, ma non solo, ai giovani, ai quali ha raccontato cosa significhi vivere nei campi di concentramento,

L’ Istituto Marrone e L’A.N.P.I. esprimono viva soddisfazione per la decisione unanime da parte degli inquilini degli scranni dell’Aula Falcone Borsellino, cui va il vivo ringraziamento delle nostre Associazioni, dei soci e, crediamo, dei cittadini.

Il 7 dicembre 1943, in località Selvetta di Viggiù – come racconta lo storico Franco Giannantoni – Liliana Segre, all’epoca tredicenne, veniva arrestata assieme al padre Alberto.

Il 30 gennaio 1944 vennero caricati sul carro bestiame, sito nel famigerato “binario 21” di Milano, con direzione Auschwitz.

Liliana, arrivata nel campo di concentramento, fu separata dal padre che non vide mai più.

Dopo gli orrori di Auschwitz, finalmente la liberazione avvenuta il primo maggio 1945.

Per molti anni, Liliana Segre non parlò con nessuno di quanto visto in quel campo di concentramento, quasi a volere cancellare quella brutta pagina della sua vita.

Solo più tardi, inizierà a girare per le scuole, a partecipare a conferenze e manifestazioni varie con il solo scopo di raccontare il vissuto e non alimentare l’odio.

Significativa una sua citazione “Coltivare la memoria è un vaccino prezioso contro l’indifferenza”.

Ma ritorniamo per un momento alla seduta del Consiglio comunale di ieri sera, nella quale è intervenuto solo il consigliere Calogero Castronovo che ha tracciato una breve storia della senatrice a vita, Liliana Segre, una figura, ha detto, Castronovo da imitare e far conoscere alle nuove generazioni.

Una sola nota in negativo: l’assenza di gran parte degli assessori e della sindaca”.