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Partecipata e sentita la manifestazione organizzata da commercianti, esercenti, ristoratori e operatori del settore turistico questa mattina a Licata.

Il sit in di protesta contro il sistema di smaltimento dei rifiuti, un’emergenza che da troppo tempo attanaglia la città, capeggiato dai rappresentanti di Confcommercio, ha avuto luogo proprio davanti il palazzo del municipio ed ha coinvolto diverse categorie ed espressioni della società civile licatese.

Significativi gli interventi al microfono in una piazza gremita, al grido: “Licata è sommersa dai rifiuti”.

“Considerato che la situazione è drammatica e va avanti da troppo tempo – ha detto il presidente provinciale di Confcommercio Francesco Picarella – e fino ad oggi non è stata trovata alcuna soluzione, riteniamo che il commissario straordinario del Comune, Maria Grazia Brandara, debba presentarsi dal governatore Musumeci e rimettere il mandato. Questa è una situazione che sta gettando nella disperazione, oltre i cittadini, i titolari di attività commerciali”.

Alla manifestazione odierna hanno aderito nella qualità di organizzatori, oltre a Confcommercio,
anche Giovanni Morello Delegato Fipe di Licata, Cna Turismo, Associazione Bed and Breakfast, anche diverse centinaia di cittadini e studenti.

 

Nel giorno del ricordo delle vittime innocenti delle mafie, non dimenticando le vittime delle stragi, del terrorismo e del dovere, è stata intitolata a Beppe Montana la Questura di Agrigento. Ed una vittima del dovere è stato il commissario Beppe Montana, nativo di Agrigento, che la sera di una domenica di luglio del 1985, a Porticello, rientrando insieme alla fidanzata da una gita in mare con il proprio motoscafo, gita che era anche finalizzata alla individuazione delle ville dove si rifugiavano i boss mafiosi, venne ucciso dalla mafia. Montana, a soli 34 anni era diventato uno degli investigatori più abili ed apprezzati tanto che, come è noto, i colleghi avevano cominciato a chiamarlo Serpico. Era molto legato al commissario Antonino Cassarà anche lui ucciso dalla mafia poco tempo dopo il 6 agosto, in quella che, per Palermo, fu una estate di sangue.
Ricordo ancora con sgomento il pomeriggio di quella domenica allorquando apprendemmo del grave delitto: io allora prestavo servizio presso la Procura della Repubblica di Palermo ed ero componente del pool antimafia costituito presso quell’ufficio. Il ricordo di Beppe Montana, ancora oggi mi suscita grande dolore e ciò per un duplice motivo, sia perché con Beppe Montana, che dirigeva la Squadra catturandi della Squadra mobile di Palermo da lui ideata e creata, si era istaurato un intenso rapporto di collaborazione e quasi di amicizia, sia perché toccò proprio a me occuparmi delle prime indagini sull’omicidio.
Il ricordo che io ho di Beppe Montana è quello di un funzionario moderno, ostinato, instancabile, poco propenso a lavorare dietro la scrivania, animato da un grande attaccamento al suo lavoro che svolgeva con impegno pur consapevole dei pericoli ai quali lo esponeva la sua attività volta alla individuazione e alla cattura di pericolosi boss mafiosi latitanti. Ricordo come, ogni qualvolta arrestava un latitante, veniva nel mio ufficio in Procura per comunicarmelo e mi diceva “ Glielo dico perché so che a lei fa piacere e apprezza il lavoro mio e della sezione catturandi”. Come ho detto Beppe Montana era consapevole dei rischi che correva con il proprio lavoro e infatti, pochi giorni dopo l’uccisione del Consigliere istruttore Rocco Chinnici ebbe a dichiarare: “ A Palermo siamo poco più di una decina a costituire un reale pericolo per la mafia. E i loro killer ci conoscono tutti. Siamo bersagli facili purtroppo. E se i mafiosi decidono di ammazzarci possono farlo senza difficoltà”. Ma malgrado la consapevolezza dei pericoli a cui si esponeva nell’operare contro l’organizzazione mafiosa, non arretrava nell’impegno volto alla ricerca dei latitanti anche dei più pericolosi. Basta dire che pochi giorni prima di essere ucciso aveva scovato ed arrestato otto latitanti interrompendo un summit di mafia. Ultimo arresto era stato quello del pericoloso esponente mafioso Marino Mannoia individuato in un appartamento di Bagheria, e come mi disse personalmente, intercettando e seguendo la di lui convivente. La tenacia di Montana e dei suoi uomini nella ricerca dei boss latitanti non poteva essere tollerata e Cosa Nostra armò un gruppo di fuoco che il 28 luglio uccise Beppe Montana e il 6 agosto Ninni Cassarà dirigente della Sezione Investigativa e l’agente Antiochia che lo accompagnava. Del commando fece parte tra gli altri Agostino Mannoia, fratello di Marino Mannoia, quest’ultimo, dopo l’arresto, divenuto collaboratore di giustizia.
Montana aveva innovato i sistemi di ricerca dei latitanti convinto che le indagini dovevano essere svolte con impegno totale e concentrato nel tempo e non occasionale e discontinuo. Ed era anche convinto che i latitanti non erano lontani dal proprio territorio, dal proprio quartiere, dai propri familiari ; così anche oltre gli orari di lavoro e durante i giorni festivi trascorreva intere giornate a setacciare le zone costiere nella zona di Porticello, Mongerbino, Santa Flavia dove trovavano rifugio molti mafiosi ricercati dalla giustizia. E la domenica in cui venne ucciso anche la gita in motoscafo con la fidanzata e alcuni amici era un occasione per svolgere le proprie indagini per la individuazione di covi di latitanti.
Non bisogna poi dimenticare che Beppe Montana oltre che essere un abile poliziotto era anche impegnato nel sociale. Collaborava infatti con Rocco Chinnici nell’educare i giovani alla legalità e fu il principale animatore del comitato in memoria di Calogero Zucchetto, agente della polizia di Stato anche lui ucciso dalla mafia.
Beppe Montana va ricordato come un poliziotto che svolgeva il proprio lavoro con rigore, dignità e professionalità e come esempio di coraggio e dedizione al contrasto della criminalità mafiosa. Questo era Beppe Montana al di là delle commemorazioni più o meno retoriche da parte di chi non lo aveva conosciuto e con lui non aveva lavorato. Io credo che tutti i giovani e non soltanto quelli che vorranno indossare la divisa della polizia dovrebbero conoscere la storia di questo poliziotto che della lotta alla mafia aveva fatto quasi uno scopo di vita.

 Cisl

La provincia di Agrigento sta vivendo un declino socio economico che ricorda lo scenario del primo dopo guerra.

L’instabilità politica, l’industria scomparsa, la pubblica amministrazione in crisi sommersa dai debiti, i sempre più numerosi disoccupati e inoccupati, i giovani che vanno via per la necessità di trovare una prospettiva di vita dignitosa, hanno causato un disagio sociale che non si riesce ad attenuare.

Ed ancora, la tassazione locale alle stelle a fronte di servizi scadenti, strade dissestate e viadotti chiusi al traffico, rendono difficile la mobilità dei trasporti commerciali e la rete dei trasporti pubblici e privati.

Uno scenario che richiede un cambio di rotta repentino, attraverso l’assunzione di responsabilità di amministratori pubblici e rappresentanti politici ad ogni livello.

Serve, mettere in campo strategie e progetti per attrarre investimenti, un’analisi e un confronto sulle tendenze internazionali sugli effetti e sui benefici che la localizzazione di imprese e gli investimenti provenienti dall’estero potranno produrre a livello territoriale, riqualificando la competivita’.

Ovviamente, con i proclami e le parole non si fa nulla, invertire la rotta significa impegnarsi e lavorare per dare un programma di sviluppo all’intero territorio.

In questi giorni, sono tante le criticità che si aggiungono al percorso di rilancio da intraprendere, si è parlato molto della mancanza di progetti per recuperare finanziamenti europei, nel contempo non si riesce a rilanciare l’università ad Agrigento, con cui si potrebbero aprire convenzioni con Enti pubblici e privati, per la progettazione, la formazione, la ricerca da offrire al sistema socio-economico del territorio.

Le difficoltà degli uffici tecnici dei comuni ridotti in malo modo, per l’assenza totale di turn over, per l’impossibilità di mettere a concorso le figure specialistiche, ingegneri, geometri e architetti e l’incapacità negli anni trascorsi di una selezione efficace per l’accesso alla pubblica amministrazione, potranno essere risolte dalla capacità di fare sistema, favorire la cooperazione nell’ambito di progetti di interesse comune tra le eccellenze Universitarie e quelle della Pubblica amministrazione, su temi di rilevante importanza per il futuro della provincia di Agrigento; Infrastutture, sviluppo industriale, turismo, tutti temi che dovranno essere affrontati con approccio scientifico, per evitare approssimazioni, ideologie e per ridurre prevaricazioni e diseguaglianze.

“Il penultimo femminicidio dell’anno in Italia, consumato in Sicilia, ci scuote ulteriormente sulla necessità di combattere con tutti gli strumenti un fenomeno che condanna l’intera società ad un grado di barbarie ancestrale”. Lo ha detto l’assessore regionale alle Politiche Sociali Mariella Ippolito nel corso della conferenza stampa di presentazione della campagna di sensibilizzazione e del Piano Regionale degli interventi per la prevenzione ed il contrasto della violenza di genere. “Neanche la recente Giornata della Donna – ha continuato l’esponente del Governo Musumeci – ha allentato la morsa dei misfatti commessi contro il gentil sesso. È indispensabile una riflessione seria su questa piaga, immediatamente seguita da azioni concrete e mirate ad abbattere la subcultura dell’inferiorità sessuale. La campagna di sensibilizzazione dell’Assessorato, che stiamo promuovendo in rete con le associazioni e le scuole, assolve proprio ai principi del Piano Regionale degli interventi per la prevenzione ed il contrasto della violenza di genere. Si prospetta una battaglia ardua ma che va condotta in ogni piega del fenomeno: dal femminicidio al sessismo, dalle molestie allo sfruttamento, dalla circonvenzione economica alla violenza psicologica. Una sana coscienza di genere va alimentata sul modello del movimento #MeToo, nato in America sulla scia dello scandalo Weinstein, ma è altrettanto auspicabile – ha concluso Ippolito – che questo slancio di civiltà sia condiviso anche dall’universo maschile”. L’assessore Ippolito ha ringraziato per la collaborazione anche l’Assessorato Regionale dell’Istruzione, retto da Roberto Lagalla, che fornirà il proprio contributo tecnico nella raccolta di dati e informazioni ed il Formez Pa per l’assistenza tecnica nell’attuazione del piano.
Ume è il fiore simbolo della speranza e resistenza alle difficoltà della vita scelto come emblema della campagna avviata nell’ambito del “Piano regionale degli interventi per la prevenzione ed il contrasto della violenza di genere”.
La Regione Siciliana, in linea con i principi sanciti dalla Convenzione di Istanbul contro i soprusi nei confronti delle donne, ratificata dall’Italia nel 2013, ha programmato una serie di interventi mirati alla prevenzione e al contrasto della violenza di genere, in attuazione alla legge regionale n.3 del 2012, attraverso il potenziamento di un processo di interorganizzazione tra soggetti istituzionali e del privato sociale.
Il Piano regionale degli interventi prevede un investimento complessivo di 3 milioni e mezzo di euro fino al 2019.
Nel corso della conferenza stampa è stato presentato il progetto di assistenza tecnica fornita dal Formez Pa per la realizzazione di alcune azioni previste nel piano mirate a potenziare la prevenzione, l’informazione e la comunicazione sulla violenza di genere, la formazione degli operatori e la creazione di un sistema informativo regionale.
“Con questo progetto – ha affermato Valeria Spagnuolo, dirigente e coordinatrice delle aree di produzione di Formez PA – intendiamo supportare la Regione Siciliana nel ruolo di cabina di regia istituzionale per tutto il territorio regionale nel contrasto ad una delle forme di violenza più abiette e diffuse nel mondo. Il nostro compito è quello di coadiuvare l’amministrazione regionale nel rafforzamento della rete di soggetti pubblici e privati che lavorano per prevenire e combattere la violenza di genere. L’intento della Regione – ha proseguito Spagnuolo – è quello di dar vita ad una capillare campagna di sensibilizzazione e, contemporaneamente di rafforzare la rete dei centri operanti sul territorio attraverso interventi di capacitazione che saranno rivolti al personale dei medesimi centri. E’ previsto anche il monitoraggio dell’attività dei centri, con l’obiettivo di identificare meglio i target e i fabbisogni e la diffusione di buone pratiche, mutuate anche da altri contesti. Per un ente quale Formez PA, impegnato da decenni nel supporto alle pubbliche amministrazioni, si tratta di una sfida nuova, molto impegnativa ma di grandissimo rilievo e ringrazio la Regione Siciliana di averci offerto questa occasione”.

La conferenza stampa integrale è disponibile al link: https://goo.gl/LVkHfx
mentre le videointerviste in Hd sono su: https://youtu.be/cpFmBYNzpTg

 

Sabato 24 marzo, appuntamento con la storia nell’aula magna del Liceo “Bonaventura Secusio” di Caltagirone, i lavori si apriranno alle ore 9.15 e si concluderanno alle 13.15. L’evento culturale organizzato dall’Ucsi Sicilia in sinergia con il Liceo “Secusio”, inizierà con un corso di formazione dedicato ai giornalisti dal titolo “Comunicare il fatto storico, Bonaventura Secusio cronista di pace”. L’ordine dei Giornalisti di Sicilia, ha inserito il seminario nella piattaforma nazionale della formazione, riconoscendo ai partecipanti quattro crediti formativi.
I lavori saranno preceduti dai saluti portati dalla dott.ssa Concetta Mancuso, Dirigente del Liceo “Secusio”, dal dott. Domenico Interdonato, giornalista e Presidente dell’Ucsi Sicilia Unione Cattolica Stampa Italiana e da C. Cubisino, Rappresentante degli Studenti, Liceo Secusio.
I relatori ricorderanno la splendida figura di “Bonaventura Secusio”, religioso e diplomatico siciliano tra guerre di religione e impegno pastorale a quattrocento anni dalla morte. La cerimonia solenne di apertura del Centenario, concluderà i lavori del seminario.
ABBINARE ARGOMENTO – Prof. Buttiglieri Paolo, Giornalista, Docente di Comunicazione Sociale, Università Pontificia Salesiana, Roma e Consulente Regionale Ucsi. Prof. Enzo Nicoletti Storico. Bonaventura Secusio, a 400 anni dalla morte. A 350 anni dalla Pace di Vervins, del 2 maggio 1598. Prof. Salvatore Farinato, Docente Discipline Teologiche presso l’Istituto Marcinò, Caltagirone. Prof. Giuseppe Alberghina, Docente Storia e Filosofia, Liceo Classico “Bonaventura Secusio”, Caltagirone.
Temi trattati – La gestione efficace dei rapporti diplomatici in tempi di crisi. L’impegno Pastorale di Bonaventura Secusio: Ministro Generale dell’ ordine dei Minori Osservanti, Patriarca di Costantinopoli, Vescovo di Patti, Arcivescovo di Messina, in ultimo Arcivescovo di Catania. Comunicare il fatto storico: La comunicazione e il ruolo della diplomazia in tempi di crisi, l’eredità storica di Bonaventura Secusio. Bonaventura Secusio e Caravaggio

Ci sarà anche il chitarrista e compositore agrigentino Giovanni Croce, al Teatro Garibaldi di Modica, stasera venerdì 23 marzo, all’inaugurazione della mostra fotografica di Marco Divitini “I segni indelebili. Viaggio nell’isola degli dei”. Giovanni Croce e i New Jazz Hats si esibiranno nella storica cornice del teatro modicano con un repertorio di pezzi inediti e alcuni classici. Sul palco, ci saranno Francesco Marullo alla batteria, Rosario Montalbano al basso, Salvatore Casodino alla chitarra ritmica e ovviamente Giovanni Croce alla chitarra. La trasferta a Modica di venerdì sera, è stata sponsorizzata dall’associazione Mata Hari dell’artista agrigentina Serenella Bianchini.

Il presidente della Regione annuncia che l’assessore che sostituirà Vittorio Sgarbi ai Beni Culturali sarà un tecnico. Lo stesso Sgarbi, premettendo di non essere intenzionato ad imporre nulla, ha sottolineato che la scelta del suo successore spetta a Forza Italia. Nello Musumeci, al momento, insiste per il tecnico, e le sue parole sono: “C’è bisogno di un profondo conoscitore dei beni culturali siciliani, come del resto è il professore Sgarbi, che però andrà a fare il deputato fra qualche giorno. Sarà un tecnico, che darà impulso con una presenza maggiore e non riferibile necessariamente a un partito. Un tecnico al di sopra delle parti”.

Sgarbi, però, altrettanto al momento, non è intenzionato a trasferirsi da Palermo a Roma. E ribadisce: “Se dovessi scegliere fra l’essere un semplice parlamentare e l’assessore dei Beni culturali della Sicilia, scelgo di fare l’assessore. Nessun passo indietro: mi dimetterò da parlamentare quando sarà chiaro il quadro politico. Intanto aspetto che la Giunta convalidi le elezioni”. E ciò, secondo il vocabolario del politichese, significherebbe che Vittorio Sgarbi si dimetterà da assessore in Sicilia solo se nominato ministro dei Beni Culturali. Nel frattempo, ancora Musumeci è tormentato dalla crisi della sua maggioranza, e dai rimpalli, con tanta melina a centrocampo, dei documenti contabili, il bilancio e la finanziaria. Lui, il presidente, coltiva ottimismo, è fiducioso, e prospetta: “Siamo assolutamente in tempo per approvare il bilancio in 2-3 giorni. Se c’è la buona volontà, se non si ricorre all’ostruzionismo. Penso a un bilancio asciutto: non 60-70 articoli, come è avvenuto ogni anno, soprattutto improntati a criteri di clientela, ma 32-33 norme assolutamente essenziali. Non abbiamo la maggioranza, ma è risaputo, l’ho detto per primo, perchè la legge elettorale non lo consente. Ma sui provvedimenti si può trovare”.

Poi, il politico catanese lancia un appello rivolto soprattutto all’opposizione: “Chi nell’opposizione vuole votare proposte del governo, lo faccia alla luce del sole: chi intende votare anche contro i provvedimenti per le fasce deboli lo faccia, ma sempre alla luce del sole. Se volessi potrei portare deputati dell’opposizione alla maggioranza, come ha fatto il mio predecessore quando sono passati da una parte all’altra 40 deputati. Io non lo faccio, non è tempo di mercato nero, ognuno resti al proprio posto”.

A.R. (teleacras)

Oggi in Commissione IV Territorio Ambiente e Mobilità, abbiamo avuto una importante audizione che riguarda le nostre infrastrutture stradali, con i vertici regionali dell’ANAS e del CAS.
Dall’ANAS abbiamo avuto conferma che con il nuovo contratto che riguarda la regione Siciliana, la Sicilia è diventata uno degli 8 dipartimenti d’Italia, quindi vi è una particolare attenzione verso la nostra regione, e soprattutto vi sono oltre 3 Miliardi di investimenti che riguarderanno la Sicilia. Di questi 3 Miliardi, circa 800 milioni saranno destinati alla manutenzione della A19 Palermo/Catania, alcuni lavori sono in corso, altri verranno avviati nei prossimi mesi, affinché questa autostrada possa tornare ad essere percorribile e degna dei siciliani.
Ai vertici dell’ANAS ,abbiamo chiesto come procedono i lavori sulla Palermo/Agrigento ed abbiamo preteso che disuniscano i disagi per i Siciliani. Non è possibile patire ancora tanti disagi nonostante gli investimenti economici effettuati su quella strada in questi anni. Sulla Agrigento/Palermo gravano gli errori commessi dalla politica in questi anni, come la mancanza di governance o l’aver assegnato l’appalto di 32 km di strada in un solo lotto alle imprese. L’ANAS ci ha confermato una imminente riduzione del numero dei semafori e la consegna entro l’anno di 28 km di strada .
Abbiamo anche chiesto degli ulteriori finanziamenti, stante il fatto che l’ANAS è depositaria di oltre 3 miliardi di fondi destinati alla Sicilia, di questi buona parte sono assegnati alle manutenzioni, altri anche agli investimenti che riguardano proprio la Palermo/Agrigento,in particolare il bivio Tumarrano e Manganaro. Contiamo di migliorare la viabilità di questa strada nei prossimi mesi, ovviamente staremo col fiato sul collo all’ANAS, come è giusto che sia nell’interesse dei siciliani
Dunque, ricapitolando, con i vertici dell’Anas abbiamo parlato della Palermo/Agrigento, della Palermo/Catania, dove ci sono 800 milioni di investimenti per la manutenzione, dell’iter che sta portando alla conclusione della Agrigento/Caltanissetta ed ovviamente di Agrigento città, interessata da diversi lavori, dal viadotto Petrusa da ricostruire al Viadotto Morandi, che sappiamo essere stato al centro di un vivace dibattito in città. 
Gli Agrigentini si chiedono se sia opportuno ristrutturare un viadotto molto contestato per il suo impatto paesaggistico o se piuttosto non si possano trovare soluzioni alternative.
L’ANAS ha , in effetti, avviato un iter che porti alla gara per la ristrutturazione del viadotto Morandi che comporrebbe una spesa di circa 30 milioni di euro ma ha dichiarato che se arrivano sollecitazioni diverse da questa commissione o dagli enti locali, si possono anche avviare soluzioni alternative. Per cui abbiamo immaginato nelle prossime settimane, di indire una audizione che coinvolga il Comune di Agrigento e la Sovrintendenza di Agrigento, per vedere se è più opportuno e magari anche PIU’ ECONOMICO e meno invasivo, scegliere soluzioni alternative ad un viadotto che è sempre stato molto contestato dagli Agrigentini.

 

La Uil Provinciale di Agrigento interviene con il Segretario Generale Gero Acquisto in merito alla probabile realizzazione a Casteltermini di un centro di stoccaggio dei rifiuti, di cui ancora non sono chiare le finalità e i benefici per il territorio.

“Siamo stati sollecitati da tanti cittadini sulla possibilità, a causa dello stato di emergenza dei rifiuti in Sicilia, di realizzare un impianto per il trattamento della frazione organica del rifiuto solido e urbano e, a quanto pare, il sito sarebbe stato individuato nell’area di Cozzo Disi alle porte di Casteltermini. Se dalla Regione Siciliana, con in testa il neo commissario dei rifiuti Nello Musumeci, c’è questa volontà, vogliamo capire prima di esprimere giudizi di merito, perchè è stato individuato questo territorio e se ci sono rischi per la salute dei cittadini e quali eventualmente saranno i benefici, anche perchè ancora non è stato approvato un piano regionale dei rifiuti.
Riteniamo che questo progetto debba essere discusso con il territorio e si debba innanzitutto garantire la sicurezza per il cittadino.
Onestamente vogliamo fare presente al Presidente della Regione Musumeci che questa comunità, prima di realizzare un centro di stoccaggio, ha altre priorità non di poco conto, primo fra tutti il problema viabilità stradale.
A oggi penso che sia notorio a tutti che le strade di accesso al paese sono praticamente chiuse, compresa la famosa Cozzo-Disi che da un anno e mezzo non è transitabile per lo smottamento di massi che hanno reso impraticabile la principale via di comunicazione in l’entrata e uscita per Casteltermini.
Vogliamo capire, inoltre, il bacino e l’ampiezza di questo centro di stoccaggio e del futuro impianto di compostaggio, compresa l’affluenza quotidiana dei camion che andrebbero a scaricare i rifiuti, con tutti i disagi e i rischi che ne potrebbero conseguire per la comunità locale.
Noi non possiamo restare in silenzio o accettare sic et simpliciter delle decisioni dall’alto senza coinvolgere il territorio e capire bene i pro e i contro di un eventuale centro di stoccaggio.
Pertanto, chiederemo delucidazioni alla stessa regione prima che si porti a termine un’opera che a oggi pone a noi e ai cittadini tanti dubbi.”