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Il primario dell’Hospice cure palliative e consigliere dell’Ordine dei Medici, Geraldo Alongi, è contrario all’attivazione del reparto covid nell’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento, e afferma: “Pensare ad un reparto covid all’interno dell’ospedale ‘San Giovanni di Dio’ è sbagliato e gravissimo. La dolorosa esperienza di altri ospedali italiani che hanno prima di noi fronteggiato il covid deve insegnare: non si può tenere nello stesso posto i contagiati e gli altri ammalati. E’ davvero impensabile anche solo la possibilità remota di non poter essere d’aiuto a chi ha altre patologie, a chi ha bisogno di un medico e una risposta sanitaria per qualcosa che magari non è il virus, ma che può essere allo stesso modo letale. Ci sono ammalati cronici che rischiano di essere abbandonati, urgenze che vengono dirottate altrove e succederà che ci sarà una mortalità anche superiore a quella che ci consegna ad oggi il covid. Perché non fare il contrario? Lasciare tutto com’è stato e creare il nuovo reparto Covid altrove? Non per forza alla clinica Sant’Anna: non mancano strutture in provincia che al momento sono ferme e potrebbero diventare riferimento. Non solo: convogliare anche esperti, professionisti, attrezzature e dispositivi in un unico luogo non renderebbe il lavoro di tutti più efficace? L’ospedale di Ribera è grande, è progettato per scopi sanitari ed è fermo: utilizzarlo non metterebbe a rischio nessun reparto e nessun cittadino che ritiene necessario chiedere aiuto al suo ospedale di riferimento” – conclude Alongi.
Nel frattempo la Regione ha confermato il piano e l’assessore Razza, in occasione di un incontro in video conferenza con gli addetti ai lavori nell’Agrigentino, ha ribadito che vi saranno dei percorsi separati, solo per i pazienti covid. E l’Azienda sanitaria provinciale ha anche presentato una certificazione della ditta che si occupa degli impianti di climatizzazione garantendo che l’aerazione del reparto sarà indipendente.

E’ stato firmato un nuovo accordo tra la Regione e l’Aiop Sicilia per coinvolgere gli ospedali privati accreditati nella rete ospedaliera regionale per la gestione dell’emergenza Covid-19 in prossimità del picco atteso a metà aprile. L’Aiop Sicilia spiega: “L’accordo prevede il pieno coinvolgimento delle strutture sanitarie private secondo diversi livelli e tipologie, ciascuna secondo la propria vocazione. L’obiettivo è arrivare ad una migliore integrazione nel sistema di assistenza e cura e potenziare le azioni messe in campo per far fronte all’epidemia del coronavirus. In particolare tra gli ospedali privati sono previste 3 tipologie di strutture: No Covid, Covid Hospital, e Covid Center a seconda delle cure e delle diverse esigenze dei pazienti che verranno accolti. Nei “No Covid” andranno pazienti affetti da altre patologie che verranno dirottati dalle strutture pubbliche per far posto all’emergenza; nei “Covid Hospital” andranno pazienti affetti da Covid19 e nei “Covid Center” andranno pazienti già in ripresa dopo la fase acuta che non possono però ancora essere dimessi”.

Il coronavirus miete la seconda vittima all’Oasi Maria Santissima di Troina, in provincia di Enna, dove il focolaio della pandemia è esploso da circa una settimana l’emergenza più grave dell’Isola. E’ morta una donna di 51 anni, ricoverata da alcuni giorni all’ospedale Umberto primo di Enna. Ad oggi all’Oasi di Troina risultano 112 i positivi al Covid-19 tra pazienti, medici e personale sanitario dell’ospedale per disabili fondato da padre Ferlauto negli anni ’50. Ieri sera è risultato positivo anche il direttore sanitario dell’Oasi di Troina, ricoverato all’ospedale Umberto primo di Enna. Gravi ma stabili le condizioni di due volontarie che lavoravano nella struttura, mentre buone notizie giungono per padre Silvio Rotondo che migliora. All’interno della struttura vi sono ancora una sessantina di persone positive al virus che saranno trasferite.

Al mattino di oggi, nell’Aula del Senato, nel corso dell’informativa del ministro della Sanità Roberto Speranza sull’emergenza coronavirus, è stata confermata la prospettiva di mantenere le attuali misure restrittive oltre il 3 aprile. Il ministro Speranza ha affermato: “La decisione del governo Conte è di prorogare fino al 13 aprile tutte le misure di limitazione alle attività e agli spostamenti individuali finora adottate”.

L’emergenza sanitaria legata al coronavirus è anche emergenza economica. L’assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao, spiega: “La Sicilia va verso un crollo di più di sette punti percentuali di Prodotto interno lordo quest’anno. E’ una prospettiva di devastazione economica che richiede una nuova finanziaria emergenziale, come ha confermato il presidente della Regione. Ho ribadito ai deputati la necessità di votare presto il bilancio. Ma adesso tocca al governo presentare presto la nuova manovra, sulla quale al momento non sembra si sia a buon

No al centro Covid all’interno del San Giovanni di Dio: la Cisl Fp di Agrigento, Caltanissetta ed Enna da il via ad una petizione on line per scongiurare una scelta che il sindacato ha già definito “irresponsabile”.

L’iniziativa, (a cui si può aderire a questo indirizzo: http://chng.it/ZC5drFCL) conta già quasi 500 sottoscrizioni.

“Il terzo piano dell’ospedale ‘San Giovanni di Dio’ di Agrigento – dice il segretario generale Floriana Russo Introito – è stato indicato come Punto Covid ma essendo una struttura monoblocco consentirebbe facili contaminazioni tra reparti. Continuiamo a chiedere quindi che il Punto Covid sia realizzato in una struttura separata dall’ospedale, individuando una sede dedicata a tale scopo. Questo è ciò che suggerisce il personale sanitario che lavora nelle strutture sanitarie del Nord Italia – conclude -, questo è ciò che consiglia di fare anche il personale sanitario che opera all’interno del nosocomio di Agrigento. La loro voce non può essere ignorata da chi ha posizioni, temporanee, di comando”.

Sono riprese da parte del Comune, le operazioni di sanificazione dei quartieri di Agrigento che nei giorni scorsi erano state sospese a causa del maltempo. Si tratta di  misure adottate per la prevenzione e gestione dell’emergenza epidemiologica Covid19.

Oggi,  completamento del Villaggio Mosè, Cannatello, Le Dune, Fiume Naro  e Zingarello.

Le operazione proseguiranno nei prossimi giorni con un secondo ciclo di sanificazioni, con il seguente Calendario:

1-2 aprile, Villaseta e Monserrato;

3 aprile, Montaperto e Giardina Gallotti;

6-7 aprile sanificazione in centro città;

8 e 9 aprile, interventi presso i quartieri Quadrivio Spinasanta, Fontanelle, San Giusippuzzu e San Michele;

10 e 11 aprile sanificazioni nei quartieri di San Leone e Villaggio Peruzzo;

14 – 16 aprile interventi nei quartieri Villaggio Mosè, Cannatello, Le Dune, Fiume Naro e Zingarello.

Da stamani risultano tre i casi di Coronavirus registrati a Canicattì. Lacune e approssimazione nella fornitura dei dati hanno portato il sindaco Di Ventura ad inviare una decisa nota di protesta alla Direzione dell’ASP di Agrigento.

Questo il contenuto della nota:

“Purtroppo, dopo numerosissime note, incontri, rassicurazioni, continuo a constatare approssimazione nella diffusione delle informazioni da parte dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Agrigento.
In queste ultime ore la stampa riporta la notizie di un terzo caso nella nostra città “Proprio a Canicattì sarebbe risultata positiva una dottoressa, posta già in quarantena, in servizio al reparto di medicina generale dell’Ospedale Barone Lombardo. ”

Da fonti non ufficiali, visto che si continua ad informare solo il Sindaco della città in cui risiede il soggetto risultato positivo, siamo venuti a conoscenza che in ogni caso il soggetto abbia il domicilio nella nostra città.
Da Sindaco esprimo profondo rammarico. È inconcepibile come situazioni così delicate possano essere gestite in questo modo.

Mi riservo di tutelare la mia comunità anche in sede giudiziaria per le superficialità riscontrate nella gestione dell’emergenza relativamente ai casi riscontrati positivi da Covid-19.
L’ASP si attrezzi con una regia unica e fornisca informazioni precise, dettagliate, e soprattutto a chi di competenza. Restiamo a casa.

“Carissimi concittadine e concittadini, la situazione di emergenza ci costringe ad affrontare, con coscienza e consapevolezza, tutte le situazioni particolari ed urgenti. Sono saltate le scale di priorità e la gestione normale dell’Ente, ma questo non vuol dire che lasciamo nulla al caso. Rassicuriamo, quindi, tutti sulla sospensione delle attività di liquidazione, accertamento e controllo sui tributi dell’Ente. Come disposto dal DL “Cura Italia” questa sospensione abbraccia il periodo che va dal 8 marzo al 31 maggio 2020, salvo diverse successive disposizioni a livello nazionale”.

Tempo e gradualità: sono questi i due concetti attraverso i quali passerà la ripartenza del nostro Paese. Parole che tracciano la via da percorrere tracciata dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte che ieri intervistato dal quotidiano spagnolo “El Pais” ha fatto il punto sull’emergenza coronavirus in Italia.

Il calo dei contagi registrato nella giornata di ieri, di fatto dimezzati rispetto a domenica, fanno tirare un piccolo sospiro di sollievo e rinforzano la convinzione che quantomeno siamo sulla buona strada. Tradotto: le restrizioni stanno funzionando ma è ancora troppo presto per dire che il peggio è alle spalle visto che mai come ora abbassare la guardia rischierebbe di vanificare quanto fatto finora.

PASQUA IN QUARANTENA – Una Pasqua che sicuramente ricorderemo. Non certo per i pranzi in famiglia o la rituale gita fuori porta. La proroga delle restrizioni oltre il 3 aprile è ormai scontata con gli italiani tutto sommato pronti all’ennesimo sacrificio: l’annuncio ufficiale dovrebbe arrivare dopo il Consiglio dei Ministri in programma domani o al più tardi giovedì quando il Presidente del Consiglio si presenterà ancora una volta per parlare agli italiani e comunicare che si andrà avanti fino a dopo Pasqua, presumibilmente intorno al 15 o 18 aprile. In questi giorni si continueranno a monitorare i dati e in base alla curva dei contagi gli esperti decideranno quando e come l’Italia potrà ripartire.

PROVE GENERALI DI RIPARTENZA – Sulle riaperture, così come è stato per le restrizioni, si ragionerà “in termini di proporzionalità”, ha chiarito ieri Conte. E, incalzato, sulla possibilità che la serrata delle attività produttive possa durare molto replica: “no, è una misura durissima dal punto di vista economico. E’ l’ultima misura che abbiamo preso e non può prolungarsi troppo”.

IL RISPETTO DEL DISTANZIAMENTO SOCIALE – La parola d’ordine, insomma, è ancora cautela nonostante il pressing di Matteo Renzi, che aveva fatto infuriare (non poco) gli esperti con la sua richiesta di mettere il turbo alla riapertura.

Per tutti varrà una regola, quella del distanziamento sociale. Impossibile pensare di poter tornare immediatamente alla vita normale.

Priorità, dunque, ad attività indispensabili, mentre tempi più lunghi per i luoghi e attività dello “svago”, concerti in testa.  Molto probabilmente, gli ultimi a riaprire saranno i luoghi dove è più difficile mantenere le distanze: discoteche, bar, pub. Ma anche ristoranti, palestre, piscine e sale giochi. Al vaglio la riapertura  di qualche negozio fermo restando, come detto, le distanze di un metro e la possibilità di entrare uno alla volta, studiando magari appositi “schemi”. Impossibile pensare di tornare istantaneamente alla vita normale.

Al vaglio anche la possibilità di prevedere rientri cadenzati in base all’età, il cosiddetto modello israeliano, ossia l’addio alla quarantena per fasce di età a cominciare dai soggetti più forti, come ad esempio i giovani, per poi passare a quelli più a rischio.

SPUNTA IL 4 MAGGIO – Una data? Impossibile indicarne una con precisione ma considerando le festività del 25 aprile e del 1 maggio, con gli italiani pronti a radunarsi in massa e fare gite fuoriporta, probabile che il semaforo verde che segni il ritorno alla “normalità” possa arrivare soltanto il 4 maggio.

(Virgilio.it)