Home / Articoli pubblicati daRedazione Ag (Pagina 159)

Causa variante Delta i contagi sono di nuovo in crescita e per alcune Regioni c’è il rischio concreto di tornare presto in zona gialla. Un passaggio che di fatto non comporterebbe grandi variazioni, visto che comunque le differenze tra zona bianca e gialla sono ormai minime: il coprifuoco, ad esempio, è stato eliminato anche in zona gialla, così come l’obbligo di utilizzare le mascherine all’aperto.

Un ritorno adesso in zona gialla, con la tendenza dei contagi in crescita, non è comunque una buona notizia, anche perché basterebbe poco per tornare in zona arancione e assistere a un ripristino delle restrizioni.

Ragion per cui le Regioni chiedono alla Cabina di regia di ripensare nuovamente ai criteri per il cambio dei colori, guardando esclusivamente alla situazione negli ospedali che – nonostante una repentina crescita dei contagiati – è assolutamente sotto controllo.

In Italia aumentano ogni giorno i focolai causati dalla variante Delta. Siamo lontani da quanto sta succedendo nel resto d’Europa, specialmente in Paesi come Gran Bretagna, Spagna e Portogallo, ma la curva dei contagi è ormai tornata a crescere e si prevede che continuerà a farlo in maniera esponenziale nelle prossime settimane.

Nell’ultima settimana abbiamo assistito a una crescita, seppur minima, del valore dell’indice Rt, passato da 0.63 a 0.66. Anche l’incidenza dei casi è in aumento, in quanto rispetto ai 9 casi ogni 100.000 abitanti della settimana prima, siamo arrivato a 11 ogni 100.000.

Dati che – se si guarda anche a quelli relativi a ricoveri e decessi che nel frattempo sono in netto calo – non destano allarme. Tuttavia, l’esperienza insegna che quanto solitamente succede negli altri Paesi d’Europa potrebbe ripetersi anche da noi.

Ed è per questo che c’è un atteggiamento prudente da parte del Governo che in questi giorni non ha assolutamente intenzione di rinunciare ad alcune importanti restrizioni, come ad esempio all’obbligo d’indossare la mascherina al chiuso oppure alla riapertura delle discoteche per tutti (senza quindi necessità del green pass).

Anche perché nel frattempo in Gran Bretagna, dove per settimane la variante Delta (prevalente) ha causato una crescita dei contagi ma senza alcun impatto sul sistema sanitario, si segnala una prima crescita del dato sulle ospedalizzazioni (anche se qui il Premier Johnson ha deciso in favore del “libera tutti”).

Serve essere prudenti – e non allarmisti – come tra l’altro ribadito dal Ministro della Salute, Roberto Speranza, nei giorni scorsi.

Il passaggio in zona gialla di una Regione da zona bianca a gialla avviene, secondo le attuali regole, quando l’incidenza dei contagi supera la soglia dei 50 ogni 100.000.

È vero che oggi siamo molto sotto questa soglia, ma se si guarda a quanto sta succedendo in altri Paesi, come in Spagna, si prevede che presto in quasi tutte le aree della penisola ci sarà un superamento dei 50 casi settimanali ogni 100.000 abitanti.

Nel dettaglio, gli esperti ritengono che le prime Regioni che potrebbero superare la suddetta soglia sono:

Sicilia (incidenza a 21);
Campania (incidenza a 19);
Abruzzo (incidenza a 16,6);
Marche (incidenza a 15,3).
Queste le quattro Regioni che nel giro di due o tre settimane potrebbero ritornare in zona gialla, con il rischio che a ridosso dell’autunno ci saranno le condizioni anche per ritorni in zona arancione e rossa, e dunque un ripristino delle restrizioni.

Una situazione che le Regioni vogliono assolutamente evitare ed è per questo che è stato chiesto un urgente incontro con la Cabina di Regia in cui discutere di una nuova modifica dei criteri che determinano il cambio di colore. La richiesta delle Regioni è di guardare solamente all’incidenza negli ospedali, valutando quindi la pressione della crescita dei contagi sul sistema sanitario.

Nell’attesa di capire se queste richieste verranno accolte, e dunque avremo tutta Italia in zona bianca ancora per diverse settimane (in quanto nel breve periodo non sembra esserci pericolo per il sistema sanitario, almeno fino a settembre-ottobre), il Ministero della Salute ha comunque avanzato delle richieste alle Regioni, chiedendo loro un atteggiamento prudente.

Nel documento titolato “Allerta internazionale variante Delta: incremento dei casi Covid-19 in diversi Paesi europei” si legge della necessità di:

rinforzare il tracciamento;
applicare tempestivamente la quarantena in caso di sospetta variante,
sequenziare i campioni, “in modo da garantire strategie vaccinali che tengano conto della possibile minore protezione contro le infezioni da Delta dopo una sola dose”.
Per il momento non servirà altro, ma la situazione è in continua evoluzione.

“Il recesso dal contratto quinquennale del comodato d’uso del chiosco di Porta di Ponte deciso dal Libero Consorzio comunale lascia di stucco.” Per l’ex sindaco di Agrigento e attuale consigliere comunale Lillo Firetto “la riorganizzazione del personale del Libero Consorzio e altre ragioni burocratiche non possono giustificare una scelta che è totalmente priva di visione del futuro della città. Proprio adesso in fase di ripresa del turismo e dell’economia- afferma- ridurre servizi turistici e culturali è un errore imperdonabile. Il sindaco e la Giunta del Comune di Agrigento chiedano il mantenimento in comodato dei beni mobili dell’infopoint e dell’Officina delle tradizioni popolari, divenuto luogo del cuore del Fai. Tutti questi beni, con la supervisione del Fai e della famiglia Casesa, rimangano nella disponibilità del Comune. In quei locali si mantenga il punto informativo a Porta di Ponte, con i suoi 250 utenti di media al giorno, e resti fruibile il museo di cultura popolare intitolato a Gigi Casesa. Se il Comune non è in grado di gestire entrambi- conclude Lillo Firetto- li affidi a terzi con bando che ne ricerchi le necessarie competenze. I soldi per farlo li ha”

Le motivazioni di due diversi collegi del Tribunale del Riesame saranno rese note entro 45 giorni, nell’ambito della maxi inchiesta “Waterloo”, sul cosiddetto sistema “Marco Campione”, e sulla presunta “rete” criminale che, secondo la Procura di Agrigento, sarebbe stata messa in piedi dall’ex presidente di “Girgenti Acque”.

L’ultima decisione adottata dal Riesame, riguarda Pietro Arnone, 58 anni, ex amministratore di “Hydortecne”, e responsabile dell’Ufficio legale di “Girgenti Acque”. Anche lui è stato rimesso in libertà, come gli altri sette fermati.

Adesso gli otto fermati da carabinieri, Dia, e Guardia di finanza, sono tutti liberi. Qualche ora prima era tornato in libertà, sempre per effetto della decisione del Riesame, il personaggio chiave dell’operazione, l’imprenditore agrigentino Marco Campione, 60 anni.

Protestano gli Esecutivi di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil Sicilia, riuniti in videoconferenza dai segretari Pierluigi Manca, Tonino Russo e Nino Marino alla presenza dei segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil Alfio Mannino, Sebastiano Cappuccio e Claudio Barone. Fai-Flai-Uila, che annunciano un presidio per venerdì 23 dinanzi all’Assemblea Regionale a Palermo auspicando “dialogo e confronto con il presidente dell’Ars e i capigruppo”.

“Promesse mai mantenute”
I sindacati denunciano: “Il Governo Musumeci ha approvato dopo anni di annunci e di bluff, riforme promesse e mai mantenute, un disegno di legge che non abbiamo mai potuto discutere nei suoi contenuti prima del passaggio in Giunta. E dopo questo passaggio s’è materializzata l’ultima… pinocchieria: presentare in un comunicato ufficiale quella proposta come frutto, riportiamo testualmente, di un preventivo confronto con le parti sociali. Conosciamo già il testo inviato al Parlamento regionale e pubblicato sul sito ufficiale dell’ente, in attesa di benevolo disvelamento della proposta da parte dell’assessore all’Agricoltura che ci ha convocati per martedì 13. Noi andremo per rispetto all’istituzione e senso di responsabilità, ma diremo che la Regione vuole dotarsi di norme inutili. Anzi, controproducenti per i lavoratori e per i cittadini siciliani. La logica di questa riforma va ribaltata, o siamo pronti a una grande mobilitazione per settembre dopo un percorso di assemblee unitarie in tutte le province con le lavoratrici e i lavoratori che avrà inizio sin dai prossimi giorni”.
“Nessun confronto”
Gli Esecutivi delle tre organizzazioni di categorie aggiungono: “Esibire una copertina o poco più non si può certo chiamare confronto, che adesso ci auguriamo possa svilupparsi seriamente con il Parlamento regionale. Vogliamo subito dire la nostra. Sia chiaro, quindi, come questa sbandierata riforma a costo zero nasca morta perché tradisce le attese delle centinaia di amministrazioni locali, che hanno sottoscritto la nostra proposta di investimento sulla difesa dell’ambiente e sulla lotta al dissesto idrogeologico. Evidentemente, però, il Governo Musumeci confonde investimenti con spese. E intanto punta a un blocco indiscriminato del turn-over che mira ad azzerare il Servizio Forestale Pubblico, con il rischio del tutto evidente di futuro ricorso alle privatizzazioni che rappresentano un salto nel buio”.

“Il disegno di legge – sottolineano ancora – prevede, oltre alle tradizionali attività di manutenzione e antincendio, che i forestali svolgano non meglio precisate mansioni di protezione civile e contrasto al randagismo. La nostra proposta, ormai da anni a disposizione delle forze politiche regionali, indica tra le competenze della Nuova Forestale la manutenzione e l’antincendio, gli interventi contro il rischio idrogeologico anche in aree demaniali non incluse nel patrimonio forestale, il recupero dei terreni abbandonati, la gestione produttiva del demanio forestale, la valorizzazione di parchi e riserve. La differenza ci sembra evidente”.

“Fumo negli occhi da Musumeci”
“Sia chiaro, poi, che è un chiaro ed evidente errore prevedere lo smantellamento della quota, peraltro minima, di forestali a tempo indeterminato attualmente in organico che sono la spina dorsale del comparto. Su di essi, infatti, s’impernia la gestione dei cantieri forestali e dei magazzini, degli autoparchi e dei centri operativi, oltre al necessario e mai sufficiente presidio permanente dei boschi. Senza parlare del supporto indispensabile che assicurano alle Direzioni lavori. Pensare di eliminare il contingente LTI vuol dire smantellare la Forestale in Sicilia negando, peraltro, le legittime aspettative dei lavoratori per la stabilizzazione”.

“Quando la Sicilia brucia – concludono Fai, Flai e Uila – non serve che il presidente Musumeci getti fumo negli occhi. Ce n’è già abbastanza a causa dei roghi!”.

Pensate ad un territorio colpito dal terremoto con la Protezione civile che si ferma la domenica nel rispetto del riposo settimanale e adesso pensate alla gravissima emergenza di Favara con i cittadini e, di più, i bambini costretti a vivere tra i rifiuti in piena estate con il fetore che toglie il respiro e provate a trovare la differenza tra il terremoto e il caso Favara, che io non trovo.

Oggi è domenica anche davanti ad una situazione insostenibile e drammatica su tanti aspetti.

Alla sindaca e ai favaresi è stato detto “pensateci voi”, scusatemi ma così rende poco il concetto, meglio ricorrere alle nostre colorite forme dialettali “futtitivilla vandri”. E la sindaca ha fatto quello che doveva fare: l’ordinanza urgente e contingente, ha raschiato il barile e ha pagato acconti al gestore del servizio di igiene ambientale e alla discarica Traina.

Intanto dell’emergenza Favara ne hanno parlato la stampa locale, regionale e nazionale. Non credo ne abbiamo discusso all’Ars, nelle commissioni regionali e nel governo regionale come di una pericolosa situazione da risolvere con immediatezza.  Musumeci non doveva e non deve attivare la macchina della Protezione civile o chiedere aiuto all’esercito, dovrebbe, almeno, fare arrivare prima di subito i fondi previsti per i Comuni e altri speciali per pagare i netturbini che’ a Favara è accaduto un bordello di enormi proporzioni.

Superata la crisi, spetterà ai favaresi evitarne il ripetersi, semplicemente pagando il servizio dopo che quest’ultimo sarà reso davvero a regola d’arte, che’ la Tari non è stata pagata, anche, per la scarsa qualità della pulizia, dai costi elevatissimi. Scarsa qualità del servizio che l’amministrazione comunale ha, recentemente, più volte denunciato… Doveva farlo prima.

Insomma, i favaresi, dal canto loro, hanno capito come funziona il “gioco” e sanno che dall’emergenza di esce con l’aiuto della Regione, caro presidente Musumeci. Del resto un po’ di responsabilità appartiene al Governo regionale e al suo piano rifiuti.

Oggi, intanto, è domenica …

@ siciliaonpress

 

Servizi incrementati rispetto al normale potenziamento previsto per oggi, con una maggiore attenzione delle forze dell’ordine su tre zone della città: quella della movida del centro storico, fra la Magione e piazza Sant’Anna; l’area fra il Politeama e il Teatro Massimo e la zona di Valdesi e Mondello.

Palermo si prepara così alla finale degli Europei di calcio Italia – Inghilterra che si giocherà questa sera. I contagi da Covid sono tornati a crescere e il sindaco Leoluca Orlando, con un’ordinanza, ha vietato i maxi schermo per evitare assembramenti e festeggiamenti senza limiti, già visti dopo la vittoria con la Spagna di martedì, quando centinaia di tifosi si sono riversati per le strade del centro.

Alla riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza è stato stabilito un piano per oggi che coinvolge polizia, carabinieri, guardia di finanza e polizia municipale. Dalla questura fanno sapere che si saranno controlli a piazza Sant’Anna, Caracciolo e Magione e in più ci saranno aliquote di reparto mobile in piazza Castelnuovo e piazza Verdi per evitare che il comprensibile entusiasmo della gente possa determinare situazioni di assembramento pericoloso per la salute pubblica.

Ore 3 del mattino sulla statale 115 dove nei pressi della Cementaria a Porto Empedocle, c’è stato un incidente frontale, tra due auto, una Fiat Panda e una Renault Twingo, con all’interno 4 giovani tutti feriti, e poi trasportati al pronto soccorso dell’Ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento.

Sul posto le forze dell’ordine che ancora indagano sulle dinamiche dell’incidente e stanno verificando se i 4 fossero sotto eventuali effetti di alcol e droghe

 

 

 

Tarda notte, in Piazza Elena a Licata, sono dovuti intervenire i poliziotti, per assembramento di persone, molte nei locali della zona a consumare bevande e superalcolici, ed anche risse.

Gli agenti di Polizia, per prevenire incidenti, hanno fatto allontanare le persone presenti, controllando che tutto si svolgesse in modo regolare, e considerata la condizione di assembramento, ai locali pubblici nelle vicinanze della piazze, è stato intimato di somministrare bevande alcooliche oltre a sospendere la vendita.

 

 

 

La Procura della Repubblica ha affidato all’ingegnere Roberto Bruno l’incarico di ricostruire la dinamica dell’incidente che lo scorso 21 giugno è costato la vita al medico anestesista Mauro Granata, di 44 anni, volato giù dal viadotto Bagni mentre a bordo della sua Mercedes stava uscendo dal centro urbano cittadino per immettersi sulla strada statale 115.

Il pubblico ministero Brunella Fava ha disposto una consulenza tecnica incaricando il professionista di accertare cause e modalità del sinistro, eventuali violazioni del codice della strada, le condizioni dell’asfalto e del muretto che delimita la carreggiata, e le relative eventuali responsabilità. Il tecnico è già stato a Sciacca per fare specifici accertamenti sul luogo dell’incidente. Il tecnico si è riservato sessanta giorni di tempo per stilare una dettagliata relazione da consegnare al magistrato che poi assumerà le decisioni di rito.

Hanno nominato due consulenti di parte anche i familiari della vittima: la madre ed i fratelli della vittima, assistititi dall’avvocato Luigi La Placa, hanno nominato l’ingegnere Alberto La Carrubba, mentre la moglie ed i figli minori, assistiti dall’avvocato Rino Ciancimino, avranno l’assistenza tecnica dell’ingegnere Damiano Marinello.

49enne di Agrigento, condannato a 3 mesi di reclusione, pensa sospesa con la condizionale, per aver minacciato moglie e uno dei figli avuto dalla donna, attraverso messaggini e post pubblicati sui social. Le minacce, erano iniziate nel 2016 dopo la separazione dei conuigi e si erano protratte nel tempo

La pena è stata inflitta dal giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Rossella Ferarro.