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Una ragazza, Vittoria Caruso, di 14 anni, e’ morta questa sera a Gela in un incidente stradale dalla dinamica ancora poco chiara, avvenuto nella zona industriale di contrada ‘Brucazzi’.

Secondo le prime informazioni, la 14enne sarebbe stata sbalzata fuori dall’automobile sulla quale viaggiava con un amico di 19 anni, che, per cause ancora da accertare, ha urtato contro un guardrail e poi si e’ ribaltata.

Soccorsa e trasportata in ospedale, la ragazza e’ deceduta pochi minuti dopo il suo ricovero. Sul luogo dell’incidente sono intervenuti polizia, carabinieri e personale sanitario del 118.

 

“Il sistema di raccolta differenziata voluto dall’Amministrazione Firetto è un fallimento clamoroso. La conformazione urbanistica della città, con le vie strette del centro storico e le numerose frazioni, i preventivabili problemi con le discariche (più volte negli anni passati manifestati), l’assenza di derattizzazione e di scerbamento e l’esiguo numero di risorse umane destinate allo spazzamento e alla pulizia delle strade cittadine, soprattutto nelle vie periferiche e nei quartieri di Fontanelle, Villaseta, Monserrato, ma anche nelle traverse di San Leone e Villaggio Mosè,  dovevano indurre chi di competenza a scegliere un metodo diverso da quello adottato che ha portato immondizia, topi e randagi davanti le porte degli agrigentini.

Il prossimo Sindaco e la prossima Amministrazione dovranno per prima cosa pensare ad un nuovo sistema di raccolta dei rifiuti, come ad esempio quello delle campane cosiddette intelligenti, che consenta di togliere l’immondizia dalla porta di casa degli agrigentini”, questo l’opinione del Portavoce di Fratelli d’Italia della provincia di Agrigento, Fabio La Felice, in merito ai disservizi relativi alla mancata raccolta dei rifiuti.

E’ andato in onda, nella puntata di ieri sera su Italia 1, il servizio delle Iene in cui si denuncia la situazione che vede oltre 30 chilometri di costa “incriminati”, in provincia di Siracusa, occupati da raffinerie, stabilimenti petrolchimici e scorie nel “triangolo della morte”: una bomba ecologica e sanitaria.

Il tutto raccontato dall’inviato Giulio Golia che ha raccolto le testimonianze dei cittadini dei 4 Comuni che vivono a ridosso del petrolchimico e di coloro che da anni denunciano l’inquinamento industriale: Siracusa, Augusta, Priolo e Melilli, accompagnato da  Don Palmiro Prisutto, arciprete di Augusta, che da anni denuncia la situazione di inquinamento ma anche da medici ed ambientalisti.

Il Video del sevizio

 

Tutto pronto per ospitare a Sciacca professionisti provenienti da tutte le Cardiologie della Sicilia, dall’Ismett di Palermo, nonché cattedratici delle Università di Palermo e Catania. Saranno presenti anche professionisti di grande prestigio nazionale ed internazionale provenienti da Università e Strutture Cardiologiche italiane di elevato livello. Dal 22 al 24 marzo, Sciacca sarà “capitale della cardiologia” grazie al “Progetto Sciacca Cuore 2019” – Ospedale e Territorio- Update in Cardiologia: dalle linee guida alla pratica clinica”.

Si tratta di un prestigioso evento organizzato dall’Unità Operativa Complessa di Cardiologia con Utic ed Emodinamica, diretta dal dottor Ennio Ciotta, in collaborazione con il dottor Fabio Abate, responsabile del servizio di Emodinamica, e con il dottor Giuseppe Caramanno, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia di Agrigento.

Il dottor Ennio Ciotta ringrazia il direttore generale dell’Asp, dottor Giorgio Giulio Santonocito, che ha assicurato la sua presenza al congresso, per avere sostenuto fortemente ed avere concesso il patrocinio alla manifestazione di Sciacca.

Gli onorevoli Margherita La Rocca Ruvolo e Carmelo Pullara, rispettivamente Presidente e Vice Presidente della Commissione Sanità dell’Ars, saranno presenti alla cerimonia inaugurale del congresso, assieme ad altri esponenti della politica agrigentina ed ai massimi rappresentanti delle istituzioni provinciali, in programma per il 22 marzo nell’ex convento di San Francesco.

“Il congresso – commenta l’onorevole La Rocca Ruvolo – è un evento di alto profilo, di levatura nazionale, che rappresenta un momento di crescita per tutto il territorio. Saranno presenti relatori giunti da ogni parte d’Italia, con i quali sarà possibile mettere a confronto le nuove tecniche chirurgiche e quelle cardiologiche. Sarà certamente un momento di crescita, un plauso agli organizzatori. Scegliere Sciacca per ospitare il congresso denota attenzione – conclude il presidente della Commissione Sanità dell’Ars – per l’intero territorio agrigentino. Iniziative come questa servono anche a “fare luce” sulle professionalità che qui lavorano all’insegna dell’eccellenza. Posso sin d’ora dire che la politica sarà un interlocutore importante, attento a quanto emergerà dalla tre giorni di lavori”.

Per l’onorevole Carmelo Pullara, Vice Presidente della Commissione Sanità “l’importanza del congresso è tale da richiamare a Sciacca personalità del mondo della Cardiologia di ogni parte d’Italia. Ciò è frutto delle capacità – aggiunge il deputato regionale – del dottor Ennio Ciotta, già dimostrate quando ha diretto il reparto di Cardiologia dell’ospedale di Licata, che purtroppo ha lasciato, ma per approdare in un centro strategico per la sanità agrigentina. Qui, infatti, il dottore Ciotta può fare da argine alla mobilità passiva, i cosiddetti “viaggi della speranza” per curarsi verso Palermo e Trapani. Grazie a questa azione si recuperano risorse economiche da reinvestire in tecnologia, per migliorare ulteriormente la qualità dell’assistenza sanitaria garantita ai pazienti”.

Francesca Valenti, sindaco di Sciacca, ringrazierà personalmente il dottore Ennio Ciotta, primario dell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia e presidente del congresso, e sarà presente ad accogliere le istituzioni ed i protagonisti dell’evento, “come segno di riconoscimento della città. Si tratta di una manifestazione molto importante anche ai fini del turismo congressuale, della destagionalizzazione alla quale Sciacca, per le sue caratteristiche e per il clima, ambisce. Questa è una grande risorsa per la nostra terra”, dice il sindaco.

Il Soroptimist Club Agrigento, propone una campagna d’ informazione sulla medicina di genere e, soprattutto, sui rischi legati alle patologie cardio vascolari nelle giovani e giovanissime donne per raggiungere l’obiettivo di una salute più equa per tutti. Il seminario “ SI parla di cuore”, vuole informare le studentesse sui rischi legati alle patologie cardiovascolari mettendo l’accento sull’importanza della prevenzione e dei corretti stili di vita. Il 19 marzo presso l’Aula Magna del Liceo Classico “Empedocle”, a partire dalle ore 11:00 si susseguiranno gli interventi di personale altamente qualificato. Alla presenza della Presidente del Soroptimist Club di Agrigento Dott.ssa Jaana Helena Simpanen, la Dirigente scolastica del Liceo Classico Dott.ssa Anna Maria Sermenghi, il Primario dell’UOC di Cardiologia Dott. Giuseppe Caramanno insieme alle socie del Club, con competenze mediche, illustreranno i rischi legati alle patologie cardiovascolari e spiegheranno quali strategie è possibile mettere in atto per una corretta prevenzione.

“Ci risiamo, San Leone è in preda al commercio abusivo con grave danno di immagine sia dal punto di vista turistico sia per i commercianti onesti”.

Ad affermarlo è Francesco Picarella, il presidente di Confcommercio Sicilia pone l’accento sulla questione vendita di merce contraffatta a San Leone.

“Una volta al lungomare – dice –  l’impressione è di trovarsi in un suk. Una succursale di Fendi e Gucci. Peccato che tutto ciò che viene esposto è falso. C’è di tutto, dalle scarpe alle borse, perfino orologi e capi di abbigliamento. Pensare – aggiunge Picarella -, che pochi mesi fa l’amministrazione comunale aveva fatto rimuovere i venditori di panini senza però mai trovare un’area alternativa promessa. Ad oggi – dice il presidente di Confcommercio – non è stata proposta nessuna soluzione e nel frattempo si continua ad assistere ad uno scenario di illegalità in barba alle regole del sano vivere civile”.

Proprio Confcommercio Agrigento, appena un anno fa,  aveva presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Agrigento contro il commercio abusivo di merce contraffatta. “Tale vendita è reato, acquistare merce taroccata è anch’esso un reato, voltarsi dall’altra parte è favoreggiamento”. Queste le parole del presidente di Confcommercio, Francesco Picarella circa quanto accade a San Leone dove, anche oggi si assiste alla vendita di merce di ogni genere da parte di extracomunitari, per lo più contraffatta”.

 

Parte domani 18 marzo la tre giorni di attività dedicate alla raccolta differenziata a Sciacca. Le ditte Sea e Bono Slp hanno infatti aderito alla seconda edizione del Mese del riciclo di carta e cartone ed insieme a Comieco, il Consorzio nazionale per il recupero e riciclo degli imballaggi cellulosici, hanno organizzato una serie di iniziative all’istitto comprensivo “Mariano Rossi”.
Si tratta di un Laboratorio didattico per la realizzazione di carta riciclata” che contribuirà a fare chiarezza su questi temi.
L’evento è rivolo agli alunni delle classi di 2 media della scuola secondaria primo grado “Mariano Rossi”.
Giorno 18 si terrà una lezione sulla raccolta differenziata con spiegazione didattica sul ciclo della carta con il coinvolgimento degli studenti nella creazione di fogli di carta utilizzando carta riciclata con la spezzettatura della carta e macerazione della stessa in acqua.
Giorno 19 si procederà con la realizzazione di fogli di carta riciclata utilizzando i fogli di carta macerata del giorno prima. Sarà allestito un laboratorio utilizzando le vecchie tecniche di costruzione della carta a mano con l’ausilio di telai professionali come quelli in uso nei laboratori Fabriano.
Giorno 20 si effettuerà la visita presso la piattaforma SAM S.r.l. di contrada Santa Maria a Sciacca. Con la carta realizzata si darà la possibilità, ad ogni classe, di esprimere la propria creatività nell’ambito del tema “Raccolta differenziata”.
L’idea più originale sarà successivamente premiata.
Il Mese del riciclo di Carta e Cartone è organizzato da Comieco (Consorzio Nazionale per il Recupero e Riciclo degli Imballaggi Cellulosici) in collaborazione con la Federazione della carta e della grafica, Assocarta e Assografici e Unirima e il patrocinio di Anci, Confindustria e Ministero dell’Ambiente. Un’occasione per scoprire talenti, professionalità, tecnologie, novità e curiosità dal mondo del riciclo di carta e cartone e riscoprire quanto sia utile e importante l’impegno quotidiano nel fare una corretta raccolta differenziata.

Stamattina, a Licata, è stata deposta una corona di alloro in ricordo di Vincenzo Di Salvo, operaio e sindacalista assassinato il 17 marzo 1958. L’iniziativa, dal titolo “Ricordando Vincenzo Di Salvo”, è stata promossa da A testa alta, Cgil, Libera e Fillea, sigla sindacale che raccoglie i lavoratori edili e affini e a cui lo stesso Di Salvo era iscritto con la carica di segretario responsabile della locale sezione.

Vincenzo Di Salvo era nato a Licata il 5 novembre 1922. Quando fu ucciso aveva trentacinque anni ed era sposato e padre di due figli, Francesco e Antonietta, rispettivamente di sei e tre anni; la moglie, Angela Carusotto, in grembo portava il loro terzo figlio, Vincenzo.

Quella di Di Salvo è una storia di grande impegno sociale e sindacale, di coraggio, solidarietà e altruismo; una storia sepolta nell’oblio per sessant’anni, riscoperta, documentata e consegnata da A testa alta alla società civile. Ed è stata proprio questa associazione, due anni fa, a tirar fuori dai polverosi archivi documenti su documenti, raccogliendo tutto il voluminoso incartamento processuale che ricostruisce la sequenza dei fatti a partire dal sopralluogo effettuato nei primissimi istanti dai Carabinieri di Licata fino alla condanna definitiva a quattordici anni di carcere per Salvatore Puzzo, giudicato responsabile dell’omicidio del sindacalista licatese.

Con alle spalle diversi precedenti penali, indiziato di mafia e ritenuto affiliato al clan facente capo all’anziano massaro Angelo Lauria, Salvatore Puzzo, dopo il delitto, si diede alla latitanza. Venne arrestato l’8 settembre 1959 a Frosinone, dove viveva sotto falso nome.

Gli interrogatori dei testimoni oculari e i racconti dei compagni di lavoro di Vincenzo Di Salvo disegnano con precisione il quadro in cui quell’omicidio è maturato.

La ditta Jacona di Agrigento stava eseguendo dei lavori a Licata per la costruzione di una strada in contrada “Stretto” e altre opere per la realizzazione delle fognature e per l’arginatura del Salso. Circa ottanta i lavoratori impiegati nei tre cantieri. L’impresa, però, non era puntuale nei pagamenti dei salari, degli assegni familiari e delle differenze paga; inoltre, non corrispondeva ai suoi dipendenti gli emolumenti previsti per i lavori disagiati, costringendoli a lavorare oltre le otto ore previste, con una pausa pranzo di appena mezz’ora. Per questo, in più occasioni, gli operai avevano proclamato lo stato di agitazione e da tre a cinque giorni di sciopero. Di fronte alla compattezza della lotta, all’unità dei lavoratori di tutti i tre cantieri allestiti a Licata, la ditta alla fine era costretta a sedersi a un tavolo di trattative e a corrispondere, se non tutte, gran parte delle spettanze agli operai.

Alla testa di quelle lotte c’era Vincenzo Di Salvo, che dirigeva la Lega Edili, aderente all’organizzazione unitaria, e contemporaneamente lavorava alle dipendenze della ditta Jacona, nel cantiere per le fognature cittadine.

Ad un certo punto, in quel cantiere, si presentò Salvatore Puzzo: «Più volte ci chiedevamo cosa venisse a fare. Dava un’occhiata in giro e se ne andava. Con lui c’erano altri elementi maffiosi di fuori i quali diffidavano noi operai a non insistere nelle richieste dei nostri diritti. Il Puzzo non aveva alcuna incombenza di lavoro. Veniva a controllarci e basta. S’intrometteva subito pure se qualcuno degli operai lamentava degli errori nella busta paga, cercando di convincerlo a desistere. Ne parlammo con il brigadiere Cirota e il segretario della Camera del lavoro Moscato. La sola sua presenza contribuiva a tenere gli operai in stato di soggezione. Nel marzo di quest’anno, siccome la paga ritardava da un mese e mezzo, gli operai di tutti e tre i cantieri decidemmo di scendere di nuovo in sciopero. Il Puzzo si intromise in tutti i modi per fare cessare lo sciopero e ad alcuni operai, per indurli a tornare al lavoro, disse che se la ditta non avesse pagato, avrebbe anticipato lui i soldi».

A parlare è Vincenzo Burgio, compagno di lavoro di Vincenzo Di Salvo, sentito all’indomani dell’omicidio e successivamente durante processo. Questa volta c’è qualcuno parla e che ha avuto il coraggio di denunciare l’accaduto: una svolta insolita e imprevista nel panorama omertoso che fa da sfondo a uno dei periodi più turbolenti e sanguinosi della storia di Licata che, dopo l’uccisione del vecchio massaro Angelo Lauria, vede entrare la discordia nelle varie famiglie mafiose licatesi per assumere la direzione delle attività criminali.

E Vincenzo Burgio non è il solo a parlare; lo fanno anche Salvatore Burgio e Nicolò Gueli, altri due colleghi di Di Salvo testimoni oculari dell’omicidio, e molti altri lavoratori della ditta sentiti dai Carabinieri la stessa notte e all’indomani del delitto: «Venerdì 14 marzo presso il Comune vi fu una riunione, presieduta dal sindaco Santamaria e da aderenti alla C.G.I.L. Comunque ci fu rassicurato, poi, che avremmo avuto il pagamento sabato 15 marzo, ma non si fece vedere nessuno, né il sabato 15 marzo né la domenica giorno 16. Ci fu comunicato che il pagamento sarebbe certamente avvenuto la sera del lunedì 17. Tutti gli operai ci riunimmo in Piazza Progresso per attendere il ragioniere della ditta. Ad un certo momento, venne il rag. Buzzetti, il quale ci disse che aveva soltanto un milione e che voleva darci un acconto. Siccome gli operai eravamo circa ottanta ed eravamo in credito di circa un mese e mezzo di lavoro, data l’esiguità dell’acconto che ci sarebbe toccato, rifiutammo di accertarlo. Quella sera, ad un certo momento, proprio davanti al centralino telefonico, vidi il Puzzo con il Di Vincenzo e mi cugino Burgio Salvatore; quest’ultimo, padre di otto figlie da sfamare e che doveva avere dalla ditta circa 70.000 lire, rivoltosi al Puzzo gli disse: “perché non ci paghi tu dato che ti sei messo in mezzo?” Il Puzzo gli rispose: “tu sei ignorante, un cretino”. La discussione fini lì».

Agghiacciante il racconto di quei momenti: «Quindi, io, Di Salvo Vincenzo, Burgio Salvatore e Gueli Nicolò ci avviammo insieme verso la via Bucceri per andare in una bettola a bere un po’ di vino. Fatto un tratto di strada, fummo raggiunti subito dopo dal Puzzo Salvatore e dal Di Vincenzo Giuseppe. Il Puzzo ci disse “dove andate?”. Rispondemmo che eravamo diretti alla bettola. Il Puzzo, invece, ci disse di proseguire con lui che doveva parlarci. Aggiunse: “vi porto io in un posto dove si beve del vino buono”. Quando eravamo nei pressi della scala che porta alla via Santa Maria, la seconda dove c’è la cabina dell’Enel, il Puzzo ci disse che era molto offeso per il fatto che in pubblica piazza Burgio Salvatore gli aveva detto che si era intromesso e che quindi i salari doveva pagarli lui. Subito dopo disse “Questa offesa non me la dovevi fare. Voi non sapete chi sono io”. A quel punto, Vincenzo Di Salvo rispose: “un cristiano come noi”. A questa risposta, il Puzzo cominciò ad offendere tutti dicendo che eravamo dei “pupi”, all’improvviso tirò fuori dal petto una pistola, la mise a fuoco ed esplose un colpo dalla distanza di circa due metri; attinse il povero Di Salvo, che era più vicino e che cadde a terra. Appena vidi il Di Salvo a terra, rimasi di pietra. Vidi che il Puzzo continuava a maneggiare l’arma tirando fuori l’otturatore all’indietro. Gridai “mamma mia, morto sono” e tutti noi ci demmo alla fuga. Io mi diressi in caserma».

Altre numerose dichiarazioni raccolte all’epoca dai Carabinieri sono valida testimonianza di civiche virtù e di altruismo spinto fino al sacrificio («Vincenzo Di Salvo si era messo in mezzo, alla vista dell’arma, per non farlo sparare») nonché della violenza e prepotenza mafiosa contro la quale il giovane sindacalista licatese mai ebbe momenti di esitazione.

È la Corte di Assise di Appello di Palermo a mettere nero su bianco che «L’azione del Puzzo ben si addice alla sua personalità violenta e prepotente. Egli infatti ha dei precedenti penali ed è ritenuto dagli inquirenti un mafioso. Il suo ruolo indefinito in seno all’impresa Jacona (guardiaspalle dell’impresa, persona di fiducia, sorvegliante, fornitore di materiale) ed il suo atteggiamento spavaldo e intimidatorio lo rendevano inviso a tutti gli operai, tanto che ne avevano fatto oggetto di specifica lamentela sia con il Brigadiere dei Carabinieri Cirota, sia con il Segretario della Camera del Lavoro. Tale individuo che già aveva mal sopportata la frase pronunziata dal Burgio appena sentì vieppiù diminuita ed offesa la sua personalità dallo stesso Burgio il quale gli intimò di non immischiarsi più nelle loro questioni di lavoro, vide cadere tutto il castello di argilla della sua personalità di uomo di rispetto che aveva sempre imposto la sua volontà, non uso a sopportare diminuzioni del suo prestigio ed accecato dall’ira tirò fuori l’arma e fatto qualche passo indietro fece fuoco attingendo il povero Di Salvo, che si era posto in mezzo per scongiurarlo di usare l’arma. Tale è senza dubbio il motivo che indusse il Puzzo al delitto».

Durante la cerimonia di scopertura della lapide, avvenuta due anni fa, A testa alta consegnò l’intero carteggio raccolto, circa 600 pagine, alla famiglia Di Salvo e all’allora assessore del Comune di Licata Annalisa Cianchetti affinché tutti potessero approfondire la conoscenza di Vincenzo Di Salvo, figura significativa di coraggiosa ribellione alla logica mafiosa, come quella dell’altro concittadino Salvatore Bennici, ucciso il 25 giugno 1994 per essersi opposto al racket di Cosa Nostra.

L’anno successivo, la Fillea Sicilia istituì una borsa di studio del valore di mille euro, vinta poi dagli studenti della quarta B del liceo classico “Vincenzo Linares” di Licata con un bellissimo cortometraggio dal titolo “In ricordo di un eroe”.

All’iniziativa di oggi hanno partecipato la Polizia Municipale, l’assessora Laura Termini con delega ai servizi sociali/solidarietà e l’assessore ai lavori pubblici/territorio e ambiente Antonio Pira, rappresentanti di varie associazioni, come la Federconsumatori e il Comitato Civico Cantavenera, e molti cittadini. Diversi gli interventi, tra cui quelli del segretario della Fillea agrigentina Vito Baglio, di Irene Santamaria dell’associazione A testa alta e dello stesso assessore Pira che, a nome dell’amministrazione comunale, si è impegnato a intitolare una strada al sindacalista Di Salvo.

I carabinieri della Compagnia di Canicattì stanno indagando su un furto compiuto la scorsa notte ai danni di un bar posizionato all’interno della stazione di servizio DB in via Giudice Saetta, a Canicattì.
 
Ignoti sono riusciti ad entrare all’interno del bar utilizzando una mazza per scardinare il lucchetto: una volta dentro i malviventi hanno portato via diverse slot machines e il registratore di cassa.

Il bottino si aggira intorno a mille euro.

Tra le proposte esitate ieri dalla Giunta Regionale di Governo in merito alle ultime volontà politiche manca la dichiarazione ufficiale resa dall’assessore Regionale dei Beni Culturali, Sebastiano Tusa, nella seduta dello scorso 6 Marzo all’ ARS a meno di 36 ore dalla sua tragica scomparsa in risposta ad un’interrogazione dei 5 stelle che riguarda l’azzeramento di tutti i vertici del Consiglio del Parco Archeologico della Valle dei Templi di Agrigento.

Ecco il video