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Palermo. Ha fotografato la nostra terra per trent’anni. Un bianco e nero crudo in grade di svelare autenticamente le sfumature nere di una cronaca sociale, sposatasi, nostro malgrado con la prostituta società mafiosa. Fu lei per prima, ad arrivare in via Libertà, il giorno che uccisero Pier Santi Mattarella, allora presidente della regione (DC) e a fotografare quelle immagini che diventarono epitaffio iconografico di uno dei periodi peggiori della storia d’Italia.

In uno dei suoi ultimi libri “Diario”- edito dalla Castalvecchi Editore lei dice: “la fotografia l’ho vissuta come documento, come interpretazione e come altro ancora […]. L’ho vissuta come salvezza e come verità.”

Nata a Palermo nel 1935 Letizia Battaglia è la protagonista del terzo appuntamento con le LECTIO MAGISTRALIS DI FOTOGRAFIA, organizzata per oggi martedì 21 aprile alle ore 19 all’Auditorium MAXXI, di Roma, ingresso libero fino a esaurimento posti.

Si rivela essere, questa, un’occasione per incontrare i grandi protagonisti della fotografia. All’evento saranno presenti alte personalità del giornalismo, della critica della comunicazione promotori di un interventi artistici e testimoni di esperienza artistica.

Ad intervistare Letizia Battaglia Giovanna Calvenzi, photo-editor, critica e curatrice di fotografia e Giovanni Gastel, fotografo.

Letizia conta collaborazioni importanti, fra queste quelle col quotidiano «L’Ora» per cui ha realizzato alcuni tra i reportage più coraggiosi e incisivi.

I suoi scatti, oltreché omaggiare il suo indiscusso talento, hanno sposato cause diverse, fra queste quelle della questione femminile, dei problemi ambientali, e non ultima quella relativa alla concessione dei diritti ai carcerati. Vinse per questa sua mai falsa cornice data alla realtà, molti riconoscimenti, come il premio “W. Eugene Smith” per la fotografia sociale (1985), il Deutschen Gesellschaft für Photographie (2007) o il Cornell Capa Infinity Award di New York (2009) e altri ancora.

Dalila Ferreri


RAVANUSA    Fiamme contro i mezzi di  un agricoltore in due distinti atti dolosi a distanza di pochi giorni. La notte del 9 aprile incendiato un trattore mentre la notte di venerdì scorso un fuoristrada. All’origine ci sarebbero le trattative mai concluse per l’acquisto di un terreno. E il proprietario decide di mostrare al centro della piazza uno dei due mezzi andati a fuoco, un  Mitsubishi “Pajero” e  non solo…
Le prime luci di domenica mattina. Le saracinesche dei bar sono già arrotolate in attesa dei clienti per i primi caffè, il suono delle campane della Chiesa Madre interrompe il silenzio della città che ancora sonnecchia mentre i netturbini svuotano i contenitori (di plastica e carta) di Corso della Repubblica dove sono visibili, lungo il suo pavimento, i disegni con i gessi colorati realizzati dagli alunni delle Scuole Medie e Superiori di Ravanusa e Canicattì  durante la kermesse sull’arte in piazza del giorno prima. Poco distante piazza I° Maggio  dove si impone la Chiesa eretta in onore di “San Giacomo” la cui porta centrale è appena aperta dalle Suore Salesiane, che dimorano nell’edifico attiguo, incuriosite dall’improvviso arrivo dell’agricoltore con il fuoristrada danneggiato al seguito. Infatti con un altro mezzo è qui nella piazza che con carrello, catene, tutori metallici e ganci da traino decide di portare  la sua “Pajero” blu mentre alcuni anziani si apprestano a salire la scalinata  diretti verso l’ingresso della parrocchia .

Vittima degli atti intimidatori, consegnati alla cronaca agrigentina e sui quali la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento sta indagando, e protagonista della insolita quanto plateale iniziativa è Francesco Catania, agricoltore  49enne di Ravanusa che ama la bike e le corse podistiche, con la passione per la storia e per la letteratura e in particolare per il Sommo. Descritto dai più come un umile e onesto lavoratore, dopo la denuncia ai Carabinieri di Ravanusa contro due ravanusani ritenuti dalla vittima gli autori dei due incendi, domenica scorsa ha deciso di portare in piazza quel che resta del suo fuoristrada con la copia della denuncia ben in vista incollata alla carrozzeria. Ma non c’è solo il foglio dattiloscritto della denuncia. Catania coglie l’occasione per sintetizzare, con un pizzico di protagonismo, la sua condotta di vita attraverso i suoi hobby e i suoi interessi. L’auto, con l’abitacolo ormai ridotto in cenere, viene tappezzata alla meno peggio con foto e piccoli manifesti di eventi culturali a cui l’agricoltore ha partecipato negli ultimi anni. In effetti ha alternato la sua principale attività nei campi coltivati a ortaggi e vigneti alle lettura, da autodidatta, di leggende e detti popolari, di fatti storici, di poesie e soprattutto di Dante. E’ sua la lettura di alcuni canti del massimo capolavoro letterario italiano in una sera d’agosto di tre anni fa a Campobello di Licata davanti a centinaia di spettatori proprio al “Parco della Divina Commedia” tra i massi policromi de “La valle delle pietre dipinte”, l’opera in fieri dell’artista italo-argentino Silvio Benedicto Benedetto.

E fin qui nulla di nuovo, perché Franco, come lo chiamano tutti, a Ravanusa e Campobello in questi anni ha già conquistato a suo modo una discreta fetta di popolarità. Ma la curiosità è l’“incursione” con la sua auto danneggiata  che cattura subito l’attenzione di Suore e fedeli. Loro conoscono bene Franco. E’ un attivo parrocchiano, una delle voci del Coro Polifonico di “San Giacomo”. Sottovoce lo definiscono “personaggio” silenzioso e altruista ma consapevolmente egocèntrico. Il fuoristrada al centro della piazza è accompagnato da commenti con toni dispiaciuti per quei due strani incendi che a Ravanusa, tra lo stupore generale, nessuno è riuscito a spiegarsi. Nella copia della denuncia ai Carabinieri, esposta sulle lamiere dell’auto, sono evidenziate le generalità di padre e figlio, indicati come presunti autori degli atti intimidatori. Sono i nomi di Francesco e Vito Montana di Ravanusa, anch’essi agricoltori,  che nel frattempo si sono affidati ad un legale per respingere le accuse contro ogni responsabilità circa gli incendi, del 9 e del 17 aprile, scoppiati all’interno di uno spazio delimitato da un cancello dove erano custoditi i mezzi, più precisamente in Via San Francesco nei pressi dell’incrocio con Via Galileo Galilei a un tiro di schioppo dall’abitazione che il 49enne divide con gli anziani genitori ormai ammalati.

“Ho subito minacce verbali dai Montana affinché rinunciassi al terreno e quindi a  coltivare i quasi 12 tumoli in contrada ‘Brigaddeci’. In buona sostanza è questa la ragione per cui i mio trattore e la mia auto sono stati dati alle fiamme”.  E’ così che sintetizza, senza giri di parole, la sua versione dei fatti. La vicenda ha inizio nel  settembre scorso. Il proprietario del fondo agricolo Vito Scibetta, pensionato ottantenne anche lui ravanusano, affida la coltivazione del suo terreno a Catania: il contratto, le firme, la registrazione e 400 euro annui pattuiti. Ma proprio sul quei 12 tumoli è già in corso una trattativa che va avanti da  tempo.  I Montana, che da diversi anni  si occupano della coltivazione del terreno stesso, avevano da tempo avviato le trattative per acquistarlo e, pare, successivamente pagato al proprietario una parte del valore dell’immobile a titolo di caparra. Ma i rapporti si inaspriscono e il successivo atto di trasferimento della proprietà non viene sottoscritto.

“Il contratto stipulato con il proprietario mi permette di occuparmi della coltivazione – dice Catania – quindi ho provveduto ai trattamenti del suolo contro le piante dannose.  Quando in autunno i Montana iniziano i lavori per la nuova semina del grano sorgono i primi problemi a causa dei risentimenti che via via si accentuano sempre di più nei miei confronti.  Sono stato verbalmente minacciato perché interrompessi qualsiasi attività agricola sul fondo di Scibetta ”. La notte del 9 aprile l’amara sorpresa. Il trattore in fiamme, l’intervento del Vigili del fuoco e la denuncia contro i Montana. Trascorsa una settimana ancora un altro incendio, così Franco, l’agricoltore-podista con la passione per Dante, mostra il suo Mitsubishi “Pajero” al centro della piazza. Un atto per ribadire che la vicenda non è legata a ritorsioni della criminalità locale e spiegare quanto già denunciato ai Carabinieri. ( Sil.Dau )

PALERMO  (di Silvio D’Auria) –   Protagonista è il cibo generalmente consumato a cielo aperto tra pentole, fornelli e griglie davanti a piccole rosticcerie o bancarelle agli angoli dei vicoli attorcigliati dentro il centro storico. Quel cibo rappresenta la specialità dello street food palermitano dai sapori indubbiamente forti e decisi. Pullanche e babbaluci, polpo e ricci, pani ca meusa e panelle, caldume e polpette alla palermitana,  stigghiole e sfincioni, arancine e crocché, patate e carciofi bolliti.

E’ tutto pronto per la prima edizione del “Panormvs Street Food Festival”, una cerimonia culinaria per il palato a pochi passi dalla Vuccirìa.  La location scelta infatti è quella di piazza San Domenico dove verrà allestito il Village Gastronomico. Secondo la  rivista “Forbes”, Palermo è tra le prime cinque città al mondo e al primo posto in Europa per la tipicità del cibo di strada al quale il Comune dedica il primo Festival:  il 18 e 19 aprile  odori e sapori con più di 50 operatori tra espositori e “street fooder”, migliaia di degustazioni e uno spazio dedicato alla storia del cibo palermitano. E così la città  diventa capitale internazionale del cibo di strada.

In piazza, a poche centinaia di metri dalla Posta Centrale,  un weekend consegnato già al taccuino internazionale degli eventi culinari con 4 mila degustazioni gratuite. Dalle pizze piccanti di Benny, alle crocchè e rascatura di Arianna, dal pane ca meusa di Nino u Ballerino, ai calamaricchi della zia Pina e la rosticceria di Ganci  fino alla sfincia dei  fratelli Lucchese. “E’ l’occasione per avviare una programmazione internazionale del Festival –  ha sottolineato il sindaco Orlando –  e presentare dal cuore della città i nostri prodotti a tutti gli operatori e visitatori locali e stranieri. Una tradizione gastronomica millenaria che unisce cucina araba, ebrea e normanna, un mix di contaminazioni parallelo alla nostra stessa storia”.

Evento di primavera collegato all’Expo 2015 di Milano, una sorta di presentazione anticipata dei prodotti siciliani all’esposizione universale internazionale che aprirà ai visitatori gli ingressi dei grandi padiglioni di Rho per cinque mesi a partire da primo maggio prossimo. La spinta arriva anche da un interesse economico che mira  far conoscere il cibo locale di solito preparato e consumato in pochi minuti per strada a qualsiasi ora del giorno. Abitudine alimentare che sembra rappresentare una costante nelle grandi città, celebrata ogni anno attraverso eventi a tema. Una pausa tra il caos e i rumori del traffico, una abitudine valorizzata con un Festival anche a Palermo.  (Sil.Dau)

TRAPANI ( Scritto da Silvio D’Auria ) – Ormai è giallo su alcuni scandali che non sembrano avere precedenti: protagonista l’alta gerarchia della Chiesa Cattolica trapanese, investita del governo di due Diocesi della provincia,  che impone la Santa Sede a nominare giudici ecclesiastici per fare chiarezza.

Monsignor Francesco Miccichè ex Vescovo di Trapani, secondo fonti interne del clero trapanese, ha formalizzato querela per diffamazione e presentato denuncia per violazione del “segreto istruttorio ecclesiastico”  nei confronti del suo omologo  Monsignor  Domenico Mogavero, Vescovo di Mazara del Vallo.

Dopo il  buco di oltre 1 milione di euro nei bilanci della Diocesi di Trapani, aspre polemiche e continue fughe di notizie avevano indotto, nel 2011,  Mogavero  a indagare e a domiciliarsi nel capoluogo trapanese come inviato apostolico. Conclusa la missione di inchiesta,  il Vescovo Miccichè venne subito rimosso su disposizione di Papa Benedetto XVI dopo che un pesante e delicato “dossier”,  redatto e sottoscritto da Mogavero stesso, era stato inviato in Vaticano. Ma Miccichè ha sempre proclamato la sua innocenza e quindi la sua estraneità pur ammettendo l’esistenza del buco da 1 milione di euro nelle casse diocesane.

A gennaio  venne ricevuto in udienza privata da Papa Bergoglio,  un incontro sul quale Miccichè denuncia di essere stato diffamato dopo la divulgazione  – a suo dire – della relazione segreta consegnata al Pontefice. In tutta questa bagarre di reciproche accuse  si scopre che anche il Vescovo di Mazara è, a sua volta,  alle prese con un debito della Diocesi che ammonta a  5 milioni di euro su cui il Vaticano è chiamato a fare chiarezza.

Papa Francesco si trova così a dover affrontare spinose questioni senza precedenti nella storia recente della Chiesa Cattolica in Italia: dovrà nominare un collegio giudicante di   Vescovi e Cardinali  che conosceranno nel merito le cause sui buchi  di milioni di euro e la questione sulla lite degli alti prelati, accertare l’esistenza di eventuali responsabilità. Il giallo sugli scandali  della Chiesa trapanese si arricchisce così  di nuovi capitoli.  ( Sil.Dau )

Palermo. La chiamano la “culla per la vita” , altro non è che un servizio di accoglienza per neonati

nato nel 2007 in collaborazione con l’assessorato regionale alla salute tramite il 118. Sito presso

l’istituto delle Figlie della Carità di San Vincenzo di Palermo, il servizio era stato sospeso due anni

fa. Oggi grazie ad un accordo biennale firmato tra l’Università del capoluogo siciliano, il Policlinico

e il Movimento per la Vita tornerà ad essere funzionante.

Il servizio prestato ha come obiettivo: quello di permettere alle madri che non possono o non

vogliono tenere i loro figli di lasciarli in un luogo sicuro e che ne garantisce l’anonimato. Evitando

gli abbandoni e monitorando la fenomenologia di una genitorialità non garantita l’associazione ha

deciso di seguire passo dopo passo le fasi di un percorso che va dalla scelta di un abbandono alla

decisione di una soluzione meno indolore.

La “culla per la vita” ha pensato di mettere in moto un sistema che a partire da una un processore di

video sorveglianza localizzato nella “culla” (collegato 24 ore su 24 con l’Unità di Terapia intensiva

neonatale (Utin) del Policlinico) inquadra solo il cuscinetto su cui viene riposto il neonato , dei

sensori che segnalano tempestivamente al personale addetto la presenza dell’infante.

L’Università chiamata principalmente in causa nell’iniziativa, si occuperà di effettuare gli interventi

tecnici necessari a ripristinare le apparecchiature che consentono il collegamento audio-video tra

l’Istituto religioso e l’Azienda Policlinico. L’ateneo palermitano, inoltre ha deciso di fornire un

supporto psicologico alle madri che su richiesta faranno appello al servizio appena descritto.

Il direttivo del Policlinico, in particolare al personale dell’Utin, spetterà il monitoraggio della culla e

la cura dei neonati. “[..] Tuttavia l’Azienda si impegna responsabilmente a garantire, attraverso il

Servizio trasporto emergenza neonatale (Sten), il trasferimento del neonato dall’Istituto religioso

all’Utin o a un’altra struttura sanitaria disponibile”.

Il Movimento per la Vita di Palermo infine in compartecipazione con FederVita Sicilia, si assume

gli oneri relativi al collegamento necessario alla videosorveglianza in remoto della culla da parte

dell’Azienda. Mette a disposizione inoltre un numero verde SOS VITA 800.813000. Un servizio,

che supporta oltretutto madri in difficoltà, a seguito di una gravidanza indesiderata.

Dalila Ferreri

Palermo. Hanno pensato fosse opportuno realizzare un film che capovolgesse i pregiudizi del

grande fenomeno contemporaneo. Un film documentario sull’immigrazione che combatte i

pregiudizi dei “bianchi” e che parla ai migranti in terra straniera. Obiettivo? Superare la sfiducia e

ritrovare la dignità smarrita nella traversata per avere salva la vita.

L’Associazione Anteprima, promotrice del progetto, sta realizzando questo lungometraggio dal

titolo “Immagine dal vero”. Non più testimonianze strappalacrime, da un finale mai lieto, ma storie

di migranti di successo che raccontano l’altra faccia dell’emigrazione, quella scevra di pietismi e

compassione.

Angelo Scuzzarella, responsabile e coordinatore della ricerca psicosociale di Anteprima  rivela che:

“Per cambiare l’umore generalizzato sui migranti  serve soprattutto conoscere. Dobbiamo portare

alla ribalta storie vere di successo”.

Le riprese del film, che si svolgeranno a giugno nelle diverse città siciliane aggiunge il regista e

project manager, Luciano Accomando: “proveranno a raccontare quello che gli immigrati fanno per

noi – perché si tratta di un punto di vista troppo spesso sottovalutato, o addirittura non considerato.

La realizzazione stessa del film sarà uno strumento nella lotta al pregiudizio. [..] Stiamo

selezionando, infatti, figure tecniche e professionali che abbiano mostrato tendenze razziste così

che, lavorando a contatto con migranti che ce l’hanno fatta, si rendano conto di quale è la realtà del

fenomeno migratorio in Italia, e in Sicilia in particolare”.

Il progetto è stato finanziato nell’ambito del Piano Azione Coesione “Giovani no profit” dalla

presidenza del Consiglio dei ministri – dipartimento della Gioventù e del servizio civile nazionale.

Marina Accomando, presidente dell’Associazione Anteprima aggiunge: “nel nostro docu-film

convivono figure con diverse caratteristiche e nature, proprio perché cerchiamo di affrontare la

realtà da differenti punti di vista per poi coniugarli in una visione più integrata e più corretta della

presenza degli immigrati in Sicilia”.

Alla conferenza stampa di qualche giorno fa , sono stati avviati i casting. “Si cerca una coppia di

migranti che vogliano partecipare alle riprese del film “Immagine dal vero” raccontando quello che

accade quando si aspetta un bambino. Il film seguirà la coppia durante tutti i nove mesi di

gestazione e fino al momento della nascita. Si tratta di un lavoro che verrà regolarmente retribuito.

Chi volesse partecipare alle selezioni potrà mandare una mail all’indirizzo di posta elettronica

info@associazioneanteprima.it”.

Dalila Ferreri

Palermo. Angelo Sicilia, ricercatore e fondatore del museo dell’opera dei pupi siciliani di Caltavuturo

(nelle Madonie) ha innovato il modo di far teatro scegliendo fra i personaggi, uomini impegnati nella

lotta alla mafia. Un’evoluzione quindi che attraversa il ciclo carolingio, passa per l’investitura di un

impegno civile e provoca la storia contemporanea.

«Abbiamo tolto le armature ai nostri pupi – spiega Sicilia – per ridare dignità a una tradizione che

aveva ormai perso il suo pubblico. Il teatro dei pupi era popolare, apparteneva a tutti, ma dopo l’arrivo

della televisione e delle nuove forme di fruizione il messaggio che trasmetteva era diventato

anacronistico per il pubblico di oggi”. Da qui la sfida di far parlare alle marionette la lingua attuale al

posto dell’antico dialetto e di raccontare una nuova Odissea, fatta di “tragedia e coraggio e di valori

universali».

Da Garibaldi allo sbarco dei Mille, da Placido Rizzotto e a Pio La Torre, a Peppino Impastato e padre

Puglisi sino ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Sono i pupi antimafia, quelli più rappresentativi. E si rivolgono ai ragazzi delle scuole. Un pubblico

ideale quello giovane, per un primo spettacolo del nuovo ciclo epico che risale al 2002, quando in

occasione del forum sociale antimafia di Cinisi, la storia di Impastato venne rappresentata davanti a

mamma Felicia.

Un successo che ritorna dopo oltre 10 anni. L’ultimo spettacolo infatti, era avvenuto nel 2012 in Corea

del Sud rappresentando il segno di un successo, che superava la cornice del folklore per abbracciare un

messaggio contemporaneo.

«Il pubblico ha capito l’universalità del linguaggio del teatro di figura – spiega Sicilia – non

dimentichiamo che la parola mafia è tra le più conosciute al mondo, e le marionette consentono di

amplificare i sentimenti e le interazioni con il pubblico. Inoltre, l’Unesco ha proclamato l’ Opera dei

pupi siciliani capolavoro del patrimonio orale e immateriale dell’umanità. La vera sfida è sintetizzare

in un’ora di spettacolo vicende complesse e tanto vicine a noi, dando caratterizzazione e uguale

credibilità al personaggio”. La compagnia di Sicilia è composta da quattro persone e nonostante il

successo “maggiore al Nord – confessa – vorremmo tornare presto a esibirci a Palermo, anche se è una

città piena di spazi negati. Non sono molti i posti dove mettere in scena lo spettacolo e il museo di

Caltavuturo è chiuso per restauro. Per l’anniversario della strage di Capaci rappresenteremo le storie

di Falcone e Borsellino a Cefalù e poi proseguiremo la tournée in Veneto. Con la speranza di tornare

presto qui e trovare nuovi spazi per compagnie itineranti e associazioni impegnate nel sociale».(ANSA)

Dalila Ferreri

Questa notte in Via Giovanni Volpe è franato un pezzo del costone che collega via Garibaldi con i l parco dell’Addolorata in via XXV Aprile. Sul posto gli interventi dei Vigili del Fuoco, dei Carabinieri ed il personale della Protezione Civile hanno costatato l’entità dei danni causati dalle forti piogge che negli ultimi giorni si sono riversate sul territorio provocando il distaccamento dei grossi blocchi di pietra arenaria, tecnicamente chiamati “calcaniti compatte” che a contatto con le infiltrazioni d’acqua diventano sabbia, facilitando così il loro distaccamento. La situazione attuale presenta delle discontinuità naturali, c’è il rischio che qualche prisma staccandosi dalla parete possa cadere provocando ulteriori danni, visto che nelle vicinanze ci sono abitazioni che poggiano proprio sulla struttura muraria. Il centro storico è una zona diventata oggi sensibile alle infiltrazioni d’acqua ed agli sbalzi di temperatura per questo i cittadini chiedono maggiori controlli soprattutto in questa zona, dove proprio dall’Addolorata e per il centro storico si snoderà l’imminente via Crucis del Venerdì Santo in vista della santa Pasqua.

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Oggi all’istituto superiore Nicolò Gallo di Porto Empedocle si è parlato di violenza alle donne e femminicidio promotore dell’evento del dibattito   Salvatore Di Betta    che ha presentato il progetto fotografico realizzato dall’artista Alessandro Tondo con la collaborazione dell’associazione rc live che ha appoggiato l’iniziativa dal titolo “ non sei sola”.

Siamo infatti consapevoli – spiega il fotografo Tondo – delle dimensioni del problema che richiede anche alle scuole di intervenire per promuovere tra i giovani i temi dell’uguaglianza di genere, del contrasto alle discriminazioni e del rifiuto di ogni forma di violenza, anche uno schiaffo è violenza . Una maggiore sensibilizzazione per questo delicato tema che purtroppo giornalmente succede anche in ambito familiare dove è + difficile denunciare per paura o per amore del proprio partner molte donne vivono sottomesse e vacillanti tra botte, ricatti e compromessi con lividi indelebili sul corpo e nell’anima.

Dai suoi scatti fotografici scene di un crimine annunciato il lavoro minuzioso esprime un tipo di pathos molto diverso dal solito quasi teatrale ma inciso nel dettare un messaggio diretto, che esprima uno stato d’animo sofferente.

Presenti in aula gli studenti i quali hanno ascoltato gli interventi dei loro professori e le testimonianze dell‘Assistente sociale Dott.ssa Maria Virginia Prestia spiegando il compito delicato che hanno i centri antiviolenza nel convincere le donne che ci contattano a non sottovalutare la loro situazione di maltrattamento e denunciare.

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( di  Silvio D’Auria )   – Ogni anno in tutta Italia, il primo sabato di marzo, un esercito di volontari invitano i cittadini a donare alimenti non deperibili agli Enti assistenziali della propria città. Tre sono i verbi guida: recuperare, valorizzare e donare. Azioni al centro dell’iniziativa della Fondazione  Banco delle Opere di Carità” di sabato 7 marzo, giornata dedicata alla raccolta alimentare. Recuperare le eccedenze alimentari, valorizzarle facendole diventare risorsa, donarle gratuitamente agli Enti convenzionati, Centri assistenza alle famiglie in difficoltà, Comunità per minori e per anziani e Centri caritativi che assistono persone in stato d’indigenza.

La “Giornata di raccolta alimentare contro la fame in Italia”, di domani,  vede coinvolti più di 30.000 volontari in tutta Italia e oltre 2.300 punti vendita aderenti tra le maggiori catene di distribuzione alimentare sul territorio nazionale.  Dal 1993 la Fondazione cerca di dare concrete risposte di aiuto ai bisogni primari della persona, ponendosi tra le aziende del settore agro-alimentare, la grande e piccola distribuzione organizzata ed Enti assistenziali (Caritas, Parrocchie, Associazioni) che distribuiscono ai propri assistiti pasti, generi alimentari e farmaci da banco in via continuativa.

A Ravanusa l’iniziativa del Banco delle Opere di Carità è sostenuta dall’A.R.S.O.S.S. (che si occupo di servizio ambulanza h24), sarà presente presso i supermercati del luogo che hanno aderito. I volontari dell’associazione, coordinati da Giuseppe Mancuso, inviteranno tutti a dare un contributo donando alimenti non deperibili per sostenere l’attività di raccolta: alimenti per l’infanzia, tonno, legumi, olio,  carne e pomodoro in scatola. Non saranno assolutamente accettati alimenti deperibili e denaro.  A coloro che faranno la spesa  sarà dato un sacchetto contrassegnato dal logo della manifestazione e i volontari muniti di un pettorale riconoscibile ricorderanno ai potenziali donatori che è in corso la “Giornata della Raccolta Alimentare contro la Fame”.

Compito dei volontari sarà quello spiegare brevemente ai clienti, che si accingono ad entrare nei supermercati,  l’iniziativa consegnando loro il sacchetto. Il cliente dopo la spesa, se vorrà fare la propria donazione, restituirà liberamente il sacchetto con gli alimenti non deperibili al banchetto dei volontari posti davanti ai Supermercati. I prodotti raccolti saranno consegnati alle associazioni convenzionate che a loro volta li distribuiranno  ai propri assistiti.

Questi i punti vendita a Ravanusa che aderiscono alla “Giornata di raccolta alimentare”:  Supermercati  Bonanno in Viale Lauricella  e in Via Madre Teresa di Calcutta, Supermercato Margherita in Via Roosevelt, Supermercato EuroSalumi in via Olimpica.

I volontari saranno 24 divisi in gruppi nei banchetti davanti ai Supermercati, tutti riconoscibili dalle pettorine con il logo dell’iniziativa:  Sandra Lo Giudice, Katia D’Angelo,  Andrea, Luisa e Carmela Tricoli,   Angelo Iacona, M. Borzellino, Debora Spagnolo, Luigi CrisafulliEvelin SignorinoCasali Daniele, Lillo Cosentino,  R. Scibetta, Maria Grazia Catanzaro, Carolina Vasapolli, Isabella Castelli, Vito Bottaro, Mario Messinese, Giuseppe Burgio, Giuseppe  MancusoGaetano CastelliSalvatore Falsone, Tanina Pirrera ed   Ester Maniscalco.

“E’ fondamentale l’aiuto di tutta la cittadinanza per aiutare chi vive un reale disagio sociale o economico – è l’appello del coordinatori territoriali dell’iniziativa –. Donate ciò che potete, servono  alimenti per l’infanzia, olio, pelati, salsa, carne in scatola, biscotti, alimenti secchi in genere e pannolini”.  (Sil.Dau)