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Il dato ormai è certo grazie alle indagini svolte dai poliziotti del Commissariato di Canicattì che ieri sera hanno arrestato un giovane incensurato, Giuseppe Migliore, 27 anni, che deteneva ancora il revolver usato per la rapina ed il bottino: poco più di 450 euro.

 Il giovane, in orario di chiusura degli esercizi commerciali, ha dapprima tentato la rapina in un supermercato di via Capitano Ippolito, non riuscita per un inatteso contrattempo. Fallito il colpo, Migliore avrebbe percorso 6  – 700 metri e si è portato in via Vincenzo Falcone dove è ubicato il supermercato Fortè.
Qui il colpo è stato compiuto ma, all’uscita dell’esercizio commerciale, ha trovato i poliziotti che lo hanno bloccato con arma e bottino in mano. Per fermarlo, gli agenti hanno anche sparato un colpo di pistola in aria per impedirne la fuga.
Il supermercato Fortè del rione Ponte di ferro è stato bersaglio ripetuto di rapinatori. Qualche anno fa la rapina all’esercizio commerciale provocò una sparatoria conclusasi con il ferimento di una bambina.

 

Le forti piogge abbattutesi negli ultimi giorni in provincia di Agrigento hanno provocato – causa infiltrazione – il crollo di una parte del “Calvario” situato in piazza Roma, a Naro. 

I danni rimangono circoscritti alla porzione di struttura e non ha coinvolto persone o cose.

Sul posto i Vigili Urbani e il responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune di Naro Terranova, che ha attivato tutte le procedure per la messa in sicurezza del calvario.


Il palazzo sede della Questura di Agrigento, dal prossimo 21 marzo, verrà intitolato al Commissario Beppe Montana, ucciso durante un agguato mafioso il 28 luglio del 1985 a Palermo.

La data del 21 marzo è stata scelta perchè ricorre la giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

Per l’occasione sarà ad Agrigento il capo della Polizia Prefetto Franco Gabrielli.

Ad Agrigento, ignoti, approfittando dell’assenza dei proprietari, e forzando un infisso, sono penetrati dentro una villetta di Parco Angeli, zona residenziale del Villaggio Mosè, nelle vicinanze di viale Leonardo Sciascia.

 
Del fatto si stanno occupando i carabineri di Agrigento.

Emergono particolari circa l’agguato di alcuni giorni fa che ha visto cadere, sotto i colpi di un killer, Emanuele Ferraro, 42 anni, muratore di Favara, assassinato in via Diaz, in pieno centro cittadino.

Non si esclude un collegamento con gli omicidi che hanno caratterizzato l’asse Favara-Belgio nei mesi scorsi.

Intanto l’esito dello Stub, l’esame che rivela tracce di polvere da sparo sulle mani di chi avesse esploso colpi di arma da fuoco, ha dato esito negativo. Ad esservi sottoposti due uomini di Favara e uno di Agrigento.

Un grave incidente si è verificato oggi a Ribera. A scontrarsi, in un incrocio, nel centro crispino, due autovetture, una delle quale si  è ribaltata per la violenza dell’urto. Ad avere la peggio un giornalista del luogo, E.M., che ha riportato alcune fratture. L’altra persona coinvolta nel sinistro, invece, ha riportato lievi ferite.

 E.M. non corre alcun pericolo di vita.

 

VIDEO nel link https://we.tl/fw2PAsGZRB

Nonostante la donna urlasse mentre subiva le violenze, nessuno dei vicini ha mai chiamato la Polizia

Insulti, minacce, schiaffi e colpi di bastone in testa, da queste violenze gli agenti della Polizia di Stato di Trapani hanno salvato, ieri sera, un’anziana, arrestando in flagranza le sue aguzzine, due donne trapanesi che le facevano da badanti.

042051GUARINOMaria16.08.82CorleoneGli uomini della Squadra Mobile hanno fatto irruzione in un appartamento del centro storico, dopo aver documentato con video riprese e microspie le terribili violenze alle quali la donna era sottoposta.
Le due badanti, di 36 e 53 anni, avrebbero dovuto assistere e curare la signora di 75 anni, malata e costretta al letto, invece la picchiavano, la schernivano e la minacciavano.
I maltrattamenti avvenivano durante il cambio della biancheria personale e del letto o mentre le davano da mangiare.
Una delle badanti è stata vista dagli investigatori persino mentre sputava nel contenitore con il cibo che dopo dava all’anziana. Lo stesso contenitore veniva conservato sul pavimento accanto alla spazzatura.
Gli uomini della terza sezione della Mobile hanno assistito a episodi di inaudita violenza, che hanno deciso di interrompere con l’arresto in flagranza.
L’anziana è stata ricoverata all’Ospedale di Trapani per accertamenti e ora è stata affidata a una residenza protetta.
 
Il GIP di Trapani ha convalidato gli arresti su richiesta del Pubblico Ministero e ha disposto la custodia cautelare in carcere delle due indagate.
Si esorta la magistratura che ha in mano questo orribile caso, oltre alle pene previste, di corredare la condanna con una pena aggiuntiva: far mangiare alle due belve un bel piatto di pasta carico di sputi. E ad ogni loro rifiuto un giorno in più di pena.
 

F.F. di diciotto anni di Agrigento aveva presentato domanda di partecipazione alla prova di ammissione al corso di laurea specialistica in medicina e chirurgia per l’anno accademico 2017/18 presso l’Università degli Studi di Palermo , indicando, in ragione della propria ridotta capacità visiva, la necessità di disporre di tempo aggiuntivo per l’espletamento della prova ovvero di un questionario con testo ingrandito; l’Università di Palermo riscontrava la richiesta comunicando “che sarà disponibile un ingranditore in quanto il testo ingrandito non è tra i supporti permessi dal MIUR”.

In data 5 settembre 2017 si svolgeva la prova d’esame; tuttavia alla candidata agrigentina non veniva messo a disposizione un questionario con testo ingrandito e l’ingranditore messo a disposizione era mal funzionante; pertanto la candidata veniva gravemente penalizzata e non risultava utilmente collocata. Da qua la determinazione di proporre un ricorso giurisdizionale davanti al TAR del Lazio , con il patrocinio degli Avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia,  contro l’Università degli studi di Palermo per l’annullamento, previa sospensione, della graduatoria relativa alla prova di ammissione al primo anno del corso di laurea magistrale in Medicina e Chirurgia per l’anno accademico 2017/18 nonchè dei verbali formati dalla commissione esaminatrice.

In particolare gli Avvocati Rubino e Impiduglia hanno censurato i provvedimenti impugnati sotto il profilo dell’eccesso di potere, nonchè per la falsa applicazione della  normativa di settore per le categorie disabili, in quanto, contrariamente a quanto sostenuto dall’Università di Palermo, il MIUR non ha affatto inserito tra i supporti vietati l’utilizzo di un testo ingrandito; non essendo quest’ultimo in grado di alterare la par condicio tra i concorrenti. Si sono costituiti in giudizio il Ministero dell’Istruzione e l’Università degli Studi di Palermo, entrambi rappresentati e difesi dall’Avvocatura Generale dello Stato, per chiedere il rigetto del ricorso, previa reiezione della richiesta cautelare.

Il TAR del Lazio, sezione terza, condividendo le censure formulate dagli avvocati Rubino e Impiduglia circa l’illegittimità dell’espletamento della prova  derivante dalla mancata fornitura di un testo ingrandito, ha accolto la richiesta cautelare avanzata dai difensori, disponendo la ripetizione della prova dotando la ricorrente degli ausili richiesti entro dieci giorni dalla notificazione dell’ordinanza. Pertanto la candidata agrigentina potrà ripetere l’espletamento della prova con un testo ingrandito del questionario e se la supererà verrà ammessa in soprannumero al Corso di Laurea in medicina e Chirurgia per l’anno accademico 2017/18.

Prosegue l’attività di indagine della Procura della Repubblica di Agrigento – con il “pool” formato dai sostituti procuratori Salvatore Vella, Paola Vetro e Alessandra Russo coordinati direttamente dal procuratore capo, Luigi Patronaggio – su Girgenti Acque.

La Procura di Agrigento aveva iscritto nel registro degli indagati anche il sindaco di Canicattì, Vincenzo Corbo, per le ipotesi di reato di associazione a delinquere, abuso d’ufficio e falso in bilancio.

Si e’ costituita parte civile, con l’assistenza dell’avvocato Michele Calantropo, nel processo al ginecologo racalmutese Biagio Adile accusato di violenza sessuale, la giovane tunisina che ebbe il coraggio di denunciare gli abusi subiti dal medico. Il processo si svolge davanti alla seconda sezione del Tribunale di Palermo. La donna e’ arrivata in Italia per trovare lavoro e curarsi da una malattia di cui soffriva da anni. Adile, primario di Uroginecologia al Cervello di Palermo, era stato il suo medico e l’aveva curata. Gli episodi di violenza subiti sarebbero due. Uno avvenuto nello studio privato del dottore, l’altro in ospedale. La vittima ha registrato un file video durante la violenza e lo ha consegnato agli inquirenti. La registrazione confermerebbe le accuse della ragazza, che ha denunciato il medico a febbraio dell’anno scorso. Dal telefonino della paziente sono stati estratti due filmati.

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