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Catania. «Noi riteniamo che nel momento in cui la bambina ha lasciato la clinica non aveva nessuna speranza di sopravvivenza. L’accusa che viene mossa al ginecologo di fiducia è che si sarebbe dovuto procedere con un parto cesareo d’urgenza».
È quanto ha affermato alla stampa il Procuratore della Repubblica a Catania, Michelangelo Patané, circa la misura cautelare interdittiva adottata dal gip nei confronti dei tre medici indagati per la morte della piccola Nicole. La neonata, ricorderete che morì il 12 febbraio scorso poche ore dopo la nascita presso la clinica etnea mentre un ambulanza diretta a Ragusa, per la mancanza di posti letto nell’Unita di terapia intensiva, la dirottava per salvarla.
«È stato compiuto da parte di costoro il reato di omicidio colposo e il reato di falso in atto pubblico poiché si è ritenuto che quanto attestato nella cartella clinica non risponde a verità poiché si danno dei dati che contrastano assolutamente con le risultanze della perizia medico – legale» ha dichiarato Patané.
«Il reato di omicidio colposo è contestato anche sotto il profilo che uno dei medici non aveva verificato l’esistenza del kit necessario per quanto bisognava fare sulla bambina. Il numero delle persone iscritte nel registro degli indagati è superiore alle tre persone nei cui confronti sono state emesse le misure interdittive. Vi sono altri indagati per i quali poi, all’esito, si farà uno stralcio» ha concluso il procuratore.
Intanto il Gip di Catania ha emesso l’ordinanza di applicazione della misura cautelare della durata di 10 mesi nei confronti del neonatologo A.D.P., della ginecologa M.P. e dell’anestesista G.A.G.

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Andrà in scena Martedì 4 agosto a Zafferana Etnea (Catania) l’evento che mette insieme i quattro migliori chitarristi al mondo. Fra questi il nostro concittadino Francesco Buzzurro, l’americano Richard Smith, il polacco Adam Palma e il romano Roberto Fabbri. A mancare purtroppo sul palco l’altrettanto artista di fama mondiale, il chitarrista tedesco Peter Finger, per imprevisti impegni personali.
Lo scenario dell’Anfiteatro Falcone e Borsellino, nell’ambito di “Etna in Scena 2015”, vedrà i quattro chitarristi dilettarsi ciascuno con il proprio stile – dal latin-jazz di Buzzurro allo smooth-jazz di Smith, dal country-blues di Palma sino ad arrivare alla musica classica di Fabbri.
Le loro composizioni originali e l’elogio poliedrico della loro cultura musicale, saranno in grado di coinvolgere il pubblico in uno spettacolo che si presta ad essere uno dei migliori dell’arte musicale. Prodotto e organizzato da Arts Promotion di Mario Russo e Alfredo Lo Faro Produzioni con il patrocinio del Comune di Zafferana Etnea, l’evento avrà luogo ore 21.30.
(Fonte Ansa) Per l’acquisto dei biglietti è possibile acquistare i biglietti (da 15 a 18 euro compresi i diritti di prevendita) nei punti vendita e nei circuiti CT Box (infoline generale: 3426469617) oppure online su www.ctbox.it. È inoltre previsto uno speciale biglietto ridotto “Porta la tua chitarra” (12 euro in poltrona numerata) dedicato ai chitarristi che giungeranno all’evento, portando con sé il proprio strumento. A questi infine sarà concessa la possibilità di suonare insieme ai loro idoli.
Dalila Ferreri

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Palermo. Non è bastata la condanna inflitta all’Italia dall’Unione Europea. È di pochi giorni fa la notizia secondo la quale l’Italia subirà una multa di 20 milioni di euro. Occorreranno, infatti, 15 anni per smaltire dal paese Italia, la merda che abbiamo accumulato. Da Napoli in poi.
E oggi anche da Palermo, in piena estate e nel pieno pullulare del turismo, nessuno impara la lezione.
Tonnellate di spazzatura accolgono viaggiatori e turisti appena giunti a nel capoluogo siciliano. Montagne di pattume ai bordi dell’autostrada. A Carini dove sostano i bus di Trenitalia, bus (che ricordiamo) collegano l’aeroporto Falcone Borsellino alla città di Palermo.
A causa della tratta della metropolitana interrotta, Trenitalia ha organizzato un servizio sostitutivo di pullman. Nella borgata balneare di Piraineto la fermata dei bus è stata trasformata in una maxi discarica a cielo aperto. Il neo sindaco di Carini, Giovi Monteleone, in un’intervista all’edizione locale del quotidiano La Repubblica, ha annunciato che vi saranno multe salatissime: da 50 a 100 euro per chi getta la spazzatura fuori orario o lontano dai cassonetti. Verrà anche installato un impianto di video sorveglianza nella zona della discarica e un drone per controllare dall’alto il territorio.
Giorni fa, 300 dipendenti dell’Ato Palermo 1, la società in liquidazione che gestisce la raccolta dei rifiuti in 12 comuni del palermitano da Isola delle Femmine a Balestrate, si sono incatenati davanti al portone del Municipio. Perché? Perché non ricevono lo stipendio da tre mesi. Una legge di riforma varata cinque anni fa dall’Ars avrebbe dovuto, si dice: “cancellare gli Ato per lasciare spazio alle nuove Srr entro il 2012”.
La riforma dopo tutto, come tante varate in Sicilia per la tutela dell’ambiente e dello spazio urbano non si sono mai realizzate.
Ultima proroga, in ordine di tempo, risale a poco meno di un mese fa. Ma oggi è già scaduta.
Dalila Ferreri

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AGRIGENTO  ( scritto da Silvio D’Auria )  – Si conclude la fase preliminare dell’inchiesta su irregolari controlli all’“Ecap” di Agrigento e assunzioni di alcuni dei  dipendenti.
Alessandra Vella,  Giudice dell’Udienza Preliminare del Tribunale di Agrigento,  ha disposto il rinvio a giudizio chiesto dal Pubblico Ministero titolare dei corposi fascicoli dell’indagine, Andrea Maggioni, per tre  dei sei indagati sulle presunte irregolarità legate alla gestione dell’istituto di formazione e su alcune delle assunzioni. Il Giudice  ha deciso per la celebrazione del dibattimento per sei degli undici capi di imputazione rispetto  ai reati contestati fino ieri su cui poggiano le risultanze investigative della Procura agrigentina.
Irregolarità contestate a Ignazio Valenza, 52 anni, avvocato ed ex Presidente dell’Ente, per la stabilizzazione dei dipendenti.  Coinvolti anche due marescialli dei Carabinieri, Antonio Arnese, 46 anni, e Vincenzo Mangiavillano, 60 anni, quest’ultimo dal 1991 Comandante di Stazione a Ravanusa prima di ottenere il trasferimento-promozione nel capoluogo presso gli uffici della Procura e in pensione dal mese scorso. Il legale ravanusano, residente da anni ad Agrigento  dove esercita la professione,  è accusato anche di abuso di ufficio e corruzione per l’assunzione della moglie di Arnese in cambio di controlli irregolari all’istituto  di formazione  di cui era il dominus.
Le accuse a ciascuno degli imputati a processo il 19 ottobre
Ignazio Valenza, quale rappresentante legale dell’ente di Formazione Professionale “Ecap”, con esposto-denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento,  avrebbe calunniato l’avvocato Laura Grado  sostenendo che  fosse venuta indebitamente a conoscenza di corrispondenze a lei non dirette con cui l’Assessorato all’Istruzione e alla Formazione della Regione Siciliana  ha negato all’“Ecap”  il riconoscimento della spesa relativa ad assunzioni attraverso mutamenti contrattuali di lavoro subordinato da “A progetto” ad “A tempo indeterminato” di quattro dipendenti dell’Ente di formazione.
Ignazio Valenza,  Antonino Arnese e  Vincenzo Mangiavillano, avrebbero adottato, in concorso materiale e morale tra loro, diverse condotte illecite. Arnese, mentre era a capo del Nucleo Carabinieri  dell’Ispettorato del Lavoro di  Agrigento,  dopo avere accettato la promessa di omettere atti del proprio ufficio e di compierne altri contrari ai propri doveri,  avrebbe ottenuto da Valenza l’assunzione a tempo indeterminato della moglie, Rita Papia,  presso l’Onlus “Casa Amica” di Agrigento di cui era presidente.  Utilità a  beneficio indiretto di Arnese quale corrispettivo, secondo l‘accusa,   per l’esecuzione di controlli “coperti” all’“Ecap” (iniziati ad ottobre 2011 e conclusi a settembre dell’anno successivo)  ritenuti  “erronei,  blandi e lacunosi”  piegando di fatto i doveri di Ispettore all’interesse dell’Ente. Un percorso di favori e corruzione reso possibile, secondo il P.M., grazie alla determinante partecipazione del luogotenente  Mangiavillano,  al tempo Comandante della Sezione di P.G. dei Carabinieri presso la Procura di Agrigento. Avrebbe assunto il ruolo di “intermediario” per l’incontro e per i dettagli dell’accordo tra il collega Arnese e Valenza
Mangiavillano  è ritenuto responsabile del delitto di rivelazione ed utilizzazione di segreto d’ufficio.  Per procurare a Valenza  e  ad Arnese indebito profitto patrimoniale e no, agendo in violazione dei  doveri inerenti alla funzione e al servizio, comunque abusando della sua qualità di Ufficiale di P.G., avrebbe rivelato  ai  due notizie circa lo “stato delle indagini” nei loro confronti (delegate al N.P.T. della Guardia di Finanza di Agrigento) con l’aggravante di avere agito al fine di occultare il reato di corruzione e di consumare quello di favoreggiamento avvalendosi, quindi, illegittimamente di notizie “blindate” dal segreto istruttorio. Per avere, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso,  dopo la consumazione di una serie di delitti da parte di Valenza  ed Arnese, aiutato entrambi ad eludere le investigazioni dell’Autorità Giudiziaria.

Valenza, nella qualità di incaricato di pubblico servizio e di rappresentante legale dell’Ente di Formazione  Professionale “Ecap”  di Agrigento,  ha chiesto e ottenuto finanziamenti regionali  a copertura di spese  per  personale e progetti formativi.  Ma si sarebbe  appropriato di una parte ovvero di 66.118,00 euro destinati a stipendi per cinquantacinque dipendenti dell’“Ecap” utilizzandoli, invece,  per altri scopi.  Inoltre, con più  condotte in tempi diversi, avrebbe posto in essere atti diretti in modo non equivoco a costringere Caterina Gangarossa, dipendente dell’Ente,  a sottoscrivere  buste paga senza effettiva retribuzione.  Ma  la dipendente non si era piegata alle minacce di Valenza  denunciando tutto agli ufficiali di Polizia.

Escono dall’inchiesta gli altri tre indagati
–  Mario Carmina, 49 anni,  Giuseppe Valenza, 47 anni, (cugino del legale rinviato a giudizio) di Ravanusa e Sebastiano Daniele Castelli, 34 anni, di Porto Empedocle, indagati assieme all’avvocato e ai due marescialli , dopo l’udienza preliminare sono stati tutti prosciolti.
Il processo per  Valenza,  Mangiavillano e  Arnese, rinviati a giudizio,  inizierà il 19 ottobre.   La fase dibattimentale  è  affidata alla seconda  Sezione Penale del Tribunale di via Mazzini.
(Sil.Dau)
(nel riquadro della foto: I. Valenza, M. Carmina e G. Valenza di Ravanusa)

SI fingevano falsi invalidi per percepire pensioni e accompagnamento. A sgominare la banda di
furbetti i carabinieri della squadra mobile di Palermo, in seguito all’indagine della Procura
coordinata da dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Dino Petralia e dai pm
Roberto Tartaglia e Anna Maria Picozzi.
Sono 17 le misure cautelari emesse dall’ufficio gip di Palermo contro questi malati immaginari, così
denominati durante l’inchiesta. Tra le loro truffe: danni dell’Inps per 1 milione e 500 mila euro.
“Non voglio più lavorare, lo Stato mi deve campare, io voglio la pensione”, dice uno degli indagati.
Tali Giuseppe Cinà e Giovanni Tantillo, su cui pendevano precedenti accuse dal 2007. “Più di
togliercela non possono fare… e noi la prendiamo nuovamente” dicevano. Ci sarebbe anche un
donna tra i falsi invalidi, Silvana Giordano, alla quale il gatto e la volpe dicevano: “Puoi stare
tranquilla, io te la faccio pigliare di nuovo. Vinciamo noi, non loro e gli rompiamo il culo di nuovo
allo Stato”.
L’avvio delle indagini risale alle dichiarazioni della convivente di un collaboratore di giustizia,
Patrizia Ribaudo, la quale avrebbe rivelato  (dichiara l’ANSA) agli inquirenti “di aver trovato in un
armadio, nella casa messa a disposizione dal padre di sua figlia, Giovanni Tantillo, e da Giuseppe
Cinà, un maxi archivio con centinaia di pratiche di invalidità”. La donna chiedeva denaro ai due in
cambio del silenzio. Per questo la procura ha notificato contro di lei il reato di tentata estorsione. La
donna è adesso ai domiciliari.
Dalila Ferreri



AGRIGENTO   – Esce dal carcere di “Petrusa” l’ingegnere licatese Giuseppe Gabriele, 54 anni. Avrà l’obbligo di dimora nel territorio della provincia agrigentina. Dipendente dell’Ufficio Tecnico del Comune di Ravanusa, dopo il “fermo”, disposto dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento, da venerdì scorso era finito dietro le sbarre. Da quando i finanzieri gli hanno notificato il provvedimento restrittivo della libertà personale “per pericolo di fuga”. Dopo il lungo interrogatorio di garanzia di lunedì, resta accusato di “truffa”.
L’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza sotto la direzione della Procura, “Romanian dental tour”  cosi è stata denominata, ha permesso di scoprire l’utilizzo di Gabriele di diversi certificati medici con i quali ha potuto assentarsi dal servizio dal mese di gennaio 2014 fino al mese scorso per “curare i suoi affari in Romania”. Truffando non solo l’Ente Comunale ma anche l’I.N.P.S. per le corrispondenti erogazioni previdenziali.  Nello specifico, ha ottenuto 265 giorni di malattia grazie a 18 certificati medici che hanno attestato falsamente “stato di salute non idoneo a svolgere il proprio servizio” sottoscritti da un medico licatese sul quale i magistrati stanno adesso ampliando le proprie indagini. Si tratta del Dott. Armando Ancona, medico di base in cui studio è in Via Morello a Licata. E’ sua la firma dei certificati di malattia ritenuti non veri che hanno permesso a Gabriele di assentarsi dal suo posto di lavoro per le trasferte in Romania. II medico, già Consigliere Comunale di Licata e candidato nelle ultime Elezioni Amministrative per il rinnovo del Consiglio, senza essere però riconfermato, in una delle tre liste collegate al candidato Cambiano (Noi – Cambiano Sindaco), invitato a intervenire replica alle voci che lo vorrebbero “compiacente” e quindi iscritto nel registro degli indagati: “Nelle prossime ore parlerò con il mio legale perché ho appreso la notizia, attorno a questa vicenda, tramite voi della stampa. Nessun provvedimento degli organi inquirenti mi è stato ufficialmente notificato”.
Gabriele, durante l’interrogatorio di garanzia, ha provato a difendersi dall’accusa di “truffa” alla presenza del suo difensore, ma non è riuscito a convincere il G.I.P., Alfonso Malato, circa la sua non responsabilità penale. Dopo l’interrogatorio nella Casa Circondariale di “Petrusa”, il Giudice pur non convalidando il provvedimento il “fermo” ha comunque firmato misura restrittiva, ma più lieve. Avrà l’obbligo di dimora nella provincia di Agrigento e dovrà rimanere tra le mura di casa dalle 20 alle 7 di ogni giorno. Come sostiene l’ordinanza del dott. Malato, depositata al termine dell’interrogatorio, nessun contributo di chiarezza è stato fornito all’inchiesta dall’indagato. Pur non essendoci il pericolo di fuga, resta tuttavia un dato indiscutibile: Gabriele aveva appena chiesto al Comune di Ravanusa, suo datore di lavoro, 32 giorni di ferie per recarsi nuovamente in Romania acquistando anche il biglietto di ritorno. Nell’interrogatorio non è riuscito a documentare la natura della patologia di cui avrebbe sofferto e il motivo che lo ha “costretto” a scegliere strutture sanitarie nel paese dell’Est. Non ha giustificato la “sottoesposizione” alle frequenti visite mediche a monte di ogni certificato medico ottenuto. E quindi non riuscendo a smontare, senza lasciare ombre, l’impianto accusatorio. Ombre che, secondo la Procura, invece ci sono e rimangono. Ma c’è di più. Gabriele secondo il P.M., Andrea Maggioni, avrebbe altri “interessi” in Romania su i quali si sta concentrando l’attenzione investigativa per scoprirne la natura, la dimensione ed eventuali altri soggetti coinvolti. Gabriele dopo la scarcerazione, è stato condotto nella sua abitazione di Licata.
Tutto questo accade nel silenzio più assoluto delle istituzioni comunali. Tace il Sindaco Carmelo D’Angelo. Tacciono i Consiglieri. Tacciono tutti. Il primo cittadino di Ravanusa invitato da giorni ad assumere una presa di posizione pubblica, si cela dietro il silenzio. L’imbarazzo, che nessuno può giustificare, è comprensibile. Ed è presto detto.  Gabriele assieme all’ex Sindaco di Lampedusa, Bernardino De Rubeis, e un consulente, Gioacchino Giancone, sono accusati di abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta sul rilascio di concessioni edilizie nell’isola. Avrebbero rilasciato, in violazione alla legge, autorizzazioni e permessi a costruire tra il 2011 e il 2012. L’inchiesta sulla “cricca lampedusana” punta a fare luce anche sull’aggiudicazione e sull’esecuzione di lavori attingendo forza lavoro dai “Cantieri scuola” sotto la direzione dell’Ufficio Tecnico di cui lo stesso Gabriele era a capo.  Nel 2013 eletto Sindaco di Ravanusa, Carmelo D’Angelo, diciotto giorni dopo, decise di nominare Gabriele (rientrato nel frattempo da Lampedusa in organico nuovamente al Comune di Ravanusa) responsabile di una delle quattro aree organizzative, ovvero responsabile dell’ Area Tecnica – Servizi alla Città beneficiando, quindi, ulteriormente di una indennità lorda annuale pari a 10 mila euro. Nonostante la “tangentopoli lampedusana” di cui Gabriele risulta essere accusato e nonostante la spietata cronaca giudiziaria siciliana avesse invaso le prime pagine con titoli non certo clementi.
Scelta fortemente voluta da D’Angelo perché si assecondassero precise indicazioni di partito giunte da oltre i confini comunali che lo stesso Sindaco non nega ai suoi fedelissimi. Decisione considerata anche da alcuni esponenti “alfaniani”, allora P.D.L. oggi N.C.D. di cui fa parte, frettolosa e comunque poco credibile nella direzione del tanto decantato rinnovamento politico ravanusano che D’angelo avrebbe dovuto rappresentare. Salvo poi rimuovere Gabriele in meno di un mese (una marcia indietro clamorosa! la nomina era prevista almeno fino al 31 dicembre successivo) dopo che il Procuratore aggiunto Ignazio Fonzo chiese “chiarimenti” in ordine a tale scelta convocando in Procura ad Agrigento il neo Sindaco di Ravanusa. Siamo ad Agosto 2013, erano trascorsi dalla sua elezione solo 47 giorni. Ma tornando alla cronaca più recente, per le tangenti a Lampedusa, l’11 giugno scorso, è state rigettata l’ennesima istanza di dissequestro di 280 mila euro sequestrati preventivamente mentre erano nella disponibilità dello stesso Gabriele, tra liquidità di provenienza non giustificata e somme di conti correnti “dubbi” ritenuti, dalla Procura, frutto delle mazzette ricevute assieme all’ex Sindaco dell’isola De Rubeis e all’architetto Giancone.
Tacciono pure i Consiglieri Comunali, tutti. Pure quelli di opposizione, anche di movimenti e liste civiche, travolti inspiegabilmente da un silenzio che è ancora più anomalo e grave. A quasi una settimana dall’arresto, nessuna conferenza di capi gruppo in calendario, nessun comunicato pubblico. Nemmeno il più ovvio, scontato o di circostanza che auspicasse chiarezza, giudiziaria e amministrativa, attorno al “caso Gabriele”. Perché, pare, che oltre al “protocollo dell’interrogazione” e oltre all’opera di “volantinaggio” smentita dall’opera esatta e contraria nella replica del volantino del giorno dopo non riescono andare. Siamo lontani dalla campagna elettorale, probabilmente è questo il motivo, che li legittimerebbe (più o meno), dal pulpito di piazza XXV Aprile, a rivendicare legalità e trasparenza dopo il clamoroso arresto di un “uomo del Sindaco”. Nulla di tutto questo, neanche a (finto!) beneficio dei soliti, demagogici e vetusti slogan che invece, poche settimane prima della prossima chiamata alle urne, torneremo certamente a sentire…
Intanto è delle ultime ore la notizia della Procura di Agrigento di nuovi indagati, tutti dipendenti comunali a Ravanusa. Una nuova bufera legata all’assenteismo di Gabriele. Sul registro delle notizie di reato, oltre a Gabriele, altri sette indagati che avrebbero assunto azioni omissive nello svolgimento dei controlli. In particolare i finanzieri, nella informativa consegnata al P.M Andrea Maggioni e al Procuratore Capo Renato Di Natale, ipotizzano la mancata predisposizione di visite fiscali e l’omissione di controllo necessario dopo le reiterate assenze per malattia dell’ingegnere licatese.  Gli indagati sono l’architetto Sebastiano Alesci, il Segretario Comunale Laura Tartaglia, l’ex Segretario Comunale Giuseppe Vella, Rocco Erba e i responsabili dell’Ufficio Personale che si sono alternati fra il gennaio del 2014 e lo scorso mese di maggio, periodo delle trasferte di Gabriele in Romania. Sono Giuseppe Aronica Concetta Surrenti, e Domenico Ninotta.
– ( di Silvio D’Auria )
(nel riquadro della foto: Armando Ancona e Giuseppe Gabriele)


Giunta alla sua quarta edizione il Ragusa Foto Festival, nella giornata di venerdì ha inaugurato il suo vernissage con una lectio magistralis, tutta d’eccezione, come quella della fotografa palermitana Letizia Battaglia. Quest’ultima ha presentato il suo ultimo libro “Diario” e la personale che ripercorre le tappe fondamentali della sua carriera.
L’evento iniziato lo scorso venerdi durerà sino al 26 luglio. La sede situata tra Palazzo Zacco, Palazzo Cosentini e l’auditorium San Rocco a Ibla  ospita fotografi emergenti, i quali hanno la possibilità di frequentare workshop, incontrare professionisti, sottoporre i propri lavori a critici ed esperti e partecipare ai concorsi per i premi “Sicilia”, “Giovane Talento” e “Migliore Portfolio”.
L’edizione 2015 è curata da Maria Chiara Di Trapani, critica e curatrice indipendente, la quale insieme a Roberto Mutti, docente di fotografia e critico di “Repubblica”, inaugura il festival presentando la fotografia come un viaggio fatto di prime preziose immagini della storia della fotografia stessa unito al  fotogiornalismo d’attualità e la ricerca contemporanea associata al potere reale dell’insostituibile ritratto sociale.
Un workshop dal titolo “Lo sviluppo di un progetto personale” diretto da Stefano De Luigi presentato ieri si estendera anche a oggi 29 giugno all’Antico Convento all’interno dei Giardini Iblei
Questa edizione del Fotofestival ragusano, quest’anno è caratterizzato dell’introduzione di un concorso video e multimediale. Concorso che premia le migliori cinque opere inedite, selezionate dalla giuria del festival, e presentate infine in una sala di Palazzo Cosentini.
L’aspetto professionale insieme alla mostra cui i giovani emergenti fotografi hanno la possibilità di presentarsi può contare di emerita critica da parte di: Emilio D’Itri, Mario Peliti, Lina Pallotta, Laura Incardona, e Alessandro Penso.
Dalila Ferreri

Su change.org ZAC di Palermo – Zisa Zona Arti Contemporanee dice no alla mostra di Hermann Nitsch. Per chi non lo sapesse: Nitsch è un artista austriaco considerato uno dei massimi esponenti dell’Azionismo viennese. La sua arte è caratterizzata dall’insinuarsi nel subconscio del singolo colpendolo con immagini di animali sanguinanti e sacrificati in croce, ebbrezza, nudità e sangue. Un’arte che spettacolarizza giochi rituali destinati a durare diversi giorni. Obiettivo: incitare gruppi di persone a squartare animali, a tirarne fuori le viscere e infine a calpestarle. Dopodiché di questo sangue delle persone crocifisse se ne omaggia un rito collettivo di frenesia il quale a sua volta si basa su riti liturgici e sacri.
Questa mostra, precedentemente destinata al Museo Jumex di Città del Messico, è stata cancellata.
Nitsch tuttavia si difende, dichirando che nelle sue performance  questi impiega soltanto carcasse di animali già morti, macellati nella sua fattoria. L’artista, tra l’atro, concorde agli animalisti è contrario al processo di industrializzazione degli allevamenti.
L’associazione ZAC di Palermo impegnata fortemente a condannare l’ipotesi Hitsch in mostra nel capoluogo siciliano, principale firmataria della petizione su change.org richiama la “Dichiarazione universale dei diritti degli animali” dell’UNESCO del 1978. La quale dice:
Articolo 10
a) Nessun animale deve essere usato per il divertimento dell’uomo.
b) Le esibizioni di animali e gli spettacoli che utilizzano degli animali sono incompatibili con la dignità dell’animale.
Articolo 11
Ogni atto che comporti l’uccisione di un animale senza necessità è un biocidio, cioè un delitto contro la vita.
Articolo 13
a) L’animale morto deve essere trattato con rispetto.
b) Le scene di violenza di cui animali sono vittime devono essere proibite al cinema e alla televisione, a meno che non abbiano come fine di mostrare un attentato ai diritti dell’animale.
La mostra prevista per il 10 di Luglio 2015, giorno stesso in cui a Palermo iniziano le festività patronali di S.Rosalia trova la complicità dello stesso Comune di Palermo, promotore della mostra e le sponsorizzazioni di Elenka Spa. Che dire: sacro e profano nella più aberrante delle unioni.
Intanto su Change.org gli associati urlano:
NO all’esibizione della violenza in una città come Palermo.
NO agli “Artisti” creatori dello stesso male su cui vogliono fare riflettere
SI agli Artisti che documentano la realtà della violenza senza procurarne ulteriormente.
SI agli Artisti che creano bellezza perché il bene genera bene
Dalila Ferreri


AGRIGENTO –   Sarà interrogato oggi alle 11  nel carcere di “Petrusa”  l’ingegnere Giuseppe Gabriele, 54 anni. E’ sottoposto a “fermo” da venerdì scorso su ordine della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento.
Gabriele dovrà difendersi dall’accusa di “truffa” per aver ottenuto 265 giorni di malattia, ipotizzata dal Procuratore Capo Renato Di Natale e dal Sostituto Procuratore Andrea Maggioni,  grazie ai 18 certificati medici che attestavano lo stato di salute non idoneo a svolgere il proprio lavoro da dipendente comunale e sottoscritti da un medico compiacente  il cui nome potrebbe essere reso pubblico i prossimi giorni dalla stessa Procura.
L’inchiesta, denominata “Romanian dental tour”, ha permesso di scoprire come Gabriele,  dipendente  del Comune di Ravanusa,  abbia utilizzato i certificati medici e assentarsi dal servizio (periodo: gennaio 2014 – maggio 2015) per “curare i suoi affari in Romania” truffando non solo l’Ente Comunale ma anche l’Inps per le relative somme previdenziali.
Domani, quindi, sarà il giorno dell’interrogatorio innanzi al Gip che dovrà  emettere decisione di convalida o meno del provvedimento restrittivo della libertà personale disposto per “pericolo di fuga”  dell’indagato licatese già sotto inchiesta per le tangenti a Lampedusa.
–  (Sil.Dau)

Palermo. La mostra “Via Crucis, la pasion de Cristo” di Fernando Botero continuerà al palazzo reale di Palermo fino al 30 settembre. Ad annunciarlo il presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone. “Osservando il numero costante dei visitatori, circa 100 mila si è pensato”- ha spiegato Ardizzone – “di arrivare a 250 mila. Questo il nostro obiettivo”.
Basti pensare che la Fondazione Federico II di Napoli, ha premiato due ragazzi di Ravenna di 25 e 26 anni, Giulia e Federico, come visitatori numero 100.000 della mostra dell’artista colombiano Ai due giovani studenti universitari, turisti a Palermo da alcuni giorni, sono stati regalati il catalogo della mostra e due ingressi gratuiti per la Cappella Palatina.
In ultima istanza nell’intervista concessa da Botero alla stampa questi dichiara: “È la terza volta che vengo in Sicilia ed è sempre un piacere. Conoscevo già il palazzo dei Normanni e devo dire che il posto è stupendo e che l’istallazione è davvero bella, fatta con molto gusto”, ha detto il pittore Botero. “L’idea di dipingere il tema della passione di Cristo mi è venuta perché, pur non essendo un cattolico praticante, riconosco la grandezza di questa storia – ha spiegato – e, mentre nei secoli passati era stata più volte soggetto d’arte, nel nostro tempo questo tema era stato ingiustamente abbandonato. Ho pensato che anche il nostro secolo aveva bisogno di una passione di Cristo, più moderna”. “È una storia straordinaria piena di emozioni e colore – ha detto – Ho pensato di ambientarla nel mondo sudamericano perché queste sono le mie radici. Ho cominciato a leggere la Bibbia e dipingere, è stato necessario più di un anno di lavoro”. Nella versione di Giuda, Botero fa notare un particolare, che denuncia anche il perché del capoluogo siciliano: “Dipingendolo ho pensato a un mafioso per questo l’orologio d’oro al polso, questo suo atteggiamento”.
Si ricorda che la mostra è attiva da lunedì a venerdì dalle ore 8.15 alle ore 17.40 (ultimo biglietto ore 17). Sabato e domenica apertura dalle 8.15 e fino alle 21 (l’ultimo biglietto sarà emesso alle 20). Dal 10 al 15 luglio inoltre in occasione del Festino di Santa Rosalia, patrona della città di Palermo, il biglietto d’ingresso alla mostra avrà un costo di 2 euro per gli adulti, 1 euro per i ragazzi dai 14 ai 17 anni e gratis per quelli sotto i 13 anni.

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