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Quattro nuovi soggetti positivi, ma anche 5 guarigioni. E’ questo il risultato certificato dal sindaco Francesca Valenti mentre scriviamo. Tampone positivo per 4 donne di 63, 48, 32 e 28 anni.

La situazione dalla fine di agosto ad oggi è la seguente: attualmente risultano positivi 47 soggetti. I guariti dalla fine di agosto ad oggi sono 10, mentre 3 i decessi. Complessivamente, dunque, sono state contagiate 60 persone.

Si segnala lo stato di abbandono e di incuria in cui versa il Centro Direzionale di via Giovanni XXIII di Agrigento (ex ospedale) e più segnatamente le immediate vicinanze della motorizzazione civile.

Tutti i giorni sostano decine e decine di ragazzi che effettuano gli esami per il conseguimento della patente per ore; non esistono cestini per raccogliere la inevitabile spazzatura che si produce. In particolare, bottiglie di plastica e guanti mono uso utilizzati per i suddetti esami e, inevitabilmente, purtroppo, vengono abbandonati per terra. Le erbacce hanno preso il sopravvento.

Giova ricordare che il Centro Direzionale, sede di molti uffici regionali e di ambulatori dell’ASP di Agrigento, tra i quali, da qualche giorno, si annovera l’ambulatorio nel quale si effettuano i prelievi dei tamponi per la diagnosi del Covid 19, è frequentato, fra dipendenti e utenti, da migliaia di persone giornalmente.

Pertanto, è di tutta evidenza che bisogna immediatamente intervenire per ripristinare almeno una sufficiente, decorosa e salubre condizione di fruibilità degli spazi esterni.

Inoltre, è doveroso chiedere che vengano individuati dei percorsi dedicati agli utenti che si recano ad effettuare il prelievo per la diagnosi del Covid 19 per le ovvie ragioni che conosciamo.

Lo scrive in una nota la Cgil agrigentina.

Ieri è stata la volta di uno studente del Liceo Scientifico Leonardo di Agrigento. Oggi è la volta di una bambina della scuola elementare Garibaldi. Positiva al Covid 19 dopo avere avuto dei lievi sintomi tipici del coronavirus.

In due giorni due nuovi positivi che purtroppo riguardano il mondo della scuola, sicuramente quello che potrebbe rappresentare un pericolosissimo focolaio per tanti altri studenti.

I dirigenti scolastici dei rispettivi istituti non fanno altro che ribadire di avere attivato tutte le procedure necessarie anti Covid ma il problema, purtroppo, non solo permane ma la situazione adesso si fa sempre più antipatica.

La ministra Azzolina ha voluto a tutti i costi la riapertura delle scuole, ma questa sembra essere stata una scelta poco felice. Nel territorio nazionale, già da qualche giorno, risultano essere positivi migliaia di studenti e quasi altrettanto insegnanti.

Adesso Agrigento, con due casi in due giorni. La speranza è che questo dato possa fermarsi qui. I numeri italiani, quelli regionali e quelli siciliani, però, inducono ad una riflessione più attenta quanto cauta.

Tra l’altro le notizie ufficiali di nuovi casi positivi sembrano arrivare con il contagocce. Gli organi preposti non rendono edotti per come dovrebbero l’intera popolazione.  Poi l’intervento dei dirigenti scolastici, i quali, dopo avere attivato tutte le procedure sembrano avere risolto il grave problema. Purtroppo non è così. In qualsiasi ambiente si adottano gli stessi provvedimenti e le stesse procedure, che sia scolastico o di altra attività. Ma il coronavirus sembra non conoscere ostacoli.

Fare attenzione.

 

Sempre tutto all’ordine del giorno.
E mentre si cerca con un lanternino la notizia di buona sanità come se dovesse fare notizia un sistema che funzioni, anziché essere la regola, nella vicina Calabria si consuma l’ennesimo caso di malasanità che non si manifesta solo quando qualcuno muore, o subisce un danno invalidante  o irreversibile dentro o a causa di una struttura sanitaria, ma anche quando la superficialità si fa manifesta, in un giorno di ordinarietà.

E così in una famosa clinica cosentina, convenzionata con il Sistema Sanitario Nazionale,  vengono spostati interventi chirurgici senza che i pazienti vengano avvisati, e davanti all’errore evidente si gioca fin troppo a “scarica barile”. Nessuno sa niente, “è così e basta” e se provi a chiedere perché mai una prestazione che al cittadino spetta non venga somministrata nel giorno e all’ora dovuta, allora si è presi di mira e a parolacce.

E’ una realtà fin troppo conclamata, che è la spia di un sistema malato, moribondo, quasi in decomposizione. Un sistema nel quale ogni giorno ci sono disguidi ma nessuna ha più la forza o il coraggio di denunciare. “E che possiamo fare?” – dicono gli utenti che alle 10 del mattino attendono ancora un prelievo del sangue. Ormai tutti zitti, muti e rassegnati, che soccombono alla formula, “o così o niente”.

E non c’entra nulla il periodo Covid, perché  queste storie di vita vissuta si perpetrano da anni, forse dovremmo dire da decenni, ventenni. E nelle strutture pubbliche? Tempi di attesa di 5 mesi per una gastroscopia o per un piccolo intervento in anestesia locale. Sempre che non si perdano le cartelle cliniche come ci ha raccontato una donna che nel nosocomio cosentino si è sottoposta a isteroscopia, senza mai aver ricevuto un documento pubblico che le spettava di diritto.

Perché allora queste cose non si denunciano nelle sedi appropriate?
Perché il comune cittadino non si indigna e subisce tutti i santi giorni le angheria che spettano a chi non è “l’amico dell’amico”?
Forse perché si temono ripercussioni per sé o per i propri cari?

In Italia lo stato di diritto è stato sostituito da una dittatura burocratica bieca e ottusa, così come buona parte dei suoi componenti che in quanto tali, si sentono intoccabili nella loro arroganza e tracotanza.

E allora vista la realtà in cui versiamo,  viene da pensare a cosa realmente sia accaduto in quegli ospedali dei quali i Tg riportano la notizia che questo o quel medico o infermiere che sia, viene malmenato, in preda alla disperazione dal cittadino esasperato dal sistema fatiscente.

E intanto ci sono coloro che siedono a scrivanie sentendosi intoccabili, tanto non accade nulla e semmai accadesse che qualcuno minacci denunce, alla fine sarà solo un caso tra milioni di casi di malasanità che restano sospesi in giorni di assoluta ordinarietà.

Altro caso positivo a Sciacca: si tratta di una donna donna venticinquenne. Lo ha ufficializzato il sindaco Francesca Valenti che ha anche annunciato anche la guarigione di un sessantacinquenne.

Mentre scriviamo la situazione è la seguente. Dalla fine di agosto ad oggi,complessivamente si sono registrati 56 casi, di cui 3 decessi e 5  guarigioni. Gli attuali positivi sono, dunque, 48.

Beni per un valore di oltre 2 milioni di euro sono stati confiscati dalla Dia di Catania al clan mafioso dei Laudani e ad un imprenditore agricolo indicato vicino alle cosche.
La Direzione Investigativa Antimafia etnea ha eseguito due distinti provvedimenti di confisca di beni, emessi dal Tribunale di Catania – Sezione Misure di Prevenzione, nei confronti di Salvatore Marletta, 47 anni, imprenditore agricolo, considerato vicino alla famiglia mafiosa Di Dio di Palagonia e di Orazio Di Mauro, di 54 anni, ritenuto esponente di spicco del clan Laudani e legato alla famiglia mafiosa catanese “Santapaola”.
La lunga carriera criminale di Marletta inizia nel 2001 con l’arresto per omicidio volontario tentato, lesioni personali e detenzione abusiva di armi fino alla recente ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Catania su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia etnea, nell’ambito dell’operazione denominata “Iddu”, per associazione a delinquere di tipo mafioso finalizzata al traffico illecito di stupefacenti, detenzione e spaccio di stupefacenti, estorsione e lesioni aggravate.
Di particolare rilievo, è il procedimento penale che nel 2007 ha portato all’arresto di Marletta, insieme ad altre tre persone, tra cui Febronio Oliva, indicato come appartenente alla famiglia mafiosa Di Dio di Palagonia, per i reati di usura, estorsione e porto abusivo di armi in luogo pubblico.
Incensurato fino al febbraio 2016, Orazio Salvatore Di Mauro è rimasto coinvolto ed arrestato in diverse inchieste giudiziarie (operazione “I Vicerè”, coordinata dalla Dda etnea, insieme ad elementi di spicco del clan Laudani e nell’operazione “Security”, coordinata dalla Dda di Milano) in quanto ritenuto responsabile dei delitti di estorsione aggravata e associazione mafiosa finalizzata a commettere una pluralità di delitti di emissione di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazione fraudolenta mediante l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, omessa dichiarazione Iva, omesso versamento Iva, appropriazione indebita, ricettazione, traffico di influenze, intestazione fittizia di beni, corruzione tra privati.
Gli accertamenti patrimoniali svolti sul conto dei due soggetti, ai fini dell’applicazione della misura di prevenzione, hanno evidenziato la sproporzione tra i redditi dichiarati rispetto all’effettivo patrimonio posseduto da entrambi.
Il Tribunale di Catania, nell’ambito di due diverse attività di indagine, ha disposto la confisca dei patrimoni riconducibili agli indagati, stimati complessivamente in oltre 2 milioni di euro e composti da diversi rapporti bancari, autovetture, un’azienda operante nel settore agricolo, un fabbricato di pregio, 18 appezzamenti di terreno ubicati nei comuni di Palagonia e Ramacca, un’impresa individuale operante nel settore dell’arredamento.

ITALPRESS

La notizia diffusa ieri non si sa da chi  riguarda lo spostamento della data di una udienza che riguarda il sindaco Lillo Firetto, candidato uscente ed in ballottaggio con il dott. Franco Miccichè al prossimo ed ultimo voto del 18 e 19 ottobre.

Nel procedimento sono coinvolte sei persone a vario titolo e la vicenda riguarda i presunti bilanci gonfiati al Comune di Porto Empedocle all’epoca dei fatti guidato da Lillo Firetto.

Ieri, come detto, alcune testate giornalistiche hanno dato la notizia che l’udienza è stata rinviata e quindi, sostanzialmente, Firetto potrà continuare la sua campagna elettorale senza alcun “impedimento strumentale” fino al giorno del voto.

Nella notizia diffusa ieri, nessuno, però, ha sottolineato che l’avvocato o gli avvocati difensori che hanno chiesto il rinvio dell’udienza, non rappresentassero in alcun modo il sindaco di Agrigento. Firetto, in questo procedimento, è difeso dagli avvocati Angelo Farruggia e Ninni Reina.

Chiaro che la figura di spicco riguarda l’attuale sindaco e non, almeno per ora, gli altri coinvolti nella vicenda. Gli avvocati difensori dei due coimputati, purtroppo, non hanno precisato che né Firetto né i suoi legali nulla c’entrano con la richiesta di rinvio della udienza al fine di poter ultimare la sua campagna elettorale senza alcun impedimento “oggettivo”.

Tale circostanza, (stabilitela voi, gentili lettori, nel vostro io, visto che ci troviamo di fronte a soggetti che su presunte, e sottolineiamo presunte, diffamazioni amano la denuncia facile…) ha costretto i legali del sindaco di Agrigento a scrivere una nota di precisazione per stabilire la verità dei fatti. Ecco il testo del comunicato ufficiale: “Alla luce delle notizie giornalistiche diffuse all’esito dell’udienza svoltasi in data odierna nell’ambito dell’inchiesta sui bilanci del Comune di Porto Empedocle, in ossequio ai doveri deontologici che disciplinano i rapporti con la stampa nell’interesse dei propri assistiti, appare doveroso, per evitare interessate strumentalizzazioni, puntualmente già operate, precisare alcune questioni. Lo sostengono i difensori del sindaco di Agrigento, Lillo Firetto, Angelo Farruggia e Ninni Reina, i quali, nell’interesse del proprio assistito hanno discusso, per come previsto, all’udienza del 30 settembre, chiedendo, anche sulla scorta delle sentenze pienamente assolutorie già emesse sui medesimi fatti dalla Corte dei Conti (giudice naturale della contabilità pubblica), il non luogo a procedere, evidenziando, peraltro, che nel capo d’imputazione non era neppure chiaro cosa si contestasse al sindaco. L’udienza di oggi, 7 ottobre, era calendata per la discussione dei difensori dei Revisori dei Conti e non del sindaco. Alcuni legali, hanno autonomamente ritenuto, nonostante non fossero i legali del Sindaco, di formalizzare una richiesta di rinvio, pur essendo stati preventivamente informati per le vie brevi, che il difensore del Sindaco era contrario al rinvio. E’ bene, quindi, precisare, che non è stato il Sindaco a chiedere il rinvio dell’udienza, poiché né lo stesso nè la difesa, temono le evoluzioni processuali, qualunque esse siano. Ci si aspetta solo, nell’assoluta convinzione di una piena estraneità ai fatti, di potere esercitare serenamente il diritto di difesa, e che non vengano poste in essere interessate strumentalizzazioni”.

A cadere in un tranello solo mediatico è stato anche l’antagonista del sindaco uscente, Franco Miccichè, il quale, visto e considerato che ieri nessuno si era premurato di precisare che la notizia della richiesta del rinvio dell’udienza era stata portata avanti dagli avvocati di due dei sei imputati coinvolti nella vicenda e non dagli avvocati difensori di Lillo Firetto, che nulla sapevano di questa “notizia bomba”. Miccichè, infatti, convinto che la notizia fosse uscita dalle sedi legali di Calogero Firetto, si è subito premurato a dire che “il ballottaggio fra lui e Firetto in programma il 18 e il 19 ottobre prossimo debba svolgersi senza condizionamenti esterni e che la scelta degli elettori debba avvenire serenamente, com’è avvenuto nel primo turno”.

E vista la figura di spicco del sindaco uscente e concorrente al prossimo voto la notizia apparsa è sembrata poco chiara. Anzi, è stata interpretata nel senso opposto.

Ad ogni lettore le dovute considerazioni.

A questo punto, però, nel pieno esercizio delle nostre funzioni giornalistiche, ci pare doveroso ed opportuno comprendere quali siano state le motivazioni che hanno spinto gli avvocati difensori di due imputati (e non certo dagli avvocati di Firetto) a chiedere il rinvio dell’udienza di cui sopra.

Avremo mai risposta?

 

Nuove opportunità di lavoro per i giovani tra i 18 e i 29 anni, grazie ad un accordo sottoscritto fra il  Libero Consorzio Comunale di Agrigento e l’Ente nazionale per il Microcredito.

I ragazzi e le ragazze tra 18 e 29 anni , che non studiano e non lavorano ma che hanno una idea imprenditoriale, possono adesso approfittare delle proposte offerte dell’Ente Nazionale per il   Microcredito per usufruire, a costo zero, della formazione necessaria a trasformare l’idea in progetto e successivamente ottenere il sostegno economico dalle Banche convenzionate.

Il Libero Consorzio comunale di Agrigento, ha infatti sottoscritto un Atto di impegno con l’Ente Nazionale per il Microcredito, a favore dei ragazzi e delle ragazze della provincia di Agrigento  che hanno una idea imprenditoriale e non sanno come svilupparla.

Recandosi presso uno dei 7 sportelli informativi di  Agrigento, Canicatti, Licata, Bivona, Cammarata, Sciacca e Ribera, si potranno chiedere tutte le informazioni sugli importi erogabili, la documentazione necessaria, i tempi ed i modi per la restituzione del prestito.

Inoltre, chiamando il numero verde 800.236837, si potranno conoscere i giorni e gli orari per dialogare con un/una dipendente del Libero Consorzio Comunale di Agrigento, con la qualifica di operatore di sportello Ente nazionale Microcredito di tutti gli sportelli informativi.

Il Libero Consorzio Comunale di Agrigento (ex Provincia Regionale) informa, sostiene e promuove i programmi di finanziamento offerti dall’Ente Nazionale per il Microcredito.

L’Ente Nazionale per il Microcredito è un ente pubblico non economico che esercita importanti funzioni in materia di microcredito e microfinanza, a livello nazionale ed internazionale. In particolare si occupa di promozione, indirizzo, agevolazione, valutazione e monitoraggio degli strumenti microfinanziari promossi dall’Unione Europea e delle attività microfinanziarie realizzate a valere sui fondi comunitari; del monitoraggio e valutazione delle iniziative italiane di microcredito e micro finanza e infine di promozione e sostegno dei programmi di microcredito e microfinanza destinati allo sviluppo economico e sociale del Paese, nonché ai Paesi in via di sviluppo e alle economie in transizione.

Gli Uffici Relazione con il Pubblico offrono l’assistenza necessaria per illustrare le varie tipologie e modalità di finanziamento ed inoltre possono inserire la richiesta nel portale web dell’Ente nazionale Microcredito.

“In questi giorni, alcune testate hanno riportato la notizia della richiesta di rinvio dell’udienza per l’inchiesta sui bilanci del comune di Porto Empedocle. Da candidato è quindi necessario fare chiarezza su questo tema. Lo devo alla cittadinanza che mi ha dato fiducia 5 anni fa, agli elettori che l’hanno riconfermata al primo turno e a quelli che la riconfermeranno al ballottaggio. Prima di tutto, è giusto precisare come siano già state emesse dalle Corte dei Conti ben tre sentenze pienamente assolutorie sui medesimi fatti. Ho sempre lavorato con convinzione, mettendo al primo posto il bene dei cittadini rispettando, sempre con convinzione, le leggi. Contrariamente a quanto affermato, mai i miei legali hanno chiesto un rinvio, né io l’ho richiesto, poiché non abbiamo motivo di temere. Peraltro i miei legali, informati della intenzione di altri difensori di chiedere un rinvio, si erano opposti. Mi aspetto, nell’assoluta convinzione di una piena estraneità ai fatti, di potere esercitare serenamente il diritto di difesa, senza che nessuno si presti a strumentalizzazioni proprio in questa fase elettorale”.

Per consentire alla cittadinanza di donare con generosità il proprio sangue  l’A.D.A.S., effettuerà due raccolte, domenica 11 Ottobre saremo a Camastra davanti la Chiesa Madre  dalle ore 8.00 alle 12.00 ed a Porto Empedocle in Via Marconi dalle ore 8.00 alle 12.00.

A tutti i donatori saranno inviate a cura della stessa associazione le analisi cliniche  effettuate in occasione della donazione.