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Nel reparto covid dell’Ospedale San Giovanni di Dio, sono state curate e guarite oltre 600 persone ma adesso che il trend dei contagi si è abbassato, quel reparto chiude, e resta aperto solo quello dell’ospedale “Fratelli Parlapiano”di Ribera.

Il primario del reparto dell’ospedale Agrigentino Giusy Mira, ha dichiarato come con la vaccinazione si siano fatti passi importanti nella lotta al coronavirus e che ci sono stati momenti durissimi e di grande stress per tutto il personale. Una esperienza che ha arricchito umanamente e professionalmente e – come dice la Mira – una parte è stata fatta anche dai pazienti che sono stati comprensivi e riconoscenti e malgrado qualcuno non ce l’abbia fatta, la maggior parte delle battaglie contro il covid sono state vinte

 

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L’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Agrigento (Omceo) presieduto da Santo Pitruzzella, ha consegnato alla dottoressa Monica Brancato la borsa di studio per la partecipazione al Master di scrittura “Le parole della pandemia” promosso dalla Strada degli Scrittori e dalla Fondazione Treccani Cultura.

“Con Salvatore Casà, presidente della Commissione Cultura del nostro Ordine – afferma Santo Pitruzzella –abbiamo individuato la dottoressa Monica Brancato, quale destinataria della Borsa di studio, impegnata a fronteggiare la pandemia all’Unità speciale di continuità assistenziale, meglio nota come Usca. Ringraziamo la Strada degli Scrittori e la Fondazione Treccani Cultura per averci offerto questa grande possibilità utile ad approfondire le conoscenze nell’ambito della scrittura”.

Quattro giovanissimi tra cui due ragazze, sono stati coinvolti in una rissa, e poi denunciati in stato di libertà dai carabinieri alla Procura di Agrigento. Uno dei 4 ha riportato escoriazioni e lesioni guaribili in pochi giorni, diagnosticate al pronto soccorso dell’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento con diagnosticato escoriazioni e lesioni guaribili in otto giorni. Ancora non sono chiari i motivi della scazzottata avvenuta in piazza Progresso, dove le forze dell’ordine sono intervenuti dopo che la lite era stata segnalata.

La rissa ha visto protagonisti due ragazze ventenni, una di origine tunisina e l’altra di Raffadali, entrambe residenti in paese, e due ragazzi di Raffadali di 21 e 23 anni.

Intitolata al Comandante Luigi Barba la nuova aula consiliare del Comune del piccolo borgo dei Sicani. Così l’Amministrazione Comunale del giovane Sindaco Tirrito rende omaggio ad un grande servitore della comunità Santangelese, vittima, lo scorso anno, del corona virus. Presenti alla cerimonia diversi comandanti e colleghi della Polizia Municipale dei comuni della provincia con i quali il comandante Barba, ha sempre intrattenuto fattivi rapporti di collaborazione e sinergia.
Parole di elogio da parte dei diversi intervenuti, dal Sindaco al presidente del consiglio Leto, dal Maresciallo Scardino al Parroco Mangiapane. Intervento commosso del figlio Salvatore che ha ricordato il papà amorevole e il marito speciale,  insieme a quello di quanti, nell’occasione, hanno ricordato una persona che ha sempre anteposto l’interesse della collettività a tutto.
“U Cummannanti”, come lo chiamavano nella sua Sant’Angelo Muxaro, lascia un insegnamento chiaro: “una comunità è una somma di interessi individuali; perseguirli con attenzione per il bene comune, permette di soddisfarli tutti”.

L’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Agrigento (Omceo) presieduto da Santo Pitruzzella, ha consegnato alla dottoressa Monica Brancato la borsa di studio per la partecipazione al Master di scrittura “Le parole della pandemia” promosso dalla Strada degli Scrittori e dalla Fondazione Treccani Cultura.

“Con Salvatore Casà, presidente della Commissione Cultura del nostro Ordine – afferma Santo Pitruzzella –abbiamo individuato la dottoressa Monica Brancato, quale destinataria della Borsa di studio, impegnata a fronteggiare la pandemia all’Unità speciale di continuità assistenziale, meglio nota come Usca. Ringraziamo la Strada degli Scrittori e la Fondazione Treccani Cultura per averci offerto questa grande possibilità utile ad approfondire le conoscenze nell’ambito della scrittura”.

All’ingresso del Parco della Valle dei templi è stato installato un monitor informativo con immagini delle principali attrazioni del territorio.

Il Distretto Turistico Valle dei Templi, in collaborazione con il Consorzio Turistico Valle dei Templi, ha messo a disposizione uno strumento per avvicinare i visitatori alle altre meraviglie del territorio che comprende 19 diverse località.

“Ringraziamo il direttore del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, Roberto Sciarratta, per aver accolto la nostra richiesta – ha dichiarato l’amministratore del Distretto, Fabrizio La Gaipa – mostrando così grande sensibilità verso la filiera turistica e verso l’offerta complessiva del territorio che ruota attorno al grande attrattore della Valle”.

Le immagini selezionate scorrono senza soluzione di continuità e ritraggono i luoghi di interesse più suggestivi dell’area distrettuale.

I Comuni coinvolti ricadono nelle province di Agrigento e Caltanissetta e sono, oltre ai due capoluoghi: Acquaviva Platani, Aragona, Butera, Campofranco, Favara, Joppolo Giancaxio, Milena, Montedoro, Naro, Palma di Montechiaro, Porto Empedocle, Racalmuto, Raffadali, Realmonte, Riesi, Santa Elisabetta, Sutera.

L’ex presidente di Girgenti Acque, Marco Campione, resta in carcere. Altri quattro indagati – Pietro Arnone, 58 anni, amministratore unico di Hydortecne; Calogero Patti, 53 anni; dipendente di Girgenti Acque; Angelo Piero Cutaia, 51anni, direttore amministrativo di Girgenti Acque; Gian Domenico Ponzo, 54 anni, direttore generale Girgenti Acque – finiscono agli arresti domiciliari.

L’unico indagato che torna in libertà è Calogero Sala, 61 anni, direttore tecnico e progettazione Girgenti Acque. Quest’ultimo si aggiunge alle altre due scarcerazioni – disposte nelle scorse ore dai gip di Taranto e Verbania – che riguardano Francesco Barrovecchio, 61 anni, responsabile tecnico Hydortecne, e Igino Della Volpe, 63 anni, già membro del consiglio di amministrazione di Girgenti Acque.

Lo ha stabilito il gip del Tribunale di Agrigento Francesco Provenzano che nel pomeriggio si è pronunciato sui provvedimenti di fermo disposti negli scorsi giorni dalla Procura di Agrigento nell’ambito dell’operazione “Waterloo” che ha colpito i vertici di Girgenti Acque. Il fermo non è stato convalidato ma il giudice ha disposto per cinque dei sei indagati misure cautelari.

In particolare per il solo Marco Campione, che risponde di oltre cento imputazioni, si adotta la custodia cautelare in carcere ritenuta dal giudice l’unica “misura adeguata a interrompere la micidiale catena che ha fino ad oggi permesso la permanenza invadente di una ragnatela corruttiva devastante”.

Per altri quattro indagati è stata ritenuta idonea l’applicazione degli arresti domiciliari con obbligo di braccialetto elettronico. Il solo Calogero Sala torna in libertà poiché “non era nel 2014 nel gruppo dei fedelissimi di Campione e dunque fuori il cerchio magico”. Sala, inoltre, è stato l’unico degli indagati a rispondere alle domande del giudice durante l’interrogatorio di garanzia mentre tutti gli altri si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

(Grandangolo)

Il gip del Tribunale di Verbania Elenia Cerotti non ha convalidato il provvedimento di fermo, non applicando nessuna misura cautelare, a carico di Francesco Barrovecchio, 61 anni, responsabile tecnico Hydortecne, la società “gemella” di Girgenti Acque. Barrovecchio dunque torna in libertà. Il responsabile tecnico era stato fermato, insieme ad altre sette persone, negli scorsi giorni nell’ambito dell’operazione “Waterloo” – coordinata dalla Procura di Agrigento – ed eseguita da Carabinieri, Guardia di Finanza e Dia.

Quella di Barrovecchio, difeso dall’avvocato Serafino Mazzotta, è la seconda scarcerazione dopo quella avvenuta nella serata di ieri del commercialista Igino Della Volpe. In queste ore è attesa la decisione del giudice Francesco Provenzano che si pronuncerà sui fermi che riguardano le altre sei persone coinvolte. Tutti sono accusati di associazione a delinquere finalizzata a commettere più delitti contro la Pubblica Amministrazione, frode in pubbliche forniture, violazione di sigilli, furto, ricettazione, contraffazione di marchi registrati, nonché più reati tributari, societari e in materia ambientale.

Che le accuse mosse dall’ex pentito Vincenzo Calcara contro il Procuratore aggiunto di Caltanissetta, dott. Gabriele Paci e l’avv. Fabio Trizzino – difensore legale dei familiari del Giudice Paolo Borsellino – fossero strumentali, non abbiamo mai avuto alcun dubbio”.

Ad affermarlo è Giuseppe Ciminnisi, coordinatore nazionale dei familiari di vittime innocenti di mafia dell’associazione ‘I cittadini contro le mafie e la corruzione’.

Calcara, va ricordato, aveva inviato alla Corte di Assise di Caltanissetta più lettere ed esposti contro il magistrato, accusandolo di abuso di ufficio, diffamazione in suo danno, falsa testimonianza e favoreggiamento aggravato, mentre il pm Paci in quel momento era impegnato nel processo che avrebbe poi portato alla condanna all’ergastolo di Matteo Messina Denaro.

Accuse scaturite dal fatto che il Procuratore aggiunto non lo aveva citato tra i collaboratori da sentire nel corso del processo, avendolo ritenuto inattendibile, e avendo poi evidenziato nel corso della sua requisitoria come il Calcara avesse in precedenza “inquinato il pozzo” con dichiarazioni che avevano distolto le attenzioni degli investigatori dai vertici di “cosa nostra” trapanese, indirizzandoli su false piste.

L’ex pentito, inoltre, incolpava del reato di diffamazione aggravata, pur sapendolo innocente, l’avv. Trizzino, difensore di parte civile per conto di Borsellino Manfredi, Borsellino Lucia e Borsellino Fiammetta, figli del Giudice ucciso nel corso della strage di via D’Amelio, per avere, a suo dire, abusato nell’avere sostituito l’Avv. Greco, per tornaconti personali e per difendere il suo amico Gabriele Paci, affermando che lo aveva falsamente diffidato in nome e per conto dei figli del Giudice Borsellino dall’utilizzare il loro nome, accusandolo inoltre di averlo diffamato dichiarando di ritenerlo inattendibile.

Il tempo è galantuomo – prosegue Ciminnisi – e la fissazione dell’udienza preliminare (che si terrà presso il Tribunale di Catania il 13 settembre) che vede Vincenzo Calcara – difeso dall’avv. Antonio Mariano Cosentino – imputato del delitto di calunnia e diffamazione aggravate e continuate, non è altro che la conferma di un tentativo posto in essere da parte dell’ex pentito di aver voluto interferire pesantemente nel processo tenutosi a Caltanissetta contro Matteo Messina Denaro, poi condannato per le stragi di Capaci e via D’Amelio.

Le accuse di Calcara, rischiavano di trasformarsi di riflesso in accuse all’importante ufficio cui era preposto il Procuratore aggiunto Dott. Gabriele Paci, in un momento delicatissimo del processo per le stragi di Capaci e via D’Amelio, una delle più controverse storie giudiziarie d’Italia, ricca di misteri, depistaggi e falsi pentiti.

 L’accoglimento da parte del G.I.P. di Catania, dott.ssa Simona Ragazzi, della richiesta di rinvio a giudizio depositata dal Pubblico Ministero, dott. Francesco Giuseppe Puleio, rappresenta un ulteriore passo avanti per rimuovere le ombre che l’ex pentito aveva gettato sull’operato dei magistrati di Caltanissetta e sulla correttezza dell’avv. Trizzino, nonché, voglio sperare, il punto di partenza che permetta di comprendere quali fossero le ragioni per le quali Calcara ha tentato in ogni modo di interferire sul processo a Matteo Messina Denaro.

In nome dell’Associazione e dei familiari delle vittime innocenti di mafia che rappresento – conclude Giuseppe Ciminnisi – ribadisco la mia solidarietà e vicinanza al Dott.e Paci, all’Avv.. Trizzino e alla famiglia Borsellino, costretti a dover subire attacchi vili e inqualificabili da parte di soggetti le cui finalità non sono mai state chiare”.