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” Ci spiace notare come in momenti di grave crisi, come quello attuale dovuto alla pandemia del coronavirus, ci si dimentichu diu chi non risce ad alzare la voce, di chi è più debole e andrebbe tutelato”. L’affermazione è del presidente di Confasi Sicilia, Davide Lercara, il quale sottolinea come ” nel nuovo decreto del Governo “Cura Italia” non sono previsti benefici per i disabili. E’ curisoso, di cotro,  notare come sono aumentati i giorni di permesso per chi usufruisce della Legge 104 per l’assistenza ai disabili, conn l’unica finalità di far stare a casa i dipendenti”. “Sono certo-conclude Lercara- che la sensibilità del presidente della regione Nello Musumeci non consentirà che lo stesso errore venga commesso qui in Sicilia”.

Il dottore Alberto Firenze riceve l’incarico a titolo gratuito. La nomina del commissario ad acta riguarderà la gestione organizzativa e igienico-sanitaria degli ospedali riuniti di Sciacca e Ribera.

Filippo Cardinale

Nella serata di ieri lunedì 16 marzo 2020 la Guardia Costiera di Porto Empedocle è stata impegnata in un’operazione di evacuazione medica (MEDEVAC) a favore di un marittimo imbarcato su una nave mercantile in navigazione nel Canale di Sicilia.

Nel pomeriggio giungeva alla Sala Operativa della Capitaneria di Porto una richiesta di soccorso per un marittimo imbarcato su un cargo battente bandiera Marshall Islands che aveva avuto un incidente. L’uomo era caduto da un’altezza di circa 2 metri ed aveva riportato dei traumi alla gamba e al braccio con sospette fratture. Il marittimo era stato soccorso dagli altri membri dell’equipaggio ma necessitava, atteso il suo stato, di cure mediche. Pertanto si chiedeva tramite l’agenzia marittima Naviservice l’intervento della Guardia costiera per il trasporto dell’infortunato. Si attivavano così le procedure internazionali per il MEDEVAC e si disponeva di inviare incontro alla nave, che nel frattempo aveva cambiato la sua rotta avvicinandosi verso la costa, una motovedetta del servizio S.A.R. della Guardia costiera di Porto Empedocle, la MV CP 860. I militari, dopo aver ottenuto la libera pratica sanitaria da parte della Sanità Marittima, provvedevano a trasbordare il malcapitato dalla nave sulla motovedetta e a condurlo in banchina, ove ad attenderlo vi era un’ambulanza del 118. Il marittimo infortunato veniva quindi preso in carico dai sanitari e trasportato presso l’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento per essere affidato alle cure dei medici del nosocomio.

“Buone notizie dall’ospedale di Sciacca. Ho appena sentito il direttore sanitario dell’Asp di Agrigento il quale mi ha comunicato che la terza tranche dei tamponi fatti all’ospedale Giovanni Paolo II per rilevare eventuali contagi da virus Covid-19 – per l’esattezza 66 – sono risultati tutti negativi”.

Lo ha scritto su Facebook la presidente della commissione Salute dell’Ars Margherita La Rocca Ruvolo.

Con un provvedimento urgente, necessario per arginare il rischio di contagio da Covid-19, l’Azienda Sanitaria provinciale di Agrigento ha disposto con effetto immediato la sospensione dell’accesso libero dei pazienti agli ambulatori dei medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta e presso i presìdi di continuità assistenziale, ossia le guardie mediche, i punti di primo intervento ed i punti di primo intervento pediatrico. L’accesso agli ambulatori sarà consentito solo per casi non differibili, con un unico accompagnatore per paziente e comunque solo dopo un contatto telefonico preventivo con il medico. La misura auspica una drastica riduzione delle occasioni di assembramento presso gli ambulatori determinando una riduzione delle occasioni di possibile contagio, anche a favore dei medici e del personale di supporto, evitando così di compromettere la sostenibilità del sistema delle cure territoriali.

“Il governo Musumeci dovrebbe intervenire per aumentare la produzione locale di mascherine e di altri dispositivi di protezione contro la diffusione del coronavirus”: è la proposta di Nuccio Di Paola, deputato regionale del Movimento 5 Stelle, che sul tema ha presentato una interrogazione all’Ars. “Molte attività produttive e commerciali restano aperte – ricorda Di Paola – nonostante la difficoltà di garantire ai dipendenti il rispetto delle misure di sicurezza e la fornitura dei dispositivi di protezione individuale, tra cui le mascherine adeguate alla prevenzione del contagio. Inoltre, come sappiamo, risultano particolarmente necessarie anche per il personale medico e sanitario esposto ogni giorno in prima linea. Purtroppo, di mascherine c’è una scarsa produzione in Italia, mentre si sono bloccate le esportazioni di quelle provenienti da altri Paesi. Mi appello quindi al governo regionale perché faccia una ricognizione delle imprese siciliane che potrebbero velocemente convertire le proprie linee di produzione per realizzare mascherine, guanti e altri dispositivi. Lo stesso ragionamento si potrebbe applicare alla produzione di macchinari di terapia intensiva e relativi componenti, particolarmente necessari al momento. Incentivare la conversione degli impianti è una strategia di intervento che la Regione dovrebbe privilegiare con decisione e urgenza”, conclude Di Paola.  

“Dopo tre settimane di crescente complessità , il contesto nel quale viviamo è divenuto spettrale a seguito dell’emergenza Covid19 . La Sicilia e le sue Istituzioni-assessorato regionale Salute e Aziende sanitarie ed ospedaliere-lavorano alacremente per farsi trovare preparati al picco di contagi previsto in queste settimane ed anche i comportamenti individuali sembrano orientati al rispetto delle regole. La corsa all’acquisto di dispositivi di protezione individuale come ad esempio le mascherine ffp2, occhiali, tute, ha messo in ginocchio il sistema , riducendo le scorte a disposizione degli operatori sanitari in tutto il Paese. Al di là della scarsa collaborazione di alcuni Stati membri dell’Unione europea specialmente nella fornitura di mascherine ffp2 -conclude Giorgia Iacolino- confidiamo che la Protezione civile provveda a rifornire tempestivamente le aziende sanitarie di tutti i dispositivi di protezione individuale per fronteggiare con efficacia l’emergenza Coronavirus, garantendo la sicurezza degli operatori sanitari impegnati con coraggio e senza sosta nella sfida del 2020”

E’ un forte grido di allarme quello del presidente dell’Ordine degli architetti di Agrigento, Alfonso Cimino, sull’emergenza coronavirus “inizialmente, forse, sottovalutata e non tempestivamente posta come emergenza su tutto il territorio nazionale – afferma – tant’è che, solo da qualche giorno e dopo il rientro di circa 30mila emigrati dal nord, ha visto la chiusura dei trasporti siciliani”.

Oggi l’Italia è ferma e tutto è stato bloccato senza idonee misure.

“Se da un lato ci si chiede, giustamente e doverosamente, di stare a casa, che risvolti ci saranno per la nostra professione? – prosegue Alfonso Cimino – Diversi decreti e protocolli di sicurezza sono stati attuati ma registriamo l’inadeguatezza di tali misure. Se prima dell’emergenza il settore edilizio era già in forte crisi, come si pensa che, una volta finita l’emergenza, il settore possa riprendere normalmente i suoi passi senza opportune misure? Sarebbe necessario ridurre la pressione fiscale ai liberi professionisti e cambiarne il sistema con opportune agevolazioni. Il Consiglio Nazionale degli architetti, e mi costa personalmente vista la mia partecipazione a diversi incontri in remoto come delegato della Consulta regionale degli architetti siciliani, sta predisponendo tutte le misure e le richieste per la tutela della nostra professione, svolgendo un ottimo e incessante lavoro grazie al quale si ha certezza che si raggiungeranno gli obiettivi. Ma andiamo per gradi – spiega il presidente Cimino – Nei cantieri edili di opere private e/o pubbliche non esiste una misura che obbliga alla sospensione dei lavori, viceversa abbiamo protocolli di intesa che ci impongono di adottare misure urgenti di messa in sicurezza del cantiere. Ciò significa che deve essere il titolare dell’impresa a chiedere la sospensione dei lavori, per evitare futuri contenziosi. Ci si chiede, quindi, come facciamo a rimanere a casa? E ancora, ammesso che si proceda alla sospensione dei lavori delle opere pubbliche, la Regione ha richiesto alla Comunità europea la doverosa proroga delle scadenze delle misure di finanziamento? Occorre che vi siano disposizioni chiare, da parte della Regione e dei Comuni, di sospensione dei lavori dei cantieri privati con l’applicazione dell’art 15 comma 2 del DPR 380/2001, che, per fatti sopravvenuti estranei al titolare del permesso di costruire o qual si voglia altro titolo edilizio, costituisce fattispecie di proroga dei titoli edilizi. Se prima dell’emergenza da coronavirus i nostri uffici tecnici comunali, già in forte crisi di personale e spesso mal organizzati, come da sempre denunciamo, non riuscivano a smaltire le numerose richieste dei liberi professionisti, come pensiamo che oggi possano adempiere con il lavoro a distanza e con l’aggravante che molti Comuni non hanno attivato lo sportello unico dell’edilizia?

Ma andiamo ai liberi professionisti: se da un lato occorre chiedere con forza una diminuzione della pressione fiscale, dall’altro lato è assurdo un provvedimento governativo volto solo a una categoria di liberi professionisti iscritti alla gestione separata con il cosiddetto contributo una tantum.  Occorre che sia “una sempre” in questo periodo, diminuendo l’aliquota base. E le casse di previdenza? Anche queste adottano misure non confacenti allo stato di cose, sarebbe opportuno annullare per quest’anno il contributo soggettivo. Non vogliamo la sospensione di tasse o pagamenti vari di quest’anno quanto l’annullamento di queste tasse e chiediamo di annullare i canoni delle utenze per gli studi professionali. L’Italia si è fermata: uffici, tribunali, fornitori, imprese, trasporti, … e noi liberi professionisti, dovendoci fermare, non possiamo lavorare e vivere del nostro lavoro con pesanti ricadute anche sulle nostre famiglie. Per questo desideriamo che, almeno una volta, ci sia una maggiore attenzione per il nostro mestiere di architetti e di liberi professionisti.