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ANCE Ragusa non può che salutare positivamente il Decreto di inizio d’anno che assegna immediatamente risorse per i piccoli comuni per la messa in sicurezza di scuole, strade, edifici pubblici e patrimonio comunale.

“Rappresenta certamente un cambio di passo dell’azione politica e una attenzione particolare al settore delle costruzioni ma, certamente, occorre fare e dare di più ad un comparto che vive una crisi senza precedenti da oltre 10 anni.” Dichiara il Presidente di ANCE Ragusa, geom. Sebastiano Caggia, che continua “I fondi assegnati ai 7 Comuni iblei ammontano a 570.000 Euro: 100.000 per ciascuno dei Comuni di Acate, Ispica, Pozzallo e Santa Croce, 70.000 al Comune di Chiaramonte e 50.000 ai Comuni di Giarratana e Monterosso, che devono avviare i relativi cantieri entro il prossimo 15 maggio pena la revoca dei finanziamenti. Certamente una boccata di ossigeno per le nostre imprese e le maestranze ma stiamo parlando pur sempre di una manciata di spiccioli… Ben altra rilevanza avrà la procedura, che ci auguriamo parimenti celere, che assegnerà i fondi per la messa in sicurezza delle infrastrutture viarie che versano in un pietoso stato di abbandono non più sopportabile.”

La nostra Organizzazione, sia da sola che unitariamente, ha sempre seguito  con grande attenzione la questione del rilancio del CUPA.

In questi ultimi tempi sembra essere ritornato l’ottimismo per via dell’annuncio di nuovi corsi da parte della Università di Palermo.

Ovviamente anche Noi siamo contenti dell’annuncio rettorale, tuttavia proprio per cogliere queste nuove opportunità è fondamentale risolvere alcuni problemi che ostacolano questo obiettivo, primo fra tutti quello della nuova “governance”.

Come si ricorderà è stata approvata la Legge Regionale  n.10 (Luglio 2018) che ha subordinato alla modifica dell’assetto di governo dei Consorzi Universitari i finanziamenti regionali.

Per questa ragione è stato convocato per il prossimo 17 Gennaio un’ Assemblea Straordinaria dei Soci del Consorzio che ha come OdG le modifiche statutarie necessarie ma non la nomina del nuovo Presidente.

Non ne comprendiamo la ragione e chiediamo con forza che urgentemente possa essere integrato tale Odg con la elezione del Presidente.

Avendo espresso nel passato un sincero apprezzamento per l’opera del Prof. Busetta  e di tutto il Consiglio di Amministrazione, credo che nessuno sia autorizzato a pensare che abbiamo fretta di liberarci dell’attuale Presidente (che, per quello che ci riguarda può anche essere riconfermato), la fretta che abbiamo riguarda, invece, la urgenza di mettere al riparo che l’annunciato avvio dei corsi da parte di UNIPA riguardi l’anno accademico 2019/2020 e non quello successivo!

Se non si elegge il Presidente e la nuova governance sarebbe impossibile stipulare i necessari accordi con UNIPA entro il 31.1.2018.

Al nuovo Presidente torneremo a sottoporre quelli che, a nostro avviso, sono le questioni ancora aperte  e che debbono essere affrontate se davvero si crede ad un rilancio duraturo del CUPA:

 

 

  1. Questione economica e riscossione crediti

 

Le questioni economiche hanno, ovviamente, un grande peso.

In questo quadro occorre ancora recuperare le risorse trasferite dalla Regione alla Ex Provincia e che mai sono arrivate al CUPA:

Ci riferiamo a quelle degli anni 2011 e 2012:

     ANNO 2011 €.    792.000,00
     ANNO 2012 €.    750,000,00

Per un  totale complessivo di  E. 1.542.000,00

 

  1. Il CUPA deve sciogliere i nodi del rapporto con UNIPA

Con UNIPA va, definitivamente, sciolta la partita economica e di contenzioso, insieme a quella di capire il ruolo ed il rapporto che UNIPA vuole avere con il territorio. Anche l’annuncio dei Corsi se è un dato estremamente positivo da un lato, occorre dire che questo avviene senza nessun raccordo con il territorio, la sua economia, le sue necessità e vocazioni. Il riferimento è all’Archeologia, ma anche in altri settori (Agro-Industria, Bio-Tecnologie, Architettura, Turismo, Medicina) può ambire a ritagliarsi uno spazio.

Il CUPA deve avere l’ambizione di  diventare utile alla debole economia di questa provincia e accrescere la qualità di quello che si produce e aumentarne le “chances” di successo nei mercati globali.

 

  1. Il CUPA deve sciogliere i nodi del rapporto con il “socio di maggioranza” Comune di Agrigento e con gli altri Soci

Noi comprendiamo le difficoltà del Comune di Agrigento, della Camera di Commercio (così come di tanti altri Comuni ed Enti “fuggiti” dal CUPA per ragioni economiche) ma se tutti seguono il loro esempio e in assenza di una compensazione complessiva della Regione e/o dell’Università, il Consorzio non ha altre entrate.

Si può e si deve lavorare ad un recupero di tutti gli Enti locali, anche ridefinendo le quote di partecipazione di ognuno, così come si devono recupera le presenze delle Organizzazioni Imprenditoriali, degli Ordini .

A nostro avviso il “Libero Consorzio dei Comuni”  deve rientrare a pieno titolo nel CUPA.

  1. Il CUPA deve riorganizzare se stesso, valorizzare le risorse umane interne, stabilizzare il personale

Come Sindacato non ci siamo sottratti ad affrontare la questione personale e saremo disponibili a farlo, nell’ottica della valorizzazione e promozione delle risorse umane esistenti, comprendendo in questo ragionamento la stabilizzazione del personale precario.

Queste sono alcune delle principali questioni che vorremmo porre al nuovo Presidente e che poniamo all’insieme della compagine presente e di quella che è andata via: il Consorzio dev’essere una straordinaria carta che il Territorio gioca tutto insieme per sperare nel suo riscatto, dobbiamo renderlo sempre più partecipato e sempre più utile.

 

Pare avesse appena comprato della frutta e stesse attraversando la strada quando, improvvisamente, sarebbe stato colpito da un furgone. Incidente stradale in via De Amicis, nel quartiere agrigentino del Villaggio Mosè.

A essere investito dal mezzo in transito è stato un 80enne di Agrigento che per l’impatto è rovinato malamente sul selciato. È stato portato in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale “San Giovanni di Dio” di c.da Consolida e lì i sanitari gli avrebbero diagnosticato vari traumi e la frattura del femore. Per l’anziano è stato disposto il ricovero ma per fortuna non sarebbe in pericolo di vita, la prognosi dovrebbe essere di circa 45 giorni.

Intanto in via De Amicis si sarebbero portati i vigili urbani, al lavoro per ricostruire l’esatta dinamica di un incidente che avrebbe potuto avere conseguenze ben peggiori.

Un furto è stato compiuto, nelle ore notturne, ai danni del Poliambulatorio di Agrigento, nei locali dell’ex ospedale di via Giovanni XXIII.

Ignoti, dopo aver forzato una finestra, sono penetrati all’interno della struttura e, dopo aver rovistato un po’ dappertutto, hanno portato via materiale informatico, tra cui alcuni computer.

Il fatto si è verificato nella notte tra lunedì e martedì e dello stesso si stanno occupando i Carabinieri che hanno effettuato un sopralluogo e avviato immediatamente le indagini.

Ad Agrigento, le forze dell’ordine indagano su un furto compiuto ai danni di un serbatoio idrico gestito da Siciliacque.

Il colpo è stato compiuto in contrada Rocca Corvo dove i malviventi sono entrati in azione portando via circa mille metri di cavi elettrici, danneggiando di fatto l’impianto.

A fare la scoperta i dipendenti della società di sovrambito che hanno sporto denuncia ai carabinieri.

Il danno causato ammonterebbe a diverse migliaia di euro.

Quattro persone di Favara hanno deposto, ieri, presso un’aula del Tribunale di Agrigento, nel processo riguardante a una rapina avvenuta nel settembre del 2009 nella cittadina agrigentina.

Dinanzi al giudice sono comparsi Gianluca Stagno, Giuseppe Matina, Amedeo Stagno e Filippo Buscemi, accusati di rapina aggravata ai danni di un’anziana che fu derubata di alcuni gioielli.

Tra gli accusati anche il nipote della donna che favorì il colpo e che ha raccontato le fasi della rapina dicendo di essere stato minacciato se non avesse aiutato i rapinatori stessi. “Ci puntarono la pistola e aveva il volto coperto. Mentre loro rubavano presi il telefono e lo diedi a mia nonna per farle chiamare mio zio. Loro si accorsero di questo e scapparono”.

Nell’udienza ha deposto anche la vittima, oggi ultraottantenne, e non vedente, che ha risposto alle domande del giudice Alfonso Malato.

I ministeri della Salute e dell’Economia hanno reso l’ok al piano della rete ospedaliera del governo Musumeci in Sicilia, e quindi vi è adesso il parere positivo, in sintesi, alla decurtazione di 196 primariati e all’incremento di 1.700 posti letto. Inoltre, il decreto di approvazione definitiva della rete ospedaliera, prossimo alla firma dell’assessore regionale Ruggero Razza, riavvierà la stagione dei concorsi che dovrebbe comportare oltre 5000 nuovi posti di lavoro nella sanità siciliana.

La commissione Affari istituzionali dell’Assemblea regionale ha reso parere favorevole alla nomina dei direttori generali delle Aziende sanitarie e ospedaliere in Sicilia. Il parere interessa Giorgio Giulio Santonocito (Azienda sanitaria provinciale di Agrigento); Alessandro Caltagirone (Asp di Caltanissetta); Maurizio Letterio Lanza (Asp di Catania); Francesco Iudica (Asp di Enna); Paolo La Paglia (Asp di Messina); Daniela Faraoni (Asp di Palermo); Angelo Aliquò (Asp di Ragusa); Salvatore Lucio Ficarra (Asp di Siracusa); Fabio Damiani (Asp di Trapani); Roberto Colletti (Arnas Civico Di Cristina-Benfratelli di Palermo); Fabrizio De Nicola (Arnas Garibaldi di Catania); Mario Paino (Azienda ospedaliera Papardo di Messina); Walter Messina (Azienda ospedali riuniti Villa Sofia-Cervello di Palermo); Salvatore Emanuele Giuffrida (Azienda ospedaliera per l’emergenza Cannizzaro di Catania). Il presidente della Commissione Affari Istituzionali, Stefano Pellegrino, commenta: “Si tratta di un passaggio importante per garantire la regolare e serena gestione delle aziende sanitarie”.

E poi capita che dei 750mila euro messi nel bilancio “preventivo” 2018, approvato a fine Dicembre 2018 (ma chissà quanti sono stati incassati realmente?), 250mila vadano ad un progetto per valorizzare via Cesare Battisti. L’indicazione sulla spesa è della amministrazione, lo scrive il dirigente nella DD 2503 del 31/12718, non indicando atti scritti ma solo la comunicazione (orale?) di un’intenzione della giunta.

Per il regolamento sulla tassa di soggiorno la destinazione delle somme è stabilita attraverso la consulenza di un’apposita consulta; inoltre una relazione su quanto realizzato deve essere presentata annualmente in Consiglio comunale.

Non ci sono evidenze oggettive di consultazioni con chi giornalmente fa da esattore per un balzello che, oggi si può affermare, non serve a niente e  non migliora i servizi ma sfoga la passione di un sindaco a cui piace “firmare” vie e piazze anche con ceramiche di (suo?) gusto particolare. Ricordiamo che la fronti stante scalinata Madonna degli Angeli è stata riqualificata attirando l’ironia e lo sdegno di tanti cittadini: la volontà è quella di completare il “capolavoro”?

Quello che si legge in queste carte sembra una cieca imposizione dall’alto, con appalto già pronto in attesa dell’approvazione del bilancio. 

A leggere bene il regolamento per la tassa di soggiorno, la riqualificazione di una via della città non è,  però, tra le possibilità di spesa che sono specificate dall’art 2 bis e, dunque, si può  far saltare la spesa dissennata. Non è nemmeno la prima volta che questa amministrazione commette un errore, rispetto a regolamenti scritti dal Consiglio comunale (palesando menefreghismo e/o ignoranza?),   recentemente è successo con il regolamento per la cittadinanza onoraria.

In più 470mila euro, che dovevano essere utilizzati per i servizi di promozione turistica, finiscono nelle economie vincolate e non saranno toccati, con molta probabilità, nel 2019: creeranno un bel capitale per il 2020 quando magari potranno dare slancio a qualche progetto finalizzato alla promozione in piena campagna elettorale.

Sono tanti soldi 470mila euro per una città dove servizi per i turisti ce ne sono veramente pochi. Sono soldi finanziati dagli stessi turisti che potrebbero lasciare migliori recensioni invece di lamentarsi per una città dove non ci sono bagni pubblici o bus notturni.

E’ uno schiaffo per chi raccoglie i soldi e, spesso, le critiche: loro conoscono bene i bisogni (non come la giunta!) dei turisti. Questa spesa dovrebbe essere un’assurdità  per  chi lavora e investe in questa città, per chi crede ancora che qui si possa fare turismo.

Dopo l’intervento, anche, dell’autonomista On. Pullara che ha duramente attaccato il governo Lega/Cinquestelle per i permessi rilasciati per le trivellazioni nel mar Ionio, definendo la questione addirittura “Vergogna Ionica”, il Mise, ieri, ha messo a punto un emendamento blocca-trivelle al decreto legge Semplificazioni.

Tale emendamento prevede, per un termine massimo di tre anni, la sospensione dei permessi di prospezione e di ricerca già rilasciati, nonché i procedimenti per il rilascio di nuovi permessi di prospezione (cioè esplorazione del sottosuolo) o di ricerca o di coltivazione dei giacimenti sottomarini di idrocarburi. “Non mi fermo e non basta. Continua lo strasbismo di questo Governo, che non guarda alla Sicilia. Per il Mediterraneo sono già stati rilasciati i permessi per la coltivazione. Il che significa che, risolta la vergogna ionica, rimane quella Mediterranea. Continuerò a vigilare e lottare per fermare questa violenza e per capire lo stato dell’arte dei documenti autorizzativi per le trivellazioni del nostro mare”- dichiara Pullara.

“Come avete potuto constatare, portando le nostre lamentele alla ribalta regionale, abbiamo ottenuto un primo risultato. Oggi Pentastellati/Lega fanno marcia indietro per lo Ionio, ma come accaduto per Ischia ed il condono edilizio accordato solo a quell’isola, così accade oggi per le trivellazioni. Il Governo guarda solo ad alcune Regioni. La Sicilia e il resto del Sud attendono le loro risposte” continua il deputato.

“Il Mediterraneo è ancora in pericolo. E’ una grande risorsa naturale, storica, turistica. Non si può e non si deve abbassare la guardia. U mari un si spurtusa, neanche quando di fronte a noi, come contraltare, abbiamo i grandi colossi petroliferi che vogliono trasformare una risorsa di tutti e per tutti in un affare di pochi e per pochi” conclude Pullara.