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Interessante iniziativa organizzata dal Centro Commerciale Naturale di via Atenea che aderisce a pieno titolo allo spirito di recupero e salvaguardia delle tradizioni popolari che, tra gli altri aspetti, la Sagra del mandorlo in fiore vuole mantenere vivo e rappresentare ogni anno al mondo.
Il mondo economico agrigentino ha voluto partecipare alle manifestazioni della “Sagra” mettendo a disposizione i propri negozi presenti in via Atenea per una significativa mostra di abiti tradizionali del folklore internazionale indossati da manichini esposti in vetrina.
In particolare i negozi dove è possibile vedere i costumi sono:
Benetton con 6 abiti femminili provenienti dalla Gracia,
Lo Bello con 8 costumi provenienti da Palma di Majorca,
Rizzo con 2 abiti della Giordania,
Scalia con 3 costumi sempre della Giordania,
Bucalo con 2 costumi israeliani
Camera di Commercio con 5 costumi provenienti dalla Russia
Calabrò con 2 costumi femminili della Colombia femminili
Livreri con 4 costumi del Puerto Rico
Bi-Terni  espone 3 costumi femminili dell’Indonesia
Delì e Sisley espongono 6 costumi Israeliti
Gvg e Yamamay  espongono 6 Costumi Serbi
Messina e Calabrò  8 costumi della Polonia
Ancora Messina espone 5 costumi maschili della Grecia
Carpisa con  5 costumi della Repubblica Ceca
Daddy and Son con 4 costumi femminili dell’ Ucraina
Max Moda-Turco (Abito non identificato) gonna plissè gialla-camicetta ricamata e grembiule.

Il capogruppo del Pdl, Salvatore Pennica, a proposito della sfilata del Presidente del Consiglio Comunale di Ravanusa, Totò Grifasi, con la fascia tricolore da primo cittadino, in occasione della marcia antimafia di Palma di Montechiaro, scrive una nota al Sindaco, agli assessori e a tutti i consiglieri comunali.
Ecco il testo della nota:
A proposito della conosciutìssìma e diffusissima epidemia che purtroppo colpisce ampi strati di chi si occupa di politica,  la cosiddetta “arroganza de! potere”, mi è d’obbligo, sig Sindaco, esprimere il mio pubblico rammarico e il mio totale disappunto in merito alle immagini poste a corredo di un articolo giornalistico, apparse in un sito di cronache locali, nel quale si descriveva la manifestazione della “Marcia Antimafia” svoltasi a Palma dì Montechiaro in data 4 Febbraio u.s. Ma fatta salva la meritevole iniziativa (anch’essa non pubblicizzata da parte della Amm.ne Comun.le non invitando neanche i Consiglieri Comunali),mi ha molto colpito una delle tante foto nella quale si ritraeva il nostro Presidente del Consìglio ins. Salvatore Grìfasi, con la fascia di “primo cittadino” anche lui al seguito dì detta manifestazione lungo le vie di Palma. Orbene sig. Sindaco, signori Assessori, signori Consiglieri, mi chiedo dove siamo arrivati? È mai possibile, sig. Sindaco, che lei abbia già abdicato alla sua carica politico-istituzionale, per consegnarla nelle mani del Presidente del Consiglio Comunale? Mi potrà sempre dire, a mo’ dì giustificazione, che Lei lo ha delegato a partecipare a tale manifestazione, ma io le rispondo a priori che non è possibile, perché queste deleghe sono riconosciute esclusivamente al Vice-Sindaco o agli assessori; non gli bastava al Sig. Presidente indossare la “sua Fascia” o quella gli stava stretta, signori assessori mi rivolgo a voi tutti: non vi siete ancora stancati ad essere così perennemente sottovalutati?
Capisco perfettamente che il Presidente abbia tutta l’urgenza di anticipare i tempi, però voglio ricordargli che le nuove elezioni comunali si terranno nella primavera del 2013,e che, solo allora, in mezzo a tanta altra gente, Lui sarà “l’unico” in grado di rivestire tale carica. Resta però, e si può condire con tutte le salse, un chiaro e sintomatico segno epidemico di “ARROGANZA DEL POTERE” che mette ancora una volta alla berlina la “mediocre” classe politica che oggi amministra tutti gli italiani a qualsiasi livello. Vi chiedo signori in indirizzo, un formale atto di censura nei confronti del Presidente del Consiglio, per fargli capire, una volta e per tutte, che il palazzo municipale non è casa sua, è un bistrattato palazzo che pur tuttavia ha delle regole ben precise che sono da rispettare e che non possono in nessun modo essere modificate. Badi bene , sig. Presidente a mettere da parte tutta questa “arroganza” se sono rose fioriranno, svolga, una volta tanto,le mansioni cui Lei è preposto, solleciti I’ Amministrazione Comunale a che si riparino le strade oramai ridotte a piscine naturali con buche di ogni specie e dimensioni, si occupi di mettersi in sinergia con tutto il Consiglio Comunale per controllare il disastrato bilancio del nostro Ente e la deriva burocratico-amministrativa nella quale ci avete cacciato. Non sono le fasce tricolori che fanno l’uomo, bensì l’impegno che ognuno di noi può e deve mettere nel dare una mano a poter fare uscire il nostro paese dal caos dall’inefficienza e dalla totale mancanza di risultati che avete prodotto fino ad ora.”


Per tutti i nostri lettori che non risiedono ad Agrigento abbiamo deciso di rendere un sevizio fotografico su uno dei momenti più suggestivi della Sagra del Mandorlo in Fiore, la fiaccolata dell’amicizia.
Il servizio fotografico comprende il percorso che va da Piazza Municipio fino a Piazza Stazione. Colori costumi, entie e tradizioni sotto i riflettori del fotoreporter Giuseppe Spoto, per cercare d iavvicinare gli agrigentini sparsi in Italia e nel Mondo alla propria terra
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Con l’accensione del tripode dell’amicizia davanti al Tempio della Concordia  questo pomeriggio dinnanzi al tempio della Concordia si è alzato ufficialmente il sipario sulla sagra del mandorlo in fiore, edizione numero 67. I gruppi folk, le autorita’ politiche e militari della provincia di Agrigento, hanno infuocato  le fiaccole della pace, inaugurando il 57esimo Festival internazionale del folklore.  Intanto sono proseguiti stamattina  in piazza Cavour, gli spettacoli dei gruppi concorrenti al Festival del Folclore internazionale. Attesa la suggestiva fiaccolata dell’Amicizia,  in programma domani pomeriggio lungo le principali vie cittadine. Numerosi gli appuntamenti collaterali, tra cui il Premio Ugo Re Capriata, messo in palio dall’Assostampa di Agrigento. Un antico riconoscimento, datato 1968, che intende premiare uno dei tanti gruppi,con particolare attenzione alle danze e ai costumi delle tradizioni popolari del proprio paese.
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Si svolgerà giovedì 9 Febbraio nella suggestiva cornice della casa Sanfilippo con inizio alle ore 9,30 l’iniziativa di  CGIL e  FILCAMS sul tema dello sviluppo turistico in Provincia di Agrigento. L’iniziativa si aprirà con la relazione di Mariella Lo Bello, Segretaria generale della CGIL, seguiranno i contributi di Gaetano Pendolino, Presidente del Consorzio Valle dei templi, Giuseppe Lo Pilato Direttore della Kolymbetra, Franco Castronovo Segretario Generale della Filcams Cgil di Agrigento.
A concludere i lavori sarà Franco Martini che è il Segretario Generale Nazionale della FILCAMS CGIL.Il Turismo – sottolinea Mariella Lo Bello – è una di quelle risorse “non delocalizzabile” su cui riteniamo si debba puntare con decisione, superando improvvisazioni, ritardi, localismi: occorre “fare sistema” da Licata a Sciacca passando per la preziosissima Valle dei Templi. Dentro questa questione ci sono dentro tutte le altre, irrisolte, dalla questione infrastrutturale a quella legata al rilancio delle Terme. Per noi quella del 9 è l’occasione per mettere insieme un “progetto Agrigento” che sottoporremo all’attenzione dei vari livelli di Governo”.

Presentata ufficialmente, questa mattina, all’ex Collegio dei Filippini il programma della 67° Sagra del mandorlo in fiore (57° Festival Internazionale del Folklore, 12° Festival Internazionale “I Bambini del Mondo”, 11° Corteo Storico d’Italia) in programma dal 3 al 12 febbraio. Come da tradizione si parte con il festival internazionale “I bambini del mondo” in programma da venerdì 3 a domenica 5 febbraio. “La realizzazione dell’evento – ha spiegato il sindaco Marco Zambuto – è stata resa possibile grazie ai contributi della Regione Sicilia, del Comune di Agrigento, dell’Ente Parco e della Camera di Commercio. Nonostante le oggettive difficoltà economiche non volevamo rinunciare a quella che gli agrigentini considerano la propria festa”. Una  Sagra che si prospetta più che mai all’insegna della tradizione e dell’agrigentinità. A presentare la kermesse saranno i giornalisti: Margherita Trupiano, Carmelo Lazzaro, Davide Sardo, Gabriella Omodei, Salvatore Fazio, Gaetano Ravanà ed Elena Curto. I Gruppi partecipanti al 57° Festival Internazionale del Folklore sono: Algeria, Bielorussia, Bulgaria, Cile, Georgia, India, Irlanda, Messico, Perù, Romania, Russia, Serbia, Sierra Leone, Slovacchia. Presenti la Banda e le Majorettes Lofan Mazsorett – Ungheria, la Fanfara dei Bersaglieri, la Banda musicale “Città di Paceco e gli sbandieratori e musici di Vicari.
Consulente da parte dell’Assessore Regionale al Turismo è stato nominato Riccardo Cacicia. “Consapevole della fiducia riposta nella mia persona – afferma Cacicia – mi impegnerò a svolgere al meglio il compito assegnatomi cioe’ quello di essere l’interfaccia dell’assessore tranchida ed informarlo quotidianamente sugli atti posti in essere dalla organizzazione. Voglio sottolineare ancora di essere totalmente estraneo allo staff organizzativo e offrire il mio contributo a titolo meramente gratuito. Ringrazio ancora l’assessore Tranchida per la fiducia accordatami”.
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Continua il ciclo di incontri-confronti sugli orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020 oggi, lunedì 30 gennaio 2012 alle ore 20.30  presso l’Oratorio della Parrocchia S.Teresa del Bambin Gesù di via Cicerone si terrà l’incontro sul tema “Educare, cammino di relazione e di fiducia” Passione per l’educazione: Una relazione che si trasforma nel tempo e negli ambiti della vita quotidiana.
L’incontro rientra in una serie di riflessioni per le famiglie e la comunità, sul testo della Conferenza Episcopale Italiana dal titolo “educare alla vita buona del vangelo”, i relatori di questa sessione saranno Rossella Parisi e Livia Corbo, Gli Orientamenti pastorali intendono offrire alcune linee di fondo per una crescita concorde delle Chiese in Italia nell’arte delicata e sublime dell’educazione.

“Quando volevamo imparare l’Inglese,
a  metà  degli  anni  Cinquanta”.

Verso la metà degli anni Cinquanta, a chiusura del lungo e triste periodo del dopoguerra, si affacciava nell’animo di tutti, con la conquistata libertà, l’auspicata era del benessere, che avrebbe portato nuovi propositi di gioia e felicità.

La gioia di vivere, intanto, si cercava in tutte le occasioni: tavolate in allegria in gruppi di famiglie, si ballava dappertutto, nelle terrazze di San Leone come nei salotti di casa, allargando la sala  togliendo tavoli e sedie.
In questa socialità di popolo, giungeva fin qui, da noi, l’onda lunga della cultura americana da esportazione: la musica, le foto sui rotocalchi e il cinema, film in quantità, una finestra sull’America, intendendo gli USA, con la sua grande città sull’Atlantico, e poi  il Far West delle pianure dell’Arizona, le vicende dell’oro in California, del petrolio nel Texas, il ragtime di San Louis, pistole e mitra della mala di Chicago
.
Noi cosa c’entravamo con tutto questo? Niente, ma  eravamo fortemente  affascinati di tutto ciò che era americano.
I cinema erano pieni di gente, le proiezioni andavano avanti a rotazione continua, mentre sottilmente, le vicende narrate, impartivano anche  lezioni di vita,  trasmettevano  gusto e comportamenti di  probabili  e infondati stili di vita.
Altro desiderio, che si palesava maggiormente nei giovani, era quello di viaggiare, di vedere quest’America, fonte di desiderio, vedere le  grandi città, strade larghe, palazzi alti, auto lunghe e cromate, le ragazze tutte belle, bionde, sorridenti, e che denti bianchi!
I giovani volevano vederla quest’America, e parlare con gli americani, e quindi conoscere la loro lingua: l’inglese.
Chi parlava l’inglese nella nostra città ? A chi chiedere per imparare l’inglese ? Certamente ad un “ Professore d’inglese”.
In un gruppo di amici di appena vent’anni, vent’anni di allora, che passavano i pomeriggi domenicali ad ascoltare dal giradischi Louis Armstrong, Perry Como, il melodico Frank Sinatra e il quartetto vocale Four Frashmen, tre di loro, in sintonia sul da farsi e sul loro futuro, decisero di andare a lezione di inglese, “perché quando uno va all’estero – e noi andremo in America – se non conosce la lingua può solo guardare, ma muto come un pesce”.
L’insegnante d’inglese individuato, noto e conosciuto perché                          dai suoi banchi di scuola erano passate generazioni di studenti agrigentini, abitava in via Duomo e vi andarono di prima sera,  mentre la città era investita da un forte vento  freddo  di tramontana.
Andarono così, senza preavviso, a cercare il portoncino e il campanello all’inizio della salita, stretta e ripida, con il vento che in  quella gola  prendeva  potenza e fischiava.
Salirono tre gradini, alti per pareggiare il dislivello della strada,e premuto il campanello elettrico dal suono discontinuo, subito una cordicella  all’interno  fece scattare la serratura.
In alto alla scala, anch’essa ripida di alti gradini, apparve in controluce il professore, appena anziano, ma energico nell’approccio e visti i tre restò a guardare, ma voleva anche sentire.
Dissero: “siamo tre giovani, vorremmo studiare inglese, quanto costa” ?
“Come, come, cosa ? Venite su, venite”.
La domanda era stata posta proprio male.
Salirono, entrarono, si sedettero in un salottino di vimini e dissero più compiutamente: “era che volevamo viaggiare e bisogna conoscere l’inglese, l’inglese perché è la lingua di tutta l’America, e per non fare i pesci…”.
Già, come italiano non c’è male…pensò il professore, e disse:”voi, intanto, di inglese cosa conoscete” ?
“Poche parole, come…Goodbye, How are you, Good morning, Miss, e dalle  canzoni i  titoli: Star dust, Cheek to cheek, My funny Valentine, You are my destiny,  Body and Soul,  I love”.
“Effettivamente è  poco, non basta”, disse il professore.
“Ecco – disse ancora – studiare la lingua significa studiare la grammatica, la struttura, la composizione, come si scrive, come si parla, la pronuncia, che non ha sempre il suono gutturale, all’americana che a voi tanto piace…bisogna studiare, capire la società che in  quella lingua si esprime, i costumi, i modi di dire, la letteratura, poesia, teatro…”.
Il professore ora si allargava un po’ troppo, i ragazzi erano già spaventati dai tanti e seri propositi.  Il discorso continuò con rari interventi dei ragazzi che si dichiaravano, subito, d’accordo su tutto…
Parlarono d’altro in modo cordiale, mentre il più curioso con gli occhi girava per la stanza: vi era una libreria aperta, con romanzi e libri vari, una enciclopedia, un fascio di riviste, un calendario scaduto, a fianco un grammofono, nel lato opposto una vetrinetta con vasi e bicchieri, un quadro alla parete di un austero personaggio, forse un antenato, incastonato in una pesante cornice vagamente liberty.
E poi, nella parete di fronte alla porta d’ingresso, una  bussola a vetri, aperta su una stanza vasta, la  sala da pranzo, al centro la tavola apparecchiata per la cena.
I giovani, con le loro poche parole da dire ringraziarono e salutarono in modo ossequioso. Avevano capito tutto, ora seriamente ci avrebbero pensato. Fecero le scale frettolosamente, un ultimo saluto, quasi  un’ inchino e fuori dall’uscio si avviarono un po’ confusi, anche per  il costo  delle lezioni, che sia pur molto modesto, mise in crisi i giovani speranzosi, perchè di fatto erano disoccupati.
Ciò  mandò in frantumi la speranza di imparare l’inglese, che volò via con un soffio di vento di tramontana.
“Hai una sigaretta ?”  “Ne ho due e siamo in tre”. “Accendi intanto…”.
Beata leggerezza dei vent’anni, rieccoli sicuri e gagliardi che sfumazzando si persero nella folla di via Atenea.
Ora, la felice occasione di intravedere quella tavola apparecchiata come una  visione,  perfetta come  una scena da teatro,  non può svanire e chiudersi nelle pagine in questo breve racconto,   ritorniamoci per un  rivisita, che è poi  il pretesto di questo racconto.
Ad essa vogliamo tornare, con lo spirito acuto dell’osservazione,  in  quella stanza con il suo silenzio o con i pochi rumori convenzionali, con la presenza statica dei mobili, il racconto continuo dell’età degli oggetti e degli arredi, nel rilievo delle penombre e dei chiaroscuri. Così da  percepire, anche  e  appena, i contenuti spirituali di una  visione sospesa, magica e  colta  in una  fredda sera  di ventosa tramontana, a  metà anni Cinquanta
Dal soffitto alto pendeva un lampadario a calotta che lasciava le pareti in penombra e illuminava con forte fascio di luce la tavola, abbagliava il candore della tovaglia, i piatti bianchi, le posate argentee e rilucenti, due calici trasparenti e senza ombra, e al centro, perfetta nella sua forma, forte del suo rilievo  estetico,  la bottiglia di vino.
Panciuta in modo armonico, come pregna del suo contenuto, elegante dal collo lungo e chiusa in alto da una fera di cristallo, (vetro, pardon) la bottiglia di vino irradiava favolosi riflessi di rossi e di bruni. La sua presenza dava dignità domestica e aggiungeva qualcosa di rituale, di mistico raccoglimento, come nelle splendide tavole apparecchiate delle sacre cene di Veronese e Tintoretto.
Era l’ora della cena, il professore prendeva posto seduto con le spalle alla parete di fondo, a sinistra il balcone dai vetri tintinnanti per il forte vento, mentre poteva scorgere in strada, da lontano, qualche raro passante che saliva piegato in due  controvento. I mobili della stanza erano il buffet e il controbuffet, ambedue pieni di preziose  cristallerie, mai o poco usate, alcuni quadri alle pareti tra cui il tre colonne, il più noto dei templi dorici. Intorno, in cornici argentee, i volti di congiunti perennemente sorpresi di guardare la quotidiana scena domestica; da una piccola cornice un giovane sorrideva, anche se fermato dall’istantanea in precario e scomodo equilibrio.
Erano le venti, il pendolo batteva, la pentola bolliva;”Radio sera” lanciava la sua sigla meccanica e senza armonia, lo spiker imponeva  urgenti titoli  di cronaca, mentre la sigla ora si strozzava in chiusura. A prestar un po’ di attenzione alla radio cosa diceva ? De Gasperi ritornava in America, USA, per poi andare in Germania da Adenauer a parlare di Europa Unita, De Gaulle andava già per conto suo .Altri nomi ricorrenti: Andreotti, Fanfani, Gonella, Pastore. Altre notizie dicevano di lavori pubblici, strade, autostrade, ponti, acquedotti. Poi un feroce delitto, e in chiusura una grande festa di beneficenza.
L’attenzione scemava, la radio continuava a gracchiare per conto suo, il professore ora pensa ai fatti suoi, e alla parca cena.
Perché parca ? Perché viene in mente parca. Forse  perché l’ambiente è sobrio e misurato. Quella cena da anni Cinquanta è invece giusta, potrebbe essere un modello per i dietologi degli opulenti futuri decenni di consumismo e di frettolosi e rumorosi pasti tra  pranzi e cene.
Allora, un piatto di cicoria fumante con un po’ del suo brodo, un filo d’olio specchiante alla forte luce del lampadario pensile; due merluzzi con la pinna finale in bocca e l’occhio vitreo luccicante in quell’ultimo riflesso. Dei due  pesci, teneri e bianchi, poco dopo rimanevano sul piatto le due teste mozzate e la lisca con l’ultima  pinna  frastagliata a fianco. Per frutta una mela, o meglio una fetta di melone giallo, detto gelato, di quelli che durante l’inverno stanno appesi  fuori dal balcone, come quelli che ora, fuori dal balcone, dondolavano al vento di tramontana.
Dopo cena la lunga lettura del giornale, tutto il giornale, passo, passo, dallo stato generale degli affari del mondo, a quelli del Paese, Regione, Provincia e locale.
Notizie tristi in maggioranza, dettagliatamente raccontate, e poi notizie vaghe, inutili, deprimenti.
Il professore finiva di leggere a sera inoltrata, all’inizio della notte. Nel silenzio profondo si avvertiva ancora un lontano refolo che flautava per vicoli e stradine e il costante ticchettio del pendolo che spingeva le lancette verso le ore notturne.
Piegò l’ultima pagina del giornale. Disse: mah! un po’ sconsolato di tanta triste cronaca.
Pensò a  quei tre giovani che non avrebbe più rivisto, quella visita che già sembrava lontana.
Si alzò, era  ora di andare a dormire; spense la forte luce ed entrò in camera nel chiarore soffuso di un’abat-jour di seta azzurra; vide sua moglie che già dormiva.
Buona notte disse tra se e se.

Toto  Cacciato

Giuseppe Arnone, consigliere comunale del P.D. e candidato a sindaco di Agrigento, interviene su due rilevanti fatti politici, che investono anche il territorio agrigentino:

1) aumento del rapporto farmacie/abitante, decretato dal Governo Monti, in replica alle affermazioni del portavoce di Epolis, dott. Minacori;
2) positivi rilievi della Corte dei Conti sullo stato della riforma degli ATO rifiuti in Sicilia

“La prima vicenda consente anche di mettere in luce in quale misura l’associazione Epolis intenda interpretare i diritti della borghesia più ricca e più egoista della città di Agrigento. ieri, il portavoce dell’associazione Epolis, Paolo Minacori, storico noto esponente della cultura di destra agrigentina, ha ritenuto di proporre in tv una serie di argomentazioni tanto negative e critiche quanto inconsistenti, per attaccare e denigrare l’importantissima riforma voluta dal Partito Democratico ed approvata dal Governo Monti, consistente nell’aumento del numero di farmacie sul territorio nazionale, ed anche nella città di Agrigento.
Intendo rispondere a Minacori evidenziando che il monopolio della vendita dei farmaci è una ingiustificabile situazione medioevale, che non conosce eguali nei paesi democratici e liberali. Abbiamo una casta, quella dei farmacisti, che guadagna milioni di euro con logiche palesemente antidemocratiche.
La salute dei cittadini si tutela prescrivendo ed imponendo che i farmaci debbano essere sempre commerciati da strutture ove siano presenti e operino farmacisti professionisti. Poi non vi è motivo di limitare a caste familiari, che si trasmettono da padre in figlio, l’esercizio delle attività di vendita dei farmaci.
Bene ha fatto Monti a prevedere per Agrigento l’apertura di un’altra serie di nuove farmacie, e meglio ancora avrebbe fatto se avesse previsto la totale liberalizzazione dell’apertura di detti esercizi, come avviene per gli altri prodotti in commercio.
Vuole spiegare Minacori come avviene la vendita dei farmaci negli Stati Uniti d’America o nelle civilissime Svezia o Germania?
Minacori, poi, non dice il vero quando afferma che all’apertura delle nuove farmacie corrisponderebbe una diminuzione del lavoro dei giovani farmacisti. E’ vero esattamente il contrario: la libera concorrenza fa sì che vi siano molti più servizi per i cittadini, ad un prezzo inferiore, nonché un impiego di giovani farmacisti presso le farmacie che si andranno ad aprire. Ed ancora, un incremento di occupazione nelle farmacie già aperte, che dovranno offrire servizi in un regime di effettiva concorrenza.
Certo, Minacori ha ben ragione di avercela con il Governo Monti e con il Partito Democratico, perché l’apertura di nuove farmacie diminuirà gli enormi guadagni delle farmacie esistenti. Ma, parafrasando una celebre frase di un noto cult-movie, potremmo dire: “Questo è il libero mercato. Adeguati, bellezza!”
Lo stesso potrebbe dirsi per le stranissime (o comprensibilissime, dipende dai punti vista) prese di posizione di Epolis su auspicate “revisioni in diminuzione dell’area di Parco Archeologico della Valle dei Templi”, recentemente stigmatizzate dall’associazione Legambiente. Quali sono i reali interessi difesi?
Per quanto riguarda, invece, il quadro regionale, occorre sottolineare agli occhi dell’opinione pubblica i meriti che un organo serio e severo nella tutela dei conti pubblici, ossia la Corte dei Conti, ha appena attribuito al Governo Lombardo e agli assessori indicati dal Partito Democratico, Pier Carmelo Russo e Giosuè Marino, per aver incisivamente avviato la liquidazione degli ATO rifiuti. E, in particolare, per aver smantellato – per utilizzare le stesse parole della Corte dei Conti – il quadro legislativo che consentiva “gravi irregolarità ed illegalità nella gestione dei rifiuti solidi urbani dal 2007 al 2009”, e ciò grazie, appunto, alla “legge regionale che mette in liquidazione le 27 società d’ambito e ricostruisce un ordinato sistema di gestione”.