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Dal racconto di due bambini di 11 e 12 anni, sembrerebbe che due uomini con volto travisato, a bordo di un auto bianca, li avrebbero invitati a salire in auto con loro. I due bambini, spaventati, sarebbero poi scappati verso alcuni negozi della zona. E’ accaduto a Monserrato, dopo i due bambini, hanno poi raccontato tutto ai genitori che hanno immediatamente contattato le forze dell’ordine, che hanno avviato degli accertamenti

 

 

La Corte d’Appello di Palermo ha confermato la sentenza di condanna, emessa dal Tribunale di Agrigento il 6 febbraio del 2020, a 4 anni e 6 mesi di reclusione ciascuno a carico di Amedeo e Gianluca Stagno, di 32 e 30 anni, di Favara. I due sono imputati di rapina allorchè il 18 settembre del 2009, con la complicità del nipote dell’anziana vittima, all’epoca minorenne, entrarono, travisati con una calzamaglia, da una finestra aperta dal nipote dentro l’abitazione della donna. L’anziana, rapinata soprattutto di oggetti preziosi, sarebbe stata minacciata con una pistola.

Riconoscendo le circostanze attenuanti prevalenti sulle aggravanti, i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Palermo hanno ridotto la condanna da 14 a 10 anni di carcere a carico di Gioacchino Di Liberto, 81 anni, di Alessandria della Rocca, omicida reo confesso di Liborio Piazza, 72 anni, agricoltore, anche lui di Alessandria della Rocca, ucciso il 12 settembre del 2019 ad Alessandria, in contrada Chimmesi, nei pressi di una sua proprietà agricola, colpito da due scariche di fucile a pallettoni, prima al torace, dentro la sua automobile, una Fiat Panda bianca, e poi al fianco durante un inutile tentativo di fuga. Il movente del delitto sarebbe legato a frequenti contrasti tra i due per questioni di vicinato di terreni.

Il Tribunale di Marsala ha condannato Giorgio Filippazzo, 40 anni, di Porto Empedocle, a 5 mesi di reclusione per violenza privata. L’empedoclino è stato denunciato dalla Polizia giudiziaria in servizio al carcere di Castelvetrano, in provincia di Trapani, dove è stato detenuto nei primi mesi del 2014. Filippazzo avrebbe costretto un compagno di cella, con minacce e schiaffi, a pulire la cella, lavare i vestiti del terzo detenuto e preparare caffè e camomilla.

I poliziotti della Divisione anticrimine – Sezione misure di prevenzione patrimoniali della Questura di Agrigento hanno sequestrato, tra Canicattì e Caltanissetta, immobili e depositi per un valore di circa 400mila euro, a carico dei fratelli Antonio e Giuseppe Maira, di 71 e 65 anni, di Canicattì. In particolare, Antonio Maira negli anni ‘80 sarebbe stato affiliato alla locale “Stidda”. Nel 1986 ha subito una condanna, per traffico di droga e armi, a 22 anni e 6 mesi di reclusione, poi ridotti in Appello a 17 anni e 6 mesi, scontati fino al 2004. All’epoca, in primo grado l’accusa fu rappresentata dal giudice Rosario Livatino, poi assassinato il 21 settembre del 1990 perché, secondo alcuni collaboratori della Giustizia, “colpevole” di avere contributo a condannare pesantemente diversi affiliati alla “Stidda”. Lo scorso 21 gennaio, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, a conclusione del giudizio abbreviato, ha inflitto, per concorso in estorsione aggravata e usura, 5 anni di reclusione a Giuseppe Maira, e 4 anni e 8 mesi al fratello Antonio, disponendone il sequestro dei beni a fine di confisca.

La metà delle più belle località della Sicilia si trova lungo la costa della provincia di Messina, che conquista il 50% delle bandiere blu assegnate quest’anno all’isola dalla Foundation for Environmental Education (Fee), ong internazionale che attribuisce il prestigioso riconoscimento sulla base di precisi parametri: mare risultato “eccellente” negli ultimi quattro anni, efficienza della depurazione delle acque reflue e della rete fognaria, raccolta differenziata, vaste aree pedonali, piste ciclabili, arredo urbano curato, aree verdi.
Alla Sicilia il riconoscimento è andato a dieci località, due in più rispetto all’anno scorso: Roccalumera (Me) e Modica (Rg).

Nella top ten ci sono, oltre alle due new entry, Alì Terme, Santa Teresa di Riva, Lipari (nelle Eolie) e Tusa nel messinese; Menfi nell’agrigentino; Ispica, Pozzallo e Marina di Ragusa.
In Sicilia c’è anche uno dei porti turistici che hanno ricevuto il riconoscimento: è quello di Capo d’Orlando, sempre nel messinese.
Secondo la ong, il porto di contrada Bagnoli ha rispettato i requisiti richiesti per l’assegnazione internazionale “garantendo la qualità e la quantità dei servizi erogati nella piena compatibilità ambientale”, come si legge nella motivazione.
“Servizi eccellenti a misura d’uomo e nel rispetto dell’ambiente devono rappresentare la normalità Capo d’Orlando e per l’intero comprensorio in modo da diventare valore aggiunto nella proposta turistica”, dicono il sindaco del comune messinese Franco Ingrillì e l’assessore Fabio Colombo

Saranno pagati tre mensilità arretrate ai netturbini, Questo il risultato dell’incontro terminato pochi minuti fa con l’amministrazione comunale, i datori di lavoro e gli operatori ecologici.
Nel primo pomeriggio di oggi riprenderà la raccolta che secondo il calendario di conferimento prevede il rifiuto plastica e vetro.
Alla fine della fiera il pugno duro dei lavoratori è servito a regolare il pagamento degli stipendi, forse, anche in futuro. Adesso, lo stesso pugno duro dovrebbe utilizzarlo la cittadinanza nel pretendere un servizio ad oggi di bassissima qualità e dai costi stratosferici.
Si sono incontrati nella stanza del sindaco: l’amministrazione comunale, presente il consigliere del sindaco Davide Romeo, i rappresentanti delle imprese che gestiscono il servizio e alcuni lavoratori.

L’accordo raggiunto prevede l’immediato pagamento di tre mensilità per un totale di 600mila euro che copriranno gli arretrati vantati dai netturbini. E’ previsto un tavolo permanente formato dagli stessi soggetti firmatari che in futuro verificherà l’andamento dei pagamenti e la qualità del servizio. Il documento che contiene l’accordo firmato dalle varie parti è stato inoltrato al Prefetto di Agrigento.

Il pugno duro è servito ai lavoratori per difendere il loro sacrosanto diritto a ricevere regolarmente la busta paga, adesso toccherebbe ai cittadini fare sentire le proprie ragioni per un servizio scadente dal costo attuale di 7,1 milioni di euro, comprensivo delle discariche.

E’ parsa preziosa nella trattativa di oggi la presenza di Davide Romeo che dovrebbe, per quello che si dice, essere nominato a breve assessore comunale con la sola delega all’igiene pubblica.

E’ chiaro a tutti che non si può continuare a pagare un servizio quasi inesistente e, nello stesso tempo, tollerare l’abbandono da parte della Provincia regionale di Agrigento delle strade provinciali di collegamento alla città ridotte a fiumi di asfalto ricoperti da spazzatura, quando andrebbero vigilate e bonificate. Occorre una delega specifica per seguire tutto il processo di igiene pubblica all’interno e all’esterno di Favara.

A margine dell’accordo i netturbini hanno fatto sapere che in futuro si fermeranno trascorsi tre giorni di ritardo dalla mensilità maturata. Nessuna tolleranza e fanno bene, adesso, dicevamo, deve essere la volta dei favaresi che non possono affidarsi per la tutela del loro diritto ad un servizio dignitoso solo ed esclusivamente alla denuncia giornalistica.

 

894 i nuovi positivi al Covid19 su 27.362 tamponi processati, con una incidenza del 3,3%, in leggero aumento rispetto a ieri. La Sicilia è seconda per numero di contagi giornalieri dietro la Campania.

Le vittime sono state 26 e portano il totale a 5.592.

Il numero degli attuali positivi è di 22.162 con un decremento di 68 casi.

I guariti oggi sono 936.

Negli ospedali i ricoverati sono 1.092, 27 in meno rispetto a ieri, quelli nelle terapie intensive sono 133, due in più rispetto a ieri.

I nuovi contagi per province:

Palermo  131

Catania 392

Messina 88

Siracusa 17

Trapani 57

Ragusa 62

Caltanissetta 47

Agrigento 86

Enna 14

L’attenzione della procura di Marsala, che indaga nuovamente sulla sparizione di Denise Pipitone, si sposta in Calabria da dove arriva la segnalazione di una parrucchiera di Scalea, che avrebbe  riferito ai carabinieri di aver riscontrato delle somiglianze fisiche tra una ragazza che si chiama anche lei Denise, avrebbe la stessa età della Pipitone (quindi 21 anni) e la stessa Piera Maggio. La ragazza che per molti anni ha vissuto in un collegio si suore, ora è in cerca di lavoro e non è in buoni rapporti con la madre rumena che vive in un’altra località del cosentino.

I carabinieri stanno effettuando degli accertamenti:  «Abbiamo accertato che quanto riferito dalla ragazza corrisponde al vero — dice il colonnello Piero Sutera, comandante provinciale dei carabinieri – Adesso occorre fare un riscontro per capire se i documenti che attestano la familiarità della ragazza siano veri».

Per escludere con certezza che possa trattarsi di Denise Pipitone sarebbe in ogni caso necessario l’esame del Dna che solo la procura di Marsala potrebbe decidere di effettuare per sgomberare il campo dal dubbio.

L’avvocato di Piera Maggio, Giacomo Frazzitta così: «La Procura con noi non parla, è un muro. Non siamo quindi nelle condizioni di dire se la giovane che vive nella cittadina tirrenica possa essere Denise Pipitone, né tanto meno per acclarare il contrario».

I carabinieri osservano che sono moltissime le segnalazioni che ricevono riguardo Denise e ciascuna di queste viene scrupolosamente vagliata. La giovane identificata, avrebbe fornito anche i riferimenti per rintracciare i suoi genitori.

Dunque l’accertamento condotto dai carabinieri di Scalea non riguarda il caso segnalato soltanto due giorni fa a Mattino Cinque e di cui ha detto Giacomo Frazzitta, il legale della famiglia Pipitone che nel corso della diretta tv ha fatto sapere di essere sulle tracce di una ragazza assai somigliante a Denise. L’avvocato si è riferito alla telefonata che una donna fece nel dicembre 2015 a Piero Pulizzi, — il papà della bimba scomparsa — segnalando una nomade, ripresa in un filmato a Milano nell’ottobre del 2015, con una bambina, appunto, molto somigliante a Denise. Il video con la nomade e la piccola è stato mostrato nel corso di Mattino Cinque.

Intanto lo scorso  21 maggio i carabinieri avevano effettuato un’ispezione nella casa di Mazara che era abitata da Anna Corona, ex moglie di Pietro Pulizzi, padre biologico di Denise, e madre di Jessica, la sorellastra di Denise che era stata accusata di averla rapita ma è stata assolta in tutti i gradi di giudizio. Un sopralluogo effettuato per verificare se fossero stati effettuati dei lavori edili nella casa e disposto dalla Procura di Marsala che ha recentemente riaperto le indagini sulla scomparsa della piccola. Ma nella stessa serata i carabinieri erano andati via, senza aver sequestrato nulla. «Non cerchiamo nessun corpo», hanno ripetuto gli inquirenti dopo che, nel primo pomeriggio, si era diffusa la notizia di un’attività di ricerca di resti umani. «È solo un’ispezione dei luoghi – avevano spiegato fonti della Procura – finalizzata a capire se, nella casa, siano stati fatti dei lavori».

Come è noto, il dott. Marcello Viola, con il patrocinio degli avv.ti Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, aveva impugnato innanzi al TAR Lazio i provvedimenti con i quali il dott. Prestipino Giarritta è stato nominato Procuratore della Repubblica di Roma.
Il TAR Lazio Roma – Presidente dott. Savo Amodio Antonino, Relatore dott. Ivo Correale – aveva accolto il ricorso del dott. Viola.
In particolare, il TAR Lazio aveva rilevato come dalla documentazione relativa all’indagine di Perugia fosse emersa la qualità di parte offesa del dott. Viola rispetto alle “macchinazioni o aspirazioni di altri” e connesse al cosiddetto “Palamara-Gate”.
Il TAR aveva, altresì, rilevato come la decisione del CSM – di non formulare alcuna proposta volta al conferimento al dott. Viola dell’incarico di Procuratore di Roma – fossea immotivata “in assenza di elementi oggettivamente riscontrabili a suo carico” e si ponesse in contrasto con la precedente proposta formulata prima dell’avvio dell’indagine di Perugia.

Sia il CSM che il dott. Prestipino Giarritta hanno proposto appello avverso la suddetta sentenza, chiedendone la sospensione ed evidenziando come la stessa avrebbe cagionato un grave danno all’Amministrazione della giustizia e avrebbe inciso sulla continuità nell’espletamento delle funzioni di Procuratore della Repubblica di Roma.

Il dott. Viola, difeso dagli avv.ti Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, si è costituito innanzi al Consiglio di Stato chiedendo il rigetto dell’appello e reiterando taluni motivi di ricorso non esaminati dalla sentenza del TAR Lazio.

Il Consiglio di Stato sez. V – Presidente dott. Giuseppe Severini, Relatore dott. Valerio Perotti – condividendo le tesi degli avv.ti Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, ha rigettato gli appelli proposti dal CSM e dal dott. Prestipino Giarritta, confermando la sentenza del TAR Lazio.

Il Giudice Amministrativo, in particolare, ha ribadito che la scelta del CSM – di non formulare alcuna proposta volta al conferimento al dott. Viola dell’incarico di Procuratore di Roma – fosse immotivata e che nessun rilievo potesse riconoscersi al fatto che la composizione dell’organo fosse nelle more parzialmente mutato.

Al riguardo, è stato rilevato nella sentenza che “il Consiglio Superiore della Magistratura non è organo politico ma di alta amministrazione di rilievo costituzionale. Le ragioni della revoca non potevano dunque ravvisarsi implicite ed esaustive né nel fatto della intervenuta sostituzione delle persone di alcuni commissari, né nel mero mutamento di preferenza al riguardo da parte di un altro rimasto”.

Inoltre, il Consiglio di Stato, condividendo i motivi di ricorso non esaminati in primo grado e reiterati in appello, ha rilevato come il CSM abbia errato nel ritenere prevalente il profilo del dott. Prestipino Giarritta nonostante lo stesso avesse svolto solo funzioni semidirettive (quale Procuratore Aggiunto presso le Procure di Reggio Calabria e di Roma) a fronte delle – più rilevanti – funzioni direttive svolte dal dott. Viola (che è stato Procuratore della Repubblica a Trapani ed è attualmente Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Firenze).

Il Consiglio di Stato ha, anche, rilevato che il CSM ha errato nel ritenere prevalente l’esperienza del dott. Prestipino Giarrita in materia di criminalità organizzata, senza tenere adeguatamente conto delle esperienze del dott. Viola quale Procuratore della Repubblica di Trapani (ossia un territorio con una radicata presenza di complesse strutture criminali di tipo mafioso).

La sentenza ha, altresì, evidenziato che il CSM ha errato nel valorizzare la conoscenza da parte del dott. Prestipino Giarritta della Procura di Roma (ove lo stesso già svolgeva servizio) giacchè la valutazione del CSM deve “prescindere dal radicamento personale sul singolo territorio”.

Inoltre, la sentenza del Consiglio di Stato sostiene che la delibera del CSM è caratterizzata da “manifesta irragionevolezza, laddove da un lato valorizzano le funzioni di aggiunto svolte per appena poco più di tre mesi dal dott. Prestipino Giarritta”, ma non prende in adeguata considerazione lo svolgimento, da parte del dott. Viola “per ben tre anni, della funzione direttiva di secondo grado di Procuratore Generale presso una delle principali Corti d’Appello italiane (Corte d’appello di Firenze)”

Per effetto della sentenza del Consiglio di Stato, dunque, il CSM dovrà nuovamente procedere alla nomina del Procuratore della Repubblica di Roma, conformandosi ai numerosi e stringenti principi di diritto affermati dal Giudice Amministrativo.