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Continua la protesta per i disagi causati dall’interruzione del ponte Petrusa.
Come si ricorderà, il viadotto è stato ritenuto strutturalmente pericoloso e dunque  inagibile, ma dopo lo smontaggio, a distanza di otto lunghi mesi, non si ha ancora contezza delle procedure e della tempistica con cui  dovrà provvedersi all’indispensabile ripristino della campata mancante.
Ed è per questo che anche noi  siamo scesi in strada per protestare. “È inaccettabile che un’arteria stradale di collegamento tra Favara ed Agrigento resti chiusa e che non si sappia quando verrà restituita alla Città”.
Al termine del sit-in davanti la Prefettura di Agrigento, una delegazione di partecipanti ha incontrato il Prefetto  al quale  ancora una volta sono stati rappresentati i problemi dei cittadini e dei lavoratori  e con il quale si è discusso sulle potenziali soluzioni da adottare per facilitare la viabilità.
Tra i manifestanti, erano presenti  residenti,  sindacati di categoria, associazioni e cittadini di Agrigento e Favara,  assenti invece  le Amministrazioni.
Stavolta, però, era doveroso  che il  nostro Sindaco  (vista l’assenza alla  precedente protesta nei pressi del Cavalcavia Petrusa) presenziasse al sit-in, in ragione anche della missiva che solo qualche mese addietro aveva inoltrato a Sua Eccellenza il Prefetto Nicola Diomede per porre l’accento sulla grave questione del “Ponte che non c’è più”.
Ed invece, nell’imbarazzo generale, il Sindaco Alba continua a non  presentarsi!.
Come imbarazzante è che ancora non abbia risposto all’interpellanza presentata il 02.05.2017 dalle sottoscritte, con la quale, visti i disagi ai Favaresi che quotidianamente devono raggiungere il centro urbano di Agrigento, veniva invitata a relazionare, con carattere d’urgenza, sugli atti amministrativi prodotti, sulle iniziative istituzionali messe in campo per sollecitare il definitivo superamento delle problematiche connesse alla demolizione di detto cavalcavia Petrusa, e/o sull’approntamento di eventuali soluzioni temporanee.
“Ma il silenzio purtroppo è ormai la regola del sindaco Alba  e la Sua sedia ieri incredibilmente lasciata vuota è l’immagine più eloquente dell’assenza dell’Istituzione Comune, lontana dai problemi veri della Città”.
E mai possibile che quando si tratta di rifiuti e software i 5 Stelle bruciano le tappe e quando, invece, bisogna rimboccarsi le maniche e affrontare i problemi quotidiani della gente i grillini si danno alla latitanza?

Continua la protesta per i disagi causati dall’interruzione del ponte Petrusa.        Come si ricorderà, il viadotto è stato ritenuto strutturalmente pericoloso e dunque  inagibile, ma dopo lo smontaggio, a distanza di otto lunghi mesi, non si ha ancora contezza delle procedure e della tempistica con cui  dovrà provvedersi all’indispensabile ripristino della campata mancante.Ed è per questo che anche noi  siamo scesi in strada per protestare. “È inaccettabile che un’arteria stradale di collegamento tra Favara ed Agrigento resti chiusa e che non si sappia quando verrà restituita alla Città”.Al termine del sit-in davanti la Prefettura di Agrigento, una delegazione di partecipanti ha incontrato il Prefetto  al quale  ancora una volta sono stati rappresentati i problemi dei cittadini e dei lavoratori  e con il quale si è discusso sulle potenziali soluzioni da adottare per facilitare la viabilità.Tra i manifestanti, erano presenti  residenti,  sindacati di categoria, associazioni e cittadini di Agrigento e Favara,  assenti invece  le Amministrazioni.  Stavolta, però, era doveroso  che il  nostro Sindaco  (vista l’assenza alla  precedente protesta nei pressi del Cavalcavia Petrusa) presenziasse al sit-in, in ragione anche della missiva che solo qualche mese addietro aveva inoltrato a Sua Eccellenza il Prefetto Nicola Diomede per porre l’accento sulla grave questione del “Ponte che non c’è più”.Ed invece, nell’imbarazzo generale, il Sindaco Alba continua a non  presentarsi!.Come imbarazzante è che ancora non abbia risposto all’interpellanza presentata il 02.05.2017 dalle sottoscritte, con la quale, visti i disagi ai Favaresi che quotidianamente devono raggiungere il centro urbano di Agrigento, veniva invitata a relazionare, con carattere d’urgenza, sugli atti amministrativi prodotti, sulle iniziative istituzionali messe in campo per sollecitare il definitivo superamento delle problematiche connesse alla demolizione di detto cavalcavia Petrusa, e/o sull’approntamento di eventuali soluzioni temporanee.”Ma il silenzio purtroppo è ormai la regola del sindaco Alba  e la Sua sedia ieri incredibilmente lasciata vuota è l’immagine più eloquente dell’assenza dell’Istituzione Comune, lontana dai problemi veri della Città”.E mai possibile che quando si tratta di rifiuti e software i 5 Stelle bruciano le tappe e quando, invece, bisogna rimboccarsi le maniche e affrontare i problemi quotidiani della gente i grillini si danno alla latitanza?

“Chiediamo ufficialmente le dimissioni immediate del consigliere e capogruppo di Forza Italia al comune di Agrigento, Giovanni Civiltà, nel tentativo di rimediare all’oltraggio fatto nei confronti non solo di un consigliere ma della Città tutta durante il penultimo consiglio comunale svoltosi il 27 luglio ultimo scorso”.
Dopo la poco edificante scena che immortala il miagolio emesso durante l’intervento della consigliera Nuccia Palermo dal collega Civiltà, arriva impietosa la prima ufficiale presa di posizione. A rompere l’assordante silenzio è proprio Sicilia Futura che ne chiede le dimissioni immediate.
“Non bastano le scuse, ancor peggio ad oggi mai date, se pensiamo che Giovanni Civiltà, che tra l’altro di professione fa l’insegnante, interrompendo l’intervento di una collega con l’emissione di un miagolio ripetuto non ha rischiato soltanto di ledere la propria immagine di insegnante, di consigliere e l’immagine del consiglio comunale tutto ma, ancor più grave, ha leso la sensibilità della collega entrando nella sfera personale e degli affetti.”
La consigliera Nuccia Palermo è la figlia, infatti, di una donna, Silvana Gatto, simbolo per il territorio di Agrigento nella lotta contro il racket e l’usura. Silvana Gatto, ormai venuta a mancare cinque anni fa alla giovane età di 51 anni, dopo essere stata tra le prime vittime di usura a denunciare, nel lontano 1993, divenne Presidente dell’<<Associazione Antiracket ed Antiusura Ciro Lo Mastro>> registrando poco meno di un migliaio di iscritti .
“Sono orgogliosa del DNA che porto nelle vene – afferma Nuccia Palermo – Sono cresciuta con l’imponente esempio di una donna che ha fatto della propria vita esempio di onestà, coraggio, carattere, determinazione ed altruismo. Sono cresciuta guardando gli occhi di chi lotta seriamente per la difesa dei diritti senza mai lucrare su niente e su nessuno ma soprattutto senza mai chinare la testa. Ammetto che dopo quel verso il primo pensiero è stato quello di mollare la spugna ma credo che vada contro proprio al mio DNA”.
“Mi dispiace che gli inquilini di Aula Sollano si sentano infastiditi dalla mia presenza e dal mio modo di condurre le battaglie a tal punto da sforare quel limite dato dal rispetto non solo della sacralità del luogo e del ruolo istituzionale ma soprattutto dal rispetto umano andando a toccare una ferita perennemente sanguinante – conclude il Capogruppo di Sicilia Futura, Nuccia Palermo – Ora, però,  la vita è fatta di esempi e per rimediare ad un brutto esempio bisogna darne uno buono. Chiediamo al Consigliere Giovanni Civiltà un atto di coraggio, si dimetta!”

“Chiediamo ufficialmente le dimissioni immediate del consigliere e capogruppo di Forza Italia al comune di Agrigento, Giovanni Civiltà, nel tentativo di rimediare all’oltraggio fatto nei confronti non solo di un consigliere ma della Città tutta durante il penultimo consiglio comunale svoltosi il 27 luglio ultimo scorso”.
Dopo la poco edificante scena che immortala il miagolio emesso durante l’intervento della consigliera Nuccia Palermo dal collega Civiltà, arriva impietosa la prima ufficiale presa di posizione. A rompere l’assordante silenzio è proprio Sicilia Futura che ne chiede le dimissioni immediate.
“Non bastano le scuse, ancor peggio ad oggi mai date, se pensiamo che Giovanni Civiltà, che tra l’altro di professione fa l’insegnante, interrompendo l’intervento di una collega con l’emissione di un miagolio ripetuto non ha rischiato soltanto di ledere la propria immagine di insegnante, di consigliere e l’immagine del consiglio comunale tutto ma, ancor più grave, ha leso la sensibilità della collega entrando nella sfera personale e degli affetti.”
La consigliera Nuccia Palermo è la figlia, infatti, di una donna, Silvana Gatto, simbolo per il territorio di Agrigento nella lotta contro il racket e l’usura. Silvana Gatto, ormai venuta a mancare cinque anni fa alla giovane età di 51 anni, dopo essere stata tra le prime vittime di usura a denunciare, nel lontano 1993, divenne Presidente dell’<<Associazione Antiracket ed Antiusura Ciro Lo Mastro>> registrando poco meno di un migliaio di iscritti .
“Sono orgogliosa del DNA che porto nelle vene – afferma Nuccia Palermo – Sono cresciuta con l’imponente esempio di una donna che ha fatto della propria vita esempio di onestà, coraggio, carattere, determinazione ed altruismo. Sono cresciuta guardando gli occhi di chi lotta seriamente per la difesa dei diritti senza mai lucrare su niente e su nessuno ma soprattutto senza mai chinare la testa. Ammetto che dopo quel verso il primo pensiero è stato quello di mollare la spugna ma credo che vada contro proprio al mio DNA”.
“Mi dispiace che gli inquilini di Aula Sollano si sentano infastiditi dalla mia presenza e dal mio modo di condurre le battaglie a tal punto da sforare quel limite dato dal rispetto non solo della sacralità del luogo e del ruolo istituzionale ma soprattutto dal rispetto umano andando a toccare una ferita perennemente sanguinante – conclude il Capogruppo di Sicilia Futura, Nuccia Palermo – Ora, però,  la vita è fatta di esempi e per rimediare ad un brutto esempio bisogna darne uno buono. Chiediamo al Consigliere Giovanni Civiltà un atto di coraggio, si dimetta!”

Ad Agrigento proliferano le case dove si pratica il sesso a pagamento. E, visto il vorticoso giro di soldi prodotti, potrebbe esservi l’interesse anche di soggetti mafiosi nell’attività di prostituzione in provincia. Lo riporta il quotidiano La Sicilia di questa mattina in un articolo che parla della recente relazione della Direzione investigativa antimafia e degli interessi estortivi che potrebbero nascere dietro il mondo delle squillo, molto diffuso in provincia.

Stava andando in bici da Cammarata, in provincia di Agrigento, a Castronovo di Sicilia, nel palermitano, il ciclista travolto da un’automobile, una Fiat Punto condotta da un uomo, lungo il tragitto mentre si trovava ancora in territorio agrigentino. L’uomo, panettiere, di 41 anni, di Mussomeli, ha riportato gravi ferite e traumi sparsi in tutto il corpo. Sul luogo dell’incidente si è portato un elicottero che ha trasportato il malcapitato all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta. Il fatto è accaduto venerdì scorso. Indagini sono incorso da parte delle forze dell’ordine per stabilire eventali responsabilità.

E’ stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Agrigento, che indaga per omicidio stradale, il giovane studente universitario, di 24 anni, di Favara, che era alla guida dell’auto coinvolta nell’urto con la motocicletta Kawasaki di Leonardo Salvatore D’Alessandro, 25 anni di Palma di Montechiaro, deceduto subito dopo l’impatto.
Il ragazzo di Favara si è presentato spontaneamente alla locale tenenza, assistito dall’avvocato Giuseppe Barba, e si è messo a disposizione delle forze dell’ordine che lo hanno trasportato all’ospedale S.Giovanni Di Dio e sottoposto a prelievo coattivo per riscontrare tracce di alcol o stupefacenti. Dai prelievi effettuati è stato riscontrato che il giovane era assolutamente sobrio e nel sangue non vi erano tracce di sostanza stupefacente.
Subito dopo, nella notte è stato interrogato per diverse ore.
E qui il ragazzo ha detto di essere stato preso dal panico per quanto avvenuto, di aver avuto paura e di essere fuggito per questo. G.A., queste le iniziali del nome dello studente, ha poi raccontato di essere ritornato successivamente sul luogo dell’incidente, ma che poi, vedendo la gente sul posto e quanto si stava realizzando, ha deciso di andare alla caserma dei carabinieri di Favara per consegnarsi ai militari dell’Arma
Formalmente è stato iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio stradale.
Il pubblico ministero Andrea Maggioni, alla luce del racconto del ragazzo, G. A. 24 anni, studente universitario di Favara, assistito dall’avvocato Giuseppe Barba, non ha ritenuto di applicare o richiedere alcuna misura cautelare ed è stato rilasciato all’alba.

Niente annullamento dei domiciliari per Angelo Marco Sortino, 33 anni, il licatese accusato di essere uno degli incendiari della casa estiva del padre del sindaco di Licata. La Corte di Cassazione, infatti, ha deciso di non accogliere le istanze della difesa dell’uomo che chiedeva la revoca dell’ordinanza di custodia cautelare cui è sottoposto. Sortino è indagato per incendio aggravato e violazione di domicilio aggravata. Con lui sotto inchiesta è finito anche un altro licatese Calogero Strincone, 31 anni. I due risultano indagati perché, come scrivevano i carabinieri all’epoca del loro arresto, in concorso tra loro e con altri soggetti allo stato non identificati, approfittando dell’ora notturna, si introducevano nell’immobile destinato ad uso di abitazione di proprietà di Cambiano Rosario e vi appiccavano il fuoco allo scopo di danneggiarla e di realizzare il reato di cui al capo B, provocando un incendio all’interno della stessa. Fatto commesso approfittando di circostanze di tempo e al fine di realizzare un altro reato, su un edificio destinato ad uso di abitazione. Fatto commesso in Licata l’08.05.2016.
La vicenda è questa: In data 09 maggio 2016, Cambiano Rosario, padre di Cambiano Angelo, sindaco del comune di Licata, si recava presso l’abitazione rurale sita in località “Stretto” del Comune di Licata, ove, una volta giunto, notava che una finestra laterale del fabbricato presentava evidenti segni di annerimento provocati da un incendio sviluppatosi all’interno dell’edificio; lo stesso accertava altresì che la porta d’ingresso dell’abitazione era socchiusa e presentava evidenti segni di effrazione.
Venivano svolti rilievi tecnici e fotografici e veniva stabilito con assoluta certezza che l’incendio era di origine dolosa e che era stato appiccato la sera precedente, l’8 maggio 2016. In particolare, all’interno della abitazione si potevano riscontrare “più punti di innesco: sul tavolo in legno posto al centro del vano si rinveniva uno straccio che avvolgeva degli acceleranti tipo diavolina accendi-fuoco, in altri punti si sono rinvenuti cumuli di carta combusta e per terra. In prossimità del tavolo, un cilindro di cartone con all’interno degli stracci e con acceleranti tipo diavolina accendi-fuoco parzialmente combusto; dati gli evidenti segni di effrazione sulla porta e numerose tracce di innesco con carta, stracci e diavolina, l’incendio è presumibilmente di natura dolosa”.
Contestualmente, si acquisivano le immagini registrate dal sistema di videosorveglianza installato nell’abitazione in questione, dalle quali si constatava che gli autori del reato erano in due ed avevano agito di notte (intorno alle ore 21.00) con il capo travisato dai cappucci delle felpe indossate.
In merito all’episodio, veniva escusso a sommarie informazioni testimoniali il sindaco Angelo CAMBIANO, il quale, pur non avendo sospetti sull’identità degli autori materiali del fatto reato, poneva l’evidenza sulle minacce e le pressioni alle quali era sottoposto in quel periodo da parte dei proprietari delle case abusive in corso di abbattimento, i quali pretendevano la sospensione delle demolizioni.

Avevate in mente di andare alla Valle dei templi il pomeriggio di lunedì 31 luglio? Rinunciate, trovereste chiuso. “Si comunica che, giorno 31/07/2017 per motivi di sicurezza pubblica, l’accesso dei visitatori all’area archeologica sarà possibile fino alle ore 15:00 con uscita alle ore 16:00”, si legge nella nota informativa del sito web del Parco della Valle dei templi di Agrigento. Oggi è il gran giorno. Il giorno del Google Camp. Agrigento si prepara ad accogliere i big mondiali e i nomi sono altisonanti. Negli anni passatai sono stati presenti Bill Gates e Mark Zuckerberg, ma anche la regina Rania di Giordania, Angelina Jolie, Alicia Keys. Quest’anno sarebbe previsto l’arrivo di Christine Lagarde, direttore del Fondo monetario internazionale, del cantautore britannico Elton John, di un altro cantante, Lanny Kravitz, dei fratelli John e Lapo Elkann. Quasi certa anche la presenza della cantante Madonna. Sicuramente presenti, invece, Mark Zuckemberg, fondatore di Facebook e Bill Gates, patron di Microsoft. Tra i reali, oltre al principe Harry d’Inghiterra, vi sarebbero due principi dell’Arabia Saudita e il mararaja dell’India.

Allarme diossina ad Alcamo, nel trapanese, per un incendio divampato nel pomeriggio in un deposito per la raccolta differenziata dei rifiuti, che ha sprigionato una densa nube nera che ha ricoperto la città. Sul posto sono intervenute diverse squadre dei vigili del fuoco provenienti da Palermo e da Trapani, oltre a mezzi del Comune e della Protezione Civile. L’incendio, di cui al momento non si conosce la causa, si è sviluppato nel centro di stoccaggio dell’imprenditore Vincenzo D’Angelo, in contrada Stasi.
Il rogo ha provocato un’altissima colonna di fumo nero, visibile a diversi chilometri di distanza, in particolare dagli automobilisti in transito sull’autostrada A29 Palermo-Mazara del Vallo.



Agenti del Commissariato Borgo-Ognina hanno arrestato Antonio Davide Tramontana e Giuseppe Dario Tramontana, fratelli gemelli di 35 anni. I due uomini, titolari di un minimarket ubicato nel quartiere di San Cristoforo, sono indagati per i reati di furto, favoreggiamento personale, resistenza e minaccia nei confronti di incaricati di pubblico servizio.

La vicenda trae origine da un controllo, effettuato in passato da operatori Enel presso il negozio dei gemelli, per verificare un sospetto furto di energia elettrica che con ogni probabilità – atteso il bassissimo consumo di elettricità registrato – si stava verificando all’interno dell’esercizio commerciale. Giunti presso il negozio, i tecnici Enel verificarono la presenza di un magnete posto sul contatore ma, mentre stavano svolgendo l’accertamento, il padre dei due arrestati, spalleggiato da altre persone, li rinchiusero in uno stanzino del locale, di fatto sequestrandoli, ingiungendo loro di andarsene e minacciandoli allo scopo di farli desistere dal procedere con la verifica.
Gli operatori, intimoriti, lasciarono il luogo dell’accertamento per recarsi presso il Commissariato Borgo-Ognina dove sporsero denuncia per sequestro di persona, minaccia e resistenza a incaricato di pubblico servizio.
Nel frattempo, l’esercizio commerciale continuava a far registrare consumi di energia elettrica eccessivamente bassi, soprattutto a fronte delle attrezzature elettriche ivi installate, facendo presagire che l’illecito prelievo fosse ancora in atto.
Ieri, di concerto con gli uomini del Commissariato, gli operatori Enel si sono nuovamente recati presso il minimarket, al fine di effettuare le dovute verifiche – e, quindi, acquisire il magnete posto sopra il contatore – e rivolgere ai titolari dell’attività le dovute contestazioni.
Stavolta era presente Davide Tramontana che, spalleggiato dall’altro fratello e da un secondo dipendente, ha afferrato il personale Enel e con violenza e minacce lo ha allontanato dal contatore, impedendo la verifica. Nel frattempo, una quarta persona ha afferrato il magnete per poi dileguarsi. Anche il padre dei Tramontana, giunto frattanto nel locale, ha minacciato i tecnici Enel ai quali si è pure “presentato” come “uomo d’onore”, intimando loro di allontanarsi e di non procedere ai controlli.
Ma i poliziotti, visti i precedenti accadimenti e il pericolo per l’incolumità degli operatori Enel, avevano predisposto un servizio di appostamento a pochi metri dall’esercizio commerciale, allo scopo di intervenire tempestivamente qualora necessario: e così è stato. Gli agenti hanno fatto immediatamente irruzione, mettendo anzitutto in sicurezza il personale Enel, “cristallizzando” le prove dei reati commessi e, dopo aver ricostruito fatti e responsabilità a carico dei due fratelli, li hanno arrestati.
In Questura, dove sono stati condotti, i Tramontana si sono rifiutati di indicare il nome del complice che aveva rimosso la calamita dal contatore per poi fuggire e di consegnare le immagini del sistema di video sorveglianza posto all’interno del locale: per tale motivo è scattato anche il sequestro penale dell’impianto di telecamere installato all’interno del negozio. Per i due arrestati, il Pm di turno ha stabilito gli arresti domiciliari.
Il padre dei Tramontana è stato anch’egli denunciato, ma in stato di libertà, sia per le minacce agli operatori dell’Enel, sia – sol perché non v’era più lo stato di flagranza – per il reato di sequestro di persona commesso nei loro confronti.
Sono in corso indagini per l’identificazione del quarto complice, già segnalato all’Autorità giudiziaria.
Infine, una puntualizzazione: con l’avvento dei contatori elettronici, i consumi – e, quindi, anche quelli “sospetti” per eccessiva esiguità – vengono registrati centralmente dai sistemi informatici Enel. È stato, così, possibile accertare che l’illecito prelievo di energia elettrica perdurava da più di un anno.